Pallotta fa il casting
LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Confronti. Nella «Spoon River» delle grandi speranze della Roma a stelle e strisce non colpisce tanto il dato del turnover ai vertici che in soli otto anni si è consumato, ma quanto le novità offerte dal presente. Mai, da quando si è strutturato ai vertici – diciamo dal 2013-14 – il club si è trovato nella necessità di cambiare contemporaneamente l’allenatore, il direttore sportivo e circa metà della rosa della squadra, senza al momento sapere su che budget poter contare, visto che la forbice tra Champions League il nulla è enorme. Con queste premesse, quasi pare una sorta di zampariniana archeologia sentimentale raccontare che, dal 2011 ad oggi, la Roma ha cambiato 2 presidenti (DiBenedetto e Pallotta), 2 vicepresidenti (Tacopina e Baldissoni), 2 Ceo (Zanzi e Fienga), 2 direttori generali (Baldini e Baldissoni), 2 amministratori delegati (Fenucci e Gandini), 5 direttori commerciali (Winterling, Barrow, Colette, Danovaro e Calvo), 3 direttori sportivi (Sabatini, Massara e Monchi) e 7 allenatori (Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli, Garcia, Spalletti, Di Francesco e Ranieri. Tutto vero, ma il futuro conta di più, ed è per questo che – dopo il tracollo col Napoli – ha fatto rumore la volontà di Totti di accrescere il proprio ruolo nel club.
TRE PUNTI «Più spazio? Vediamo cosa succederà nel futuro, ne parlano tutti – ha detto a Sky –. Se dovessi prendere posizione io, qualcosa cambierò. Ora non è il momento di parlarne, ma ne ho già discusso con chi di dovere». L’ultimo viaggio in Qatar coi dirigenti, ad esempio, potrebbe essere stato il momento giusto. Ma che cosa vorrebbe fare Totti nella Roma, magari da direttore tecnico, se non da vice presidente? Tre cose su tutti: parlare chiaro ai tifosi (basta con la retorica del «diventeremo tra i primi al mondo»), accorciare la catena decisionale (e quindi diminuire l’influenza di Baldini nel club, mentre con Zecca invece il rapporto viene definito ottimo) e acquistare giocatori già pronti e non solo prospetti (per vincere nell’immediato). Come si può immaginare, sono condizioni difficili da ottenere, perché Pallotta non vuole limitare il suo consigliere più fidato – il cui rapporto col tempo ha logorato anche la posizione di Sabatini e Monchi – e poi perché, in una società che fa delle plusvalenze un cardine, è impossibile prescindere dalla caccia al talento e dal «trading». C’è chi dice che Totti, se fosse limitato, potrebbe persino lasciare la Roma, magari accettando ricche proposte dal Qatar per fare l’uomo immagine del Mondiale 2022, però sembra difficile, anche se il sogno in futuro di occuparsi della Roma con l’amico Giovanni Malagò, attuale presidente del Coni, è un «must» di molte conversazioni nei salotti bene. L’ex capitano ha un ottimo rapporto col nuovo ceo, Fienga, che vuole dargli sempre più spazio, anche se nell’ambito di una crescita manageriale tutta da conquistare. In poche parole, non basta saper scorgere le potenzialità di un calciatore per poter fare il dirigente a tutto tondo, ma occorre anche uno studio di determinate materie. E su quel fronte, dicono a Trigoria, Totti deve crescere sen vuole essere chiuso nel ruolo di dirigente bandiera.
campos, Jardim, & Co. Nel giro di 3-4 settimane, comunque, molto dovrebbe essere più chiaro, a partire dalla classifica. A Trigoria tanti sono in attesa di una ricollocazione, e se Bruno Conti rinnoverà di certo il contratto, potrebbero avere altri ruoli Tarantino, Balzaretti e De Sanctis. Ma la prima scelta sarà il d.s., con Massara sempre assai stimato e che può lavorare in tandem con quel Campos del Lilla (ma piace più fuori che dentro Trigoria), che potrebbe operare anche non necessariamente a Roma, a differenza invece di Petrachi, che resta candidatura forte. Una cosa però filtra forte e chiara: non ci sarà mai più un plenipotenziario in stile Sabatini o Monchi, ma la gestione sarà collegiale, anche nella scelta dell’allenatore, anche se ogni d.s. porterebbe un profilo diverso. Conte è il sogno dei tifosi, ma al momento è difficile anche Sarri, mentre è da approfondire il discorso con Gasperini e Giampaolo, così come con Jardim del Monaco. A proposito, nell’ambito di una «baschizzazione» della Roma, c’è anche chi sogna Totti plenipotenziario e De Rossi Jr. allenatore, ma crediamo che Pallotta abbia altre idee.
Marcano per Manolas, Schick out
IL TEMPO - BIAFORA - Continua a svuotarsi l’infermeria di Trigoria. Dopo i recuperi di Under, De Rossi e Pastore ieri si è rivisto in gruppo Pellegrini. Il centrocampista, infortunatosi col Porto, sarà convocato per la gara con la Fiorentina (in forte dubbio Edimilson e Chiesa). Per la partita di domani Ranieri sta pensando ad un avvicendamento in porta tra Mirante e Olsen. In difesa lo squalificato Manolas sarà sostituito da Marcano, mentre Karsdorp insidia Santon sulla fascia destra. Zaniolo è pronto a tornare in campo dal primo minuto con De Rossi lasciato a riposo per non sovraccaricare il solito polpaccio. Davanti scalpita Under: Schick, punzecchiato dal tecnico a causa dell’eccessiva timidezza, dovrebbe restare fuori. Dzeko, ancora a secco in casa, ci sarà nonostante qualche acciacco fisico
Massara è stimato, ma il presidente cambierà ancora
IL TEMPO - BIAFORA - Dopo la risoluzione consensuale con Monchi la Roma deve decidere chi sarà il direttore sportivo del prossimo anno. Una scelta definitiva è attesa entro la fine di aprile, poiché è ora che si pongono le basi del calciomercato. Al momento è stato promosso Massara, che si giocherà le sue carte nella partita con Campos e Petrachi. L'attuale dirigente giallorosso ha il gradimento dei colleghi che lavorano quotidianamente al suo fianco a Trigoria, ma l’idea di Pallottaè quella di affidare il ramo sportivo della società ad un uomo forte. Ecco perché Baldini ha tirato fuori dal cilindro il nome di Campos, impegnato in Francia con il Lille. Il portoghese, che parla un fluente italiano, ha già avuto diversi contatti con le alte sfere del club ed è molto apprezzata la sua capacità nel saper scovare talenti e comprare calciatori per poi rivenderli a peso d’oro. Impossibile non considerare il suo stretto legame con la Gestifute, agenzia fondata dal potente Mendes, che sicuramente lo agevolerebbe nelle trattative per giocatori e allenatori gestiti dallo stesso procuratore. Altro candidato forte è Petrachi del Torino. Ieri si è parlato di un possibile rinnovo coni granata, ma il rapporto con Cairo sembra al capolinea. Petrachi vuole lavorare in una big e per convincere Pallotta a optare per lui vuole giocarsi il jolly Conte, suo amico dai tempi di Lecce. Oltre al ruolo di ds c'è da chiarire la situazione legata a Totti, che ha chiesto spazio decisionale. Da non dimenticare che al momento della firma a Ranieri è stato ventilato un possibile ruolo in società, senza alcun impegno definitivo tra le parti.
Sicuri di restare solo Pellegrini e Zaniolo
IL TEMPO - BIAFORA - Con l'eventuale mancata qualificazione alla prossima Champions Leaguealla Roma verrebbero a mancare circa 70 milioni di euro di ricavi, costringendo la società ad una riduzione dei costi. A Trigoria c'è l'idea di dover tagliare diversi ingaggi pesanti, puntando sulla freschezza della gioventù. Il fulcro del futuro saranno Pellegrini e Zaniolo. Il talento di Massa attualmente guadagna 270mila euro e, prima Monchi e ora Massara, hanno posto le basi per un prolungamento di contratto con relativo aumento dell’ingaggio fino a 1,5 milioni di euro e bonus. Gli incontri con il procuratore Vigorelli sono più che frequenti e si arriverà alla firma entro l’inizio della prossima stagione. Chi può andar via è Under, attratto dalle sirene di mezza Europa. Il suo agente è stato segnalato nella Capitale, ma non è andato in scena e non è previsto alcun appuntamento per il rinnovo: ogni discorso è rimandato al finale di stagione. Possibile addio anche per Manolas, legato ai colori giallorossi da un accordo valido fino al 2022, nel quale è però presente una clausola rescissoria da 37 milioni. Il greco è seguito in particolare dalla Juventus, con il ds Paratici presente in diverse occasioni allo Stadio Olimpico per visionarlo. Mancini dell'Atalanta è pronto a sostituirlo. Non è da escludere che molti giocatori salutino la Roma dopo appena un anno: Olsen e Nzonzihanno deluso e prima di venire in Italia avevano mercato in Premier, Pastore ha giocato appena 644 minuti e guadagna 4 milioni di euro netti. Da valutare anche la posizione di Dzeko, il più pagato della rosa. Le sirene inglesi stanno iniziando a suonare e il bosniaco, a cena con Kolarov ed El Shaarawy dopo il ko con i partenopei, dovrà riflettere attentamente sul domani, avendo un contratto in scadenza nel 2020.
Roma prigioniera a Trigoria
IL MESSAGGERO - TRANI - L'interrogativo è la nuvola nera fantozziana che oscura Trigoria. C'è, comunque, poco da ridere: la domanda, più che legittima, inquieta la piazza. Che vuole sapere chi sta preparando la rifondazione per azzerare questa stagione fallimentare. Informalmente, però, la risposta c'è, anche se di fatto non si vede. Perché la Roma, fuori da ogni competizione a 9 giornate dal traguardo e ancora senza il nuovo ds che deve indicare l'erede di Ranieri, è ormai condizionata nella vita quotidiana da chi vive all'estero e non nella Capitale. Pallotta da Boston ufficializza la scelta dopo aver ascoltato il suggeritore, da Londra o Città del Capo, cioè Baldini. Accade così da anni. Le dimissioni di Sabatini prima e Monchi poi, convinti di avere i pieni poteri, sono state causate proprio dagli interventi esterni che spesso hanno ostacolato o rallentato qualsiasi loro mossa. Sul mercato e non solo. Il presidente, pensandola diversamente, si è invece pentito di aver lasciato loro eccessiva autonomia.
SPACCATURA INTERNA - «Trigoria non ha bisogno di accogliere il Messia». La frase viene sussurrata da giorni nei corridoi di Trigoria e nella sede della società all'Eur. Il riferimento a Campos, il ds del Lille che Baldini ha presentato a Pallotta. Il palmarés del possibile successore di Monchi interessa niente o quasi alla tifoseria, subito disorientata dal biglietto da visita mostrato da Campos sul canale Youtube di Telefoot: gli piace l'Inno della Lazio che considera «il migliore d'Europa» e definisce «straordinaria la Curva Nord». Ma la questione non è solo ambientale. Il management italiano è contrario ad accogliere l'ennesimo plenipotenziario. E punta sulla conferma di Massara, affiancato da Totti, oppure sulla soluzione meno ingombrante che sarebbe l'assunzione di Petrachi, attuale ds del Torino. Pronto il compromessoo: Campos in coppia con Massara. Esterno il primo, cioè al lavoro dall'estero, interno l'altro, quindi presente su piazza. Campos, intanto, spinge in panchina il motivatore Jardim. Petrachi, invece, tiene in corsa l'amico Conte, già dato per sicuro all'Inter. Il perplesso Gasperini resta d'attualità, anche se l'Atalanta, due settimane fa, ha chiarito a Massara che non intende liberarlo. Sarri è il jolly di Baldini.
ALL-IN DELL'EX CAPITANO - Pallotta, intanto, svicola sul compito da assegnare a Totti che ha appena ricevuto la proposta di diventare testimonial del mondiale in Qatar. L'ex capitano, però, è uscito allo scoperto domenica pomeriggio in diretta tv. «Se avrò un rupo più importante, cambierò qualcosa». Ma i suoi 2 input, ricevendo l'incarico di dt accanto al ds Massara, difficilmente verranno accolti: 1) stop alla collaborazione di Baldini; 2) più giocatori pronti e meno giovani, per essere subito competitivi. Il presidente è contrario. La strategia della proprietà Usa resta la stessa: Baldini propone il candidato, Zecca prepara il dossier sul nome e Pallotta decide se va bene. Il Ceo Fienga, a Trigoria, deve mediare tra l'anima straniera e quella italiana. Il vicepresidente esecutivo Baldissoni, proprio perché contrario alle interferenze dall'estero, è stato escluso dall'area tecnica e spostato esclusivamente sulla questione stadio.
PIAZZA PULITA - Monchi, Di Francesco e 6 dei suoi 7 collaboratori (Tomei, Pierini, Vizoco, Gianmartino, Marini, Romano), il medico Del Vescovo e il capo dei fisioterapisti Stefanini: il repulisti non finisce con l'allontanamento di questi 10 professionisti. Li seguiranno anche il responsabile del settore giovanile Tarantino e gli osservatori Balzaretti e Vallone.
Mister Totti: pieni poteri all'ex capitano per salvare la Roma che affonda
LEGGO - BALZANI - Progetti, idee esotiche e alibi sono finiti. La Roma del futuro, quella che dovrà far dimenticare in fretta il disastro del presente, verrà affidata al passato più glorioso: Francesco Totti. Il porto sicuro dove rifugiarsi come è capitato già in queste ultime settimane visto che lo storico ex capitano, che fino a quattro mesi fa non era invitato nemmeno alle riunioni tecniche di Boston o Londra, è stato l'unico dirigente a presentarsi con frequenza davanti ai microfoni dopo l'addio di Monchi e Di Francesco. Una promozione obbligata visto che, agli occhi dei tifosi, tutta Trigoria ha perso credibilità: dall'assente Pallotta (ieri si è fatto vivo con un tweet) ai giocatori passando per staff tecnico, medico e dirigenziale. Totti qualche minuto prima della drammatica partita col Napoli - che ha condannato la Roma al 7° posto - ha tirato fuori gli artigli come mai aveva fatto finora: «Dicono tutti che avrò più potere. Se così sarà cambieranno tante cose». Un segnale di sicurezza figlio di alcune rassicurazioni ricevute a Doha una settimana fa dove Francesco ha partecipato col vicepresidente Baldissoni e l'ad Fienga a un importante workshop. In quell'occasione Totti ha rappresentato la Roma come mai aveva fatto prima d'ora da dirigente e alcuni rumors (non confermati) parlano pure di un colloquio con un gruppo arabo interessato al pacchetto di maggioranza. Il più grande problema tra Totti e un ruolo da direttore generale (rimasto vacante dopo la nuova nomina di Baldissoni) è rappresentato come al solito da Franco Baldini - l'inossidabile consulente di Pallotta - che due anni fa chiuse la porta in faccia a Francesco che si era proposto per una nomina ufficiale. «Non ne hai bisogno», disse Franco. Ma forse ce l'aveva la Roma che stavaper piangere l'addio del calciatore più forte della storia senza avere ancora l'ombra di un erede. Col passare delle settimane, però, il potere di Frank che ormai vive tra Londra, la Toscana e il Sudafrica si sta logorando. La scelta di Ranieri rappresenta di fatto già una rottura visto che Baldini avrebbe preferito Paulo Sousa (mesi prima dell'esonero di Di Francesco) e pure i presunti colloqui con Sarri potrebbero non avere seguito anche perché il tecnico napoletano non intende lasciare il Chelsea. Ma cosa cambierebbe Totti? Oltre all'allontanamento di Baldini proporrebbe una riforma tecnica basata sulla normalità: niente ds mediatici, un ruolo meno in ombra per Bruno Conti e Morgan De Sanctis, la conferma di Ranieri ma come direttore tecnico e la scelta di un allenatore essenziale. Impossibile arrivare a Conte, il consiglio (in caso di addio al Milan) è quello di andare su Gattuso. Non dispiace nemmeno Gasperini. Ma Totti si occuperebbe - insieme a ds (Massara?) e allenatore ovviamente - pure della scelta dei giocatori. In entrata e in uscita. L'ex allenatore Andreazzoli ieri ha sposato l'idea di un Totti con maggiori poteri: «Conosce bene Roma ed è l'elemento più importante per risolvere un problema che credo abbia individuato». Mentre l'ex dgjuventino Moggi ha rincarato: «Decide Pallotta da Boston, poi c'è Baldini dal Sudafrica: non si capiscono bene perché la distanza è tanta».
Ranieri in totale contraddizione
IL MESSAGGERO - CARINA - E ora, come si riparte? È la domanda che aleggia a Trigoria. Sia per il presente che per il futuro. Se di quello che sarà la Roma della prossima stagione se ne deve occupare il presidente Pallotta e la dirigenza, l'oggi calcistico è nelle mani di Ranieri. Che in tre partite ha racimolato 3 punti, collezionando una vittoria e due sconfitte. Sir Claudio viaggia al ritmo della squadra giallorossa con 13 ko in 20 partite stagionali (il club in 39). Uno score che paradossalmente è l'ultimo dei problemi. Perché se è vero che la Roma rimane a -4 dal quarto posto, pur essendo scivolata in classifica dal quinto al settimo (attualmente sarebbe fuori anche dall'Europa League, a patto che Atalanta o Lazio non vincano la coppa Italia), la preoccupazione maggiore è che il gruppo non dà segnali di vita. E per quanto possibile, appare addirittura più involuto rispetto all'ultimo periodo con Di Francesco. Che va ricordato, prima del ko nel derby, tra mille problemi, infortuni, giocando male e vincendo partite all'ultimo minuto, aveva comunque collezionato una striscia positiva di 6 vittorie e 2 pareggi.
LE GESTIONI - Ranieri, l'ultimo nella classifica delle responsabilità di questa situazione, sembra comunque in difficoltà e in contraddizione. Prima della gara con il Napoli aveva assicurato che avrebbe valutato bene i calciatori reduci da un infortunio, ritenendo fosse meglio preservarli per una gara anziché poi rischiare di perderli in futuro. Pronti, via ne ha schierati addirittura tre: Kolarov, De Rossi e Manolas. Gli ultimi due avevano appena due allenamenti nelle gambe, il serbo solo uno in più. I risultati si sono visti: giocatori non pronti, surclassati dagli avversari. Singolare poi la gestione di Zaniolo: il tecnico ha spiegato nel post-gara come, suo malgrado, Nicolò avesse avuto un'influenza intestinale venerdì. Sabato il ragazzo si allena. Domenica finisce in panchina, dietro sua richiesta. Che senso ha inserirlo al 20' della ripresa, sotto 3-1, quando s'era capito che la gara ormai era terminata da un pezzo? Curiosità: in quei 25 minuti, Zaniolo ha corso più dei suoi compagni. A proposito di corsa: l'impressione avuta contro il Napoli è che i ragazzi di Ancelottiviaggiassero al doppio della velocità, correndo tre volte di più dei giallorossi. Almeno su quest'ultimo aspetto, la sensazione è però sbagliata. È il match report della Lega Calcio a confermarlo: la Roma ha percorso 107,037 chilometri con una velocità media di 6,7. La squadra di Ancelotti 102,416 con una velocità media di 6,4. Tradotto: la Roma ha corso male e a vuoto.
SMARRITA - Il Napoli faceva correre il pallone, avendo un'idea di gioco. Quella che a Trigoria hanno ormai smarrito. Senza contare che appena arrivato, Ranieri assicurò che avrebbe provato a regalare equilibrio alla squadra. In tre gare ha alternato altrettanti sistemi di gioco: 4-2-3-1, 4-4-2 con 4 attaccanti e il 4-3-3 in corsa di domenica. Mai la stessa formazione (come il predecessore), diversi i giocatori bocciati: a Ferrara, Karsdorp e El Shaarawy («L'ho tolto non per il litigio con Edin ma perché non faceva quello che gli chiedevo»). Dopo il ko con il Napoli - l'idea domani è Under e Perotti al fianco di Dzeko, con l'arretramento di Zaniolo in mediana - Schick sembra aver già perso la titolarità. E mancano ancora 9 partite.
Pallotta sogna uno tra Conte o Sarri, però non sarà facile
IL TEMPO - BIAFORA - Nella nuova stagione sulla panchina della Roma siederà l’ottavo allenatore dell'era americana. Nel contratto di Ranieri non è stata inserita alcuna opzione di rinnovo in caso di arrivo tra le prime quattro in campionato e con ogni probabilità non si continuerà con lui. I dirigenti giallorossi sono quindi alla ricerca di un tecnico che possa far ripartire la squadra dopo un'annata più che travagliata. Il primo nome sulla lista di Pallotta è Conte, che in questi giorni risolverà il contenzioso con il Chelsea e sarà definitivamente libero. Il salentino piace però anche all’Inter e alla Juventus, che molto probabilmente chiuderà il rapporto di lavoro con Allegri. L'ex ct della Nazionale chiede un ingaggio che sembra fuori dai parametri giallorossi e ampie garanzie tecniche sulla costruzione della squadra. Il secondo nome sul taccuino è quello di Sarri, anche lui sotto contratto con la squadra di Londra a sei milioni di euro netti annui. Il toscano è il candidato più legato a
Baldini, consigliere di fiducia di Pallotta, ma al momento la sua prima opzione è quella di rimanere alla guida dei Blues. Se mai la potente Granovskaia, braccio destro di Abramovich, dovesse optare per l'esonero ecco che allora Sarri passerebbe in pole position per la panchina giallorossa. Nel ventaglio degli allenatori ci sono anche Gasperini e Giampaolo, autori di due stagioni convincenti con Atalanta e Sampdoria e pronti al salto in una grande squadra. Da non sottovalutare la situazione legata a Gattuso, in rotta con il Milan della gestione Leonardo-Maldini e molto gradito dalle parti di Trigoria.
Ranieri, ombre sul futuro o solo illazioni?
INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - La Roma non va, o per meglio dire va, ma male. La sconfitta subita in casa della SPAL sembrava essere il picco di bruttezza raggiunto dai giallorossi ma così non è. Per assurdo, nonostante si stesse giocando contro una squadra più blasonata, il Napoli, il match contro i partenopei ha mostrato a tifosi ed addetti ai lavori un team allo sbando in tutto e per tutto. Infortuni che ormai arrivano come se piovesse, zero cattiveria, zero motivazione e ancora di più, zero trama. Undici giocatori, 14 se si considerano i cambi, arresi ancor prima di scendere in campo ed un'unica eccezione chiamata Daniele De Rossi. Proprio lui, metafora della Roma e dei romanisti. Singolare il fatto che a tirare la carretta sia lui, forse il più acciaccato tra gli acciaccati ma nonostante tutto, sempre l'ultimo a mollare. In panchina molti si aspettavano che con il cambio Di Francesco-Ranieri ci fosse una scossa immediata ma così non è stato. Per il testaccino in tre gare al timone giallorosso ha raccolto una vittoria, soffertissima con l'Empoli e ben due sconfitte, con SPAL e Napoli.
ED ORA? - Il Ranieri bis era cominciato con una sorta di promessa: portaci a fine stagione, magari facendoci arrivare in Champions e da giugno diventerai parte integrante dell'organigramma del club di Trigoria. Forse aspettarsi chissà quale partenza è stato il vero errore, fatto sta che nelle ultime ore, forse anche esageratamente, sul nome di Ranieri cominciano ad addensarsi dubbi, sia tra gli addetti ai lavori, sia tra i dirigenti. E' giusto mettere in discussione l'ex Leicester? Probabilmente no, anzi, mettiamolo per iscritto a caratteri cubitali: "NO". Il perché è tra le righe di una squadra sbagliata già in partenza ma cionostante è giusto spenderci qualche parola: la Roma, intesa come parco giocatori, è una squadra fatta male. Le cessioni degli ultimi due anni e della scorsa estate soprattutto, hanno lasciato spazio ad acquisti capaci di portare più punti interrogativi che certezze. Olsen il primo su tutti, un portiere 29enne arrivato dal campionato danese. Giusto non fermarsi alle apparenze ma a pensare che fino alla scorsa stagione a difendere i pali c'era Alisson, il fatto stride. A centrocampo, tra concordi e meno, Strootman e Nainggolan hanno salutato ed eccezion fatta per l'exploit Zaniolo, ecco che i nomi su cui si è puntato sono: Nzonzi, Cristante, Coric e Pastore. Su quattro probabilmente l'unico a salvarsi a fasi alterne è stato l'ex Atalanta. Per gli altri tre, molti errori e poca qualità, soprattutto in ottica Nzonzi, mentre per Pastore e Coric difficile esprimersi. L'argentino reduce da stagioni fatte di panchina ed infortuni al PSG, l'ex Dinamo Zagabria ammirato per lo più solo sui social tra palleggi con arance e palloni (perché non mandarlo in prestito a gennaio? ndr). In difesa poi un Federico Fazio irriconoscibile, coadiuvato da un Florenzi molto al di sotto dei suoi standard e con cambi alla Marcano spesso sembrati spaesati. In attacco uno Schick zio di quello arrivato dalla Sampdoria e un Dzeko inguardabile, con comportamenti da prima donna verso i compagni ed errori non da lui. L'unico a salvarsi è El Shaarawy assieme a quei pochi scampoli visti tra Perotti e Cengiz Under, che sarà finalmente della partita con la Fiorentina. In soldoni, non era totalmente colpa di Di Francesco quando c'era, non è completamente colpa di Ranieri ora. Bisogna guardare in faccia la realtà e rendersi conto che questa Roma non è una grande Roma e che probabilmente non merita la Champions League (chissà l'Europa League ndr). La vera domanda è questa: se ce ne siamo resi conto noi, come ha fatto a non rendersene conto il Presidente James Pallotta? Che forse i veri errori siano stati i suoi, piuttosto di quelli che si sono trovati ed ora si trovano sulla graticola? Ai posteri l'ardua sentenza.
InsideRoma DailyNews - Allenamento Roma, individuale per Elsha e Florenzi - Ranieri in conferenza stampa domani alle 15:00 - Roma-Fiorentina, ad arbitrare sarà Massa
NOTIZIE DEL GIORNO| 01 APRILE 2019
- La Roma torna sui prati di Trigoria dopo la sconfitta contro il Napoli, per prepararsi al match di mercoledì contro la Fiorentina. Il programma giornaliero della seduta ha visto il gruppo diviso tra chi ha giocato e chi non ha preso parte al match col Napoli. La squadra giallorossa inizia la seduta in palestra per poi sipostarsi in campo dove El Shaarawy e Florenzi hanno svolto una seduta individuale mentre Lorenzo Pellegrini è rientrato in gruppo.
- Il tecnico giallorosso, Claudio Ranieri, parlerà domani in conferenza stampa alle 15:00 in vista de match di mercoledì contro la Fiorentina. Ad annunciarlo è proprio il club tramite il profilo ufficiale Twitter.
- Davide Massa arbitrerà il match di Roma-Fiorentina, in programma mercoledì alle 21 allo Stadio Olimpico. Il fischietto di Imperia sarà coadiuvato da Di Liberatore e Alassio come assistenti mentre Calvarese sarà il IV uomo. Mazzoleni e Bindoni saranno rispettivamente Var e Avar dell'incontro. Questo quanto riportato da aia-figc.it.
ROMA – FIORENTINA
MASSA
ALASSIO – DI LIBERATORE
IV: CALVARESE
VAR: MAZZOLENI
AVAR: BINDONI
- Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus e Roma, ha parlato ai microfoni di tuttomercatoweb.com per analizzare il momento dei giallorossi: "Se la Roma non va considerata nella corsa Champions? È come se non esistesse. È una squadra fatta male, lo dimostra il fatto che Dzeko abbia segnato otto gol. E la difesa ne ha subiti quarantatré. Venduti Nainggolan e Strootman sono stati presi Nzonzi che va a tre all’ora e Cristante che non sa costruire e quindi chi ne soffre sono attacco e difesa. La Roma è stata fatta male. Serve un nuovo ds il prossimo anno? Credo che rimarrà Massara. Comunque decide Pallotta da Boston, poi c’è Baldini dal Sudafrica: non si capiscono bene perché la distanza è tanta. Se Baldini tornasse a fare il dirigente ufficialmente? Ha già dato le dimissioni una volta quando la Roma andava peggio di ora".
- IL TEMPO - MENGHI - L'arrivo della Fiorentina all'Olimpico nel turno infrasettimanale rievoca la figuraccia di 2 mesi fa in Coppa Italia, un 7-1 senza appello, e la Roma dovrà provare a prendersi la rivincita senza Manolas. Un problema in più per Ranieri, che si ritrova di nuovo senza il greco per colpa della trattenuta costata giallo e squalifica al difensore. Il principale indiziato per sostituirlo è Marcano, che sembra aver superato Jesus nelle gerarchie da quando è andato via Di Francesco e ieri lo spagnolo si è scaldato a lungo a bordocampo, a testimonianza del fatto che l’allenatore lo tiene in grande considerazione. Dzeko, affaticato dagli impegni con la nazionale, ha stretto i denti per giocare ed è stato condizionato anche da un colpo sopra la caviglia sinistra, doloroso ma non preoccupante. Dovrebbe toccare ancora a lui mercoledì, mentre Schick è in discussione per non aver svolto bene i compiti di Ranieri e rischia il posto: Under ha rimesso piede in campo nel finale col Napoli e ora punta alla maglia da titolare. La novità alla ripresa degli allenamenti, oggi alle 11, sarà il ritorno in gruppo di Pellegrini, almeno in panchina con la Fiorentina.
Roma, numeri da brividi. Di questo passo si rischia anche l’Europa League
INSIDEROMA.COM – ILARIA PROIETTI – La sconfitta con il Napoli non è che il punto culmine della tremenda stagione giallorossa. Nessuno ha più alcun alibi, Pallotta dixit. I (presunti) colpevoli sono stati cacciati già quasi un mese fa: Di Francesco è stato esonerato e Monchi il dimissionario se n’è tornato a Siviglia. Ranieri si accolla una pratica suicida, mosso dalla passione per la sua città e per i colori giallorossi. Cerca di rimettere insieme i cocci di una squadra che non c’è da inizio stagione. Le partite non gli danno ragione, la striminzita vittoria con l’Empoli non fa dormire sonni tranquilli ai tifosi, la sconfitta con la SPAL è la conferma che ormai in casa Roma c’è ben poco da salvare.
Una reazione d’orgoglio e carattere sarebbe servita nella partita contro il Napoli, per dimostrare che il cuore e la voglia di rivalsa contano più dei polpacci fuori uso, degli acquisti sbagliati, degli allenatori cambiati. Ma i lupi sono in realtà pecore, belano scuse davanti ai microfoni e la Roma sprofonda in classifica, guardando la Champions allontanarsi sempre di più. Nonostante i favori del Milan. A questo punto neanche l’Europa League è più così scontata. Lo stadio si ammutolisce e la Roma non è più magica.
Le chiacchiere sono inutili, i numeri parlano da soli. Perché la Roma non perdeva due partite di fila in Serie A da cinque anni, dal maggio 2014. La debacle con gli azzurri, inoltre, segna l’ottava sconfitta della Roma in questo campionato, bisogna tornare alla stagione 2012/13 per avere un dato peggiore. Parlando delle reti subite, i giallorossi non prendevano almeno quattro gol allo Stadio Olimpico dal famigerato Roma-Bayern Monaco (1-7). La Roma ieri ha tirato nello specchio della porta difesa da Meret soltanto tre volte, mentre agli avversari di occasioni ne ha concesse ben dieci, il massimo numero da inizio stagione. Il dato più sconcertante sono i 43 gol subiti, che fanno della Roma la settima peggior difesa della Serie A.
A culminare il quadro, ieri sera la Lazio ha vinto a San Siro contro l’Inter. Con una partita in meno, i biancocelesti hanno scavalcato la Roma e agganciato l’Atalanta, portandosi a tre punti dal Milan. La Roma scivola al settimo posto in classifica, con soli due punti di vantaggio su Torino e Samp. Mercoledì sera c’è la Fiorentina, si spera che i giocatori prenderanno Claudio Ranieri in parola, cercando di salvare il salvabile.
Il disastro di Monchi
INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - La Roma perde in casa per il terzo anno consecutivo contro il Napoli e questa volta in maniera netta sia nel punteggio che nel gioco e nell’atteggiamento. Il 4-1 rispecchia perfettamente l’attuale divario che c’è tra le 2 squadre al netto di infortuni, condizione fisica precaria dei singoli e degli errori enormi commessi da alcuni giocatori.
Inutile soffermarsi su una partita nata male e proseguita peggio con un unico balurme nel buio: il rigore concesso per un netto fallo di Meret su Schick e trasformato dal nuovamente implacabile dal dischetto Diego Perotti.
Per il resto, è la saga degli orrori: sin dal primo minuto quando Verdi fa un comodo lob per Milik, che ha il tempo di stoppare di tacco, girarsi e tirare in piena area di rigore senza esser disturbato con Olsen che rimane sorpreso.
Primo tempo a ritmi bassi ma con gli ospiti in totale controllo del match sin quando Schick non anticipa l'estremo difensore napoletano, che lo stende e l'arbitro Calvarese concede un sacrosanto penalty.
Si chiude così la prima frazione di gara e ci si aspetta che i giallorossi tornino in campo vogliosi di imporsi o almeno di provarci ed invece è nuovamente la squadra di Ancelotti a guidare l’incontro. Alla prima azione, anche stavolta, i partenopei vanno avanti per la seconda e definitiva volta.
Callejon aggira Kolarov senza faticare troppo e mette in mezzo un pallone destinato a finire tra le braccia di Olsen, che invece se lo passare sotto le ascelle e la sfera termina sui piedi di Mertens, che non ci sperava neanche. Poco dopo, arriva il colpo di grazia targato Verdi (che si è fatto perdonare dopo una conclusione addosso al portiere romanista che chiedeva solo di esser spedita in rete). Bravo Fabian Ruiz a superare De Rossi ed a mettere al centro dell’area di rigore, dove oltre all’ex Bologna ci sono altri 2 compagni ed il solo Kolarov per i giallorossi. L’esterno napoletano ha il tempo di controllare ed indirizzare il pallone alla destra del numero 1 romanista, che non può far molto.
Quarta ed ultima marcatura firmata da Younes, subentrato a Mertens, infortunatosi poco prima. L’ala di origine tedesca si libera dell’intera retroguardia romanista, tira in porta ma Olsen respinge, la palla finisce ancora sui suoi piedi e questa volta non sbaglia e trova la gloria personale.
Il Napoli non ha mostrato un gioco spettacolare o schiacciato nettamente la Roma ed è questa la cosa più grave. Gli è bastato fare un pò di “accademia” in mezzo al campo e lanciare le punte al momento giusto, visto che gli spazi erano sconfinati ed i giallorossi correvano a vuoto e nella ripresa erano anche piuttosto stanchi.
A fine gara, Ranieri parlerà di una squadra in condizioni precarie e con troppi infortuni avuti nel corso della stagione che non hanno permesso ai suoi calciatori di allenarsi con regolarità. Certamente, questo ha influito molto anche se probabilmente le responsabilità sono da ricercare in chi questa rosa l’ha costruita negli ultimi 2 anni.
Se andiamo a rivedere l'organico che aveva a disposizione Luciano Spalletti il giorno del suo addio nell'estate 2017 e lo confrontiamo con quello attuale, ci rendiamo conto di quanto il depauperamento tecnico sia evidente. Eppure i soldi spesi in queste ultime 2 stagioni sono quasi un record assoluto per la storia giallorossa. Szczęsny, Rudiger, Nainggolan, Strootman, Paredes, Salah, Alisson, Mario Rui, Emerson Palmieri sono alcuni dei nomi in organico in quella squadra ed al loro posto in questi 2 anni sono arrivati Olsen, Mirante, Fuzato, Santon, Karsdorp, Moreno, Marcano, Kolarov, Gonalons, Cristante, Nzonzi, Coric, Zaniolo, Pastore Under, Defrel e Schick. Il paragone risulta impietoso eppure per comprare questi giocatori dell’era Sabatini era stata spesa una cifra nettamente inferiore a quella messa a disposizione dalla società capitolina per i secondi.
Si continua a mettere sul banco degli imputati Eusebio Di Francesco (anche lui arrivato su esplicita richiesta di Monchi) per gli infortuni, una preparazione non all’altezza e per gli scarsi risultati.
Se però facciamo mente locale, da quando sono arrivati gli americani, i preparatori atletici sono cambiati con una cadenza al massimo biennale e nessuno ha dato grandi risultati; il medico sociale e molti fisioterapisti sono stati mandati via insieme al tecnico ed al direttore sportivo dopo 7 anni ed il presidente Pallotta ha dato loro grandi responsabilità dell’annata negativa sotto questi aspetti.
La dirigenza della Roma ha sempre detto di non considerare i primi 2 anni perché quelli erano di “assestamento” e quindi dal terzo anno in poi il club giallorosso ha sempre ottenuto il secondo o il terzo posto pur non portando a casa nessun titolo ma in ogni caso rimanendo stabilmente sul podio.
La scorsa estate, lo stesso Monchi disse che il primo mercato non era stato completamente suo ma bisognava giudicarlo dal secondo in poi ed infatti anche Sabatini ha sempre dichiarato che sino al passato campionato, riteneva la Roma ancora una sua creatura.
Ecco, nella prima ed a questo punto unica stagione vera in cui il ds spagnolo ha avuto totale carta bianca per fare mercato è riuscito nell’impresa più unica che rara di far fare alla società capitolina 3-4 passi indietro. Per rimediare agli errori dell’attuale direttore sportivo del Siviglia servirà una struttura societaria che si consolidi con alla guida persone preparate e che sappiano perfettamente come gestire una situazione del genere.
Servirà un ds magari non "di grido" come lo era Monchi ma che sappia dove mettere le mani e ricostruire dalle macerie e probabilmente ridisegnare l’organico in maniera quasi completa.
Dulcis in fundo ma a Roma è forse l’elemento cardine, bisognerà trovare un allenatore di spessore e non un buon tecnico in rampa di lancio. Se Di Francesco è stato fatto fuori dopo un anno e mezzo e la piazza la conosceva perfettamente per averci giocato, quanto potranno durare Gasperini, Giampaolo e lo stesso Sarri che ha bisogno di tempo e pazienza per fare apprendere il suo credo calcistico?
Quest’estate, al 99%, la Roma si ritroverà nuovamente senza i soldi della Champions League e dovrà nuovamente ripartire da 0 come accadde nel 2013. Al netto dei tanti errori e del mancato salto di qualità, anche per esigenze societarie, fu molto bravo Sabatini a costruire una rosa che arrivò appunto nell’estate 2017 ad avere tra le sue fila probabilmente il più forte centrocampo della serie A, un ottimo attacco ed una difesa che puntellata meglio avrebbe potuto regalare grandi soddisfazioni.
Questo scrivevamo il 28 agosto del 2018 e fummo, purtroppo, facili profeti: La Strategia di Monchi