Ranieri: "Voglio un gruppo che reagisca alle avversità". Dubbio Schick-Dzeko, Mirante insidia Olsen
LA REPUBBLICA - FERRAZZA - La testa e la coda da cambiare per provare a spostare il vento. Schick e Mirante dovrebbero giocare stasera contro la Fiorentina, attaccante e portiere messi in discussione da Ranieri, che cerca nella sua corsa contro il tempo di limitare i danni di una Romaallo sbando. Il duro ko col Napoli è distante solamente tre giorni, impensabile che in poche ore la squadra giallorossa possa cambiare faccia, ma il "fuggi fuggi" alla ricerca di un posto dove ripararsi dalla pioggia è cominciato.
"Voglio un gruppo di uomini che reagisce alle avversità", ribadisce il tecnico di Testaccio, che punta sull'amor proprio dei suoi. "Deciderò la formazione dopo la rifinitura, devo capire chi sta bene e chi no. Devo vedere come sta Dzeko che ha giocato con una botta all'anca e ha avuto un "meloncino" sopra la caviglia: ci parlerò". Probabile scenda in campo dal primo minuto a guidare l'attacco Schick, che cerca ancora una sua dimensione reale e stabile all'interno della Roma.
L'Olimpico la pazienza sembra averla persa, stasera non ci sarà il pienone e Ranieri sa di non poter più sbagliare nulla. "Olsen o Mirante? Vedremo, la sera sceglierò". Una risposta diversa rispetto a quella data prima del Napoli, quando il mister confermò di aver fiducia nello svedese. Ma il ragazzo sembra giocare con la paura ed e nel pieno di un'involuzione tecnica. Per questo, contro la Fiorentina, dovrebbe mettersi tra i pali il vice Mirante. Tornano Pellegrini e Pastore tra i convocati, e c'è anche De Rossi, ma dovrebbe partire dalla panchina. "Daniele deciderà lui quando smettere - il pensiero al futuro - mentre Totti ha già assunto un ruolo importante. Ha smesso da poco di giocare e c'è un processo step by step con la società per capire cosa farà".
Totoallenatore di giugno: prende quota Gattuso
LEGGO - BALZANI - "Comincia una nuova avventura, sono contento". Un altro segnale della rinnovata vita che sta per attendere Totti è arrivato ieri tramite un'intervista rilasciata (una settimana fa) dallo storico capitano a Bein Sports in Qatar. Francesco si riferiva al passaggio da calciatore a dirigente, ma è chiaro il riferimento all'immediata promozione. Da direttore generale o da direttore tecnico. «E' un altro lavoro, molto impegnativo e passionale. L'ho intrapreso con lo spirito giusto, come se facessi il calciatore. Sono contento».
Crescono intanto le quotazioni di Rino Gattuso che con Totti e De Rossi ha vinto un mondiale e che potrebbe lasciare il Milan a prescindere dalla qualificazione in Champions. Il tecnico rossonero è in rottura con Leonardo che sulla panchina vorrebbe portare proprio quel Sarri che piace a Baldini. Il primo obiettivo (Antonio Conte) sembra invece indirizzato all'Inter che sta per scaricare Spalletti. Un incrocio interessante. Mercato: per il dopo Dzeko si pensa sempre più a Benedettodel Boca Juniors che ha una clausola di 21 milioni. Si avvicina, infine, il rinnovo di Zaniolo che dovrebbe essere ratificato entro fine maggio.
Fuori Olsen, c'è Mirante. Torna Under
IL TEMPO - BIAFORA - Ranieri è pronto a cambiare portiere. II dubbio sarà in piedi fino all'ultimo, ma è probabile che punterà su Mirante a discapito di Olsen. Come avvenuto già nel corso della sua prima gestione romanista, il tecnico non si farà troppi problemi ad optare per una scelta forte tra i pali. Allora scelse un semisconosciuto come Julio Sergio, impiegato prima soltanto una volta, oggi con la Fiorentina è pronto a lasciare in panchina il gigante svedese. In difesa, vista l'assenza di Manolas per squalifica e il leggero affaticamento accusato da Karsdorp nella rifinitura di ieri, agiranno Fazio e Marcano al centro, con Santon e Kolarov sulle fasce. La coppia di mediani del 4-2-3-1 vedrà la presenza di Nzonzi e Cristante: turno di riposo per De Rossi, reduce dal problema al polpaccio e attento alla gestione del ginocchio. Nel reparto si rivedranno Pastore e Pellegrini, convocati, ma ancora non pronti.
L'allenatore giallorosso in conferenza aveva poca voglia di dare informazioni sulla formazione, sbilanciandosi però sulla coppia Dzeko-Schick: «Uno dei due potrebbe andare in panchina». II bosniaco si è allenato in gruppo alla vigilia ed è favorito nel ballottaggio. Alle sue spalle a sinistra giostrera Perotti, al centro tornerà Zaniolo, mentre a destra c'è il dubbio tra Under e Kluivert. Il turco ha svolto gli ultimi giorni di lavoro senza alcun problema e, dopo essere sceso in campo nel finale di gara con il Napoli, non dovrebbe avere problemi a giocare dall'inizio, prendendosi la maglia da titolare dopo 74 giorni.
La società ha perso la testa
IL MESSAGGERO - LIGUORI - Sembra un incubo, invece è tutto vero: Roma disfatta, sull’orlo del disastro, fuori dall’Europa; un presidente assente e lontano insulta i giocatori, dopo aver schiantato due allenatori e il direttore sportivo. Ma chi consiglia Pallotta, l’altrettanto assente Baldini? Stento a crederlo, perché di errori così clamorosi neppure Baldini sarebbe capace. Hanno semplicemente perso la testa: Pallotta si è concentrato sul suo unico interesse, lo Stadio, e ha messo insieme un pasticcio enorme anche qui, condizionato dalla sua avidità. Quando nel calcio si perde la testa, si rischia una rottura veloce e totale.
E le sconfitte di Ranieri hanno avuto il sapore amaro di una disfatta, proprio per la mancanza di una reazione da parte di tutte le componenti. Giocatori stanchi, ma di sentire bugie e assurdità, a cominciare da quelle dette e scritte su Di Francesco. I più forti di loro sono anche i più arrabbiati e - a eccezione di De Rossi, per motivi storici - non trovano grande attrazione nell’attuale conduzione del club. Non resta che Totti, dicono in molti, ma forse è tardi anche per lui.
Meno tiki-taka, più corsa: per Ranieri è tutta colpa del governo precedente
LA REPUBBLICA - PINCI - Il clima è da resa finale. Nonostante la gara con Fiorentina evochi la rabbia per il 7-1 di gennaio in Coppa Italia, sembra quasi l’incrocio non generi oscillazioni nell’umore della Roma, distratta dai pensieri sul futuro. L’unico che pare ancora aggrappato al presente è Claudio Ranieri. «A come sollevare la squadra penso 25 ore al giorno. Ma è difficile».L’allenatore ci ha provato puntando l’indice contro il passato recente: il nuovo nemico è il “vecchio”Di Francesco, obiettivo ricorrente. Domenica Ranieri aveva posto l’accento sulla preparazione: «I ragazzi mi dicono che si allenavano poco». Ieri ha accusato il gioco del predecessore: «Imitiamo tutti il tiki-taka ormai, ai giocatori sto chiedendo di non farlo più». Lui chiede invece semplicità, rinunciando anche a dare un’identità: non c’è tempo e nessuno pare aver la testa per applicarsi e imparare, in una squadra che ha già mollato.
La convinzione è questa a che a Trigoria, dove inizia a farsi strada l’idea che la politica dei cambi vorticosi abbia finito per spogliare di un’anima il gruppo. A veder partire i migliori ogni anno tanti hanno finito per perdere gli stimoli: 2 sconfitte di fila maturate senza fiatare, con un unico slancio di nervosismo, l’arcinota litigata a Ferrara nell’intervallo. Chi c’è oggi si sente di passaggio, sa che se qualcosa non funzionerà potrà chiudere la valigia e ricominciare altrove senza incontrare ostacoli da parte della società e non è disposto a fare nemmeno un passo nella direzione del compagno: anni fa, era il il 2015, l’ex ds Sabatini disse che mancava «il mutuo soccorso tra i giocatori». Ieri Ranieriha usato parole fin troppo simili: «Quando le cose vanno male i calciatori devono sapersi aiutare l’un l’altro». Passa il tempo ma i guai restano gli stessi.
La tentazione per il futuro è di azzerare gli errori del mai rimpianto ds Monchi e ricostruire. Una squadra di giovani e italiani, da affidare a Gattuso o Sarri: è vicino Tonali del Brescia, piace Belotti, piace tantissimo Barella che potrebbe sostituire Pellegrini (a molti fa gola la clausola da 30 milioni). Uomo cardine sarà Zaniolo: domani il primo incontro per il rinnovo.
Ranieri: «Roma, c'è un problema di fiducia. Ne usciamo facendo gli uomini»
LEGGO - BALZANI - Vendicare il 7-1 è diventato l'obiettivo minore. La Roma, a tre giorni dalla batosta col Napoli, stasera avrà ben altri pensieri in un Olimpico semivuoto (previsti 30 mila spettatori) contro la Fiorentina che la umiliò due mesi fa in coppa Italia dando di fatto inizio al tracollo della squadra giallorossa. Solo una vittoria riaccenderebbe una flebile speranza per la Champions. Una nuova sconfitta, in attesa pure dell'impegno di sabato con la Samp, potrebbe portare invece Ranieri a interrompere dopo appena un mese il rapporto e metterebbe la Roma nei guai pure per l'Europa League. Il tecnico - che si è scusato per aver tardato appena 5' in conferenza - dice di pensare alla Roma «25 ore al giorno per risolvere i problemi». Che sono tanti: dalla tenuta difensiva al disordine tattico passando per i tracolli mentali e una forma fisica disastrosa. Ranieridice pure di non aver sentito Pallotta dopo la disfatta con il Napoli e ammette che «c'è una perdita di fiducia, ma io voglio una squadra di uomini che reagisce alle avversità». Una frase già sentita dopo Ferrara e alla vigilia della sfida al Napoli. «Mi auguro che quelle sconfitte oltre al 7-1 di coppa Italia possano essere la benzina utile per reagire». Reazione che Ranieri non ha ottenuto da Olsen. Lo svedese stasera dovrebbe sedersi in panchina: «Sto valutando se far giocare lui o Mirante. Deciderò in queste ore». In dubbio, per motivi fisici, c'è pure Dzeko anche perché l'intesa con Schick sembra proprio non voler arrivare: «Uno dei due potrebbe andare in panchina. Edin ha un grosso versamento all'anca quindi dovrò vedere come sta. In questo momento sono come un farmacista: devo capire chi può giocare dall'inizio, chi può giocare 30 minuti e chi non posso rischiare».
Dito puntato ancora una volta su preparazione e recupero infortuni. Tornano Pellegrini e Under(solo il turco può giocare dal 1'), ancora in forse De Rossi. Ranieri boccia pure l'ipotesi di affidarsi ai giovani: «Quando le cose vanno così serve esperienza, oltre che i giovani, e serve una squadra corta, compatta. Il Napoli ha corso quanto noi, ma da squadra. Noi no. Non capisco perché tutti vogliono imitare il tiki taka, non bisogna correre rischi». Battute finali sul futuro dei due simboli, De Rossi e Totti: «Daniele penserà se continuare a giocare o allenare. E' una sua scelta. Francesco è già un punto di riferimento importante per noi. Ha iniziato un anno e mezzo fa come dirigente e sta proseguendo un percorso». Nella Fiorentina di Pioli (che a giugno dovrebbe essere sostituito da Di Francesco) è ancora in dubbio Chiesa che però è stato convocato.
Claudio naviga nella semplicità
IL MESSAGGERO - CARINA - All'insegna della semplicità. Per una Roma in difficoltà, atleticamente e tecnicamente, Ranieri prepara la gara contro la Fiorentina senza troppi fronzoli tattici: «Ai ragazzi non chiedo nulla quando abbiamo la palla per poter andare, gli dico di non giocarla nella nostra metà campo, perché sono pochissime le squadre che partendo da dietro riescono a fare gol». La traduzione calcistica è quanto visto nei primi 270 minuti con Empoli, Spal e Napoli: totale affidamento ai lanci lunghi, sperando che sulle seconde palle gli attaccanti sappiano crearsi l'occasione.
Il problema è che Dzeko non sta benissimo (noie all'anca e alla caviglia) mentre Under è da valutare se farlo partire dall'inizio o impiegarlo in corsa. Per questo il tecnico è costretto a fare «il lavoro del farmacista - spiega - Devo valutare bene chi può giocare dall'inizio e chi deve subentrare, perché ho solo 3 cambi». Il riferimento al turco, Pellegrini e De Rossi, appare scontato. Claudio cerca «la compattezza» per poi ammettere sconsolato: «Il problema è che non riusciamo ad esserlo. Per questo motivo bisogna restare corti e non dare la possibilità agli avversari di infilarci». Anche in questo caso la lettura delle sue parole è semplice: squadra attendista, pallino ai viola per poi essere pronti a sfruttare gli errori dei ragazzi di Pioli.
Intanto la fiducia per Olsen, manifestata appena 4 giorni fa, vacilla pericolosamente: «Deciderò all'ultimo chi far giocare in porta». Mirante è pronto. Il momento è delicato. Ranieri, oltre al solito appello al pubblico (venduti appena 4500 tagliandi), stavolta si rivolge anche al gruppo: «Voglio degli uomini in campo che sappiano reagire alle avversità». Magari ricordandosi di giocare anche a pallone.
Roma-Fiorentina, Mirante ora o mai più
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – La partita che si gioca questa sera all’Olimpico tra Roma e Fiorentina è di vitale importanza per i capitolini. Infatti, nonostante un rendimento a dir poco pessimo nell’ultimo periodo, il pareggio interno del Milan contro l’Udinese, regala ai giallorossi l’ennesima possibilità di riavvicinarsi alla zona Champions, anche se ad oggi, oltre a Inter e Milan, ci sono davanti sia la Lazio che l’Atalanta. Novanta minuti decisivi, o si vince o si vince, non c’è sconfitta e non c’è pareggio. Si decide tutto questa sera.
MALE OLSEN – Oltre al ritorno tra i titolari di Cengiz Under e di Zaniolo, a tenere banco in casa Roma è la questione portiere. Non è un caso che già prima della gara contro il Napoli in conferenza stampa Ranieri fosse stato incalzato sulla figura di Robin Olsen, in questa stagione troppo discontinuo e protagonista di svarioni che a molti hanno riportato alla mente l’estremo difensore uruguagio Goicoechea. Nonostante ciò l’allenatore testaccino era stato rassicurante, spiegando ai giornalisti presenti quanto lui contasse su Olsen. Certo che nessuno poteva aspettarsi, appena 24 ore dopo le parole di Ranieri, l’errore madornale in occasione del secondo gol del Napoli, con un facile passaggio rasoterra che si va ad infilare sotto le braccia del portiere svedese e lascia la porta totalmente sguarnita. Un gioco da ragazzi per Mertens che deve fare solo lo sforzo di metterci il piede destro per portare i partenopei in vantaggio prima della goleada finale. Inoltre, nonostante le smentite da parte del club inglese, è notizia degli ultimi giorni anche l’interessamento per l’ex Copenaghen da parte del Watford. Insomma, tra rassicurazioni e smentite, chi segue il calcio lo sa bene, queste cose non sono casuali e che se ne dica, ci stupiremmo se nella prossima stagione a difendere i pali del club di Trigoria ci fosse ancora, almeno come primo portiere, Olsen.
MIRANTE E’ PRONTO - Intanto Antonio Mirante scalpita. Il classe ’83, 35 anni suonati, arrivato in estate dal Bologna nell’operazione che ha portato in Emilia Skorupski si è fatto trovare pronto nelle poche occasioni stagionali avute. Appena 360 minuti totali giocati divisi tra 180 in Champions, con Viktoria Plzen e Porto all’andata ed in campionato con Udinese e Chievo Verona. Due sconfitte, quelle con Plzen ed Udinese e due vittorie, con il Porto (anche se inutile poi considerando il ritorno ndr) e con il Chievo. Quando chiamato in causa il ragazzo di Castellammare di Stabia si è fatto trovare pronto, tra parate e passaggi ai difensori che hanno saputo trasmettere calma e sicurezza ai tifosi giallorossi. Già da tempo molti lo invocano come titolare e sembra proprio che stasera, dopo l’ennesimo erroraccio di Olsen, possa essere la volta buona. La Roma si gioca tutto oggi e punta sulle proprie certezze, ed ecco che, inaspettatamente, un un 35enne arrivato per fare la riserva nella capitale, può giocarsi il suo ruolo da pedina fondamentale. Ora o mai più.
Ipotesi, sogni e follie. Il punto sul calciomercato (non ancora iniziato) della Roma
INSIDEROMA.COM – ILARIA PROIETTI – Il calciomercato non si ferma davanti a nulla. In casa Roma, nonostante tutte le incertezze legate a una stagione ormai bollata come fallimentare, si pensa già ai nuovi profili utili per la rifondazione giallorossa. Chi siederà sulla panchina della società capitolina è ancora da definire, come è da chiarire chi rivestirà il ruolo di direttore sportivo dopo l’addio di Monchi. Sarà la coppia Massara-Totti? Sarà Petrachi del Torino? Sarà Campos? I romantici fantasticano anche su un ritorno di Walter Sabatini.
Difficile, quindi, definire la strategia d’acquisto. Solo quando saranno stati appurati il nuovo tecnico e il nuovo diesse, forse, i nomi legati al mercato estivo acquisiranno valore concreto. La Champions League sembra allontanarsi sempre di più e, senza i soldi vincolati all’ingresso nell’Europa che conta, la Roma sarà costretta di sicuro a volare basso. Ritorna quindi lo spettro delle plusvalenze necessarie per far quadrare il bilancio, con Cengiz Ünder tra i principali indiziati. Si aggiunge un’altra complicazione legata al pericolo delle minusvalenze. Il mercato della scorsa estate è stato un flop e risulterà assai difficile guadagnare sugli acquisti di giocatori come Nzonzi (26 mln più 4 di bonus) e Pastore (24,7 mln), tra i papabili in uscita da Trigoria.
IL DOPO-DZEKO – Il contratto del cigno di Sarajevo è in scadenza nel 2020, la Roma non sembra intenzionata a rinnovarlo e ha già dato il via alla caccia per il suo sostituto. Si parla del classe ’90 Dario Benedetto. L’attuale ds ad interim giallorosso, Ricky Massara, ha preso informazioni sull’attaccante del Boca Juniors che viene valutato circa 20 milioni. Dalle parti di San Siro si parla anche della possibilità di uno scambio Dzeko-Icardi; l’Inter punta ad un affare low cost, mentre la Roma valuta il suo 9 circa 30 mln di euro. Altra idea è lo scambio con un altro argentino: Higuain. L’attaccante, ora al Chelsea dal suo vecchio mentore Sarri, è ancora di proprietà della Juventus. Si è parlato anche di Andrea Belotti. Il Gallo è stato più volte accostato alla Roma quando Di Francesco sedeva ancora sulla panchina giallorossa. La pista ha perso terreno nelle ultime settimane, ma il possibile arrivo alla Roma di Petrachi potrebbe rimischiare le carte in tavola.
EMERGENZA CENTROCAMPO – Con De Rossi (purtroppo) agli sgoccioli e la delusione Nzonzi, sarà sicuramente opportuno rinfoltire il centrocampo. Si guarda in Serie A, con i corteggiatissimi Bennacer (Empoli) e Barella (Cagliari) in cima alla wishlist della Roma. Parlando di giovani talenti italiani, i giallorossi potrebbero puntare su Locatelli (Sassuolo) o su Sandro Tonali, che ancora milita in Serie B (Brescia) ma è già stato etichettato come il nuovo Pirlo. Gli altri nomi in voga sono Vilhena (Feyenoord) e Soumaré (Lille). Sulla trequarti, invece, rimane viva l’ipotesi Ilicic (Atalanta), tentato dalla Roma già a gennaio.
RIORDINARE LA DIFESA – Avere Mino Raiola come procuratore, si sa, non è mai un buon segno. Se Manolas dovesse partire lascerebbe allo sbando la retroguardia giallorossa, che non potrà di certo affidarsi all’irriconoscibile Fazio né a Marcano o Juan Jesus. I centrali sotto osservazione sono Mancini (Atalanta), corteggiato spudoratamente, oltre a Chabot (Groningen) e Marcão (Galatasaray). Sembrava cosa fatta il giovane Guedes (Santos), per via di un pre-accordo con i giallorossi che avrebbe voluto il centrale nella Capitale già ad aprile per le visite mediche. Le ultime indiscrezioni, però, rivelano che Monchi (autore dell’accordo iniziale) starebbe tentando di scippare il giocatore ai giallorossi per portarlo al Siviglia. In materia di terzini, la Roma si sta concentrando principalmente sulla fascia sinistra. Kolarov, vicino all’età pensionabile, va rimpiazzato. Santon è un valido panchinaro e Luca Pellegrini potrebbe rimanere al Cagliari. Quindi via con i nomi di Tagliafico (Ajax), Mendy (Manchester City) e Wendell (Bayer Leverkusen).
LE SUGGESTIONI – Che mercato sarebbe senza i nomi impossibili? Quelli che “non si sa mai”, al limite del fantacalcio. Si tratta di Kovacic (Chelsea), Lovren (Liverpool) e Nacho (Real Madrid). Dulcis in fundo, Federico Chiesa. Altro talento nostrano che la Fiorentina, però, valuta a peso d’oro. La cifra si aggirerebbe attorno ai 70 milioni.
InsideRoma Daily News | Rifinitura a Trigoria in vista della Fiorentina. Previsti 30.000 spettatori all'Olimpico. Ranieri: "Penso 25 ore al giorno a come migliorare questa squadra"
NOTIZIE DEL GIORNO | 2 aprile 2019
QUI ROMA
I giallorossi si sono ritrovati a Trigoria per la rifinitura in vista del match di domani contro la Fiorentina. La seduta è iniziata in sala video, per poi proseguire sul campo per il lavoro atletico e tattico. In conclusione una partitella per provare alcune combinazioni. Florenzi ed El Shaarawy hanno svolto lavoro individuale.
Sono 22 i calciatori convocati da Claudio Ranieri per la gara contro la Fiorentina, in programma domani sera allo Stadio Olimpico di Roma. Tornano nella lista Lorenzo Pellegrini, che anche oggi ha svolto lavoro con il gruppo, e Javier Pastore. Assente Manolas, squalificato, oltre agli infortunati Florenzi ed El Shaarawy.
Si prevede uno Stadio Olimpico semivuoto per l’infrasettimanale di campionato tra Roma e Fiorentina, in programma domani sera alle 21:00. Solo 4.500 i tagliandi staccati che, sommati agli abbonati, non arriveranno a superare i 30.000 spettatori.
Il centro studi CIES ha analizzato le valutazioni di mercato dei calciatori dei cinque maggiori campionati europei. Il giocatore più oneroso della Roma è Bryan Cristante con una valutazione di 55 milioni di euro. L’ex Atalanta si posiziona così sesto, a pari merito con l’attaccante della Lazio Ciro Immobile.
INTERVISTE
Totti: "Essere dirigente è un'esperienza nuova che ho intrapreso con lo spirito giusto"
La rivoluzione della Roma comincia dal preparatore
INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - Si volta ancora pagina. La Roma ha deciso di cambiare nuovamente preparatore atletico, visti i 42 infortuni muscolari che hanno colpito i giocatori giallorossi nel corso della stagione non ancora terminata. Maurizio Fanchini era arrivato la scorsa estate al posto del duo Norman-Lippie proprio a causa dei tanti guai fisici che avevano colpito i calciatori della Roma ma i risultati sono stati paradossalmente peggiori.
Facendo, però, un percorso a ritroso da quando la proprietà americana si è insediata a Trigoria, notiamo come siano ben 6 i preparatori atletici che si sono alternati in questi 8 anni e solo Norman e Lippie, voluti espressamnte dal presidente Pallotta in persona, hanno resistito più di una stagione.
Il primo fu Pol Cabanellas Rafael, all’epoca 24enne che arrivò con Luis Enrique e sino a quel momento era stato ricercatore sportivo ed aveva curato solo il settore giovanile e gli allievi nazionali di Barcellona e Poblense. Fu un flop, come tutta l’esperienza del tecnico asturiano con i giallorossi che chiusero al settimo posto in classifica ed un numero di infortuni piuttosto alto. Un dato colpisce subito: gli uomini di Luis Enrique accusarono 9 infortuni al flessore già a fine novembre e se si pensa che erano usciti a luglio dall’Europa League, si capisce come quella preparazione non fosse certo la migliore della storia giallorossa.
Poi arrivò Zdenek Zeman, coadiuvato nella preparazione da Roberto Ferola. Il mister boemo per molti era una certezza almeno dal punto di vista della preparazione atletica ma non erano più gli anni ’90 ed i giocatori moderni non gradiscono molto i gradoni. Lo stesso Zeman ebbe a dire una volta che con la pioggia e d’inverno la squadra era costretta ad allenarsi in 12 su 25 perché gli altri erano o infortunati o a casa per l’influenza e così era difficile mantenere una forma fisica importante per tutta la stagione. Esonerato il boemo, fu la volta di Andreazzoli e la gestione atletica fu interna per giungere (male) al termine della stagione con l’infausto 26 maggio in cui i giallorossi persero la Coppa Italia nel derby con la Lazio.
A quel punto, si doveva dare una svolta: tecnica, di metodologia di lavoro, societaria e dirigenziale. L’allora ds Walter Sabatini scelse Rudi Garcia, ex allenatore del Lille, che non era conosciuto dalle nostre parti ma che aveva vinto una Ligue 1 pochi anni prima e che era molto stimato dallo stesso direttore sportivo umbro. La Roma prese Luigi Febbrari come preparatore atletico, che come curriculum poteva vantare una stretta collaborazione con Edy Reja, che aveva seguito anche alla Lazio. Era il momento di maggior attrito tra dirigenza e tifoseria proprio per le accuse di aver messo in società un alto numero di “laziali” e certamente questa mossa non aiutò. Il percorso dello stesso Febbrari fu breve come quello dei suoi predecessori perché il numero di infortunati per problemi muscolari non accennò a diminuire, anzi.
Quindi, arrivò Paolo Rongoni, un preparatore molto stimato da Garcia, che infatti lo ha voluto nel suo staff anche nell’attuale esperienza al Marsiglia. Anche lui veniva dall’esperienza nelle fila dei biancocelesti ed anche per lui la parentesi Roma durò solo una stagione. Il presidente Pallotta ebbe a dire: “La preparazione atletica non è stata sufficiente. Dopo un’ora la squadra non aveva più energie, faticava”.
L’estate successiva, campionato 2015-16, fu lo stesso massimo dirigente americano a scegliere chi dovesse curare sotto ogni aspetto la preparazione dei calciatori e si affidò al duo Norman-Lippie considerati tra i migliori nel proprio settore. La loro permanenza alla Roma durò più degli altri perché riuscirono a rimanere nella Capitale sino a giugno 2018 ma anche qui le strade si divisero a causa dei troppi infortuni muscolari.
Il tecnico Di Francesco chiamò il preparatore atletico che lo aveva supportato nelle stagioni vissute al Sassuolo e giunse a Roma Maurizio Fanchini. “La metodologia dell'allenamento applicata al singolo calciatore viene definita 'carico interno’, che ha la capacità di stimolare l'organismo verso il miglioramento dei risultati sportivi”. Questo il suo pensiero su come far lavorare la squadra ma, come visto, anche questo metodo si è rivelato fallimentare ed è stato allontanato insieme al mister abruzzese nel momento dell’esonero di quest’ultimo.
Per la prossima estate si fanno 2 nomi e sono entrambe vecchie conoscenze: un ritorno di Ed Lippie (senza Darcy Norman) e quello di Paolo Bertelli, sotto contratto col Chelsea ma in scadenza a giugno.
Il primo è sicuramente molto apprezzato nelle alte sfere di Trigoria e conserva ottimi rapporti con lo staff giallorosso ma non ha lasciato ricordi indelebili tra i tifosi. Discorso ben diverso per il preparatore toscano: in giallorosso vinse il premio come miglior preparatore atletico italiano dell’anno, la Roma aveva una tenuta atletica ottimale per tutta la stagione e gli infortuni erano molti più contenuti di questi anni. Lo stesso Bertelli ha lavorato sia con Conte che con Sarri nel suo periodo ai Blues e chissà che una di queste 2 accoppiate non possa ripetersi anche alla Roma.
Serie A, Cagliari-Juventus 0-2. Reti di Bonucci e Kean
Si conclude la sfida della Sardegna Arena tra Cagliari e Juventus. Bianconeri in vantaggio nel primo tempo grazie alla rete di Bonucci. Gli uomini di Allegri blindano la partita vicini allo scadere, grazie alla rete di Kean all’85’.