Caccia a Zaniolo

LEGGO - BALZANI - «Nessun problema, Nicolò resta alla Roma». Papà Zaniolo prova a spegnere l'incendio di mercato che sta per avvolgere l'estate romanista. Nonostante le rassicurazioni paterne, infatti, ci sono elementi che preoccupano i tifosi. La Juventus, che come anticipato da Leggo qualche giorno fa sta preparando un'offerta da capogiro, ma pure il Real Madrid che è peraltro la squadra contro la quale Zaniolo ha esordito tra i big. Domenica sera, infatti, sia Zaniolo sia papà Igor sono stati beccati al ristorante Il Kaimano in via Brera a Milano in compagnia di due persone che parlavano con loro in un animato spagnolo. Un incontro né confermato, né smentito dagli interessati. Proprio venerdì sera a San Siro erano presenti due emissari del Real per seguire Piatek. E a Madrid hanno messo da tempo gli occhi su Zaniolo per rinnovare una squadra arrivata fine ciclo e rispondere ai colpi milionari del Barcellona in grado di spendere un totale di 330 milioni per Coutinho, Dembele e de Jong. Una cessione all'estero sarebbe meno dolorosa rispetto al passaggio alla Juve, ma la volontà resta comunque quella di proseguire il rapporto con la Roma. Alle giuste condizioni. La prima offerta del club è stata ritenuta bassa dall'entourage del giocatore. Pronto il rilancio a 2,5 milioni a stagione più bonus, quasi il quadruplo di quanto percepisce ora (700 mila euro) ma forse ancora non abbastanza per coprire le offerte di Juve, Real e Psg (sì, anche i francesi sono alla finestra). Sono sempre più intensi i contatti col procuratore Vigorelli che ha vinto la concorrenza di Raiola. «Mino ha chiesto informazioni ed è interessato - ha confermato papà Zaniolo al Corriere dello Sport - Ma Vigorelli resterà l'agente di Nicolò per tanto tempo. A fine stagione ci sarà un incontro con la Roma per il rinnovo, non ci saranno problemi. Da entrambe le parti c'è la volontà di chiudere positivamente». Per ora Zaniolo è concentrato sulle due sfide decisive che attendono la Roma. A cominciare dal suo primo derby capitolino. E Nicolò, almeno in questo, vorrebbe superare Totti che ha segnato il suo primo gol in una stracittadina a 21 anni, anche se va detto che fu decisivo già a 17 rimediando un rigore (poi sbagliato da Giannini).


Sarri e Kepa: quel "malinteso" che sa tanto di ammutinamento

IL MESSAGGERO - SACCA' - Inevitabilmente l'ammutinamento di Kepa e la figura imbarazzante rimediata da Maurizio Sarri sul prato di Wembley hanno lasciato in Inghilterra uno strascico dai mille colori. Domande, dubbi, un mare di opinioni, poche certezze. Il portiere basco del Chelsea, tanto per cominciare, non sarà punito perché il comportamento tenuto domenica pomeriggio è stato ridotto dal club a «banale malinteso»; mentre l'allenatore italiano è ormai un aquilone che vola in un uragano: rimane in bilico, è più sopportato che supportato dalla squadra e dai dirigenti, e rischia l'esonero domani nel derby di Premier League contro il Tottenham a Stamford Bridge. Pesanti sono le ore di Sarri. Perché il Chelsea proprio non riesce a innestare le marce alte sotto il profilo della manovra e soprattutto sul piano dei risultati. Dove dovrebbe volare una squadra di campioni, zoppica un gruppo di ragazzi più o meno indisciplinati tatticamente (e non solo).

LE FAZIONI - Si diceva che i vertici dei Blues siano intenzionati a non punire Kepa (super sponsorizzato da Marina Granovskaia, alter ego di Roman Abramovich), per il gran rifiuto di subentrare peraltro consentito dal regolamento andato in onda domenica anche nelle galassie più remote durante la finale di Coppa di Lega vinta dal City di Guardiola. Era stato lo stesso Sarri, d'altronde, a tentare di spiegare che tutta l'ineleganza della scena insulti, isterie, bestemmie era dovuta soltanto a un'incomprensione. Anche per non fare un torto alla potentissima Marina... In realtà pochi vi hanno creduto. Piuttosto ad affiorare sul campo è stata la sensazione di un allenatore inascoltato, privo di qualsiasi autorevolezza, poco sostenuto dai calciatori. Già due delle tre basterebbero a giustificare un esonero... La stampa inglese sussurra che a regnare nello spogliatoio del Chelsea adesso sia il caos totale. E a poco, anzi, pochissimo sono valse le parole dolci di David Luiz, che ha tenuto a specificare che «Sarri ha il rispetto della squadra». Senza dimenticare la difesa dello stesso Kepa, cantata all'unisono con Sarri: «Io non volevo disobbedire. Ci siamo capiti male». Tentativi maldestri di passare una spugna sulla macchia, si direbbe.

LA CONFUSIONE - La confusione, però, non abita soltanto nelle stanze segrete di Cobham, il centro sportivo dei Blues. La difformità di vedute interessa anche la critica e la tifoseria, dato che ai supporter non è affatto piaciuto l'atteggiamento di Kepa, mentre i giornali inglesi inquadrano nel mirino l'allenatore. «Che vergogna, questo è il risultato della cultura del potere ai giocatori promossa da Abramovich. Kepa, devi chiedere scusa all'allenatore. Vattene dal club», attacca un tifoso attraverso Twitter. I giornali, al contrario, studiano analisi differenti. «L'ammutinamento di Kepa è emblematico di come la nave di Sarri stia affondando», ha titolato il Guardian, ad esempio. Insomma lo scenario non suscita sorrisi. Va riconosciuto, comunque, che l'amore tra Sarri e il Chelsea non è mai scoppiato: e solo ora, dopo mesi di rose e fiori, si sono scoperte le spine.


Manolas torna a rivedere il derby. Under in ritardo, ma punta il Porto

IL MESSAGGERO - CARINA - Appesi a Manolas. Perché è inutile girarci intorno: con Kostas la difesa giallorossa è una cosa, senza un’altra. Ieri le notizie arrivate sul conto del greco hanno aperto uno spiraglio per il derby. Il controllo medico al quale s’è sottoposto non ha infatti evidenziato danni ai legamenti. Si complica invece la situazione legata a Under. Il turco, out ormai dal 19 gennaio per una lesione al retto femorale rimediata nel match con il Torino, nella scorsa settimana era tornato in gruppo, lasciando presagire un suo rientro nella lista dei convocati. Le sensazioni nei suoi confronti sono opposte a quelle per Manolas. Difficile che possa farcela per la Lazio: sarà fatto un tentativo per il Porto ma rimane a rischio anche per il ritorno degli ottavi contro i lusitani


Sorpresa Manolas: può farcela per la Lazio, ci sarà col Porto

LEGGO - BALZANI - Le speranze di vederlo al derby sono poche, ma è già una buona notizia visto che fino a ieri erano pari a zero. Manolas può farcela per sabato e a questo punto sono molte le speranze di riaverlo per la fondamentale sfida di Champions col Porto del 6 marzo. La distorsione alla caviglia destra rimediata dal greco contro il Frosinone sembra meno grave del previsto. Le prime lastre hanno mostrato l'assenza di fratture e interessamenti ai legamenti, tanto da rendere inutile la risonanza magnetica. Ora bisogna attendere che la caviglia si sgonfi del tutto e che sparisca il dolore per capire se Manolas riuscirà a recuperare in tempo per la sfida alla Lazio di sabato. Senza rischiare, perché a Trigoria reputano più importante il passaggio ai quarti di Champions e quindi la partita col Porto. In caso di assenza al derby è pronta la coppia Fazio-Juan Jesus che di certo non offre troppe garanzie, mentre Marcano potrebbe scendere in campo con Manolas a Oporto dove ha giocato per 4 stagioni. Difficilmente sarà dei due match Under. Il turco non ha subito una ricaduta al flessore lesionato ormai 40 giorni fa, ma è ancora fuori forma e Di Francesco non punterà su di lui. Saranno a disposizione, invece, Schick e Karsdorp che tra oggi e domani torneranno ad allenarsi in gruppo.


Derby: oggi orario ufficiale. Già venduti 40mila biglietti

GAZZETTA DELLO SPORT - Potrebbe essere oggi il giorno giusto per conoscere l’orario definitivo del Derby di Roma. Condizionale d’obbligo, però, perché già ieri si pensava che l’Osservatorio potesse comunicare la decisione dopo la richiesta di anticipo (alle 15 o alle 17) da parte della Questura. Le determinazioni vengono comunicate il mercoledì o il giovedì, ma questa volta non si dovrebbe andare oltre oggi, perché la partita è in programma sabato sera. La sensazione è che sarà confermato l’orario attuale, perché sembra che dalle forze dell’ordine siano arrivate relazioni meno allarmanti rispetto a quelle dei giorni scorsi, ma anche in questo caso condizionale d’obbligo, perché nessuno vuole sbilanciarsi. Intanto, sono quasi 40mila i biglietti venduti, di cui oltre 12mila ai romanisti che giocheranno in trasferta ma che, con il terzo posto di nuovo in ballo, non vogliono far mancare il loro supporto.


Cena milanese per Zaniolo: a giugno rinnoverà

GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - E forse è anche giusto così, nel senso che quello che ha fatto finora è talmente incredibile e sorprendente che è chiaro che appena si muova faccia notizia. Così una cena di Nicolò Zaniolo domenica sera a Milano, nel quartiere Brera, con papà Igor e due spagnoli ha destato scalpore. Perché poi in questi giorni si inseguono le voci di tanti club interessati alle gesta future del jolly giallorosso, italiani e non. E qualcuno parla anche, appunto, di società spagnole pronte a sferrare in estate l’assalto al baby talento (rumors sussurrano del Real Madrid). Del resto, Zaniolo ha un ingaggio basso (meno di 300mila euro, più bonus) e allo stato attuale fa gola a tanti. Con un però: è vincolato alla Roma fino al giugno del 2023.

L’INCONTRO Insomma, è chiaro che l’interesse che gli gira intorno non può che fargli piacere e, per alcuni versi, anche comodo. Lo stesso papà Igor ieri ha confermato come presto, però, ci si metterà a tavolino con la Roma per ridiscutere il contratto ed adeguarlo. Succederà a fine stagione, quando Claudio Vigorelli (il nuovo agente di Zaniolo) si siederà con Monchi. O chi per lui. Difficile pensare ad una Roma senza Zaniolo. Almeno per ora, almeno per la prossima stagione.


De Rossi, che fare? Con lui la Roma vince molto di più ma ora va gestito

GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Fosse per Eusebio Di Francesco, lui non ci rinuncerebbe mai. Per la qualità, il carisma e la specificità del giocatore applicata al ruolo. Fosse per l’allenatore giallorosso, Daniele de Rossi starebbe sempre in campo, senza uscire mai. Così tanto che subito dopo Roma-Milan, il giorno del suo rientro dopo il lungo stop ai box di tre mesi, il tecnico romanista lo definì addirittura «un giocatore eccellente nei tempi di gioco. Per i il nostro sistema ha la giocata chiusa e quella aperta, può metterti la palla in verticale o tra le linee. Giocate che aveva anche Andrea Pirlo, seppur con maggior qualità». Insomma, un’investitura totale, il termometro della fiducia del tecnico nel suo capitano.

il problema Daniele de Rossi, però, in campo non ci può più andare sempre, perché il ginocchio destro va gestito e sovraccaricarlo sarebbe – adesso – l’errore più grande. «Ho rischiato di smettere, questo è stato l’infortunio più grave della mia carriera», ha confessato il centrocampista qualche tempo fa. E la sfortuna ha voluto pure che il problema alla cartilagine sia esploso a 35 anni suonati, quando ovviamente il fisico a livello di tenuta non può più essere quello di un ventenne o anche di un venticinquenne.

LA GESTIONE de Rossi ad intermittenza, dunque. Anche se poi, forse, non è giusto neanche dire così. Nel senso che da oggi in poi le partite saranno scelte, selezionate, individuate in base all’importanza, all’esigenza delle squadre ed alle condizioni fisiche ed atletiche di Daniele. Che, tra l’altro, è costretto ovviamente a gestirsi anche durante la settimana, proprio per non sovraccaricare di fatica l’arto in questione. E quindi capita spesso che il capitano della Roma faccia una parte della seduta di allenamento con i compagni ed una parte, invece, per conto suo. Individuale o personalizzato, chiamatelo come preferite, la sostanza cambia poco. Di certo, de Rossi è un giocatore talmente importante per il presente e anche il futuro (possibile rinnovo fino al 2020) giallorosso che con lui non si può sbagliare. D’altronde il ginocchio gli faceva male già da un po’, prima di quel giorno – a Napoli – in cui è stato costretto ad alzare bandiera bianca.

I NUMERI E che de Rossi sia importante non solo come presenza e carisma, ma anche e soprattutto per l’apporto che dà in campo lo dicono pure i numeri. Prendendo infatti in esame le ultime due stagioni, quelle che il centrocampista ha vissuto come regista nella gestione-Di Francesco (tra l’altro le due vissute anche ufficialmente da capitano, dopo l’addio di Francesco Totti), si vedesubito come il rendimento della squadra sia migliore con de Rossi in campo che non senza. Con lui, ad esempio, le percentuali di vittoria della Roma salgono dal 47,2 al 59,2%, con una media di due punti a partita conquistati dalla squadra di Di Francesco (contro 1,6 nelle gare in cui invece non era presente).

IL BILANCIO Sostanzialmente uguale invece la media dei gol, sia quelli fatti (1,8 in entrambi le situazioni) sia quelli subiti (1,1 con lui in campo, 1,2 senza). Insomma, anche i numeri ci danno l’idea di come de Rossi sia il barometro giallorosso, la bussola da cui – potendo – non ci si dovrebbe mai allontanare per arrivare al traguardo desiderato. Di Francesco lo terrebbe sempre dentro. Lui, invece, deve per forza gestirsi.


Una stagione di Var: andata da dimenticare, ritorno più confortante. Ma questi arbitri...

GAZZETTA DELLO SPORT - Rimettere tutto in discussione. Ecco l’effetto più problematico che una partita come quella di Firenze produce. Il Var, gli arbitri, il meccanismo: tutti sul banco degli imputati. Rispuntano vecchi fantasmi, riemergono le solite partigianerie, prendono quota nuovi revisionismi. Per mesi ne abbiamo chiesta sempre di più, a ragione: Var come se piovesse, limitiamo il potere discrezionale degli arbitri, diamo voce ad allenatori e capitani. Ora, gli indignati della tecnologia che è troppo invasiva, delle partite che durano troppo, del «questo non è più calcio», ne vorrebbero limitare l’uso: la Var solo per fatti oggettivi, fuorigioco e gol/non gol, tutto il resto torni come prima. Siamo al paradosso? Più banalmente, siamo molto confusi.

STERZATA Chiariamoci le idee. Il problema non è la Var. Diciamo meglio: non è più la tecnologia. Almeno da un paio di mesi. Il girone d’andata è stato una via crucis che potete rivedere in questa pagina, costellata innanzitutto di incomprensioni: quando deve intervenire? Come ci si regola per i falli di mano? E per i contatti alti? E per quelli bassi? Ci sono voluti mesi – ed errori – per avere delle risposte più o meno uniformi dagli arbitri e ottenere un utilizzo più o meno omogeneo dello strumento. Ma ci si è arrivati, di questo va dato atto al designatore Nicola Rizzoli, che ha impresso una sterzata alla sua squadra, più o meno in coincidenza col giro di boa del campionato. Da allora, sono diminuite, se non altro, interpretazioni e incomprensioni. L’Aia sostiene che siano calati anche gli errori, e a suffragio di questa tesi presto renderà note delle statistiche: dimostrerebbero che il numero di sviste arbitrali è ulteriormente calato rispetto all’anno scorso, stagione d’esordio sul campo della Var. Decisive sarebbero state le sei giornate del girone di ritorno. Fino a ieri, un solo episodio delle partite di gennaio e febbraio aveva riaperto il dibattito sull’utilizzo della Var: la rete annullata una giornata fa alla Spal per un fallo da rigore subito da Chiesa circa 35” prima e assegnato alla Fiorentina dopo lunga review. Procedura ineccepibile, nel rispetto del protocollo, ma con tempi troppo lunghi: effetto – si è detto – di una tecnologia già vecchia, che presto sarà aggiornata e velocizzata (ma allora perché in Champions, dove lo strumento è esattamente lo stesso, la procedura sembra già più snella?).

CHI CONTA DI PIù? Meno errori, ma più scabrosi. Quindi più rumorosi. Domenica, dentro la stessa giornata di campionato, due arbitri hanno mantenuto il punto, confermando la valutazione fatta in tempo reale, nonostante i replay gli suggerissero il contrario. L’esordiente Massimi a Genova e il più esperto Abisso a Firenze: sintetizzando brutalmente, entrambi hanno negato l’evidenza. Una circostanza che richiama in causa il problema forse più grande, il rapporto di forza che c’è tra l’arbitro sul campo e il collega al video. È giusto che uno (il direttore di gara) conti più dell’altro (il video assistente)? L’arbitro sul campo ha sempre l’ultima parola, lo impone il protocollo. Ma siamo sicuri che sia la formula più giusta? L’impressione è che Abisso domenica sera sia andato in panne anche per non farsi correggere la terza volta dal collega al Var, Fabbri. Cioè, nel dubbio di aver preso la decisione giusta, potrebbe aver pensato che confermare la prima valutazione, a dispetto del suggerimento del collega e, però, di immagini poco chiare solo per lui, gli avrebbe restituito l’autorità persa nel corso della gara. La Var è stata una rivoluzione epocale, che di fatto cambia il modo di arbitrare – ricordano sempre dall’Aia –: e il percorso di adattamento non è stato ancora completato. «Non avrete mai la perfezione». Già, ma se gli approcci sono questi, i nostri arbitri devono fare ancora parecchia strada.


La prima volta di Zaniolo

IL TEMPO - SCHITO - Il derby d'andata lo ha guardato dalla panchina, sabato sarà protagonista. Tutto è cambiato in un girone per Nicolò Zaniolo, quello che a tutti gli effetti si sta dimostrando l'acquisto più riuscito dell'era Monchi. Pensare che il diciannovenne sia arrivato come parziale contropartita in un affare che avrebbe dovuto indebolire la Roma, vista la cessione di Radja Nainggolan all'Inter, oggi fa sorridere. Il diciannovenne di Massa
ha stregato tutti a partire da Di Francesco che non lo ha voluto mandare in prestito, ma ha scelto di farlo rimanere in giallorosso con il benestare della società, fino ad arrivare ai tifosi che impazziscono per lui. Zaniolo divide con Daniele De Rossi un destino da predestinato: entrambi hanno esordito prima in Champions League che in campionato, il primo lo scorso settembre contro il Real Madrid, il capitano nell'ottobre del 2001 contro l'Anderlecht. Dopo i due gol al Porto che lo hanno consacrato anche a livello europeo, il numero 22 giallorosso si troverà ad avere a che fare con la sua prima stracittadina da titolare con le pressioni e le aspettative del caso. Di Francesco lo ha tutelato contro il Frosinone, visto che l'ex Inter era in diffida, facendogli giocare solo una manciata di minuti, sabato invece ci sarà dal primo minuto. Visti gli acciacchi degli esterni d'attacco, tolto El Shaarawy in gran forma, è probabile che il posto di Zaniolo sia proprio lì davanti, sulla destra. «Ho l'adrenalina a mille» confessa il padre Igor al Corriere dello Sport. «Il derby è sempre una partita speciale, a Roma poi si respira un'atmosfera fantastica. Nicolò è carico, ma spero che sia più rilassato di me». Nella stagione delle prime volte, Zaniolo è chiamato a far bene anche al suo primo derby. Il papà è fiducioso ma avverte il figlio di rimanere con i piedi per terra: «La gara d'andata contro il Porto è stato un bel banco di prova, ma naturalmente non basta. Non possiamo fare i finti modesti, le sue qualità sono innegabili, ovviamente non si deve fermare perché non ha ancora fatto nulla. Dovrà confermarsi nel resto della stagione e poi nei prossimi anni. Se si ferma ai due gol al Porto siamo all’inizio della fine». I tifosi della Roma si augurano che possa continuare a fare bene nella capitale nonostante le offerte da capogiro che sono arrivate e arriveranno dai top club europei. Il centrocampista giallorosso ha giurato amore alla Roma, nel club di Pallotta si trova bene e se la decisione fosse soltanto sua non avrebbe dubbi, un altro anno in giallorosso non sarebbe in discussione. A stemperare gli animi su un eventuale cambio di procuratori con l'inserimento di Raiola ci pensa papà Igor: «Raiola ha chiesto informazioni ed è interessato, ma Vigorelli resterà l'agente di Nicolò per tanto tempo». A fine stagione le parti si incontreranno per il rinnovo e l'adeguamento del contratto. Le volontà del giocatore e della società coincidono, Zaniolo è destinato a rimanere in giallorosso. Il ragazzo sa cosa vuole, le sue priorità sono quelle della Roma: superare gli ottavi contro il Porto, centrare la qualificazione in Champions e, perché no, bagnare l'esordio al derby con una vittoria.


Manolas migliora ma resta in dubbio

IL TEMPO - SCHITO - Si respira aria d'ottimismo in casa Roma. L'infermeria giallorossa si va lentamente svuotando, lasciando qualche speranza in più a Eusebio Di Francesco in vista del derby e della partita che vale i quarti di finale di Champions League contro il Porto in programma il 6 marzo. In particolar modo fanno ben sperare le condizioni di Kostas Manolas, uscito dolorante dal «Benito Stirpe». La distorsione rimediata dal greco contro il Frosinone sembra meno grave del previsto tanto che la risonanza magnetica in programma per oggi dallo staff medico della Roma è stata cancellata. Si escludono comunque sia una possibile frattura alla caviglia, sia l'interessamento dei legamenti. Il centrale giallorosso verrà monitorato nei prossimi giorni e, se il dolore diminuirà, potrebbe essere arruolabile per il derby, in caso contrario il greco tornerebbe a disposizione per il ritorno di Champions. Un lumicino di speranza per la partita contro la Lazio lo hanno sia Schick, sia Karsdorp. I due proseguono ad allenarsi individualmente dopo l'infortunio al bicipite femorale dell'ex doriano e il problema muscolare rimediato dall'olandese alla vigilia dell'andata degli ottavi contro il Porto, ma è possibile che tornino in gruppo nei prossimi giorni e di conseguenza a disposizione per sabato. Discorso diverso quello legato alle condizioni di Under: il turco si è fermato lo scorso 19 gennaio per un infortunio muscolare. Dagli esami non si evidenziano ulteriori problemi, sembra che l'esterno romanista sia definitivamente guarito, ma il giocatore sente ancora qualche fastidio. La sua situazione, come quella dei suoi compagni, continuerà a essere monitorata giorno per giorno, ma difficilmente riuscirà a tornare a disposizione per il derby.


Tre punti pesanti per l'Europa

IL TEMPO - Tre punti «pesanti» questi perché ti consentono di rimanere in scia dell’agognato quanto fondamentale unico obiettivo stagionale. Almeno quello realisticamente raggiungibile. Pesanti anche perché raggiunti al termine dell’ennesima partita allucinante durante la quale si è continuato a danzare sul bordo del burrone: come se si traessero stimoli solo dalla vicinanza al tracollo. La Roma continua a fare e disfare con una semplicità disarmante. La cosa alla quale non riesco a darmi una spiegazione è l’evanescenza di alcuni giocatori che commettono errori e disattenzioni che, prescindendo dalle capacità tecniche, dimostrano come veramente qualcuno non ci sia con la testa. Il che, forse, è ancora più grave. Nonostante si continui a non avere uno straccio di idea di gioco, se non avessimo vinto la partita di sabato sarebbe stato un problema non solo per la classifica ma anche per il morale alla vigilia di una settimana di quelle particolari. Difficile provare ad ipotizzare che squadra, e soprattutto con che testa, scenderanno i giocatori in campo nella prossima partita. Partita che peraltro ancora non si sa quando si giocherà perché, come al solito, sta andando in scena il solito teatrino tutto italico per determinare a che ora sia più «sicuro» disputarla. Che importa tanto se qualcuno ha già acquistato il biglietto e non sa ancora se riuscirà ad andare a vedere la partita? Nel frattempo, dall’altra parte è partito il solito piagnisteo preventivo, fatto di lamentele e rivendicazioni da chi è consapevole del ruolo di assoluta comprimarietà che ricopre in città e nelle immediate vicinanze. Nel caso
non bastasse, questa volta si è anche ricorsi ad esorcismi e fatture di agreste tradizione con la speranza che possano intercedere sui risultati della squadra. Mi chiedo se ci sia la consapevolezza di oltrepassare costantemente la soglia del ridicolo e del patetico: ma d'altro canto, cosa non si farebbe per un po' di notorietà? Ragazzi, la prossima partita è il derby: niente scherzi! Forza Roma...


Pigliacelli, il portiere che segna i rigori: "Pensavo a Totti, sognando Peruzzi"

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Quel pizzico di follia in più ce l’aveva avuta la sera prima, quando pensava a come avrebbe calciato il rigore in caso ne fosse arrivato uno. “Pensavo al cucchiaio, poi mi è tornato in mente che quella è roba per Totti, un talento immenso”. Già, perché Mirko Pigliacelli, il capitano della Roma lo ha visto dal vivo per 8 lunghi anni, quelli passati a Trigoria, nel vivaio giallorosso. Da domenica il telefono esplode, dopo che Mirko ha segnato (con classe) un rigore sul campo della Steaua Bucarest. (...)

C’è della follia?
"Ma no, mi fermo spesso con gli altri a calciare rigori e punizioni. Mi è sempre piaciuto giocare con i piedi, anche se in Italia qualcuno per farmi fuori ha detto che non ne ero capace. I compagni? Erano un po’ sbalorditi e un po’ sereni. Ma erano abituati a vedermi tirarli".

(...)

Lei ha girato molto in B, perché in Italia ha avuto meno di quel che si sarebbe meritato?
"Forse per il mio carattere, mi piace sempre dire le cose in faccia. Una volta vinci e non va bene perché sei giovane, un’altra perché sei in prestito… Quando mi è capitata l’occasione della Romania non ci ho pensato un attimo. E qui sono felice, strutture e organizzazione sono assolutamente al top".

(...)

Da bambino aveva un idolo?
"Angelo Peruzzi. Prima della Roma sono stato due anni alla Lazio, lì lo vedevo spesso allenarsi. Mi piace pure Casillas, anche se quelli che interpretano meglio il ruolo per me sono Neuer ed Ederson. Il top".