Altre verifiche sullo stadio: rischio rinvio rabbia del club
GAZZETTA - PICCIONI - Due diligence sì o no? O meglio: l’attività di verifica e di approfondimento disposta dalla sindaca Virginia Raggi dopo la vicenda che ha portato all’arresto di Marcello De Vito, comprende anche il progetto del nuovo stadio della Roma? È una domanda che preoccupa anche il club giallorosso, che teme un allungamento ulteriore dei tempi. Anche perché la società di Pallotta si aspettava l’approvazione della variante urbanistica già per il mese di aprile, un via libera che addirittura potrebbe slittare di diverse settimane.
MA PERCHé? Dal Campidoglio era filtrata una lettura che separava il discorso Tor di Valle da quello degli altri dossier sotto accusa: gli ex Mercati Generali, la vecchia Fiera di Roma e l’ex Stazione Trastevere. Su questi tre fronti è stata avviata la due diligence, verifica degli atti amministrativi che sullo stadio era già stata effettuata ai tempi della prima ondata di arresti, quella che portò in carcere anche Luca Parnasi. E, proprio in virtù di questo, la Roma si chiede quale ulteriore verifica sugli atti amministrativi vada fatta ora, dopo quella precedente.
SE NON L’AVESSE FATTO... Domenica, però, da Giletti a «Non è l’arena», la Raggi ha inserito nella due diligence anche lo stadio. «Io non posso sottoporre l’amministrazione capitolina a un danno erariale». Nella polemica con il suo ex assessore all’urbanistica Paolo Berdini (querelato dal suo successore Luca Montuori), la Sindaca ha poi puntualizzato: «È stato lui ad attivare il processo, non richiesto da nessuno, della conferenza dei servizi. Se lui non l’avesse fatto noi non saremmo stati qui a parlare». Una frase che si presta a diverse interpretazioni e che non deve aver fatto la gioia della Roma. Che ritiene lo stadio un «diritto» e non «un’aspettativa». Stadio su cui si era esposto il premier Conte proprio alla festa della Roma. E il Governo non avrebbe cambiato idea. Cioè: bisogna andare avanti.
Baldissoni in Olanda per l’ECA poi a Doha
GAZZETTA - PUGLIESE - Tutti a Doha. Per festeggiare i propri sponsor nella seconda edizione di «Together As Roma», ma anche per vedere se ci sarà la possibilità di attivare nuovi ed ulteriori contatti (soprattutto con vista sullo stadio). Ma in Qatar dirigenti della Roma (Baldissoni, Fienga, Calvo e Totti) ci arriveranno scaglionati. Baldissoni, ad esempio, ieri era ad Amsterdam per la riunione dell’Eca che si concluderà oggi con la conferenza stampa in cui parleranno il presidente Andrea Agnelli, il vice Edwin van der Sar e il segretario generale Michele Centenaro. Tra i temi trattati, anche il futuro (e i format) delle competizioni europee nelle stagioni che verranno. E non è deto che non parli anche lo stesso Baldissoni.
FEBBRE DA TIFO Nel frattempo a Trigoria la Roma continua a preparare la sfida di domenica prossima con il Napoli, seppur a ranghi ridotti viste le tante assenze a cui è costretto Claudio Ranieri. Ad oggi i biglietti venduti per la sfida contro i partenopei sono circa 32 mila, l’obiettivo è arrivare almeno a 40 mila. Il Casms ieri ha deciso che la trasferta nella Capitale sarà vietata solo ai tifosi partenopei residenti a Napoli e in provincia, mentre sarà possibile per tutti gli altri tifosi azzurri residenti nelle altre province campane (e, chiaramente, fuori dalla regione Campania). Ieri, poi, la Roma ha iniziato anche la vendita dei tagliandi per il settore ospiti di Marassi, dove il 6 aprile i giallorossi giocheranno in trasferta contro la Sampdoria.
C’è una difesa giallorossa che è abituata a vincere
GAZZETTA - ZUCCHELLI - Aggrapparsi a tutto, anche alla scaramanzia. Se, come appare possibile, Ranieri per la partita contro il Napoli riuscisse a recuperare Manolas, la difesa potrebbe essere formata dal greco e Fazio al centro, Kolarov, anche lui in ripresa, a sinistra, e Santon a destra. Un reparto che ha giocato insieme dall’inizio appena tre volte, ma è riuscito sempre a fare bottino pieno. Frosinone e Lazio in campionato, entrambe all’andata, e Cska a Mosca in Champions, ogni volta che è stata messa in campo questa difesa dall’inizio la Roma ha vinto.
DIFFICOLTà Di certo, tutti e quattro non stanno vivendo la loro stagione migliore. Santon era partito bene, ma poi si è perso nelle difficoltà generali, mentre la coppia Manolas - Fazio non è apparsa così granitica come in passato. Mai, da quando ci sono gli americani, due difensori centrali avevano giocato insieme così tanto tempo e con così affiatamento, ma nella crisi anche loro hanno perso certezze. Ne ha perse meno Kolarov, che però non è mai stato davvero bene, tra fastidi muscolari e il dito del piede rotto, e spesso è stato nervoso per via del rapporto teso con gli ultrà. Adesso la situazione sembra, almeno apparentemente, rientrata, ma lui continua a non stare bene, tanto che ha lasciato il ritiro della Serbia e solo domani è atteso in gruppo.
STUPORE In tutte le occasioni in cui la Roma ha schierato la difesa con Santon, Manolas, Fazio e Kolarov, in porta c’era Olsen. Nel ritiro della Svezia hanno destato molto stupore le notizie secondo cui la Roma starebbe pensando a Cragno, o comunque a un numero uno titolare, per la prossima stagione. Stizzito, Olsen ha detto che lui è in Nazionale e a quello pensa, senza dedicarsi ad altro, e non ha voluto rispondere a domande sul suo club e sul cambio di allenatore. Lo farà, forse, ma tra qualche giorno. Senza fretta e, soprattutto, senza polemica.
Roma, Zaniolo è il primo passo poi a giugno El Shaarawy
GAZZETTA - PUGLIESE - La questione-Zaniolo doveva essere affrontata subito dopo la fine del mercato, Under aspetta un adeguamento di contratto oramai da tempo, le situazioni di El Shaarawy, Dzeko e De Rossi sono ancora in stand-by. Esattamente come quella di Lorenzo Pellegrini, con cui la Roma aveva intenzione di sedersi a tavolino, anche per togliere l’insidia della clausola da 30 milioni (biennale, da 15+15). Insomma, i rinnovi contrattuali sono materia calda a Trigoria, in un momento tra l’altro in cui in casa giallorossa c’è prima di tutto da fare chiarezza su altre cose. E, cioè, su chi dovrà costruire la squadra del futuro. E su chi dovrà allenarla.
gli adeguamenti Le varie questioni lasciate in sospeso dall’addio di Monchi ora sono nelle mani da Ricky Massara, oggi d.s. giallorosso. Le sue quotazioni per restare d.s. sono in crescita, anche perché puntare su Massara vorrebbe dire dare sempre più credito anche alla figura di Francesco Totti all’interno dell’area tecnica. La prima questione contrattuale che Massara vuole affrontare è quella di Nicolò Zaniolo, il baby talento che alla Roma è scoppiato tra le mani. Oggi Zaniolo guadagna circa 300 mila euro, nei primi giorni di aprile si parlerà del suo adeguamento. La Roma avrebbe fatto meglio ad affrontare la questione a gennaio, quando il valore reale del giocatore era ancora sotto «verifica». L’intenzione da entrambe le parti è però di arrivare ad un accordo, la base dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 milioni di euro. Da capire se nell’accordo ci sarà una clausola o meno. Clausola, appunto, che la Roma vorrebbe togliere dal contratto di Pellegrini. Per ora, però, qui tutto tace. La situazione di Under, invece, dipende dal piazzamento della Roma. Se si dovrà vendere, il turco è uno dei giocatori che potrebbero essere sacrificati sull’altare delle plusvalenze. In caso contrario gli verrà riconosciuto un adeguamento, visto che guadagna 900mila euro più bonus.
LE SCADENZE Poi ci sono i contratti in scadenza. De Rossi a giugno, ma ci si aggiornerà ad inizio maggio, anche in considerazione della situazione fisica del capitano. El Shaarawy e Dzeko, invece, nel 2020. Per ora, stallo su entrambi i fronti. Con il Faraone a giugno si arriverà ad un accordo (oggi guadagna 2 milioni, salirà di un po’), con Dzeko forse no. Le strade, infatti, con il bosniaco potrebbero dividersi. A 33 anni appena compiuti, l’Inter è in pole position per il suo futuro, ma a Trigoria in questi giorni è arrivata anche un’offerta da parte del West Ham.
Il piano Dzeko è in cima alla lista Inter. Edin accarezza l’idea, dopo pasqua l’affondo
GAZZETTA - STOPPINI - In tempi di social è giusto dire così: Dzeko ha messo il like all’Inter. L’ha messo e non è un mistero per nessuno dei protagonisti di questa storia, perché tra lui e la società nerazzurra c’è un po’ di più di una semplice stima a distanza. Non siamo al fidanzamento ufficiale solo perché i tempi non sono ancora maturi. Ma potrebbero esserlo presto, magari subito dopo Pasqua, dopo l’Inter-Roma di sabato 20 aprile che qualcosa di più – probabilmente qualcosa di definitivo – sulla corsa Champions lo dirà. Dzeko e l’Inter si piacciono, la sosta per le nazionali è servita al centravanti anche per parlare del suo futuro con lo storico agente Irfan Redzepagic: le condizioni perché un anno dopo Nainggolan i due club tornino a parlarsi per intavolare un nuovo affare ci sono tutte.
Parametri A Dzeko piace l’ipotesi Inter. Molto più di un ritorno in Premier League, che pure sarebbe possibile se è vero che West Ham (soprattutto) ed Everton si sono mosse di recente mandando segnali alla Roma. Il bosniaco però ha espresso il desiderio, anche per motivi familiari, di restare in Italia. Con il club giallorosso non sta vivendo il migliore dei momenti, una cessione a fine stagione può rientrare nell’ordine delle cose, è un’eventualità che definire remota sarebbe sbagliato. E l’Inter gli darebbe la possibilità di giocare ancora ad alti livelli, da qui nasce il gradimento espresso da Dzeko all’eventualità di un trasferimento a Milano. Insomma: se l’Inter ha in testa il bosniaco, è perché sa che al bosniaco può arrivare. Lo stipendio di Edin – 4,5 milioni netti più bonus – è alto ma rientra comunque nei parametri nerazzurri. Ed è chiaro che il contratto in scadenza nel 2020, che difficilmente sarà rinnovato, non fa che agevolare i piani dell’Inter, disposta ad offrire al centravanti un contratto triennale.
Ideale Se a Dzeko piace l’Inter, va pure spiegato perché l’Inter cerca un profilo come quello dell’attaccante della Roma. Si ragiona, evidentemente, nell’ipotesi che Icardi vada via: la strada in quel senso è tracciata, poi evidentemente tutto dipenderà dalle offerte che arriveranno (se arriveranno) ad Appiano. Dzeko piace ad Ausilio da sempre, lo stesso Marotta ha provato in passato a portarlo alla Juventus, arrivando una volta a sfiorare persino il colpo. Il bosniaco è considerato il profilo perfetto per completare il reparto offensivo, per giocare vicino a Lautaro o al posto di Lautaro, in definitiva è considerato il tipo di centravanti ideale per accompagnare la crescita del Toro argentino. Ideale sia per il tipo di gioco, sia per l’esperienza internazionale in grado di garantire, qualità che è mancata alla squadra di quest’anno in alcune uscite europee.
Precedente In soldoni: i passi sono stati già mossi e sembrano andati a segno. È chiaro che siamo in un momento della stagione in cui è di fatto impossibile muoversi in maniera definitiva, perché il piazzamento Champions diventa conditio sine qua non per la stessa Inter per fare certi ragionamenti. Solo dopo la certezza di un ritorno nella Grande Europa il club nerazzurro si muoverà in direzione Roma. Ed è qui che le due società saranno chiamate a trovare un’intesa non banale, sia in termini di bilancio sia perché in qualche modo l’affare Nainggolan-Zaniolo – e le conseguenti polemiche – rischia di complicare le cose. Va trovata la valutazione corretta: l’Inter cerca un affare low cost, magari studiando l’inserimento di una contropartita tecnica. La Roma invece parte da una valutazione elevata per il centravanti, non lontana dai 30 milioni di euro per i quali si concluse la trattativa – poi sfumata – con il Chelsea nel gennaio 2018, 13 mesi fa. Insomma, c’è un pezzo di strada da fare per vedere Dzeko in nerazzurro.
Toro in campo Quella strada che Lautaro ha dimostrato di saper battere nel migliore dei modi con l’Inter. Se ne sono accorti pure in Argentina: stasera in Marocco il Toro giocherà la seconda gara consecutiva da titolare con la Seleccion. E lo farà stavolta in coppia con Dybala, giusto per rafforzare ancora di più la suggestione di un futuro a tinte nerazzurre. Ma la maglia è (solo) albiceleste, per cambiare colore c’è tempo. In fondo, scambiare Icardi con la Joya non è una cosa che si fa in pochi giorni: serve, almeno, una buona dose di voglia di rischiare.
Manolas dalla Grecia: "Sto bene in giallorosso"
LEGGO - BALZANI - “A Roma sto bene, qui c’è la mia vita”. Sembra una dichiarazione d’amore quella di Manolas dal ritiro della Grecia. Tuttavia, senza qualificazione in Champions, il suo destino potrebbe essere lontano dalla capitale. La clausola da 36 milioni fa gola a United, Chelsea e Juve. Il suo posto potrebbe essere preso da uno tra Mancini e Izzo. Nel corso dell’intervista Manolas ha anche parlato dei suoi esordi da calciatore: “Ho iniziato rispondendo a un annuncio su internet dell’Aek Atene”.
Rivincita social: il club terzo in Italia
LEGGO - BALZANI - Nel mondo reale non sono arrivati titoli e in questa stagione è a rischio pure la partecipazione Champions. In quello virtuale, soprattutto nella galassia social, però la Roma il suo scudetto l'ha vinto. Il club giallorosso conta ad oggi 15 milioni di followers sparsi soprattutto tra Instagram (2,4 milioni), Facebook (9,2 milioni) e Twitter (1,7). Un'impennata incredibile rispetto a 4 anni fa quando il bilancio ne segnava cinque. E che ha permesso alla Roma di raggiungere addirittura l'Inter che oscilla sui 16 milioni. Se togliamo lo strapotere juventino (circa 65 milioni) anche il paragone con il mega brand Milan non fa più impallidire (36 milioni). Mentre Napoli e Lazio rincorrono senza speranza: 5,5 milioni per il club di De Laurentiis; appena 1,8 per quello di Lotito (il solo Totti ne vanta 4,6). La Roma inoltra parla 13 lingue sui social (l'ultima è quella nigeriana). Un gran lavoro quindi quello dei social media manager giallorossi capeggiati da Paul Rogers. Purtroppo non accompagnati da quelli sportivi che avrebbero aiutato la Roma a ottenere ancora più follower. Proprio il post dopo lo storico gol di Manolas al Barcellona un anno fa ha ottenuto 318 mila like e 182 mila retweet, molti di più rispetto a top club come Real Madrid o Liverpool.
Stangata sulla Nike: lucrava sulle maglie dei grandi club
LEGGO - PERUGIA - L'Antitrust Ue ha multato la Nike per 12,5 milioni di euro. Il motivo? Perché la multinazionale statunitense ha lucrato in maniera non corretta sui prodotti che più stanno a cuore ai tifosi di calcio: le magliette dei loro idoli. La Nike ha infatti impedito ai commercianti di vendere in tutti gli Stati dell'Unione le magliette di alcune squadre di calcio tra cui Roma, Barcellona, Inter, Manchester City, dal 2004 al 2017. I commercianti che avevano la licenza, infatti, potevano venderle soltanto nel loro Paese, a scapito dei consumatori europei e violando le regole della concorrenza. «I prodotti ufficiali della squadra del cuore, come sciarpe o magliette, sono spesso oggetti di culto per i tifosi di calcio. Nike ha impedito a molti dei suoi licenziatari di vendere questi prodotti in altri Paesi, riducendo così la scelta offerta ai consumatori e facendo salire i prezzi. Questo viola le norme antitrust dell'Ue», ha detto la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager.
Italia, prove d'identità
IL MESSAGGERO - TRANI - L'Italia, da Udine a Parma, deve restare se stessa. Nello spirito e nel risultato. Perché Mancini, coinvolgendo gran parte del suo gruppo, mostra a Parma l'altra faccia della Nazionale, cambiando sette-undicesimi della formazione che, sabato sera, ha battuto la Finlandia nel 1° match delle qualificazioni verso Euro 2020. Il ribaltone, insomma, è servito. Fondamentale, però, è replicare l'impronta che accompagna gli azzurri ormai da ottobre, evitando di complicarsi la vita proprio sul più bello. Probabilmente è la notte giusta, pesato l'ospite: al Tardinisi presenta il Liechtenstein che al 181° posto del ranking Fifa.
GOLEADA PER SFIZIO - Solo 10 gol in 10 partita: l'Italia semina bene, ma senza raccogliere quanto dovrebbe. La nazionale guidata dall'islandese Kolvidsson invita alla raffica: negli unici 2 precedenti, con Ventura ct, gli azzurri realizzarono 4 reti a Vaduz (novembre 2016) e 5 a Udine (giugno 2017) nelle qualificazioni mondiali. Non bastarono per tenere il ritmo delle Spagna che si scatenò contro la selezione del Principato. Ma la situazione verso Euro 2020 è diversa: passano le prime due di ogni gruppo e non solo una. Quindi non è necessario esagerare, anche se segnare fa comodo per non correre alcun rischio nella possibile corsa a tre che chiama in causa anche la Grecia e la Bosnia, le avversarie di giugno. Il debutto del Liechtenstein sabato a Vaduz, è stato dignitoso: 0-2 contro la nazionale ellenica. «Bisogna sbloccare presto il risultato: loro si chiuderanno e sarà comunque dura. Non c'è niente di scontato. Mai. E bisogna comportarsi sempre allo stesso modo sia se affrontiamo il Brasile sia se giochiamo contro la Finlandia. Serve, per essere forti, la stessa identità e la stessa concentrazione, a prescindere dall'avversaria» avverte Mancini. «Non dobbiamo pensare di risolvere la partita con una giocata. Sarebbe un errore non conservare il filo del gioco».
STESSO COPIONE - Il ct conferma solo Bonucci, Verratti, Jorginho e Kean. In porta test per Sirigu, titolare nell'amichevole di novembre contro gli Usa: l'ultima partita vera all'Europeo in Francia (2016) contro l'Irlanda. Mancini sarà il 16° debuttante di questa gestione e farà il terzino destro per l'indisponibilità di Florenzi e Piccini. Romagnoli va accanto a Bonucci e Spinazzola passa a sinistra. Sensi mezzala, Politano esterno destro. E dopo quasi 9 anni, Quagliarella titolare (giugno 2010, contro la Svizzera). Mancini lo incorona: «Non è a gettone, lui merita di stare qui: è il capocannoniere del campionato. Se segna un gol o due a partita, come fa ultimamente, viene all'Europeo». Ma si tiene stretto anche Immobile: «Quagliarella è entrato quando la Finlandia ha smesso di difendersi. Ciro, infastidito per i cori del pubblico per Fabio, ha fatto una grande partita». Il 10 a Bernardeschi, anche se al Tardini si dovrebbe accomodare in panchina. «Giusto che l'abbia preso lui: vedrete che diventerà decisivo anche come realizzatore» spiega il ct. A riposo capitan Chiellini e fascia all'altro senatore Bonucci che sposa il nuovo corso: «Mancini ha un gioco diverso dagli altri allenatori e noi lo seguiamo». Conferma per il millennial Kean: «Siamo stati giovani anche noi e gli errori alla sua età si fanno: deve migliorere con l'Italia». E prima da titolare, con questo ct, per Spinazzola, formidabile al debutto in Champions nella rimonta contro l'Atletico Madrid. La Juve, insomma, si sta riprendendo la Nazionale: 6 i convocati, con il portiere Perin.
Ranieri-Ancelotti: ostacoli di cuore
IL MESSAGGERO - CARINA - Tre Champions e altrettante supercoppe europee, 1 Premier, 1 FA Cup, 1 Supercoppa inglese, 1 scudetto, 1 coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 Bundesliga, 2 supercoppe tedesche, 1 Ligue 1, 2 coppe intercontinentali, 2 volte tecnico dell'anno Uefa, più 1028 panchine. Questo è il palmares di Carlo Ancelotti, prossimo avversario della Roma. Che come tutti, però, nella vita ha un tabù. E questo tabù si chiama Claudio Ranieri. Il tecnico del Napoli, infatti, non ha mai battuto l'allenatore giallorosso. Tre vittorie e altrettanti pareggi per Sir Claudio che non avrà un curriculum così lungo, ma può vantare la più grande sorpresa (e impresa) calcistica degli ultimi 30 anni: lo scudetto con il Leicester. A separarli ci sono inoltre 61 panchine di differenza a favore del tecnico di San Saba (1089), otto anni d'età e attualmente 13 punti in classifica. Dei quali Ranieri è minimamente responsabile.
PASSATI INCROCIATI - Entrambi domenica riabbracceranno il loro passato. Ancelotti strizzando l'occhio a Roma e alla Roma, che lo ha amato come calciatore e più volte lo ha sognato come allenatore. Ranieri farà altrettanto con il Napoli, del quale tempo fa ha tracciato un affresco splendido: «Con mia moglie abitavamo al Vomero. Dormivamo con le tapparelle aperte e ci svegliavamo per forza alle sei, con la prima luce del sole, per goderci lo spettacolo della città e del mare». Esperienza, che come spesso è accaduto nella sua carriera, ha visto un primo anno positivo (quarto posto nel post-Maradona e qualificazione alla coppa Uefa) e un secondo in salita (esonerato). La Roma per Ancelotti è il secondo avversario più affrontato in carriera. Trentadue le gare contro i giallorossi: 11 vittorie, 12 pareggi e 9 sconfitte. Ranieri, invece, ha incrociato il Napoli 20 volte: 10 successi, 3 pari e 7 ko.
IDENTITÀ DA TROVARE - Tra i due c'è stima reciproca: «È entrato per sempre nella storia», le parole di Ancelotti dopo l'exploit di Leicester. Complimenti contraccambiati quando Carlo accettò il Napoli: «È un gran colpo, la serie A ci guadagna». Poi, a dicembre, ancora lodi: «Ancelotti è stato bravo a dare la sua impronta alla squadra». Quella che Sir Claudio, inevitabilmente, ancora non è riuscito a fare. Centottanta minuti sono troppo pochi per incidere. Anche perché tra infortunati e impegni delle nazionali non ha mai avuto l'intera rosa a disposizione. E non l'avrà nemmeno domenica. Se le condizioni di El Shaarawy potrebbero non essere così precarie (oggi esami), Under e Kolarov sono pronti a tornare (Pellegrini in gruppo venerdì: al massimo convocato). Sono 10 le gare che restano a Ranieri per centrare la Champions. Per Ancelotti pare invece già acquisita. Il Milan è distante dai giallorossi 4 punti (5 considerando gli scontri diretti). Per riuscire nella rimonta servirà convincere la squadra a credere in uno spartito. Dopo il 4-3-3, il 4-2-3-1 e la difesa a tre, a Ferrara il tecnico ha optato per il 4-4-2 con il doppio centravanti e due esterni molto offensivi. Un assetto che la Roma ha dimostrato di non poter supportare. Con il Napoli, servirà altro. Intanto Baldissoni è volato ad Amsterdam per l'assemblea generale dell'ECA. Domani raggiungerà Totti, Fienga e Calvo a Doha per un workshop. Il West Ham fa sul serio per Dzeko che però aspetta l'Inter.
Roma, Manolas usa parole al miele
INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Kostas Manolas, punto fermo della Roma ma allo stesso tempo al centro di mille voci di mercato. «A Roma sto bene, mi piace la mia vita lì. Ed è una vita molto semplice, trascorro gran parte del tempo libero a casa, insieme con la mia famiglia». Dolci parole quelle rilasciate dal greco, che ieri hanno iniziato a suonare molto bene nelle orecchie di molti tifosi giallorossi. Già, anche perché la paura di tanti nella Capitale è che questi possano essere gli ultimi mesi del difensore greco in giallorosso. Lui che, De Rossi e Florenzi a parte, ad oggi è il giocatore romanista più longevo, essendo arrivato nel 2014 per sostituire Benatia (ceduto al Bayern Monaco ndr). A cinque anni dal suo sbarco, il prosieguo dell’avventura nella Roma dipenderà molto dall’esito finale della stagione giallorossa. Con la Champions Manolas potrebbe restare. Senza è uno dei principali indiziati a partire. Per due motivi: la clausola rescissoria da 36 milioni di euro (che sarebbero quasi tutta plusvalenza per i conti del club ndr) e la voglia del giocatore di andare a provare eventualmente a vincere qualcosa altrove. Dove? United, Bayern e Juve sono alla finestra, ora che ha scelto come procuratore Mino Raiola.
LA ROMA SI GUARDA INTORNO - Ecco anche perché a Trigoria stanno cercando di sondare il mercato dei difensori centrali. Con qualche contatto e molte idee. Così ieri ha perso punti strada facendo quella che portava al brasiliano Matheus Guedes (19enne del Santos, con il contratto in scadenza), mentre ha preso quota la candidatura di Jean-Clair Todibo, il giovane francese arrivato al Barcellona a gennaio dal Tolosa, ma che finora con i catalani non è ancora mai sceso in campo. Diciannove anni anche per lui, ha un costo accessibile (circa dieci milioni), è forte di testa (qualità che sfrutta anche nelle proiezioni offensive) e all’occorrenza può giocare anche da mediano. Insomma, un ottimo investimento per il futuro. Esattamente come Gabriel Magalhaes, 21 anni, brasiliano del Lille, uno che costa anche molto di meno (circa 2 milioni) ma che offre anche meno garanzie di affidabilità rispetto al centrale del Barcellona. La Roma non ha ancora il suo nuovo ds ma siamo già in pieno mercato, non ci sono dubbi.
InsideRoma Daily News - Allenamento Roma, domani Kolarov ed Under torneranno in gruppo - De Rossi migliora, l'obiettivo è il Napoli - Casting ds Roma. In pole c'è Ausilio, le alternative sono Campos e Petrachi
NOTIZIE DEL GIORNO | 25 MARZO 2019
- Buone notizie in casa Roma. Da domani Claudio Ranieri potrà riabbracciare sia Kolarov che Under che, come riferito da Sky Sport, torneranno ad allenarsi in gruppo e quindi potranno scendere in campo già domenica prossima contro il Napoli.
- De Rossi verso il miglioramento. Secondo Sky Sport, il capitano affronta bene l'infortunio al polpaccio e potrebbe ricominciare a lavorare insieme al gruppo già mercoledì. Il desiderio di Daniele e di tutti noi è che si rimetta in sesto per la partita contro il Napoli.
- Domani pomeriggio, gli uomini di Ancelotti torneranno adi allenarsi al Centro Tecnico in vista del match in programma domenica alle ore 15 allo stadio Olimpico contro la Roma. Gli azzurri rimasti a Napoli hanno lavorato nella settimana della sosta per le Nazionali. Questo è quanto apparso sul sito ufficiale dei partenopei, sscnapoli.it.
- La Roma segue Loïs Openda, attaccante del Bruges. Il classe 2000, attualmente impegnato con la Nazionale Under 19 belga, si è messo in mostra proprio nel match giocato contro l'Italia dove ha messo a segno una doppietta. Questo quanto riportato da voetbalnieuws.be.
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La Roma fa il casting per il nuovo direttore sportivo. Dopo l'addio di Monchi, il ruolo è stato affidato "pro tempore" a Frederic Massara ma la dirigenza giallorossa sta continuando a lavorare sotto traccia e secondo l'agenzia di stampa Adnkronos, la pista principale porta all'attuale ds dell'Inter Piero Ausilio, il cui rinnovo con il club nerazzurro, dopo l'arrivo di Beppe Marotta, non è così certo. L'ad dell'Inter, infatti, potrebbe portare un suo uomo in nerazzurro e supervisionare tutto il mercato, con Ausilio che a questo punto preferirebbe trovare una nuova sfida professionale.
Altre strade che si stanno vagliando sono quelle che portano al portoghese Luis Campos del Lille, legato al tecnico Jardim e molto vicino al famoso agente Jorge Mendes, e Gianluca Petrachi ds del Torino che ha un contratto in scadenza con i granata nel 2020 e con il presidente granata Urbano Cairo che non ha nessuna intenzione di privarsene a cuor leggero. Nessun contatto invece con Massimiliano Mirabelli, ex ds del Milan, che probabilmente andrà al Bologna.
L'influenza degli agenti non è comunque un dato da sottovalutare anche nel mercato dei ds, se Campos è vicino a Mendes, Ausilio è vicino ai fratelli Giuffrida, Gabriele e Valerio sono agenti e intermediari molto influenti sul mercato italiano e polacco e anche amici personali del ds nerazzurro con frequentazioni ad Ibiza e all'Hotel Bulgari di Milano. Come intermediari i Giuffrida hanno fatto molti gli affari sul versante genovese con il Genoa di Preziosi e la Samp di Ferrero, in particolare con giocatori polacchi, ma anche con l'Inter e la Roma, sia per giocatori affermati che per giovani promesse.
Per la panchina, la prima scelta sarebbe Maurizio Sarri che è però legato al Chelsea e Gian Piero Gasperini prima alternativa, tentato dal riprovare un'esperienza in una grande piazza. Il futuro della Roma passa però anche dalla qualificazione in Champions League. Senza il quarto posto, il club giallorosso sarebbe costretto a cedere pezzi importanti per rimettere apposto il bilancio. I maggiori indiziati sarebbero Manolas, Dzeko e Lorenzo Pellegrini, che consentirebbero plusvalenze importanti. Un discorso a parte merita Niccolò Zaniolo, giocatore su cui ha messo insistentemente gli occhi addosso la Juvnetus che sarebbe disposta a pagarlo 60 milioni, ma la piazza giallorossa non prenderebbe bene una tale cessione.