Terremoto De Vito, strappo nel M5S: “Ora stop allo stadio”

IL MESSAGGERO - PIRAS - Non sono riusciti a convincere tutti i consiglieri di maggioranza che si può andare avanti. Né Virginia Raggi né Max Bugani, fedelissimo di Grillo e Casaleggio e ora a Chigi con Luigi Di Maio, che per l'occasione è piombato in Campidoglio per rendersi conto di persona della situazione. Il bilancio serale sarà prudente: «Ora si va avanti, pare sia circoscritta solo a De Vito questa storia». I consiglieri pentastellati hanno chiesto uno stop al progetto stadio come condizione per andare avanti. Si sono svegliati male ieri mattina, con la notizia dell'arresto del presidente Marcello De Vito per corruzione. E ora hanno paura. I racconti di Giovanna, la moglie di Marcello, ex assessore municipale, che si dispera, sola, con una figlia piccola, sono rimbalzati veloci. E ora hanno il terrore che anche solo un voto in Assemblea, quello di De Vito è finito nelle motivazioni per la custodia cautelare, possa farli precipitare nel calderone giudiziario. Per questo ora pretendono un'inversione di marcia. I consiglieri arrivano alla riunione di maggioranza stravolti e con le facce scure. «Sono tutti uniti», assicureranno gli spin doctor che ieri hanno chiuso i rubinetti dei social. Ma si va in ordine sparso. «Sto leggendo le agenzie, devo capire cos'è successo, ma è un giorno triste», dice a poche ore dall'arresto Paolo Ferrara che rivive lo spavento dell'indagine che ha coinvolto anche lui nella prima fase. «Le perplessità sull'opera sono note fin dall'inizio», fa notare Maria Teresa Zotta. «Sono contraria allo stadio, non è la nostra priorità», dribbla le telecamere Gemma Guerrini. «Lo stadio si farà? Non è una domanda che in questo moment...», sale le scale Pietro Calabrese consapevole che lo stadio ormai puzza di bruciato. Ma non fa in tempo a finire la frase in politichese che un vigile si gira verso i cronisti e fa la traduzione simultanea: «».

FRASTORNATA - Carola Penna è frastornata: «Faremo degli approfondimenti ma dopo tutte quelle due diligence, io non lo so». Giuliano Pacetti ed Enrico Stefano andranno alla Capigruppo urgente dicendo alle opposizioni che chiedono le dimissioni: «Pietà, fateci studiare la legge Severino». E proprio di Stefano, attuale numero uno alla commissione Mobilità, si parla come del prossimo presidente d'aula in sostituzione di De Vito. Ma chi non ha pietà è la pentastellata MonicaMontella che uscirà con la faccia livida e furiosa con Raggi: «Lo stadio è stato la nostra rovina, fermiamoci».
«E pensare che con Marcello eravamo in terrazza a fumare una settimana fa», osserva FrancescoSilvestri, il deputato romano che dovrà tornare a fluidificare la situazione, a separare il grano dal loglio, a cercare di capire se si può davvero andare avanti o no. E che diceva De Vito? «Parlavamo dell'importanza di tenere la schiena dritta», risponde Silvestri. Ma nessuno, e il M5S lo ha scoperto ieri con le foto di De Vito a Regina Coeli, è immune dalla corruzione. E, doppia scoperta, nemmeno dalle bugie che si raccontano ai deputati o ai capi politici.


Raggi: “Sono furiosa ma vado avanti, il malaffare non è sconfitto”

IL MESSAGGERO - MENICUCCI - In Campidoglio è quasi notte, le finestre sono ancora illuminate, la sindaca Raggi va avanti e indietro tra la sua stanza e quella in cui si tiene la riunione di maggioranza con i consiglieri pentastellati. Il clima è quello del 13 giugno, quando vennero arrestati Luca Parnasi e Luca Lanzalone, oppure quello di altre epoche, quando altre inchieste giudiziarie travolsero come uno tsunami le giunte di centrodestra e di centrosinistra. Raggi si dice «fuori di sé dalla rabbia», prova a passare al contrattacco, l'arma di difesa che ha utilizzato spesso in questi due anni e mezzo.

Sindaca, si aspettava questo coinvolgimento di De Vito, uno degli esponenti di punta di M5S, nell'inchiesta sullo stadio?
«Sono furiosa. Da due anni e mezzo stiamo riportando legalità e trasparenza nel governo di Roma per poi scoprire che qualcuno, invece di giocare in squadra con noi, pensava ai suoi interessi personali e non al bene della città».

Lei oggi ha sentito Luigi Di Maio. Cosa vi siete detti?
«Che il Movimento 5 Stelle ha gli anticorpi vivi e che a Roma bisogna andare avanti per portare a termine ciò che è stato iniziato nell'interesse dei cittadini. Sono sempre stata garante della legalità e continuerò ad esserlo».

Eppure, in due anni e mezzo, siete passati dal grido «Onestà, onestà», agli arresti per corruzione. Cosa rimane della diversità cinquestelle da voi sbandierata?
«Rispetto agli altri partiti, M5S ha reagito immediatamente con l'espulsione di De Vito, già poche ore dopo la notizia dell'arresto. Questa è la differenza. Chi sbaglia paga. Non c'è spazio per chi sfrutta la politica per perseguire interessi personali».

Qualcuno le imputa i due pesi e due misure: condanna per De Vito, garantismo ad esempio per il direttore generale del Comune, indagato per la vicenda Ama.
«Sono due situazioni non paragonabili».

Forse perché con De Vito c'è stata qualche scaramuccia? Lo considera un avversario politico?
«Be', è noto che lui e Roberta Lombardi non mi amavano. I nostri erano rapporti d'aula».

Ha mai conosciuto l'avvocato Camillo Mezzacapo, l'amico di De Vito?
«Gli ho fatto un colloquio, insieme ad altri, per il Cda di una società partecipata della Città Metropolitana. L'ho scartato perché non mi convinceva».

Ma se fosse all'opposizione, non chiederebbe le dimissioni del sindaco?
«Io e la mia maggioranza andiamo avanti determinati e compatti. C'è un programma da portare a termine. L'ho detto anche ai consiglieri: abbiamo un progetto comune».

Ma, alla luce dei fatti, che fine fa il progetto stadio?
«Parlano le carte. Gli inquirenti hanno ribadito che l'inchiesta non riguarda gli atti amministrativi relativi allo stadio. Io ho fatto comunque avviare un'ulteriore indagine presso il Politecnico di Torino, un ente terzo, per verificare se si tratti di un progetto realmente utile alla città».

Ma come potete andare avanti con questo clima?
«A testa alta. E con la consapevolezza che non si devono mai abbassare le barriere nei confronti della corruzione. In questi anni c'è stato un continuo tentativo di infiltrazione da parte del vecchio sistema. Con il contributo determinante della magistratura siamo riusciti a respingere ogni attacco. Se c'è qualcuno che ha sbagliato, è giusto che paghi. Non faccio sconti».

Ma non sente almeno la responsabilità di non aver fermato il progetto stadio a giugno, quando vennero arrestati Lanzalone e Parnasi?
«Per prima cosa ricordo che questo è uno dei progetti ereditati, che se avessi bloccato senza una valida motivazione, avrebbe determinato pesanti obblighi risarcitori a carico di Roma Capitale con connesso danno erariale per l'ente. La conferenza dei servizi che coinvolge tutte le istituzioni competenti e per i pm il progetto è regolare. Se non lo fosse, sarei la prima ad intervenire. In ogni caso io e la mia maggioranza abbiamo migliorato un progetto sbagliato, dimezzando le cubature».

Ma perché si è tanto intestardita sullo stadio?
«Mi intestardisco su mille progetti che porto avanti per Roma, ma forse qualcuno non ne parla: i 600 bus nuovi acquistati, le nuove corsie preferenziali, i bus turistici fuori dal Centro, lo sblocco di un miliardo di euro di investimenti per Roma, l'aver raso al suolo le ville dei Casamonica... Vuole che continui?»

Nelle carte dell'inchiesta, però, ci sono altri progetti nel mirino: gli ex Mercati Generali, l'hotel a Trastevere, l'ex Fiera di Roma. Possibile non si fosse mai accorta di nulla?
«Ho chiesto agli uffici di avviare una nuova due diligence, un'ulteriore verifica su tutta la procedura che riguarda gli altri progetti attenzionati dall'inchiesta».

Non si sente un po' come l'ex sindaco Ignazio Marino, anche lui «ignaro di tutto»? E non è una colpa non aver saputo fare da filtro, visto che in Campidoglio continuavano a prosperare gli stessi imprenditori di prima?
«Non è così. Se qualcuno pensa di poterci infettare sappia che non ci riuscirà. Siamo stati eletti per scardinare l'intreccio perverso tra politica e affari in questa città e lo stiamo facendo».

Mancano poco più di due anni alla fine del suo mandato. Su questo punto lei è stata sempre molto evasiva: si ricandida o no?
«Lavoro per il bene di Roma. Non penso ad altro».


Dallo stadio ai grandi appalti. Corruzione, sistema De Vito: l’arresto scuote il Campidoglio

IL MESSAGGERO - ALLEGRI - ERRANTE - Una società nascosta che diventa la cassaforte dove accumulare tangenti. Gli incontri segreti per pianificare il prossimo affare, «lì non va bene, ci vedono tutti». Imprenditori disposti a pagare, tanto, per spingere, a prescindere dalle contestazioni di un pezzo di maggioranza, le pratiche urbanistiche più delicate della Capitale. Da Luca Parnasi ai fratelli Pierluigi e Claudio Toti, fino a Giuseppe Statuto. Politici avidi, e la corruzione che diventa sistemica: un «format replicabile», un «campo da gioco calpestato», indistintamente, da pubblici ufficiali e privati. Un'altra bufera si è abbattuta sul Campidoglio ieri all'alba, quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma si sono presentati a casa del presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, volto forte del M5S, per notificargli un'ordinanza d'arresto per corruzione e traffico di influenze illecite. De Vito finisce in carcere insieme al suo socio, l'avvocato Camillo Mezzacapo, collettore delle mazzette fatte passare per consulenze: un giro da quasi 400mila euro, tra soldi promessi ed erogati.

IL MANIFESTO - Le loro conversazioni intercettate diventano un manifesto programmatico che per il gip è «desolante»: i cinquestelle alla guida di Roma e del Paese sono una «congiunzione astrale favorevole», da sfruttare per massimizzare i profitti. Era Mezzacapo che Parnasi, i Toti e Statuto - tutti e quattro indagati - pagavano per assicurarsi affari milionari. Almeno tre grandi appalti, oltre allo Stadio di Tor di Valle: la realizzazione di un albergo nell'ex stazione di Trastevere, la trasformazione della zona della vecchia Fiera di Roma in una città dello sport e la riqualificazione degli ex Mercati generali, sulla via Ostiense.

L'ASSESSORE - Ai domiciliari sono finiti Fortunato Pititto, architetto del gruppo Statuto, e Gianluca Bardelli, amico di De Vito e Mezzacapo, titolare di una concessionaria dove i due si incontravano in gran segreto. Perquisiti il Comune e gli uffici di Acea. Ma non è finita. L'inchiesta sfiora l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori: la sua capo segreteria, Gabriella Raggi, è indagata per corruzione, mentre lui è stato ascoltato ieri dai pm come persona informata sui fatti.
Per l'aggiunto Paolo Ielo, i contratti di consulenza mascherano tangenti. E nel copione ci sono pure prestanome - come l'avvocato Virginia Vecchiarelli, un'emissario di Mezzacapo, indagata -, fatture per operazioni inesistenti, autoriciclaggio, evasioni fiscali. La nuova inchiesta delle pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, parte dall'imprenditore Parnasi, già imputato per le tangenti legate alla realizzazione dello stadio a Tor di Valle. Con De Vito puntava ad aumentare il suo raggio d'influenza. E il politico, nonostante l'arresto dell'imprenditore, ha continuato a curare interessi privati. Usando con Mezzacapo solo qualche accortezza: parlare meno al telefono, dirottare parte dei guadagni sui conti della società Mdl srl, riconducibile a entrambi. Tutto parte dalle ammissioni di Parnasi che davanti ai pm ha raccontato come fosse riuscito a creare «un sistema ampissimo di relazioni», De Vito continuamente «alla ricerca di conoscenze interessate ai favori che è in grado di procurare» replica il sistema. È Parnasi a metterlo in contatto con i fratelli Toti.

LE REAZIONI - L'ennesimo terremoto che travolge la giunta pentastellata scuote il Movimento. Non passa nemmeno un'ora dalla notizia dell'arresto, che interviene il vicepremier Luigi Di Maio: De Vito espulso dai Cinquestelle con effetto immediato. Non ci sono mezzi termini nelle parole del ministro: «Vergognoso, moralmente basso». Una decisione che ottiene il plauso del premier Conte e del ministro Bonafede. Intanto il Pd torna a chiedere le dimissioni della sindaca, mentre la Lega parla di «brutto colpo per Roma».


Patrik: “Ranieri sta pulendo l’ambiente”

IL MESSAGGERO - Patrik Schick parla come se si fosse liberato: con l’esonero di Di Francesco ha una nuova opportunità: «Il primo compito di Ranieri è stato quello di ripulire l’ambiente e rimettere insieme i pezzi, e ci sta riuscendo. Sta provando a infonderci positività, è un allenatore onesto anche se lo conosco da pochi giorni». La riorganizzazione della Roma non ha colpito solo il tecnico, ma anche altri 9 dipendenti: «Non è mai piacevole quando un allenatore se ne va e altre persone perdono il lavoro. E adesso anche Monchi», ha detto l’attaccante a isport.cz.

Ed è stato proprio l’addio dello spagnolo a lasciare tanta amarezza in Schick: «Ha colpito tutti, non ci aspettavamo che se ne andasse. E’ un dirigente molto onesto, ci sosteneva e ci difendeva sempre. Sono dispiaciuto. Nessuno aveva problemi con lui, e chiunque avesse avuto una difficoltà sapeva dove trovarlo».

 

 

 

La variante da votare subito che rischia di paralizzare il quadrante Sud della Capitale

IL MESSAGGERO - DE CICCO - La variante urbanistica che Marcello De Vito avrebbe dovuto mettere ai voti in Assemblea capitolina, «tempo due mesi» dicevano fino all'altro ieri in Campidoglio, avrebbe concesso ai privati 670mila metri cubi per negozi, uffici e alberghi. Il doppio di quanto scritto nel Piano regolatore, che a Tor di Valle prevedeva un'area di «verdepubblico attrezzato», insomma un parco a tema o qualcosa di simile. Certo non un nuovo quartiere con palazzine alte fino a sette piani, il vero core business dell'operazione calcistico-immobiliare, in cui lo stadio è solo la testa di ponte di un affare infinitamente più grosso: «L'impianto sportivo? Appena il 20% delle cubature totali», ha calcolato il Tavolo della Libera Urbanistica, formato in buona parte da ex attivisti grillini, usciti dal Movimento dopo la capriola di Raggi sul progetto di Parnasi.

Col varo dell'ultima delibera, con tanto di variante allegata, sparirebbero definitivamente alcune opere giudicate fondamentali dai tecnici per evitare che tutto il quadrante Sud di Roma vada in tilt. Addio prolungamento della metro B - sbianchettato dal progetto nel 2016 - e addio anche al Ponte di Traiano, decisivo per scongiurare gli ingorghi. Quel collegamento sul Tevere lo avrebbero dovuto pagare i privati, almeno fino a due anni fa. Poi, quando il M5S ha sforbiciato parte delle volumetrie monstre (che però continuano a scavallare largamente i limiti del Piano regolatore), è rimasto scoperto, senza finanziamenti.
Se la variante passasse, si concretizzerebbe insomma quel rischio «catastrofe» ipotizzato solo poche settimane fa dai prof del Politecnico di Torino, chiamati da Raggi per fare chiarezza dopo la prima retata di arresti, quella di giugno 2018. Gli esperti hanno bollato come inutili tutte le opere pubbliche rimaste nel progetto: «Non sufficiente il massiccio rafforzamento dell'offerta dei trasporti pubblici», «non sufficiente l'unione della Via del Mare e della via Ostiense», «non sufficiente il ponte dei Congressi», peraltro pagato dallo Stato. Si eviterebbero gli imbottigliamenti a catena solo se cambiassero le «abitudini» dei romani, in tutta la città, se insomma si riuscisse a «contenere la mobilità privata», cioè l'uso delle automobili. Con tempi lunghissimi: fino a «10 anni», minimo tre, «se si vuole evitare un aggravio del traffico».

Va detto che dopo l'arresto di De Vito, molti grillini schiacciano sul freno. Soprattutto tra i consiglieri che dovrebbero votare la variante in Aula. In tanti sono ancora scettici o proprio contrari, del resto fino al 2016 tutto il Movimento - e lo stesso presidente arrestato ieri - parlava dell'opera come di una «speculazione» da fermare. Difficile, se non impossibile, che la pratica si chiuda entro un paio di mesi. Si prenderà tempo, come avvenuto dopo l'arresto di Parnasi e Lanzalone, quasi un anno fa. Tutto rinviato a dopo l'estate. Sperando che la burrasca giudiziaria si quieti un po'. E che non riservi altre sorprese.


Roma, il futuro ora si impunta

IL MESSAGGERO - CARINA - Il futuro, a Trigoria, passa inevitabilmente da una rivoluzione. A fine stagione cambierà l'allenatore e arriverà presumibilmente un nuovo ds che dovrà metter mano alla squadra. Champions o meno, uno dei reparti che verrà maggiormente intaccato è l'attacco. Dzeko, El Shaarawy, Perotti, Kluivert, Under e Schick: per cause diverse sono tutti in discussione. I motivi sono molteplici: rendimento, carta d'identità e/o aspetto economico. Partiamo con il centravanti bosniaco che vede coincidere i tre aspetti. Edin ha 33 anni, gode del contratto più oneroso del club (ingaggio lordo 8,3 milioni, 4,5 netti) che scade nel 2020 e in questa stagione è apparso in calo. Appena 7 gol in 23 presenze in campionato ai quali vanno sommati i 5 in Europa contro avversari di bassa levatura (tripletta al Viktoria Plzen e doppietta al Cska Mosca). Da tempo Dzeko è consapevole che la Roma non gli rinnoverà il contratto. Se questo influisce con il suo nervosismo in campo, non è dato sapere. Di certo c'è che a giugno l'attaccante dovrà prendere una decisione: proseguire un'altra stagione e liberarsi a parametro zero a 34 anni oppure anticipare l'addio e strappare, anche contrattualmente, un ingaggio più lungo al nuovo club.

DIEGO E IL BOCA - Lo scenario che si va profilando è il secondo. Oltre alle sirene della Premier (West Ham), l'Inter è alla finestra. Quella milanese è una meta che il bosniaco gradirebbe: rimarrebbe in Italia, giocherebbe (molto probabilmente) in Champions e riuscirebbe a strappare un ingaggio in linea con quello che percepisce attualmente. È il turno di Perotti (classe 88) che 15 mesi fa ha rinnovato sino al 2022. Il papà del calciatore nei giorni scorsi ha lasciato intendere come l'ipotesi di un ritorno al Boca Juniors non sia così peregrina: «Se Diego sta bene potrebbe tornare». Il problema, non secondario, rimane l'ingaggio: Perotti guadagna 5,2 milioni lordi (2,7 netti), somma che in Argentina si sogna. In Italia c'è il Torino che lo corteggia da tempo ma l'ipotesi non è mai decollata. Tocca al duo El Shaarawy e Under. I due vanno accomunati perché entrambi sono in attesa del rinnovo. Il Faraone - top scorer in campionato con 9 reti - percepisce 3,7 milioni lordi (2 netti) e ha l'accordo in scadenza nel 2020. Il turco (out dal 19 gennaio), invece, è uno degli elementi della rosa che guadagna meno: appena un milione netto (1,9 lordo) sino al 2022. L'attesa del club nel mettersi seduto e intavolare una trattativa, è indice che al momento la Roma vuole prima capire come andrà a finire la stagione. Soprattutto Under ha offerte dall'estero e potrebbe rivelarsi prezioso in ottica plusvalenze. Ci sono poi Schick (3 gol in 19 partite) e Kluivert (1 rete in 21 gare). I due continuano a deludere. L'ultima prova di Ferrara, è la fotografia della loro stagione. Se il giudizio fosse semplicemente tecnico, anche loro rischierebbero la permanenza nella capitale.

MONCHI, CENA CON I DIRIGENTI - Ma nel gioco delle plus/minus valenze, è molto probabile che invece l'attacco della Roma possa ripartire proprio da loro. L'aspetto anagrafico gioca a favore dei due (23 e 19 anni) e anche quello economico non è secondario. Se la volontà del club è abbassare il monte-ingaggi (ora a quota 92,7 milioni) avere a bilancio due attaccanti che guadagnano 2,5 e 1,8 milioni netti, sarebbe una buona ripartenza. A giugno, poi, si aggiungerà il rientro di Defrel che difficilmente la Sampdoria riscatterà. Sette gol in campionato, il francese ha mercato sia in Italia che in Inghilterra e Spagna: trovargli (eventualmente) una sistemazione non sarà un problema. Chissà se di questo o altro avranno parlato Monchi e Massara, intercettati ieri mattina in un bar in zona Mostacciano-Torrino. E la sera, l'ex ds è stato a cena con tutta la dirigenza della Roma in un ristorante sulla Salaria.


Da Dzeko a Belotti, la Roma che verrà

INSIDEROMA.COM- SARA BENEDETTI – Edin Dzeko e la Roma si separeranno a fine stagione. Non c’è ancora nessuna ufficialità ma i segnali vanno interpretati. Il rendimento della punta bosniaca è in netto calo e la Roma comincia a guardarsi intorno. Il gallo Belotti per far dimenticare il Cigno di Saravejo. Tra esoneri, dimissioni e grane stadio si pensa anche al futuro a Trigoria. E non solo in panchina dove è corsa a tre (Sarri-Gasperini-Giampaolo) per il posto di Ranieri. Ci sarà, infatti, da ereditare una maglia pesante: la numero 9 di Edin Dzeko. L'attaccante più prolifico dell'era americana, l'ottavo della storia romanista è ormai con le valigie pronte direzione Inter o Premier League. La Roma ha deciso di non rinnovargli il contratto in scadenza 2020 e ha l'occasione di ottenere una piccola plusvalenza per un 33enne. Il suo posto potrebbe essere preso da Andrea Belotti, il Gallo del Torino che all'alba dei 26 anni vorrebbe provare il salto in una big. Piaceva a Monchi (che ieri si è rivisto a Roma per un incontro fugace con Massara) e piace ovviamente a Petrachi che nel 2015 l'ha portato da Palermo a Torino. L'attuale ds granata è il primo nome della lista di Pallotta e Baldini per ricostruire la Roma del futuro e non è casuale la presenza dello stesso Petrachi a Londra (dove vive Baldini e dove lavora Sarri ndr) di due giorni fa. Sarebbe una carta in più per arrivare a Belotti che ha una clausola per l'estero fuori mercato da 100 milioni. Il cartellino del Gallo, esploso nel 2017 quando concluse la stagione con 28 gol, ha subito una deflazione negli ultimi mesi tra esclusioni dalla Nazionale, infortuni e un andamento discontinuo. Anche per questo Belotti vorrebbe cambiare aria. Lo stipendio rientra in pieno nei parametri romanisti: 1,8 milioni a stagione fino al 2021. Pallotta gliene offrirebbe 3 più bonus fino al 2023

IL FUTURO DI EDIN - Dzeko o Lewandowski come chiocce per Lautaro Martinez. Il dopo Icardi per l'Inter porta a Roma o Monaco di Baviera dove (ancora per poco) giocano il bosniaco e il polacco. In attesa di capire se fra l'argentino e l'Inter sarà tregua almeno fino a giugno, in corso Vittorio Emanuele prosegue il monitoraggio a 360 gradi del parco attaccanti continentale, per farsi trovar pronti in caso di divorzio da Maurito a stagione conclusa. I profili più gettonati sono proprio quelli di Dzeko e Lewandowski. Il primo è il preferito dal club nerazzuro a dispetto dell'elevata valutazione (tra i 60 e i 70 milioni di euro) del classe '88 del Bayern e di un ingaggio da top player (12 milioni a stagione) a Monaco. Ma non impossibile per il portale polacco Onet.pl, per l'imminente restyling dei bavaresi e la voglia di nuove sfide di Lewandowski. Il bosniaco è stato già contattato da Marotta e Ausilio e disponibile al trasferimento in nerazzurro anche perché la Roma non intende rinnovare il contratto in scadenza nel 2020. A favore del bosniaco, esperienza (33 anni appena compiuti e 9 stagioni di Champions League tra Wolfsburg, City e Roma) e un cartellino da circa 20 milioni decisamente meno oneroso rispetto allo stesso Lewandowski. Altra soluzione, per il rosarino, uno scambio con Paulo Dybala, possibile fonte di doppia plusvalenza per Inter e Juventus. Con valutazioni da decidere, come l'eventuale conguaglio cash e a favore di chi. Storie di mercato che si intrecciano, per uno che va, un altro viene, con un occhio già al futuro.


Graziani: "L'anno veramente difficile per la Roma è questo. Senza quarto posto è un fallimento tecnico"

Ciccio Graziani, ex attaccante della Roma e Campione del Mondo 1982, ha parlato della squadra giallorossa e della nazionale ai microfoni di RMC Sport:

Italia?
"Stiamo ripartendo con dei giovani molto bravi e una vecchia guardia che resiste. Abbiamo ancora visto troppo poco, la cosa positiva è che la Nazionale ha assunto una mentalità propositiva e vincente. In Polonia gli azzurri hanno avuto grande determinazione e voglia di vincere. Bisogna ancora aspettare un po' per giudicare meglio il lavoro di Mancini. La Finlandia? Se non vinciamo le prossime due partite è grave. Questa fase di avvicinamento agli Europei sarà importante per i ragazzi che possono fare esperienza".

Merito anche del lavoro di Di Biagio nell'Under 21....
"Abbiamo un ottimo serbatoio ma non solo. I ragazzi che sono in nazionale maggiore hanno fatto passi da gigante, anche dal punto di vista del carattere. Bisogna capire i margini di miglioramento dei singoli, anche di Zaniolo. Forse non abbiamo il fuoriclasse, il Totti o il Baggio, ma ci sono tanti giovani che in futuro potrebbero diventarci. Penso a Chiesa per esempio".

Si potrà mai aprire un ciclo alla Roma?
"Se guardiamo indietro, la Roma nelle ultime stagioni ha sempre raggiunto il traguardo Champions. L'unico anno veramente difficile è questo. Ci sono stati tanti cambiamenti e i giocatori nuovi non hanno portato quei benefici che ci si aspettava. Pastore, Marcano, Nzonzi stanno dando un apporto minimo rispetto alle attese. Se la squadra non dovesse arrivare tra le prime quattro, si potrebbe senza dubbio parlare di fallimento tecnico".

Il gol più importante segnato con la Nazionale?
"Forse quello contro il Camerun, che ci ha permesso di andare avanti nel 1982 in Spagna. Ma ricordo anche quello contro il Portogallo".

Balotelli?
"È un incompiuto. Mi auguro sempre che ci possa essere un cambiamento. Il talento c'è, ma manca il resto. Mancini gli potrà dare un'altra occasione anche se credo che con lui si perda tempo. Quello che poteva essere non c'è mai stato".

Kean?
"Se continuerà a crescere così, tra un anno o due la Nazionale avrà un attaccante straordinario e forte".


Kluivert: "Ho imparato molto da Ranieri. Devo continuare a dare il massimo sempre"

Justin Kluivert, giovane esterno della Roma, ha parlato del suo rapporto con Ranieri direttamente dal ritiro della nazionale olandese Under 21. Queste le sue parole ai microfoni di Fox Sports:

"Nelle ultime settimane sta andando bene, ho imparato molto dal nuovo tecnico e sono felice di aver giocato molti minuti. Abbiamo giocato con il 4-4-2 e con questo modulo sento di dare tutta la mia forza quindi va bene. Non vedo l'ora di giocare ancora. Il nuovo allenatore pensa che io sia un buon giocatore e vuole che usi la mia velocità. Devo continuare a dare il massimo sempre. Questo lo apprezzo. Se mi lasci fare quello che so fare di solito le cose vanno bene".

Con Di Francesco?
"È stato difficile, ovviamente. Ma sai anche che quando vai in una nuova squadra è normale non partire sempre titolare e mi ero preparato per questo. Ora che giocherò di più mi sento meglio, sono molto contento. Faccio sempre del mio meglio e spero di essere tra i titolari un giorno".


Pancaro: "Per il quarto posto può lottare di più il Milan. La Roma ha più problemi"

Giuseppe Pancaro, ex giocatore di Lazio e Milan, ha parlato ai microfoni di RMC Sport della lotta al quarto posto, delle sue ex squadre e della nazionale:

La Nazionale ha fatto dei passi in avanti che possono dare più ottimismo?
"Si assolutamente, ci sono stati dei passi in avanti con Mancini, soprattutto per la qualità del gioco. C'è stata una crescita tecnica. La generazione di calciatori che sta venendo fuori lascia ben sperare in vista dei prossimi europei e mondiali".

Il derby perso dal Milan? 
"È sempre una partita diversa dalle altre. Prima tutti davano il Milan per favorito, ma chi conosce questa gara sa che nessuno parte mai con i favori dei pronostico".

Tra Milan e Roma chi può lottare di più per il 4° posto?
"Adesso i rossoneri hanno qualcosa in più della Roma, che ha più problemi e sta vivendo un momento negativo. Conosco Gattuso e sono sicuro che non ci saranno scorie post derby, saprà ripartire con la giusta carica come ha fatto nel passato".

La Lazio?
"È indietro di qualche punto ma può impensierire tutti, sta attraversando un buon momento, anche a livello fisico. Inoltre la vittoria nel derby ha caricato tutto l'ambiente. Visto il periodo, non ci voleva questa sosta della Nazionale. Inzaghi sta facendo un grandissimo lavoro, sia da un punto di vista tecnico-tattico ma anche sulla testa dei giocatori, sono sempre affamati".

Da ex compagno, ti aspettavi una carriera così da allenatore di Simeone?
"Sì, lui viveva 24 ore al giorno di calcio. Ero convinto che avrebbe ottenuto grandi risultati in qualsiasi ruolo in questo mondo".

Nedved dirigente?
"Rispecchia quello che era il suo carattere. Sta occupando un ruolo di grande prestigio ma lui è una persona di grande qualità e carattere".

Serie C?
"È un movimento molto importante per tutto il sistema calcio. La certezza che si deve avere e che sembra si avrà in futuro, è che chi partecipa deve avere la forza economica di poterlo fare. Bisogna far rispettare le regole già esistenti, senza far iscrivere presidenti che non se lo possono permettere".


Raggi: "Per la procura il procedimento dello Stadio non è stato toccato"

Virginia Raggi, sindaca di Roma, ha parlato a Porta Porta in merito all'arresto di Marcello De Vito: "La Procura ha detto che il procedimento amministrativo non è toccato dall'inchiesta. Per le opere in cantiere stiamo facendo fare accertamenti se ci sono state anomalie procedurali. È noto che Marcello De Vito e Roberta Lombardi non mi amassero particolarmente. I nostri rapporti sono rapporti d'aula, non sono assolutamente la sua ombra. È stato sospeso come presidente dell'aula e ho richiesto la sua revoca come presidente dell'Assemblea, stiamo lavorando il più velocemente possibile alla sua sostituzione. Oggi appena arrivata in Campidoglio ho chiesto di fare ulteriori accertamenti e due diligence su tutti i procedimenti interessati dalla Procura: ex mercati generali, fiera e poi di nuovo lo stadio. Ho letto che la Procura ha dichiarato che il procedimento dello Stadio non è stato toccato. E io ho già fatto fare un approfondimento extra. Voglio accertamenti per capire se questi procedimenti hanno subito deviazioni, influenze, anomalie".


Stadio della Roma, scattano gli arresti di De Vito, Toti e Statuto. Ielo: "La procura non bloccherà l'iter ma potrebbero esser altre sedi a farlo"

Arrestato Marcello De Vito, presidente dell'assemblea capitolina. L'accusa è di corruzione. Secondo i pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli De Vito avrebbe incassato elargizioni da parte del costruttore Luca Parnasi in cambio della promessa di favorire il progetto dello stadio della Roma. Sono in corso perquisizioni anche in Campidoglio.

  • 15:51 - Intorno alle 15:30, dopo essere stato interrogato dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Via In Selci, Marcello De Vito è stato condotto nel carcere di Regina Coeli.
  • 15:50 - Giovanni Caudo, ex assessore all'urbanistica con la giunta Marino, ha parlato all'agenzia di stampa AdnKronos, confermando le sue preoccupazioni: "Il tempo non ha fatto altro che confermare le mie preoccupazioni. Nel giugno del 2017 quando si votava la nuova delibera sul pubblico interesse dello Stadio della Roma scrissi una lettera pubblica a Marcello De Vito, per il suo ruolo di presidente dell'assemblea capitolina, segnalando le criticità. meno patrimonializzazione per il pubblico, più profitti per il privato e potenziali debiti per la collettività. Ogni giorno i romani sperimentano le difficoltà dopo tre anni di amministrazione Raggi e quello che è successo oggi, rende ancora più chiaro il quadro".
  • 15:48 - Secondo il GIP erano già stati erogati 230 mila euro ed altri 160 mila erano stati promessi a De Vito e Mezzacapo dai gruppi imprenditoriali coinvolti nella vicenda.
  • 15:20 - Nuovo intervento di Cristina Grancio a Radio Radio:

    De Vito aveva un atteggiamento incomprensibile, non si è mai esposto, ma ho visto il Consiglio Comunale passare dall’unanimità all’annullamento a decidere l’esatto contrario. E’ certo che qualcosa si muoveva in modo strano. Se avessero potuto leggere tutti quel famoso parere dell’Avvocatura, poi secretato dalla sindaca… Ci sono state mosse opache”

    “Se ho avuto modo di confrontarmi con qualcuno all’epoca? Quando uscì la notizia dell’accordo con la Roma, non ci hanno dato modo di confrontarci. Siamo passati dall’attesa del Parere dell’Avvocatura ad una telefonata da Beppe Grillo, con Bonafede che teneva il telefono, che ci diceva “Bravi, bravi, tutto a posto!”. Si erano come assuefatti ad andare avanti con queste modalità. Quando ho chiesto di portare le mie osservazioni in Commissione Consiliare, è arrivata la richiesta della mia sospensione, arrivata da parte dell’attuale ministro Fraccaro, per la gravità delle mie azioni. La nostra linea? Volevamo lo stadio, ma non a Tor di Valle. La Procura potrà dire che l’iter non è intaccato dall’indagine, ma se arriva la variante voglio vedere come va a finire… In futuro ci saranno, eccome, le possibilità che l’iter venga intaccato”

    "Già all’epoca della votazione di giugno 2017, io ricordo a memoria che ci eravamo messi assenti 6 o 7 persone che non volevano venire a votare l’interesse pubblico, poi in realtà solo 3 consiglieri non votarono. Ora credo che potrebbero essere aumentati. Nei municipi sono sicuramente di più. Credo che la città meriti una rivisitazione di questa storia. Ho presentato una delibera di annullamento in autotutela, assieme all’onorevole Fassina, sono curiosa di vedere chi voterà contro. Quello che emerso dalla relazione del Politecnico di Torino è inquietante, lasciare un intero quadrante in preda al traffico è qualcosa di imperdonabile. Mi auguro che questa delibera possa arrivare in aula e si possa ripensare tutto da capo”

    La maggioranza mi considerava una che farneticava, ho vissuto un’emarginazione. I miei colleghi consiglieri avevano paura di parlarmi. Chiederemo le dimissioni della Raggi, questa sindaca non è all’altezza nemmeno di riconoscere le persone che sceglie. E’ paradossale che non si riesca a vedere come si muovano certe dinamiche. Eppure non era difficile capirlo... Mi sono chiesto cosa ci stesse a fare uno come Lanzalone a gestire la più grande operazione urbanistica nella Capitale degli ultimi anni. L’uscita di scena Berdini? Ha fatto benissimo a dimettersi, lo stavano per usare come foglia di fico per giustificarsi.hanno detto che non sono andati in annullamento perché Berdini non ha prodotto un atto, dimenticandosi del parere negativo dato proprio da Berdini. Berdini si è impegnato eccome, ma loro lo volevano usare come foglia di fico.”


  • 15:14 - Francesca De Vito, sorella di Marcello e consigliera regionale del Lazio per i 5 Stelle, ha commentato così su Facebook: "Da attivista e portavoce ritengo che il Movimento 5 Stelle ha i suoi valori prioritari nell'onestà e legalità e, a tutela di questi ultimi, le sue regole che vanno rispettate nell'interesse del Movimento stesso, chi ha sbagliato è giusto che paghi. Da sorella attendo l'esito della magistratura che spero avvenga nel più breve tempo possibile".
  • 14:54 - Si è espresso sulla vicenda anche Matteo Salvini, intercettato da alcuni cronisti all'uscita da Palazzo Chigi: "Non fatemi commentare quello che non conosco, non conosco gli atti e le imputazioni, ho letto i titoli dei giornali. Non fatemi fare il sindaco di Roma, spero che si facciano tanti impianti nuovi in Italia, non uno solo, io vorrei lo stadio del Milan".
  • 14:50 - Anche Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha commentato le vicende sul futuro Stadio della Roma: "Lo stadio della Roma? Figuratevi se io oggi faccio considerazioni. Penso e spero che non implichi un ulteriore rallentamento su un percorso già di per sé complesso ma che sembrava andasse verso una conclusione. Sono geneticamente e culturalmente un garantista, spero che al più presto si possa chiarire la propria innocenza e non colpevolezza. È stato fatto un errore clamoroso nel non portare avanti la candidatura di Roma alle Olimpiadi. Mi sembra che anche De Vito, come altri esponenti, lo abbiano riconosciuto. Avevo detto: tenetevi una fessura aperta. Fa abbastanza riflettere che a distanza di due anni ci ritroviamo con la possibilità di portare le Olimpiadi a Milano e con questa vicenda qui a Roma si commenta da sola. Fermo restando che sono tra coloro che sperano che tutto si risolva senza colpe e senza strumentalizzare".
  • 14:33 - Cristina Grancio, Consigliere del Comune di Roma, espulsa dal Movimento 5 Stelle dopo aver espresso perplessità sul progetto dello stadio, ha parlato ai microfoni di Radio Cusano Campus:

    Sull’arresto di Marcello De Vito: “Non sono stupita perché De Vito aveva ai miei occhi un atteggiamento ambiguo sul nuovo stadio della Roma. Non si capiva se fosse a favore o contro, anche durante le riunioni di maggioranza. Probabilmente questa situazione chiarisce la sua ambiguità”.

    Io ho sempre messo in guardia la sindaca Raggi, ma anche Fraccaro e Bonafede, i due delegati di Luigi Di Maio. Di Maio ora rilascia queste dichiarazioni patetiche ma lui, attraverso i suoi due delegati, c’è stato in questa situazione dello stadio. Hanno partecipato alle riunioni di maggioranza, hanno ascoltato le problematiche che c’erano eppure sono andati avanti come treni. Secondo me le cause sono l’impreparazione dal punto di vista urbanistico, dal punto di vista politico e anche personale. Hanno avuto un’arroganza e una supponenza che non vanno bene se si vuole fare questa professione”.

    Questa vicenda sarà la pietra tombale sul progetto stadio varato dalla giunta Raggi. Insieme a Fassina ho presentato una mese fa una delibera di annullamento in autotutela, proprio legata a tutte le illegittimità che ha sempre riscontrato il tavolo dell’urbanistica che poi è stato falcidiato. Proprio in questi giorni questa delibera sta iniziando il suo iter nei due municipi dove cadrà la variante urbanistica, cioè il nono e l’undicesimo. Quindi mi aspetto che questa delibera passi e sia appoggiata, perché non avrebbe senso proseguire con lo stadio dopo queste vicende”.

    Conseguenze sulla giunta? Credo che loro continueranno ad andare avanti alla cieca, non vedo né la capacità di capire quello che gli sta succedendo, né l’umiltà di fermarsi. Mi sembra che, salvo il fatto di tuonare giustamente contro la posizione di De Vito, non ci sia un minimo di riflessione sull’iter dello stadio della Roma che a questo punto si porta dietro anche altre situazioni urbanistiche, che sono quelle che conoscevamo e avremmo dovuto affrontare entrando in Campidoglio. E’ nel sistema urbanistico che c’è la grande speculazione e ci sono i grandi problemi. Questo aspetto invece è stato chiuso in un cassetto, ha fatto saltare il Municipio VIII. Non vedo alcun tipo di riflessione da parte della sindaca. Ritengo che questa giunta non sia minimamente in grado di andare avanti. A questo punto credo che le dimissioni siano doverose. Chiedere le dimissioni della giunta è un dovere nei confronti della città”.

    “Come si sentono gli elettori della prima ora dopo questa vicenda? Traditi, come mi sono sentita io quando mi sono ritrovata in questa situazione in cui io cercavo di far aprire gli occhi ai miei compagni e invece venivo additata e messa in una situazione di mobbing” .


  • 14:15 - Dopo l'arresto di Parnasi, De Vito e Mezzacapo erano diventati più cauti, così come si legge dall'ordinanza di arresto del GIP: "Cercavano di tenere nascosto il loro rapporto. Si incontravano con modalità assolutamente clandestine. Temevano che i rapporti corruttivi da loro intrattenuti con lo stesso Parnasi potessero portare gli inquirenti a focalizzare le attenzioni investigative su di loro".
  • 13:54 - Giuseppe Conte, presidente del consiglio, ha commentato così l'arresto di De Vito al suo arrivo in Senato, senza però voler entrare nel merito delle indagini: "Ho molto apprezzato la reazione efficace e tempestiva adottata da Luigi Di Maio e dall'intero Movimento, perchè le accuse, se confermate, rimandano a illeciti gravi. Il Movimento dimostra di avere anticorpi efficaci per reagire a episodi del genere e assoluta fedeltà ai suoi valori".
  • 13:52 - Intercettazione dello scorso 20 maggio tra il costruttore Luca Parnasi e Claudio Toti. Questa intercettazione, contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare, ha portato all'arresto di De Vito: "Il problema qual è Cla? È la politica! Cioè noi abbiamo un Presidente di Regione che è un cacasotto terrificante! Nicola... Nicola non si mette a fare una... Cioè, Nicola è fatto così! Lo conosco... Cioè non... Ora tu dici i 5 stelle... Ora non è che i 5 stelle sono meglio perché fanno lo stadio... Però ti dicono di sì o ti dicono di no. Poi alla fine se tu poi hai una questione... tu poi alla fine hai conosciuto Marcello De Vito siete diventati amici... ecc... quindi alla fine 2-3 persone con la testa...devi calcolare che alla fine una persona o due persone ...rispetto al vecchio sistema... guarda che a noi, se io penso alle operazioni che ho valorizzato con papà negli ultimi 20 anni e quante ne sono partite, c'è da sentirsi male! Noi abbiamo trasformato 4 milioni di metri cubi! Ora è vero che il sistema è crollato ma in realtà 15 anni per fare una trasformazione urbanistica, non si può pensare!".
  • 13:48 - Altra intercettazione tra De Vito e Mezzocapo su soldi erogati da Toti e Statuto ad una società a lui riconducibile: "Va bene, ma distribuiamoceli questi. Adesso non mi far toccare niente, lasciali lì... Quando tu finisci il mandato ... Se vuoi non ci mettiamo altro sopra. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente, però questo lo devi fà quando hai finito quella cosa".
  • 13:40 - Riccardo Fraccaro, Ministro per i rapporti con il Parlamento ed esponenete M5S, ha commentato così sul proprio profilo Twitter: "L'immediata espulsione di De Vito è doverosa. Risponderà alla giustizia, ma è radiato dal M5S: è anzitutto una questione politica ed etica. Il modo in cui reagiamo dimostra la correttezza del MoVimento. Grazie a Luigi Di Maio per la sua guida salda e per la sua determinazione".
  • 13:30 - Giulio Pelonzi, capogruppo del PD in Campidoglio, ha parlato così al suo arrivo al Palazzo Senatorio: "Sono riusciti a stravolgere il progetto Stadio della Roma che per noi non ha più la pubblica utilità. Infatti non lo abbiamo votato. Era l'unica grande opera della città e anche questa si bloccherà. Per noi così non si deve fare. Questa è una città bloccata dall'incapacità della giunta Raggi".
  • 13:26 - In una intercettazione ambientale del 4 febbraio, Marcello De Vito si rivolge così all'avvocato Mezzacapo: "A Roma avresti vinto pure con il Gabibbo".
    Successivamente Mezzacapo chiama il commerciante d'auto Bardelli (ora ai domiciliari) per riferirgli la telefonata con De Vito: "Qui noi abbiamo proprio un anno buono, gli ho proprio detto guarda c'è una…adesso c'è una congiunzione astrale che è come quando passa la cometa di Halley, cioè state voi al governo qua di Roma e anche al governo nazionale in maggioranza rispetto alla Lega. È la cometa di Halley allora, adesso hai un anno, se adesso non facciamo un cazzo in un anno però allora voglio dire mettiamoci il cappelletto da pesca, io conosco un paio di fiumetti qua ci mettiamo là,  ci mettiamo tranquilli con una sigarettella, un sigarozzo là, con la canna e ci raccontiamo le storie e ci facciamo un prepensionamento dignitoso".
  • 13:02 - Il PM Ielo ha parlato ai microfoni de Il Romanista: "La Roma non è coinvolta. La Procura non chiederà di bloccare l'iter dello Stadio della Roma. Per ora non ci sono atti amministrativi relativi allo stadio per cui si ravvisano alterazioni. L'iter al momento non risulta alterato, ma è una cosa che ora non ci interessa e di cui non ci occupiamo. Per ora non ci sono atti amministrativi relativi allo stadio per cui si ravvisano alterazioni. La AS Roma non è coinvolta nell'inchiesta. De Vito è stato arrestato perché da presidente dell'Assemblea Capitolina si è messo a disposizione di Mezzacapo, che faceva capo al gruppo Parnasi, ma al momento non ci sono atti amministrativi che riportano anomalie. Il semplice fatto che si sia messo a disposizione ha fatto scattare l'arresto. Il vizio potrebbe riguardare l'interesse pubblico, che potrebbe essere stato valutato in maniera non imparziale. La Procura non chiederà di bloccare l'iter, ma potrebbero essere altre sedi a farlo".
  • 12:46 - Nessun impedimento da parte della procura nell'iter del progetto dello Stadio della Roma. A dirlo è lo stesso Pm Ielo ed a riferirlo è Alessandro Paglia, tramite il suo account Twitter, che conferma quanto affermato in precedenza da Teleradiostereo.
  • 12:00 - Dalla Procura filtra che negli atti riguardanti lo Stadio della Roma non ci sia alcuna firma di De Vito, pertanto sarebbe difficile collegare la sua condotta all'iter, che quindi entrerebbe in modo decisamente marginale nell'inchiesta. A riferirlo è Teleradiostereo.
  • 10:40 - Virginia Raggi, sindaco di Roma, ha parlato dell'arresto di De Vito ai microfoni de Il Messaggero: "Nessuno sconto. A Roma non c'è spazio per la corruzione. Chi ha sbagliato non avrà alcuno sconto da parte di questa amministrazione".
  • 10.10 - "Marcello De Vito ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l'azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi". Così il gip nell'ordinanza con cui ha disposto il carcere per il presidente dell'assemblea capitolina.
  • 10:05 - Luigi Di Maio, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro ed a capo politico del Movimento 5 Stelle, ha parlato di quanto accaduto a Marcello De Vito: "È fuori dal Movimento 5 Stelle". 
  • 9.20 - "Gravissime le accuse che hanno portato all'arresto di Marcello De Vito. Ripongo la massima fiducia nel lavoro della magistratura con l'auspicio che si faccia chiarezza al più presto su questa inquietante vicenda". Così in un tweet la portavoce M5s presso il Consiglio Regionale del Lazio Roberta Lombardi. "L'onestà - sottolinea - deve essere sempre la nostra stella polare". (AdnKronos)
  • 9.19 - Sono in corso perquisizioni in Campidoglio da parte dei carabinieri nell'ambito dell'operazione che ha portato all'arresto del presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito. Le perquisizioni stanno interessando anche uffici di Acea, l'Italpol e la Silvano Toti Holding Spa.

    (ansa)

  • 9.15 - "Ormai non ci stupisce niente. Io credo che chi abbia così ostinatamente difeso questo stadio anche di fronte all'evidenza a questo punto debba dimettersi". A parlare all'Adnkronos è la consigliera capitolina Cristina Grancio, eletta con il Movimento 5Stelle ed espulsa dal gruppo pentastellato in Campidoglio proprio per la sua strenua opposizione allo stadio della Roma. "A mio avviso è un momento in cui gli amministratori dovrebbero riflettere per poter dare di nuovo dignità alla vicenda stadio", spiega la Grancio, che sottolinea: "Gli interessi in gioco sono altissimi, l'urbanistica è il simbolo della speculazione a Roma. Sapevamo che dovevamo entrare nelle istituzioni per rompere questo sistema e invece sembrerebbe - parlo con tutti i condizionali del caso - che il sistema abbia fagocitato questa amministrazione". Quanto a De Vito, "non si augura nulla del genere a nessuno, ma ho vissuto un atteggiamento di De Vito molto ambiguo quando ero dentro al gruppo consiliare del movimento e questa notizia oggi posso dire che non mi stupisce né mi sconcerta".

    (AdnKronos)

  • 9.14 - Il gip Maria Paola Tomaselli ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere oltre che per De Vito anche per l'avvocato Camillo Mezzacapo, destinatario di incarichi professionali su segnalazione del presidente del Consiglio comunale di Roma. Ai domiciliari vanno l'architetto Fortunato Pititto, legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e Gianluca Bardelli.

    (ansa)

  • 9.02 - "Mi auguro che la vicenda possa chiarirsi, perché Roma e i romani si meritano trasparenza, onestà e capacità, si meritano una amministrazione e una politica che possano valorizzarli e valorizzare le straordinarie qualità della nostra capitale. Ma per la Giunta Raggi oggi è il tempo della riflessione sul proprio futuro, perché non è da escludere un passo indietro". Così, sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, commenta la vicenda del presidente della assemblea capitolina, Marcello De Vito.
  • 8.47 -  "Abbiamo piena fiducia nell'operato della magistratura quindi aspetto che la giustizia faccia il suo corso". Lo dichiara all'Adnkronos Sergio Battelli, deputato M5S presidente della Commissione Politiche Ue della Camera e tesoriere del gruppo 5 Stelle a Montecitorio, a proposito dell'arresto del presidente dell'Assemblea capitolina Marcello DeVito"Per noi del M5S - rimarca Battelli - il contrasto alla corruzione è sempre stato il perno di gran parte delle nostre battaglie. Un male da sradicare da qualsiasi amministrazione, da qualsiasi formazione politica. Ecco perché dico di attendere le verifiche. Se, però, quelle accuse gravissime dovessero essere confermate, gettando anche fango sul Movimento, chi ha sbagliato dovrà pagare".
  • 8.41 - L'arresto del presidente M5S dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, è «un episodio tristissimo. Ma come gruppo politico dobbiamo avere una reazione immediata e dura. Questa è la differenza che ci sarà sempre tra il M5S e le altre forze politiche. Gli altri li coccolano, noi no». Lo dichiara all'Adnkronos Carlo Sibilia, sottosegretario al Viminale ed esponente del Movimento 5 Stelle. «Il dovere di una forza politica seria come la nostra che ha realizzato l'obiettivo di aumentare le pene ai politici corrotti è non solo essere, ma anche apparire onesti. La reazione a questo episodio - conclude l'ex membro del direttorio grillino - non può far altro che farci crescere e migliorare».
  • 8.29 - Una "breaking news" dell'AdnKronos riferisce di perquisizioni in corso anche in Campidoglio.
  • 8.18 - «Marcello De Vito, presidente 5 Stelle del Campidoglio, è stato arrestato per presunta corruzione. Il partito del buffone Giarrusso ora chieda scusa agli italiani per anni di giustizialismo manettaro, faccia mea culpa e impari il garantismo. Tutti innocenti fino a prova contraria». Così twitta la deputata del Partito democratico Anna Ascani.
  • 8.12 -  "I fatti contestati a Marcello De Vito sono gravissimi: in questo momento, ancor più di prima, è necessario ribadire la piena e totale fiducia nell'operato della magistratura e delle forze dell'ordine. Non si può rimanere in silenzio. La corruzione è un male che colpisce in qualsiasi forza politica e bisogna essere intransigenti". Così Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia e senatore M5S.
  • 8.01 - Ribollono le chat dei consiglieri M5S di Roma dopo la notizia dell'arresto del presidente dell'Aula Giulio Cesare, Marcello De Vito. Nessuna reazione ufficiale dal gruppo per ora, ma sono i singoli a raccontare il loro sconcerto. "Sono scioccata. Aspetto di capire meglio. Nelle chat la reazione è univoca. Tutti dicono 'impossibile che sia successo", afferma la consigliera Eleonora Guadagno. "Siamo annichiliti", le fa eco, interpellata in merito, la collega Teresa Zotta. Che, a chi le chiede se si riuscirà ad andare avanti, risponde: "Vediamo, questa è dura. Ci incontreremo sicuramente, non posso credere ad una cosa del genere". Anche il pentastellato Angelo Diario si dice sorpreso: "Se andremo avanti? È uno su 28. Sono più dispiaciuto a livello personale, conoscendolo mi sembra strano".
  • 8.00 - In corso da parte dei carabinieri una perquisizione dell'abitazione di Marcello De Vito, il presidente dell'assemblea capitolina arrestato oggi nell'ambito dell'indagine sul nuovo stadio della Roma. In base a quanto si apprende, l'esponente degli M5S è stato raggiunto da un provvedimento cautelare in carcere.
  • 7.24 - Arrestato il presidente dell'assemblea capitolina di Roma Marcello De Vito. I carabinieri del comando provinciale di Roma stanno dando esecuzione alla misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma nei confronti di 4 persone, per due indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere e per i restanti due gli arresti domiciliari, e una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di due imprenditori nell'ambito dell'indagine "Congiunzione astrale", coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina.