Sarri alla Roma, la strada è possibile
IL TEMPO - MENGHI - Conferme, smentite e nuovi appuntamenti in agenda. Una strada per Sarri alla Roma c'è, poi ce n’è pure un’altra, che ora è quella principale, in cui Di Francesco guida tranquillo perché fino alla fine della stagione avrà la corsia libera e il destino in mano per decidere dove andare e soprattutto dove arrivare.
Il futuro non è già scritto, è tutto in divenire e a Trigoria avrebbero evitato volentieri di ritrattare il tema allenatore in un momento in cui era tornata un po’ di pace e l’unica priorità era, ed è, l'attualità, con la Champions da conquistare attraverso il campionato e la qualificazione ai quarti di finale che passa dal secondo atto col Porto in programma tra due settimane. L'Inghilterra prova ad accendere quel focolare che nella capitale vogliono spegnere subito, da Londra, dove si è svolto l’incontro a tavola tra Sarri e Baldini, fanno sapere che la Roma ha contattato l'agente del tecnico del Chelsea per sondare il terreno e scoprire se è interessato alla proposta giallorossa. Sì, lo è. Anzi, avrebbe già in mente un progetto tattico preciso da mettere in pratica il prossimo anno, sull’impronta data dallo stesso Di Francesco con cui condivide la filosofia del 4-3-3 e da quella ripartirebbe, avendo a disposizione giocatori esperti del suo sistema di gioco preferito e peraltro molto graditi come El Shaarawy, Under e quello Zaniolo che «acquisterebbe» a costo zero chiedendo alla società lo sforzo di tenerlo (cosa che è già nelle intenzioni di Pallotta) e vorrebbe trasformare in un centravanti atipico, proprio come fatto con Mertens al Napoli. L'unica differenza: qualche centimetro di altezza in più del 19enne, che fa gioco nell’evoluzione da punta.
Sia mo già oltre, forse troppo. Perché 2 più 2 non fa sempre 4 e la frattura tra Sarri e il Chelsea più i dubbi venuti in questa stagione alla Roma su Di Francesco non fanno per forza del primo il futuro proprietario della panchina giallorossa. Se dall'Inghilterra, poi, confermano i contatti, da Trigoria arrivano solo smentite in questo senso: Baldini non avrebbe avuto modo di vedere l’amico allenatore a Londra perché da qualche mese sarebbe in Sudafrica per questioni personali e non nella City. In effetti, l’uomo di fiducia di Pallotta si trova in questo momento a Cape Town, ma avrebbe in agenda un imminente (nuovo) incontro con Sarri in terra inglese, fissato per fine mese.
Nel frattempo potrebbero esserci sviluppi sulla panchina Blues, ieri è sta ta superata la prova Europa League col Malmoe ma domenica arriva il test «vero» con il Manchester di Guardiola e sarà decisivo per il futuro del tecnico italiano a Londra. Lui vorrebbe riavvicinarsi a casa, altro motivo per cui la tentazione Roma gli solletica la fantasia. L'amore per Londra non è mai sbocciato, l’ambiente si è stancato presto del «Sarri-bal», ora criticato, i rapporti con la dirigenza e in particolare con Marina Granovskaia non sono. idilliaci, tutt'altro, e lo scollamento con lo spogliatoio traspare anche dalle parole dell'ex romanista Rüdiger: «Facciamo moltissima tattica, sembra di essere tornati a scuola, nell’ascoltare l’insegnante che ripete le cose all'infinito. Si rischia di diventare matti, ma è il nostro lavoro e va fatto. Giochiamo sempre per l’allenatore ma vorremmo che arrivassero anche i risultati». La salvezza di ogni tecnico, Di Francesco compreso. In più, l’abruzzese ha potuto contare sul pieno sostegno di Monchi, il primo a mettersi in discussione per le scelte fatte tra mercato e panchina, il primo a pagarne le conseguenze, casomai, a giugno. Sarri o non Sarri.
Jesus e Santon si candidano
IL TEMPO - MENGHI - Col peso della diffida sulle spalle di tre difensori titolari su quattro, le seconde linee si fanno avanti: Jesus e Santon sono i ricambi a cui sta pensando Di Francesconel piano di turnover per la retroguardia in vista del derby e del ritorno in Champions col Porto.
Uno tra Manolas e Fazio, entrambi soggetti a squalifica in caso di ammonizione a Frosinone, può rifiatare e lasciare spazio al brasiliano che ha avuto un recupero rapido dall’infortunio al ginocchio e ora spera di rientrare nelle rotazioni del tecnico giallorosso, che lo considera più di una riserva: nelle 10 partite di campionato precedenti il problema al menisco Jesus aveva giocato 6 volte titolare ed è il 17° giocatore per utilizzo nella rosa. Un gradino sopra di lui c'è, a quota 915 minuti, Santon, che nell'ultimo periodo è stato messo in stand-by non per guai fisici bensì per l'esplosione di Karsdorp, ma al momento è tornato ad essere l’unica alternativa a Florenzi (diffidato), visto che l'olandese è ai box e prosegue il lavoro individuale al pari di Schick.
Continuano invece i progressi di Under, confermato in gruppo: Di Francesco domani lo porterà in panchina. Perotti, invece, spera di trovare spazio in squadra, dal primo minuto o a gara in corso. Dzeko sarà esentato dal turnover, De Rossi potrebbe aspettare il derby per riprendersi maglia e fascia.
Da Frosinone a Frosinone: ElSha è tornato Faraone
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Contro il Frosinone, il 30 gennaio 2016, Stephan El Shaarawy ha segnato il primo gol con la maglia della Roma. Sempre contro il Frosinone potrebbe arrivare un piccolo traguardo. Se dovesse andare in rete, sarebbe il 9° centro in Serie A, suo record in campionato con la Roma e miglior risultato in A dall’anno magico 2012-2013, quando arrivò a 16. «Però non voglio parlare di stagione della maturità, preferisco non sbilanciarmi perché nel calcio le cose cambiano da un momento all’altro», dice ai microfoni di Dazn, in un’intervista che sarà disponibile da stamattina.
Serata di gala per l’apertura della sede all’Eur
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Da via del Vicario a viale Tolstoj, dal centro di Roma all’Eur, a metà strada tra il cuore della città e Trigoria. La Roma presenta stasera la nuova sede, già operativa da un paio di mesi, e lo fa con una serata a cui sono state invitate tutte le cariche istituzionali dello sport e dell’amministrazione della città, accolte da Mauro Baldissoni e Guido Fienga,nuovo amministratore delegato. Loro ormai da settimane lavorano nei nuovi uffici insieme alla biglietteria, la segreteria e tutta l’area commerciale. Il via della serata è in programma alle 18.30, previsto un discorso dei dirigenti (ci sarà anche Totti) e un aperitivo per brindare ai locali fortemente voluti da Pallotta.
Ecco l'ItalRoma, giovane e azzurrabile: in regia l'idea è Locatelli
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Se il futuro di Di Francesco e di Monchi è ancora tutto da definire, alcune linee guida non dovrebbero cambiare nella prossima stagione. Ovvero: spazio ai giovani e agli italiani.
Uno dei primi ruoli che a Trigoria vorrebbero coprire è quello del regista. E così il club sta seguendo Manuel Locatelli, 21 anni, che in estate il Milan ha ceduto in prestito con obbligo di riscatto al Sassuolo per circa 12 milioni. Sotto l’ala protettiva di De Rossi, che comunque dovrebbe rinnovare ancora di un anno, Locatelli potrebbe diventare un punto di riferimento per il centrocampo. Occhi sempre puntati su Mancini e Belotti.
I prossimi saranno mesi di esami da parte di tutti, anche per la dirigenza, al punto che si sono già fatti i nomi di Faggiano e Mirabelli. Sul fronte allenatore, invece, in modo informale da Trigoria fanno sapere non c’è stato alcun incontro tra Baldini e Sarri: l’ex d.g. della Roma è in Sudafrica da novembre.
Raggi: “Infrastrutture e posti di lavoro. Ecco perché dico sì allo stadio”
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Invocata, criticata e poi decisa, respingendo 7 ordini del giorno dell’opposizione. Nel consiglio comunale straordinario dedicato proprio al nuovo stadio della Roma di Tor di Valle, la sindaca Virginia Raggi si prende la scena e difende il progetto. “Quello della Giunta Marino era una speculazione edilizia. Abbiamo fatto un’analisti costi-benefici e l’esito ci ha confermato che la costruzione verrà effettuata nell’area di Tor di Valle.Abbiamo iniziato a tagliare tutte le opere accessorie. Allo stadio si andrà al 50% in auto e al 50% con la struttura su ferro. Il progetto porterà 800 milioni di investimenti privati e molti posti di lavoro”.
Zaniolo, arrivano le scuse della “Iena”
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Ventidue rose giallorosse: «Belle, mi raccomando». Ci teneva, Nicolò De Devitiis, a scusarsi con Zaniolo e la mamma Francesca, tanto da raggiungerli nella loro casa dell’Eur con dei fiori. Su Instagram, e ai microfoni di Trs, l’inviato delle Iene ha ammesso:«Ho sbagliato, l’ho fatta fuori dal vaso. È una cosa che non mi rappresenta da uomo. Ci sono degli ordini di scuderia che sono imprescindibili, io cerco di portare i miei valori e stavolta ho sbagliato. La presunzione non mi contraddistingue, io sono qui per prendermi le mie responsabilità, avrei potuto stare zitto e invece sono in una radio romana alla gogna, con tutte le minacce che mi sono arrivate». Né battute né doppi sensi, come invece nel servizio di Italia 1, che aveva fatto infuriare i tifosi. Zaniolo e la madre hanno apprezzato: lui ha parlato di «pace fatta», lei di «scuse sincere arrivate al cuore». Ora strade divise per i due Nicolò: uno in campo, l’altro in tv.
Torna Under. Santon cauto: “Vietato fallire”
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Dopo oltre un mese la Roma ritrova Cengiz Under. Uscito dopo una manciata di minuti contro il Torino per una lesione muscolare, l’attaccante turco, salvo sorprese nella rifinitura, tornerà oggi nella lista dei convocati. Non partirà però dal primo minuto, mentre Perotti si candida, con El Shaarawy, ad un posto da titolare. La punta sarà Dzeko, a centrocampo più Nzonzi di De Rossi, con Cristante e Pellegrini, in difesa potrebbero riposare i diffidati Florenzi e Manolas e giocare Santon e Juan Jesus. Il terzino, ieri ospite della Junior Tim Cup, ha parlato di fase «cruciale della stagione, non possiamo più sbagliare» e ha raccontato di quando, all’Inter, si parlava di Zaniolo: «Si sapeva che era bravo, anche se con noi si allenava poco, ma anche io non credevo potesse fare fin da subito la differenza a quell’età».
Raggi, diktat su Tor di Valle. M5S evita la conta in Consiglio
IL MESSAGGERO - DE CICCO, PIRAS - Per tutta la giornata, nelle chat e nei conciliaboli a Palazzo Senatorio, la truppa grillina si arrovella su un punto: riusciremo a fare una sintesi? Si riuscirà cioè a presentare un documento - una mozione, un ordine del giorno, qualcosa insomma - che metta d’accordo tutti e 28 i consiglieri stellati o almeno quanti bastano per raggiungere la maggioranza più uno degli eletti, su Tor di Valle? La risposta arriva in serata: no. Dopo cinque ore di discussione, il presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, mette ai voti tutti gli atti presentati. In batteria. E, si scopre, sono tutti dell’opposizione. Tutti. Nemmeno uno è della maggioranza che governa il Campidoglio, anche se a chiedere il Consiglio comunale straordinario sul progetto era stata la sindaca Virginia Raggi. La quale parla a lungo, a braccio, striglia i suoi, fa capire che la linea ormai è quella: lo stadio si fa, come da hashtag propagandato a ripetizione in queste settimane difficili. Nonostante i pentastellati si siano opposti a Tor di Valle fino al 2016 e a sentire il dibattito di ieri sembrava di vedere a parti inverse le discussioni del 2014 e del 2015: il Pd prima favorevole ora contrario, i grillini (chi parla in Aula, almeno) che attaccavano la «speculazione edilizia» e ora provano a mandare avanti l’operazione calcistico-immobiliare. Nonostante gli arresti di giugno per tangenti, che hanno rinfocolato gli scettici. Difatti, a votazione conclusa, il consigliere Pietro Calabrese, fedelissimo di Raggi, si lascia sfuggire: «Per carità, se dalla magistratura emergesse ancora qualcosa vedremo...». Al momento della votazione - sugli ordini del giorno di minoranza - erano assenti otto grillini, tra cui Gemma Guerrini e Monica Montella, tra le più critiche sul progetto sognato da Pallotta. Alla fine in Aula i grillini raccolgono 20 voti al massimo. Bastano a cassare i documenti presentati dall’opposizione (dal capogruppo dem Giulio Pelonzi a Fassina, dalla civica Celli all’ex dissidente grillina Cristina Grancio), ma non a dare l’idea di una maggioranza granitica, anzi.
FERRARA: «IO STRALCIATO» Otto defezioni così potrebbero affossare la variante urbanistica che arriverà in Assemblea capitolina a ridosso dell’estate, salvo altri colpi di scena. L’unica nota che compatta i 5 stelle romani la fornisce l’ex capogruppo Paolo Ferrara, che si era autosospeso dal Movimento dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta sullo stadio, e che ieri ha dichiarato: «La mia posizione è stata definitivamente stralciata dall’inchiesta e la Procura procederà alla richiesta di archiviazione». Raggi, per tenere unita la pattuglia M5S, ieri ha parlato anche dei limiti di un progetto controverso. «Non è stato scelto da questa maggioranza, lo abbiamo trovato e migliorato, abbiamo eliminato tutta la parte della speculazione edilizia», sostiene. E ancora: «Quest’opera se ben condotta andrà a migliorare un quadrante abbandonato». Ma potrebbe non bastare. In Comune e soprattutto nei territori, tra la “base” 5S e i due municipi che dovranno dare un parere sull’operazione. Molti consiglieri municipali grillini si sono chiusi in ufficio a guardare la diretta streaming del Consiglio. Rosalba Ugolini, vicepresidente della Commissione Urbanistica del IX è furente: «Alessandra Agnello viene da qui e per noi non sta facendo nulla: è inutile. Siamo contro lo stadio, io lo sarò fino alla morte. Sono molto agitata, il nostro slogan era “Coraggio”, capite? Ci vuole coraggio e se non c’è si torna a fare quello che facevamo prima».
Stadio, conta degli assenti 5S: “Così la variante non passerà”
LA REPUBBLICA - D'ALBERGO - Un lungo consiglio comunale sullo stadio della Roma. Sette ore per discutere di Tor di Valle e alla fine fare la conta dei grillini a favore del progetto. A stanare i consiglieri 5S dopo l’intervento in aula della sindaca Virginia Raggi, che ha ribadito il suo «sì» all’opera, sono state le opposizioni. Mettendo al voto una serie di atti contro la realizzazione del nuovo Colosseo giallorosso, hanno costretto la maggioranza a venire alla scoperta.
Il risultato? A bocciare le proposte delle minoranze sono stati di volta in volta tra i 18 e 21 consiglieri pentastellati. Numeri ballerini che, al netto di qualche assente definito giustificato, per il Pd e Fratelli d’Italia testimonia «la mancata compattezza della maggioranza» sullo Stadio della Roma. Un progetto che da sempre divide i grillini. Ma che presto, entro l’estate, dovrà essere di nuovo votato in aula Giulio Cesare. Nessun ordine del giorno, in quell’occasione le preferenze peseranno. Eccome, visto che in ballo ci sarà la variante al piano regolatore che darebbe l’avvio alla realizzazione della nuova casa dei romanisti.
A provare a tenere uniti i 5S — ieri otto erano assenti nel momento clou — in vista dell’appuntamento è l’ultragrillino Pietro Calabrese: «Voteremo quella delibera. Se dalla procura emergesse qualcosa? vedremo». A cercare di ricompattare i suoi è stata la Raggi, con un lungo intervento e un paio di giravolte rispetto al passato, rispetto a quando si batteva in ogni modo contro lo stadio: «Roma ha bisogno di grandi opere se utili per la città. Quest’opera, se ben condotta, andrà a migliorare un quadrante abbandonato con 800 milioni di investimenti privati. Il progetto non è stato scelto da questa maggioranza, ma lo abbiamo trovato e migliorato con i proponenti. Abbiamo eliminato la speculazione edilizia. Eravamo contrari nella scorsa legislatura. Avevamo delle perplessità che si sono tradotte in azioni volte a migliorare il progetto. Siamo rimasti coerenti».
Ora l’auspicio della prima cittadina è che lo siano pure i consiglieri della sua maggioranza. Il M5S a livello nazionale vuole un trofeo da alzare in vista delle europee. Mentre quello romano riacquista defintivamente Paolo Ferrara, che ieri ha annunciato la sua prossima archiviazione dall’inchiesta per corruzione sullo stadio: «Non richiederò il posto da capogruppo. Passerò il testimone a Giuliano Pacetti. Voglio tornare a occuparmi di Ostia. Ce n’è bisogno». Per le opposizioni, invece, il problema è Tor di Valle. Per Stefano Fassina l’iter andrebbe annullato «in autotutela». L’ex pentastellata Cristina Grancio lo bolla come «una catastrofe per i romani». Il capogruppo piddino Giulio Pelonzi è sicuro che «le infrastrutture tolte stravolgono il progetto. Non c’è più interesse pubblico». Mentre Andrea De Priamo di FdI punta il dito sulla mobilità: «Impossibile evitare il blocco di un intero quadrante ».
Tifosi divisi su Sarri: “Ha ottime idee”, “Con Di Francesco per la Champions”
LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Sarri possibile successore di Di Francesco alla guida della Roma? Monchi con le valigie pronte? Baldini continua a essere operativo e influente sulle decisioni di Pallotta (è molto amico dell’attuale allenatore del Chelsea e lo ha incontrato a cena, come raccontato ieri da Repubblica), a dispetto della presenza del “nemico” Totti in società? Il dibattito in città è aperto e guarda oltre l’attuale stagione. Il futuro è già cominciato a Trigoria, nonostante la Roma si debba giocare in Portogallo l’accesso ai quarti di Champions e stia lottando per soffiare il quarto posto al Milan.
E i tifosi? L’ambiente romano che dice? Sbirciando sul web, tra social e varie pagine dedicate al confronto sull’argomento, mentre si ascoltano radio monotematiche, emerge una enorme diffidenza nei confronti delle scelte di una società che cambia allenatori con troppa frequenza. «Se dovesse arrivare Sarri – scrive un utente su Twitter – dovrà adattarsi a una realtà per lui nuova, non so dire se sarebbe un bene però, pur riconoscendogli ottime idee calcistiche». Stati d’animo divisi, tra la consapevolezza del “Sarrismo” quale concezione del calcio affascinante, e la realtà di dover ricominciare con un tecnico che non ha vinto nulla, sta fallendo in Inghilterra e ha un carattere particolare. «Assurdo pensarci ora che abbiamo ancora la Champions in ballo», quasi grida per radio un tifoso. «Sarebbe comunque un passetto in avanti rispetto a Di Francesco», un’altra voce del dibattito.
Chi le idee chiare sull’argomento le ha, è Massimo Ghini, noto attore e, da sempre, tifosissimo della Roma. «Sarri mi piace moltissimo, perché è un allenatore tosto, e io adoro questi toscani abituati a un certo tipo di rigore. Credo che il suo sia un grande calcio. Conosco e stimo Di Francesco, ma, come al solito, mi sembra non ci siano i presupposti per andare avanti, nel senso che ci aspettavamo qualcosa di diverso dal suo arrivo. Lo ritengo un allenatore potenzialmente molto forte, che sta crescendo, ma rispetto all’idea di tenere un tecnico che ogni volta è messo in discussione, in una società dove c’è un presidente che sta lontano creando per forza confusione, un allenatore che sia già passato sotto la gestione di De Laurentiis che io conosco molto bene, ha più possibilità di riuscire a gestire la squadra e in generale il contorno». Ghini ritiene che Sarri abbia le spalle più grosse di Eusebio. «Sostengo Di Francesco – continua – ma continuare a tenerlo sulla graticola e usarlo come unico capro espiatorio, invece di andargli incontro e aiutarlo, se ci credi, ritengo non abbia senso. In questo discorso, Sarri mette un peso diverso sulla bilancia, perché è molto serio e concreto e più navigato».
La favola della Serie A poco allenante
LA REPUBBLICA – CAROTENUTO - La Roma ha giocato a maggio una semifinale di Champions ed è tuttora in corsa per andare avanti. Il Napoli è fuori dalle prime 16 per un gol in meno e con la miglior difesa del girone, dopo aver battuto il Liverpool ed essersi fatto prendere al 93’ dal Psg. La stessa Inter indecifrabile di Spalletti s’è giocata fino in fondo la qualificazione battendo il Tottenham e pareggiando col Barcellona. Il deserto che spesso ci raccontiamo è meno arido di quanto appaia. La Lazio era nei quarti di Europa League pochi mesi fa. La Fiorentina si spinse in semifinale nel 2015. La qualità di un movimento si misura nel mare aperto del confronto europeo, e quel confronto ci dice che accanto a una larga fetta di classe media in fuga da investimenti e antagonismo, rassegnata alla subalternità, esistono in Italia diverse squadre di buon livello internazionale. Ne abbiamo 5 fra le prime 40 del ranking Uefa, una in meno di Spagna e Inghilterra, due in più della Germania.
Eppure ogni frustrazione della Juve finisce per essere ricondotta al campionato poco allenante. È colpa degli altri. Fu Fabio Capello - dicembre 2013 - a imporre la formula, quando Conte usciva ai gironi perdendo con il Galatasaray sotto la neve. Era forse più allenante il campionato turco? Con Allegri la Juve avrebbe poi giocato le finali nel 2015 e 2017, segno che a volte la zavorra degli sparring inadeguati non funziona. In Inghilterra invece ritengono che una delle ragioni per l’unica Coppa vinta in 10 anni (Chelsea 2012) sia una Premier stressante e intensa. Troppo allenante. Vai a capire.
Il punto è che il percorso della Juve è volutamente solitario. Ha altri interessi. Mette in conto il diserbo della Serie A e lo sbarco prossimo in una Eurolega di qualunque tipo. Successi e traguardi sono celebrati come diversità rispetto al movimento. Se un torneo più equilibrato fosse di sua convenienza, non proverebbe a portar via Icardi all’Inter e Zaniolo alla Roma, dopo aver preso Bernardeschi alla Fiorentina, Pjanic alla Roma e Higuain al Napoli. Gli altri club sono inferiori per ricavi, possibilità di spesa, prestigio, cultura della vittoria, capacità di lobbying. Hanno già mille e più motivi di riflessione per le loro sconfitte. Almeno non diamogli il peso di quelle che appartengono alla sola Juve.