Di Francesco: «Roma agonizzante ma non si deve morire per forza»

CORRIERE DELLA SERA - Dieci minuti scarsi. Record di velocità. La durata della conferenza stampa di Eusebio Di Francescoprima di Roma-Milan racconta molto del momento che si vive dentro Trigoria. Voglia di parlare: zero. Ottimismo: sottozero. Gli parlano di squadra malata («Ma io avevo detto che non era guarita, non che era malata ed è diverso») e il discorso scivola su qualcosa di ancora più preoccupante e lugubre: «[...] È vero, a Firenze la Roma è stata agonizzante, ma questo non significa che per forza si deve morire. Ci si può anche salvare [...]».

[...] Sul banco degli imputati sale soprattutto Edin Dzeko, che si è fatto espellere sul 4-1 e che prima aveva litigato in campo con Cristante: «Certi comportamenti sono stati più brutti ancora di questa sconfitta dolorosa. Edin, però, è stato il primo a chiedere scusa pubblicamente per quello che è accaduto, perché è un giocatore di esperienza. Siamo uomini, ha avuto un atteggiamento sbagliato e non deve più succedere [...]».


Cangiano superstar abbatte il Milan: Roma al 3° posto

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Al Tre Fontane, sotto una pioggia incessante, la Primavera di De Rossi domina una partita a senso uni­co e cala un poker che blinda il 3° posto in solitaria in campionato. [...] Contro il Milana prendersi la standing ovation è Gianmarco Cangiano: tripletta, la seconda in carriera contro i rossoneri, che ha sbaragliato gli avversari. Mentre il poker è del solito Ce­lar che firma, grazie al suo mancino, il suo 20° gol in cam­pionato che vale la quinta vittoria romanista di fila, il terzo clean sheet consecutivo e il se­sto trionfo su 9 partite casalin­ghe.

[...] Felicissimo il tecnico De Rossi: «Sono euforico: stiamo tirando fuori cose che avevamo dentro e si è visto carattere, concentra­zione. Gara perfetta con un pri­mo tempo di grande calcio».


Occhio a Piatek già a segno con il Genoa

CORRIERE DELLA SERA - Il Milan è l’unica squadra contro cui la Roma ha un bilancio negativo in casa nelle partite di serie A: 25 vittorie, 28 sconfitte e 31 pareggi. I rossoneri hanno vinto gli ultimi 2 confronti diretti (2-1 a San Siro, 2-0 all’Olimpico): non fanno tris dal 1996. La Roma è reduce per la prima volta in questo campionato da 4 risultati utili (3 vittorie e un pari) e ha vinto, segnando sempre 3 gol, gli ultimi tre incontri giocati all’Olimpico, contro Genoa, Sassuolo e Torino. [...] Dzeko, in giallorosso, ha segnato 3 gol al Milan, tutti a San Siro. [...]

Di Francesco ha perso 2 volte su 2 contro Gattuso, uno dei tre allenatori affrontati più di una volta in serie A contro cui è ancora a secco. Occhio a Piatek: in questo campionato ha già giocato 2 volte all’Olimpico, con la maglia del Genoa, segnando sia alla Lazio sia alla Roma.


Kolarov insultato: straordinari e gol non bastano più

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Neppure il gol al derby è riuscito a farlo entrare, definitivamente, nel cuore dei romanisti. Non c’è ti­ foso della Roma che possa rim­proverare qualcosa ad Alek­sandar Kolarov come profes­sionista: esemplare, sempre tra i primi ad arrivare a Trigo­ria e tra gli ultimi ad andare via, in un anno e mezzo ha se­gnato in campionato, in Cham­pions League e in Coppa Italia e in questa stagione, dove pure paga le fatiche fisiche del Mon­diale, è già a sei centri. Mai aveva segnato così tanto in car­riera, mai era stato così prolifi­co, ma forse mai si era sentito così contestato dai propri tifo­si.

[...] Gli ultrà, nella notte tra venerdì e sabato, sono andati al Torrino, dove abita Kolarov, e scrivere sui muri: «Croato di m...» e «Kolarov abbassa la cresta». In­sulti soprattutto quello riferi­to alla sua nazionalità, visto che il difensore è serbo che il giocatore non si aspettava ma a cui, almeno per ora, non ha re­plicato attraverso i suoi profili ufficiali. Ave­va replicato, invece, martedì scorso, a Termini a chi diceva a lui e agli altri giocatori di «svegliarsi» e forse quella replica ha rappre­sentato una frattura difficile da rimarginare con la parte più calda del tifo ro­manista. [...]

An­che in serate come quelle di stasera, quando prima del fi­schio d’inizio non arriveranno certo applausi e carezze. Ma a Kolarov poco importa, lui va dritto per la sua strada, cioè la fascia sinistra. E se non è ama­ to da tutti la sensazione è che se ne sia già fatto una ragione.


C'è un trio a caccia della gloria perduta

IL MESSAGGERO - ANGELONI - I giocatori, quando si sentono definiti senatori, la prendono male. Come fosse un'offesa. Magari hanno pure ragione, perché chi lo dice, spesso, gli attribuisce un significato/tono negativo. Come a dire: il senatore è colui che ha privilegi, che comanda. Questo è sbagliato. Senatore è chi fa valere la sua esperienza, spesso è un leader, uno ascoltato più di altri, uno che, insomma, conta. Dzeko, Kolarov e Manolas, ad esempio, sono tre senatori della Roma, per classe, per militanza, per esperienza. Senatori, senza offese. Conteranno di più, in uno spogliatoio, le parole di Kolarov o di Luca Pellegrini (tanto per prenderne uno che è appena andato via)? Kolarov. Dzeko o Kluivert? Dzeko. Manolas o Bianda o Marcano? Manolas. Chiaro, no? Sempre senza offese.

DIFESA E ATTACCO - Ecco, tre giocatori come questi, e in momenti come questi, possono e devono dare qualcosa di più, non solo dal punto di vista sportivo, ma nei comportamenti. Ciò che è successo martedì a Termini, prima della partenza per Firenze, tra Manolas-Kolarov, in quel dialogo con alcuni tifosi, è da censurare. E non per prendere per forza le parti dei tifosi, ma perché non è normale reagire in quella maniera solo perché un tifoso - incavolato - ti invita a «svegliarti». Tra l'altro, quel tifoso, che si è beccato gli insulti di risposta, avrà pensato dopo Firenze che la Roma non tutto si è tranne «svegliata». Nemmeno quella muscolarità che certi calciatori pesanti usa nei momenti di difficoltà, ha aiutato. La muscolarità, oggi, la gente la vuole sul campo, se non per vincere, almeno per evitare brutte figure. Stasera, una buona parte dell'Olimpico risponderà a Manolas e Kolarov (quest'ultimo si è beccato qualche striscione poco carino in giro per Roma, in uno gli si dava del croato, in un altro lo si invitava a tenere abbassata la cresta). Le minacce no, quella vanno respinte al mittente. Ma tutto questo è il segnale che il clima che si respira non è invitante. I giocatori sanno perfettamente come basti poco per far girare di nuovo il vento nella direzione giusta. Che dire di Dzeko, invece? Edin è coccolatissimo, a Termini lui aveva preso anche applausi.

IL CALMO NEL CAOS - Ma l'essere senatore non ti deve portare a comportarti come ti sei comportato al Franchi. Un giocatore della sua esperienza deve essere più responsabile. Quel gesto contro Manganiello, non solo gli è costato due giornate e passi, ma è costato alla Roma il pesante 7-1. Il senatore/leader ti deve aiutare a superare le difficoltà, non spingerti in discesa. Stasera non sarà contestato singolarmente ma finirà nel vortice che coinvolge tutta la squadra. Dzeko era tornato a segnare, è tra i calciatori più importanti. E' quello che lo scorso anno è stato aspettato e coccolato da Di Francesco. E ora? C'è bisogno di lui, di Kolarov, di Manolas. I grandi giocatori. I senatori. Senza offese, eh.


L’ultimo schema di Di Francesco: «De Rossi deve fare il mister dentro la partita»

CORRIERE DELLA SERA - Capitano, pensaci tu. È quasi una preghiera quella che Eusebio Di Francesco, mai così rabbuiato e mai così voglioso di fuggire dalle domande dei giornalisti (la conferenza stampa di ieri è durata 10 minuti scarsi), lancia nell’aria alla vigilia di Roma-Milan. [...] All’orizzonte c’è la sicura contestazione che l’Olimpico ha promesso ai giallorossi, con in testa Kolarov, che ha già visto spuntare scritte sotto casa: «Kolarov abbassa la cresta», «Kolarov croato» e «Kolarov croato di m...». Un insulto atipico, fatto su misura per un serbo, firmato con una sigla ultrà.

Di Francesco deve ricorrere a De Rossi per le squalifiche di Nzonzi e Cristante, ma forse lo avrebbe fatto anche a rosa completa. DDR sarà il perno del 4-3-3 (con Florenzi «alto») [...]. Di Francesco, nel momento più nero, gli chiede di diventare la sua proiezione in campo: «Mi auguro che Daniele possa dare una prestazione dal punto di vista della presenza, dell’aiuto generale al gruppo, della capacità di stare in campo e di essere un po’ il mister dentro la partita. I dubbi sono come starà realmente, perché non gioca da tempo [...]»


De Rossi ok, Florenzi avanti. Gioca Santon

IL TEMPO - MENGHI - La Roma continua ad imbarcare gol e Di Francesco per evitare che la barca affondi potrebbe fare delle scelte più conservative contro il Milan. Non è escluso che si schieri a specchio, tornando al vecchio e caro 4-3-3, una mossa semplice e attuabile grazie alla duttilità di Zaniolo, che dalla trequarti potrebbe spostarsi di qualche metro e dare una mano alla coppia De Rossi-Pellegrini. Il capitano tornerà titolare dopo 98 giorni, ovvero dalla sfida con il Napoli fatale per il suo ginocchio, e difficilmente resisterà per 90 minuti visto che nelle gambe ha solo il quarto d'ora finale giocato in Coppa Italia.

Alle sue spalle ci sara la coppia Manolas-Fazio, a sinistra Kolarov e a destra potrebbe rivedersi Santon, anche se Karsdorp gli contenderà la maglia fino all'ultimo. Florenzi stavolta dovrebbe avanzare in attacco, dando una quota di equilibrio in più all'undici giallorosso. L'alternativa èKluivert, piaciuto poco nelle ultime uscite. El Shaarawy ha il posto assicurato dall'altra parte, Dzeko dopo le scuse ai compagni per la reazione esagerata contro l'arbitro a Firenze vuole farsi perdonare in campo. Né Under né Perotti hanno recuperato e in panchina ci sarà una new entry come rinforzo offensivo, prelevato direttamente dalla Primavera dopo la tripletta di ieri: Cangiano.Un premio per lui, una conferma per Riccardi, di nuovo convocato da Di Francesco, che ha ritrovato pure Mirante, mentre ha dovuto rinunciare agli squalificati Nzonzi e Cristante e all'infortunato Jesus.


Amore e odio, la parabola di Kolarov

IL TEMPO - MENGHI - Era il laziale traditore visto non di buon occhio al suo arrivo, è diventato presto idolo in una città che s'innamora dei tipi tosti, soprattutto se segnano gol pesanti, si è trasformato nel "croato" altezzoso da schernire sui muri di Roma, troppe volte imbrattati dai tifosi per mandare i loro messaggi insultanti a Trigoria o direttamente a Boston. Kolarov è il protagonista di questa folle parabola, prima ascendente e poi discendente, lui che aveva esultato al gol nel derby lo scorso settembre, alla faccia del suo passato biancoceleste, conquistando tutti quei romanisti che adesso gli consigliano di "abbassare la cresta", come recitava una delle scritte comparse nella notte di venerdì nella zona del Torrino, dove abita il calciatore serbo. "Croato di m... a", lo etichettano i tifosi consapevoli della relazione conflittuale che esiste tra i due paesi confinanti.

Ad incrinare il rapporto tra gli ultras e il serbo è stata una frase dello stesso giocatore, che ha messo al loro posto tutti gli allenatori italiani: "Il tifoso - diceva a fine novembre in risposta alle critiche ricevute - può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco". Si è scatenata una bufera sui social e si è creato un precedente a cui i sostenitori si sono aggrappati dopo il 7-1 di Coppa Italia: "Siamo noi che non capiamo di calcio, vero?". Un altro episodio di scontro c'era stato a Termini alla partenza della squadra per Firenze, quando un tifoso gli aveva urlato "sveglia" e Kolarov aveva risposto seccato: "Sveglia tua madre". Da "nemico" a idolo a "croato", questa città che si lascia trasportare facilmente dagli eventi e non perde mai l'occasione di dimostrare quanto sia difficile mantenere l'equilibrio qui.


Di Fra contro tutti

IL TEMPO - AUSTINI - La domanda arriva alla fine. Inesorabile e dovuta. Di Francesco si dimetterà se capisce che la squadra non è più al suo fianco? "E' un po' scontata - la risposta stizzita dell'allenatore della Roma - ma questo è un ambiente orientato al pessimismo. Alla fine sono i risultati che determinano, voi potete dire quello che volete. O parlate con i giocatori e cercate di capire se siamo realmente disuniti, altrimenti si fanno tanti discorsi che lasciano il tempo che trovano, cose campate per aria". E' questo - e c'era da aspettarselo - l'umore del tecnico giallorosso dopo la batosta incredibile di Firenze in Coppa Italia e alla vigilia di uno spareggio per la Champions con il Milan. Ci arrivano con le premesse peggiori possibili sia lui che la Roma, contro un avversario carico a mille, rigenerato dal mercato di gennaio, che Monchi invece non ha potuto (e voluto) sfruttare. Il solito, ennesimo psicodramma romanista contro cui opporre la partita del riscatto, del cuore.

Dove troveranno le forze Dzeko e compagni per trasformare i fischi annunciati stasera all'Olimpico in applausi? "Mettendo in campo una prestazione di alto livello - la ricetta di Di Francesco - non solo fisica, ma anche mentale. Capisco che c'è grande depressione, ma la forza sta nel ribaltarla. Noi ora siamo incudine, dobbiamo subire e poi diventare martello. Tre partite fa il Milan era nella stessa situazione, nel calcio una settimana cambia tutto". Vero. Domenica scorsa, non un anno fa, la Roma stava vincendo 3-0 sul campo dell'Atalanta. Nel giro di un tempo e di un'altra partita il mondo s'è rovesciato addosso ai giallorossi. Fragili, incapaci di reagire, nervosi al punto di litigare in campo e - nel caso di Dzeko - farsi cacciare. "E' stata la parte più brutta - sottolinea l'allenatore - Edin ha chiesto scusa a tutta la squadra. Non deve più succedere, nelle difficoltà dobbiamo essere ancora più uniti. Può arrivare una sconfitta, ma l'abbiamo fatta diventare dolorosissima". I primi segnali, in realtà, si erano rivisti col Torino: da 2-0 a 2-2, prima di trovare il jolly di El Shaarawy. "Avevo parlato di squadra non ancora guarita, cadiamo sempre in certi momenti delle gare".

E allora non c'è ritorno migliore di quello di De Rossi. "Mi auguro che Daniele possa dare tanto dal punto di vista della presenza, dell'aiuto generale, della capacità di stare in campo e di essere un po' il mister nella partita. I veri dubbi sono su come starà fisicamente perché non gioca da tanto ma ha ripreso ad allenarsi con costanza e non sente più dolore". Raccontano di un allenamento di rifinitura ben riuscito nonostante la pioggia battente, il gruppo dal punto di vista degli atteggiamenti in settimana ha deluso poche volte quest'anno, ma la prova del campo vero è un'altra storia. "Mi sento un po' un papà che in certi momenti a questa squadra non ha dato i consigli giusti - ammette Di Fra - dobbiamo ritrovare unità d'intenti, essere sinceri fra noi e io devo cercare soluzioni". Monchi gli ha dato altro tempo, tutto sta a trovarle.


La grande frenata. Mercato, Europa al risparmio: -30%

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Il colpo dell’inverno… non si muoverà da casa. Sì, Christian Pulisic, 20enne ala statunitense del Dortmund, preso dal Chelsea per ben 64 milioni di euro fino a fine giugno resta al Borussia. È la spesa più voluminosa ma Sarri dovrà aspettare. [...] Quindi «l’affare» più caro a spostarsi subito nelle 5 top league europee in questa sessione è stato Leandro Paredes, ex Roma ed Empoli, finito al Psg dallo Zenit per 45 milioni. Il mercato invernale stavolta ha frenato. Nel complesso le 5 leghe più importanti hanno speso poco meno di 600 milioni; in forte calo rispetto agli 860 del gennaio 2018 (-30%). Molto influiscono i club della Premier, stranamente fermi. [...]

[...] La Spagna in questo inverno così è calata di oltre il 73% del volume d’affari. Il pezzo clou ora è stato Brahim Diaz, prelevato dal City al Real per 17 milioni. E il semisconosciuto Diego Lainez, messicano del Betis, dall’America per 14. [...] È la Serie A, allora, ad aver affiancato la Premier fra le più spendaccione. [...] Detto di Paredes al Psg, la Ligue 1 si conferma per il resto parsimoniosa. [...]

Intanto la Fifa — col Global Transfer Market Report — ha fatto sapere che nell’anno solare 2018 il calciomercato mondiale ha superato i 6 miliardi di euro, con 14.186 giocatori coinvolti di 175 nazionalità. Il 78,2% dell’intera spesa mondiale è avvenuto tra club dell’Uefa, circa 4,8 miliardi di euro, con i primi 31 club che hanno speso più di 50 milioni ciascuno, e insieme rappresentano oltre la metà della spesa globale. La cifra crescerà di certo nel 2019 [...]. Mentre nel 2017-18 avevano toccato, nelle due sessioni, i 5,6. Insomma, si è frenato a gennaio, ma anche in estate si era scesi da 4,77 miliardi a 4,54, cioè un calo del 4,8%. Sarà la crisi economica internazionale, ma le top 5 leghe sembrano aver già toccato il top.


Davide per sempre, una canzone da Stadio

LA NAZIONE - GIORGETTI - Undici mesi dopo la Fiorentina torna a Udine e nel posto del suo dolore più privato attraverserà ancora una volta il ricordo di Davide Astori, il capitano che vive nei pensieri di tutti dopo la morte improvvisa che ha travolto il calcio. E undici mesi dopo anche Gaetano Curreri, il frontman degli «Stadio» che ha sempre dichiarato la sua passione per la Fiorentina, non riesce a metabolizzare un dramma rimasto inspiegabile. Con il mistero della perdita si confrontano gli artisti e l'idea degli «Stadio» è quella di dedicare una canzone alla memoria di Astori: annuncio arrivato durante il programma «Rabona» su Rai3 e motivato da Curreri con la grande commozione che continua a innvaderlo ogni volta che il pensiero va al capitano della Fiorentina. [...]


Niente Arsenal per Monchi

L’Arsenal vorrebbe Monchi. Torna vivo l’interesse del club inglese per il direttore sportivo giallorosso che però, secondo il dailymail.co.uk, avrebbe un ingaggio alto alla Roma ed è poco probabile la sua partenza. Marc Overmars è altresì papabile per il ruolo di responsabile dell’area tecnica dei Gunners.