Olsen e Manolas alzano bandiera bianca

IL TEMPO - MENGHI - La difesa aveva appena trovato le coordinate corrette e già deve ricercarle da capo. De Rossi non può sostenere due partite di fila, tenendo conto che martedì c’è la Champions e vuole esserci, perció verrà a mancare la diga centrocampo, ma non solo: Di Francesco deve fare a meno anche di Olsen e Manolas, rimasti a casa per risolvere i piccoli infortuni (52 totali in stagione, 29 di natura muscolare). Il portiere è alle prese con un problema al polpaccio, la speranza che possa recuperare in tempo per difendere i pali giallorossi contro il Porto, al suo posto a Verona ci sarà Mirante. Il centrale greco ha una lieve pubalgia che a Trigoriastanno gestendo con allenamenti personalizzati. Niente di grave, comunque, un po’ di riposo dovrebbe bastare e in Europa, salvo complicazioni, ci sarà.

La bella notizia è che Jesus è guarito in meno tempo del previsto e ha strappato la convocazione per il Chievo, ma si accomoderà in panchina (“non è proprio il caso di farlo giocare, ha rischiato l’operazione e non ha camminato per 3 giorni”, ha sottolineato l’allenatore) e allora ci sarà spazio per Marcano al posto di Fazio. Nelle 6 partite che lo spagnolo ha giocato da titolare è arrivato un solo successo, in Coppa Italia con l’innocua Entella, stavolta spera che la fortuna sia dalla sua parte. A destra visto il momento opaco di Florenzi il tecnico spremerà Karsdorp, a sinistra il discusso Kolarov. La mediana tornerà a tre con Cristante e Zaniolo ai lati di Nzonzi, che dopo il riposo obbligato causa squalifica si riprenderà la regia. Restano insieme davanti Dzeko e Schick, la combinazione che ha funzionato contro il Milan sarà riproposta a Verona con l’inserimento di ElShaarawy a sinistra.


Quel dovere di non soffrire

IL MESSAGGERO - LIGUORI - La partita con il Milan ha fatto tornare un po’ di fiato nei polmoni ai tifosi giallorossi, ma è poca cosa perché non è stato possibile vincere e adesso siamo sempre al quinto posto in classifica, ma imbottigliati insieme ad altre squadre che, a volte, mostrano una condizione migliore. In queste ore il tentativo della società è sfruttare al massimo la “ripresina”, contando sull’annuncio dell’inizio dei lavori per il nuovo stadio e il perfetto accordo tra Monchi e l’allenatore che sta sfruttando finalmente i nuovi acquisti. ma la strategia non funziona: il primo tema, una volta importantissimo, oggi sembra logoro.

Lo Stadio sembra ormai alla maggioranza dei tifosi un business di Pallotta, vissuto come un americano antipatico, estraneo al cuore della Roma. Il secondo argomento è anche più volubile, perché dipende troppo dalle condizioni dei singoli giocatori. Abbiamo visto domenica sera un eroico capitano, rientrato per trascinare la squadra, ma non potrà avere questo ruolo in tutte le partite, specialmente ora che si ricomincia con due turni alla settimana, in un momento decisivo per la stagione. Se Daniele pensa al Porto, dovrà riposare a Verona. E col Chievo di queste ultime partite si rischia, tanto più per chi ha fatto cattiva figura all’andata. Infine, il mercato non può essere rivalutato solo perché Schick gioca 90 minuti. La massima urgenza riguardava un difensore centrale e Monchi non l’ha cercato: se Manolas avesse problemi, il Direttore spagnolo può nascondersi. Insomma, perfino contro il Chievo dobbiamo rischiare e soffrire. E spero di essere smentito.


Assalto a Zaniolo. La Juve prepara l’offertona

LEGGO - ORMEZZANO - Non c'è due senza tre. Dopo Pjanic e Szczesny, la Juve sogna di far traslocare da Roma a Torino anche Zaniolo. Il suo nome, con una valutazione da 40 milioni, figurava nell'elenco dimenticato una decina di giorni fa in un bar milanese da Paratici. Altro che fantacalcio, come disse il ds giallorosso Monchi. Alla Continassa monitorano con attenzione la situazione di Zaniolo. La Roma ha congelato l'adeguamento del suo contratto fino a giugno. Quando non si parlerà tanto della scadenza, fissata nel 2023, quanto della portata dell'ingaggio al momento di 270 mila euro. Troppo basso, secondo l'agente Vigorelli, lo stipendio da 1,5 milioni annui proposto dai giallorossi al talentuoso centrocampista, che in passato rivelò di tifare proprio per i bianconeri. «Nicolò è stato a un passo dalla Juve, l'affare con l'Entella era quasi definito ma all'improvviso arrivò l'Inter», ha recentemente rivelato Igor Zaniolo, il padre della rivelazione del campionato. La Signora tenterà un nuovo affondo, offrendo un quinquennale da circa 2,5 milioni a stagione. 


Roma, incubo ricadute

IL MESSAGGERO - TRANI - L’ostacolo è il più basso che si possa incontrare attualmente in serie A, ma stasera a Verona (ore 20,30) la Roma deve essere soprattutto all’altezza della zona Champions. Non si può certo permettere di inciampare anche contro l’ultima in classifica, dopo aver buttato nel girone d’andata 13 punti preziosi contro le piccole del nostro torneo, perdendo in trasferta contro il Bologna e l’Udinese e in casa contro la Spal. E pareggiando all’Olimpico proprio contro il Chievo, rivale nella notte al Bentegodi, e fuori contro il Cagliari. Il ritardo dalle migliori è stato accumulato in 5 tappe che hanno evidenziato la mancanza di continuità del gruppo di DiFrancesco. Che, pur rimanendo imbattuto negli ultimi 5 turni di campionato, è a digiuno dal 19gennaio, gara interna vinta contro il Torino. E’ l’ultimo successo e anche l’unico nel nuovo anno in cui i giallorossi hanno nuovamente rallentato: dopo il 3-2 sofferto contro i granata, i 2 pari con l’Atalanta e il Milan e in mezzo il ko umiliante contro la Fiorentina in Coppa Italia.

SCATTO OBBLIGATORIO - Il mini ciclo, 3 partite contro le ultime 3 della Serie A, impone l’en-plein alla Roma che, cominciando stasera con il Chievo, affronterà poi lunedì 18 febbraio il Bologna all’Olimpico e il 23 febbraio il Frosinone allo Stirpe. Il calendario, a 16 turni dal traguardo, va sfruttato. I giallorossi entreranno in campo al Bentegodi partendo dal 7° posto e sapendo che comunque il 4°, in attesa di Milan-Cagliari (domani sera a San Siro), è lontano solo 1 punto. Il successo sul Chievo certificherebbe, quindi, il sorpasso in zona Champions e sarebbe pure utile per mettere pressione ai rossoneri di Gattuso e non dare alcun vantaggio alle altre principali rivali, l’Atalanta e la Lazio. E per archiviare il crollo di Firenze, agli atti come il cortocircuito vergognoso e ingiustificabile di una squadra che, mai completamente guarita secondo Di Francesco, sta vivendo questa stagione in altalena.

TURNOVER FORZATO - Di Francesco più che al Chievo guarda insomma alla Roma. Che si presenta a Verona nuovamente decimata: allo squalificato Pellegrini e agli infortunati Perotti e Under, si sono aggiunti anche Olsen e Manolas, il portiere fermato da un nuovo affaticamento al polpaccio (29° infortunio muscolare della stagione) e il difensore da un fastidiosa pubalgia. In più l’allenatore, dovendosi cautelare anche per la partita di martedì contro il Porto (andata degli ottavi di Champions), sembra orientato a risparmiare De Rossi, titolare domenica scorsa contro il Milan dopo essere stato fermo per più di 3 mesi. Ecco che, nella 31esima formazione diversa in 31 match, saranno 5 le novità dopo il pari contro i rossoneri: Mirante in porta, Marcano al cenro della difesa, Nzonzi e Cristante a centrocampo ed El Shaarawy in attacco. Recuperato Jesus: è tra i 20 convocati. La rotazione chiama in causa cinque-undicesimi, ma non dovrebbe portare al ripensamento sul sistema di gioco: avanti con il 4-3-3 che, come si è visto contro il Milan, garantisce equilibrio all’assetto e protezione alla difesa, spesso fragile e svagata. Confermata la catena di destra con Karsdorp e Schick, il playmaker annunciato è Nzonzi, anche se a Firenze, nella ripresa, in quel ruolo è finito Cristante. Se gli interpreti non si dovessero trovare a loro agio, scontato il ritorno al 4-2-3-1, con Zaniolo dietro a Dzeko, formula già provata in 7 match (l’ultimo, a fine 2018, nel successo al Tardini contro il Parma). Il Chievo, 9 gol incassati nelle ultime 3 partite, ha conquistato 8 dei suoi 12 punti con Di Carlo (in classifica ne ha 9, essendo stato penalizzato di 3): è il 3° allenatore stagionale del club (dopo D’Anna e Ventura). Va meglio di chi lo ha preceduto, ma per salvarsi sa che potrebbe non bastare.


Chievo-Roma. Una chance per molti

INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Questa sera, la Roma di mister Di Francesco, affronterà il Chievo di Di Carlo allo stadio Bentegodi di Verona. La partita offrirà chance a molti: a chi, vuoi per motivo, vuoi per un altro ha trovato poco spazio, a chi rientra nel gruppo e ha voglia di riscatto e alla squadra tutta che dopo il pareggio casalingo con il Milan cerca continuità per dimenticare la batosta di Firenze.

Chance per Mirante e Marcano – i due hanno faticato per guadagnarsi una maglia titolare, levatagli dagli insostituibili e Olsen e Manolas, a cui Di Francesco non rinuncia mai. L’infortunio dei due giallorossi porterà Di Fra a delle scelte forzate. Mirante troverà spazio dal primo minuto per la seconda volta in campionato, dopo la trasferta di Udine terminata con una sconfitta, Marcano potrebbe essere schierato in coppia con Fazio ma non è da escludere l’impiego Juan Jesus al rientro dall’infortunio.

Chance Schick – il ruolo inedito da esterno offensivo nella gara contro il Milan non ha deluso, anzi ha permesso all’attaccante ceco di non pestarsi i piedi con Dzeko, punta di riferimento. Le partite che seguono saranno il crocevia per Schick che se da un lato è chiamato a dare risposte, dall’altro ha bisogno di buone e continue prestazioni per entrare in possesso della fiducia di gioco necessaria per essere un grande attaccante.

I rientri – il primo, forse il più importante, lo si è già visto domenica scorsa all’Olimpico, ovvero quello di Daniele De Rossi. Con lui la Roma vanta competenza tattica e caratteriale che è mancata per molte partite; saranno di nuovo della gara Cristante e Nzonzi, rimasti fuori nell’ultima gara per espulsione dopo molte partite giocate in coppia fissa nella linea mediana del campo.

Assenze – sempre per espulsione rimarrà a Roma Pellegrini. Pesano le assenze per infortunio di Olsen, fermo per una noia muscolare, Manolas per problemi di pubalgia, Perotti alle prese con il solito problema al polpaccio e Under che rientrerà per metà febbraio.

Il Chievo ha bisogno di punti utili per la salvezza. La Roma troverà davanti a sé un avversario ostico ma abbordabile sulla carta.


22/12/2001 – Emerson, Samuel, Tommasi. La Roma travolge il 'Chievo dei Miracoli'

INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - Sette partite, sette vittorie: questo l’impressionante ruolino di marcia casalingo del Chievo Verona di Gigi Del Neri, al debutto assoluto nella massima serie, prima della sfida del 22 dicembre del 2001 contro la Roma di Fabio Capello.

I giallorossi, reduci dalla sbornia tricolore post 17 giugno 2001, hanno iniziato la stagione (in campionato) nel peggiore dei modi. Dopo il trionfo in Supercoppa Italiana contro la Fiorentina, infatti, i ragazzi di Capello hanno racimolato la miseria di due punti nelle prime tre gare della Serie A 2001/2002.

Tutto cambia a partire dalla quarta giornata, sempre ‘grazie’ ad una sfida contro la Viola.

Da quel momento in poi, la Roma si ritrova ed inizia a volare. Prima della sfida della gelida serata del 22 dicembre sopra citato, infatti, i giallorossi sono terzi in classifica a quota trenta punti, distanti di una sola lunghezza dall’Inter di Cuper e di due punti proprio dall’incredibile favola del Chievo Verona neopromosso.

Si tratta, quindi, di una sfida di altissima classifica.

Capello punta su un ormai collaudato 3-5-2 con: Antonioli in porta, linea difensiva costituita da Zebina, Samuel e Panucci, i soliti Candela e Cafu sulle fasce (pronti a spingere in fase di possesso romanista e tornare in difesa quando è il Chievo a gestire la sfera), centrocampo dove giostrano Tommasi, Lima ed Emerson ed attacco con il duo Totti-Delvecchio.

Il Chievo, dal canto suo, può schierare tutti i propri titolari nel classico 4-4-2 di stampo delneriano, con Eriberto (allora si chiamava ancora così!) e Manfredini a spingere come ossessi sulle linee esterne del campo e la coppia Marazzina-Corradi a tentare di impensierire la retroguardia giallorossa.

La prima, vera occasione della partita giunge al minuto venticinque, quando Cafu, direttamente da calcio d’angolo, serve un pallone delizioso sulla testa di Emerson, che colpisce in maniera eccellente ma trova sulla propria strada l’ex Lupatelli; miracolo del numero dieci (sì, avete letto bene) del Chievo e nuovo corner per la Roma. Proprio sul calcio da fermo seguente, arriva il vantaggio giallorosso: azione fotocopia della precedente ed Emerson che stavolta lascia Lupatelli senza scampo. 1-0 per noi.

Si va al riposo con questo risultato. Roma grintosa, ma Chievo che quando riparte rischia di far male.

Al settimo minuto della ripresa, infatti, Marazzina scappa alla guardia di Samuel e si trova praticamente a tu per tu con Antonioli, che lo stende per non permettere al futuro giallorosso di battere a rete e trovare il pareggio.

Cartellino rosso e Roma che deve giocare in dieci uomini i restanti trentotto minuti di gara.

Dalla panchina entra Pelizzoli, tornato fra i convocati per la prima volta dopo circa due mesi alle prese con la pubalgia; un rientro con i fiocchi, non c’è che dire. L’ex portiere dell’Atalanta, infatti, ‘accompagna’ sulla traversa la punizione magnifica di Eugenio Corini e tiene la Roma in partita.

I giallorossi soffrono dannatamente ma tengono e, al minuto ventinove del secondo tempo, addirittura raddoppiano. Stavolta è ‘The Wall’, Walter Samuel, a battere Lupatelli; sempre di testa e sempre da azione sviluppatasi da corner. E’ delirio giallorosso e i numerosissimi tifosi giunti da Roma si fanno sentire più che mai al grido di ‘I Campioni d’Italia siamo noi!”.

A suggellare una prestazione di straordinaria efficacia e personalità ci pensa, poi, Damiano Tommasi che, servito da una ‘imbucata’ fenomenale di un certo Francesco Totti, si lancia verso la porta e batte Lupatelli con un preciso diagonale.

Cesari fischia la fine. La Roma ha compiuto una piccola impresa: battere il Chievo sul suo campo dopo sette vittorie consecutive al Bentegodi.

I giallorossi volano, così, al secondo posto in classifica, scavalcando proprio i clivensi, e restando attaccati all’Inter, distante solo un punto.


Il primo cavaliere

AS ROMA MATCH PROGRAM - RICCARDI - Daniele De Rossi è tornato sul terreno di gioco. Lo ha fatto contro il Milan, il 3 febbraio 2019. Da “allenatore in campo”, per usare la definizione del tecnico Di Francesco. A 35 anni e mezzo, con “l’infortunio più serio della mia carriera” messo alle spalle dopo oltre tre mesi di calvario. “Ha rischiato anche di smettere, io so quanto ci è mancato”, ha aggiunto Eusebio dopo la sfida pareggiata con i rossoneri. È stato il migliore della Roma, De Rossi. Ha combattuto sulla linea mediana, ha sradicato palloni, ha dato equilibrio e vinto il 100% dei contrasti (3 su 3). Ma la sua presenza ha significato anche altro. È stato semplicemente capitano. Con Kolarov prima e dopo la partita, supportandolo in un contesto ambientale non semplice (“Fratello mio”, ha scritto ad Aleks su Instagram). Con Zaniolo dopo il gol, abbracciandolo in un ideale passaggio di testimone tra presente e futuro. Daniele e Nicolò hanno sedici anni di differenza. 16, come il numero di maglia di De Rossi dal 2005. I due hanno anche un altro punto in comune: entrambi, hanno esordito in contesti ufficiali con la Roma in Champions League. De Rossi nel 2001 contro l’Anderlecht, Zaniolo nel 2018 a dispetto del Real Madrid.

La storia, comunque, attende De Rossi ad un altro varco cruciale. Venerdì sera, a Verona, può diventare il trentesimo calciatore più presente nella storia della Serie A, eguagliando un tale di nome Roberto Baggio a 452 partite. Ad oggi, il centrocampista è fermo a 451 apparizioni nel massimo campionato (debuttò sul neutro di Piacenza il 25 gennaio 2003, oltre 5855 giorni fa). È in trentunesima posizione nella particolare graduatoria guidata da Paolo Maldini con 647 gettoni. Ed è decimo nella classifica dei giocatori che hanno vestito una sola maglia in carriera dopo Maldini, Totti, Zanetti, Bergomi, Del Piero, Facchetti, Baresi, Costacurta, Pellissier. Il traguardo di raggiungere il “Divin Codino” lo potrebbe tagliare – come già scritto – con il ChievoVerona. Lo stesso Chievoche sarebbe potuta essere la sua squadra nell’estate del 2003. La vicenda ormai è nota: nell’ambito dell’operazione Legrottaglie, il Chievo avrebbe ingaggiato l’allora ventenne di Ostia in prestito. Non andò così. Legrottaglie non venne a Roma, De Rossi restò a casa e non se ne sarebbe più andato. Negherà tanti corteggiamenti, altrettante lusinghe. In Italia e all’estero lo hanno voluto e cercato in tanti. Lui ha sempre detto no,ammettendo solo di essere solleticato dall’idea di andare un giorno al Boca Juniors. “Un Boca-River lo avrei voluto vivere”. Non più, ormai. “Ho bisogno della Roma per giocare a pallone in una certa maniera”, dichiara il giorno del rinnovo a vita con la società giallorossa nel febbraio 2012.

 

Non nascondendo, peraltro, l’ambizione di ottenere un ingaggio in linea con un professionista del suo livello: “C’è un mercato e bisogna basarsi su quello. È così in tutti gli ambiti della vita, è giusto che sia così anche nel calcio”. Lealtà. De Rossi è capitano designato della Roma dall’inizio della stagione 2017-2018. Atalanta-Roma 0-1 del 20 agosto 2017 fu la prima gara con tutti i crismi e i gradi necessari per essere lui il proprietario legittimo della fascetta al braccio. Dopo l’addio di Francesco Totti datato 28 maggio 2017, c’è stato lui. De Rossi. Capitan futuro e poi presente. “Le spalle di Daniele sono un posto sicuro”, l’incoronazione dell’immortale 10 a fine carriera. Totti e De Rossi hanno giocato insieme in Serie A più di 1000 partite cumulative. Festeggiarono la suggestiva cifra tonda insieme, in Roma-Palermo 4-1 del 23 ottobre 2016. Palermo, Sicilia, la spedizione dei mille. Capitani e bandiere. De Rossi sta per centrare un altro punto da “milestone”. 200 partite da capitano. 200 gare con quel pezzo di stoffa al braccio. Oggi ne ha 198 ed è già un dato enorme. La numero uno fu in Coppa UEFA, quando ancora non si chiamava Europa League. Roma-Middlesbrough 2-1, ritorno degli ottavi di finale, 15 marzo 2006. Si vinse, ma non bastò per accedere ai quarti. 2006, l’anno in cui diventerà campione del mondo con l’Italia, a ventitré anni. Che altro aggiungere? Per descriverlo basterebbero le parole del “brate”, Kolarov: “In carriera ne ho visti pochi così tifosi e così attaccati alla squadra in cui gioca. Io ora do tutto per la Roma, ma non posso mai dire di essere più romanista di De Rossi. Non ho mai visto uno così attaccato alla maglia”. 606 volte “attaccato” alla maglia della Roma. La maglia. “È come se mettessi un’armatura: non sempre è vincente, ma è quello che sento io”. DDR.


Del Neri: "Sono soddisfatto del mio periodo alla Roma, ma la squadra era in costruzione"

Luigi Del Neri, ex allenatore della Roma durante la stagione 2004/05, ha voluto ricordare la sua esoerienza in giallorosso ai microfoni di Teleradiostereo: "L’inizio fu pessimo con la famosa monetina, dopo la perdita di giocatori come Samuel ed Emerson. Abbiamo giocato un calcio con Totti, Mancini e Montella sempre in campo, abbiamo tracciato una strada in Europa per sfruttare le nostre caratteristiche. Sono soddisfatto di quel periodo, eravamo sesti in classifica. Dimissioni? I risultati non erano dalla nostra parte, ma non avevamo una squadra in grado di reggere la lotta per il terzo o quarto posto, era una squadra in costruzione. Giocavo con Scurto e Corvia".
In chiusira un pensiero sul Porto, allenata per un breve periodo, senza mai cominciare ufficialmente la stagione: "post-Mourinho è duro, è difficile modificare la mentalità vincente. Poi loro hanno cambiarono 5 allenatori dopo di me, nei cambiamenti ci sono dei rischi da prendere che bisogna ponderare. Loro avevano fatto il Triplete, non era semplice arrivare con un pedigree come il mio, che venivo dal Chievo. Ho fatto giocare Pepe, Bosingwa e Meireles che hanno fatto una carriera importante".


La Roma è arrivata a Verona (video)

La Roma, come riferito sul profilo Twitter ufficiale della società, è arrivata a Verona dove domani affronterà il Chievo.

 


Rutelli: "Stadio della Roma? Sono favorevole. Soluzione positiva per città e per lo sport"

Francesco Rutelli, presidente del PDE (Partito Democratico Europeo) ed ex sindaco di Roma, è intervenuto ai microfoni di RMC Sport per parlare del futuro Stadio della Roma: "Sono favorevole allo stadio della Roma e al diritto della Lazio di accedere a queste procedure. Viviamo una fase in cui si tende a dire di no a tutto. Invece penso che le trasformazioni siano necessarie e che vanno corrette con delle infrastrutture. Conosco l’area della Roma, so le criticità, ma bisogna cogliere le occasioni per migliorare le infrastrutture, la viabilità, il trasporto su ferro. Diamoci finalmente obiettivi importanti, cerchiamo di collaborare per soluzioni positive per lo sport ma anche utili per la città".


Pruzzo: "Zaniolo è forte, un gran calciatore. La Roma deve fare di tutto per tenerlo"

Roberto Pruzzo, storico bomber della Roma, ha parlato del talento Nicolò Zaniolo ai microfoni di tuttomercatoweb.com:

"Per i calciatori in generale non mi svenerei mai, però in questo caso la società deve far di tutto per tenerlo e per accontentarlo, anche se è giovane. I soldi? I tempi ormai sono questi e, ripeto, va fatto di tutto per tenerlo. Zaniolo è ben inserito e integrato, la società è chiamata a rapportarsi alle qualità del calciatore. Guardate Donnarumma, ora è il miglior portiere che ci sia in circolazione: anche se si parla di giovani, vanno pagati. Zaniolo vale tanto, è un calciatore forte. Mancini è stato il primo ad individuarne le capacità e poi è esploso. E’ un calciatore di valore, ma non so quantificare la cifra. Se può essere accostato a qualche giocatore della mia Roma? Quelli erano fuoriclasse. Non scomodo nessuno, peraltro il calcio è cambiato. Per ora è Zaniolo, con i suoi pregi e qualche difetto. Ancora non gestisce bene le energie, però è un gran calciatore".


Luca Pellegrini: "Non sono qui di passaggio. Voglio ripagare la fiducia riposta in me"

Luca Pellegrini, giovane terzino della Roma passato in prestito al Cagliari, ha parlato in conferenza stampa per prensentarsi ai suoi nuovi tifosi:

"Sono a disposizione di Maran e dei compagni, non mi sento di passaggio, finché sarò qui darò il massimo. Voglio ripagare la fiducia che è stata riposta in me, in tutti i modi. I problemi fisici a inizio carriera mi hanno aiutato caratterialmente, devo ancora imparare tanto pure a livello comportamentale per crescere. Contro l’Atalanta ci siamo impegnati molto per portare a casa punti, purtroppo non ci siamo riusciti. Ho percepito la vicinanza dei tifosi e il clima bruciante, onestamente non credevo mi avrebbe fatto così impressione da giocatore del Cagliari. Le mie caratteristiche? Credo di averle fatte intravedere nello spezzone giocato domenica, ma non sta a me parlarne. Tutta la squadra, dagli attaccanti ai difensori, può lavorare per migliorare le cose. Sono onorato di vestire questa maglia. Spero di diventare un terzino che possa essere ricordato positivamente. L’accoglienza è stata ottima, a cominciare da Fabio Pisacane. Prima di arrivare a Cagliari ho parlato con tante persone che conoscono la piazza, ho ricevuto alcuni consigli. Nainggolan mi ha contattato subito appena ha sentito della possibilità di andare al Cagliari. Mi ha dato tante indicazioni. I giocatori a cui mi ispiro? Maldini e Bale i miei idoli, per il resto cerco di rubare qualcosa ai migliori interpreti del ruolo".