Kolarov e l’insulto ultrà: «Sei un croato»
CORRIERE DELLA SERA - In altri tempi una partita come Roma-Milan, valida per il quarto posto che è l’ultimo treno per arrivare in Champions League, si sarebbe giocata in un clima infuocato e con un tifo caldissimo. Invece le possibilità che questa sera la formazione giallorossa sia accolta dai fischi dei circa 40mila presenti, di cui 2 mila milanisti che occuperanno il settore ospite, sono molte. Il clima intorno alla squadra di Eusebio Di Francesco è pesante: il 7-1 di Firenze è una ferita destinata a rimare impressa nella testa e nel cuore dei tifosi, soprattutto per le modalità con cui è maturata. [...]
Non è difficile prevedere fischi: da Di Francesco in poi, passando per Manolas (contestato alla stazione Termini prima della partenza per Firenze) e finendo a Kolarov, che ieri ha avuto un risveglio amaro. «Abbassa la cresta» e «croato di m...», sono state le scritte che il terzino serbo (e non croato) si è ritrovato sotto casa. La firma Asr è quella di un gruppo ultrà e testimonia come i rapporti tra l’ex calciatore del Manchester City e una parte della tifoseria si siano incrinati negli ultimi tempi.
Stadio, caccia al parere segretato. L'opposizione: denunciamo Raggi
IL MESSAGGERO - DE CICCO - Il caso del parere segretato sul nuovo stadio a Tor di Vallerischia di finire in Procura. Mentre i consiglieri grillini continuano a chiedere a Virginia Raggi di pubblicare tutto, in nome della trasparenza, vecchio mantra stellato, l'opposizione in batteria, dal Pd a Fdi all'ex M5S Cristina Grancio, ha fatto richiesta di accesso agli atti. Con la postilla che se il documento rimanesse al chiuso dei cassetti della sindaca, allora si procederà per le vie legali. Lo dicono i meloniani, lo dice Grancio, passata dopo l'espulsione dal Movimento al partito di De Magistris, e lo stesso fa Marco Palumbo, il dem che presiede la Commissione Trasparenza del Campidoglio.
Proprio qui, in Trasparenza, domani si discuterà del rapporto del Politecnico di Torino. Sia della prima bozza, in cui si definiva «catastrofico» l'impatto del nuovo stadio (con annesso mega-complesso di uffici e negozi) sul quadrante Sud di Roma, sia di quella finale, approdata a Palazzo Senatorio giovedì pomeriggio e da allora blindata nelle stanze di Raggi e fedelissimi. Nemmeno i consiglieri 5 Stelle l'hanno vista, nemmeno gli assessori. Tutto per evitare un'altra fuga di notizie, come avvenne per la versione provvisoria, trapelata sui giornali. La maggioranza è in fibrillazione. Era stata convocata per venerdì mattina in Campidoglio, per fare il punto con Raggi sul documento dei professori piemontesi che avrebbe dovuto fare luce sul progetto già travolto dall'inchiesta per corruzione, ma il vertice è saltato all'ultimo. Rimandato a domani.
Anche l'opposizione è sugli scudi. «In Commissione Trasparenza ci aspettiamo di ricevere copia dello studio commissionato al Politecnico di Torino dall'amministrazione capitolina, sul quale abbiamo da tempo presentato accesso agli atti», faceva sapere ieri Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d'Italia. «Se così non fosse, faremmo un esposto, qui non stiamo parlando di un fumetto da tenere in un cassetto e leggere quando si ha voglia, ma di atti pubblici». Il presidente della Commissione Trasparenza ipotizza una denuncia «per omissione d'atti d'ufficio, nel caso in cui il parere non venisse reso pubblico». Anche Cristina Grancio, la dissidente grillina che proprio per il voltafaccia dei colleghi su Tor di Valle (prima contrari, poi favorevoli) ha rotto col Movimento, si dice pronta a rivolgersi alla magistratura: «La verità - dice - deve venire fuori».
Di Francesco: «Siamo agonizzanti, ma non morti»
IL MESSAGGERO - CARINA - Volto tirato, umore pessimo, risposte a volte piccate in una conferenza stampa che dura appena 11 minuti e 20 secondi. Di Francesco avrebbe fatto a meno di parlare. Ma tant’è: «Squadra malata? Ho detto che non è guarita, che è diverso. Siamo agonizzanti ma non per forza si deve morire». Si aggrappa al ritorno di De Rossi, pur non avendo certezze sulla tenuta fisica del calciatore: «Mi auguro che ci dia una mano come presenza, una sorta di mister dentro la partita». Di certo c’è invece l’importanza del match: «Il Milan tre partite fa sembrava in difficoltà, poi ha cambiato tutto. Sarà una gara non facile». Difficile appare la gestione del gruppo: «Il nervosismo è stata la parte più brutta del ko di Firenze. Dzeko? Ha chiesto scusa a tutta la squadra. Dobbiamo essere più uniti e sinceri, c’è un libro che dice: quando si deve comunicare ci deve essere lealtà tra le parti. In sala stampa è difficile, nello spogliatoio ci deve essere». E per una volta l’appello è rivolto più all’interno che all’esterno.
Pallotta-Elliott: ecco la sfida tra "amici"
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Difficile dire chi riuscirà a farsi amare prima dai tifosi. Il fondo Elliott, che ha appena iniziato, o Pallotta che ci prova da 7anni ma dopo la disfatta di Firenze sembra difficile che la cosa accada in tempi brevi. Intanto, sia il fondo che fa del rigore finanziario la sua mission che il presidente giallorosso puntano al rilancio del brand, sfruttando la scia di città come Milano e Roma. Servono i ricavi commerciali per mettere a posto i conti, i trofei arriveranno. Stasera, intanto, all’Olimpico si contendono un pezzo di Champions (e di introiti) del prossimo anno: sfida in campo, ma non fuori, considerando i rapporti assolutamente cordiali, fatti di continui confronti tra Londra, l’Italia e gli States.
[...] Entrambi, di certo, sono ambiziosi, come racconta la loro storia, e guardano avanti a lungo raggio. Vincere un trofeo nell’immediato non è una priorità, costruire società sane e stabilmente nell’elite europea sì. Il difficile sta nel farlo capire ai tifosi, ma loro, a quanto pare, amano le sfide complicate.
DiFra: "Agonizzanti, ma non certo morti. Io? Sbagli da papà"
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Le parole si trascinano dietro emozioni. Per questo, se volessimo isolare quelle più importanti usate da Eusebio Di Francesco, non faremmo fatica a trovarne tre: «Unità, pessimismo, agonizzante». [...] «La Roma è stata agonizzante, ma non per forza si deve morire, ci si può anche salvare e ritornare ad essere vitali sotto tutti i punti di vista. Capisco che c’è grande depressione, ma la forza sta nel ribaltarla. Tre partite il Milan fa poteva essere nella nostra stessa situazione, poi è cambiato tutto e ora stanno bene», le parole in conferenza stampa.
[...] Ritrovando De Rossi da titolare dopo tre mesi è possibile che l’allenatore pensi ad un ritorno all’antico, ovvero al prediletto 4-3-3. «Mi auguro che Daniele possa essere un po’ il mister nella partita [...]». E allora meglio ricordare che, secondo il club, DiFra sulla carta non rischia esoneri. A meno di harakiri storici.
Avendo perso ogni speranza
IL MESSAGGERO - LIGUORI - De Rossi torna, DiFra resta: due buone notizie per un Roma-Milan che chiude una settimana da incubo. Il nostro umore da tifosi assomiglia al cielo di Roma in queste ore, a tratti diluvia e quando migliora è grigio. La partita si gioca tra due squadre, due allenatori ma anche due società e, se analizziamo quest'ultimo aspetto, francamente non si possono fare paragoni. Il Milan ha avuto problemi enormi ed ha sofferto dopo l'uscita di Berlusconi, ma la proprietà straniera oggi si sente e come: ha preso manager capaci e di sicura fede ed ha provato a ricostruire, investendo e spendendo, soltanto a gennaio per i due acquisti più importanti. La Roma di Pallotta non ha vinto nulla, ha comprato soltanto per rivendere e si è tenuta qualche scarto. Il lavoro di Monchi, che oggi si erge a difensore dell'allenatore, è stato tra il negativo e il disastroso. Ci viene una fitta al cuore a vedere Totti soffrire come noi. Francesco uno di noi, anche nel dolore. Il cuore è gonfio, la testa stanca, le parole insufficienti. Stasera si può soltanto vincere, almeno per l'onore. Però sarà dura, perché da Bergamo siamo tornati con la sensazione di tifare per una squadra che vale l'Atalanta. Con tutto il rispetto.
Un solo uomo al comando: Monchi
IL MESSAGGERO - FERRETTI - La Roma si è avvicinata all'appuntamento odierno contro il Milancome se nulla fosse accaduto. Come se, insomma, la squadra giallorossa pochi giorni fa non sia stata eliminata dalla Coppa Italia dopo aver incassato sette gol (sette gol!) in casa della Fiorentina. Un'inedita terapia del dolore, forse. Ritiro? Macché. Multe? Niente. Rimborso per i tifosi che hanno preso acqua, insulti e sfottò a Firenze? Nulla. Tutto è stato già accantonato, ci si augura non dimenticato, ma di certo messo da una parte. Nel post Firenze, ad eccezione delle scuse a caldo del ds Monchi, nessun dirigente si è fatto avanti per spiegare pubblicamente, e con chiarezza, ai tifosi le mosse del club; si è fatto semplicemente trapelare che Di Francesco non rischiava il posto e che non lo rischierà neppure nel caso in cui dovesse perdere contro il Milan. Il presidente Pallotta ha affidato a Monchi la gestione dell'intera faccenda, riconoscendogli un ruolo altissimo all'interno del club e al tempo stesso mettendolo alla prova (anche) in vista della Roma che verrà. Monchi, oggi, a Trigoria comanda come nessun altro, e per questo difende - contro tutto e tutti - le sue creature, squadra e Di Francesco. Il quale, dopo aver invocato un inevitabile mercato, adesso si trova con una rosa più corta (via Luca Pellegrini in cambio di nessuno), ma si guarda bene dal lamentarsi. Perché un allenatore, si sa, lavora sempre con il materiale che gli mette a disposizione la società. Alzare la voce, perciò? No. Anzi, non facendo mercato in entrata, Monchi paradossalmente gli ha fornito un assist: io questi c'ho, cosa posso fare?
LA TATTICA DI JIM - Il ruolo di Monchi merita una riflessione. Lo spagnolo, confermando sine die EDF, probabilmente sta rischiando qualcosa di suo sul piano professionale, ma qualora le cose alla fine dovessero andare male (leggi Roma fuori dalla zona Champions) lui potrebbe salutare baracca e burattini, e ricominciare da un'altra parte con gli antichi onori del caso. O potrebbe essere esonerato da Pallotta, ma a giochi non più preziosi già fatti. Chissà. E ci si interroga su che fine abbia fatto Franco Baldini, lo sponsor di Paulo Sousa: possibile che sia passato da tutto tutto a niente niente, sorpassato a destra da Monchi arrivato a Roma proprio su suo input? Domande che non troveranno una risposta immediata: l'attualità si chiama Milan, e la squadra «non malata, ma non ancora guarita» (cit. EDF) stasera non può, non deve fare la stupida. Qualora riuscisse a vincere, avrebbero avuto ragione i profeti del tuttoaposto che lavorano a Trigoria. E questo noi alla Roma auguriamo.
L'ultimo appello di Di Francesco: "Con il Milan reagiamo uniti"
LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Provato, come uno che non dorme da giorni. Di Francesco è l'immagine della crisi romanista, nervoso e stanchissimo, simbolo di una squadra che però proverà oggi in tutti i modi a trovare una strada che possa portare punti contro il Milan. "Dobbiamo reagire, mettendo in campo una prestazione di altissimo livello — reagisce il tecnico — Prestazione non solo fisica, ma soprattutto mentale, in questo che è un momento delicato. La fortuna, nel calcio, come nella vita, è che dopo una sconfitta, ti puoi rifare". Lontani i discorsi legati a esonero o dimissioni. "Questo è un ambiente pessimistico, ma le chiacchiere stanno a zero: fatti, fatti, fatti" aggiunge. Fatti richiesti alla squadra, che se stasera perderà contro i rossoneri, potrà considerarsi fuori (quasi definitivamente) dalla conquista del quarto posto.
La serata si preannuncia rovente: quasi 40mila gli spettatori presenti, con la curva sud che porterà avanti la contestazione nei confronti della squadra, dopo aver ricordato con una scenografia i trent'anni dalla morte del tifoso Antonio De Falchi ucciso a Milano. Nella notte tra venerdì e sabato, sono apparse scritte contro Kolarov, in zona Torrino (quartiere nel quale il giocatore vive). "Kolarov abbassa la cresta" e ancora "Kolarov "croato" di m...", a lui che è serbo, le frasi fatte sul muro con la vernice nera e la firma "asr". Il difensore è criticato per il rendimento al di sotto di quello avuto la scorsa stagione, e per due episodi: le dichiarazioni in cui diceva che i tifosi non capiscono di tattica e la risposta stizzita a un ragazzo che, prima della partenza per Firenze (dove poi la Roma è stata umiliata 7-1 dalla Fiorentina nei quarti di Coppa Italia), aveva urlato ai giocatori "Svegliatevi".
"Mi sento come un papà che alla squadra non ha dato i consigli giusti, a volte, ma altre volte invece sì — continua Di Francesco — nelle difficoltà non dobbiamo disunirci, è successo spesso invece. Nello spogliatoio deve esserci lealtà, dobbiamo essere noi a rimediare a questo momento difficile".Dopo tre mesi di stop, torna titolare De Rossi, complici le assenze di Nzonzi e Cristante, squalificati. "Mi auguro che Daniele sia una presenza importante, come un allenatore in campo. I miei dubbi sono solo fisici perché non gioca da tanto". Davanti confermato Dzeko. "Il suo nervosismo è stata la parte più brutta della sconfitta dolorosa di Firenze. Ha chiesto scusa alla squadra, siamo uomini, può succedere".
Missione Eurogol: rilancio Dzeko, decollo Piatek. Servono reti da Champions
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Uno lo abbiamo lasciato con entrambe le pistole fumanti sul prato di San Siro, a svuotare un caricatore che ha esaltato i suoi nuovi tifosi. L’altro invece con la testa bassa, col dubbio galeotto di uno sputo all’arbitro (caso poi rientrato in fretta) e con la certezza che la sua espulsione aveva trasformato una inaspettata sconfitta in una caporetto indimenticabile. [...]
Ecco, come nelle migliori tradizioni del calcio, la sfida tra Roma e Milan mette in palio la Champions e in vetrina gli attaccanti. Quindi il «tramontante» Edin Dzeko (33 anni fra un mese) contro lo spietato pistolero 23enne Krzysztof Piatek. Ovvero quello che deve farsi perdonare nevrastenie e (soprattutto) i soli 4 gol in campionato e il suo specchio bello (13 reti finora in Serie A), il flop di Coppa (a Firenze) e il re di Coppa (col Napoli).
Roma, la notte del giudizio
IL MESSAGGERO - TRANI - Basta alzare gli occhi al cielo per capire che notte sarà all'Olimpico.Annunciati rovesci, fulmini e saette sulla Capitale. E sulla Roma che avrebbe preferito giocare lo scontro diretto con il Milan (ore 20,30, quando la pioggia dovrebbe comunque rallentare), in palio il 4° posto, con ben altro clima. Da non associare, però, al meteo delle ultime ore. Più del diluvio nel weekend, conta la grandinata di mercoledì. I giallorossi, umiliati dalla Fiorentina (7-1 al Franchi ed eliminazione ai quarti della Coppa Italia), si devono riabilitare davanti al proprio pubblico. La gente è stanca di giustificazioni e figuracce. Il riscatto dopo la vergognosa resa in Toscana ha quindi la priorità sulla zona Champions. Che è l'unico obiettivo della stagione e il principale della proprietà Usa. La tifoseria, invece, chiede di meglio, scottata dal chiaro ridimensionamento iniziato nell'estate 2017. Ecco perché, con lo stadio che rischia di svuotarsi (annunciati 40 mila spettatori, cornice non da big match), non perdona nessuno: presidente, allenatore, società e squadra.
SENZA PARACADUTE - Di Francesco è sempre più solo. Monchi lo difende come può pensando a se stesso, la società si limita a farlo sotto traccia: non rischia il posto nemmeno se perde contro il Milan. Non ci crede nessuno, ma bisogna dirlo perché, aspettando il 3° turno del girone di ritorno, è sembrato doveroso rafforzarne la posizione dentro Trigoria, dove il tempo è volato via pesante tra confronti e sussurri. L'allenatore, bocciato da Pallotta già a settembre, sceglie il solitario per giocarsi la sfida cruciale della sua gestione.
SVOLTA TATTICA - Così, pure per cautelarsi dall'emergenza in cui si trova per infortuni e squalifiche (giocatori contati in ogni reparto: tra i 21 convocati, i primavera Riccardi e l'attaccante Cangiano, ieri 3 gol proprio al Milan), ripropone il suo 4-3-3, scartato 4 mesi e mezzo fa e scelto in 5 delle prime 6 partite stagionali. Virò, per accontentare i giocatori e metterli a loro agio. Ma, al 30° match del suo calvario, prepara il nuovo ribaltone. In fase difensiva sarà il 4-1-4-1 che si è visto già nella ripresa a Firenze e che ha tenuto decentemente per metà tempo, fino alla sciocchezza di Cristante (rete del 4-1 e partita chiusa) e all'espulsione di Dzeko. Il rientro di De Rossi che, non essendo titolare dal 28 ottobre, incide sul cambio del sistema di gioco. Il capitano non è al top della condizione (a Firenze, solo 13 minuti per il rodaggio), scende in campo con la sorta dei giovani scudieri Pellegrini e Zaniolo. In difesa il ballottaggio a destra tra Santon e Karsdorp permette la mossa di Florenzi alto sulla stessa corsia. A sinistra conferma per El Shaarawy. E Dzeko di nuovo dall'inizio per cercare il sorpasso: il Milan quarto ha 1 punto in più della Roma e si può accontentare del pari dopo il successo al fotofinish dell'andata.
ASSETTO FRAGILE - Di Francesco di sicuro invidia Gattuso: 1)Il suo collega ha avuto, nel mercato di gennaio, 2 rinforzi, il centravanti cecchino Piatek e la mezzala talentuosa Paquetà: doppio colpo di Elliott e nessuno di Pallotta, nonostante per l'allenatore fosse inevitabile intervenire anche in inverno; 2) il Milan nelle ultime 3 partite non ha incassato reti (1 gol in 5), la Roma ne ha prese 12 (media di 4 a match): a far la differenza l'equilibrio (il 4-3-3, abbandonato momentaneamente, è il modulo di riferimento), sconosciuto ai giallorossi dalla stagione scorsa; 3) la stabilità ritrovata, pur non avendo mai avuto la fiducia di Leonardo: il gruppo, però, lo ha sempre sostenuto, proprio quello che non accade più nello spogliatoio di Trigoria.
Gattuso in conferenza stampa: "Di Francesco fa bene da tanti anni e dobbiamo stare attenti"
Gennaro Gattuso parla in conferenza stampa. Ad un giorno di distanza al match contro la Roma, queste le sue parole:
Avversario ferito ma di qualità domani ?
"Hanno vinto le ultime tre in casa, Di Francesco fa bene da tanti anni e dobbiamo stare attenti".
Nelle vostre teste è cambiato qualcosa in queste settimane?
"Prima di Frosinone avevo detto alla squadra che dovevamo stare dove siamo ora fino alla primavera per giocarci tutto nelle ultime partite. Dobbiamo continuare così, con la voglia di lavorare e senza pensare ognuno al suo orticello".
Partita spartiacque?
"Ora saranno tutte importante. Giocare contro la Roma non è mai facile".
Il Milan è più forte dopo il mercato?
"Quando rientreranno tutti lo saremo, anche se sicuramente ci siamo rinforzati".
Piatek come va gestito?
"In una squadra c’è un organizzazione di gioco ma il suo istinto va lasciato libero. Per tante altre cose, come il pressing, deve avere diverse informazioni, ma va lasciato libero nei movimenti".
Meno dubbi su di te ora. Senti che è la tua rivincita?
"Tra 15 giorni siamo da capo. Anche Ancelotti per due partite lo hanno massacrato. Io penso a lavorare, se mi massacrano me lo faccio passare e penso a fare bene durante la settimana".
Che cosa ti ha sorpreso di Piatek?
"Già aveva fatto benissimo nelle prime giornate. Ma Paquetà mi ha sorpreso, è una spugna a livello tattico".
Questo Milan può fare a meno di Bakayoko?
"Adesso no, se ci saranno i presupposti dovrà rimanere. Non tengo io la contabilità, ma spero possa diventare fondamentale negli anni per la società".
Non è arrivata un’ala?
"Il mercato è fatto, non dobbiamo prendere tanto per farlo e abbiamo preferito stare così perché abbiamo fiducia nei nostri attaccanti esterni".
Che cosa ne pensi di Zaniolo?
"Lo ammiro moltissimo. L’ho seguito lo scorso anno perché ho allenato quattro mesi in Primavera. Sta dimostrando grandissima qualità. È una fortuna per il calcio italiano, spero non si perda. Uno dei talenti più grandi del calcio italiano".
12/10/1996 – Una prodezza del baby Totti illumina l’Olimpico
INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI - La Roma di Carlos Bianchi è partita malissimo in Coppa Italia, eliminazione causata dal modesto Cesena (un po’ quello che sarebbe accaduto circa vent’anni dopo con Garcia in panchina e lo Spezia come avversario) ma benino in campionato, sette punti in quattro partite giocate (però, con la macchia di un tremendo 1-4 interno subito contro la Sampdoria di Mancini e Montella): la resa dei conti sembra dover avvenire la sera del 12 ottobre del 1996, quando nella Capitale scende il Milan dei super campioni guidati da Oscar Tabarez.
Sulla carta, la sfida sembra impari: nonostante l’avvio non eccellente, infatti, i rossoneri possono contare ancora sullo ‘scheletro’ della squadra che ha dominato per anni in Italia ed in Europa. Sebastiano Rossi, Panucci, Costacurta, Maldini, Desailly, Roberto Baggio, Weah: sono solo alcuni dei nomi dei fenomeni a disposizione del tecnico uruguaiano appena arrivato a Milanello.
Di contro, la Roma di Bianchi, che per una volta rinsavisce e lancia dal primo minuto il baby campione Francesco Totti.
Arbitra Pairetto. La sfida ha inizio.
Dopo tre minuti, per i tifosi romanisti la situazione sembra già degenerare: la super meteora (o bidone, fate voi) Trotta scivola e Baggio si trova a tu per tu con Sterchele, abilissimo però ad anticipare in chiusura il ‘divin codino’.
Al 13’, la Roma passa in vantaggio grazie ad una prodezza di Totti: uscita pessima di Sebastiano Rossi e palla che finisce sui piedi del talento di Porta Metronia, che da posizione impossibile infila la porta ormai sguarnita grazie ad un preciso esterno destro a giro. Gol bellissimo sotto la Tevere ed Olimpico in visibilio.
Passano soltanto 300 secondi e Totti è ancora protagonista: bellissima azione in tandem con Balbo, l’argentino poi vede l’accorrente Cappioli in area e lo serve con un preciso cross, Sebastiano Rossi non può nulla ed è il raddoppio. La gente romanista non crede ai propri occhi. Nemmeno venti minuti e 2-0 per i giallorossi.
Il Milan, però, nonostante tutto, resta sempre pericoloso: al 21’ Maldini compie una bellissima azione personale e conclude da fuori area con il destro, peraltro non il suo piede. La palla si stampa sulla traversa, con Sterchele rimasto a guardare (e sperare).
A questo punto, la Roma si impaurisce e soffre.
Al minuto 35 è sospetto il contatto in area giallorossa tra Lanna ed Eranio; Pairetto, però, lascia correre.
Passano solo 60 secondi ed il Milan va ancora vicino al gol: proprio Eranio serve Roberto Baggio, conclusione su cui è bravo ad intervenire Sterchele.
Finisce, così, il primo tempo.
La seconda frazione è preceduta da un'incursione inaspettata di Raffaella Carrà e del suo "Carramba" sui maxischermi dell' Olimpico: nota di colore.
Nella ripresa dominano il puro contenimento e il possesso palla giallorosso, al cospetto di un Milan raramente pericoloso.
Solo ad un paio di minuti dalla fine del match, è Weah, ottimamente innescato da Albertini, a fallire una buona occasione.
La legge non scritta del calcio, ‘gol sbagliato-gol subito’, colpisce ancora e la Roma fa tris proprio allo scoccare del 90’
Stavolta è Balbo, su assist di Delvecchio, a mandare il pallone in fondo al sacco: 3-0.
Gioco, partita, incontro.
La Roma stravince e il popolo giallorosso si gode una notte meravigliosa.
Peccato che la storia ben presto dirà che si è trattato soltanto di un fuoco di paglia a tinte romaniste, con la forte collaborazione all’impresa data da uno dei Milan più disastrati mai visti in campo.