Tutti pazzi per Zaniolo. La Roma s’innamora e Monchi lo blinda. Lui: “Piedi per terra”
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Dopo che i fatti gli hanno dato ragione, il c.t. azzurro Mancini rivendica la convocazione di Zaniolo fatta a settembre: “Qualcuno mi aveva detto che ero matto e che chiamavo gli sconosciuti ma in realtà di quel ragazzo già sapevo qualcosa e l’ho voluto vedere dal vivo. Mi sembra che i fatti mi diano ragione”. C’è chi si sbilancia paragonandolo a Totti. Intendiamoci, a tutto questo Nicolò si sottrae con garbo, ma è inutile negare che i complimenti che l’ex Divo gli riserva spesso a Trigoria, gli sciolgano il cuore un orgoglio saggio.
Dopo Roma-Torino, Zaniolo è andato a festeggiare in un locale del centro. A chi gli diceva: “Devi restare alla Roma a vita”, accompagnando l’appello con definizioni che andavano da “fenomeno” a “campione”, lui ha risposto “non ho fatto ancora niente”. Nella Roma ha il penultimo ingaggio, meglio solo di Fuzato e a fine mercato cominceranno le trattative per un restyling del contratto, che dovrebbe essere sulla base di un quinquennale da circa 1,5 milioni a stagione più bonus legati a risultati e rendimento.
El Shaarawy, il gol è in percentuale
IL MESSAGGERO - CARINA - «El Shaarawy nel mio modo di giocare è uno dei più bravi nell'attaccare la profondità, per me è l'attaccante ideale». Era il 23 settembre del 2017 e Di Francesco, a margine del match vinto 3-1 contro l'Udinese, elogiava l'attaccante. Quattrocentottantré giorni e un modulo dopo, il concetto non cambia. Il Faraone è sempre fondamentale e quando sta bene viene (quasi) sempre schierato. Con il Torino è entrato a partita in corsa ma soltanto perché era reduce da 8 gare (incluse le 2 panchine pro forma contro Sassuolo e Parma) nelle quali era rimasto a guardare per un problema muscolare. Sabato ha segnato il gol numero 50 in serie A (29 con il Milan e 21 in giallorosso) confermando il trend felice di questa stagione. In campionato ha giocato (964 minuti) meno di Under (1232 minuti) e Dzeko (1229 minuti) ma ha segnato rispettivamente il doppio e il triplo. Sei gol, cinque in casa (Chievo, Frosinone, doppietta alla Sampdoria e contro il Toro) e uno, fondamentale, in trasferta (a Napoli). Meno altruista (appena un assist, a Edin con l'Empoli) ma più finalizzatore. Segna un gol ogni 160 minuti, con una percentuale di realizzazione sui tiri totali effettuati (23) del 26%. Per intenderci, Under e Schick viaggiano all'11% (3 su 27 e 2 su 19), Kluivert al 9% (1 su 11), Dzeko addirittura al 4% (2 su 57).
DOPPIO OBIETTIVO - Sempre pericoloso (18 occasioni create) ma poi pronto a regalare quella fase difensiva della quale la Roma non può fare a meno. In questa stagione sta ricalcando il suo arrivo nella Capitale, quando acquistato a gennaio, segnò 8 gol in 16 presenze. Otto reti è rimasta la soglia oltre la quale in serie A non è mai riuscito ad andare in giallorosso: 8 centri (in 32 gare) anche nella stagione seguente e 7 su 33 l'anno passato. Sabato contro il Torino è stato fondamentale sia segnando il gol del 3-2 ma in precedenza procurandosi il rigore del 2-0. Non avrà il dribbling secco di Perotti, la rapidità di Kluivert o il tiro secco di Under ma rimane, per Eusebio, l'attaccante più affidabile, quello più eclettico, lucido sotto porta, ala o seconda punta in appoggio a Dzeko a seconda delle esigenze. Considerando quanto sinora ha mostrato e l'età (26 anni) stona che nel nuovo ciclo azzurro targato Mancini (ma anche in precedenza con Di Biagio) sia rimasto a guardare. L'ultima presenza in Nazionale risale al 13 novembre del 2017, a quei disperati 28 minuti nei quali Ventura, buttandolo nella mischia, gli chiese il miracolo contro la Svezia. Poi, più nulla. Chissà che l'ottima prestazione contro i granata, proprio sotto gli occhi di Mancini, non gli valga una nuova chance. Stephan ci tiene. E se la merita.
Ugolotti, il Nicolò di 40 anni fa: «I genitori ora gli stiano accanto»
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Fari puntati su Nicolò Zaniolo, classe 1999, (già) due reti in campionato con la maglia della Roma nella stagione dell'esordio. Giusto. Doveroso. Inevitabile. Ma nella storia del club giallorosso c'è chi ha fatto addirittura meglio dell'ex interista. Si tratta di Guido Ugolotti, classe 1958, attuale allenatore del Floriana nella Premier League maltese. Il quale, all'inizio della stagione 1977-78, segnò tre volte nelle prime tre giornate di campionato. Un gol al debutto contro il Torino all'Olimpico (2-1), uno a Perugia (3-2 per gli umbri) e il terzo ancora in casa contro il Foggia (1-0).
Il giorno del primo gol in Serie A (11 settembre 1977), Ugolotti, attaccante cresciuto nel settore giovanile giallorosso, aveva 19 anni e 14 giorni, esattamente 163 giorni meno di Zaniolo, andato a segno contro il Sassuolo (26 dicembre 2018) a 19 anni, 5 mesi e 24 giorni. Qui, per carità, non si vuole fare alcun tipo di paragone tra i due, e neppure con Valter Casaroli, gol all'esordio in A l'8 febbraio 1976 (Cagliari-Roma 1-5: 18 anni, nove mesi e 26 giorni), bis nella partita successiva e gol pure alla quarta; se mai, si vuol capire, da uno che c'è passato, cosa non si deve fare per non perdere la testa in una città come Roma quando sei un ragazzino e il tuo nome è sulle prime pagine di tutti i giornali. «E a quel tempo non c'erano i social, c'era solo la Rai e le trasmissioni sportive in tv erano davvero poche», ricorda. «Non c'era la cassa di risonanza attuale, ma se tu giochi con la Roma e a diciannove anni segni tre gol di fila la vita ti cambia in maniera automatica. Io, ad esempio, ricordo che il giorno dopo il gol al Torino feci un lungo servizio fotografico per il Guerin Sportivo... Fino alla settimana prima ero un illustre sconosciuto che giocava con la Primavera. Restare con i piedi per terra, con la gente che ti riconosceva per strada, con i tifosi che ogni minuto ti chiedevano l'autografo non è stato facile». Il trucco, o il segreto, per riuscirci ha basi semplici. «In certi casi, conta la famiglia. Conta l'educazione che ti hanno dato i tuoi genitori, conta poggiare su valori concreti. Io, sotto questo aspetto, non ho avuto problemi: mio padre lavorava all'Enel, la mia famiglia era molto semplice e non ho avuto difficoltà a restare nella realtà. Sono nato in Toscana, ma Roma la conosco bene: ti basta un attimo per svalvolare, per perdere il contatto con la vita reale. Mi hanno raccontato che Zaniolo è un ragazzo con la testa molto, molto sulle spalle e, quindi, non temo ripercussioni negative dopo tutte le cose belle che sta dimostrando. Ma mi affido ai suoi genitori: gli stiano vicino, lo facciano sempre sentire protetto. Il resto verrà da sè».
CHE PRIMAVERA - Ugolotti, chiusa la carriera di calciatore nel 1991 (con la Roma 46 partite, 11 reti e tanti gravi infortuni; ultima presenza in Roma-Ascoli 2-1, 9 maggio 1982), come detto lavora a Malta: guida il Floriana di Riccardo Gaucci che naviga a metà classifica («Il livello del calcio maltese è paragonabile a quello della Lega Pro in Italia»), e in passato ha allenato in molti club italiani («Ho fatto la B con il Grosseto») dopo aver cominciato nelle giovanili della Roma. «Nella mia Primavera c'erano De Rossi, Aquilani, Pepe, Bovo, Ferronetti... Tutti ragazzi che hanno fatto del calcio la loro professione, e il ricordo mi riempie di soddisfazione. Daniele De Rossi, a dire il vero, l'ho avuto anche con i Giovanissimi: aveva tutto un altro fisico, giocava da attaccante ma si vedeva già in quel periodo che ci sapeva fare. E non mi sono sbagliato...».
Full immersion nel futuro
IL MESSAGGERO - TRANI - Quarta (posizione inedita in questo torneo) per un'altra notte, in attesa di Genoa-Milan (ore 15 a Marassi), la Roma si concentra sul calendario di inizio 2019: adesso Di Francesco e i giocatori lo avranno quotidianamente davanti a Trigoria. Gli occhi subito a quei 17 giorni che, dal prossimo weekend, chiariranno quale stagione sarà per i giallorossi. In 5 partite si giocheranno il futuro nelle 3 competizioni in cui sono comunque ancora in corsa. Le date: domenica 27 gennaio la trasferta a Bergamo per affrontare l'Atalanta che, salita al 7° posto, punta al 4°; mercoledì 30 gennaio la tappa di Firenze, quindi ancora fuori casa, per il turno secco dei quarti di Coppa Italia contro la Fiorentina; domenica 3 febbraio, all'Olimpico, lo scontro diretto con il Milan per la zona Champions; venerdì 8 febbraio l'anticipo di Verona contro il Chievo ultimo e martedì 12, davanti al proprio pubblico, la gara d'andata contro il Porto per gli ottavi di Champions.
RISPARMIO ENERGETICO - Percorso, dunque, complicato e margine d'errore ridotto al minimo, soprattutto nelle coppe. I 36 infortuni (26 muscolari e 10 traumatici) non hanno certo aiutato l'allenatore nelle 27 partite stagionali. Non è un caso che la formazione sia stata sempre diversa. E, considerando gli ultimi imprevisti, è probabile che continuerà a essere differente. Perché Di Francesco si prepara ad affrontare questo mini ciclo di 5 gare con la rosa chiamante incompleta: sicuramente out Jesus, Perotti e Under, da verificare De Rossi che ancora non è rientrato in gruppo. Massima attenzione, dunque, al minutaggio degli interpreti e di conseguenza alla loro rotazione, anche perché le assenze sono pesanti in ogni reparto.
BENZINA VERDE - Il coraggio dell'allenatore e il talento dei singoli: la Roma di oggi scopre di essere tornata bambina. Si diverte con la spensieratezza, la sfacciataggine e l'incoscienza dei suoi ragazzi. In partenza, contro il Torino, età media di 25 anni e 355 giorni. Mai così giovane dal marzo 2017. Pischelli al potere, dunque. Pronti a sfruttare il momento. Sabato pomeriggio assenti contemporaneamente Florenzi, Jesus, De Rossi, Perotti e solo panchina per Nzonzi. Di Francesco, dovendo rinunciare a diversi dei suoi big, ha varato il nuovo corso. Che non è solo rappresentato dagli azzurri Cristante, Pellegrini e Zaniolo, ma anche da chi, complice anche qualche incidente di percorso, solo adesso ha ripreso quota. Nel gruppo e, come si visto recentemente, anche in campo. Il colpo è doppio, perché chiama in causa Karsdorp e Schick, fino a poche settimane fa nella lista dei partenti nel mercato di gennaio: il terzino ha finalmente giocato 2 match di fila dall'inizio e l'attaccante è stato titolare in 10 delle ultime 12 partite. Avranno spazio anche nei 17 giorni della verità.
NUOVA TENTAZIONE - Il recupero di Florenzi e Nzonzi permetterà all'allenatore di fare il turnover nelle 5 partite ravvicinate. E di ritrovare l'equilibrio. La Roma, esageratamente offensiva contro il Torino, sarà rivisitata in ogni settore. Se dietro, ad esempio, gioca Karsdorp (o Santon), Florenzi può fare l'esterno alto sulla stessa fascia (già successo nel derby e a Mosca contro il Cska). E nel ruolo che Schick adesso conosce meglio (inizia lui, da lì, l'azione del 3-2 di El Shaarawy) e che invece Kluivert, più ispirato a sinistra, non interpreta come dovrebbe. Ma Di Francesco, con il rientro di Nzonzi, cercherà di non rinunciare a nessuno dei 3 italiani di centrocampo. La mossa, già provata nel finale della partita di sabato, è pronta: Zaniolo a destra.
Zaniolo e i campioni? Non ci sono paragoni
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Pogba, Zidane, Kakà o Totti: chi offre di più? E' caccia al chi ci ricorda, al chi diventerà. Nicolò Zaniolo è entrato - non per colpa sua - nella spirale amorosa (romana e non solo), quella che ti porta alle stelle senza passare dal primo piano. Ed ecco che Corvia era Casiraghi o Vieri, che Cerci era Henry, Locatelli Rivera e così via (a Roma e non solo). L'augurio è che Nicolò diventi ancor più forte di quelli a cui viene paragonato fino a ora, ma lasciamo che la sua carriera si racconti anno dopo anno, partita dopo partita, senza correre, senza cercare la paternità del soprannome giusto o del paragone azzeccato. E' chiaro che stiamo parlando di un ragazzo (classe 99) più che promettente e lui sa bene che, quando sbaglierà una partita - ed è successo perché la normalità - verrà facilmente demolito. Basta essere Zaniolo, un ragazzo semplice e pulito, alla schermatura ambientale penseranno i genitori, il papà era pure calciatore. Di sicuro, oggi, la Fiorentina che lo scartò (con Gianluca Mancini ora all'Atalanta e un futuro forse anche lui alla Roma) e l'Inter che rinunciò a lui per Nainggolan, lo rimpiangono. E' successo anche alla Roma, rinunciando ai talenti di Romagnoli e Politano, solo per fare un paio di esempi recenti. Zaniolo segna gol (due) belli, quando esulta non si esibisce in balletti preconfezionati, a tanti piace per questo. Corre, alza le braccia, sorride. Gode, semplice. Un idolo ce l'ha, è Kakà, lui è il motivo di quella 22 sulle spalle (c'è chi già vorrebbe dargli la 10). Ma di Kakà non ha il passo, la velocità, come il brasiliano non aveva il fisico che ha ora Zaniolo. Che fa il trequartista ma potrebbe giocare anche come mezz'ala. Nicolò, come De Rossi, ha esordito - da titolare - prima in Champions (19/09/18 a Madrid contro il Real) che in campionato (26/09/18, Roma-Frosinone, la prima da titolare a Firenze il 3 novembre). A Roma si inseguono sogni, personaggi, qualcuno di cui innamorarsi.
SENTIMENTI E RINNOVI - Di Zaniolo si sono innamorati i bambini, e pure qualche attempatello. Roberto Mancini lo convocò in Nazionale a settembre (ma non lo schierò né con la Polonia né con il Portogallo) non avendo ancora giocato un minuto. «Mi hanno dato del matto perché chiamavo gli sconosciuti. Mi sembra che i fatti mi diano ragione», le parole del ct, che vuole costruire il futuro azzurro su Nicolò, ma pure su Pellegrini e Cristante, tanto per restare in contesto giallorosso. Di Zaniolo si è innamorato Di Francesco, che lo tiene sott'occhio e lo bacchetta alla minima alzata di testa. E si dovrà innamorare Monchi, che avrà il compito di non cedere a tentazioni di offerte irrinunciabili. A qualcosa, nella vita, si deve sempre rinunciare, no? Uno che gioca nella Roma e ha un nonno che si chiama Centurio, può davvero tutto.
Monchi valuta Dimata per l’attacco che verrà
IL MESSAGGERO - «Proveremo a trovare giocatori che alzino il livello della squadra, perché migliorare la Roma non è facile». Monchi ha a disposizione ancora 10 giorni per compiere acquisti mirati che consentano a Di Francesco di vivere con più serenità la seconda parte di stagione. Il ds sta sondando il mercato alla ricerca di un’opportunità, ma sta prendendo soprattutto i contatti per l’estate: nel mirino Andrew Gravillon, difensore centrale classe’98 del Pescara che, però, sarebbe già promesso all’Inter e Landry Dimata classe’97 attaccante del Wolfsburg in prestito all’Anderlecht. L’idea, in questa sessione di mercato, è di chiedere all’Atalanta il centrale difensivo Mancini con la formula del prestito oneroso (2-3 milioni) per 18 mesi e obbligo di ricatto a 22-25 milioni: a Bergamo,però, fanno muro. La squadra riprenderà ad allenarsi domani, il tecnico ha concesso due giorni di riposo in vista del tour de force che prevede le partite contro Atalanta, Fiorentina e Milan. Oggi accertamenti per Under, fermato da una lesione al retto femorale: probabile stop di 3-4 settimane Jesus, invece, seguirà una terapia conservativa per rientrare in meno di un mese.
Giacomelli, Di Bello e Rocchi che confusione tra giallo e rosso
IL MESSAGGERO - Paolo Mazzoleni in campo dopo un solo turno di stop, Koulibaly in tribuna a guardare Napoli-Lazio perché i turni di “stop”sono stati due. Per carità, quella dell’arbitro di Bergamo e dei suoi errori, è diversa da quella del difensore del Napoli e del suo applauso, ma messe in parallelo, inducono comunque a riflettere. Perché Mazzoleni, nel mirino per l’arbitraggio di Inter-Napoli, sabato è tornato in campo dimostrando di non aver ritrovato la“forma”. Il rigore non visto sabato alla Dacia Arena in Udinese-Parma è un errore (per fortuna corretto dalla Var) che da un arbitro internazionale non ci si aspetta. Anche Di Bello non sta passando un buon periodo: ieri al Franchi la gestione dei cartellini è stata al quanto problematica, mancano i secondi gialli a Milenkovic e Ramirez. Lo stesso Giacomelli, sabato all’Olimpico, ha dato il via ad un turno di campionato che non ha certo il segno positivo per la classe arbitrale. L’uscita di Sirigu in occasione del calcio di rigore era da sanzionare. Infine anche Rocchi in Napoli-Lazio ha fatto confusione: i due gialli ad Acerbi sono un po’ dubbi.
El Shaarawy è l'arma in più della Roma
INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Stephan El Shaarawy torna a prendersi la Roma. Contro il Torino il gol decisivo del 3-2, condito da giocate e lampi che hanno riportato alla mente il giocatore visto nella prima stagione. Dando un'occhiata ai numeri ci si rende conto di quanto fino ad ora El Shaarawy sia stato pericoloso. Ben 18 occasioni create ma poi pronto a regalare quella fase difensiva della quale la Roma non può fare a meno. In questa stagione sta ricalcando il suo arrivo nella Capitale, quando acquistato a gennaio, segnò 8 gol in 16 presenze. Otto reti è rimasta la soglia oltre la quale in Serie A non è mai riuscito ad andare in giallorosso: 8 centri (in 32 gare) anche nella stagione seguente e 7 su 33 l'anno passato. Sabato contro il Torino è stato fondamentale sia segnando il gol del 3-2 ma in precedenza procurandosi il rigore del 2-0. Non avrà il dribbling secco di Perotti, la rapidità di Kluivert o il tiro secco di Under ma rimane, per Di Francesco, l'attaccante più affidabile, quello più eclettico, lucido sotto porta, ala o seconda punta in appoggio a Dzeko a seconda delle esigenze. Considerando quanto sinora ha mostrato e l'età (26 anni) stona che nel nuovo ciclo azzurro targato Mancini (ma anche in precedenza con Di Biagio) sia rimasto a guardare. L'ultima presenza in Nazionale risale al 13 novembre del 2017, a quei disperati 28 minuti nei quali Ventura, buttandolo nella mischia, gli chiese il miracolo contro la Svezia. Poi, più nulla ma viste le prestazioni del ragazzo l'attuale CT Mancini non potrà far altro che, almeno, prenderlo in considerazione per i prossimi impegni. Una Roma con vista sempre più azzurra, infatti oltre al faraone, convincono ogni giornata di più, Nicolò Zaniolo, Lorenzo Pellegrini e Bryan Cristante che, assieme a Nicolò Barella del Cagliari, sembrano andarsi a proporre come la prossima spina dorsale del futuro calcistico del bel paese.
E la “prima” è andata
INSIDEROMA.COM - FRANCESCO GIOVANNI VENTURA - La prima partita del girone di ritorno è andata, è andata bene. Iniziare bene era importante, non solo per dimenticare una prima parte di campionato deludente, ma per far capire ai tifosi che la Roma c’è e lotta per i suoi obiettivi: dal piazzamento in zona Champions ad un buon cammino nella competizione stessa.
La risposta - La partita verrà ricordata piacevolmente dai tifosi. Dzeko gioca la sua prima partita con la fascia da capitano dal primo minuto, Kolarov diventa il difensore più prolifico dal 2017 e Zaniolo fa capire a tutti chi è che comanda. La Roma tiene il gioco, è creativa, unita. La vittoria è un segnale liberatorio, lo fa capire anche l’esultanza di mister Di Francesco, sul gol di El Sharaawy, che in cuor suo starà pensando: “I miei ragazzi sono tornati”.
Si può sempre migliorare – L’errore che si potrebbe commettere è quello di pensare di essere già arrivati proprio nel momento in cui il campo chiede uomini e non più solo calciatori. I ragazzi di DiFra non possono permettersi cali di concentrazione che potrebbero costare una partita fin lì in pugno. E poi c’è da puntare a quell’ agognato clean sheet che il tecnico abruzzese vuole.
Infermeria – In questa stagione, la rosa giallorossa, sta assumendo sempre più i connotati di un pronto soccorso a cui nella gara di ieri si è aggiunto Under, uscito dopo una manciata di minuti per un problema muscolare. Le sue condizioni verranno monitorate e si spera naturalmente di poterlo recuperare per l’andata di Champions con il Porto.
Giù le mani da Nicolò Zaniolo
INSIDEROMA.COM - ILARIA PROIETTI - Giù le mani da Nicolò Zaniolo. È un obbligo comune, della società, della tifoseria intera, dei giornalisti. Giù le mani da questo ragazzo. Classe ’99, arrivato alla Roma in punta di piedi, contropartita nell’operazione Nainggolan. Un giovane, un “primavera”, destinato al prestito o, chissà, a fare una-due presenze massimo in qualche turnover pensato da Di Francesco.
Ma le cose nella vita, quasi sempre, non vanno come te le aspetti e spesso nel calcio quelli che arrivano nel silenzio generale sono quelli che poi sorprendono di più. L’esordio al Santiago Bernabeu, infatti, non poteva essere un caso. Arrivano gli apprezzamenti di Mancini, il rammarico dei tifosi interisti, l’euforia di quelli giallorossi. Arriva l’esordio in Serie A, dove finisce per essere titolare in più di una partita a causa dei tanti compagni infortunati. Succede che Zaniolo gioca bene, con quella grinta e quella fame che ti spingono ad andare come un treno. Succede che Zaniolo sorprende, che è un giocatore a tutto campo, potente e intelligente. Succede che segna due gol, contro il Sassuolo, poi contro il Torino, uno più bello dell’altro.
Succede, forse, la cosa più pericolosa. Succede che questo ragazzo è amato dai tifosi. Non c’è cosa più rischiosa e potenzialmente deleteria per un giocatore così giovane. Perché uscire dalle grazie dei fan è assai più facile che entrarci, un momento tocchi il cielo con un dito, l’altro stai sprofondando a terra. Al primo sbaglio, al primo scivolone, non sei più il nuovo Totti. Sei solo un altro ragazzino che è passato per Roma, e tutte le frasi come: “Diamogli la 10”; “Zaniolo è il migliore giovane in circolazione”; “Alzate a Zaniolo lo stipendio” non avranno più alcun senso.
Non carichiamo questo ragazzo di un peso che non è pronto a sopportare. Lasciamolo giocare, lasciamolo esprimersi al meglio delle sue capacità. Lasciamolo crescere e fare sempre di più. Con la maglia della Roma, si spera.
Giù le mani da Nicolò Zaniolo.
Miranda e ‘i suoi fratelli’, i possibili nomi per sostituire Juan Jesus
INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Minuto nove dell’ottavo di finale di Coppa Italia tra Roma e Virtus Entella. I giallorossi sono già i vantaggio per uno a zero, grazie alla prodezza di tacco di un super Patrik Schick, quando il ginocchio destro del centrale brasiliano Juan Jesus fa crac.
Immediato il cambio, con il sostituto Marcano che poi siglerà una delle quattro reti che permetteranno ai giallorossi di asfaltare i pur coriacei liguri. L’ex Inter, invece, abbandona immediatamente lo Stadio Olimpico, per giunta in stampelle, un chiaro segnale del fatto che non si tratti del più banale degli infortuni.
I primi riscontri parlano di “trauma iperestensivo al ginocchio destro” mentre soltanto alcune ore dopo, ‘a freddo’, viene chiarito che Juan Jesus ha rimediato una lesione del menisco interno. Due le scelte, effettuare un’operazione chirurgica oppure optare per una terapia conservativa che, qualora porti ai risultati sperati, lascerebbe fuori dal campo il difensore ‘soltanto’ per un mese.
Ad ogni modo, una brutta tegola per mister Di Francesco, che insieme a Monchi era già alla ricerca di un nuovo centrale difensivo per rafforzare il reparto in vista della partenza di Marcano, bocciato dopo solo sei mesi nella Capitale.
La prima mossa del ds ex Siviglia è quella di bloccare l’addio dello spagnolo, dato da molti addetti ai lavori vicino al ritorno in patria dopo aver rifiutato la pur ricca proposta dei turchi del Galatasaray.
Tuttavia, Monchi inizia a scandagliare il mercato per capire quali possano essere le reali opportunità, rigorosamente low cost, in grado di ovviare allo stop forzato di Juan Jesus.
Il primo nome a comparire sulla lista del dirigente iberico è quello dell’esperto interista Joao Miranda, sulle cui tracce i giallorossi si erano già mossi prima dell’infortunio di Jesus, in previsione dell’addio a Ivan Marcano.
L’ex colonna dell’Atletico Madrid, che insieme a Godìn ha per anni permesso al mister dei Colchoneros Diego Simeone di dormire sonni tranquilli riguardo alla propria difesa, non rientra più nei piani della società nerazzurra come titolare e per questo a gran voce ha ultimamente reclamato più spazio, paventando, in caso opposto, un suo addio immediato.
La Roma ha già tentato (e continuerà a farlo nelle prossime ore) di portare a Trigoria Miranda attraverso un’offerta di prestito secco, al momento prontamente rispedita al mittente da Marotta e Ausilio.
Altro nome finito nel radar di Monchi è quello di Bram Nuytinck, classe 1990, arrivato all’Udinese nell’estate del 2017 dai belgi dell’Anderlecht. Dopo un anno di sostanziale apprendistato, l’olandese ha fornito prestazioni personali eccellenti in questa prima fase di stagione 2018/2019, nonostante una retroguardia friulana globalmente tutt’altro che impenetrabile.
Il roccioso centrale bianconero, un metro e novanta per circa novanta chilogrammi, può essere definito il tipico difensore ‘all’antica’, tanta sostanza e pochi fronzoli, in grado di far valere molto più la propria, imponente stazza che non la rapidità nell’uno contro uno. In riferimento a un suo possibile approdo in giallorosso, Nuytinck ha dalla sua parte il fatto di essere mancino, proprio come colui che dovrebbe andare a rimpiazzare, ovvero Juan Jesus.
Tuttavia, si sa, l’Udinese è ‘bottega cara’ e non sarà certo facile strappare a prezzo di saldo uno dei migliori elementi attualmente presenti nella rosa di mister Davide Nicola.
Spostandosi all’estero, altre chance per Monchi potrebbero riguardare i seguenti nomi (tutti rigorosamente mancini): Nacho Monreal (Arsenal); Victor Ruiz (Villarreal); Marcos Rojo (Manchester United).
I primi due calciatori della lista sembrerebbero coloro potenzialmente più abbordabili, se non altro poiché entrambi sono in scadenza di contratto con le rispettive compagini nel prossimo giugno.
Nacho Monreal, spagnolo a un passo dai 33 anni, è sempre stato prevalentemente un terzino sinistro ma con l’avanzare dell’età si è progressivamente spostato al centro della difesa per aver perso quella brillantezza fisica che lo aveva contraddistinto nei suoi anni migliori. I Gunners non hanno intenzione di rinnovargli il contratto e quindi potrebbe arrivare nella Capitale per una cifra veramente esigua. Il problema, come nel caso di Rojo, deriverebbe invece dall’alto ingaggio dei due calciatori militanti in Premier League.
Victor Ruiz, già visto in Italia in passato, seppur fugacemente, con la maglia del Napoli, si libererà a sua volta dal ‘sottomarino giallo’ il 30 giugno del 2019 e anche in questo caso appaiono assai poche le possibilità di rinnovo con gli iberici. Compirà trent’anni il prossimo 25 gennaio e il Villarreal potrebbe accettare di cederlo per pochi milioni di euro piuttosto che perderlo senza ricavare un centesimo dal suo addio.
Infine, l’argentino Marcos Rojo. Arrivato al Manchester United a suon di milioni e promesse nell’estate del 2014, il centrale sudamericano è poi spesso stato relegato in panchina nel corso della sua storia con i Red Devils, non diventando mai effettivamente un punto fermo della formazione inglese dapprima di Moyes, poi di Van Gaal e in ultimo di Mourinho.
Il suo contratto con il club mancuniano scade nel 2021. Come detto, c’è il problema dell’alto ingaggio ma anche quello legato al fatto che lo United difficilmente lo lascerebbe partire per pochi milioni di euro. Monchi potrebbe tentare con una proposta di prestito oneroso.
Comunque vada, le carte sul tavolo del ds romanista sono ancora molte e soltanto nei prossimi giorni si capirà su quale elemento (o più di uno in caso di reale addio a Marcano) l’ex Siviglia sceglierà di puntare con decisione.
Serie A, Napoli batte Lazio per 2-1
Nel posticipo serale di Serie A il Napoli ha piegato la Lazio con il risultato di 2-1.
Il Napoli in tre minuti, durante il primo tempo, ha messo il match dalla sua con un uno-due fulminio. Al 34' la sblocca Callejon su ottimo assist di Mertens, seguito al 37' da Milik che realizza direttamente su punizione.
Nella ripresa al 67' Correa accorcia le distanze, ma cinque minuti più tardi Acerbi viene espulso e lascia in dieci in suoi.