JosŠ Mourinho al CorSport: "Siamo in ritardo, ma niente guerra a Pinto"

Josè Mourinho in una intervista fiume concessa al Corriere dello Sport traccia le linee guida per la prossima stagione sportiva della Roma. 

“Firmai per la Roma perché quando incontrai i Friedkin mi piacque molto il loro modo di parlare. Quelle parole mi toccarono nel profondo, di questo avevo bisogno. “Pensiamo che tu sia la persona giusta per aiutarci a rendere la Roma un club più grande”, aggiunsero. Trasmisero il loro entusiasmo, mi piacque la prospettiva di un progetto diverso, tre anni di contratto, una crescita progressiva, qualcosa che in precedenza non avevo mai preso in considerazione».

 

Spiegati meglio.

 

«Ad esempio, i tanti giovani, che ho fatto esordire, giovani che con me sono cresciuti in questi due anni. Quando lavori in un club come il Real Madrid, il Manchester, il Chelsea, se lanci un giovane a stagione hai già fatto il massimo. In questa fase della carriera avevo bisogno di stabilità, sentivo che qualcosa in me era cambiato. Prima volevo e dovevo arrivare, fare, spostarmi, vivevo uno stato di costante irrequietezza. Ero in un posto, facevo il mio lavoro, vincevo e mi spingevo oltre, volevo andare a vincere da un’altra parte»

 

Ha rischiato parecchio, però. I paletti del Financial Fair Play, il mercato a zero, la condanna ad adattarti all’emergenza. Anche questa è la Roma. oggi.

 

«Real, Inter, United, Chelsea due volte, a quei livelli il profilo è molto, molto chiaro. Gli investimenti, la storia del club, gli obiettivi tutti altissimi: arrivi per vincere e vincere subito. Quando ho firmato con la Roma sapevo perfettamente a cosa andavo incontro».

 

Fatico a crederti.

 

«Devi farlo. Ovviamente per me tornare in Italia non significava andare incontro all’ignoto, questo è un Paese che conosco bene a livello culturale, storico e sportivo. Sapevo che sul piano sociale la Roma era un dub assolutamente fantastico, ma anche che dal punto di vista della storia calcistica aveva vinto poco, nonostante tantissimi bravi allenatori e tantissimi giocatori di prima fascia, e investimenti anche. Quando conosci la realtà romanista ti chiedi perché si sia vinto così poco. Possibile che tu non possa fare qualcosa di diverso per aiutare il club, la nuova proprietà? Se adesso mi domandi se sono pentito della scelta, rispondo di no. Assolutamente no».

 

Beh, in questi due anni qualche attimo di sconforto l’hai vissuto.

 

«Frustrazione si, momenti di frustrazione».

 

Nel secondo anno le cose sono peraltro peggiorate, in termini di risorse a disposizione.

 

«Il primo anno conoscevo la situazione, percepivo la voglia della proprietà di crescere e ho pensato: ok, questo è perfetto per me. Un profilo come Il mio, uno che ha vinto tanto, di solito non accetta facilmente un progetto potenzialmente minore. Mi viene in mente solo Ancelotti all’Everton».

 

E prim’ancora al Napoli.

 

«Quando uno come noi accetta questo rischio, la gente pensa “è finito”, poi Carlo va al Real Madrid e vince tutto quello che c’era da vincere. Questa esperienza a Roma è stimolante, ricca, di una ricchezza su più piani. Oggi ho un rapporto con i miei giocatori che non è facile instaurare in un top club».

 

C’è chi pensa che tu abbia accettato la Roma soltanto perché, dopo tutte le esperienze fatte, ti sei ritrovato un mercato ristretto

 

«Non è una mia preoccupazione».

 

Cosa ti preoccupa allora?

 

«La mia felicità. Qualche giorno fa commentavo col tavolo dei miei a Trigoria una delle prime cose che il Papa ha detto a Lisbona. “Dovete ridere, dovete scherzare, pensare positivo, dovete coltivare il sanse of humour”. Il mio tavolo ha tutto questo».

 

Ecco spiegato l’abbraccio al centravanti immaginario.

 

«Anche, a volte leggo che Mourinho sta provocando la società, che Mourinho è un mago della comunicazione».

 

Non mi dirai che non è vero.

 

«Tu pensi che io stia scherzando, ma Nuno, che è qui con noi, sa bene come stanno le cose, i piedi incrociati sul tavolo li metto venti volte al giorno».

 

Si, però l’estate scorsa avevi il computer spento davanti ai piedi e stavi sottolineando l’impossibilità di fare acquisti.

 

«In seguito però non c’è stato alcun retropensiero. La foto con l’attaccante immaginario è stata fatta per ridere».

 

Ridere per non incazzarsi…

 

«Nelle ultime settimane ho visto allenatori in fibrillazione, uno che minaccia di andar via perché non è contento del mercato, un altro che se ne va per la stessa ragione. Ce n’è un terzo che scherza con i tifosi e dice che non stiamo facendo mercato. Nessuna provocazione, non era quella l’intenzione».

 

Per cui, va tutto bene.

 

«Non va tutto bene, ma mi diverto anche nelle difficoltà. Mi arrrabbio per un’ora e subito dopo torno positivo. Non mi deprimo, non minaccio, non dico che mi hanno promesso mari e monti e non vedo né i mari né i monti. Una cosa che non posso cambiare è la mia natura, non sono uno che racconta cazzate. Relativamente all’attaccante immaginario, posso dirti che anche se la settimana prossima arrivasse Mbappé sarebbe comunque in ritardo».

 

Sai come si dice a Roma? Dormi tranquillo, José.

 

«Questo per dire che dopo 28 giorni di lavoro, 31 allenamenti e 6 partite, in tutto 37 sedute, più riunioni di analisi tattica e altro, non avere un attaccante è un problema. A proposito, non fate casino con Belotti, resta e farà una stagione molto più produttiva».

 

L’hai voluto tu o Pinto?

 

«Io, sì io. Però…».

 

Però?

 

«Dopo la partenza, tra virgolette, di Tammy, siamo in una situazione che nessun allenatore al mondo gradirebbe. Mi riesce impossibile dire che sono contento. Però sostenere che sono in guerra aperta con la società, con Pinto, che non sono felice, è sbagliatissimo. Pinto sa che siamo in ritardo, anche la proprietà lo sa, alla fine quello che soffre veramente è chi lavora e chi contro la Salernitana dovrà entrare in campo con la miglior squadra possibile. Incazzato no, depresso no. Scherzo, come vuole il Papa, soprattutto nelle difficoltà, lui ripete che le difficoltà fanno parte della vita, senza le difficoltà è più difficile provare grandi gioie. Vent’anni fa avrei fatto casino, vent’anni fa sarei stato incazzato». «Dal mio primo Chelsea» prosegue «me ne andai perché ero realmente in guerra con un direttore sportivo. Non mi piaceva, non avevo rapporto, il mercato un disastro, era il 2008. Oggi siamo nel 2023 e sono un altro».

 

Parliamo del tuo rapporto con Tiago Pinto. Chiariscilo una volta per tutte.

 

«Non è una cosa nuova per me. Le persone possono avere una percezione diversa, ma io ho sempre avuto un eccellente rapporto con le società in cui ho lavorato. Me ne sono andato per mia decisione quando sentivo che era giunto il momento. Eccezion fatta per il Tottenham, esonerato due giorni prima di giocare una finale, una cosa pazzesca».

 

Il fatto di essere uno straordinario comunicatore ha sempre messo in secondo piano la grandezza del tecnico. Ti viene spesso rimproverata la scarsa qualità del gioco.

 

«Lo sport è fatto per vincere, anche se sei in una squadra di minore qualità o in uno sport individuale. Quando Jacobs affronta sui 100 un ragazzino che fa 12 e 5, il ragazzino sa di non avere la possibilità di batterlo, tuttavia quel giorno Jacobs potrebbe fermarsi dopo 10 metri e il ragazzino avrebbe un’opportunità da sfruttare. Non si parte mai per non vincere, ogni volta che sento parlare di qualità senza vittorie dico che si tratta di una delle tante bugie di un mondo in cui sono spariti la meritocrazia, il pragmatismo dei risultati e la crudeltà della sconfitta. Sfruttando la potenza del social media vengono fatti passare concetti e valutazioni drogati. Si spacciano per grandi allenatori personaggi senza titoli, invece io credo che il valore corretto lo determini la carriera. Quando finirà la generazione di Carlo, la mia e di altri della stessa età che hanno vinto tanto, dubito che ritroveremo carriere altrettanto lunghe e di successo. I nuovi fenomeni verranno masticati in fretta. Oggi l’allenatore bravo arriva con più velocità e con la stessa velocità viene sostituito da altri fenomeni passeggeri. Prima era il pragmatismo dei risultati che rendeva bravo un allenatore, era la crudeltà di una sconfitta che costringeva un professionista ad andare in A, B, C a battagliare per cercare di tornare a quel livello».

 

Cosa hanno capito di te i tifosi della Roma? L’adesione a Mourinho è pazzesca

 

«Hanno capito quello che gli altri tifosi delle mie squadre avevano capito. Soltanto al Tottenharn non ho provato le stesse sensazioni, non c’è stata empatia, ma era il periodo del covid, lo stadio era vuoto. Impossibile creare un rapporto. I tifosi della Roma hanno capito una cosa molto, molto semplice: quando arrivo in un posto, indosso quella maglia e non la tolgo più per tutto il giorno, mi manca giusto il pigiama, cerco di capire il pubblico, le sue idiosincrasie, le sue debolezze, la sua forza, quello che può piacergli, che è importante e divento uno di loro. Per strada l’interista mi saluta sempre con gioia, il madridista pure, in Algarve il nostro albergo era pieno di inglesi del Chelsea. Ml hanno rotto i coglioni (sorride, ndr) tutti i giorni, legend, legend, legend, foto, autografi. Poi ho trovato un messicano tifoso del Real, stesso trattamento. A Roma entro nel terzo anno, non è una cosa che ho fatto spesso»

 

Già, insolito.

 

«Due percorsi che hanno portato a due finali europee. Due percorsi differenti con grandi difficoltà a tutti i livelli, penso che la gente abbia capito che sono uno di loro. Nel libro chè hai scritto su di me abbiamo parlato del mio cambiamento, oggi sono molto meno egoista, più altruista. Quando un allenatore con 25 titoli, adesso sono 26, arriva in una città, in un club, incontra un popolo che non ha vinto tanto, deve entrare subito in sintonia con quel popolo e con la squadra».

 

In effetti sono due mestieri diversi.

 

«Quando alleni in un club storicamente top, i giocatori hanno una sola cosa da imparare da te ed è giocare da squadra, perché sono giocatori fatti, esperti, con una qualità straordinaria A volte sono stato io a imparare qualcosa dai giocatori. Chiedi a Allegri, Carlo, Ranieri, sicuramente ti diranno che durante la carriera hanno imparato anche dai giocatori, perché in campo hanno una percezione diversa dalla nostra. Io sono venuto Roma e ho dovuto creare giocatori che non esistevano, i “bambini” che ho portato in prima squadra non esistevano. Sono entrati in un gruppo al quale ho, abbiamo cercato di trasmettere la responsabilità di vincere. Anche se non vinciamo tanto e se tante volte perdiamo il nostro scopo è insegnare a vincere. La contraddizione tra le nostre ambizioni e il nostro potenziale mi intriga. Preferisco questa contraddizione, il nostro’ obiettivo è vincere la prossima partita, mi rifiuto di dire che abbiamo obiettivi superiori. Se mi obbligano a dichiarare obiettivi concreti rispondo che sono inferiori alla nostra ambizione, che sono inferiori a quello che noi vogliamo sviluppare come mentalità».

 

In particolare quest’anno hai avuto un pessimo rapporto con le istituzioni e con gli arbitri. Ti hanno dato del maleducato, del provocatore, la tua panchina è sempre troppo agitata. Strategia?

 

«Se facciamo Uefa di qua e Italia di là, mi sento molto meglio quando parlo di Uefa e meno di Italia. In Italia mi sono sentito aggredito, hanno violato la mia libertà di uomo, la mia libertà di uomo di caldo, la mia libertà non di grande allenatore, perché in queste situazioni non ci sono grandi o piccoli allenatori., siamo tutti uomini. Qui non mi sento più a mio agio. Ho paura di ricevere altre squalifiche, ho paura di dover tornare a sentire tutto quello che ho ascoltato o letto in questi due anni. Se mi dici José, parliamo di Budapest, ci sto. Però se mi chiedi di parlare di Italia, di sconfitte politiche, di opinioni espresse dalla gente e anche di offese ricevute, la cosa mi disturba. Ho detto paura, forse paura è eccessivo, fastidio è meglio. Penso che, a livello istituzionale, avrebbero dovuto trattarmi diversamente, da uomo di grande esperienza internazionale, uno che ha allenato in Inghilterra, in Spagna».

 

È vero tuttavia che hai sempre avuto un rapporto conflittuale con la classe arbitrale.

 

«Ho detto di Chiffi le stesse cose che Modric ha detto di Orsato, esattamente le stesse. Sono innamorato di Modric, ma non sono d’accordo con lui quando dice che Orsato è un arbitro scarso. Orsato è bravissimo. Ho detto la mia su Chiffi e avete visto le conseguenze. Modric ha parlato dopo una semifinale del Mondiale ed è arrivato a miliardi di persone, io alla fine di Monza-Roma. Ecco l’ex pallone d’oro non ha subìto squalifiche, io la gogna. Se vuoi parliamo di Budapest, che è certamente meglio».

 

Le 4 giornate di Mourinho.

 

«Budapest, da un punto di vista umano, è stata una delle più belle esperienze della mia carriera, perché ho visto di tutto, cose bellissime, ho visto una processione di romanismo, ho visto gente che sicuramente non ha mangiato bene per qualche settimana pur di essere presente, ho visto un gruppo di giocatori solido, la gente che lavora vicino a noi a Trigoria, con una passione incredibile. Ho visto gente che inseguiva un sogno assolutamente fantastico e ha vissuto la tristezza della sconfitta. Bobby Robson mi ripeteva spesSo che nel momento della tristezza devi pensare alla gioia di chi ha vinto. Ho seguito suo consiglio, ho voluto stare vicino alla nostra gente e abbiamo rispettato la gioia dei tifosi del Siviglia, abbiamo salutato i nostri colleghi spagnoli, ci siamo comportati, dentro al campo, con una correttezza e un’umiltà eccezionali».

 

Ma poi sei sceso nel tunnel per dire qualcosa all’arbitro Taylor.

 

«Taylor non era lì, non c’era».

 

Come non era li?

 

«Taylor era rimasto dentro lo stadio e il giorno dopo l’hanno trovato all’aeroporto».

 

Scusa, ma a chi era rivolto il fuckin disgrace?

 

«C'erano gli altri, non Taylor, c’erano il quarto uomo, gli assistenti, Rosetti e Howard Webb, il direttore tecnico degli arbitri della Premier, Taylor non c’era. Ti stavo dicendo che da un punto di vista umano è stata un’esperienza fantastica, eccezionale, anche perché, alla sesta finale, ho perso per la prima volta, conoscevo il lato bello della festa europea è non avevo mai vissuto il brutto. Per questo dico che da un punto di vista umano mi ha in qualche modo arricchito».

 

Torniamo a Taylor.

 

«Te lo spiego dopo quello che è successo, la verità. Finisce la partita, io entro in campo entro con la mia famiglia e le famiglie dei giocatori, vedo tanta gente piangere, io non piango mai dopo una sconfitta… Assorbo tutte quelle emozioni. Torno perché voglio stare con i giocatori in quel momento di tristezza assoluta, e con i tifosi Porto i giocatori dai tifosi e dai giocatori del Siviglia e a ricevere le medaglie, partecipiamo alla cerimonia, siamo impeccabili. In quei minuti ho sentito che dovevo essere il padre di famiglia, per questo ho detto al gruppo “resto con voi anche l’anno prossimo”. La reazione dei ragazzi è stata splendida, in quel momento è finito tutto».

 

Avevi pensato di andartene?

 

«No».

 

Mmmmh…

 

«Ho sempre fatto il mio lavoro senza pensare al dopo».

 

E poi hai ancora un anno di contratto.

 

«Sai bene come sono i contratti nel calcio. Finito tutto, rientriamo nello spogliatoio, scendiamo in garage e nel garage arriva il gruppo arbitrale. Con Webb ho un rapporto buono, come con Rosetti. Hanno entrambi arbitrato delle mie partite, Webb addirittura la finale di Champions con l’Inter a Madrid. So di non essere stato elegante, ma non ho insultato nessuno. “Fucicing disgrace” è molto simile all’italiano “cazzo!”, un’esclamazione, uno sfogo, o al portoghese “foda pra caralho”. Sono andato da Rosetti e gli ho detto: “arbitro, lo chiamo così, “arbitro, è rigore o non è rigore?”. Rosetti ha fatto quello che di solito fanno gli arbitri, non mi ha risposto. Ho ripetute la domanda a Webb, lui mi ha messo la mano sulla spalla e ha detto ‘José, sì, è rigore”. Webb ha fatto quello che mi sarebbe piaciuto avesse fatto Taylor. Perché se Taylor o qualcuno al posto suo, dopo la partita fosse venuto da noi, nello spogliatoio del pianto, e avesse detto “ho sbagliato, abbiamo sbagliato, mi dispiace”, non solo sarebbe finita li, ma lui avrebbe avuto il nostro rispetto. e la nostra ammirazione. Sbagliamo tutti, forse durante quella partita ho sbagliato anche io. Continuo a pensare una cosa: Taylor è bravo, per non dire molto bravo, positivo anche il rapporto ché ho avuto in Inghilterra, mi sembra un uomo perbene, io non ho mai messo in dubbio la sua onestà. L’unica cosa che dico e dirò sempre è che era rigore e con quel rigore li la Roma avrebbe potuto vincere. Prima di quel rigore la sua direzione non mi era piaciuta per niente, non mi erano piaciute le sue scelte tecniche, disciplinari, però continuo a pensare che sia un arbitro bravissimo e se la prossima stagione lo riavremo, nessun problema, sono sincero».

 

Ti hanno tolto tre quarti di coppa.

 

«Il giorno dopo è successo l’episodio dell’aeroporto, ma io non ho nulla a che vedere con quell’incidente. È stata la reazione di un gruppo di tifosi, io non c’entro affatto. Con mia grande sorpresa, due giorni dopo mi è arrivato un messaggio di un amico dell’Uefa in questi anni mi sono fatto amici ovunque, non solo nemici “Amico mio» mi ha scritto «tu sei un grande del calcio, però ti do un consiglio, censura pubblicamente il comportamento dei tifosi della Roma all’aeroporto, te lo dico perché ti sono amico”. La mia risposta è stata: se l’Uefa o Taylor chiedono scusa ai tifosi della Roma, io critico il comportamento all’aeroporto e chiedo scusa. Subito dopo sono andato al club e ho detto: da oggi e fino all’uscita della sanzione, che è già pronta, sarò io il focus di un arbitraggio triste e di un comportamento triste dei tifosi in aeroporto, oltre che del mio atteggiamento nel garage. Però adesso ho bisogno del vostro sostegno e di una comunicazione forte. Se mi chiedi quale sia stata in due anni e due mesi di Roma la cosa che mi ha fatto sentire più fragile, rispondo che non è stata la partenza di Mkhitaryan, aver perso un giocatore che mi piace tanto e aver giocato un anno e mezzo con solo 4 difensori centrali quando è normale averne 6. La cosa più triste è stata non essere appoggiato dalla società in una situazione del genere. Sconterò le 4 partite, non riesco a guardare l’Uefa in modo negativo, saranno 4 partite in cui mi sentirò un tifoso. Sarà dura per noi, sarà dura per me, dura per la squadra, per i miei assistenti e quello che stiamo cercando di fare principalmente è preparare i giocatori alla mia assenza per 6 partite. Rapetti, il preparatore atletico, è molto stimato e rispettato dai giocatori, ha una leadership naturale. Sappiamo che è una missione molto, molto, molto difficile. Se Budapest è stato un sogno, noi adesso ne coltiviamo un altro, Dublino, e affronteremo la competizione per arrivare fino a là».

 

L’assenza dei Friedkin: per molto tempo, mesi, non hai avuto contatti con la proprietà

 

«La proprietà è la proprietà. Ho sempre rispettato la proprietà e le persone, al di là del ruolo. Sento che da parte loro c’è rispetto e tanta stima per l’allenatore. Il profilo del rapporto lo stabilisce sempre la proprietà. In tutti questi anni ho sempre ripetuto che vengo chiamato e pagato bene per risolvere i problemi, non per crearli. È la proprietà che deve parlare di te e è la proprietà che deve parlare con te».

 

Stai per cominciare il campionato con un solo anno di contratto.

 

«Non cambia niente. Per qualche giorno ho pensato basta bambini, perché dovrei costruire dei bambini se il prossimo anno non sarò più qui? Però è subito subentrato il José bravo, il José buono, il José professionista e sorridente, positivo: prima di tutto lavoro per il club; secondo, per questo club è super impórtante creare determinati presupposti: come ab-biamo visto, sono stati proprio i bambini, in un momento difficilissimo per Pinto, a garantire i 30 milioni necessari per soddisfare un settlement agreement terribile. E, fattop iù importante ancora, che colpa hanno i bambini se ho un solo anno di contratto? Adesso ti dico che Pagano diventerà bravo, non voglio ancora dirlo di Pisilli, perché lo vedo più bambino, anche fisicamente, dovrà avere una grande evoluzione, però ha la testa giusta sempre, non solo adesso che stiamo lavorando insieme da un mese. Pagano sarà come Bove».

 

Torniamo al rapporto Tiago Pinto-Mourinho. Abbiamo scritto un sacco di cazzate?

 

«Sì».

 

Grazie, presenterò.

 

«Per prima cosa, siamo insieme praticamente ogni giorno. Come io e te adesso, lui da una parte del tavolo e io dall’altra».

 

Vi conoscevate anche prima di trovarvi alla Roma?

 

«No, no. Pinto lavorava in Portogallo quando io ero all’estero. Non c’eravamo mai incrociati. Il nostro è un rapporto di rispetto, anche formale. Io non gli do del tu, anche se lui potrebbe essere mio figlio, per me è il direttore».

 

by Redazione

Rebus Arnautovic. Marcos Leonardo c'Š e segue la Roma sui social

I due centravanti vogliono vestire la maglia giallorossa. Mistero sull'offerta di sei milioni avanzata da Pinto per Arnautovic ma non ricevuta dal Bologna. Saputo intanto lo blinda. Il brasiliano Marcos Leonardo invece segue la Roma anche sui social: pressing sul Santos.   

Corriere dello Sport


Roma-Salernitana domenica 20 agosto alle 18:30. Roma-Milan di venerd sera

Il programma delle prime 4 giornate di campionato della Roma
 
#Roma-Salernitana, domenica 20 agosto alle 18:30 (DAZN)
Hellas Verona-#Roma, sabato 26 agosto alle 18:30 (DAZN)
#Roma-Milan, venerdì 1° settembre alle 20:45 (DAZN)
#Roma-Empoli, domenica 17 settembre alle 20:45 (DAZN)

Ultimi dettagli per N'Dicka. Aouar invece Š gi… stato a Roma. Contatti per Tielemans

Di Marzio di Sky Sport alla trasmissione Calciomercato L'Originale: la Roma sta definendo gli ultimi dettagli con N’Dicka: arriverà a parametro zero dall'Eintracht Francoforte e firmerà un contratto di 5 anni. Aouar verrà presentato il primo giorno di ritiro estivo. Contatti concreti anche con Tielemans, centrocampista belga che potrebbe arrivare a parametro zero dal Leicester. Il giocatore però, in questa fase vorrebbe capire se ha offerte concrete anche dalla Premier League.


La priorit… della Roma Š fare operazioni in uscita entro il 30 giugno

La priorità della Roma è quella di concludere alcune operazioni in uscita (Perez, Kluivert e non solo). Il club giallorosso infatti, deve fare i conti con il settlement agreement con l' Uefa. Entro il 30 giugno, infatti, la Roma dovrà fare 30 milioni di plusvalenze per restare nei parametri richiesti.

Sky Sport


Il Bournemouth non riscatter… Matias Vi¤a

Il Bournemouth ha deciso di non riscattare Matias Viña, comunicando alla Roma la volontà di non voler spendere i 15 milioni previsti dall’accordo. Negli scorsi giorni c’era già pessimismo sul riscatto: gli agenti hanno provato fino all’ultimo a convincere il club inglese. 


Speranza Dybala per gioved. Oggi giorno di riposo

Oggi giorno di riposo concesso da Mourinho ai suoi ragazzi ma da domani si inizierà a preparare la semifinale europea contro il Bayer Leverkusen. La speranza è quella di riavere a pieno regime Paulo Dybala, che ieri contro l'Inter ha giocato i minuti finali del match. Il dubbio resta invece su Wijnaldum che non è sceso in campo contro l'Inter.

Il Romanista


Edoardo Bove a Dazn: "Con la Juve Š stato tutto bello. Mou? Un grandissimo"

Nel corso di Supertele – Leggero come un pallone, programma di Dazn, è intervenuto Edoardo Bove. Il centrocampista della Roma ieri ha disputato circa 20 minuti nella vittoria (1-0) contro la Juve. Di seguito le parole del 20enne giallorosso.

Sulla vittoria con la Juventus.

“È stata una partita molto complicata, abbiamo lottato su ogni pallone. Abbiamo avuto un grandissimo atteggiamento, i minuti finali sono stati concitati ma siamo stati contenti per la vittoria. Non dovevamo mollare fino alla fine, la Juventus aveva alzato il baricentro e siamo stati bravissimi a reggere e portare a casa il risultato. Questo tipo di partite si vince con i dettagli, con la forza del gruppo abbiamo portato a casa una grandissima vittoria”.

Com’è essere allenati da Mourinho?

“È un grandissimo stimolo, ti aiuta in un modo clamoroso sia come atteggiamento negli allenamenti che in altro. Posso solo ringraziarlo, io e tutti i giovani. L’atteggiamento è fondamentale nelle nostre partite, se caliamo mentalmente possiamo andare in difficoltà. Con la Juventus non è successo e abbiamo vinto”.

Lo Stadio Olimpico?

“La partita con la Juventus è stata bella, c’è stata una bellissima coreografia inizialmente. È difficile da descrivere ogni volta che vieni avvolto da questo amore”.

Il gol contro l’Hellas Verona dell’anno scorso?

“Lo rivedo spesso, penso che l’avrò rivisto cento volte”.

Quale giocatore in squadra arriva in ansia pre-derby?

“Più che ansia, parliamo di pressione positiva. Noi romani la trasmettiamo ai nuovi arrivati, Pellegrini è un esempio in questo. È una grandissima ispirazione per me, è una grandissima persona e calciatore”.

Com’è allenarsi con Dybala?

“È una cosa magnifica, è un grandissimo campione. Al di là delle sue doti, è una grandissima persona e ci tengo a sottolinearlo”.

Come ha vissuto Mourinho la situazione della sua squalifica?

“C’è un processo in corso, non me la sento di dire nulla”.

Averlo in panchina fa la differenza?
“Averlo è molto importante, ti dà una grandissima carica. È eccezionale”.

Gli elogi di Mourinho nei tuoi confronti?

“Mi ha dato del cane malato ma nell’accezione positiva del termine, posso solo ringraziarlo. Mi sta aiutando tanto in questo mio percorso, sono cresciuto molto e penso che debba crescere ancora di più”.

Dazn


L'evoluzione di Mancini, meno gialli e pi— sicurezza

Il difensore giallorosso è migliorato tanto in questa stagione tra tecnica e carattere. 

Mancini è stato ammonito solo 8 volte tra campionato e coppe. La scorsa stagione a questo punto era già a 19. Mourinho lo loda: "Grande crescita". 

Corriere dello Sport


Roma, Mourinho Š il tuo garante

Dalla permanenza di Mourinho dipende anche il futuro di Dybala, Matic e in parte Smalling: tornare in Champions è decisivo. 

Il portoghese vuole parlare con i Friedkin: intanto la squadra è a più sette punti rispetto allo scorso anno.  

Corriere dello Sport


Zaniolo, Š fatta col Galatasaray: il giocatore sta andando in Turchia

Zaniolo-Galatasaray: confermate le anticipazioni di ieri sera, il giocatore è in viaggio per Istanbul. Conferme anche sulle percentuale alla Roma tra il 10 e il 15 per cento sulla clausola. A proposito: clausola da 35 milioni la prossima estate, 28-30 nel 2024 e 23-25 nel 2025.


Errori arbitrali continui: l’Uefa che fa? E’ forse ora di ripensare il sistema

(Avv. Marco Valerio Verni - INSIDEROMA) - Prima l’arbitraggio a dir poco discutibile contro la Roma, nella finale di Europa League dello scorso 31 maggio, poi quello contro la Fiorentina, in quella di Conference, di qualche giorno più tardi, poi, ancora, quello contro l’Italia Under 21, nella prima partita del campionato europeo di categoria contro i cugini transalpini. Che succede? Che l’Uefa, invece di chiedere scusa e correre ai ripari, decida, da una parte,di squalificare per il prossimo anno Mou per quattro giornate, vietare la trasferta ai tifosi capitolini, ordinare la chiusura parziale dell'Olimpico e multare la Roma che dovrà anche ripagare i danni della Puskas Arena; dall’altra, di sorvolare, sostanzialmente, sul caso della Fiorentina (è normale, a quanto pare, che un calciatore venga colpito da un oggetto, durante una partita, rimanendo ferito) e, per quanto riguarda l’Italia U21, pensare di introdurre con urgenza, ed in corso di torneo, la VAR.

Nel frattempo, però, il danno è fatto, perché il nostro calcio ha subito pesanti conseguenze a seguito degli arbitraggi di cui sopra sia nel suo insieme (e forse qui, sarebbe stato opportuno un maggior piglio da parte delle nostre autorità sportive e calcistiche nazionali), sia nei casi singoli (la Roma e la Fiorentina hanno perso le rispettive finali, mentre l’Italia è uscita sconfittadal suo esordio contro la Francia, trovandosi ora un percorso pericolosamente in salita per la sua qualificazione alla fase successiva).

Nessuna ammissione di colpa vera, che peraltro a nulla sarebbe valsa, visto che il regolamento attuale non prevede alcuna possibilità, generalmente parlando, di rigiocare una partita, seppur viziata, nel suo risultato finale, da evidenti e gravi errori dei fischietti, valutati tali, se non in campo, neanche da una disamina ex post.

Anzi, per rimanere in casa giallorossa, la beffa è che il contestatissimo Taylor è stato addirittura inserito nella lista degli arbitri Elite, un gruppo in cui sono presenti le eccellenze dei direttori di gara europei e che viene stilato al termine di ogni stagione dall’Uefa stessa.

Stiamo al paradosso: chi si lamenta per evidenti errori, viene punito. Chi sbaglia, per quegli stessi evidenti errori, non solo non subisce alcuna conseguenza, ma viene addirittura premiato.

Beninteso: c’è modo e modo di protestare, e forse Mourinho ha esagerato, così come- lo si è detto in altra occasione- lo han parimenti fatto alcuni tifosi romanisti all’aeroporto di Budapest, quando lì, all’indomani della finale in discussione, hanno incontrato l’arbitro inglese in questione (già maltrattato dallo Special One il giorno prima, sia in conferenza stampa che nel sottopancia dello stadio ungherese) con la sua famiglia. Ma vi è anche il discorso del cane che si morde la coda: in gioco ci sono emozioni, sacrifici, e denari; per una società di calcio, vi sono anche risvolti finanziari importanti.

E vi è, intorno a tutto ciò, un indotto, fatto anche di immagine di un Paese, come il nostro, contro ilquale viene anche il dubbio di pensare che ci sia un atteggiamento alquanto ostico, per usare termini eufemistici.

Si sa, oggi il calcio non è più solo l’undici contro undici che si vede in campo: non lo è mai stato, chiariamoci, ma ai tempi odierni vuol dire molto di più, potendo sottendere anche finalità di altra natura, al di là di quelle meramente sportive, anche a causa degli assetti societari delle stesse società, alcune delle quali quotate addirittura in borsa, con proprietà delle stesse sempre più in mano a imprenditori stranieri o a sponsor che travalicano, ed anche di molto, i confini nazionali.

Tramite le quote societarie di una squadra di calcio si possono, nel bene e nel male, influenzare molte altre situazioni, ed è l’indotto di cui pure si parlava più sopra.

E veniamo al punto:stante quanto sopra, è ora di ripensare al sistema. In un’epoca iper-tecnologica in cui l’arbitro è affiancato dal(l)a VAR, e che può rivedere più e più volte un episodio dubbio o contestato, oltre alla intramontabile moviola del post-partita, pur’essa sempre più all’avanguardia, non è più ammissibile l’errore grave e, magari, ripetuto. L’assunto secondo il quale un errore di valutazione, essendo soggettivo, non possa portare, magari, alla ripetizione di una partita, poteva essere certamente vero dieci anni fa, quando il giudice di gara non era sicuramente nella miglior condizione per poter vedere una azione da mille angolazioni; ma oggi, come detto, che la tecnologia ha raggiunto livelli molto alti e dettagliati, sia durante che dopo un match, questo discorso non può più valere in assoluto. Un arbitro che sbaglia in maniera grave ed oggettiva, deve subire le giuste conseguenze e la squadra che perde a causa del suddetto dovrebbe poter avere una seconda possibilità o, se questo proprio non fosse possibile, la relativa società, almeno, dovrebbe avere la chance di chiedere ed ottenere un risarcimento di natura civilistica.

Una provocazione, si dirà: beh, se consideriamo che la stessa Lega Calcio, in Italia, è stata portata in tribunale per una decisione del(la) VAR, poi rivelatasi errata, per aver fatto perdere l’introito di una scommessa ad un privato cittadino (che, però, era anche avvocato), allora forse, a maggior ragione, la strada indicata potrebbe essere- perché no- ed al netto delle necessarie riflessioni- ci mancherebbe- del tutto percorribile.

A meno che non si segua, anche qui, l’italico pensare secondo cui chi è chiamato a giudicare della vita e dei destini delle persone (e anche l’arbitro, a suo modo, fa questo, stante pure tutto quanto sopra detto) non debba esser chiamato a rispondere direttamente dei suoi eventuali errori gravi.

La Roma, dal canto suo, e per venire “a casa nostra”, dovrebbe forse alzare la voce proprio a livello societario: il nervosismo della panchina capitolina, probabilmente, che pure sembra aver avuto la sua importanza nella comminazione delle pesanti sanzioni dell’Uefa accennate all’inizio, è derivato anche da questo. Chi non si sente difeso, è costretto a farlo da solo. E non è possibile che, a metterci la faccia, come si suol dire, in questi lunghi mesi, sia stato sempre e solo l’allenatore, perché poi il terribile rischio è quello che, al dunque, si è trasformato in tragica realtà: una squalifica lunghissima del mister che, certamente, bene alla squadra non farà.

Non ci si può, dunque, che unirsi alla sua richiesta di assumere in servizio permanente effettivo una figura che pensi lui a togliere le castagne dal fuoco al suo posto.

Quindi, cari Signori Friedkin, l’augurio è che corriate presto ai ripari, perché la miglior rosa di calciatori immaginabile non potrà mai essere sinonimo di successo se, a livello arbitrale, di decisioni sportive e di sistema, la Roma continuerà ad essere martoriata. E la squadra a non sentirsi difesa. Senza dimenticare i tifosi: sempre devoti, certo, ma che, a maggior ragione, non meritano certe ingiustizie.

Avv. Marco Valerio Verni