I club uniti su riduzione ingaggi: si parte con il 10% stagionale
LA GAZZETTA DELLO SPORT - La nuova idea dei presidenti di Serie A è quella di intervenire sugli stipendi di marzo e aprileriducendo almeno del 10% lo stipendio stagionale. Attualmente ci sono società già indietro con i pagamenti e la situazione economica attuale blocca tutto il resto: senza liquidità di cassa, è in certi casi impossibile far uscire denaro diretto ai conti correnti dei calciatori. E si sa con quali possibili conseguenze: senza giustificare i mancati pagamenti i giocatori potrebbero ricorrere alla messa in mora della società e alla richiesta dello svincolo gratuito. Serve per questo un’opposizione comune, che leghi tutti i club e ne rafforzi la posizione. Ed è quanto la Lega presenterà oggi all’assemblea dei presidenti video-riuniti, dopo aver ricevuto e sintetizzato le rispettive proposte.
Doni: «Roma, grazie a te ho raggiunto il top»
LA GAZZETTA DELLO SPORT - PIETRELLA - Alexander Marangon - per tutti Doni - ex portiere brasiliano che in carriera ha vestito la maglia della Roma, ha rilasciato una lunga intervista pubblicata sull'edizione odierna del quotidiano in cui ha parlato del suo passato da romanista e delle prospettive della squadra giallorossa. Queste alcune delle sue parole:
Verso la Roma si percepisce da parte sua una riconoscenza infinita.
«Certo. In maglia giallorossa ho vinto tre trofei, ho conquistato la Coppa America da titolare e ho giocato con grandi compagni. Ricordo ancora il primo giorno che ho visto il Colosseo: un’emozione. Come l’inno di Venditti, sentito ogni volta che la squadra entrava in campo a riscaldarsi».
Adesso lei guarda l’Italia da lontano. È preoccupato per quanto sta accadendo?
«Mio fratello e mia sorella vivono a Roma, ma anche negli Usa siamo tutti a casa. Situazione difficile, abbiamo paura».
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Segue sempre la Roma?
«Ogni tanto, quando posso. L’azienda mi tiene impegnato per molto tempo, ma sono rimasto legato a quei colori».
Chi la convince di più?
«Zaniolo, un vero talento. Poi apprezzo anche Fonseca, è un bravo allenatore. Riguardo ai brasiliani, invece, di Ibañez si dice un gran bene, Juan Jesus è bravo. Infine sono sicuro che Fuzato farà grandi cose con la maglia della Roma. È un ottimo portiere».
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Parliamo di Totti, che compagno è stato?
«Un grande. Lo considero senza dubbio uno dei più forti calciatori di sempre...».
De Rossi invece?
«Un amico, anche lui un grandissimo. Giocare con lui era fantastico, teneva il centrocampo e la difesa. Mi sentivo al sicuro».
Tra Totti e Spalletti non è finita bene, sorpreso?
«Quando c’ero io hanno sempre avuto un rapporto normale. Di quello che è accaduto dopo non posso parlare perché non lo so».
Ci racconti lo Spalletti allenatore.
«Con lui ho vinto due Coppe Italia e una Supercoppa da titolare. Ho lavorato con altri grandi allenatori, ma lui è stato il migliore mai avuto. Ti diceva sempre le cose in faccia, e poi era meglio non farlo arrabbiare. Era capace anche di prenderti a schiaffi (ride, ndr )!».
Con Ranieri invece, problemi, visto che le preferì più volte Julio Sergio?
«Mai avuto niente con lui».
Vice Dzeko, piace Hurtado del Boca
IL MESSAGGERO - CARINA - Mercato bloccato nei fatti ma non nelle idee. Perché alcune esigenze tecniche sono chiare da tempo. E quella di cercare un vice Dzeko è una lacuna che la Roma si porta dietro da almeno un paio di stagioni. Fallito l’investimento con Schick, nell’ultima stagione Petrachi ha giocato la carta esperienza con Kalinic. Un flop, al netto della doppietta con il Cagliari. Due le strade da perseguire per il futuro: cercare un altro calciatore esperto in prestito oppure affiancare a Dzeko un giovane da far crescere che poi, nel tempo, dovrà sostituirlo. Per questo secondo profilo si sta studiando Hurtado. Il 20enne venezuelano gioca nel Boca Juniors ma la scorsa estate è stato a un passo dai due club genovesi. Hurtado è un diamante grezzo: buon colpo di testa, presenza costante sotto porta, molto veloce nello stretto ma soprattutto in campo aperto.
Zaniolo: “Roma, sei tutto e non ti lascerò”
IL MESSAGGERO - CAPUTI, LENGUA - Nicolò Zaniolo l’isolamento lo vive in un attico al Torrino di proprietà di Francesco Totti, una casa in cui l’ex capitano ha vissuto negli anni in cui ha fatto innamorare i tifosi. Lì Zaniolo lavora per recuperare dall’infortunio che lo tiene fermo dal 12 gennaio, consapevole delle sue potenzialità e di tutto l’interesse che si è generato intorno a lui. Nonostante ciò non ha intenzione di lasciare Trigoria. Di questo e altro ha parlato nel corso dell’intervista. Queste le sue parole:
“La Roma per me è tutto, mi ha regalato emozioni indescrivibili a partire dall’esordio al Bernabeu. Mi ha fatto esultare, giocare all’Olimpico e sentire amato dai tifosi. Quindi, non vedo il motivo per cui debba cambiare e spero di rimanere qui per tantissimi altri anni“.
"L’infortunio al ginocchio è stata una bella batosta. Sono riuscito a superarla solo dopo le prime due-tre settimane che sono state molto dure. Il mio carattere non è mai cambiato e sono stato sempre sorridente e felice. Ogni giorno mi do degli obiettivi da raggiungere e superare. Il ginocchio risponde bene, spero di tornare in campo più forte di prima".
La foto del bambino che gioca a pallone con la sua maglia in una Milano deserta è diventata un simbolo di libertà in Italia. Se avesse davanti quel bambino che cosa gli direbbe?
"Appena ho visto quella foto sono rimasto stupito, contento. La passione per il calcio c’è sin da piccoli e quel bambino la rispecchiava in pieno. Sono orgoglioso che indossasse la mia maglia ed è segno che qualcosa di buono ho fatto e che dovrò continuare così per rimanere nel cuore di questi bambini che hanno grandi sogni. Se lo avessi davanti lo porterei sicuramente a Trigoria per fargli vedere come ci comportiamo e alleniamo. Un piccolo gesto ma credo che lo farebbe molto felice".
Lei e i suoi colleghi alla Roma sareste pronti a una riduzione dei salari per aiutare il club?
"Penso che siano cose che vadano gestite prima all’interno e poi fatte sapere all’esterno. Spero si arrivi a una soluzione che riguardi tutto il calcio italiano".
L’Europeo è slittato e si giocherà nel 2021…
"In questo momento è difficile provare emozioni positive perché siamo tutti rinchiusi in casa ed è un periodo molto duro. Di certo poter sperare di nuovo di giocare l’Europeo è un’emozione bellissima, voglio riuscire ad arrivarci al 100%".
Il Club, attraverso Roma Cares, sta avendo un ruolo importante nel sociale in questo momento.
"Sono molto orgoglioso di far parte della famiglia Roma. Sì, perché per me la Roma è davvero una famiglia e lo sta dimostrando in questo brutto momento in cui tutti si stanno aiutando, a partire dalla società fino ad arrivare ai tifosi. Voglio ringraziare tutti, giocatori compresi. Riusciremo a uscire da questo momento per tornare ad abbracciarci di nuovo".
Serie A, la ripartenza ha perso tutti i limiti
IL MESSAGGERO - La Lega teme che il banco possa saltare, e ha convocato d'urgenza per oggi una videoconferenza tra i presidenti di Serie A. Si discuterà delle linee guida per affrontare la crisi generata dall'emergenza Coronavirus. Tra questi, naturalmente, c'è anche la questione stipendi. Il tema centrale che oggi sarà affrontato dai club è quello di fare capire ai propri giocatori che un taglio agli ingaggi sarà necessario. Anche perché i tempi di ripresa e chiusura dell'attuale campionato rischiano di dilatarsi sempre di più. Secondo Gravina - presidente della Figc - la speranza più grande è quella di tornare a giocare a maggio: «Stiamo lavorando su tutta una serie di idee per gestire al meglio questa situazione. Una data per ripartire è quella del 17 maggio ma sappiamo, e lo sottolineo ancora una volta, che è una ipotesi. Serie A fino a settembre-ottobre? È un'altra ipotesi». Una sorta di avviso a quei pochi che non sono d'accordo sulla ripresa.
Ettore Viola: "Faccio fatica a pensare una data per ripartire. L'affare con Friedkin? Vediamo se si farà"
Ettore Viola, figlio dell'ex presidente giallorosso Dino, ha parlato ai microfoni di Centro Suono Sport del momento che sta vivendo il calcio italiano durante lìepidemia di Coronavirus e della compagine giallorossa:
Sensazioni sul momento con il Coronavirus?
“C’è una grande aspettativa, c’è un grande disagio, è un momento tragico e speriamo di uscirne fuori il prima possibile, è un’esperienza terribile che i giovani spero possano dimenticare”.
Un commento sulle parole di Gravina? Il calcio vuole ripartire...
“Ognuno fa le proprie considerazioni, ma se il contagio è ancora nell’aria, se ci si contagia dandosi la mano… Bisogna predisporre tutto per ripartire, mai come adesso siamo nelle mani di Dio e faccio fatica a pensare che ci possa essere una data. È chiaro che la FIGC spinga per chiudere il campionato e la UEFA le coppe, un po’ per entrate economiche indubbiamente, la UEFA penso faccia fatica se non incassa soldi. C’è chi vuole continuare come Lazio e Napoli, c’è chi vorrebbe farlo finire subito come la SPAL e il Brescia, c’è confusione. Chi decide, purtroppo, è il virus che ci sta condizionando in maniera esagerata”.
Il calcio dovrebbe essere la conseguenza di una ripartenza…
“Dovrebbe essere così infatti, uno può immaginare una data per chiudere i campionati, però non si sa quando iniziare a giocare. Nessuno sa quando i giocatori potranno tornare ad allenarsi, i giocatori di A e B possono sopravvivere decurtandosi lo stipendio, le altre leghe non lo so. Ci sono tanti soldi in mezzo, ma sfido chiunque a ipotizzare una data. In Cina pensavano fosse tutto sparito e invece è tornato, bisogna vivere alla giornata”.
È complesso anche far ripartire gli allenamenti…
“Sì, tutti devono sottoporsi a tamponi ed è difficile. Bisogna essere in grado di ripartire ma senza ipotizzare una data, bisogna seguire passo passo l’evoluzione di questo malefico virus, quelle che si dicono sono supposizioni”.
È scomparso Piero Gratton, l’ideatore del “lupetto” stilizzato nelle maglie della Roma dal 1979/1980. Ci può raccontare la genesi e come la famiglia Viola lo ha accolto?
“Era l’ultimo anno del presidente Anzalone che diede a Gratton l’incarico di creare un marchio che reclamizzasse meglio il prodotto Roma. Nacque questo lupetto e debuttò in una sfida contro la Juventus vinta 1-0 dai giallorossi con gol di Di Bartolomei. Obiettivamente, a mio padre Dino questo lupetto creava perplessità, poi però il primo anno vinse la Coppa Italia e fu adottato a distanza da papà”.
L’affare Pallotta-Friedkin si farà lo stesso?
“Penso che qualsiasi imprenditore in questo momento abbia avuto delle distrazioni. Friedkin lavora in settori che hanno avuto problemi a causa del Coronavirus, trovarsi in questa situazione in Italia è chiaro che ha raffreddato gli entusiasmi, ora è normale che possa pensare di cambiare le cifre con questa situazione. Pallotta mi sembra uno che voglia vendere anche se c’è meno entusiasmo di prima, vediamo se si farà magari a cifre diverse”.
Stephan, allenatore Rennes: "Nzonzi è un valore aggiunto, è qualcosa che non avevamo"
Dopo una prima parte di stagione poco fortunata al Galatasaray, Steven Nzonzi ha lasciato la Turchia ed il Galatasaray per tornare in patria e vestire la maglia del Rennes; sempre in prestito dalla Roma. Una scelta azzeccata che ha reso felice sia il giocatore che il suo allenatore. E infatti quest'ultimo, Julien Stephan, ne elogia le qualità come riferito dal portale Footmercato:
"È un valore aggiunto, come abbiamo detto in sede di presentazione. Ha esperienza, maturità, una grande conoscenza del suo ruolo, qualcosa che non avevamo. È dominante nei duelli aerei e ci dà sollievo nei calci piazzati. Tramite la sua padronanza tecnica riesce a collegar difesa e attacco. È spesso il primo a far ripartire l'azioni con la qualità dei suoi passaggi. È anche complementare col suo compagno di reparto, Camavinga, che con lui è più libero in zona offensiva".
FIGC, Gravina: "Possibile ripartire il 17 maggio, ma è solo un'ipotesi"
Gabriele Gravina, presidente della FIGC, è stato intervistato dalla Rai per il programma La Domenica Sportiva per spiegare il futuro della stagione calcistica. Questo un estratto delle sue parole:
"Finire i campionati a settembre od ottobre? Si tratta di un'ipotesi. Al momento una possibile data per ripartire potrebbe essere quella del 17 maggio, ma ci tengo a precisare che è solo un’ipotesi. Chiudere la stagione sarebbe il modo migliore non solo per non compromettere la stagione 2019/2020, ma anche per evitare di compromettere in ogni modo la stagione 2020/2021".
Roma Femminile, Bartoli: "Essere capitano della Roma è un sogno"
Elisa Bartoli, capitano della Roma Femminile, ha parlato alla rubrica Questa sono io, promossa dalla società giallorossa. Queste le sue parole:
Chi era Elisa da bambina?
“Ero una persona chiusa, timida, facevo molta fatica a relazionarmi con gli altri. Ero silenziosa, non riuscivo a parlare neanche con i miei genitori e mi tenevo tutto dentro. Diciamo che ancora oggi mi tengo tutto dentro, un po’ meno di prima ma più o meno è quella la linea”.
Hai sorelle o fratelli?
“Sì, ho una sorella più grande di otto anni, quindi aveva la sua vita e io la mia anche se in casa c’erano delle belle litigate. Vista la differenza di età ero più legata a mio cugino Simone che ha un anno più di me, lui è nato l’8 maggio, io il 7 maggio quindi festeggiavamo il compleanno insieme da mia nonna. Diciamo che ho vissuto la mia infanzia più con lui che con mia sorella”.
In che zona di Roma siete cresciuti?
“A Ponte Milvio, sono cresciuta praticamente nel cortile di mia nonna che si chiamava ‘il primo lotto’. Adoravo i pranzi della domenica da lei. Ogni volta che finivamo scuola andavamo lì a giocare a calcio dalle cinque fino alle sette e mezza, finché mia mamma non scendeva per prendermi per un orecchio per riportarmi a casa perché altrimenti sarei rimasta lì a giocare fino a tardi”.
Giocavi a calcio anche a scuola?
“Sì, sin dalle elementari mi mettevo in mezzo ai maschietti a giocare a calcio, è stata sempre una mia passione, però il nucleo di tutto è stato il cortile nel primo lotto di mia nonna. Giocavamo lì anche con i ragazzi più grandi, io ero la più piccola e inizialmente mi mettevano in porta quindi puoi immaginare quante pallonate ho preso”.
Quindi è insieme a tuo cugino che hai cominciato a giocare a pallone?
“Sì, è anche grazie a lui che sono approdata nel calcio perché lui nella Nuova Milvia e io andavo sempre a vederlo negli allenamenti e alle partite. Un giorno in un allenamento mancava un giocatore e mio cugino mi ha proposto all’allenatore. Giocai difensore centrale, avevo otto o nove anni e da lì mi hanno chiesto di andare a giocare con loro”.
Come ti accoglievano gli altri bambini quando ti proponevi per giocare con loro?
“All’inizio era un po’ difficile perché ero una bambina. Poi quando vedevano come giocavo e che non mollavo si convincevano che potevo starci. La cosa più bella era quando noi del primo lotto andavamo a sfidare i ragazzi della chiesa con in palio la classica Coca Cola. All’inizio scherzavamo sul fatto che avendo una femmina in squadra eravamo sfavoriti, ma quando poi vincevamo ci divertivamo troppo. Mi apprezzavano, non mi hanno mai mancato di rispetto. Solo chi non mi conosceva a volte faceva le classiche battute del tipo ‘maschiaccio’ o cose così. Nella Nuova Milvia non ho mai avuto problemi, anzi ero anche il capitano, mi volevano bene ed ero veramente felice. Erano le squadre che incontravamo o i genitori degli avversari che ogni tanto creavano qualche situazione antipatica. Contro l’ignoranza si può fare poco purtroppo. Il bambino in fin dei conti è puro, non vede la differenza. È più quello che si ascolta dai genitori che crea dei pregiudizi e condiziona i comportamenti”.
Fino a che età hai giocato con la Nuova Milvia?
“Fino a 14 anni. Nell'ultima partita il Mister mi sostituì e i genitori dei compagni di squadra tirarono fuori uno striscione per me che diceva ‘In bocca al lupo indomabile capitano’. Mi scrissero anche una lettera bellissima che ancora conservo”.
Quando sei entrata per la prima volta in una squadra femminile?
“Sono entrata grazie a Giampiero Serafini nella Roma CF che a quell’epoca giocava in Serie B. La mia partita è stata il derby contro la Lazio in Coppa Italia. Mi fece esordire come centrocampista centrale. Il passaggio al calcio femminile è stato strano all’inizio perché ero abituata a giocare forte, i contrasti con i maschi o li facevi a mille o rischiavi di farti male, dopo ogni partita mi faceva male tutto. Nelle prime tre partite ho preso tre ammonizioni. Ma anche lì ho trovato un gran gruppo, nell’arco di tre anni siamo salite in serie A. In squadra con noi c’era Gioia Masia che per me è stata un modello, il mio idolo. L’ho seguita sempre in ogni insegnamento che mi ha dato. In carriera ha vinto tanto ed era una giocatrice di un’eleganza fuori dal comune”.
Nel calcio maschile invece chi era il tuo modello?
“Cafu. Dopo quei tre sombreri a Nedved come fai a non amarlo? Un altro giocatore che ammiravo tanto era Alessandro Nesta con le sue magnifiche scivolate, nonostante fosse della Lazio”.
E la Roma come la seguivi?
“Mio padre molte volte mi portava allo stadio, ma la cosa più bella era quando ci radunavamo tutti insieme con gli zii e i cugini a vedere le partite a casa, anche in dodici persone a fare un macello allucinante. Erano le giornate più belle per me. Quando si perdeva un silenzio di tomba e quando si segnava si spaccava casa. Bellissimo”.
Qual è prima partita che hai visto all’Olimpico?
“Ero piccola, mi sembra che fosse un Roma-Parma ma non ricordo il risultato. Ricordo solo di aver visto tutto lo stadio giallorosso, l’inno, le bandiere, tutti che si alzavano e cantavano. Questo mi è rimasto impresso, il tifo romano, il calore, i colori, era una festa”.
Tornando alla tua carriera, a 21 anni hai lasciato Roma per approdare alla Sassari Torres.
“Sì, sono andata in quella che è tuttora la squadra più titolata d’Italia. Ho dovuto lasciare casa perché la Roma CF era fallita, quindi o rimanevo in Serie C o me ne andavo. Non è stato facile andare via da Roma. Sono andata a Sassari senza conoscere nessuno, senza un punto di riferimento. Dall’altra parte del mare, con un aereo o una nave da prendere per raggiungere casa. Nella mia prima notte lì ho pianto. Poi però la passione per il calcio mi ha fatto andare avanti pensando ‘Daje Eli’ fatti forza, fai quest’anno e poi si vedrà’. E invece mi sono innamorata della Sardegna, che con il suo mare mi ha cambiato la vita. In più con gli allenamenti di primo pomeriggio con il sole era un’altra vita, con la Roma CF ci si allenava sempre di sera. C’è stato un assaggio di vita professionistica da questo punto di vista. C’erano però altre lacune come ad esempio nel pagamento degli stipendi, ma per fortuna la mia famiglia mi ha sempre sostenuto”.
Come erano le trasferte dalla Sardegna?
“Erano… interessanti. Tranne per le partite più importanti come quelle in casa del Brescia o del, Tavagnacco, per le altre la sveglia era alle 4:00 di mattina. Si prendeva l’aereo delle sei e mezza da Alghero. All’arrivo ci scappava un giro al centro commerciale dell’aeroporto poi si andava belle fresche al campo, partita e ritorno in serata. E nonostante questi ritmi siamo riuscite a vincere uno Scudetto e una Supercoppa nel 2013. Ed è arrivata anche la mia prima convocazione in Nazionale”.
A quel punto ti sei resa conto di essere davvero diventata una calciatrice di alto livello.
“Sì, con la Torres ho fatto un grande passo anche a livello di mentalità di fame di vittoria. Mi allenava Manuela Tesse, anche lei è stata una grande giocatrice. Tra noi c’era un rapporto di odio e amore perché mi da una parte mi massacrava dall’altra mi apprezzava tanto. Era un difensore e infatti mi ha insegnato tanto. Poi avevo accanto persone come Betta Tona, Patrizia Panico, Daniela Stracchi, Silvia Fuselli, Giorgia Motta. Senza dimenticare tutte le altre compagne”.
Dopo la Torres, hai giocato un anno al Mozzanica. Com’è andata lì?
“Non è andata bene. La società mi trattato benissimo, ma ho fatto veramente fatica a livello di clima. Passare dal mare della Sardegna al freddo del nord è stato duro. Dopo invece è arrivata un’altra bella tappa della mia vita alla Fiorentina. Anche Firenze mi ha conquistata. Sono cresciuta e anche lì ho vinto uno Scudetto e il fatto che per il club fosse il primo ha reso il tutto ancora più straordinario. La Fiorentina è stata la prima squadra professionistica a entrare nel mondo del calcio femminile e lì ho scoperto tante compagne con le quali ho ancora un bellissimo rapporto come Alia Guagni, mia compagna di stanza in Nazionale. Lasciare Firenze è stata decisione difficile, ma visto che l’alternativa era la Roma, ha vinto il cuore. Il ritorno a casa dopo sette anni”.
Quando hai capito che la possibilità di venire alla Roma era concreta?
“La voce girava da febbraio ma ho preferito evitare di pensarci per rispetto della squadra in cui ero e per non crearmi illusioni. A fine campionato sono stata contattata e non ci è voluto molto per convincermi. L’unica incertezza era dovuta al fatto che in estate sarebbe arrivato il Mondiale. Ma non mi piace salire su un treno in corsa. Ho scelto di prenderlo sin dall’inizio. Roma è casa mia e vincere alla Roma sarebbe come vincere dieci scudetti altrove. In più c’era e c’è un progetto importante, sul quale la Società sta lavorando seriamente”.
Come vivi il ruolo di capitano?
“Quando me l’hanno proposto ho fatto fatica ad abituarmi all’idea. Per via di come sono fatta, introversa, di poche parole, una persona che fa fatica a relazionarsi. Mi sono fatta tante domande, se fossi all’altezza o meno ma alla fine mi sono convinta. Esperienza, cuore, passione e grinta non mi mancavano e avrei potuto provare a trasmetterle alle mie compagne. Quindi ho accettato, anche come passo di crescita personale. E poi c’era il sogno: essere capitano della Roma, della mia squadra, della squadra della mia città”.
Come ti senti a far parte di una generazione che sta attraversando un momento di svolta per il calcio femminile?
“Il motore che ha portato avanti il nostro movimento è la passione. Finire gli allenamenti alle 10 di sera, tornare a casa alle undici, rialzarsi alle sei di mattina per andare a scuola oppure far convivere un lavoro con tutto questo. Senza una grande passione non avrei lasciato la mia città e la mia famiglia, non avrei accettato di essere pagata per 10 mesi in tre anni. Che cosa mi spingeva a proseguire? L’abbraccio con le compagne, gli occhi lucidi di mio padre che prende il traghetto per venire a Sassari a vedere la vittoria di uno Scudetto. Tutti i sacrifici, tutte le gioie io me le porto ancora dentro. Per le ragazze di oggi fortunatamente tutto è più alla portata, ci sono strutture migliori, organizzazioni e società più solide. Prima c’era tanta volontà ma le possibilità erano poche. Ora il calcio femminile si sta avvicinando un po’ a quello maschile ma valori come spirito di sacrificio, umiltà, e determinazione non devono mai essere persi”.
Come vivi il fatto di poter rappresentare un modello per le ragazze che si avvicinano al calcio?
“Ricevo tanti messaggi di bambine che mi prendono come esempio e questa è una cosa veramente bella e anche una grande responsabilità. Mi arrivano lettere con parole bellissime, che mi fanno venire i brividi. È un premio per i sacrifici fatti”.
E come vedi le nuove generazioni di calciatrici?
“Mi baso su quanto vedo nelle ragazze nostre della scuola calcio e della Primavera che hanno veramente un gran bel livello tecnico e tattico, sono molto più preparate di quanto lo fossimo noi alla loro età. Quello che spero veramente che non si perda quella fantasia che ancora vediamo in campo e che magari rischia di essere sacrificata per la preparazione atletica e tattica. Un po’ come nel calcio maschile, l’estro di giocatori come Roberto Baggio, Francesco Totti, Ronaldinho, Ronaldo è più raro da trovare in un calcio sempre più fisico”.
Com’è il tuo rapporto con Betty Bavagnoli?
“È un bellissimo rapporto, di stima, di rispetto, anche di amicizia. Non ho mai avuto a che fare con una persona così pacifica. Anche quando si arrabbia è elegante. Io invece sono molto impulsiva ma mi basta che lei dica ‘Elisa calma’ per frenare gli istinti. Abbiamo un bel dialogo, un elemento importantissimo all’interno di una squadra. Sono davvero felice di aver trovato un’allenatrice come lei e spero che mi accompagni ancora per tanto tempo”.
Parlando del Mondiale dello scorso anno, quali sono i ricordi più belli che hai?
“Sono tanti. Il primo è quando sono stata sostituita in Italia-Brasile e ho fatto il giro dello stadio per arrivare alla panchina. Tutti si sono alzati ad applaudirmi ed è stato uno dei momenti più belli della mia vita. Non me lo aspettavo e non lo dimenticherò mai. Anche la fine è stata bella. Abbiamo perso con l’Olanda ma è in quel momento che abbiamo realizzato quello che avevamo fatto. Eravamo tra le prime 8 del mondo ed eravamo l’unica squadra di atlete dilettanti. È stato bellissimo anche ricevere la chiamata di mio cognato e dei miei genitori che mi descrivevano l’attesa che c’era in Italia per le nostre partite che mi ha fatto ripensare a quella che vivevo io da tifosa durante i Mondiali maschili. E un’altra cosa che mi ricorderò per sempre sono tutte le persone che mi hanno scritto, dalla bambina all’uomo adulto, alla signora. L’idea di avere unito tutto il Paese mi dà una grande emozione”.
E l’emozione dell’esordio?
“Anche quella non la dimenticherò mai. Il primo Mondiale, a 28 anni. Al momento dell’ingresso in campo contro l’Australia eravamo sotto 1-0. Avevo il cuore a mille e pensavo: ‘Mo’ entro e spacco tutto!’. Vincere al 90’ poi è stata un’esplosione indescrivibile. Quella notte non ho dormito, ripensavo solo alla partita, ai messaggi ricevuti, agli abbracci, ai sorrisi, ai cori sul pullman al ritorno. Spettacolare”.
Venendo all’attualità e a questo prolungato periodo di isolamento, cosa ti manca di più della vita normale?
“Tutto. Mi manca anche andare a prendere un caffè al bar. Mi mancano la mia famiglia, il mio cane, le mie amicizie. Mi manca il pallone, ridere, scherzare e sudare con le compagne. Mi mancano i sorrisi, gli sguardi di intesa. Mi manca la libertà”.
La giornata come ti si svolge? Hai un programma di allenamenti personalizzato?
“Sì, la Roma ci manda i programmi. In questa settimana abbiamo svolto sessioni doppie tranne la domenica in cui ne facciamo una singola. Riceviamo anche video per lo svolgimento corretto degli esercizi fisici e di tecnica e anche filmati di partite da studiare ed analizzare. Sto sfruttando ogni angolo di casa per allenarmi, per restare in forma”.
Approfittando del momento di interruzione che bilancio fai del percorso svolto della Roma in questo anno e mezzo.
“Sicuramente veniamo da un anno di crescita con l’interruzione che è arrivata forse nel nostro momento migliore a livello di organizzazione, di sistema di gioco, di intesa. Spero che questo percorso riprenda da dove si è fermato e spero che questo avvenga il prima possibile, in condizioni di sicurezza ovviamente. Siamo ancora in lotta per il secondo posto, per la Coppa Italia e siamo una squadra in cui quasi tutte le giocatrici segnano: questo dà l’idea della bontà del nostro gioco. In più siamo un bel gruppo, in cui tutte si sacrificano per le compagne. Dobbiamo continuare su questa strada e crescere sempre di più”.
La Roma pensa a Pinamonti in cambio di Perotti
La Roma punta Andrea Pinamonti, attaccante di proprietà dell'Inter e ora al Genoa, già accostato ai giallorossi lo scorso gennaio. Nello specifico intermediari hanno provato a prendere contatti con il club rossoblu per una possibile trattativa: si lavora ad uno scambio con Diego Perotti.
Pinamonti è stato ceduto dall'Inter ai liguri in prestito con obbligo di riscatto a 18 milioni, ma i nerazzurri hanno comunque conservato una corsia preferenziale per riportarlo eventualmente a casa.
Iturbe: "Sono rimasto molto legato alla Roma”
Manuel Iturbe, ex esterno della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al portale TUTTOMERCATOWEB.COM in cui ha potuto ricordare il proprio passato in maglia giallorossa. Queste le sue parole:
Hai già giocato nell'Hellas Verona, nella Roma e nel Torino...
Alla Roma sono rimasto molto legato, ho trascorso due anni e mezzo bellissimi. Anche di Verona ho ricordi straordinari: una grande stagione. Un po' meno esaltante l'avventura al Torino, lì sono rimasto solo sei mesi.
Dopo la grande annata al Verona per te si scatena una vera e propria asta di mercato. E la spunta la Roma...
I primi mesi sono stati molto belli, all'altezza delle aspettative. Poi non ho avuto molta fortuna, a causa di qualche infortunio di troppo ma non solo: ammetto che anche io ho commesso degli errori, a volte non c'ero con la testa.
Potendo scegliere: in quale squadra di Serie A giocheresti?
Mi piacerebbe molto tornare a giocare all'Hellas Verona o alla Roma.
Qual è il più grande giocatore con cui hai giocato.
Per mia fortuna, ho giocato con tanti campioni. Ma se devo fare due nomi, dico Totti e De Rossi.
Claudio Ranieri: "L’Italia è in guerra il calcio aspetterà"
LA REPUBBLICA - Claudio Ranieri, tecnico della Sampdoria che ha seduto anche sulla panchina della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano in cui ha parlato di come sta passando questa quarantena, ma soprattutto dell'ipotesi di riprendere a giocare il campionato di Serie A. Queste le sue parole.
Pronti a riprendere il campionato allora?
«Calma. Il governo può dire ricominciamo o no, ma spetta ai medici deciderlo. Si è capito che questo virus può dare complicazioni al cuore: prima di tornare ad allenarsi, vale per la Samp e per tutte le squadre, è dovere dei medici ridare ad ogni atleta l’idoneità completa. Non solo una visita generale, ma approfonditi controlli cardiaci. Con la salute non si scherza».
I presidenti sono divisi. C’è chi vorrebbe la ripresa e chi lo stop definitivo.
«Io sono cresciuto con il pallone, frequento questo mondo da 50 anni. Mai direi no a una partita. Ma in un’emergenza come questa bisogna essere seri. Non entro nella polemica, dico cosa dobbiamo aspettarci alla ripresa: chi è stato colpito dal virus, durante i primi allenamenti si sentirà fiacco. Come ha detto il mio presidente Ferrero un giocatore non è una macchina che si spegne e si riaccende, prima di tornare a giocare ci vorranno settimane di preparazione. Sarà peggio di un ritiro estivo, perché c’è l’aggravante, per chi è stato contagiato, della malattia. E prima del campo, insisto: massima sicurezza. Poi, dopo il via libera, starà all’allenatore e allo staff capire chi può reggere una gara e chi no. Tra l’altro si ipotizzano 3 partite a settimana, tutte a pieno regime. Cosa già difficile prima che arrivasse il coronavirus».