La semestrale si avvicina, Friedkin aspetta i nuovi conti
LA GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - La semestrale si avvicina, la Roma provvederà a pubblicarla la prossima settimana. Ed è probabile che proprio i conti di fine mese possano dare un primo indicatore a Friedkin per il futuro. E, di conseguenza, se e come trattare l’acquisto o meno. Mentre da Houston non si esprimono in merito, Pallotta cerca nuovi soci per l’aumento di capitale: Starwood non parteciperà all’ultima tranche.
Zaniolo è il re: è entrato nel cuore dei tifosi della Roma. E la sua maglia vola
LA GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Quella foto lì resterà nella storia. Per ciò che rappresenta e per tutto il simbolismo che si porta appresso, con quel bambino che gioca da solo per le strade di Milano in tempi di Coronavirus. E poi perché è la maglia di Zaniolo, il gioiello giallorosso che è entrato oramai in pianta stabile nel cuore della tifoseria romana. Così tanto che in questa stagione è in assoluto la più venduta tra tutte quelle della rosa della Roma. Più anche di Dzeko e Kolarov e dell’unico giocatore romano rimasto, Pellegrini. Supera anche i due prestiti dalla Premier League, Smalling e Mkhitaryan.
Serie A, Spadafora prende tempo. Ma che succede se un altro calciatore viene trovato positivo?
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Stiamo discutendo di allenamenti, il 4 maggio dovrebbe esserci una ripartenza soft, ma quando si potrà giocare? E soprattutto, siamo sicuri che ci saranno le condizioni per farlo? Ieri queste domande sono inevitabilmente arrivate sul tavolo del super vertice fra il ministro dello sport Vincenzo Spadafora e il mondo del calcio.
Spadafora ha preso tempo: “Ho ascoltato con grande attenzione le diverse posizioni emerse e nei prossimi giorni, dopo un confronto con il ministro della Salute e il comitato tecnico-scientifico, emaneremo le disposizioni aggiornate in merito alla possibilità e alle modalità di una ripartenza degli allenamenti”. Non si tratta di un via libera, ma le informazioni che filtrano dagli ambienti governativi vanno in una direzione: sì alla ripresa a partire dal 4 maggio, a condizione di allenarsi in forma individuale e rispettando il distanziamento. In pratica, le prime due settimane del percorso indicato dal protocollo.
Sì, ma dopo? Ecco, qui c’è il problema. Il Dpcm non potrà dire sì alle partite, ovviamente. La Lega di A ha bisogno di un’indicazione che vada più in là del tempo. La seconda fase degli allenamenti, quella in cui si dovrebbe ripristinare il copione classico del lavoro delle squadre, con partitelle e senza distanziamento, e soprattutto la ripresa dell’attività agonistica. I club cercano di capire se ha un senso imbarcarsi in un percorso così complicato. Perché si rischia di radunare i calciatori, ricominciare a farli allenare, per poi non avere certezze sul “dopo”. La fase del “gruppo squadra” radunato in un “luogo chiuso” per evitare contatti con l’esterno e arrivare a un ambiente completamente “negativizzato” dovrebbe cominciare senza chiarezza sulla date. Dunque, la prima tappa (ripresa soft degli allenamenti) può partire ma sui tempi della seconda (ripresa a pieno regime) e della terza (partite) nessuna certezza. Spadafora lo ha detto chiaramente. È probabile che non ci saranno novità almeno fino al 10-12 maggio, cioè al momento in cui si studierà un nuovo dpcm che aggiornerà la situazione.
Peraltro questo aiuterebbe a prendere una decisione con diversi elementi in più, la validazione dei test sierologici (attesa per il 29 aprile) e una maggiore chiarezza sulla possibilità di effettuare i test molecolari (i tamponi) nelle strutture private.
Il problema resta la possibilità di un contagio. Una preoccupazione che riguarda naturalmente in primo luogo l’eventuale positivo (peraltro non tutti i calciatori positivi si sono ancora “negativizzati”). C’è poi il discorso del che cosa fare in caso di positività con il resto del “gruppo squadra”. Un caso sanitario e legale di non facile soluzione. Perché le responsabilità sono a carico del datore di lavoro, cioè del club. In particolare, quanto sarà lungo il periodo di isolamento per chi ha avuto contatti diretti con la persona trovata positiva, calciatore o magazziniere che sia? Una squadra in quarantena (e più d’una se tutto questo avvenisse nella fase della ripresa agonistica) potrebbe a quel punto rappresentare uno stop definitivo.
Il decalogo della Lega. Sicurezza, altri contagi, contratti e risparmi: le condizioni dei club
LA GAZZETTA DELLO SPORT - GOZZINI - Una concordia insolita per i club di Serie A: blocco compatto verso la ripresa del campionato. Terminare il torneo in condizioni di sicurezza e serietà. Per questo oltre alle rassicurazioni del governo i club chiedono alla Federazione chiarezza su alcuni punti: questioni mediche, logistiche e, non ultime, contrattuali. L’intenzione di ripartire c’è, ma serve una strada chiara. Questi i punti su cui la Lega non è disposta a transigere:
I club non vogliono essere esclusi dal dibattito sulla sicurezza e l’applicabilità dei protocolli per garantire la fattibilità del campionato. C’è poi la questione prolungamento prestiti: se la Uefa ha già dato indicazioni in tal senso, i club di A chiedono anche un provvedimento di natura federale che definisca la situazione dei prestiti fra le società italiane e fra quelle italiane e quelle straniere.
Servono poi risposte su cosa succederebbe in caso di nuove positività così come linee definite per quanto riguarda viaggi e spostamenti, con indicazioni anticipate e precise su dove si svolgeranno le gare. Per non parlare dei comportamenti da tenere in caso di nuovi periodi di lockdown.
I club chiedono poi una modifica delle licenze nazionali così come un rinvio delle verifiche Covisoc, per fronteggiare l’emergenza economica ed il differimento dei pagamenti degli stipendi di questi mesi. C’è poi la richiesta di unificare al livello federale la questione taglio stipendi: anche se alcuni club si sono già mossi autonomamente, tanti hanno chiesto una disciplina uniforme.
Non meno importanti gli aspetti giuridici, con le squadre che vogliono sentirsi tutelate dal punto di vista della responsabilità giuridica in caso di nuovi contagi. Sono poi da definire le linee guida ed i termini di quello che per forza di cose sarà un calciomercato fortemente anomalo.
Uefa: “Campionati a luglio, coppe in agosto”
IL MESSAGGERO - MAURO - La rotta Uefa è tracciata e oggi sarà ratificata dal presidente Ceferin nella riunione del Comitato Esecutivo, con le premesse di dare nuovo slancio e linee guida il più possibile condivise a un movimento calcistico in crisi causa emergenza sanitaria. Concludere i campionati sospesi è la priorità assoluta, anche a costo di rivederne i format in corsa (playoff e playout). Ieri le Leghe hanno cerchiato il 31 luglio con il 3 agosto data limite per terminare l’attuale stagione ed eleggere le partecipanti alle prossime coppe europee, attraverso criteri che sarà la stessa Uefa a determinare nel caso in cui non si riprendesse a giocare. Allineare i prossimi campionati all’anno solare (stile Qatar 2022) al momento sembra una soluzione di ripiego, così come la sospensione definitiva dei campionati, accettata solo nel caso in cui sia il Governo a dichiarare lo stop.
Il mese di agosto sarà interamente dedicato ad Europa e Champions League(finale prevista il 29) con format tradizionali (andata e ritorno) in modo da evitare contenziosi per i diritti televisivi. C’è l’idea di proporre un protocollo sanitario comune nell’avvicinarsi alla ripresa delle attività agonistiche, così come la necessità di allinearsi alla direttiva Fifa riguardo i contratti in scadenza, che saranno automaticamente prolungati fino al termine della stagione sportiva.
Kolarov resta al centro del progetto
IL MESSAGGERO - CARINA - Quello che non gli mancano, sono le idee chiare: “Mi vedo ancora come calciatore, sto bene e ho altri due anni di contratto”. Kolarov ha già in mente il suo prossimo futuro calcistico e dalle sue parole è certo di chiudere la carriera in giallorosso.
Sì, perché quando il serbo a Dazn parla “di due anni di contratto“, dà per scontato che l’opzione per il 2022, annessa nel rinnovo firmato a gennaio sino al 2021, sia una formalità.
Evidentemente la possibilità di estendere l’intesa è legata a dei parametri facili, quasi scontati. Una decisione, quella del club di affidarsi ad un calciatore che a novembre festeggerà 35 anni, in controtendenza con i parametri che la Roma intende darsi per il futuro. A questo punto (oltre a immaginare un post-campo a livello dirigenziale) c’è da chiedersi se la possibilità di passare a tre in difesa – svelata da Fonseca nelle settimane scorse – non possa agevolarlo nel prossimo biennio.
Di certo la Roma perderebbe più di qualcosa in fase di spinta. Kolarov è attualmente il quarto giocatore della rosa per occasioni create (15), secondo per assist (3), gol (6) e conclusioni (36), con all’attivo ben 12 passaggi-chiave. Toglierlo dalla fascia, equivarrebbe a perdere la sua naturale capacità di accompagnare l’azione.
Tutta via Aleksandar ha già dimostrato di saper giocare come centrale. In primis nella stagione 2016-17 quando Guardiola lo impiegò spesso e volentieri come terzo difensore a sinistra. E poi in nazionale quando lo scorso autunno il ct Tumbakovic stupì tutti schierandolo addirittura in coppia con il viola Milenkovic in una difesa a quattro nelle tre gare con Lituania (2-0), Paraguay (1-0) e Lussemburgo (3-2).
In questa stagione l’ex Stella Rossa ha giocato 32 partite,confermandosi uno dei leader dello spogliatoio. Ne sono conferma le linee guida dell’accordo sul taglio degli stipendi della squadra, tracciate insieme a Pellegrini, Fazio e Dzeko.
Il calcio resta in sospeso
IL MESSAGGERO - BERNARDINI - La palla resta in mano alla politica ma ora appare un po’ meno prigioniera. La netta posizione del governo degli scorsi giorni si è fatta più morbida. Si riprenderà, seppur in maniera graduale. Per le partitelle dovremo aspettare ancora un po’. Per ora verrà dato il via libera agli allenamenti individuali (per due settimane). È stato lo stesso Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora ad annunciarlo durante il Question Time al Senato. Le date? La speranza dice 4 maggio, l’ottimismo porta a pensare l’11, la ragione il 18. Anche perché c’è il problema dei giocatori all’estero e non ancora rientrati. Entro lunedì il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora renderà nota la decisione.
C’è fiducia per la ripresa. Meno possibilista, invece, continua ad essere l’Oms che lancia un forte grido dall’allarme: “Gli eventi sportivi rappresentano per loro natura un assembramento e di fatto amplificano i rischi“. Sulla questione è intervenuto anche Francesco Totti durante una diretta Instagram: “Senza tifosi che calcio è? Inutile riprendere tanto per farlo“.
Sulla scia europea i presidenti di serie A dopo essersi compattati sulla posizione di ripresa studiano anche la fase 3: il campionato. Nella migliore delle ipotesi si potrà tornare a giocare entro il 10 giugno. Un totale di 124 partite per assegnare lo scudetto. Obiettivo scudetto il 2 agosto. Di fatto si giocherà ogni 72 ore con 3 o 4 turni infrasettimanali. Chiaro che per dare più visibilità accontentando anche le tv (resta la frizione con Sky dopo la lettera fatta pervenire in Assemblea) i turni verranno spalmati su più giorni e su più fasce orarie. Nelle prime settimana si giocherà su tre turni con partite alle 16, alle 19 e alle 21. Dalla fine ddi giugno, quando inevitabilmente farà molto più caldo, si giocherà solo di sera: alle 19 e alle 21. Idee al vaglio dei presidenti e dell’Assemblea di Lega. Il tutto verrà perfezionato non appena si avrà la prima data ufficiale: la ripresa degli allenamenti.
Vertonghen: "Voglio firmare con il club giusto, potrebbe essere il Tottenham o un’altra squadra"
Jan Vertonghen, difensore del Tottenham, ha aperto nella giornata di oggi a una sua possibile partenza da Londra. Il belga ha infatti dichiarato che nella prossima stagione la sua intenzione sarebbe quella di firmare per il club giusto, che sia ambizioso e soprattutto che giochi in Europa. Sarebbero molte le squadre interessate a lui, e in lizza per ingaggiarlo sembra ci sia anche la Roma, che non ha la certezza di riuscire a trattenere Smalling anche per la prossima stagione. Queste le sue parole:
"Voglio firmare con il club giusto, potrebbe essere il Tottenham o un’altra squadra. Deve essere però un club ambizioso, voglio giocare in Europa perché la nazionale è importante per me".
Spadafora: " Aspettavo con entusiasmo gli Europei di quest’estate, ma saranno rimandati"
Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport, ha pubblicato sul proprio profilo ufficiale di Facebook un post in cui ha parlato dell'incontro svoltosi oggi con i rappresentanti della FIGC, in cui si è discusso su come poter far riprendere il campionato nel modo più sicuro per tutte le squadre. Queste le sue parole:
"Sono anche io un tifoso cui manca seguire la propria squadra. Aspettavo con entusiasmo gli Europei di quest’estate, ma saranno rimandati. Come sono state rimandate le Olimpiadi. Come è stato rimandato il Giro d’Italia. Come sono state rimandate le competizioni di tutti gli sport nel nostro Paese. E’ un enorme dispiacere, dentro un dolore molto più grande e più profondo, dentro un lutto atroce che ha colpito il nostro Paese, l’Europa, il mondo intero.
Posso assicurare che mantenere un profilo di estrema prudenza, come sto facendo, è la posizione più impopolare che si possa immaginare ma abbiamo il dovere e la responsabilità di far si che tutto il Paese, compreso ovviamente il mondo dello Sport, possa superare al più presto e al meglio l’emergenza sanitaria che ci ha colpito. In tutti gli sport infatti vi sono indotti da tutelare, lavoratori che stanno vivendo difficoltà economiche e che meritano la giusta considerazione.
Oggi, oltre ai rappresentanti della FIGC, ho incontrato anche i 19 Presidenti delle Discipline Associate alle quali va riconosciuta l’attenzione che meritano anche per il valore sociale e la rete territoriale che esprimono. L’incontro, sempre in videoconferenza, mi ha permesso di avere ulteriori suggerimenti per sostenere al meglio le centinaia di realtà sportive in difficoltà in questo momento drammatico.
Farò di tutto perché nel decreto che a breve approveremo siano contenute tutte quelle norme che assicurino a tutto il mondo dello sport e ai lavoratori il sostegno necessario per impedire che anche una sola realtà sportiva debba chiudere o che una sola persona perda il suo lavoro".
Totti: "Il calcio di prima era più bello, tornare un passo indietro sarebbe un bene per tutti"
Francesco Totti, ex capitano della Roma, è tornato a parlare del suo addio al calcio in una diretta Instagram con l'attore Salvatore Esposito:
Futuro nel cinema?
"Ti ringrazio Salvatore ma ognuno deve fare il suo. Io ho fatto il calciatore, poi sì sono simpatico, scherzoso ma da calciatore ad attore non mi sembra il caso. Una parte di Gomorra però la farei (ride, ndr)".
Racconta il tuo nuovo percorso che hai intrapreso.
"Io sto cercando nuovi talenti, non mi piace essere definito procuratore. Io spero di trovare il nuovo Totti, il nuovo Cannavaro, sto cercando in tutto il mondo e spero che questo ruolo mi porti risultati non solo per me ma per il mondo calcistico".
Quanto ti ci vuole per capire che un ragazzo è forte?
"Non voglio essere presuntuoso ma l'occhio ce l'ho e mi basterebbe poco. Sarebbe facile portare uno che fa la rovesciata o un gol a centrocampo, da quello che vedo io, io valuto lo stop, la posizione del corpo, come calcia col destro, con il sinistro, il posizionamento. Se tu dovessi scovare un nuovo attore, lo potresti trovare no? Sei del mestiere".
Per te Maradona è il più forte giocatore di sempre...
"Sì l'ho sempre detto. Prima erano altri tempi, è vero, ma Maradona ha significato tutto, hanno inventato il calcio perché c'era Maradona".
Perché Maradona tecnicamente era forte?
"La differenza la fa il campo, tutti parlano, tutti straparlano ma quando stai là dentro le chiacchiere le porta via il vento. Lui entrava in campo e si divertiva, la palla era come se andasse a cercare lui, quando calciava sentivi il rumore del pallone, come se lo accarezzasse".
Qual è il giocatore che ha fatto la differenza quando giocavi?
"Il calcio di prima era più bello di quello attuale. C'era più tecnica, c'èra un sapore diverso, andavi allo stadio perché sapevi che prima o poi poteva uscire qualcosa d'importante, qualcosa di bello da vedere, c'erano giocatori più forti. I giocatori dal 1993 fino al 2015, 2016 incontravi squadre come Bologna, Brescia che avevano giocatori impressionanti, basta che pensi a Baggio, a Signori, giocatori che erano top e che oggi è difficile ritrovare. Costacurta, Baresi, Aldair, Cafù, cioè gente di altro livello".
Questione economica questo cambiamento?
"Purtroppo in Italia non si riesce a spendere come fanno in Spagna o in Inghilterra dove hanno più chances di prendere giocatori già affermati, per vincere serve comprare giocatori top".
Un Totti, un Maradona a 19 anni quanto valevano?
"Penso che alla mia epoca, con le cifre di adesso, penso che un calciatore normale sarebbe costato tantissimo. Dopo Neymar è successo il finimondo".
Il COVID-19 potrebbe avere ripercussioni in ambito di calciomercato?
"Dovrebbero tornare alla normalità, da una parte va bene così. Tipo Mbappè, con tutto il rispetto che diventerà tra i più forti al mondo, non può costare 200 milioni di euro, mi sembra un'eresia. Un giocatore di 20 anni che guadagna 20 milioni di euro l'anno non mi sembra normale. Se però nel calcio girano questi soldi è giusto che li guadagnino ma tornare un passo indietro sarebbe un bene per tutti. Io a 20 anni guadagnavo un millesimo di quello che si guadagna oggi".
Quanto sono stati importanti i gradoni di Zeman a livello mentale?
"Dal punto di vista della preparazione era il top, ce ne sono pochissimi che ti fanno preparazioni mirate. Lui partiva dalla base, alla fine dell'allenamento eri cotto, eri stremato. Le dicerie che dicevano che non mangiavi, che stavi a dieta, tutte cavolate. Si mangiava pasta in bianco, petto di pollo, cibi classici da professionista".
Servirebbe una sorta di "vecchia scuola" nel calcio?
"Io come società farei tre passi indietro, per prima cosa andrei a scovare talenti nei settori giovanili. Oramai si va all'estero, basta che hai un nome tipo Ronaldinhos che finisci per s e sei più forte di un calciatore italiano. Io punterei ai settori giovanili, sarebbe un'iniziativa bella ritornare al passato".
Nella tua nuova veste punti sui giovani?
"Sì, li vorrei fare crescere come io vorrei. Per carità, io non sono il santone di turno e ho sbagliato anche io ma so cosa insegnare a un giovane, ci sono tante piccolezze che sono significative per un giovane calciatore".
Il rapporto con Napoli?
"Quando giocavo che ero il capitano della Roma, i tifosi del Napoli non è che mi accogliessero nel migliore dei modi com'è giusto che sia. Purtroppo tra Roma e Napoli è successo un episodio bruttissimo ma sarebbe bello tornare ai tempi del gemellaggio, le famiglie devono tornare negli stadi. Nel calcio come negli altri sport le incomprensioni ci sono. Sull'ultima partita che ho fatto a Napoli mi hanno applaudito tutti e sono rimasto sbalordito perché non me lo sarei aspettato e io li ringrazierò per sempre, è stato un gesto significativo. Quando sono tornato a Napoli come dirigente della Roma pensavo mi massacrassero, invece mi hanno applaudito tutti come hanno fatto per Maradona e in quel contesto mi sono sentito un santone. I napoletani mi piacciono, sono simili ai romani caratterialmente".
Il tuo addio?
"Io non sono il tipo che va da un allenatore e pretende di giocare, se io ho meritato di andare in campo è perché lo decideva il rettangolo di gioco. Io ho avuto allenatori forti e giocatori forti, poi rimanendo a Roma si sa che non si hanno le possibilità come altre squadre, poi non è che mi mettevano in campo per tamponare le cose. Mi hanno fatto smettere, io mi sentivo bene e anche se giocavo poco facevo crescere i giocatori, cercavo di aiutare nel mio piccolo se c'erano problemi. Nel calcio ci sono i pro e i contro, io ho sempre detto che avrei indossato una sola maglia, se fossi andato a giocare da un'altra parte per dimostrare che volevo continuare non mi sarebbe cambiato nulla, fondamentalmente quello che ho fatto io in 25 anni è difficilmente ripetibile".
De Rossi è andato al Boca Juniors...
"Lui voleva continuare e ha fatto bene, lo rispetto. Io invece ho smesso".
Com'è stato rifiutare il Real Madrid?
"C'è stato un momento in cui ho pensato seriamente di andare al Real Madrid, mancava un tassello. Il Real Madrid era l'unica squadra per la quale sarei andato via da Roma, poi però l'amore della gente, la famiglia, il trofeo più grande che ho è quello di aver indossato un'unica maglia. Avrei potuto vincere di più indubbiamente, però dentro me stesso ho vinto tutto quello che c'era da vincere perché nessuno potrà mai intaccarmi questa cosa, il sogno mio era questo e l'ho portato avanti sino alla fine".
Ti partiva la "brocca" in campo?
"Durante le partite si usava di tutto di più tra insulti, minacce. Quando diedi il calcio a Balotelli ho sbagliato, poi abbiamo chiarito e fatto pace, una volta finite le partite il rispetto deve prevalere su tutto e in campo si può sbagliare. Io sono uno che se fa un gioco devo vincere, sono un rosicone, voglio vincere anche alla playstation contro Cristian".
Quando ti vedremo tra le icone di FIFA?
"Sto su PES non so se mi diano l'esclusiva anche là".
Tre under 20 giovani che sono forti?
"Non li dico altrimenti me li portano via (ride, ndr). Ti dico che ci sono in Serie B e in Serie C".
Come vedi la ripresa dei campionati?
"In questi momenti si deve pensare più alla salute che al pallone, penso soprattutto per il rispetto di tutte le persone scomparse. Noi non possiamo stare senza sport in generale, ma in questo momento bisogna accantonare tutto perché la salute è prioritaria. A che serve ricominciare a porte chiuse, non puoi spogliarti con i compagni, che calcio è? Secondo me è una cosa che non ha significato, ora li fai allenare, poi li fai mangiare in camera propria, tanto vale che sto in casa in quarantena e aspetto che tutto finisca. Ci saranno persone che decideranno e noi aspetteremo il loro responso".
Si pensa di più al fattore economico che a quello della salute...
"Secondo me dovrebbero scendere in piazza le società, ma se vogliono continuare... I giocatori stanno a disposizione delle società, tu sei pagato da loro e se ti dicono che devi giocare, giochi. Vediamo il 4 maggio cosa succede".
Se facessi parte del cast di Gomorra, come vorresti essere chiamato?
"Io mi metto dietro di te, non faccio spia, non faccio niente, faccio l'autista (ride, ndr)".
Stai giocando a calciotto...
"Devo dire che è un campionato divertente, poi vai a cena con gli amici. Una volta che ti sposi, non puoi fare più niente tra moglie e figli, hai altre priorità".
Come sono quelli che giocano contro di te?
"Si vede che per gli avversari sia una giornata diversa, a me fa piacere perché ritorno alle mie origini. Giocare con questi ragazzi di 20-30 anni mi fa piacere, io sono innamorato dei miei compagni perché mi fanno sentire un ragazzo normale, per me è tutto".
Quando ti danno i calcetti ti chiedono scusa?
"Sì sì non lo fanno con cattiveria, poi quando entri sul terreno di gioco ci sta tutto, altrimenti mi sarei messo il tutu e avrei fatto il ballerino".
Tiri poco però in porta...
"La differenza in quel contesto si vede, io cerco di far divertire i ragazzi. Aspetta però, quando perdo vado in puzza eh (ride, ndr). Vedi i 20enni che vanno il triplo di te, se non stai bene fisicamente non ce la fai. Il calciotto è un altro sport rispetto alla Serie A, è come se un tennista lo metti a giocare a padel".
Cessione Dzeko, la Roma smentisce: "Il suo futuro è nella Roma, nessuna strategia in atto"
In mattinata si era sparsa la voce che la Roma, qualora non si tornasse a giocare, potrebbe cedere Dzeko per far quadrare i conti o chiedergli di ridursi l'ingaggio. Ma la società giallorossa ha smentito il tutto tramite i microfoni dell'Ansa:
"L’AS Roma è estremamente soddisfatta di come Edin stia interpretando il ruolo di capitano, ancora di più in un momento così delicato. Non c’è nessuna strategia in atto per cambiare il suo futuro, che è nella Roma, né il club ha pensato di rivedere i propri accordi con il calciatore. Le notizie in merito ad altri rinnovi di contratto, pubblicate da alcuni organi di stampa nei giorni precedenti, sono del tutto prive di fondamento".
Lippi: "De Rossi? Avrà successo come allenatore. Ha grandi qualità"
Marcello Lippi, CT della Nazionale italiana Campione del Mondo nel 2006, ha rilasciato alcune dichiarazioni a SportMediaset, parlando anche di Daniele De Rossi. Queste le sue parole:
"Di De Rossi dico la stessa cosa che ho sempre detto dei grandi campioni che ho allenato: prima di essere dei grandi campioni sono anche dei grandi uomini. Anche lui è una grande persona, una persona che riuscirà sicuramente a coinvolgere quelli che lavoreranno accanto a lui. Qualunque cosa farà, l'allenatore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, anche se penso che farà l'allenatore sicuramente avrà successo perché ha delle grandi qualità".