Totti: "C'è stato un pò di contrasto con Sensi e stavo andando al Real, ma il mio sogno era la Roma"

Francesco Totti, ex giocatore e capitano della Roma, anche quest'oggi ha intrattenuto i propri fans con una diretta Instagram insieme a Damiano "Er Faina" Coccia:

Da laziale, te lo devo dire, mi stavi antipatico.
"Giustamente, sennò non eri della Lazio".

Prima di andare alla Roma potevi venire alla Lazio.
“C’era un momento che ero alla Lodigiani, avevo 8 anni, dovevo farne 9 a settembre. A fine anno chiamano la mia famiglia e gli dicono: Ci sono due opzioni: Roma o Lazio. Mio fratello da sotto al tavolo gli dava i calci, come a dire: non t’azzardà. Mio padre e mio fratello erano i veri romanisti, mia madre simpatizzava Lazio. Però sapeva quale squadra tifavo, quindi non potevo andare alla Lazio”.

Quando hai cominciato a capire di essere uno dei più forti?
“Ho iniziato a capirlo nel momento in cui ho esordito il prima squadra, ho capito che era un lavoro. Prima lo prendevo come un gioco. Prima dell’esordio ci speravo, perché quando stai tra Primavera e prima squadra è il sogno di tutti. Per fare quel salto non è sempre facile: o salti e caschi di sotto o salti ed entri dove vorresti. Mai avrei immaginato di arrivare fino a questo punto. Speravo, quello sì, ma fino a questo no”.

Che hai pensato quando Capello ti ha sostituito con Nakata?
“Pensavo che stava facendo una stro**ata, anche perché dovevi ribaltare la partita. Da quel cambio è cambiato tutto. Ha fatto il gol del 2-1, il tiro del 2-2: è stato un cambio azzeccatissimo. Se l’avessi saputo prima sarei uscito alla fine del primo tempo, anzi neanche sarei entrato. In quel contesto ti può rodere perché ti sostituiscono in una partita così importante, la partita dello scudetto. Se non avessimo perso sarebbe andata come è andata, alla fine i cambi sono stati azzeccatissimi e in quel contesto pensi alla squadra e non a te stesso. Con me la squadra ha faticato di più rispetto a Nakata. È stato bravo Capello a capire e cambiare nel momento giusto della partita. È la stessa cosa quando abbiamo vinto al derby che Ranieri ha levato me e De Rossi. Anche perché lì ci stavamo giocando lo scudetto, possiamo dire che l’avevamo quasi vinto dopo quella partita. Sono cose istintive che ti vengono, come un giocatore quando fa una giocata. Come Spalletti con me a Roma-Torino, quando a 3 minuti dalla fine ho fatto gol”.

L’arrivo di Batistuta alla Roma. Ti ha aiutato nello spogliatoio o hai sofferto la sua presenza?
“Con il mio carattere non ho mai sofferto nessuno: mi sentivo forte per il nome, per il fatto di essere capitano, romano e romanista. Anche se venisse qualcun’altro è difficile che possa ripetere quello che ho fatto io. Un nome così importante nello spogliatoio invece di averne uno ne hai tre o quattro, cambia nella testa dei giocatori dello spogliatoio. Ti aiutano a fare gruppo, a cercare quello che tutti vorrebbero: i risultati la domenica. Il gruppo lo fai vincendo, quando perdi fai l’apoteosi. Oltre alla Juve in quella stagione c’era anche la Lazio forte”.

Ricordi l’intera giornata di Roma-Parma?
“Non è mai iniziata quella giornata, è iniziata il sabato.È difficile da spiegare, per un tifoso romano e romanista, capitano. Dopo 20 anni che aspettavamo quel giorno c’era ansia, paura e timore. Non ho dormito tutta la notte, sono stato con gli incubi: pensavi sia a cose belle e a cose brutte. Il calcio è bello anche per questo, che ti riserva sorprese”.

Hai ricevuto tante offerte in passato.
“Il sogno mio era di rimanere alla Roma, poi è normale che crescendo capisci che ci sono degli intoppi durante un periodo di tanti anni. Il Milan iniziò prima che io esordissi con la Roma. Venne Braida a casa e voleva portarmi al Milan a tutti i costi. C’era il momento del 2004/05 che voleva a tutti i costi che andassi al Real. È mancato veramente un capello che andassi, era quasi tutto fatto. Il presidente Sensi voleva una cosa, io un’altra. Avevamo vinto uno scudetto e ne avevamo persi due immediatamente. Stavo andando a rilento, volevo che comprassero campioni e allenatori per vincere. C’è stato un po’ di contrasto, ma guai chi me lo tocca Franco Sensi, è stato veramente un padre. Ho dato tutto quello che potevo dargli. È stata una cosa reciproca e non lo negherò mai, non sputo sul piatto dove ho mangiato. Ma mancava pochissimo per andare lì”.

Parliamo di Lazio. Il derby più bello e quello più brutto?
“Il derby più bello dove ho segnato: quando ho segnato non ho mai perso. Non voglio dire una cavolata ma penso che sia così. Difficilmente sul calcio sbaglio. Se ne dovessi scegliere uno direi il 5-1, per la serata, il gol mio che ha chiuso tutto. Peruzzi era uno dei più forti, aveva tutte le componenti per essere il top. Quello più brutto è il 26 maggio, è scontato. Ma non perché hai perso la finale di Coppa Italia, ma per come è stata la partita, una delle più brutte. C’era la paura di giocare, la tensione extra campo, in campo. Quello che poteva succedere nel post gara, pensavi più a quello. Purtroppo abbiamo fatto una partita di me**a”.

Il giocatore più forte della Lazio contro cui hai giocato?
“Nesta, per me è il simbolo della Lazio. Uno dei giocatori più forti del mondo in difesa. Se mi fai questa domanda ti rispondo Alessandro. La Lazio poi ha avuto fior fiori di campioni: Vieri al top, Simeone, Marchegiani…”

Se domani arriva una proposta della Lazio per tuo figlio, tu che fai?
“Se dipendesse da me ci penserei. Conoscendo Cristian neanche mi farebbe mettere a sedere: farebbe lo stesso percorso che ho fatto io con mia madre alla Lodigiani. Se ci fosse solo quella? O cambia lavoro o va a giocare alla Lazio”.

Se dovesse riprendere il campionato, cosa pensi della Lazio?
“La Lazio l’ho vista come l’hanno vista tutti, non da romanista, da sportivo, perché devi esserlo nel calcio. Sta disputando un campionato che nessuno si sarebbe mai aspettato: ha 3-4 calciatori che possono giocare in grandi squadre, e il contorno che li aiuta. Simone è bravo, non ha una squadra per essere a un punto dalla Juve, perciò in questo contesto sta facendo un campionato top. Se dovesse riprendere non so come può andare a finire. Sarà un altro campionato. Ci saranno meno infortuni, perciò aspettiamo e vediamo se riparte”.

De Rossi e il travestimento in Curva Sud al derby.
“Non pensavo facesse una cosa del genere. Ho detto che se dovessi andare in curva ci vado come Totti. Volevo andare al derby ma c’era già Daniele”.

Il calcio a Balotelli?
“È stata un accumulo di rotture, era strafottente. Faceva le battute, io poi sono permaloso e quando accumulo c’è un momento che sbotto. Purtroppo è successo, non dovrebbe ma ti si annebbia la vista. Da fuori è più facile gestire la testa e la rabbia. Quella partita non mi ha fatto giocare il mister, perdevamo e sono entrato: c’è stato il momento che mi è capitato una volta e ci ho pensato, alla seconda non ci ho visto più e sono andato. Era un pensiero di altri giocatori: sbagliando ho fatto un gesto che non avrei mai voluto fare, mi dispiace e gli ho chiesto scusa”.

Com’era la tua vita da calciatore a Roma prima della famiglia?
“Invivibile. Prima era impossibile perché ero il capitano romano e romanista. Ho un rapporto con la gente che va extra-calcio, come se fossero tutti di casa. Adesso è improponibile. Pensavo che smettendo si attenuava, invece qui il contrario. Anche quando vado all’estero ti vedono come un’icona, come una cosa che tanti tifosi delle altre squadre ti osannano tutti: prima ti rompevano perché eri un avversario, ora sei il beniamino di tutti. Da una parte mi fa veramente piacere, mi gratifica. Sono andato a Napoli, Bergamo, posti che prima mi odiavano. Ora ogni volta che vado sembra come se fossi uno di loro. Come persona è gratificante. Alla fine eri un avversario però hai sempre portato rispetto”.

C’è un nuovo Totti oltre a tuo figlio?
“Di cognome sì, ma non è il nuovo Totti. Si diverte, è appassionato. Mi piace vederlo, scrutarlo senza che si accorga. Quando parla lo vedo come si esprime, lo percepisco. In Serie A ora non c’è nessuno che ricorda me. Con il lavoro che sto facendo cerco giovani promettenti in Italia, in Europa e nel mondo, cerco persone che potranno riuscire a fare quello che ho fatto io. L’occhio mi è rimasto, riesco a visionare se una persona può arrivare ad alti livelli”.

Pallotta come te l’ha detto che non ti rinnovava il contratto?
“Neanche me l’ha detto lui, me l’ha fatto arrivare. Sinceramente non pensavo di essere trattato così, mi dispiaceva perché quello che ho fatto per la Roma era un riconoscimento. Alla fine ho portato rispetto a 360° tutti i giorni, dal portiere al presidente. Nessuno può dire cose di male contro di me perché ho rispettato sempre tutti. Ma mi è arrivata questa chiamata che mi ha detto che mi erano rimaste le ultime due partite. Sapevo che ero agli sgoccioli, almeno un altro anno l’avrei fatto con la pipa in bocca. Se ti alleni tutti i giorni, non salti un allenamento, stai bene fisicamente, non condizioni l’allenatore per chiedere di giocare: se il mister reputava che potevo giocare bene, altrimenti no. Io però ero lì, c’era sempre Totti nel gruppo. Riuscivi a tamponare tante situazioni, negative e positive”.

Quanto pesava quel pallone del rigore nel Mondiale?
“Pesava tantissimo: il portiere era enorme e la porta piccola. Non potevo sbagliare. Non l’ho chiesto io, tutti si erano allargati e sono rimasto solo io: sembrava Mosè con le acque. Chi si allacciava gli scarpini, chi si girava”.

Il rapporto con l’Antonio Cassano di allora?
“È stato un fratello, ho cercato di farlo crescere nel migliore dei modi. Antonio è stato il partner ideale, giocavamo a occhi chiusi, facevamo cose impensabili. Ha sfruttato il suo talento al 30-40%. Adesso si è stabilizzato dopo che si è sposato, ma prima era matto vero. Va come gira la Roma. Antonio se lo conosci è come lo vedi, un matto in tutto e per tutto. Allo stesso tempo una persona squisita che ti darebbe il braccio. Quando è andato via mi è dispiaciuto, speravo che potesse percorrere la strada che ho fatto io, era l’unico che riusciva a fare le cose che ho fatto io”.

Il giocatore più forte con cui hai giocato?
“Ronaldo il fenomeno è stato il top del top sotto tutti i punti di vista, senza togliere a Messi e Ronaldo ma lui era di un’altra categoria”.


Calvo: “Così ho fatto giocare la nostra squadra invisibile”

CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI - Francesco Calvo, chief operating officer della Roma, ha rilasciato un’intervista nel corso della quale ha spiegato come sono nate e come si sono sviluppate le iniziative di beneficenza portate avanti dalla società in questo periodo di emergenza per il Coronavirus. Queste le sue parole:

Come tenere in attività un club di calcio che non può fare quello che ha sempre fatto: giocare a pallone?

Ce lo siamo chiesti in tanti. La risposta della Roma è stata: essere utili in questa pandemia che ha bloccato il mondo e seminato lutti.

Come?

Abbiamo cercato di dare una mano concreta. Non potevamo essere “competitivi” in una raccolta fondi, così ci siamo indirizzati al reperimento di beni di prima utilità, mascherine e gel igienizzanti – che potevamo acquistare e distribuire senza le difficoltà burocratiche di un acquisto pubblico. Poi`e stata la volta dei respiratori e dei tablet per gli ospedali. Abbiamo pensato alle iniziative per gli abbonati over 75 e over 60, per i bambini a Pasqua. La cosa più importante è stato il gioco di squadra.

 

Come contenere la crisi che, inevitabilmente, investirà il calcio?

La situazione è difficile per tutti. Abbiamo cercato di riconvertire il possibile e di salvare il maggior numero di posti di lavoro. Le Apecar che servivano per vendere i biglietti nel centro storico ci sono servite per consegnare i pacchi di prima necessità, anche con l’aiuto dei tifosi di diversi settori dello stadio Olimpico. Il call center che di sicuro non poteva vendere biglietti è diventato centro di informazioni per i tifosi.

Quale è stata la reazione dei tifosi alle vostre iniziative?

L’emozione. Abbiamo filmato le consegne, per tenere una testimonianza sul sito ufficiale e per fornire una copia anche a chi era diventato protagonista. Alcune, però, le abbiamo dovute tagliare perché erano troppo “tifose”. Contro i nemici storici è volata qualche battuta che solo i romani possono capire. La passione per il calcio non si ferma mai.

Il calcio non poteva fare di più per aiutare la ricerca contro il virus?

Parliamo di un mondo dove girano centinaia di migliaia di euro. Dare i soldi è sicuramente utile, intervenire in prima persona come abbiamo fatto con Roma Cares ti dà una soddisfazione in più.


Spadafora la calcia in tribuna

IL TEMPO - PIERETTI - Giornata di confronti per il Ministro dello Sport Vincenzo Spadaforache ieri ha relazionato al Senato e successivamente si è misurato con il mondo del calcio. Oggi le attenzioni si sposteranno su Nyon, dove andrà in scena l’esecutivo dell’Uefa. Per quanto riguarda i fatti nostrani, le parole in Parlamento del ministro sono state transitorie e ciò che ha comunicato successivamente alla Lega di Serie A è sullo stesso tenore. A questo punto è difficile ipotizzare la ripresa degli allenamenti prima dell’11 maggio (forse il 18). Su questo argomento Francesco Totti ha espresso la sua posizione: “Ora si deve pensare più alla salute che al pallone, per rispetto di chi non c’è più… È calcio giocare una partita a porte chiuse? Non ti puoi spogliare con gli altri calciatori, ti alleni ma poi vai a casa per farti la doccia, in ritiro ognuno deve mangiare in camera propria. A questo punto, resto in quarantena e aspetto che finisca tutto“.


Petrachi va all’assalto di Mertens

IL TEMPO -  BIAFORA - La Roma si rifà sotto per Mertens. Dopo una serie di abboccamenti andati in scena nelle prime settimane del 2020, i giallorossi stanno provando a sfruttare lo stallo tra il belga e il Napoli. Il classe 1987 era a un passo dalla firma del rinnovo, ma ora ci sta riflettendo e c’è stato un allontanamento. Si è allora inserito Petrachi, che ha messo sul tavolo un triennale per Mertens, che piace non poco a Fonseca. Il dirigente salentino è consapevole che la Roma non è la prima scelta del ragazzo al momento e che sarà difficile competere con le cifre che possono mettere sul tavolo Chelsea, Monaco e Inter.


Il derby romano contro il Covid-19

IL TEMPO - Torna il derby, con Roma e Lazio in campo per combattere contro il Covid-19. Domenica in onda il primo match virtuale dove a fare la differenza sarà la passione delle tifoserie. La partita si svolgerà attraverso una piattaforma digitale sulla qualche si visualizzerà un terreno di gioco senza calciatori e una palla si muoverà spinta dal volume delle donazioni, che saranno composte da offerte di minimo 2 euro. Durante la sfida interverranno ospiti come Enrico Montesano, Giulio Scarpati, Enrico Vanzina, Carlo Verdone e Dino Zoff.

 


Roma, per Gotze derby di mercato con la Lazio: Lotito vuole un colpo alla Klose

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Sarà derby anche sul mercato. Per Mario Gotze infatti non c’è solo la Roma ma anche l’interesse della Lazio. I biancocelesti stanno progettando un colpo alla Klose. Il trequartista è in scadenza di contratto e ha già fatto sapere che non rinnoverà con il Borussia Dortmund e che vuole lasciare la Germania per provare un’avventura in un altro campionato. La Roma è stata la prima a pensare a lui (soprattutto se Mkhitaryannon dovesse essere restare) ma Lotito dalla sua ha la quasi certezza di partecipare alla Champions. L’acquisto di Klose, nel 2011, pure lui a parametro zero, è stato uno dei colpi migliori del duo Lotito-Tare. Sicuramente il più rilevante a livello di immagine. Con Gotze vorrebbero ripetere un’operazione analoga.

I nodi da sciogliere, per la Lazio, sono essenzialmente di natura economica(difficile che scenda sotto i 4 milioni netti, un ingaggio che al momento nessun calciatore della Lazio percepisce) e di natura fisica, visto che la sua carriera è stata costellata la problemi fisici.


La semestrale si avvicina, Friedkin aspetta i nuovi conti

LA GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - La semestrale si avvicina, la Roma provvederà a pubblicarla la prossima settimana. Ed è probabile che proprio i conti di fine mese possano dare un primo indicatore a Friedkin per il futuro. E, di conseguenza, se e come trattare l’acquisto o meno. Mentre da Houston non si esprimono in merito, Pallotta cerca nuovi soci per l’aumento di capitale: Starwood non parteciperà all’ultima tranche.


Zaniolo è il re: è entrato nel cuore dei tifosi della Roma. E la sua maglia vola

LA GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Quella foto lì resterà nella storia. Per ciò che rappresenta e per tutto il simbolismo che si porta appresso, con quel bambino che gioca da solo per le strade di Milano in tempi di Coronavirus. E poi perché è la maglia di Zaniolo, il gioiello giallorosso che è entrato oramai in pianta stabile nel cuore della tifoseria romana. Così tanto che in questa stagione è in assoluto la più venduta tra tutte quelle della rosa della Roma. Più anche di Dzeko e Kolarov e dell’unico giocatore romano rimasto, Pellegrini. Supera anche i due prestiti dalla Premier League, Smalling e Mkhitaryan.


Serie A, Spadafora prende tempo. Ma che succede se un altro calciatore viene trovato positivo?

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Stiamo discutendo di allenamenti, il 4 maggio dovrebbe esserci una ripartenza soft, ma quando si potrà giocare? E soprattutto, siamo sicuri che ci saranno le condizioni per farlo? Ieri queste domande sono inevitabilmente arrivate sul tavolo del super vertice fra il ministro dello sport Vincenzo Spadafora e il mondo del calcio.

Spadafora ha preso tempo: “Ho ascoltato con grande attenzione le diverse posizioni emerse e nei prossimi giorni, dopo un confronto con il ministro della Salute e il comitato tecnico-scientifico, emaneremo le disposizioni aggiornate in merito alla possibilità e alle modalità di una ripartenza degli allenamenti”. Non si tratta di un via libera, ma le informazioni che filtrano dagli ambienti governativi vanno in una direzione: sì alla ripresa a partire dal 4 maggio, a condizione di allenarsi in forma individuale e rispettando il distanziamento. In pratica, le prime due settimane del percorso indicato dal protocollo.

Sì, ma dopo? Ecco, qui c’è il problema. Il Dpcm non potrà dire sì alle partite, ovviamente. La Lega di A ha bisogno di un’indicazione che vada più in là del tempo. La seconda fase degli allenamenti, quella in cui si dovrebbe ripristinare il copione classico del lavoro delle squadre, con partitelle e senza distanziamento, e soprattutto la ripresa dell’attività agonistica. I club cercano di capire se ha un senso imbarcarsi in un percorso così complicato. Perché si rischia di radunare i calciatori, ricominciare a farli allenare, per poi non avere certezze sul “dopo”. La fase del “gruppo squadra” radunato in un “luogo chiuso” per evitare contatti con l’esterno e arrivare a un ambiente completamente “negativizzato” dovrebbe cominciare senza chiarezza sulla date. Dunque, la prima tappa (ripresa soft degli allenamenti) può partire ma sui tempi della seconda (ripresa a pieno regime) e della terza (partite) nessuna certezza. Spadafora lo ha detto chiaramente. È probabile che non ci saranno novità almeno fino al 10-12 maggio, cioè al momento in cui si studierà un nuovo dpcm che aggiornerà la situazione.

 

Peraltro questo aiuterebbe a prendere una decisione con diversi elementi in più, la validazione dei test sierologici (attesa per il 29 aprile) e una maggiore chiarezza sulla possibilità di effettuare i test molecolari (i tamponi) nelle strutture private.

Il problema resta la possibilità di un contagio. Una preoccupazione che riguarda naturalmente in primo luogo l’eventuale positivo (peraltro non tutti i calciatori positivi si sono ancora “negativizzati”). C’è poi il discorso del che cosa fare in caso di positività con il resto del “gruppo squadra”. Un caso sanitario e legale di non facile soluzione. Perché le responsabilità sono a carico del datore di lavoro, cioè del club. In particolare, quanto sarà lungo il periodo di isolamento per chi ha avuto contatti diretti con la persona trovata positiva, calciatore o magazziniere che sia? Una squadra in quarantena (e più d’una se tutto questo avvenisse nella fase della ripresa agonistica) potrebbe a quel punto rappresentare uno stop definitivo.


Uefa: “Campionati a luglio, coppe in agosto”

IL MESSAGGERO - MAURO - La rotta Uefa è tracciata e oggi sarà ratificata dal presidente Ceferin nella riunione del Comitato Esecutivo, con le premesse di dare nuovo slancio e linee guida il più possibile condivise a un movimento calcistico in crisi causa emergenza sanitaria. Concludere i campionati sospesi è la priorità assoluta, anche a costo di rivederne i format in corsa (playoff e playout). Ieri le Leghe hanno cerchiato il 31 luglio con il 3 agosto data limite per terminare l’attuale stagione ed eleggere le partecipanti alle prossime coppe europee, attraverso criteri che sarà la stessa Uefa a determinare nel caso in cui non si riprendesse a giocare. Allineare i prossimi campionati all’anno solare (stile Qatar 2022) al momento sembra una soluzione di ripiego, così come la sospensione definitiva dei campionati, accettata solo nel caso in cui sia il Governo a dichiarare lo stop.

Il mese di agosto sarà interamente dedicato ad Europa e Champions League(finale prevista il 29) con format tradizionali (andata e ritorno) in modo da evitare contenziosi per i diritti televisivi. C’è l’idea di proporre un protocollo sanitario comune nell’avvicinarsi alla ripresa delle attività agonistiche, così come la necessità di allinearsi alla direttiva Fifa riguardo i contratti in scadenza, che saranno automaticamente prolungati fino al termine della stagione sportiva.


Kolarov resta al centro del progetto

IL MESSAGGERO - CARINA - Quello che non gli mancano, sono le idee chiare: “Mi vedo ancora come calciatore, sto bene e ho altri due anni di contratto”. Kolarov ha già in mente il suo prossimo futuro calcistico e dalle sue parole è certo di chiudere la carriera in giallorosso.

Sì, perché quando il serbo a Dazn parla “di due anni di contratto“, dà per scontato che l’opzione per il 2022, annessa nel rinnovo firmato a gennaio sino al 2021, sia una formalità.

Evidentemente la possibilità di estendere l’intesa è legata a dei parametri facili, quasi scontati. Una decisione, quella del club di affidarsi ad un calciatore che a novembre festeggerà 35 anni, in controtendenza con i parametri che la Roma intende darsi per il futuro. A questo punto (oltre a immaginare un post-campo a livello dirigenziale) c’è da chiedersi se la possibilità di passare a tre in difesa – svelata da Fonseca nelle settimane scorse – non possa agevolarlo nel prossimo biennio.

 

Di certo la Roma perderebbe più di qualcosa in fase di spinta. Kolarov è attualmente il quarto giocatore della rosa per occasioni create (15), secondo per assist (3), gol (6) e conclusioni (36), con all’attivo ben 12 passaggi-chiave. Toglierlo dalla fascia, equivarrebbe a perdere la sua naturale capacità di accompagnare l’azione.

Tutta via Aleksandar ha già dimostrato di saper giocare come centrale. In primis nella stagione 2016-17 quando Guardiola lo impiegò spesso e volentieri come terzo difensore a sinistra. E poi in nazionale quando lo scorso autunno il ct Tumbakovic stupì tutti schierandolo addirittura in coppia con il viola Milenkovic in una difesa a quattro nelle tre gare con Lituania (2-0), Paraguay (1-0) e Lussemburgo (3-2).

In questa stagione l’ex Stella Rossa ha giocato 32 partite,confermandosi uno dei leader dello spogliatoio. Ne sono conferma le linee guida dell’accordo sul taglio degli stipendi della squadra, tracciate insieme a Pellegrini, Fazio e Dzeko.