Roma, si complicano prestiti e riscatti. Può tornare Schick

CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI - L’emergenza Coronavirus scatenerà un effetto domino non solo sul calcio italiano, ma anche su quello europeo. Da Lipsia arrivano le parole del direttore sportivo della squadra targata Red Bull, che ha in prestito Patrik Schick fino al 30 giugno. Nonostante le buone prestazioni del giocatore, il dirigente ammette che sarà complicato trattenerlo in queste condizioni: “Avremo le nostre difficoltà come tutti gli altri club, perché sarà difficile generare entrate, ma i costi restano altissimi. Abbiamo tre giocatori in prestito ma ad oggi non posso assolutamente pensare alle clausole di riscatto“. Un problema in più per la Roma? Fino a un certo punto. Schick ha 24 anni e un ingaggio alto ma non altissimo. Il prossimo calciomercato sarà quasi azzerato e le squadre dovranno arrangiarsi con ciò che già hanno in casa. Dunque il ceco, come i tanti giovani della Roma, potrebbe rimanere a Trigoria.


Zaniolo lavora a casa: “Pronto per giugno”

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Spettatore forzato, prima per infortunio, ora perché costretto, come tutti i suoi colleghi, dall’emergenza sanitaria, Nicolò Zaniolo comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Anche se la riabilitazione in tempi di quarantena è più complicata. E richiede maggiore attenzione. Il ragazzo è fermo dal 12 gennaio ed ha attrezzato il suo appartamento all’Eur, con l’aiuto della Roma, allestendo una mini palestra utile al recupero. Il fantasista giallorosso è entrato in una fase che gli consente di vedere la fine del percorso, spinto emotivamente dallo spostamento dell’Europeo, che gli può dare ancor più voglia di prendersi la maglia azzurra tra un anno. “Io e la mia migliore amica…“, il post pubblicato dal ventunenne su Intagram con una foto accanto alla cyclette. Sono tanti anche gli esercizi in videochiamata, guidati dai fisioterapisti della Roma.


Fonseca c’è, ma il futuro è senza difesa

IL MESSAGGERO - CARINA - Una difesa da rifare. E questo al netto della permanenza di Pallotta o del passaggio di proprietà a Friedkin. Il reparto arretrato sarà quello che in estate subirà maggiori scossoni. Il compito che attende Petrachi (o chi per lui) non sarà facile. Oltre a sfoltire la rosa, il riscatto di Smalling è in salita: senza Champions, con la semestrale a -87 milioni e con gli introiti che rischiano di diminuire ulteriormente, il club non potrà andare incontro alla richiesta di 25 milioni del Manchester United. Diverso il discorso per Zappacosta, per il quale più probabilmente verrà rinnovato il prestito. Ha qualche chance di restare anche Bruno Peres, che ha impressionato positivamente Fonseca. Si spiega così il sorpasso del Napoli per Faraoni. Nel frattempo sulla sinistra non è scontata la permanenza né di Kolarov né di Spinazzola e dunque si seguono Carlos Augusto del Corinthians e Ismaily dello Shakhtar, un vecchio pallino del tecnico romanista. Capitolo a parte i centrali, con Ibanez e Cetin che entreranno nelle rotazioni, si cerca un altro titolare: sono stati proposti Garay, Kumbulla, Lyanco e Djimsiti.


La Uefa rinvia le finali delle coppe, la serie A presenta il salva-calcio

IL MESSAGGERO - Dopo aver rinviato l'Europeo al 2021, l'Uefa ha posticipato a data da destinarsi le finali di Champions ed Europa League, inizialmente fissate il 30 maggio a Istanbul e il 27 a Danzica. Oggi è in programma una nuova riunione tra Uefa, leghe ed Eca per fare un punto sul calendario.

Questa mattina, invece, si riunirà la Serie A, che ha come priorità quella di finire il campionato. E' stato anche ultimato il documento, destinato al governo e alla Figc, per salvare il calcio dalla crisi. Tra le proposte: niente richieste economiche, sgravi sull'Irap ed esenzione pluriennale dell'Ires, sconti sugli abbonamenti, richiesta di intervento sul Decreto Dignità togliendo il blocco alle sponsorizzazioni delle agenzie di scommesse, revisione della legge sul professionismo, quella sugli stadi e infine la legge Melandri che regola la vendita dei diritti tv.


Cassetti: "Una fortuna giocare con Totti. Neanche io avrei mai voluto smettere, ma ad un certo punto devi farlo"

Marco Cassetti, ex giocatore della Roma dal 2006 al 2012, ha parlato ai microfoni di soccermagazine.it della sua carriera e di attualità:

Il goal nel derby è con ogni probabilità la rete alla quale sei maggiormente legato. Fu particolarmente significativa perché oltre a regalare la vittoria ai giallorossi fu segnata al 77′ da te che avevi la maglia n° 77. In quell’occasione ti fornì l’assist Vucinic, già tuo compagno al Lecce. Era una cosa che avevate già provato?
"No, mi sa che era il primo assist che mi fece. È nata così, un’azione un po’ particolare che si è chiusa col mio goal, nato dallo sfruttamento degli spazi. Ci siamo mossi molto bene su quella ripartenza".

Sei riuscito a dormire quella notte?
"No, assolutamente no. Si è festeggiato…"

Il Lecce tuo e di Vucinic ti ricorda un po’ quello attuale dal punto di vista dello slancio offensivo? Si può trovare qualche similitudine?
"Non credo, anche se è molto difficile perché comunque è cambiato tanto, però non penso che si possa paragonare il Lecce attuale al nostro. Senza nulla togliere a quello di adesso. Il Lecce che avevamo era una squadra di tanta qualità perché avevamo degli interpreti molto forti in tutti i ruoli e avevamo un allenatore che era proprio propenso solo alla fase offensiva e poco a quella difensiva. Forse per quello non avevamo quell’equilibrio e in partite in cui eravamo avanti di 3 goal abbiamo perso, come per esempio con l’Udinese in Coppa Italia che abbiamo perso 5-4 in casa. Partite anche abbastanza strane, pazze. Non mi sembra di poter paragonare, con tutto il rispetto che ho il Lecce di quest’anno, il nostro a questo. Il Lecce di quel tempo era molto più forte".

Rispetto ai tempi in cui tu giocavi, pensando anche all’avvento dei social, credi che il modo di vivere partite come il derby sia cambiato in peggio nel corso degli anni?
"Il tempo va avanti, il mondo si evolve. Non so se possa essere una cosa favorevole o uno svantaggio. Per come posso ragionare io, può essere vista come una cosa che ti porta via un po’ di concentrazione e di energia mentale. Tantissimi calciatori di adesso sono nati nel nuovo millennio e bisogna stare un po’ anche al passo coi tempi. Loro sono cresciuti con questa educazione, con questo modo di vivere e di conseguenza si sono adeguati anche loro, quindi non so se possa essere una cosa favorevole o no. Certo che adesso sei molto più in vista, poi ci sono giocatori che sono molto più attivi sui social e altri meno. Sei molto più nell’occhio del ciclone quando magari le cose non vanno bene, è un po’ un cane che si morde la coda. Bisogna stare attenti e usarli in modo intelligente, che è la cosa più importante".

Che cosa significa giocare con Francesco Totti?
"Avere la fortuna di giocare con uno dei giocatori più forti e simbolici del calcio italiano e a livello mondiale".

Visto che tempo fa sei stato anche impegnato con lui nel “Mondiale delle leggende”, sinceramente, rivedendolo da vicino e considerando la qualità media della Serie A, ritieni che fosse davvero arrivato il momento del ritiro o che avrebbe potuto continuare come desiderava?
"Se lui se la sentiva a livello fisico poteva continuare sicuramente, però sono discorsi e dinamiche particolari. Allora anche adesso potrebbe scendere in campo Baggio. È normale che lui ci tenesse a continuare perché comunque non è mai facile per un giocatore – in più così importante come è stato lui – riuscire a staccare questo cordone che è stata la tua vita fin da bambino e a ritrovarti da un giorno all’altro a non fare quello che ti è riuscito meglio. È molto complicata la cosa. Anche io quando ho smesso non avrei mai voluto smettere, però a un certo punto devi spegnere l’interruttore e ripartire".

Per un paio d’anni hai giocato anche in Inghilterra, nel Watford. Una volta Diamanti ci ha detto che il suo più grande rimpianto è stato lasciare il West Ham. Quante differenze noti con il calcio italiano considerando che in quello inglese anche le squadre più piccole riescono a far sentire importantissimi i propri giocatori?
"È un abisso. Un mondo completamente diverso. Il calcio inglese è un mondo dove c’è molta meno pressione rispetto all’Italia e quindi si vive anche la quotidianità dell’allenamento e della partita in modo più sereno. Questo secondo me, siccome è stata un’esperienza che ho provato sulla mia pelle, ti fa anche rendere di più. Sotto tanti aspetti, non solo quello agonistico. Anche sotto l’aspetto degli infortuni: ne hai di meno perché se sei stressato mentalmente di conseguenza anche il fisico, i muscoli sono più soggetti a stare lì in tensione e sono più facili da infortunare. Io di fatti sono andato lì a 35 anni e il primo anno ho fatto 42 presenze e non ho mai avuto un infortunio muscolare in un anno. Questo mi ha fatto capire tanto. Io ero in Championship, Serie B inglese, forse ancora più fisica rispetto alla Premier League, dove magari c’è molta più qualità e meno dinamismo. In 46 partite di campionato più i playoff qualche partita è saltata o per squalifica o magari per qualche botta, ma non per infortunio muscolari come lesioni o cose del genere".

Nel periodo d’oro della tua carriera vanti anche diverse apparizioni in Nazionale, sia nelle due gestioni di Lippi sia con Donadoni. C’è un pizzico di rimpianto per non aver partecipato ad una grande competizione, specie ai Mondiali del 2010 per i quali si stava facendo anche il tuo nome?
"Beh, sicuramente. A chi non sarebbe piaciuto partecipare? La prima volta sono andato in Nazionale con Lippi quando ero ancora a Lecce e stavo facendo bene, poi avevo fatto una tourneé in America l’anno precedente ai Mondiali, nel 2005, dove però mi ero presentato con un principio di pubalgia che mi frenava molto. Però, siccome era la mia prima convocazione non dissi nulla e andai senza nessun tipo di problema. Sicuramente non avevo fatto bene, ma è stato tutto corretto. Un po’ di rimpianto c’è solo perché non sono arrivato nelle migliore condizioni fisiche per potermi magari giocare le mie chance, però va bene così".

Con quale calciatore della Roma attuale ti sarebbe piaciuto poter giocare?
"Sostituire qualcuno della Roma di quel tempo mi è difficile, ma non per un fatto qualitativo, anche affettivo. Avevamo un gruppo veramente incredibile. Ce ne sarebbero, ma non dico nessuno".

Attualmente è in corso una polemica sull’assegnazione dello scudetto, con Juventus e Lazio in prima linea. Tu sei per i playoff o cercheresti un’altra soluzione?
"È un discorso molto complicato, perché comunque in 12 partite che mancano da qua alla fine della stagione regolare qualsiasi squadra potrebbe risalire. Ad esempio, in 12 partite la Roma avrebbe tutte le opportunità di scavalcare l’Atalanta che magari incapperebbe in un periodo negativo e la Roma arriverebbe tra le prime 4. Perché in questo momento la classifica dovrebbe finire così e la Roma non partecipare alla Champions? Io spero vivamente che questa situazione che stiamo vivendo si possa risolvere prima o poi nel migliore dei modi, chiedendo comunque un sacrificio a tutti, giocando magari una partita a breve distanza dall’altra per riuscire a finire e avere un esito un po’ più normale. Anche se non sarà sicuramente lo stesso ricominciare magari dopo due mesi e mezzo di inattività".


Uefa, rinviate a data da destinarsi le finali delle competizioni europee (foto)

La Uefa, come annunciato tramite il proprio profilo Twitter, ha ufficialmente rinviato le finali delle competizioni europee. Quindi le finali di Champions League maschile e femminile ed Europa League non si terranno più a maggio 2020.
Non sono state ancora rese note le nuove date, poichè è una situazione in divenire e ancora non si sa quando riprenderà il calcio giocato.

 


La Roma in cerca di un terzino destro. Piace Montiel del River Plate

La Roma, nonostante la stagione calcistica sia momentaneamente ferma a causa del Coronavirus, inizia a guardare al futuro ed a come intervenire per migliorare la rosa. Serve un terzino destro e, come riferisce Olè, la Roma lo avrebbe individuato in Gonzalo Montiel del River Plate. Il 23enne argentino, ma con passaporto anche spagnolo, oltre a giocare a destra può essere utilizzato anche come centrale o terzino sinistro ed ha una clausola rescissoria di 20 milioni (contratto in scadenza nel 2021).
La Roma finora ha solo svolto qualche sondaggio, ma deve guardarsi le spalle dalla concorrenza. Infatti Montiel piace anche ad Inter, Betis Siviglia, Crystal Palace e West Ham.


Totti: «Potrei ancora giocare»

IL TEMPO - BIAFORA - «Non avrei mai smesso». Il 28 maggio del 2017 è una data ancora ben impressa nella testa di Francesco Totti, che dopo un anno condito da lancinanti polemiche appese gli scarpini al chiodo, Lasciando il calcio giocato dopo il rinnovo annuale firmato con Pallotta l'estate precedente. In tutte le interviste successive l'ex capitano della Roma ha fatto sempre capire di essere stato quasi «costretto» e ora, durante il reality Celebrity Hunted, ha raccontato i propri pensieri all'amico Di Vaio, dirigente del Bologna: «Te posso dì la mia? Mezzora ce sto ancora. Non avrei mai smesso. Però l'età è quella giusta. Le partite sono quelle che ti mancano di più. Ti devi reinventare, devi iniziare da capo. È totalmente diverso fare il dirigente dal calciatore».

Intanto i giocatori della Roma, che ha sospeso gli allenamenti a tempo indeterminato, continuano a descrivere in numerose interviste questo periodo di quarantena. «In casa, cucino e mi alleno. Con altri calciatori ci stiamo divertendo a palleggiare con la carta igienica, stiamo andando fuori di testa» le parole di Kluivert, seguito a stretto giro di posta da Juan Jesus: «Purtroppo la situazione in Italia è drammatica, è una guerra invisibile».


Roma: il club prepara il piano B per ripartire

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Il campionato non riprende, il rischio effettivamente è grande. Gli allenamenti, prima o poi sì, anche se finalizzati a cosa? Non si sa. Le attività atletiche stanno comunque andando avanti, seppur domiciliari. Si pensa a un futuro che ancora non c’è ma che comunque ci sarà. E il futuro – a meno di piacevoli sorprese – è la prossima stagione. La Roma attende sviluppi della trattativa Friedkin-Pallotta e pensa a come costruire il prossimo team, con un input ben preciso: abbassare il monte ingaggi. Se non ci sarà ancora Friedkin è logico che la strategia sarà quella di conservare il più possibile i big e sfoltire la rosa. Le cessioni ci saranno, come ci sono sempre state. Ma calciatori come Pellegrini e Zaniolo dovranno restare. Diverso è il discorso sui prestiti: la Roma vuole tenere Smalling, ma sarà complicato se il Manchester United non farà sconti sul cartellino. Per quanto riguarda Mkhitaryan, Fonseca lo vorrebbe trattenere, ma data l’abbondanza di trequartisti, è possibile che l’armeno torni a Londra a fine stagione.


Il medagliere. La Juventus ha vinto il triplo della Roma seconda

LA GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO - Vincere aiuta a vincere. È una specie di mantra che attraversa il calcio. Vincere crea mentalità e soprattutto esperienza: insegna cosa serve per riuscirci, quali sacrifici bisogna fare e quale impegno si debba mettere in campo. La Juventus da questo punto di vista è davanti a tutti nel nostro campionato, perché i propri giocatori hanno vinto, sommandoli assieme, più del triplo dei trofei (281) della seconda in questa speciale classifica. Dietro i bianconeri troviamo un po’ a sorpresa le romane: prima la Roma con 90 trofei complessivi e poi la Lazio con 82. Seguono l’Intercon 71, la Fiorentina con 61, il Milan con 55 e il Napoli, al pari del Genoa, con 47. Il giocatore più titolato è Ibrahimovic con 31 trofei in bacheca; mette dunque di un soffio alle spalle Cristiano Ronaldo, fermo a quota 30. Chiude il podio Ribery, che tra le sue 25 vittorie annovera anche una Coppa dei Campioni.


La lista di Sinisa: anche Kolarov tra gli obiettivi

LA GAZZETTA DELLO SPORT - DALLA VITE - Il Bologna e Sinisa Mihajlovic hanno già in testa una linea guida per il campionato 2020-21: ossatura attuale più 3-4 rinforzi. In attesa di input che semmai verranno. Movimenti interessanti ci saranno in difesa. Tomiyasu il prossimo anno sarà probabilmente molto più centrale che esterno e dunque servirà un laterale destrorso pronto a prenderne il posto: i nomi sono Maehle del Genk, Lyancodel Torino e Marchizza del Sassuolo. Il Bologna cerca però il colpo sulla fascia sinistra:è lì che si sogna Kolarov. Il suo arrivo potrebbe prescindere dalla riattivazione di Dijks. Sarebbe un colpo richiesto da e alla Sinisa.


Calvo: “La Roma, i tifosi e la città saranno una cosa sola”

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Francesco Calvo, Chief Operating Officer della Roma, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato della città, del club e del suo futuro. Queste le sue parole:

State operando per ricucire il rapporto con la città?
Esatto. In questi anni la Roma l’ha osservata dall’esterno ed è cresciuta tantissimo a livello internazionale. Adesso però stiamo cercando di ribilanciare, cercando di riportare una presenza capillare nella città, cosa che secondo me si è persa. Faccio un esempio: se vado in giro dai ristoranti alle officine, alle pareti ci sono le foto degli anni Ottanta, quelle dello scudetto e poi ci si è fermati, come se negli ultimi vent’anni la Roma fosse sparita dalla città. Ecco, noi vogliamo riportarla alla gente.

 

A suo parere, che ruolo occupa il calcio nella società?
Tendenzialmente io provo a non prendermi troppo sul serio. Il calcio non è una priorità, ma riveste un’importanza sociale. Chi vi lavora è un privilegiato, però è una responsabilità perché lavoriamo con i sogni delle persone. Il calcio genera soldi e illusioni. Dobbiamo esserne consapevoli.

Da stratega commerciale, è stata una sfortuna gestire la Roma proprio quando sono andati via Totti e De Rossi? 
Sicuramente è stato un momento storico particolare. Inutile però piangersi addosso. L’età è un dato di fatto su cui non possiamo fare nulla. Dobbiamo guardare al futuro e provare a cercare altre forme di promozione del marchio.

Negli ultimi tempi i tifosi sono delusi. È più difficile lavorare?
Tutto è difficile nella vita. Sta a noi riconquistare la fiducia dei tifosi con le giuste parole, le giuste promesse e le giuste aspettative. Ma il tifosi di calcio in generale – e quello della Roma ancora di più – ha una capacità di perdono che è fuori dal comune. però in tutto guida il risultato sportivo.

A proposito di stadio, si aspetta il via libera al nuovo impianto. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere…
Il coronavirus porta rallentamenti su tutto, speriamo che lo stadio sia uno dei meno impattati, quantomeno nell’iter. E poi se dovrà ripartire l’Italia con grandi investimenti, cosa ci sarebbe di meglio di uno stadio?