Stadio, il magnate ceco Vitek stringe ma manca l’intesa sui debiti di Parnasi

IL MESSAGGERO - “Hanno chiuso“, “No, ancora no“. La trattativa sullo stadio della Roma procede a ritmi sempre più serrati, tra gossip, indiscrezioni e smentite. L’ultima è di ieri: tra il miliardario ceko Radovan Vitek (patrimonio personale di 3,4 miliardi di euro, il 617esimo uomo più ricco del pianeta) e Unicredit ci sarebbe l’accordo per l’acquisto da parte del magnate dei crediti vantati dalla banca nei confronti di Luca Parnasi. Trattativa in corso già da qualche settimana, e già emersa sugli organi di stampa nei giorni scorsi. La notizia della chiusura dell’accordo, però, non trova conferma ufficiale da parte dell’istituto di credito. Che, anzi, informalmente fa sapere che la distanza tra le parti c’è ancora e che servirà – ammesso che tutto vada a buon fine – ancora del tempo.


Mirante, la Roma resta in buone mani

CORRIERE DELLA SERA - Il complimento più bello, anche se con i modi spicci che gli sono cari, glielo ha fatto Antonio Conte alla fine di Inter-Roma: “Per la prima volta in stagione non siamo riusciti a fare gol per merito di Mirante, che è stato il migliore in campo”. Una soddisfazione non da poco per il portiere di Castellammare di Stabia che, a 36 anni, dopo aver giocato in stagione una sola volta (a Graz, in Europa League) ha fermato la coppia Lukaku-Martinez. 


Santon stirato: torna nel 2020. Lopez e Fazio ok con la Spal

LA GAZZETTA DELLO SPORT - In casa Roma, ormai, gli infortuni non fanno più notizia. Con quello rimediato a San Siro da Santon al flessore della gamba sinistra, gli stop sono 24, di cui 16 muscolari. Il terzino pare abbia rimediato una lesione e quindi si rivedrà solo nel 2020. Le buone notizie vengono da Lopez e Fazio che saranno in campo domenica con la Spal.


Caccia al gol. Tanto equilibrio ma pochi tiri: “Roma, devi osare di più”

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Se la storia e la geografia strettamente private delle nostre vite raccontano il nostro modo di essere, mettetevi nei panni di Paulo Fonseca. È nato a Maputo, in Mozambico, città che il calcio ha imparato a conoscere perché lì aveva emesso i primi vagiti Eusebio Da Silva Ferreira. Ecco, se diventi grande e ti appassioni al calcio in un luogo dedicato al culto di uno degli attaccanti più forti di tutti i tempi come fai a esaltarti per una squadra che conquista un ottimo 0-0 in trasferta, sia pure in casa della capolista Inter? Infatti, al di là dei sinceri complimenti di rito alla Roma, l’allenatore ha fatto intendere che vorrebbe di più dall’attacco: “Dobbiamo lavorare di più per crescere in fase offensiva. Abbiamo fatto circolare bene la palla, ma sbagliamo troppo nelle decisioni degli ultimi metri”.


Il sogno realizzato di capitan Pellegrini, titolare con fascia davanti a… Totti

LA GAZZETTA DELLO SPORT - E’ sembrato quasi un segno del destino. Il luogo era nobile (San Siro), l’avversario di prestigio (la capolista Inter), il pubblico sontuoso (67.000 persone) il (primo) tifoso in tribuna eccellente (Francesco Totti). In questa cornice, due giorni fa, Lorenzo Pellegrini ha celebrato un giorno in qualche modo indimenticabile: la prima volta da capitano dall’inizio. Il predestinato, quindi brucia le tappe, quasi a voler dar ragione proprio a Totti che da tempo lo ha indicato come erede nella Roma dal punti di vista della leadership in campo e fuori.


Ma quali riserve? Con Mirante e Diawara ora Fonseca è più ricco

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Se per la prima volta in stagione l’Inter di Conte è rimasta a secco gran parte del merito è di Antonio Mirante. E se, per la prima volta dopo settimane, il centrocampo della Roma è sembrato quasi perfetto non è solo grazie a Veretout: il merito è anche della crescita di Amadou Diawara. Sono stati loro i protagonisti della sfida di San Siro: il portiere a sorpresa,  visti i problemi fisici di Pau Lopez, il centrocampista meno, visto che ormai sta diventando una certezza della Roma.


Roma, la legittima difesa

IL MESSAGGERO - La solidità, caratteriale e tattica, è il segreto del nuovo corso. Fonseca ne ha preso atto a San Siro, senza rinnegare il suo calcio propositivo sui cui ha puntato fin dal giorno del suo insediamento a Trigoria nell’estate scorsa. La Roma, e lo ripete spesso, deve avere «coraggio». Lo ricorda anche a Petrachi, quando c’è da individuare i rinforzi per la sua rosa. In campo, cioè nel lavoro quotidiano e in ogni partita, cerca di utilizzare sempre e comunque almeno 4 giocatori con caratteristiche offensive. Ma, dopo 15 partite di campionato e 5 di Europa League, la risposta migliore l’ha avuta dalla difesa, cancellando qualche perplessità venuta a galla, all’inizio del percorso, per l’eccessiva spavalderia. Adesso, e da più di 2 mesi, il reparto arretrato è il meno battuto della serie A. Il migliore da ottobre, con 6 reti incassate nelle ultime 10 partite di campionato (striscia cominciata il 29 settembre a Lecce). La svolta, quindi, c’è stata, guardando soprattutto alle 9 reti prese nelle prime 5 giornate. La Roma, venerdì sera, ha fermato l’attacco dell’Inter, capace di far sempre centro nelle altre 19 gare dell’éra Conte: 40 gol tra serie A e Champions e media di 2 a partita. E 24 realizzati in coppia da Lukaku e Lautaro che non sono riusciti a superare il muro giallorosso formato da Mancini e Smalling. Test, dunque, più che attendibile. Il tandem giusto è stato quello di Fonseca. Con loro in mezzo alla difesa, il 4° dei 5 clean sheet del torneo (totale di 7, con i 2 in Europa League, in 20 gare) e solo 2 reti incassate nelle 6 giocate uno vicino all’altro. I numeri danno ragione al portoghese: l’azzurro (squalificato, salterà domenica la Spal) con l’inglese, ecco la soluzione ideale. Fazio, attualmente infortunato, è uscito dal campo senza prendere gol solo alla Dacia Arena, insieme con Smalling. 


Mirante, l’eroe (non) per caso cerca conferme

IL MESSAGGERO - Doveva essere la notte di Dzeko e Zaniolo da un lato e di Lukaku e Martinez dall’altro. Venerdì la vetrina l’ha rubata invece Mirante, 36 anni, reduce da una flebite al ginocchio. Recuperato in extremis, il portiere ha interrotto la serie di 19 gare consecutive nelle quali l’Inter era andata sempre a segno. Due le parate decisive: la prima in avvio su Lukaku, l’altra nella ripresa a mano aperta su Vecino. L’uomo giusto al posto giusto che la scorsa estate poteva salutare Trigoria. La Roma, infatti, aveva deciso di promuovere Fuzato come secondo dietro Pau Lopez (che ieri s’è complimentato sui social con l’ex Bologna, scrivendo ‘Top’ sotto una foto del portiere), a tal punto che Petrachi aveva fatto cadere l’offerta del Gil Vicente per il brasiliano. Poi qualcosa è cambiato dopo il rinnovo di Dzeko – sia nelle dinamiche di mercato che di spogliatoio – ed eccolo lì nuovamente a difendere i pali giallorossi. «Affidabilità» è la parola d’ordine per Mirante. Anche nella passata stagione, s’era adeguato a fare il secondo a Olsen.

 

L'elogio di Fonseca: «Abbiamo attaccato con coraggio e senza paura»

IL MESSAGGERO - ANGELONI - La Roma cresce, soprattuto nella personalità. Crescono i suoi giocatori, vedi Mancini («prima attaccavamo solo e difendevamo male, ora no», Gianluca dixit) e Smalling (presente in tribuna il ct della Nazionale inglese e Solskjær, tecnico dello United ha detto che lo rivuole a Manchester), così come i vecchi, da Kolarov a Pellegrini fino a Zaniolo. Pian piano la Roma vive di gioco e non di giocate. E’ sempre più squadra, forse Fonseca stesso non pensava di arrivarci così presto, specie davanti a mille difficoltà legate soprattutto agli infortuni.

La Roma vista contro l’Inter ha dimostrato solidità difensiva, nelle ultime tre di campionato ha preso solo un gol e non ne ha incassati soprattutto contro la squadra di Conte, sempre a segno in tutte le gare ufficiali precedentemente disputate. «Peccato stavolta non essere stati bravi davanti alla porta. Abbiamo sempre cercato di giocare con una buona circolazione, poi abbiamo sbagliato le ultime scelte e questo ha fatto la differenza. Non volevamo solo difenderci. È vero, le occasioni dell’Inter sono nate da errori nostri nella fase di costruzione ma abbiamo sempre provato ad attaccare con coraggio e senza paura, come voglio io, a giocare e a volte abbiamo sbagliato».

Fonseca se ne torna a casa con il solito carretto di infortunati. Santon ha un fastidio al flessore sinistro, sarà verificato nelle prossime ore, Pau Lopez rimasto fuori per un vecchio problema muscolare. In Europa dovrebbe tornare Dzeko, Pastore ancora out.


Smalling piace, pure allo United. Mancini: «Si, ora mi diverto»

GAZZETTA DELLO SPORT - Nella notte di San Siro hanno sovrastato Lukaku e Lautaro. Se l’Inter per la prima volta in questa stagione non è riuscita a fare gol, il merito va soprattutto a Chris Smalling e Gianluca Mancini. Dall'Inghilterra è arrivato un messaggio forte e chiaro da Solskjaer: «L’estate prossima tornerà qui». Occhio, però, perché il club giallorosso è pronto a mettere 15 milioni sul piatto per il difensore inglese, che già ha dato la propria disponibilità a restare in Italia. Alla finestra della Serie A pure altre società (la Juve, ma si parla anche stessa Inter?) e lo United non vuole scendere meno di 20 milioni per il difensore, che sogna di tornare in nazionale per l’Europeo (ieri a vederlo c’era il vice c.t inglese) Mancini salta la Spal

Chi ha il futuro azzurro blindato, invece, è Mancini. «Mi sono divertito nel duello con Lautaro - ha detto - . Usciamo soddisfatti. La nostra dimensione è lottare per la Champions. Siamo un bel gruppo, allenati da un ottimo allenatore. Siamo forti, dobbiamo pensarlo ogni domenica, contro chiunque».


Edin e la maledetta febbre del venerdì sera

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Maledetto calendario. Come non insultarlo pensando che se la partita contro l’Inter si fosse giocata - come da antica tradizione - di domenica, probabilmente Edin Dzeko sarebbe stato regolarmente al suo posto dal primo minuto? Un paio di giorni in più di convalescenza avrebbero annullato la febbre d’inizio settimana e la conseguente fiacca, e avrebbero restituito il bosniaco in buona forma a Paulo Fonseca fin dal fischio d’avvio di Calvarese. Invece, partita di venerdì e il pallido Edin ben coperto in panchina.

Roma ancora una volta in emergenza (Kluivert, Fazio, Cristante, Pastore e Zappacosta a casa, Pau Lopez in tribuna e Santon presto negli spogliatoi...) contro la prima della classe. Roma inedita, e non solo tecnicamente, con Zaniolo nel ruolo di centravanti a fare a botte nel cuore della difesa di Antonio Conte. Compito non facile per Nicolò, per unmilione dimotivi,ma assolto – nella prima parte della prima frazione – con buona personalità. Come quella della Roma tutta, capace di complicarsi la vita solo regalando sistematicamente occasioni ai nerazzurri. Una Roma che ha saputo gestire tanto e bene il pallone ma che non è riuscita a mettere davvero paura a Handanovic. E in quei momenti si è sentita, tanto, l’assenza di un finalizzatore come Dzeko.

Non per dare colpe a Zaniolo, questo deve esser chiaro, ma perché Edin è un giocatore unico. E non soltanto nella Roma. Nel momento di maggior confidenza con la partita, la Roma non è stata brava a produrre occasioni vere, con Zaniolo troppo spesso costretto a giocare da solo. Maledetta febbre...

GLI INSOLITI NOTI Edin in campo solo nell’ultima mezzora, con Zaniolo riportato a destra, ma con la Roma non più padronadellasituazione. Scarso il gioco d’attacco, poca personalità, Edin impalpabile. Che peccato... Così sono venuti alla ribalta un paio di giocatori che non ti aspettavi, tipo Diawara a centrocampo e Mirante, già molto bravo nella prima frazione, tra i pali. Segno che il gruppo, al di là delle tante, tantissime assenze è di qualità, e che Fonseca può contare sempre e comunque su gente in grado di reggere l’urto anche della prima in classifica. Una Roma che a Milano ha confermato di essere ormai una squadra vera, e con Dzeko meno pallido in campo anche in quel primo tempo probabilmente lo avrebbe dimostrato ancora di più.

 

 

 

Fonseca: «Sono felice solo quando vinco»

GAZZETTA DELLO SPORT - A fine partita il suo volto è soddisfatto, ma l’impressione è che, per un allenatore ambizioso come lui, non sia ancora il migliore dei mondi possibili. Paulo Fonseca è contento della sua Roma, però forse l’Inter stavolta era alla portata. «Abbiamo fatto circolare bene la palla, ma sbagliato le decisioni finali negli ultimi metri - spiega - anche se abbiamo fatto una buona partita. Eravamo intenzionati a giocare a viso aperto e l’abbiamo fatto. Le principali occasioni nerazzurre sono arrivate per errori nostri in fase di costruzione, ma abbiamo tentato sempre d’iniziare il gioco con coraggio, a costo di sbagliare, però io preferisco così. Tatticamente siamo stati quasi perfetti. Non ricordo molte squadre che hanno giocato contro l’Inter come abbiamo fatto noi. Ho visto che giocare in Italia non è mai facile».