Grosso: “Balotelli? Non mi va né di minimizzare, né di gonfiare", a Roma non possiamo pensare solo a difenderci”

Fabio Grosso, allenatore del Brescia, in vista della partita contro la Roma, ha parlato in conferenza stampa. Queste le sue parole:

Come giudica questo periodo?
È un campionato che ci mette davanti a sfide complicate, noi dobbiamo colmare e proporre qualcosa. Non possiamo fare le partite solo difendendoci.

Cosa è successo con Balotelli?
La risposta è abbastanza semplice. Si vanno a sottolineare cose meno importanti, a me piace parlare di squadra. Stiamo parlando di un gruppo che ha raggiunto un obiettivo grandissimo. È successo quello che mi è capitato in passato, io pretendo grande ritmo e intensità, quando non succede preferisco cambiare. Lui non lo ha fatto ed è stato fatto da parte. Non mi va né di minimizzare, né di gonfiare. Per me sarà determinante utilizzare tutti, poi io posso arrivare ad un certo punto.

Ci saranno dei provvedimenti?
Le scelte le saprete, ma verranno fatte in un’unica direzione, quello della squadra. Non rinnego niente di quello che ho detto di Mario, ho tantissima voglia di voler utilizzare le sue caratteristiche.

La sostituzione con il Torino?
Quello è già passato, Questo campionato sarà difficile, dobbiamo saper soffrire e lottare.

C’è una certa ostilità ambientale nei suoi confronti.
Io ho scelto di fare quello che ho fatto. Insieme vogliamo raggiungere l’obiettivo, tramite il lavoro. Sono convinto che abbiamo le qualità per compiere una grandissima impresa.

Come si affronterà la Roma?
Non possiamo pensare di riuscire a fare punti solo difendendoci. Sarà importante saper soffrire, partita dopo partita dobbiamo costruire per riuscire a raccogliere risultati.

È dura lasciar da parte il risultato?
Stiamo cercando di crescere come squadra.

Come ha trovato Cistana e Tonali?
Sandro è un ragazzo tanto giovane, quando si è sottoposti a questi livelli si sprecano tante energie. Sono stati in un ambiente in cui hanno spadroneggiato, hanno vissuto momenti felici. Siamo felici di averne due in nazionale. Sappiamo che per costruirsi delle carriere bisogna passare in alcuni passaggi a vuoto, come è successo a tutti.

Cosa si aspetta dalla gara di domani contro la Roma?
Affrontiamo una squadra che esprime un ottimo calcio, hanno delle qualità importanti. Sarà una partita difficile, abbiamo l’intenzione di lottare fino alla fine.


Marotta possibile testimone sul caso Petrachi

IL TEMPO - AUSTINI - Prove, accuse, memorie difensive e testimoni. Come ogni indagine che si rispetti, il caso di Petrachi all'esame della Procura Figc si arricchisce di giorno in giorno di nuovi elementi. Dopo l’acquisizione da parte degli inquirenti dei contratti di Freddi Greco e Bucri, ceduti gratuitamente dalla Roma al Torino, in cambio del via libera di Cairo per i il direttore sportivo ancora è sotto contratto coni granata, a breve si potrebbe allargare la lista dei testimoni. La Roma vorrebbe infatti che venissero ascoltati, in difesa di Petrachi sentito in audizione lo scorso 21 ottobre, anche l’ad giallorosso Fienga, il segretario generale Longo, l'ad dell’Inter Marotta e il procuratore di Dzeko, Martina. Questi ultimi due potrebbero infatti spiegare alla Procura tempi e modi della trattativa che poteva portare l'attaccante bosniaco al club nerazzurro. Che è poi l'origine dell’indagine, nata da un’incauta dichiarazione di Petrachi che parlò in conferenza stampa di un incontro fatto con l'Inter «a maggio», quando Cairo non lo aveva ancora liberato nonostante le dimissioni presentate: qualora fosse accertata, sarebbe una violazione al regolamento dei direttori sportivi che poterebbe al deferimento dinanzi al Tribunale di giustizia federale con possibile squalifica del dirigente più ammenda alla Roma stessa. La Procura ha già ascoltato i dirigenti del Torino, ha puntato i fari anche sul viaggio del 4 giugno di Petrachi insieme a Fienga a Madrid per incontrare Fonseca - anche quello avvenuto prima del passaggio ufficiale del diesse ai giallorossi - e ora deve decidere se accogliere la richiesta dei legali della Roma. L'avvocato Antonio Conte è in attesa di capire se verrà chiesta, come è ormai assai probabile, una proroga delle indagini visto che i termini scadono martedì prossimo.


Cellino fa rientrare il caso Balotelli

MESSAGGERO - A Brescia, quella di ieri, è stata la giornata della quiete dopo la tempesta. Mario Balotelli, che giovedì era stato allontanato dall’allenamento dal tecnico, Fabio Grosso che lo accusava di scarso impegno, ieri si è allenato regolarmente. Prima però ha avuto un chiarimento sul campo con il presidente, Massimo Cellino.
I due hanno parlato per una decina di minuti e il colloquio si è concluso con una pacca sulla spalla da parte del presidente al giocatore che poi si è allenato ridendo e scherzando con i compagni. Resta ora da capire se il capitolo sarà chiuso anche con il tecnico o meno.


Parnasi: «Volevo fare lo stadio del Milan ma non potevo pagare per Radio Padania»

MESSAGGERO - Dopo avere sostenuto la Lega con 250mila euro, tra il 2016 e il 2017, Parnasi aveva un progetto chiaro: costruire lo stadio a Milano ed era pronto a finanziare il Carroccio anche alle ultime politiche. Lo dice lui stesso ai pm, rivelando che era sua intenzione firmare un contratto a Radio Padania, ma che la carenza di liquidità glielo aveva impedito. A ridosso delle elezioni, invece, il costruttore, con il progetto dello stadio a Roma, che viaggiava velocemente verso il traguardo, riuscì a versare 150mila euro alla Fondazione del Pd, Eyu, simulando una consulenza per uno studio sulla casa. Ma Parnasi, adesso a processo per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, pensava che la Lega avrebbe governato. e si preparava, tanto che, a Natale del 2017, organizza una cena riservata a casa sua con il leader Matteo Salvini, il suo braccio destro, Giancarlo Giorgetti e il tesoriere Giulio Centemero. Lui stesso, intercettato spiega che «temevano di essere beccati».
RADIO PADANIA - Il 28 giugno dell'anno scorso Parnasi spiega ai pm: «Io avevo già deciso da circa due anni di spostare il mio baricentro su Milano. Tanto è vero che avevo preso il mandato per fare lo stadio di calcio del Milan». Per questo, chiarisce il costruttore, decide di versare all'associazione Più Voci, rappresentata da Giulio Centemero, tesoriere della Lega, 250mila euro. Ma spiega che un contributo era in programma anche nel 2018: «Avevamo idea di fare un altro contratto di pubblicità con Radio Padania, che poi non fu perfezionato perché non c'era liquidità da parte delle nostre aziende».
Come sia andata con i dem, Parnasi lo spiega sempre a verbale: «Eyu l'ho conosciuta quando era uno dei soci dell'Unità. Io fui anche chiamato dal tesoriere del partito democratico, Francesco Bonifazi e di fatto per rappresentava Eyu, se ero interessato addirittura a entrare all'interno del capitale sociale del giornale e io declinai. In quest'ultima fase di campagna elettorale, fui chiamato proprio da Francesco Bonifazi a Sant'Andrea delle Fratte, lì dove ha sede il partito democratico. Mi fu offerto questo studio, questo rapporto sulla casa, è un volume piuttosto corposo. Ovviamente per onestà intellettuale io non avrei mai comprato questo volumotto sulla casa se non fosse stato legato al rapporto col partito democratico».


Dzeko a caccia del gol smarrito per festeggiare i 150 caps

MESSAGGERO - CARINA - La corsa alla Champions e al superamento del turno in Europa League, passa per i suoi gol. Dzeko deve tornare a segnare: nelle ultime 10 gare (compresa quella in Nazionale contro l’Italia) è riuscito ad andare in rete solo contro il Milan (27 ottobre). Altrimenti, per rivederlo esultare, bisogna tornare indietro addirittura al 29 settembre (trasferta di Lecce). Una miseria per un campione del suo calibro, considerando tra l’altro che era partito con il piede sull’acceleratore: 6 gol nelle prime 7 partite stagionali, 7 nelle prime 9. Chissà che i ritorni
di Pellegrini (giovedì svolto l’ultimo esame radiografico al quinto metatarso del piede: semaforo verde) e Mkhitaryan - entrambi inizialmente in panchina - non lo possano agevolare. Perché l’involuzione riguarda anche i rifornimenti ricevuti se Edin, nelle ultime tre partite, ha faticato addirittura a concludere in porta. Fonseca non può rinunciarci, ma non solo perché Kalinic è ai box. C’è infatti una Roma con Dzeko e un’altra senza. Anche se ultimamente manca nella fase di finalizzatore, in quella da rifinitore resta fondamentale. Se
domani riuscisse a sbloccarsi, il Brescia diventerebbe la sua 18a “vittima” in Serie A. Intanto toccherà quota 150 presenze in campionato. Il traguardo delle 200 con la Roma (comprese le coppe) non è lontano: domani saranno 195. Lieto fine prima di Natale. Magari da festeggiare con la zona Champions ritrovata, il turno di Europa League superato e soprattutto con qualche gol in più alle spalle. Spinazzola è tornato in gruppo e sarà convocato. Pastore, invece, non sta bene. È in dubbbio.


Totti non vuo’ fa' l’almericano

MESSAGGERO - TRANI - «No, non torno. Nemmeno con Friedkin». Coerente e giallorosso, come sempre e da sempre. Ieri, oggi e domani, è Francesco Totti. Che azzera il sogno di chi, con il possibile cambio di proprietà, si augura di rivederlo dentro Trigoria, operativo e magari anche stimato e coccolato. Se è (e sarà ancora) a stelle&strisce, la Roma proprio gli non piace. Anzi, non la riconosce come tale. Senza togliere niente a chi c'è adesso e a chi può presto arrivare a gestirla. Niente da fare, insomma. L'ex capitano, lasciato a giugno l'incarico da dirigente (e 3 milioni di euro sul tavolo), non fa marcia indietro. Non si ingolosisce neanche quando rivolge lo sguardo al cielo cupo sopra la società che sembra improvvisamente gonfio di pioggia di milioni (di dollari) del potenziale acquirente californiano, spostatosi mercoledì a Londra, dopo il soggiorno nella capitale (con visita al Bernardini), per riunirsi con i manager del suo advisor Jp Morgan e pianificare con loro le prossime mosse per prendersi il pacchetto di maggioranza. A metà dicembre il nuovo step, cominciando dai 130 milioni (su 150) dell'aumento di capitale.
PRESA DI POSIZIONE - L'intervista fa rumore. Proprio per la chiarezza del protagonista, invitato da Radio Radio, nella trasmissione FoodSport, all'orario giusto: metà pomeriggio, alle 17. La gente, uscendo dal posto di lavoro, viene accompagnata a casa dalla simpatia di Totti. Che, e non è una novità, sa dare spettacolo anche con le parole come ha sempre fatto con le giocate. Intrattenitore, in questo caso. A lui si sovrappone la voce di chi gli ha voluto bene e davvero: Marcello Lippi che la scorsa settimana ha dato le dimissioni da ct della Cina e che nel 2006 alzò la Coppa del Mondo insieme con il numero 10. Francesco, al momento di dare la risposta più attesa, quasi mette in imbarazzo chi gli ha appena posto la domanda. Se Friedkin lo chiama... La replica è inequivocabile, anche perché è consapevole di non essere una priorità per il californiano. È come se avesse capito che non è intenzione del possibile nuovo acquirente di coinvolgerlo: «Ho un carattere abbastanza forte, permaloso, rosicone. Quando prendo una strada la porto a termine in tutto e per tutto. Se venisse qualcuno a chiedermi di tornare alla Roma mi metterebbe in difficoltà, ma direi di no. Devo rispettare la decisione che ho preso. Voglio fare una nuova esperienza. Spero che questo americano possa venire, ma ne dubito».


Zaniolo, baci e abbracci

MESSAGGERO - Nicolò Zaniolo ha stregato il mondo del calcio. I suoi gol in Nazionale e le sue ultime prestazioni con la Roma hanno fatto da richiamo a blasonati club europei pronti a fare follie pur di averlo in squadra. Dal Manchester United, che ha mandato un emissario a Palermo per vederlo giocare in Azzurro, al Psg di Leonardo che lo sta visionando molto attentamente per poi provare ad affondare il colpo in estate. Ma se da una parte c'è Francesco Totti certo di una sua futura cessione, dall'altra c'è lui, il giovane talento piombato in un attimo nel mondo dorato del calcio, che tenta di restare con i piedi per terra senza preoccuparsi troppo del futuro. Perché è esattamente il futuro a fare paura ai tifosi della Roma che vorrebbero vedere in Nicolò un simbolo per i prossimi quindici anni: «Sarebbe facile dire di sì alla Premier, ma non sarebbe da me. Dico la verità: recentemente ho baciato la maglia della Roma e voglio continuare a farlo ogni volta che segnerò», le parole del centrocampista in una recente intervista al Daily Mail. Una dichiarazione d'amore alla squadra che ha creduto in lui quando ancora era un semisconosciuto e lo ha buttato per la prima volta nella mischia in Champions niente di meno che al Bernabeu contro il Real. Un debutto da predestinato che ha segnato la sua ascesa fino a oggi in cui è diventato un titolare inamovibile della squadra di Fonseca.
UNA CERTEZZA - Domenica alle 15 contro il Brescia sarà in campo dal primo minuto per l'11ª volta consecutiva, in una stagione in cui ha collezionato 16 presenze e segnato 5 gol, uno in meno di bomber Dzeko. Nessuno nella Capitale si illude che Nicolò rimanga in giallorosso per sempre come hanno fatto Totti e De Rossi, anche perché per loro Roma significava casa. E nell'epoca del fair play finanziario e delle plusvalenze, sarà molto complicato - anche se dovesse cambiare la proprietà - dire di no a un'offerta che superi i 60 milioni di euro. Perché è questa la cifra che sarebbero disposti a pagare lo United o il Psg. E altrettanto complicato sarebbe dire no a un contratto faraonico da oltre 10 milioni l'anno. A tutto questo, però, il piccolo diamante giallorosso non pensa perché si sta concentrando sulla sua squadra e sull'Europeo del 2020: «Vorrei che i tifosi della Roma sapessero quanto li amo e quanto apprezzo quando urlano il mio nome. È una cosa che mi esalta. Il mio tempo libero? Non ho tempo di andare in giro per la città, la mia routine è allenamento, casa e partite. Sto con la mia famiglia e con la mia ragazza». Una famiglia che non lo lascia mai solo, che lo sta crescendo ed educando per non fargli perdere la via maestra grazie alla quale un giorno salirà nell'olimpo degli dei del calcio assieme a campioni come Totti. Ed è proprio Francesco che continua a dargli preziosi consigli nonostante abbia deciso di lasciare il club di Pallotta e di non tornare: «È un'icona, è difficile da spiegare quanto sia importante per la Roma e per l'intera città. Il paragone con lui è una motivazione in più per dare il massimo ogni giorno».


Spinazzola ok. Rinnovata l’intesa con Peroni

IL TEMPO - BIAFORA - Testa al Brescia senza farsi distrarre dalle varie voci extra-campo. L’input di Fonseca alla propria squadra è stato quello di scrollarsi di dosso qualsiasi tipo di distrazione, ponendo la concentrazione soltanto sulla sfida con le rondinelle. Il tecnico, che ha ritrovato Pellegrini (ha solo 20 minuti nelle gambe) e Mkhitaryan, può sorridere un’altra volta dopo aver già pienamente recuperato Mancini. Spinazzola è infatti tornato ad allenarsi con il gruppo, avendo del tutto smaltito l’affaticamento muscolare al flessore destro, un imprevisto fisico che lo aveva costretto a lasciare il campo nel corso della sfida contro il Parma. Si allarga quindi il dubbio in casa Roma su chi occuperà la casella di terzino destro, anche in vista della decisiva sfida di Europa League che si giocherà giovedì in Turchia. Fonseca non ha alcuna intenzione di rischiare Spinazzola, ma già con il Parma aveva deciso di mandarlo in campo dal primo minuto con un solo allenamento sulle gambe. Per l’esterno di Foligno sarà decisiva la rifinitura odierna: se prevalesse la cautela Santon è pronto a prenderne il posto, anche se Florenzi spera di rientrare nelle rotazioni dopo le numerose panchine. Sciolto il dubbio sulla presenza di Balotelli: l'attaccante, che ieri si è allenato in gruppo ed ha avuto un colloquio con il presidente Cellino dopo la tensione di giovedì, andrà in panchina. Nel frattempo il club giallorosso ha rinnovato la partnership con Peroni dopo il primo accordo del 2017. Lo storico marchio italiano rappresenta quindi la birra ufficiale della Roma e sarà presente per le partite casalinghe all’interno del fan village dello Stadio Olimpico e nelle aree hospitality.


Totti sta già con Friedkin

IL TEMPO - BIAFORA - Francesco Totti tifa per Dan Friedkin. In pubblico e in privato. L’ex dirigente e storica bandiera romanista ha dato il pieno appoggio all’eventuale ingresso nella Roma dell’imprenditore americano e, vuole il caso, venerdì, in compagnia della moglie Ilary, è stato avvistato all’Hotel De Russie, lo stesso albergo in cui ha alloggiato Friedkin dal 13 novembre. Chissà se è stato un evento fortuito o pianificato: c’è chi assicura però che i due abbiano pranzato insieme. Totti è pronto ad iniziare la carriera da procuratore e per il momento nella sua testa non ci sono altre strade, tra cui quella di un ritorno a Trigoria: “Io ho un carattere abbastanza forte, sono abbastanza permaloso, tenace e rosicone. Quando prendo un percorso lo porto a termine. Se in questo momento mi venissero a chiedere di ritornare alla Roma da una parte mi metterebbero in difficoltà, dall’altra direi di no perché rispetto la mia decisione. Spero - ha detto il campione del Mondo in un'intervista a Radio Radio a proposito dell’interesse di Friedkin - che quest’altro americano possa venire, ma io non dico che dubito, però quando ci metti le mani dentro capisci la realtà e cosa c’è dentro la Roma. Io ne so qualcosa. Spero che un giorno i tifosi della Roma, me compreso, possano tornare ad alti livelli, con un presidente che possa mettere tanti di quei soldi che possa vincere Champions e tutto il resto. Nulla da togliere a Pallotta, ognuno ha i suoi movimenti e i suoi pensieri”. Di certo il presidente del gruppo con base a Houston è volato da un paio di giorni a Londra, stessa città in cui è segnalato il Ceo giallorosso Fienga per una serie di riunioni. Friedkin ha serie intenzioni e ha visitato Trigoria, gli uffici della Roma all’Eur e ha tenuto diversi incontri accompagnato dalla sua numerosa delegazione allo Studio Tonucci. Proseguono poi i summit tra le parti e va avanti la due diligence della Friedkin Companies Inc su tutte le dodici società che orbitano intorno al mondo romanista e alla AS Roma Spv LLC. Totti ha poi affrontato anche il tema relativo a Zaniolo, astro nascente del calcio italiano: “Eviterei per il suo bene di fare paragoni con me, cerchiamo di farlo crescere che è ancora giovane. Spero possa rimanere a Roma il più a lungo possibile anche se credo che non sarà così. Faccio una battuta. In quella casa dove sono stato per 15 anni ci ho messo Alisson che è diventato il più forte del mondo e poi Zaniolo. Ora sarà una casualità, però….”. Proprio il numero 22 giallorosso ha fatto l’ennesima dichiarazione d’amore e di fedeltà alla Roma: “Ho baciato la maglia e voglio continuare a farlo ogni volta che segnerò. Vorrei che i tifosi sapessero quanto li amo. Totti è un’icona, il paragone con lui è uno sprone in più per dare il massimo ogni giorno”.


Tor di Valle lontana e insulti dei tifosi: James si è stancato

IL MESSAGGERO - CARINA - «Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte». A fine maggio, il presidente Pallotta - con una lettera ai tifosi giallorossi - spiegava i motivi di un’annata deludente, garantendo un rilancio del club. Dalle sue parole sembrava scontato con lui alla guida. Sei mesi dopo, lo scenario è mutato. Cosa ha portato a questa virata? Da un lato c’è l’annosa questione-stadio che ormai si trascina dal 2012. Anche le ultime parole del vicesindaco Bergamo a Radio Radio sulla convenzione («Non transigiamo sulla contestualità tra opere necessarie e realizzazione dell’impianto») lasciano intendere le diverse vedute tra le parti. Qualcosa poi s’è rotto con le contestazioni nate per l’addio di De Rossi. La protesta infatti ha toccato anche i familiari del presidente, con le sorelle costrette a chiudere la pagina del loro ristorante ‘Pallotta Sisters’ a Boston, a causa dell’invasione di insulti e recensioni negative provenienti dai tifosi giallorossi. Che non potendo contestare in loco il presidente, hanno iniziato una singolare protesta. Da Sydney a Miami, da New York a Parigi passando per Amsterdam, Salonicco, Copenhagen, Rio, Rabat, Stoccolma e Mosca, sono iniziati a comparire centinaia di striscioni con la scritta «Pallotta go home». Malcontento che, con la fine del campionato e lo tsunami-Totti, è continuata negli eventi sportivi di grande risalto mediatico (giro d’Italia, Tour e gara Nba tra Charlotte e i Celtics) e via web. Presi di mira l’account dei Boston Celtics, di cui Jim è uno dei soci, dell’Nba e addirittura la pagina Facebook del Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo. Eloquente l’hashtag: #SellAsRoma.

QUANTO HA SPESO Un invito che Pallotta ha preso sul serio visto quanto accaduto negli ultimi giorni. Ma quanto guadagnerebbe l’imprenditore Usa dalla cessione del club? Per capirlo, bisogna analizzare quanto ha speso sinora. All’acquisto delle quote della Roma con successiva Opa (48,3 milioni; 32,2milioni, invece, quelli finanziati da Unicredit), sono seguite tre tranche per il primo aumento di capitale (30, 14,55 e 23,45 milioni) l’acquisto iniziale del 9% di Neep da Unicredit (14 milioni) per poi comprare il restante 31% (33,5 milioni), 70 milioni per il secondo aumento di capitale, più tre finanziamenti soci diluiti negli anni (10, 10 e 8,4 milioni). Il totale è di 262,2milioni (dati calcioefinanza.it).A questi, Pallotta aggiunge i 70 milioni già spesi nel progetto-stadio. In pratica punta a triplicare l’investimento.


Da Pallotta a Friedkin, il piano per la Roma

IL TEMPO - AUSTINI - Due ricchi imprenditori americani. Le due banche d'affari più grandi del mondo. I due studi legali romani leader nella gestione dei passaggi societari. La trattativa per la cessione delle quote della Roma è una cosa seria. Questa è già una certezza. A cosa porterà, come e quando? Resta da scoprire, ma non ci vorrà molto: tra fine dicembre e gennaio saranno già più chiare le intenzioni di Dan Friedkin, l’uomo Toyota nei cinque stati del golfo Usa, che si è messo in testa di lanciarsi nel mondo del calcio entrando in uno dei club più attraenti del pianeta.

Le riunioni dei giorni scorsi sono servite ad abbozzare una valutazione degli asset in ballo, non solo ’AsRoma, ma tutto il pacchetto facente capo alla controllante As Roma Spv Llc, che comprende ad esempio le società che si occuperanno dell'operazione stadio a Tor di Valle. Dodici diverse «scatole» ognuna a uno scopo che ora verranno studiate nella due diligence avviata dagli advisor incaricati dal gruppo Friedkin: JP Morgan per la parte finanziaria, lo studio Chiomenti come partner legale, lo stesso che si è occupato ad esempio della recente cessione della Fiorentina a Commisso e degli ultimi passaggi di consegne delle due milanesi. In tutto una ventina di persone hanno preso parte agli incontri con la controparte giallorossa rappresentata dal braccio destro di Pallotta, Bob Needham, gli avvocati dello studio Tonucci e gli uomini di Goldman Sachs, che nei mesi scorsi hanno offerto la possibilità di investire nella Roma sui mercati internazionali.

Friedkin è il soggetto che ha manifestato l'interesse più concreto e dalle parole è passato ai fatti: la serietà dell’operazione è dimostrata dal suo viaggio nella Capitale insieme a parte della famiglia, un segnale interpretato dalla parte venditrice come conferma delle serie intenzioni. Ripartito mercoledì sera per Houston, ha lasciato i suoi uomini a lavorare sulla due diligence che durerà qualche settimana. Non ci sono dubbi neppure sulla solidità del gruppo  - sarebbe la Friedkin Companies Inc. a farsi carico dell’operazione - mentre sfugge ancora la reale motivazione che spinge questo signore americano a valutare un forte investimento in un mondo a lui finora sconosciuto e in un Paese così diverso dagli States. Ma in fondo, la stessa domanda si poteva fare su Pallotta nel 2011 e otto anni dopo lo ritroviamo ancora qui, disposto a trattare la cessione, ma solo a determinate condizioni.

Lo schema dell'affare è stato impostato così: Friedkin potrebbe scalare la società in diverse tappe temporali, iniziando ad esempio a sottoscrivere l’80% dell'aumento di capitale di As Roma già deliberato fino a un massimo di 150 milioni e poi, via via, allargare la sua quota fino a diventare l’azionista di maggioranza. La fase di interregno verrebbe gestita a Trigoria dagli attuali manager Fienga e Calvo, che hanno conosciuto in questi giorni Friedkin. Ma non si può escludere neppure lo scenario che vedrebbe il texano azionista di maggioranza sin dall’inizio (può sia comprare azioni della controllante As Roma Spv Llc sia creare un altro veicolo dedicato all'operazione), lasciando una quota minore a Pallotta, che fece lo stesso nel 2011 con Unicredit (60% e 40% all’inizio). Le trattative sono partite dalla valutazione globale di un miliardo di dollari fatta da Pallotta, alla quale vanno sottratti i debiti di As Roma (272 milioni di euro nell’ultima trimestrale) e la tranche di aumento di capitale che coprirebbe l’acquirente. Il prezzo finale verrebbe poi legato alla realizzazione del lo stadio, con una cifra extra («earn out» in gergo tecnico) da pagare quando il nuovo impianto sarà realtà.  E questo uno dei nodi principali da sciogliere, visto che la convenzione urbanistica è in via di definizione ma poi bisognerà attendere un altro passaggio politico in Campidoglio, previsto nei primi mesi del 2020, con relative incognite. Nelle prossime settimane, chiusa anche la due diligence, Friedkin deciderà se quello che ha visto gli piace e se presentare un'offerta vincolante  Gli investitori in Borsa ci credono: anche ieri titolo sospeso per eccesso di rialzo e chiusura a +3.75%.

 

 


Roma, Friedkin torna a Natale

IL MESSAGGERO - TRANI - «Ci vediamo tra un mese».Così Dan Friedkin ha salutato i suoi interlocutori privilegiati, a cominciare dal ceo Guido Fienga, fissando il nuovo viaggio in Italia con l’obiettivo di prendersi la Roma di James Pallotta. Arrivederci, dunque, e non addio come nel 2018. La negoziazione va avanti. Anzi, con il blitz dei giorni scorsi nella Capitale, è già entrata nel vivo con lo studio dei conti e la valutazione degli asset del club. La conferma dalla Borsa, dove vola il titolo: in mattinata oltre il 16%,poi stop e chiusura al 3,57% (più 20,17% in 24 ore). Il californiano ha fretta e vuole tornare prima delle feste, senza però avere la necessità di vestirsi da Babbo Natale: la sua immagine è stampata nel patrimonio personale (4,2 miliardi di dollari).

AVANTI TUTTA Friedkin, insomma, ha deciso di forzare la mano. E’ convinto, e anche entusiasta, a differenza del disamorato Pallotta. Non c’è ancora una data per il nuovo appuntamento che potrebbe anche slittare all’inizio del 2020. Il tycoon, del resto, ha la possibilità di vedere il presidente giallorosso negli States e di proseguire comunque la trattativa attraverso JP Morgan che lo affianca nell’affare Roma. Mercoledì pomeriggio, intanto, si è spostato con i suoi consulenti a Londra, dove a settembre ha aperto una nuova sede della Pursuit Aviation. Nella City ha fatto il punto della situazione con i manager del suo advisor. Anche Fienga è volato all’estero. In Europa. Business e mercato.

PIATTO RICCO Friedkin, quindi, si avvicina e Pallotta, in contemporanea, si allontana, avendo già fatto sapere che lui per ora non ha in programma nessun viaggio a Roma. Ma, a vedere il loro comportamento, è chiaro come il passaggio di testimone sia voluto fortemente da entrambi. Il presidente giallorosso è il vero regista dell’operazione, come dimostrano i luoghi frequentati dal californiano durante il soggiorno nella Capitale che sono gli stessi (albergo e ristorante) scelti di solito dal bostoniano. Ha insistito con il potenziale acquirente per spingerlo al grande passo. Lo ritiene il profilo ideale per la solidità del club. Adesso, però, c’è da convincerlo sulla cifra da investire. Che per Friedkin è al massimo di 600 milioni. Pallotta dice 1 miliardo per averne almeno 800. Trovare il punto di incontro a 700 non è così scontato, andando a vedere la carriera dei due protagonisti. Scaltri al momento di fare e creare business. Il californiano, però, ha già pianificato le sue mosse. Punta a prendere la massima quota disponibile dell’aumento di capitale da 150 milioni approvato dall’assemblea dei soci del 28 ottobre. Sono circa 130 milioni (qualcuno in meno). Glieli garantirebbe proprio il bostoniano che, come azionista di maggioranza, detiene l’86,577% dell’As Roma Spv Llc. Ma non basterebbe: Friedkin deve andare oltre, acquistando il 51% delle quote di Pallotta. La partita si gioca su quelle. Dal conteggio conclusivo, e partendo dall’offerta di 600 milioni, andranno defalcati i 272 milioni di debiti finanziari della Roma. Il nuovo stadio fa parte del pacchetto: As Roma Spv Llc possiede anche le società StadioTdv e Tdv Real Estate. Pallotta vuol rientrare di quanto speso finora: 70milioni. Il californiano li tiene strategicamente fuori dalla negoziazione. Intende procedere per conto proprio. Lo stadio gli interessa: il suo, però.