Derby, Capitale in “ostaggio” cori e insulti prima del match

IL MESSAGGERO - MARANI, MOZZETTI- Mezza città bloccata, 1.500 agenti, carabinieri e vigili schierati, idranti, blindati, pattuglie a cavallo, l’elicottero della polizia che si alza in cielo. Il Derby ad alta tensione tra Lazio e Roma dopo l’omicidio e i funerali vietati di Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”, capo ultras degli Irriducibili, si conclude senza i temuti scontri,ma ancora una volta la Capitale paga un tributo “straordinario” in quanto a spiegamento di risorse. Ieri l’area attorno all’Olimpico appariva militarizzata. Strade chiuse, auto rimosse, bus deviati: a Ponte Milvio i residenti si sono barricati in casa e proprio in un ristorante sul piazzale ha pranzato ieri RitaCorazza, la moglie di “Diabolik”, con le figlie Giorgia e Ginevra. Sedute ai tavoli di uno dei locali,nella piazza “regno” di Piscitelli. Mentre fuori si radunavano i tifosi biancocelesti, birra a fiumi e cori. Non è mancato il gruppo che intona indisturbato l’odioso e razzista refrain: «Romanista ebreo», condito da saluti romani. Non c’è stato però l’annunciato corteo degli Irriducibili dal piazzale fino all’ingresso della Nord. Prima della partita, vicino allo stadio, è stato aggredito con una bottigliata alla testa un cittadino bengalese, ma l’episodio non sembrerebbe riconducibile ai gruppi organizzati del tifo. Le donne di Piscitelli hanno raggiunto la Curva a piedi. Al fianco di Rita, anche lui con la maglia nera con gli occhi del “Diablo”, c’era Fabrizio Fabietti, non un tifoso, ma amico del capo ultras, già in carcere per traffico di droga. Tra insulti e petardi esplosi, a separare le tifoserie fuori lo stadio,c’erano le autorità, attente a non restare isolate, bersaglio di vendette in stile “Acab”. Presidiata anche la sede del commissariato Ponte Milvio. Sugli spalti della Nord, intanto, l’omaggio a Piscitelli: la maxi coreografia accompagnata da una frase di “Fenomeno” di Califano. I romanisti hanno rinunciato alla loro e nella Sud sono apparsi due striscioni per ricordare“Diabolik”.

IL POST PARTITA  - Il pareggio,poi tutti a casa. Ma sul finale si è sfiorato il contatto tra le tifoserie: circa 60 romanisti incappucciati, bastoni in mano, hanno raggiunto via Flaminia, urlando «laziale dove sei?». Il gruppo di Fedayn ha poi invertito la rotta verso piazza Mancini. Controlli fino a tarda sera nel timore di agguati isolati. Angela, la sorella di Diabolik, ha ringraziato il prefetto e la Digos per il lavoro svolto.


Kolarov, in serbo gol e gaffe

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Viste le premesse, cioè quanto accaduto una settimana prima sempre allo stadio Olimpico contro il Genoa, era fondamentale per la Roma non perdere il derby. Perché, in primis, c’era bisogno di recuperare una massiccia dose di autostima dopo la delusione dell’esordio. Che aveva generato in città una serie infinita di punti interrogativi, con protagonisti nuovi e vecchi e, soprattutto, con Paulo Fonseca nel mirino. Reo, secondo tanti tifosi, di non aver capito come giocare la partita contro l’ex Andreazzoli o, per peggio dire, di non aver ancora capito come ci si deve muovere in Italia. C’era bisogno, per la Roma e pure per il portoghese, di una partita da archiviare senza lacrime, anche pensando alla sosta che accompagnerà il campionato per due settimane. E, si sa, due settimane possono essere lunghissime, pesantissime se alle spalle non hai un risultato positivo. Figuriamoci dopo un derby. E’ finita con una doppia sorpresa in serbo di Kolarov, una bella e un’altra brutta; con un pareggio che per la Roma sa tanto di brodino ma che, se non altro, le consente di non prendere dopo appena due giornate la strada sbagliata, di scrollarsi di dosso un po’ di paure e di organizzarsi al meglio, anche sotto l’aspetto dell’organico, per la prossima partita contro il Sassuolo.

BENE E MALE-  La Sagra del Palo è stata inaugurata dalla Lazio, ma la Roma, anzi Zaniolo non è rimasto a guardare. Un palo più bello dell’altro e un gol su calcio di rigore, nel primo tempo. Quello conquistato da Dzeko e trasformato in vantaggio della Roma dall’ex Kolarov, proprio sotto la Nord. Una Roma ancora un po’ sbadata nella fase difensiva, ma non esattamente come era capitato contro il Genoa. Passi in avanti almeno sul piano numerico, con la Roma avanti e la porta di Pau Lopez inviolata all’intervallo. Già, il vantaggio di Kolarov: tiro dal dischetto impeccabile, palla da una parte e Strakosha dall’altra. E una prestazione tosta, contro il temuto Lazzari. Ecco perché tutto ti saresti aspettato, anche se nello scorrimento di una partita un po’ pazza, tranne che dover annotare un errore banale, vistoso del serbo (meno brillante nella ripresa, giusto dirlo) nell’azione che ha portato alla rete di Luis Alberto. Fidandosi un po’ troppo di se stesso, e senza tenere nel giusto conto la tigna del connazionale Milinkovic, Kolarov, lì sotto la Tevere, si è fatto portare via il pallone dai piedi in maniera infantile favorendo la ripartenza a campo aperto della Lazio. A quel punto, un tocco qui un altro là e pallone a Luis Alberto per il pareggio laziale. Per l’ex Kolarov un errore solo, probabilmente, ma pesantissimo. Capita, ma sarebbe sempre meglio che non capitasse. Anche perché in Casa Roma sono in parecchi ad avere il vizietto di giocherellare in maniera inutile, leziosa con il pallone. Tanto è vero che molte delle occasioni che la Lazio ha avuto per far male a Pau Lopez sono state originate da errori in uscita degli uomini di Paulo Fonseca, in panchina con un impeccabile completo chiaro da serata romantica a Capri.


Fonseca un pari, aspettando Kalinic «Vedrete: sarà una grande stagione»

IL MESSAGGERO - È stato il primo di derby di Roma per Paulo Fonseca. Dirigenti e calciatori gli avevano spiegato l’atmosfera che si provava in campo,ma a parole non è stato facile rendere l’idea.Poi è arrivato il momento di fare sul serio: «È un privilegio averne fatto parte, i tifosi sono stati deliziati dalle due squadre che si sono rispettate e hanno creato tantissime occasioni da gol. È stato un inno al calcio». Ciò che colpisce di Paulo è la sua serenità e pacatezzanell’affrontare le situazioni, sia in campo che fuori. I due punti conquistati in due partite non lo preoccupano perché è consapevole di essere solo all’inizio di un lungo percorso: «Abbiamo affrontato due squadre forti e restiamo imbattuti,saràuna grande stagione. Sul piano difensivo, al dispetto delle occasioni create dalla Lazio, la squadra ha fatto bene. A me piace di più quando riusciamo a gestire la palla per controllare la partita, ma sono state buone le giocate in profondità». C’è tanto lavoro da fare specialmente con i nuovi che faticano a trovare spazio: «L’infortunio di Zappacosta ci ha costretto a cambiare la nostra strategia. La costruzione a tre della Lazio ci ha fatto abbassare e gli esterni ci hanno messo in difficoltà soprattutto sul corridoio destro dove ci hanno superato spesso. Abbiamo sofferto più del dovuto,non siamo riusciti a gestire al meglio il possesso palla e quindi a difenderci nelmodo corretto».

 

ECCO IL RINFORZO - Fonseca si tiene alla larga dal mercato, dell’argomento ne parla il ds Petrachi: «Assurdo che sia aperto alla seconda giornata di campionato. Il problema è che le regole le fa chi non ha mai giocato a calcio, non capiscono il sentimento, l’ansia di un calciatore che deve trasferirsi. Mi arrivano 200 messaggi per propormi giocatori a 48 ore dalla fine del mercato. Bisogna capire la follia di ciò che facciamo». L’ultimo acquisto in casa Roma è Nikola Kalinic sbarcato ieri sera nella Capitale. L’attaccante dell’Atletico Madrid è arrivato in prestito con diritto di riscatto, operazione da 9 milioni. Trattativa che si è conclusa dopo l’ok del Lipsia a prelevare Schick: prestito con diritto di riscatto a 28 milioni. Quasi sfumato Vital, la Roma non è disposta a spendere 10 milioni. Petrachi ha virato su Idrissi dell’AZ Alkmaar, sui cui peròc’è anche il Torino di Cairo.

LA COSTA RISPONDE -  I cori per nulla eleganti dei tifosi della Lazio contro Francesca Costa(«La mamma di Zaniolo è una p…»), hanno provocato la reazione della diretta interessata che su Instagram ha scritto: «Agli insulti cantati da individui così educati, di cui le madri saranno orgogliose, tu hai risposto sul campo nel miglior modo possibile. E la mamma di Zaniolo è così orgogliosa di essere tua mamma che non serve dire altro». Orgoglioso della sua prestazione, invece, è Gianluca Mancini che ha scalzato Juan Jesus dopo il disastro di Roma-Genoa: «È stata una partita tosta, abbiamo preso dei pali, ma la Lazio è più rodata di noi. Il derby è arrivato alla seconda giornata di campionato, dovremo entrare in condizione e migliorare le cose che ci chiede il tecnico».


Partita di fine estate, spalti semivuoti e pubblico in infradito

IL MESSAGGERO - CASSETTA - Un derby così presto non c’era mai stato. Ha preso tutti un po’ in contropiede. Tanto che qualcuno è arrivato direttamente dalle vacanze al mare con tanto di infradito. Altri, invece, non hanno rinunciato all’ultimo giorno di sole. Chissà che non abbia inciso il diktat famigliare: si resta in villeggiatura. E il colpo d’occhio, seppur bello, dell’Olimpico non ha lasciato molti dubbi su questa tesi. Spazi vuoti in tribuna Tevere e in Monte Mario. In Sud un distinto è rimasto addirittura chiuso: invenduto. Zeppi, invece, i distinti e la curva nord. Effetti di una stracittadina alla seconda giornata di campionato. Conseguenze anche degli umori con cui le squadre arrivavano alla partita. La Lazio sulle ali dell’entusiasmo dopo il 3-0 alla Samp in trasferta. La Roma con tanti dubbi dopo il pareggio rocambolesco con il Genoa in casa e il debutto di Fonseca. I biancocelesti, anche secondo i bookmakers, erano i favoriti. Un’etichetta che Inzaghi alla vigilia aveva respinto, forse scaramanticamente, ma l’andamento della gara ha rispecchiato valori delle quote. Il dato dei legni colpiti salta all’occhio. Sei in totale: quattro per i ragazzi di Inzaghi, due per quelli di Fonseca. Insomma, il derby dello “scampato pericolo” per i tifosi della Roma. Quello dell’occasione mancata, che lascia un po’ di amaro in bocca, per quelli della Lazio. Nell’ambiente biancoceleste c’era la consapevolezza di essere più forti dei giallorossi, ma si sa ogni derby che si rispetti ha i suoi rituali. Guai quindi anche solo a pensarlo. I romanisti un po’ tanto preoccupati per una squadra senza certezze. Eh già perché è stato anche il primo derby senza Tottie De Rossi, due rivali storici per i laziali, due idoli a cui aggrapparsi per i romanisti. Florenzi non ha ancora lo spessore per poter essere il romano da derby.

 

TIFO - Silenzio per tutto il primo tempo da parte della curva nord. Un modo per commemorare Diabolik. Dedicata a lui l’immensa scenografia. Due striscioni da parte della Sud a salutare il rivale-amico. Poi tifo indiavolato. Nel secondo tempo ruoli quasi invertiti con i laziali che ruggiscono cori rimasti in gola per troppo tempo. Un boato al gol del pari. Scendono, invece, i decibel giallorossi. Una Sud più sopita. Niente sfottò. Solo canti per le due rispettive squadre. Unica deroga gli insulti a Zaniolo da parte dei tifosi biancocelesti, dopo il pestone pericoloso ai danni di Luiz Felipe. Insomma è stato un derby un po’ atipico. Più bello o meno bello? No, diverso. Il derby d’estate è anche questo. Tante le novità a livello logistico. Oltre ai nuovi impianti audio e luci, chi ha assistito al match dalla Monte Mario, entrando, ha potuto ammirare le esibizioni degli atleti della Lazio Pallavolo e scattare una foto ricordo con i trofei vinti dalla Lazio, esposti per l’occasione.


Zappacosta ko: torna l'incubo infortuni

IL TEMPO - BIAFORA - Siamo soltanto alla seconda partita ufficiale della stagione ma sono già tre gli infortuni muscolari occorsi a giocatori della Roma. Dopo gli stop di Spinazzola e Perotti, l’ultimo a fermarsi, a pochi minuti dal fischio d’inizio del derby contro la Lazio, è stato Zappacosta, che ha accusato un risentimento al polpaccio della gamba sinistra. Per capire quanto dovrà stare fermo il terzino destro, sostituito nella formazione titolare da Kluivert, bisognerà attendere gli esami strumentali a cui si sottoporrà domani, giorno in cui riprenderanno gli allenamenti a Trigoria: sarà la prima seduta di Kalinic (fuori dal giro della Croazia). Sospiro di sollievo per Zaniolo, che ha accusato dei semplici crampi e partirà regolarmente per gli impegni con l’Italia Under 21. Fonseca, che spera di recuperare Spinazzola durante la sosta, avrà due settimane di tempo per correggere gli errori visti contro Genoa e Lazio, ma dovrà fare a meno di dodici giocatori convocati dalle rispettive nazionali.


Lady Zaniolo insultata: lei risponde

IL TEMPO - BIAFORA - Una delle pochissime note stonate della sfida tra Roma e Lazio sono stati i cori insultanti rivolti alla madre di Zaniolo, intonati sia nel pre-partita che dopo un fallo da ammonizione commesso a metà campo dal figlio Nicolò, e la conseguente risposta del classe 1999, che ha replicato con un gestaccio rivolto alla Tevere. Al termine della gara è arrivata su Instagramla reazione di Francesca Costa, mamma del giovane giallorosso: “Agli insulti cantati da individui così educati le cui madri saranno orgogliose di loro, tu hai risposto… Sul campo nel miglior modo possibile, uomo partita Sky. E la mamma di Zaniolo è così orgogliosa di essere tua mamma che non serve dire altro. Avanti così, tu sei vita”. Nessuna replica social di Zaniolo, che ha postato soltanto dei cuori sotto il post della madre e una frase dell’inno di Fiorini sul proprio profilo.


Fonseca: "Abbiamo dato la vita"

IL TEMPO - BIAFORA - Il debutto nel derby, nonostante il pareggio finale, ha lasciato moderatamente soddisfatto Fonseca. Il tecnico quarantaseienne è apparso sereno per la prestazione della sua Roma, in una partita che ha visto numerose occasioni per entrambe le squadre, ed è convinto che i suoi ragazzi abbiano dato il massimo sul campo: “Per chi ama il calcio è stata una partita straordinaria, un vero privilegio parteciparvi. Le due squadre si sono rispettate, hanno creato tantissime occasioni da gol e grande spettacolo. Abbiamo lasciato qualche anno di vita in campo, è stata una bella sfida e un inno al calcio. Non è il risultato che volevamo ma abbiamo affrontato una squadra forte che si è dimostrata tale”. Ovviamente il tecnico portoghese, elettrizzato per l’atmosfera dello Stadio Olimpico, non può non riconoscere che ci siano alcune situazioni tattiche da sistemare: “In alcuni momenti siamo stati obbligati ad abbassare le nostre linee per merito della Lazio quindi Dzeko è rimasto più isolato nella nostra uscita palla. Loro ci hanno creato più problemi sulla fascia sinistra. Nel pressing non siamo stati sempre efficaci ma non è facile pressare una squadra che imposta sempre a tre. Abbiamo optato per restare un po’ più compatti, l’infortunio di Zappacosta ci ha obbligato a ripensare ad alcune cose”. Fonseca, che ha fatto chiaramente intendere come il mercato sia ancora aperto, ha voluto però evidenziare anche i progressi visti rispetto al match con il Genoa della scorsa settimana: “Abbiamo migliorato la fase difensiva, la squadra è stata più compatta, abbiamo cercato di correggere qualcosa, come chiede il campionato italiano che è molto esigente. Mi è piaciuto come la squadra si è comportata centralmente e come ha gestito le giocate in profondità. Mercato? Ci stiamo lavorando e contiamo che ci siano novità da qui alla fine”. Nulla da recriminare anche nelle parole di Mancini: “E’ stato un derby giocato a viso aperto, faceva molto caldo. Non abbiamo mai pensato di perdere, perché loro hanno preso dei pali ma anche noi. Ogni volta che andavamo su avevo la sensazione che potevamo segnare. La condizione era quella che era e l’importante era non perdere e ci siamo riusciti. Al ritorno dalle nazionali la rivedremo e cercheremo di migliorare in tante cose. Siamo all’inizio e dobbiamo farlo per fare un’ottima stagione”. Anche capitan Florenzi è contento dello spirito dimostrato dalla squadra: “Ripartiamo da questo gruppo che ha lottato in campo con orgoglio e da chi dagli spalti ci ha sostenuto con passione. Tutti assieme per riportare il nome di Roma in alto”.


Roma, doppio colpo finale: presi Kalinic e Mkhitaryan

IL TEMPO - BIAFORA - Esce Schick, entrano Kalinic e Mkhitaryan. Sono queste le operazioni portate a termine dalla Roma nel penultimo giorno di mercato, oltre all'acquisto
di Plesnierowiez, difensore del Lech Poznan che si aggregherà alla Primavera. Il ds Petrachi ieri, poco dopo il triplice fischio del derby, ha trovato un accordo con il Lipsia per la cessione dell'attaccante ceco in prestito oneroso con diritto di riscatto a 28 milioni. Al suo posto arriva in giallorosso Kalinic dell'Aletico Madrid, sbarcato ieri sera a Fiumicino
alle 23.45. Effettuata la doppia trattativa relativa al centravanti di riserva, gli sforzi della Roma si concentreranno completamente sull’esterno d'attacco. Sfumata definitivamente la
possibilità di arrivare a Mateus Vital del Corinthians, Petrachi è riuscito in extremis a prendere in prestito con diritto di riscatto (stessa formula di Kalinic) il fantasista armeno Mkhitaryandall'Arsenal. Il classe 1989, salvo intoppi finali sbarcherà e sosterrà le visite mediche subito dopo Kalinic. In uscita si cercherà poi di piazzare Gonalons, sondato dal Granada e dallo Strasburgo, e Bianda. Santon è invece destinato a restare.


Guida non sbaglia: rigore ineccepibile

IL TEMPO - Esordio nel derby di Roma senza grosse sbavature per l'arbitro Marco Guida della sezione di Torre Annunziata che cerca di non innervosire il match limitando finché può i cartellini. Alla fine, comunque, i gialli estratti saranno sei, quattro per i laziali, due per i romanisti. Al 16", rigore perla Roma. Sul tentativo di cross di Milinkovic-Savic colpisce in area con l'avanbraccio destro. Penalty giusto. Al 22° la Lazio reclama per un possibile fallo neil'altra area di Kolarov sullo sesso Milinkovic-Savic, giusto far proseguire. Nella ripresa la Lazio pareggia e la Roma protesta per un presunto
fallo di Milionkovic-Savic su Kolarov, anche in questo caso Guida ha ragione a far continuare l'azione che terminerà con la rete di Luis Alberto. Minuto 89', Fonseca richiama  per inserire Diawara, il gialiorosso cede la fascia a  e s'incammina verso le
panchine, Guida applica la nuova regola costringendolo giustamente ad uscire sotto la Tevere. Nel recupero, Lazzari-gol ma Guida annulla, a ragione, per offside di Jony.


La Nord per Diabolik, la Sud con Luis Enrique

IL TEMPO - SCHITO -  Tutti i riflettori erano puntati sullo stadio Olimpico per il
derby tra Lazio e Roma. Gara che il caso ha voluto che si disputasse a meno di un mese
l’omicidio del capo ultrà degli Irriducibili Fabrizio Piscitelli. Possibili scontri e le eventuali ripercussione minacciate durante le trattative per i funerali di Diabolik avevano preoccupato le forze dell'ordine tanto da decidere di schierare 1.500 agenti. E tutto è filato liscio. Nessuno scontro, alcun momento di tensione. Non sono mancati però alcuni episodi
sgradevoli come i saluti romani nelle fila biancazzurre, cori antisemiti, fumogeni e petardi
da parte di entrambe le fazioni. A dividerle - sul lungotevere Maresciallo Diaz con agenti
e blindati - una massiccia presenza di forze dell'ordine, che a partire dalle 15 ha separato
le due tifoserie: dalla parte del ponte Duca D'Aosta inromanisti, in zona ponte Milvio i laziali. Nelle fila dei biancazzurri in molti vestivano con la maglia nera di Diabolik, la stessa che indossavano gran parte dei presenti al funerale di Piscitelli. A ponte Milvio si è visto qualche saluto romano, tra cori e insulti alle forze dell'ordine. Stesso comportamento hanno avuto anche i giallorossi, che  in più di un'occasione hanno costretto il cordone della polizia ad avanzare. All'interno dello stadio Olimpico il clima è stato piuttosto sereno la Curva Nord ha scelto, come comunicato nel giorno precedente alla stracittadina  di onorare la memoria di Fabrizio Piscitelli e di protestare con un silenzio lungo 45 minuti contro il decreto Amato e l'inasprimento del Decreto Sicurezza Bis. Prima del fischio d'inizio, sulla pista d'atetica è stata sventolata una grande bandiera raffigurante Diabolik con i tifosi che lo hanno ricordato al grido di «C'è solo un capitano».

Anche la coreografia è stata tutta nel segno di capo ultras scomparso lo scorso 7 agosto:
cartoncini che hanno raffigurato uno sfondo nero con uno stendardo biancoceleste su
cui è calato un lungo  telo con disegnata la faccia di Piscitelli e una frase tratta dalla canzone «Fenomeno» di Franco Califano:«È un oche se muore non ci credere perché è capace pure di rinascere». In tribuna Tevere è apparso uno striscione con scritto «Laziale nel cielo... Presente nel cuore! Ciao Fabrizio» e sono arrivati anche un paio di messaggi dalla : «Riposa in pace Fabrizio», esposto dai Boys e«Vola alto! ciao Diablo», che hanno raccolto gli applausi dei rivali. Nel cuore del tifo romanista non è manca un pensiero per l‘ex allenatore Luis Enrique, colpito dalla tragedia che gli tra strappato la figlia Xana di 9 anni: il popolo giallorosso non lo ha dimenticato, questi i messaggi inviati al catalano: «Forza Luis» e «RIP piccolo angelo, Ciao Xana».

 

 


Derby: show all'Olimpico

GAZZETTA DELLO SPORT - Una Lazio da Champions, una sfida da Premier, una Roma che alla fine si prende un punto che vale il triplo. Un derby mai visto e il fatto che fosse alla seconda giornata naturalmente non c’entra niente. Quello che colpisce è tutto il resto, la combinazione di spettacolo, emozioni, quattro pali, due traverse, gioco offensivo, velocità e ribaltamenti tattici e filosofici. Un lungo romanzo in 90’ che il rigore di Kolarov e il pari di Luis Alberto – soltanto due gol, un peccato mortale – faticano a spiegare. Perché c’è molto di più. Dalle prospettive devastanti di Correa in coppia con Immobile ai passi avanti (e qualcuno indietro) di Zaniolo. Dall’atteggiamento sorprendente di Inzaghi alla paura che spinge Fonseca a rinnegare per una serata i suoi principi. Ne esce sublimata l’immagine della Lazio, forse la squadra più bella oggi in A. Finisce 1-1 ed è un risultato meno sincero del 4-3 di Juve-Napoli. Poteva essere una goleada. È stata la conferma di un’impressione: non sarà una stagione banale, non ci sono finali scritti in anticipo e il nostro pallone sta forse cambiando, come urlano anche gli altri risultati. [..]

 


Inzaghi la considera una sconfitta: «Volevo i tre punti, li meritavamo»

IL MESSAGGERO - MAGLIOCCHETTI - Bella, a tratti travolgente ma poco cattiva. Anche troppo. Non si dà pace Inzaghi per come è andato il derby. La sensazione è che vorrebbe esplodere e dire tutto quello che gli passa per la testa perché un derby così dominato con quattro pali e diverse occasioni da rete, a suo parere, non lo ricorda, ma si contiene Simone, respira a lungo e va avanti. Sin dall’inizio, in campo aveva visto tutto quello che, lui e i suoi giocatori, avevano preparato durante la settimana: pressing, palleggio, un pizzico di sfrontatezza e ripartire veloci. Tutto funzionava bene, nemmeno il rigore di Kolarov o i pali di Correa e Immobile, gli avevano tolto le sue certezze. In un modo o in un altro i tre punti arriveranno, avrà pensato durante la gara. Talmente sicuro che ha pensato di  mettere dentro Jony, facendo una squadra ancora più sbilanciata. Invece, niente. Alla fine è rimasto con un punto in mano che, per chi lo conosce bene, soprattutto per come è andata la partita, è ben poca cosa. Cerca di non darlo a vedere, provando a parlare dell’autostima, della grande prestazione di squadra, ma dentro è distrutto perché Inzaghivoleva vincere.

 

IL DISPIACERE - «C’è amarezza, e tanta anche perché quando si crea così tanto durante una partita, si deve vincere», le prime parole del tecnico biancoceleste che mastica amaro. «Dispiace perché quattro pali in un derby io non li ricordo, siamo stati poco cattivi. Sulla prestazione poco da dire, ma se ci aggiungo quella di Genova con la Samp, quando fai due partite così, devi stare in testa alla classifica. Questo è quello che penso. Non sono felice per niente, di solito si dice che se non vinci, meglio prendere il pareggio, no io non lo dico, volevo i tre punti perché ce li meritavamo e nessuno può dire il contrario». Sorride a stento, si agita un po’ sulla sedia, Inzaghi, segno che è consapevole di avere una squadra forte, ma allo stesso tempo, ancora un po’ nervoso e dispiaciuto perché non ha raccolto l’intera posta in palio. E’ sempre meglio non perdere il derby, a maggior ragione se capita alla seconda giornata e prima di una sosta, ma stavolta, più di altre, sentiva di averlo in mano. Normale che gli bruci parecchio e non lo nasconde.

SOSTITUZIONE DISCUSSA  - Il nervosismo di Inzaghi aumenta, quando qualcuno gli chiede della sostituzione di Milinkovic, ai più incomprensibile, visto il solito apporto del serbo in mezzo, con qualche equilibrio saltato un po’ quando è uscito. Perfino Lotito, subito inquadrato dalle telecamere, sembra non aver gradito la scelta. Ma Inzaghi non ci sta, saltella sulla sua sedia e anche qui non si nasconde affatto. «E’ stato un cambio tecnico-tattico, avrebbe potuto fare meglio», dice subito, poi riprende il respiro e va fino in fondo, motivando e difendendo la sua decisione: «Parolo è entrato al suo posto e ha preso una traversa, siamo in tanti e la squadra lo sa, con Sergej, poi, ci siamo salutati senza problemi». Cambia discorso e ritorna subito sulla gara, puntando il dito sul rigore, soprattutto sulle nuove regole e affonda ancora, un po’ anche sul serbo: «Sto vedendo che ne stanno assegnando tanti di rigori di questo tipo, a mio modo di vedere è stato cercato. Noi dobbiamo essere più attenti e dobbiamo sapere che non possiamo tenere le braccia in alto perché ci possono essere giocatori di livello che cercano rigori e alla fine riescono a trovarli».Anche questa frecciatina è l’ennesimo segnale che il derby a Inzaghi non è andato proprio giù.