Fonseca-De Zerbi: Roma spaccata

IL MESSAGGERO - TRANI - «Se ancora libera, sono disponibile per la panchina della Roma». Minima soddisfazione: almeno il premier Conte non la rifiuterebbe, se cadesse il Governo. Ma è l'ironia del tifoso vip, impaziente di conoscere il nuovo tecnico. E Giuseppe non è Antonio che a fine aprile ha declinato l'offerta di Pallotta, preferendo l'Inter. Di sicuro c'è pure altro: il club giallorosso è ancora senza allenatore: le diverse anime soffocano la fumata bianca. Niente è cambiato, se non qualche contatto di giornata. La divisione interna è accertata, bisogna invece capire a chi spetterà la scelta definitiva tra il consigliere esterno e il ds fantasma: Baldini spinge deciso su Fonseca e Petrachi punta forte su De Zerbi. Dietro alla doppia candidatura i soliti noti: Sarri, solo perché manca l'annuncio della Juve, e Gattuso, in fase di valutazione tra quanto accade all'estero e a Firenze. Liberi e non si sa fino a quando.

SLALOM PARALLELO Oggi, dopo la nuova telefonata con il commercialista di Fonseca, è prevista la conference call con il coinvolgimento dell'allenatore: la Roma è pronta a incontrarlo, in Portogallo, a metà settimana. Non c'è ancora l'accordo: né economico (attuale stipendio: 3 milioni netti) né tecnico. Paulo, sotto contratto con lo Shakhtar (e legato alla figlia del presidente) non si prende il progetto a scatola chiusa. Vuole approfondire e riflettere. Potrebbe, quindi, pure restare a Donetsk se non avrà le giuste garanzie. Petrachi, invece, marca De Zerbi, convinto che sia il profilo ideale per ripartire. Il ds ha garantito che sarà lui a fargli da scudo a Trigoria, ma non è ancora riuscito ad ottenere il via libera dal management di Pallotta. Il club giallorosso, insomma, prende tempo. Il ragionamento nella sede dell'Eur è questo: se non ha fretta la Juve, anche noi possiamo aspettare.

SONO SOLO PAROLE Da registrare l'intervento, in pubblico, dei duellanti sul possibile trasferimento alla Roma. «Nel calcio tutto può succedere. L'unica certezza è che non andrò alla Dinamo Kiev, altrimenti mia moglie si arrabbia...» scherza Fonseca nell'intervista rilasciata a Pro Football. Serio e arroccato, invece, De Zerbi davanti al microfono di Sky, prima di ricevere il premio Calabrese a Soriano del Cimino: «Adesso c'è poco o niente e qualora si presentasse un'offerta ne parlerò con la società perché sono riconoscente a loro. A Sassuolo sto bene e il giorno in cui ci sarà la possibilità di andar via, sceglierò un posto dove posso fare il mio calcio e portare le mie idee. Ho in testa l'idea di divertirmi, e qui ho i calciatori che mi seguono e anche la società. Per il momento va bene così». Svicola sul contatto avuto con i dirigenti giallorossi: «Sono cose che tengo per me. Quello che leggo va oltre la verità. Quello che c'è stato fino ad oggi ve l'ho detto, poi non so che cosa accadrà. A Sassuolo sono felice. Io non cerco nulla». Fa, infine, scena muta sulla Capitale e sull'ambiente: «Non è giusto parlarne, ora sono concentrato sul presente e sulla futura stagione con il Sassuolo».
VIA AGLI ABBONAMENTI Il club giallorosso ha intanto lanciato la campagna abbonamenti: “È qui che vive la mia passione”. Nel video di presentazione c'è Zaniolo in primo piano. Con lui anche Totti, De Rossi e Manolas. Testimonial, dunque, di oggi e di ieri. E, pensando al difensore, chi è in bilico. I tifosi giallorossi potranno acquistare la tessera da oggi (i vecchi abbonati confermare fino al 16 giugno il posto avuto dell'ultimo campionato e anche i nuovi da subito con prezzi ridotti fino al 19). Successivamente partirà la seconda fase con prezzi più alti. Confermati inizialmente quelli della scorsa stagione (l'obiettivo è superare la quota di 23.854 dell'estate 2018): Curva 269 euro, Distinti Sud 400, Tribuna Tevere Parterre Nord 660 (ridotto 530, famiglia 725) e Sud 680 (545, 750), Tribuna Tevere Parterre Centrale 700 (560, 770), Tribuna Tevere Top Nord 660 (530, 725) e Sud 680 (545, 750), Tribuna Tevere Top Centrale 700 (560, 770), Monte Mario Nord e Sud 900, Monte Mario Top Nord e Sud 890. La vera novità è l'abbonamento digitale: i tifosi potranno sottoscriverlo direttamente da casa sul sito della Roma e gestirlo con la app ‘Il mio posto’ (da oggi su iOS e Android) che permetterà di cambiare utilizzatore fino a un massimo di 5 partite durante il campionato e anche il posto dopo aver acquistato l'abbonamento. In più si potrà usufruire di uno sconto dedicato presso gli As Roma store.


Ballottaggio De Zarbi-Fonseca

IL TEMPO - BIAFORA - Continua il testa a testa tra De Zerbi e Fonseca per la panchina della Roma, con l'ingresso di Dalic nella continua girandola dei nomi. La giornata di ieri non ha fatto registrare sostanziali passi in avanti sulle due trattative più calde per ciò che riguarda il tema allenatore: sia il tecnico del Sassuolo che quello dello Shakhtar trovano più o meno gli stessi consensi in società, con Petrachi che avrebbe però espresso il proprio gradimento nell'affidare la squadra ad un italiano. Il mister bresciano ha parlato per la prima volta dell'interesse dei giallorossi, cercando di smorzare i toni: «Per adesso - ha detto a Sky a margine del premio "Pietro Calabrese" - c'è poco o niente con la Roma e qualora si presentasse un'offerta ne parlerò con la società, alla quale sono riconoscente. A Sassuolo sto bene e quando ci sarà la possibilità di andar via sceglierò un posto dove posso fare il mio calcio e portare le mie idee. Voglio divertirmi. Quello che leggo sui giornali va oltre la verità. Per il momento va bene così, domani non so cosa accadrà».

Anche l'altro forte candidato ad allenare nella Capitale ha aperto ad un possibile addio all'Ucraina: «Nel calcio - ha ammesso Fonseca, che sembra quasi parlare da ex - possono succedere tante cose , tutti sanno che sono uno ambizioso, magari un giorno allenerò una squadra europea. Ho sempre nutrito profondo rispetto per questo club, siamo stati un esempio di corretta rivalità. Non voglio soltanto vincere, ma anche giocare bene». Difficilmente la Roma non sarà affidata ad uno tra De Zerbi e Fonseca, con il portoghese che oggi vedrà una delegazione romanista in Portogallo e sembra avanzare rispetto al collega. Nelle ultime ore è rimbalzato pure il nome del ct della Croazia Dalic, proposto dal procuratore Haxhia ai vertici del club di viale Tolstoj. L'agente si è espresso così a Il Tempo sulla possibilità di un trasferimento dalla nazionale vice-campione del mondo alla Roma: «Parliamo di un tecnico di grande livello che ha vinto molto ed è abituato a gestire i fuoriclasse. Sto lavorando per portarlo in Italia, ma solo in una squadra dalle grandi ambizioni».

Petrachi in settimana si occuperà anche della trattativa che probabilmente porterà Dzekoall'Inter. Oggi tornerà operativo l'intermediario dell'affare e verrà fissato il primo appuntamento tra le parti: i giallorossi vorrebbero 20 milioni, i nerazzurri si sono spinti fino a 10-12. La quadra verrà trovata a metà e non è escluso l'inserimento di qualche giovane (a Trigoria piacciono Merola ed Esposito). Nel frattempo sono stati pubblicati i dati di bilancio dei primi nove mesi dell'esercizio 2018/19: il risultato economico è negativo per 23,4 milioni di euro rispetto al -38,8 del medesimo periodo dell'anno passato.


Via stamane alla campagna abbonamenti

IL TEMPO - BIAFORA - Un po' in sordina parte oggi la campagna abbonamenti per la stagione 2019/20. La Roma ha usato il motto «È qui che vive la mia passione» per dare il via alla vendita libera e a quella di rinnovo (partiranno insieme), effettuabile online, telefonicamente tramite call center e nei Roma Store. Sarà molto difficile replicare i numeri dello scorso anno, con 23.854 tifosi (circa 17mila in prelazione) che alla fine della vendita libera a metà agosto hanno allora deciso di acquistare il pass annuale dopo la splendida cavalcata fino alla semifinale di Champions League. Gli abbonati della stagione passata avranno comunque il diritto di confermare il proprio posto fino al 16 giugno, mentre la vera novità è il lancio dell'app interamente dedicata alla gestione dell'abbonamento: si potrà entrare allo stadio con il proprio smartphone, cambiare l'utilizzatore (per un massimo di cinque partite quando non si potrà andare all'Olimpico) e modificare il proprio posto anche dopo aver acquistato l'abbonamento. Per chi scaricherà ed utilizzerà la novità telematica ci sarà una tessera da collezione da poter ritirare dal 24 giugno in poi. Sostanzialmente invariati i prezzi: la società ha deciso di confermare i 269 euro per le due curve e i 400 euro per i Distinti Sud. Cambia la gestione delle tribune, con la suddivisione della Tevere e della Monte Mario in più mini-settori. La Tevere, che aveva un costo fisso di 695 euro, ora varierà da un minimo di 660 ad un massi-mo di 700 euro. Salgono le spese per le famiglie, con la riduzione adesso disponibile nell'intero settore: il pacchetto adulto più under 14 oscillerà tra i 725 e i 770 euro invece dei 670 dell'anno scorso.


Passioni dei calciatori: tranquillità e divertimento nel tempo libero

Vi siete mai chiesti quali siano le passioni dei calciatori? Oltre al calcio, ovviamente, i calciatori più famosi hanno diverse passioni che coltivano nel tempo libero. C’è chi, come Roberto Baggio, ama la pesca e la caccia e c’è poi chi ama divertirsi ad esempio su internet, optando di qualcosa di molto più casalingo come i giochi da casino online di NetBet ad esempio oppure utilizzare i social network per stare a contatto con i propri fan. Vediamo qualche big del calcio mondiale del passato e del presente.

Roberto Baggio

Baggio è stato, forse, il calciatore italiano più forte di tutti i tempi. L’ex stella dell’Inter e della Nazionale, dopo l’addio al calcio ha potuto proseguire al meglio con le altre sue grandi passioni, come la caccia. Roberto la pratica anche fuori dall'Italia e diverse volte ha provato a spiegare il suo rapporto con la caccia, senza riuscirci.

Baggio inoltre è un appassionato di uccelli: colleziona gabbie che restaura personalmente, specchietti per le allodole, richiami, stampi, anatre di legno. Insomma un campione assoluto che non smette davvero mai di stupirci.

Arturo Vidal

Lui è uno dei centrocampisti più forti al mondo ed ha vestito le maglie delle squadre più prestigiose. Arturo Vidal, l’ex Juventus in forza al Barcellona, è un amante dei casinò, una passione che può coltivare molto più facilmente grazie alle piattaforme online. Il cileno è stato visto di nuovo in preda ai fumi dell’alcol, nei vari casinò, alle 7 del mattino. Insomma, le lacrime in conferenza stampa e i giuramenti sul suo addio ai bagordi, non sono bastate a tenerlo alla larga dalle bevute e dal gioco.

CR7

Cristiano Ronaldo non è solo uno dei calciatori più forti di sempre, ma è anche un grande appassionato di Poker. Non si può dire che stia ottenendo nel poker gli stessi primati avuti nel calcio, ma non se la cava affatto male! L’anno scorso è arrivato 26° al prestigioso torneo PCA, mettendosi in tasca un premio da 42.000 dollari. Niente, in confronto ai milioni di euro che guadagnava inseguendo il pallone, ma niente male per uno che sembrava un Fenomeno ormai sbiadito.

Del resto nel poker la lista dei calciatori giocatori è lunghissima. In qualche caso, si tratta di personaggi che sono diventati campioni in entrambi gli ambiti. È il caso ad esempio di Tony Cascarino, giocatore che ha indossato le maglie del Chelsea, del Marsiglia e del Celtic e che ha poi vinto mezzo milioni di dollari giocando a poker. 

Zlatan Ibrahimovic

Altro personaggio istrionico è Zlatan Ibrahimovic che non ha mai nascosto l’amore per la natura e per la caccia. Un suo fucile è finito addirittura all'asta e fu venduto per quasi 50.000 euro. Per coltivare al meglio questa passione, diversi anni fa, Ibrahimovic acquistò, per due milioni e mezzo di euro, 500 ettari di terreno, dove il calciatore potrà dedicarsi in totale tranquillità, alla caccia di cervi e cinghiali. Il terreno in questione, è un’isola, quella di Davenso che si trova nel lago Malaren, il terzo più grande di tutta Svezia, a un'ora di macchina dalla capitale Stoccolma.

Klose

I tifosi della Lazio lo ricorderanno con molto piacere. Miroslav Klose, dopo aver chiuso col calcio, si è dato alla pesca. Un vero appassionato Klose che raccontò come la sua pesca perfetta si verificò una sola volta con un esemplare di due metri, ma che non riuscì a trascinarlo avanti e dietro come voleva. Praticò la pesca anche quando ancora giocava nella Lazio, raccontando che alcuni amici spesso lo portavano in barca sulla costa mediterranea nei pressi di Ostia per andare a caccia di tonno. Oppure al Lago di Bracciano, un lago vulcanico a nord di Roma, in cerca di pesci tipo persico e lucci.

Andrea Belotti

Da attaccante ad attaccante. Andrea Belotti, punta del Torino e della Nazionale di Roberto Mancini, è un altro grande appassionato di pesca. Tempo fa, in un attimo di pausa dagli allenamenti, lui e Benassi, ex capitano del Toro, ne approfittarono per andare a pesca sul lago Gioia, vicino Caselle Torinese. Quello che tirarono su dall’acqua fu uno storione da due metri, ci vollero 4 mani per tenerlo. I due giocatori poi prontamente, dopo aver scattato una foto con il pesce, lo gettarono di nuovo in acqua. Andrea Belotti, un ragazzo semplice e umile, che alle feste private e ai party esclusivi, preferisce la pesca col padre e il fratello.

Igli Vannucchi

Stesso discorso per Ighli Vannucchi. Fu protagonista sia con la maglia dell’Empoli, ma anche con quella della Salernitana. Appesi gli scarpini al chiodo nel 2015, ha cominciato a dedicarsi ad un’altra grande passione, la pesca. Tutto iniziò con un sito, ora, insieme a Gianfranco Monti, conduce il programma “Buona Pesca” su Sky.


De Zerbi: "No offerte". Fonseca aspetta

REPUBBLICA - FERRAZZA - Tra Fonseca e De Zerbi, in una vicenda dai contorni sempre più thrilling (nelle ultime ore è risbucato il terzo incomodo Gattuso), la Roma ha deciso di lanciare, dopo vari rinvii, la campagna abbonamenti. E anche in questo caso l’ironia dei social ha avuto la meglio, in un clima di enorme scetticismo da parte della tifoseria nei confronti dei programmi societari. Un seggiolino vuoto in un settore dell’Olimpico, e lo slogan «È qui che vive la mia passione». Un posto da riempire simbolicamente con un vecchio o nuovo abbonato, ma che si presta al sarcasmo, per la poca voglia di correre ai botteghini diffusa in città. Che poi parlare di botteghini è superato, visto che la vera novità di questa stagione riguarda la creazione di una app sui telefonini, attraverso la quale poter direttamente sottoscrivere la tessera digitale (i prezzi sono rimasti invariati rispetto alla scorsa stagione, il via da oggi) e controllare sul proprio smartphone il proprio abbonamento. Non si fanno grandi previsioni, dentro Trigoria, non si fissano obiettivi, consapevoli che sarà complicato che tutti i quasi 24 mila tesserati della passata stagione rinnovino, dopo un’annata così disastrata. Con l’ironia che non resta confinata solamente all'interno del mondo social, ma tracima fino ai vertici istituzionali. Il presidente del Consiglio Conte, tifosissimo giallorosso, ha infatti scherzato dichiarando: «Ho deciso di candidarmi alla panchina della Roma, se è ancora libera». E libera lo è, visto che le preferenze ballonzolano ancora tra De Zerbi e Fonseca. I due hanno ieri parlato entrami: «Io alla Roma? C’è poco o niente, per ora, ma quello che leggo va oltre la verità. Ad oggi sono concentrato sul Sassuolo», la parole di De Zerbi, mentre il collega portoghese, tecnico dello Shakhtar, si limita a scherzare. «Il prossimo anno non andrà alla Dinamo Kiev altrimenti mia moglie si arrabbia».


Kolarov smentisce: "Non c'è nulla di vero ad oggi"

Aleksandar Kolarov, ha parlato durante la conferenza stampa di ieri, al fianco del ct della Serbia Mladen Krstajić. Il terzino giallorosso ha smentito le voci che lo vedevano accostato alla Stella Rossa per un possibile ritorno in patria. Queste le sue parole: "Non c’è nulla di vero ad oggi".


Le radio di Roma e il calcio tra sconcerto e una certa dose di fascino

CORRIERE DELLA SERA - PREITI - A modo loro hanno un effetto ipnotico. Ore e ore, tutto il giorno e tutti i giorni, a discutere sul rigore; su un giocatore e, fondamentalmente, sul perché la Roma non vince lo scudetto. Discorsi senza un inizio e una fine: eppure magnetizzano, impediscono di staccare, in un vortice che lascia gratificati, o esausti.

Sono le radio di Roma che parlano di calcio. Neppure a Barcellona, dove la squadra è un mito identitario; neppure a Londra, con più squadre a combattere per ogni titolo possibile e immaginabile; neppure a Milano o Liverpool, dove il calcio è storia e sentimento, esiste un fenomeno simile: 9 radio e oltre 300mila ascoltati al giorno in cui non si parla, letteralmente, di altro. Perché? Perché solo a Roma? Se qualcuno un giorno dovesse studiare le origini del populismo, e della circostanza che proprio a Roma si sia affermato per primo, farebbe bene a sentire un po’ queste radio, perché vi troverebbe la sua essenza, il suo fascino e il suo sconcerto.

 

 

Se un’auto-rappresentazione del popolo esiste, si trova lì; se un modo di contrapporre élite e popolo è sostenibile, si trova lì; se il complottismo esiste, se ne trovano proprio lì esempi a ogni ora. Perché solo a Roma? Bisogna ascoltarle un po’ e si vedrà che la loro retorica è su Roma e sul suo destino, imperiale un tempo e claudicante adesso.

E la Roma «caput mundi», la Roma dei Cesari (non è un caso che mentre Adidas e Nike celebrino il mito del corpo, per i calciatori della Roma, e solo per essi, se ne celebri la rievocazione mimetica, gladiatoria e imperiale), la Roma che merita un posto centrale nella storia del mondo è il sottofondo implicito di tutta la rabbia e le speranze dentro questo infinito parlare della squadra di calcio. Il sortilegio per cui la Roma non conquista la Champions, o almeno lo scudetto, entra in labirinti kafkiani: c’è sempre un’entità vicina o lontana, concreta o astratta che si muove contro, di cui non si ha la percezione dei confini e del suo fine ultimo, se non appunto d’impedire che il trionfo, suggerito dalla storia della città, s’avveri. Perché allora a Roma? Forse perché la spinta, del tutto meritevole, ad avere una città all’altezza della sua storia, di quel che merita, è diventata una fantasia calcistica, una fuga dalla realtà quotidiana, di buche, disordine e solitudine. Un ribaltamento delle cause e degli effetti, che tenta di riempire un vuoto, altrimenti insostenibile.


Cragno rifiuta 18 milioni dalla Roma. Il Cagliari ne chiede 25

Alessio Cragno, numero uno del Cagliari, avrebbe già rifiutato una proposta di 18 milioni da parte della Roma. Il club squadra rossoblu, però, chiede 25 milioni e vorrebbe discutere separatamente del futuro del giovane terzino sinistro. Questo quanto riportato dal quotidiano Nuova Sardegna.


Lopetegui sarà il nuovo allenatore del Siviglia

Julian Lopetegui sarà ufficialmente il nuovo allenatore del Siviglia nella prossima stagione. A dare la notizia è lo stesso club andaluso con un tweet sul profilo ufficiale. 


Di Bartolomei: "I dirigenti italiani sono mediocri, hanno paura dei giocatori con personalità forti come De Rossi"

Luca Di Bartolomei è intervenuto all'interno della trasmissione "L’Italia s’è desta" di Radio Cusano Campus per parlare anche dell'attuale situazione giallorossa. Queste le sue parole: 

"Ieri mi è capitato di vedere la foto di Oliver Khan, ex bandiera del Bayern Monaco, che sta frequentando un corso ad Harvard per prepararsi a diventare Ceo del Bayern. Khan è un professionista che già aveva una laurea e un dottorato. E’ interessante notare come una persona come lui in Germania avesse avvertito la necessità, o gli avessero consigliato, di fare un master fra i primi tre al mondo. In Italia ne vedo pochi di personaggi del mondo calcio, con lo stesso ruolino di Khan e che abbiano sentito l’esigenza di costruire la propria professionalità fuori dal campo. Penso anche ai dirigenti. Noi in Italia abbiamo un problema di mediocrità dei dirigenti. Questa mediocrità può portare i dirigenti a scontrarsi con calciatori che hanno personalità forti, lo si è visto anche con Maldini che ha avuto una qualche via crucis prima di tornare al Milan. Tutte le persone che oltre che tirare calci alla palla riescono a mettere 4 parole in fila, a volte possono essere considerate un pericolo. Mi auguro che non sia il caso di De Rossi, che spero venga riaccolto alla Roma perché può essere un valore aggiunto".


Sarri: "L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero"

Maurizio Sarri, ha rilasciato un'intervista in esclusiva alla rivista Vanity Fair che pubblicherà l’articolo nel numero in edicola da mercoledì 5 giugno. Questo uno stralcio: 

 «Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti»

Sarri, che è cresciuto in Toscana ma che ha origini napoletane, sulle pagine della rivista risponde alle polemiche dei tifosi del Napoli, che non vorrebbero vederlo andare a una squadra rivale dopo le tre stagioni alla guida negli azzurri, e indirettamente anche al presidente De Laurentiis, con cui un anno fa non si lasciò benissimo: «I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero». Quanto alla smania di cambiamento che sta spazzando via molte panchine del nostro campionato, Sarri se la prende con «il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».

Del leggendario sarrismo, che la Treccani ha accolto tra i neologismi come concezione del calcio ma anche come atteggiamento di sfida all’establishment, Sarri dice che «è un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».

E a proposito delle sue posizioni politiche di sinistra, Maurizio Sarri spiega a Vanity Fair che «nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».

Dei fuoriclasse – nel caso in cui dovesse allenare veramente la Juventus ne troverebbe uno di nome Cristiano Ronaldo – dice: «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».

Della leggendaria tuta che indossa in campo: «Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».

Delle sue superstizioni: «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».


La Roma tenta con ten Hag, l'Ajax da due di picche

Il club giallorosso ha effettuato un sondaggio anche per Erik ten Hag, tecnico dell'Ajax. Tentativo subito stoppato dal club olandese che ha evitato ogni possibile discorso sul suo allenatore.