E a Buenos Aires sono già tutti pazzi per De Rossi

LEGGO - BALZANI - Da Roma a Buenos Aires, dall'Olimpico alla Bombonera. Daniele De Rossi diventa l'eroe di due mondi lontani, ma forse nemmeno troppo, che si incroceranno nel nome dell’ex capitano pronto a firmare un contratto di 6 mesi col club che fu di Maradona e Samuel. La notizia ha mandato in fibrillazione tutta l'Argentina con i media che hanno “sbattuto” in prima pagina la faccia grintosa di Daniele e i social letteralmente impazziti per il numero 16. “Un jugador legendario”, il titolo di Olè. “Un eroe italiano alla Bombonera”, quello del Clarin. Ma pure a Roma la decisione di De Rossi è stata vissuta come una festa: dai tifosi romanisti (che non lo vedranno con un’altra maglia italiana) e dai tanti argentini della capitale.

Tracce di Boca sono sparse, infatti, anche a Roma. Per esempio al Gregory Bar di Boccea dove i proprietari sono due fratelli di Buenos Aires, ultrà dei Xeneizes. “E’ un grande acquisto. Se penso a un giocatore italiano che poteva vestire questa maglia penso a De Rossi. Peccato resterà solo 6 mesi ma ce lo godremo”, dichiara felice il proprietario Silvano. Altro covo dei tifosi gialloblu è il ristorante argentino Gauchos, di proprietà proprio di un amico di Burdisso (il ds del Boca che ha condotto la trattativa) e dove si ritrovano da anni i giocatori sudamericani della Roma. “Una scelta intelligente di Daniele che vestirà una maglia cucita proprio per lui. Ha il carattere giusto. Seguiremo tutte le sue partite”, le parole di Max. Al Boca intanto preparano la festa per Daniele che sarà annunciato entro domani e presentato in grande stile alla Bombonera. Per l’occasione chissà che il club non decida di omaggiare De Rossi con il primo inno della Roma. Infatti, la “Canzone di Testaccio” fu composta sulle note di “Guitarrita”, un tango scritto dagli argentini Bixio Cherubini e Armando Fragna nel 1930.


Fonseca lo chiama, Higuain risponde

IL TEMPO - AUSTINI - «Pronto Gonzalo? Sono Paulo Fonseca». Lunedì scorso, squilla il telefono di Higuain e dall'altra parte c'è l'allenatore della Roma, che scende ufficialmente in campo (col placet della società e della Juventus) per convincere il Pipita ad accettare la proposta giallorossa. Una mossa che conferma l'attivismo dell'allenatore portoghese anche sul mercato: aveva già chiamato, fra gli altri, Fred, Diawara, Veretout e Mancini. E sembra aver sortito effetti positivi: i club, ora, sono lievemente più ottimisti sulla chiusura di un affare che resta comunque assai complesso. Fonseca ha spiegato a Higuain quanto lo consideri centrale nel suo progetto di rifondazione e gli ha dato appuntamento alle prossime settimane sperando che nel frattempo la trattativa possa davvero decollare. Il bomber argentino ha ringraziato e apprezzato, quel «no» iniziale recapitato alla Roma adesso è un muro con più di una crepa. La partita è in mano a Nicola Higuain, l'agguerrito fratello-procuratore. Prima ha annunciato che il fratello «in Italia giocherà solo nella Juventus», poi ha accompagnato la notizia del suo sbarco in Italia al motto di «andiamo a combattere fino alla fine». Combattere, sì, perché va trovata un'intesa sulla separazione del Pipita dalla Juventus.

Sul bilancio bianconero Higuain pesa ancora 36 milioni di ammortamento residuo, oltre a un ingaggio per altri due anni da 15 milioni lordi a stagione più bonus. Come accaduto con Milan e Chelsea la stagione scorsa, la Juve è pronta a cedere il centravanti in prestito oneroso con un riscatto che stavolta però deve essere garantito. Ma la Roma non può accollarsi un investimento del genere per intero, dovrà per forza di cose spalmare l'ingaggio del Pipita su 4 anni di contratto e per far quadrare i conti c'è bisogno che i bianconeri facciano la loro parte. O con una ricca buonuscita al giocatore o, più difficile, col rinnovo con stipendio e ammortamento a quel punto diluiti su più anni. Si attende l'esito del faccia a faccia tra Nicola Higuain e il ds juventino Paratici programmato per oggi, prima della partenza della squadra per la tournée in Asia. Il resto spetta a Sarri, a cui la società ha chiesto di parlare chiaro col suo «pupillo»: il tecnico dirà a malincuore a Higuain che stavolta non potrà puntare su di lui.

La Signora, tra l'altro, ha scelto il sostituto: è Icardi, in rotta con l'Inter (stanziati 40-45 milioni) che a sua volta deve trovare l'intesa con la Roma per Dzeko: offerta ferma a 10 milioni, alzabile fino a 12, Petrachi ne vuole 20. Il diesse intanto è volato ieri a Milano. Da limare la trattativa per Veretout: ballano ancora un paio di milioni con la Fiorentina (16-18 milioni oltre i bonus) e non c'è accordo con l'agente su commissioni e ingaggio. Qualcuno dovrà rinunciare a qualcosa per non far saltare il banco. La Roma nel frattempo non ha mollato il baby Almendra del Boca, la nuova squadra di De Rossi: recapitata da Baldini a Burdisso e all'agente una proposta da 14 milioni più bonus. Alternativa a Veretout o innesto in più a centrocampo? Da capire e dipenderà anche dal futuro dei vari Zaniolo, Cristante, Nzonzi, Gonalons, Pastore e Coric. Sul mercato c'è anche Florenzi, finito nel mirino del Tottenham che ieri ha venduto Trippier: con gli Spurs la Roma ha in piedi il discorso su Alderweireld, gli inglesi hanno convocato il belga per la tournée e non vogliono fare sconti sulla clausola da 27.6 milioni. L'eventuale inserimento di Florenzi nell'affare potrebbe sbloccare l'impasse.


Mancini, firma e subito in campo: «Segno nel derby»

IL CORRIERE DELLA SERA - «Un gol al derby? Speriamo». Questo l'auspicio di Gianluca Mancini, accolto ieri a Villa Stuart da diversi tifosi. Per il difensore un quinquennale, all’Atalanta 2 milioni per il prestito oneroso, 8 di bonus e 13 per il cartellino, più il 10% sulla futura rivendita. «Non vedo l’ora di iniziare. Essere parte di un club così prestigioso mi ripaga di tutti i sacrifici fatti finora», le prime parole del nuovo difensore della Roma. Il primo allenamento nel tardo pomeriggio di ieri.

Nel frattempo Zaniolo attende la chiamata di Petrachi per il rinnovo del contratto. Piace al Tottenham, così come Florenzi, e potrebbe essere inserito nella trattativa che porterebbe in giallorosso Toby Alderweireld. Molto interessata all'ex Inter anche la Juventus, disposta ad intercedere nella trattativa tra Roma ed Higuain per avere una corsia preferenziale per arrivare al classe '99. Manca solo l'ufficialità, invece, per Jordan Veretout alla Roma: l’ormai ex viola due giorni fa ha parlato con il tecnico, che gli ha ribadito la sua centralità nel progetto romanista. I club stanno limando gli ultimi dettagli dell’accordo che lo porterà nella Capitale, dove è atteso nelle prossime ore. Oggi pomeriggio prima uscita stagionale per la formazione giallorossa, che a Trigoria (a porte chiuse) affronterà la Pro Calcio Tor Sapienza, che milita in Serie D.


Rivoluzione in campo

IL CORRIERE DELLA SERA - Si cambia. Tutti. O quasi. Quattro delle prime sei classificate dell’ultima stagione hanno oggi un altro allenatore. Ma c’è di più. C’è una mutazione di idee, uomini, strategie. Soprattutto strategie, nel senso proprio di sistemi di gioco. La tattica. Il modo di provare ad arrivare in porta, di cercare il gol. È la rivoluzione della serie A, che si trasforma perché è costretta farlo. Ed è una trasformazione reale, profonda, radicale. Perché a insegnarlo è la storia stessa, quella vera: per ribaltare la dittatura, l’unica soluzione è la rivoluzione. Ma che la serie A si appresti a vivere una stagione di svolta lo dimostra ancor di più il fatto che qui pure i dittatori si stiano preparando a un anno zero. Le altre cambiano per riprendersi il futuro e, per farlo, l’unica strategia è provare almeno ad avvicinarsi alla Juve cannibale degli otto scudetti filati (...). Dopo l’ultima deprimente annata la Roma affida la sua ripartenza alle idee fresche del portoghese Fonseca e ai molti volti nuovi che sono già arrivati: Paul Lopez, Mancini e Spinazzola in difesa più Veretout e Diawara a centrocampo. Il neo d.s. Petrachi sta architettando il colpaccio Higuain: è il prescelto per il ruolo di centravanti di manovra in un 4-2-3-1 d’interpretazione più offensiva rispetto a quello di Ranieri, che era spesso un 4-5-1.


Roma, ora Higuain. E tratta Suso

IL CORRIERE DELLA SERA - (...) Annunciato Mancini, e in attesa di ufficializzare Veretout, i giallorossi aspettano notizie dalla Juve per Higuain. Nicolas, il fratello-agente, è a Torino per incontrare i dirigenti bianconeri, i quali ribadiscono che è fuori dal progetto tecnico e anche economico. Il giocatore non vuole muoversi, ma tutto lo spinge verso la capitale. L’accordo tra Juve e Roma, club in sintonia totale, non si annuncia così difficile: i giallorossi sono pronti a pagare in due anni i 36 milioni necessari affinché la Juve non faccia una minusvalenza. Non è escluso l’inserimento di altri giocatori nell'affare. La Roma è interessata anche a Suso, considerato l’ideale per il gioco di Fonseca. C’è stato un contatto con il Milan, ma l’offerta è stata ritenuta inadeguata (15 milioni più Defrel).


Roma, legittima difesa

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Oggi pomeriggio, a Trigoria, primo test: Roma-Pro Calcio Tor Sapienza, ore 17,30, diretta Roma tv. Primo test soprattutto per la difesa, a cui Paulo Fonseca in queste prime settimane di lavoro ha dedicato molto tempo. I sincronismi, certi movimenti, il tipo di mentalità, da quel che si apprende, sono molto simili a quelli sperimentati con Eusebio Di Francesco nell'ultimo biennio: linea a 4 alta, pressing, portiere mai troppo tra i pali quando si è in possesso della palla. Tipico di una squadra che ragiona con lo sguardo verso la porta avversaria e non quella propria.

Il primo anno di DiFra, esperimento riuscito perfettamente: la Roma è stata una delle migliori difese del campionato, anche grazie ad Alisson; il secondo anno un mezzo disastro, problema che non si è mai riuscito a risolvere, nemmeno con il concreto Claudio Ranieri. Questo, come ha detto il ds Gianluca Petrachi, è l'anno zero. Si riparte, stessi principi ma, come stiamo vedendo, uomini diversi. Ma questa, per altro, è un'abitudine. Basti pensare a quanti centrali big la Roma ha cambiato in questi anni, da Kjaer e Heinze, fino a Marquinos, passando poi per Benatia, quindi Castan, Ruediger e ora Manolas, per non parlare dei portieri. Il perno, insomma, è sempre saltato, e quest'anno non siamo qui a raccontare una storia diversa. Olsen, Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov il quartetto base dello scorso anno, e ora si riparte da un altro portiere, Pau Lopez, un nuovo terzino sinistro, Leonardo Spinazzola, che si alternerà con Aleksandar Kolarov il quale, a quanto pare, non ha superato con Fonseca la prova da stopper.

Più, due nuovi centrali, uno è arrivato ieri, può stare in mezzo o sull'esterno destro, è Gianluca Mancini (due milioni per il prestito, più 13 per il riscatto e bonus fino a 8 legati a risultati individuali e di squadra, «essere un giocatore della Roma è un motivo d'orgoglio e mi ripaga dei tanti sacrifici fatti da quando ho iniziato a giocare a calcio. Non vedo l'ora di iniziare questa nuova avventura», ha detto a Roma TV), un altro è in arrivo, si parla con insistenza del belga del Tottenham, Toby Alderweireld, 30 anni, ben strutturato, esperto e di personalità. Ecco, dopo l'addio di Manolas (e Marcano) servirebbe uno con queste caratteristiche, oltre al giovane arrivato dall'Atalanta. Fazio e Jesus, a meno di offerte last minute, dovrebbero restare come alternative. Stesso discorso vale per Alessandro Florenzi, per ora è lui il terzino destro, e capitano, anche nel nuovo corso. Per ora, perché si sa, su Ale, è piombato il Siviglia, l'Atletico e ora il Tottenham. Nella lista dei difensori attuali vanno aggiunti anche Rick Karsdorp e Davide Santon. Se resta tutto così, uno sembra di troppo.

La Roma nell'ultimo campionato ha subito 48 gol, 1,26 a partita. E' questo il motivo che l'ha sempre tenuta lontana dalla Champions, bel altro trend l'anno precedente, chiuso con 28 reti incassate. Era un'altra squadra, a parte Alisson c'erano centrocampisti che sapevano proteggere bene la porta, vedi Strootman e Nainggolan. Non a caso, Fonseca ha chiesto un rubapalloni come Jordan Veretout, oltre che un portiere più adatto al suo calcio. Il francese giocherebbe, nel 4-2-3-1, in mezzo e affiancherà un regista, Pellegrini è l'indiziato numero uno per quel ruolo, con Diawara a contendergli lo scettro di organizzatore del gioco. La difesa dovrà partire dagli attaccanti, che dovranno essere capaci di recuperare i palloni e ripartire. Ripartire, come la Roma. Con un'altra rivoluzione.


Baires, è febbre alta per De Rossi: «Al Boca arriva una leggenda»

IL MESSAGGERO - LENGUA - «No podía terminar mi carrera sin jugar en Boca». Questa dichiarazione di Daniele De Rossi ha dominato l'apertura del quotidiano sportivo argentino Ole per l'intera giornata di ieri. Parole scritte a caratteri cubitali che rendono fieri i tifosi Xeneize, letteralmente impazziti appena l'indiscrezione è diventata notizia certa. Daniele, infatti, sta aspettando che il club liberi la casella per gli stranieri (Nandez al Cagliari) e che il procuratore Sergio Berti risolva alcuni aspetti burocratici, prima di partire alla volta dell'Argentina dove lo aspetterà un'accoglienza straordinaria.

Giornali, siti web, radio locali e social network non parlano d'altro se non dell'arrivo della «Leggenda romanista» che vestirà la maglia gialloblù per i prossimi 8 mesi, guadagnando appena 500mila euro. Un salario che, se paragonato a quelli europei, è ben al di sotto degli standard, ma Daniele ha scelto di emozionarsi, di vivere River-Boca al Monumental (in programma il 31 agosto), di lottare nella Libertadores per vincere il titolo e ritrovare quel calore che solo una città come Roma ha saputo regalargli. Emozioni che non hanno prezzo, perché il calcio in Argentina è vita e la passione che il popolo del Boca gli sta trasmettendo in queste ore non ha precedenti. Centinaia di tifosi hanno preso d'assalto il profilo Instagram della moglie e attrice Sarah Felberbaum, scrivendo messaggi di riconoscenza accompagnati da un fiume di cuori giallo e blu. Ma la foga dei tifosi non si è fermata a semplici post di ringraziamento, qualcuno ha ideato fotomontaggi che ritraggono De Rossi con indosso la maglietta del Boca e pubblicato video delle sue esultanze sia in campo che in tribuna.

Ad alimentare la follia anche i media che hanno intervistato decine di giornalisti italiani, pubblicato sondaggi e articoli di approfondimento sull'ex romanista e sui 12 calciatori europei che nella storia hanno vestito la maglia del Boca. E ancora, c'è chi ha ripercorso l'intera carriera del centrocampista, o gli ultimi mesi nella Roma, chi ha ricordato le parole di Perotti («Vedeva i Superclasicos assieme a me e Paredes») e chi ha pubblicato la foto mentre tiene in mano la maglietta regalatagli del Boca con il numero 16 e il suo nome. De Rossi dovrebbe partire per Buenos Aires nel fine settimana, i tifosi accorreranno in massa per vederlo scendere dall'aereo ed è per questo che la società sta pensando di organizzare una presentazione in grande stile alla Bombonera. Regista della trattativa l'ex compagno e ora direttore sportivo del Boca Nicolas Burdisso (Guillermo, suo fratello minore, costretto a fermarsi per problemi cardiaci: stoppato il trasferimento al San Lorenzo) che non ha mollato anche quando sembrava che la Fiorentina avesse fatto l'offerta migliore. Una scelta coraggiosa che va a intaccare gli equilibri familiari, per questo ci sono voluti circa due mesi per decidere. Ad avere la meglio è stato l'istinto e i tifosi della Roma capiranno: gli hanno promesso che saranno sempre dalla sua parte.


Mancini seduce già: «Spero di fare gol contro la Lazio»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Era difficile immaginare che Gianluca Mancini si potesse presentare meglio all'universo romanista. «Spero di fare gol al derby». E da queste latitudini la frase non è banale. D'altronde, le aspettative su di lui sono alte. Basti pensare che è il centrale difensivo più caro della storia giallorossa. Il dettaglio: 2 milioni per il prestito, 13 milioni come obbligo di acquisto a titolo definitivo, 8 milioni di bonus e il 10% da riconoscere all'Atalanta in caso di cessione a un prezzo in eccesso rispetto a quanto già maturato.

Svolte le visite mediche, Mancini è andato a Trigoria per avere un breve colloquio sia coi dirigenti che con Fonseca: «Quello della Roma è un treno che non passa sempre – ha detto Mancini a Roma Tv - Ho parlato con Fonseca e sono rimasto colpito perché non è da tutti i giorni ricevere una chiamata da uno come lui. L’intensità fa parte delle mie caratteristiche. I gol? Quando un difensore segna dà una mano alla squadra. Certo, io devo aiutare i compagni a non prendere reti. Se poi si riesce a farli, ben vengano». (...).


Il sogno di De Rossi a un passo: domani lo sbarco al Boca

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Se il calcio fosse psicoanalisi, l’abbraccio in arrivo tra Daniele De Rossi e il Boca Juniors avrebbe un po’ il connotato del transfert (...). Questo, forse, spiegherebbe alcune delle parole che, proprio sull'argomento, lo stesso Daniele aveva detto tempo fa. «Avrei desiderato giocare al Boca a venti, trenta, trentacinque anni. Insomma, sempre. Era uno dei miei desideri e lo è sempre stato. Mi piacerebbe essere in campo in un match contro il River Plate alla Bombonera. Quando vedo quello stadio, mi leva la vita». Un’espressione forte, che in una certa maniera si sposa anche con la enorme attenzione che i media argentini hanno riservato allo sbarco in Sudamerica di una delle stelle del calcio europeo (...).

La definizione completa dell’accordo deve essere ancora trovata, ma naturalmente è solo questione di ore, tant’è che l’ex capitano della Roma potrebbe imbarcarsi per Baires già domani per essere presentato nel fine settimana, anche se è ancora tutto da confermare. Il campionato comincia il 26 luglio per terminare il 2 marzo e proprio questa dovrebbe essere la durata dell’accordo con De Rossi (da 500 mila euro), a meno di prolungamenti, che il Boca può gradire, nonostante il centrocampista la prossima settimana (il 24 luglio) compia 36 anni (...).


Corsa, entusiasmo e voglia di novità: ecco il primo test in attesa di Zaniolo

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Spinazzola e - probabilmente - Pau Lopez saranno i due volti nuovi nella Roma che oggi sarà impegnata alle 17.30 a Trigoria per la prima amichevole contro il Tor Sapienza. L'attenzione sarà però tutta convogliata su Paulo Fonseca, al debutto sulla panchina giallorossa. Il tecnico ieri pomeriggio ha lasciato liberi i giocatori, stamattina invece è previsto allenamento.

Non ci sarà Zaniolo, atteso a Villa Stuart per le visite mediche a mezzogiorno, nè Pellegrini - ultimi giorni di vacanza - e neppure i nuovi acquisti Mancini e Diawara. Spazio, quindi, ai volti conosciuti, con Kluivert che dovrebbe essere tenuto a riposo per i fastidi avvertiti negli ultimi allenamenti. Gonalons e Riccardi out per le noie muscolari che hanno anche impedito loro, di fatto, di cominciare la preparazione. Per Fonseca, l'importante è vedere dei movimenti da squadra. Il tecnico portoghese sta cercando di unire il gruppo. «Fonseca - ha dichiarato Cengiz Under - ha dato messaggi importanti alla squadra fin dal primo giorno. Con lui si fatica tanto in allenamento, per certi versi ricorda Di Francesco». L'ala turca, blindata per precisa volontà dell’allenatore, commenta i primi giorni con il nuovo allenatore e fissa gli obiettivi: «Fonseca ha molta grinta e credo che inizieremo bene il campionato. Terminata ogni sessione di allenamento analizziamo nel dettaglio ciò che abbiamo fatto. Questo ci per- mette di stampare bene in testa gli schemi e farci trovare preparati in campo. Penso di poter superare i 12-13 gol e fare più assist. Ci credo molto e voglio dimostrare a tutti quanto valgo». Obiettivo principale: tornare in Champions. «Penso che ce la faremo», chiosa Under.

La Roma spera che la stessa sicurezza sia dimostrata in campo, già nel 4-3-3 di partenza con cui la squadra dovrebbe schierarsi nella prima amichevole di stagione, con lui e Perotti esterni e Dzeko e Schick che si alternano davanti. I centrali dovrebbero essere Fazio e Juan Jesus, ma al posto del brasiliano potrebbe esserci Kolarov con Spinazzola a sinistra e Florenzi a destra.


Allenamento Roma, presente Mancini. Nel pomeriggio amichevole contro il Tor Sapienza

La Roma continua gli allenamenti a Trigoria. La fase mattutina inizia alle 9.30 e sarà presente Gianluca Mancini, confermato proprio nella giornata di ieri. Continuano la preparazione differenziata Gonalons, Riccardi, Coric e Kluivert per i disagi fisici di cui hanno risentito nei giorni precedenti.
La seduta odierna si concentrerà maggiormente sulla parte tattica rispetto a quella atletica in vista della prima amichevole che si terrà nel pomeriggio a Trigoria contro il Pro Calcio di Tor Sapienza. 

L'allenamento è iniziato con riscaldamento e riattivazione muscolare, poi è arrivato alla fase incentrata sulle reattività e velocità. Il focus successivo è tattico con una simulazione di partita, 11 contro 11. Successivamente si sono svolte esercitazioni nel portare la palla dalla propria area di rigore in quella dell'avversario, seguendo le istruzioni di Fonseca.


Tentazione americana: lo Stadio della Roma dirottato a Fiumicino

LA REPUBBLICA - RIZZO- Se non è il classico piano B, un po’ gli assomiglia. Per lo stadio della Roma calcio gli americani hanno già speso una barca di quattrini: 33 milioni, dicono. E a vederli finire tutti nella pattumiera non ci pensano proprio. Ecco perché nelle scorse settimane è stato sondato Esterino Montino, il sindaco PD di Fiumicino. Scopo del sondaggio: appurare la disponibilità del suo Comune a ospitare lo stadio destinato invece a Tor di Valle se l’estenuante trattativa con il Campidoglio dovesse per una qualche ragione naufragare. Il fatto è che la seconda conferenza dei servizi si è conclusa ormai più di un anno fa. Esattamente l’11 giugno 2018. Ma la convenzione che dovrebbe sbloccare l'operazione, un investimento da 1,2 miliardi sborsati dai fondi americani in cordata con il presidente della Roma calcio James Pallotta, ancora non c'è.

Il percorso si arricchisce di ostacoli a ogni passaggio. L'ultimo è il concetto di “contestualità”. II Comune dice che lo stadio non può aprire prima del completamento delle opere di potenziamento della linea Roma-Lido. Quelle opere però non dipendono da chi realizza lo stadio, bensì dalle Ferrovie: cui peraltro il costruttore contribuisce con 45 milioni. E di mezzo c'è anche la Regione. Come si combinano le due cose? Ma anche tralasciando gli intoppi burocratici, ci sono sempre le incognite politiche. Per dare il via libera definitivo allo stadio serve la ratifica della variante urbanistica da parte della Regione di Zingaretti, ma anche un voto del consiglio comunale grillino della capitale. Dove la tempesta giudiziaria che ha investito il costruttore Luca Parnasi e il super consulente della sindaca Raggi, Luca Lanzalone, non è stata una passeggiata di salute.

E c'è un segnale che fa capire quanto la corda sia tesa. La Roma calcio ha chiesto un parere alla giurista Luisa Torchia, già consigliera dell'ex premier Romano Prodi, nell'eventualità in cui si dovessero verificare i seguenti due fatti: che il Campidoglio revochi la dichiarazione di interesse pubblico per il progetto dello stadio, confermata il 14 giugno 2017 dal consiglio comunale a maggioranza 58, o che lo stesso Comune blocchi la ratifica finale della conferenza dei servizi che ha già approvato il progetto. Facendo saltare l'operazione. Quel parere è un modo per mettere le mani avanti. E com'era ovvio sostiene che il Comune a questo punto non può tirarsi indietro. Ma gli investitori americani scalpitano e la società di Pallotta ha così pensato anche a un paracadute: quello dì Fiumicino, in un’area dove la ferrovia corre parallela all'autostrada per l'aeroporto. Infrastrutture già esistenti e un'amministrazione pronta ad accoglierli a braccia aperte.

Sette anni ci sono voluti per arrivare a questo. Sette anni, tre sindaci e un commissario prefettizio. Sette anni e ben due conferenze dei servizi. Con In più la defenestrazione di un assessore, Paolo Berdini, che era fieramente contrario all'aumento delle cubature. Cacciato via proprio da chi non aveva invece voluto «le Olimpiadi del mattone». Tutto comincia ll 19 aprile 2012, amministrazione Alemanno. Con una sollecitazione pubblica sul giornali, la Roma comunica che sta cercando un’area per fare lo stadio. Arrivano 86 offerte, ma alla fine la scelta si riduce alle tre considerate più buone. La migliore in assoluto è nel quartiere Collatino. Proprietari sono i costruttori Gianni, eredi di Anacleto Gianni che fu anche presidente della Roma. Ha però un difetto: misura solo 13 ettari.

La seconda in graduatoria è più grande ed è nella stessa zona. Fa capo a una società del Tesoro, Fintecna. Ma anche qui i problemi non mancano: l’area è sbilenca e tagliata in due dalla strada. In più la società è pubblica e dovrebbe fare un bando. La terza scelta è Tor di Valle, che è dei proprietari dell’ippodromo ormai in stato di completo abbandono. Lì sopra ci ha messo gli occhi Sandro Parnasi, il padre del Luca finito nei guai. Vuole farci un centro residenziale tipo Milano 2. Ma non ha difficoltà a cambiare idea e accordarsi con la Roma. Grazie anche al fatto che le sue pendenze con Unicredit potrebbero essere sistemate dando alla banca uno dei due grattacieli progettati dall’architetto americano Daniel Libeskind.

L'operazione assume dimensioni enormi per le compensazioni dovute ai necessari investimenti in opere pubbliche a carico del privato: un milione di metri cubi. E diventa un caso. C'è chi sospetta una speculazione sfacciata con la scusa dello stadio. E la consigliera comunale Virginia Raggi, che dice: «La delibera di pubblica utilità dello stadio a Tor di Valle? Magari la ritiriamo e lo facciamo da un’altra parte. Tor di Valle allo stato attuale appare un’operazione speculativa». Ma il Comune guidato da Ignazio Marino ci ha messo il timbro. E se il commissario Francesco Paolo Tronca se ne tiene alla larga, Virginia Raggi da sindaca non può farlo.

Ben presto inizia la demolizione del vecchio progetto. Berdini gli fa la guerra, aiutato anche da un vincolo dei Beni culturali sul vecchio ippodromo che spunta dopo tre anni. I grillini però sbandano e la logica del compromesso prevale. Via l'assessore insieme ai grattacieli e a quello che sì può eliminare. Ma lo stadio va fatto. Si approva il progetto, la seconda conferenza dei servizi sembra andare liscia come l’olio. Senonché, due giorni dopo il tempo fissato per le eventuali osservazioni, arrestano Luca Parnasi, che ha ereditato l'affare dal padre Sandro, morto due anni prima, e Lanzalone. I magistrati si affannano a chiarire che il progetto dello stadio non è coinvolto. Ma da quel momento si procede a passo di lumaca. Con gli oppositori che non demordono. «Spero che lo stadio si faccia da un’altra parte», parola di Roberta Lombardi, capogruppo grillina alla Regione. Neanche due mesi fa.