Passioni dei calciatori: tranquillità e divertimento nel tempo libero
Vi siete mai chiesti quali siano le passioni dei calciatori? Oltre al calcio, ovviamente, i calciatori più famosi hanno diverse passioni che coltivano nel tempo libero. C’è chi, come Roberto Baggio, ama la pesca e la caccia e c’è poi chi ama divertirsi ad esempio su internet, optando di qualcosa di molto più casalingo come i giochi da casino online di NetBet ad esempio oppure utilizzare i social network per stare a contatto con i propri fan. Vediamo qualche big del calcio mondiale del passato e del presente.
Roberto Baggio
Baggio è stato, forse, il calciatore italiano più forte di tutti i tempi. L’ex stella dell’Inter e della Nazionale, dopo l’addio al calcio ha potuto proseguire al meglio con le altre sue grandi passioni, come la caccia. Roberto la pratica anche fuori dall'Italia e diverse volte ha provato a spiegare il suo rapporto con la caccia, senza riuscirci.
Baggio inoltre è un appassionato di uccelli: colleziona gabbie che restaura personalmente, specchietti per le allodole, richiami, stampi, anatre di legno. Insomma un campione assoluto che non smette davvero mai di stupirci.
Arturo Vidal
Lui è uno dei centrocampisti più forti al mondo ed ha vestito le maglie delle squadre più prestigiose. Arturo Vidal, l’ex Juventus in forza al Barcellona, è un amante dei casinò, una passione che può coltivare molto più facilmente grazie alle piattaforme online. Il cileno è stato visto di nuovo in preda ai fumi dell’alcol, nei vari casinò, alle 7 del mattino. Insomma, le lacrime in conferenza stampa e i giuramenti sul suo addio ai bagordi, non sono bastate a tenerlo alla larga dalle bevute e dal gioco.
CR7
Cristiano Ronaldo non è solo uno dei calciatori più forti di sempre, ma è anche un grande appassionato di Poker. Non si può dire che stia ottenendo nel poker gli stessi primati avuti nel calcio, ma non se la cava affatto male! L’anno scorso è arrivato 26° al prestigioso torneo PCA, mettendosi in tasca un premio da 42.000 dollari. Niente, in confronto ai milioni di euro che guadagnava inseguendo il pallone, ma niente male per uno che sembrava un Fenomeno ormai sbiadito.
Del resto nel poker la lista dei calciatori giocatori è lunghissima. In qualche caso, si tratta di personaggi che sono diventati campioni in entrambi gli ambiti. È il caso ad esempio di Tony Cascarino, giocatore che ha indossato le maglie del Chelsea, del Marsiglia e del Celtic e che ha poi vinto mezzo milioni di dollari giocando a poker.
Zlatan Ibrahimovic
Altro personaggio istrionico è Zlatan Ibrahimovic che non ha mai nascosto l’amore per la natura e per la caccia. Un suo fucile è finito addirittura all'asta e fu venduto per quasi 50.000 euro. Per coltivare al meglio questa passione, diversi anni fa, Ibrahimovic acquistò, per due milioni e mezzo di euro, 500 ettari di terreno, dove il calciatore potrà dedicarsi in totale tranquillità, alla caccia di cervi e cinghiali. Il terreno in questione, è un’isola, quella di Davenso che si trova nel lago Malaren, il terzo più grande di tutta Svezia, a un'ora di macchina dalla capitale Stoccolma.
Klose
I tifosi della Lazio lo ricorderanno con molto piacere. Miroslav Klose, dopo aver chiuso col calcio, si è dato alla pesca. Un vero appassionato Klose che raccontò come la sua pesca perfetta si verificò una sola volta con un esemplare di due metri, ma che non riuscì a trascinarlo avanti e dietro come voleva. Praticò la pesca anche quando ancora giocava nella Lazio, raccontando che alcuni amici spesso lo portavano in barca sulla costa mediterranea nei pressi di Ostia per andare a caccia di tonno. Oppure al Lago di Bracciano, un lago vulcanico a nord di Roma, in cerca di pesci tipo persico e lucci.
Andrea Belotti
Da attaccante ad attaccante. Andrea Belotti, punta del Torino e della Nazionale di Roberto Mancini, è un altro grande appassionato di pesca. Tempo fa, in un attimo di pausa dagli allenamenti, lui e Benassi, ex capitano del Toro, ne approfittarono per andare a pesca sul lago Gioia, vicino Caselle Torinese. Quello che tirarono su dall’acqua fu uno storione da due metri, ci vollero 4 mani per tenerlo. I due giocatori poi prontamente, dopo aver scattato una foto con il pesce, lo gettarono di nuovo in acqua. Andrea Belotti, un ragazzo semplice e umile, che alle feste private e ai party esclusivi, preferisce la pesca col padre e il fratello.
Igli Vannucchi
Stesso discorso per Ighli Vannucchi. Fu protagonista sia con la maglia dell’Empoli, ma anche con quella della Salernitana. Appesi gli scarpini al chiodo nel 2015, ha cominciato a dedicarsi ad un’altra grande passione, la pesca. Tutto iniziò con un sito, ora, insieme a Gianfranco Monti, conduce il programma “Buona Pesca” su Sky.
De Zerbi: "No offerte". Fonseca aspetta
REPUBBLICA - FERRAZZA - Tra Fonseca e De Zerbi, in una vicenda dai contorni sempre più thrilling (nelle ultime ore è risbucato il terzo incomodo Gattuso), la Roma ha deciso di lanciare, dopo vari rinvii, la campagna abbonamenti. E anche in questo caso l’ironia dei social ha avuto la meglio, in un clima di enorme scetticismo da parte della tifoseria nei confronti dei programmi societari. Un seggiolino vuoto in un settore dell’Olimpico, e lo slogan «È qui che vive la mia passione». Un posto da riempire simbolicamente con un vecchio o nuovo abbonato, ma che si presta al sarcasmo, per la poca voglia di correre ai botteghini diffusa in città. Che poi parlare di botteghini è superato, visto che la vera novità di questa stagione riguarda la creazione di una app sui telefonini, attraverso la quale poter direttamente sottoscrivere la tessera digitale (i prezzi sono rimasti invariati rispetto alla scorsa stagione, il via da oggi) e controllare sul proprio smartphone il proprio abbonamento. Non si fanno grandi previsioni, dentro Trigoria, non si fissano obiettivi, consapevoli che sarà complicato che tutti i quasi 24 mila tesserati della passata stagione rinnovino, dopo un’annata così disastrata. Con l’ironia che non resta confinata solamente all'interno del mondo social, ma tracima fino ai vertici istituzionali. Il presidente del Consiglio Conte, tifosissimo giallorosso, ha infatti scherzato dichiarando: «Ho deciso di candidarmi alla panchina della Roma, se è ancora libera». E libera lo è, visto che le preferenze ballonzolano ancora tra De Zerbi e Fonseca. I due hanno ieri parlato entrami: «Io alla Roma? C’è poco o niente, per ora, ma quello che leggo va oltre la verità. Ad oggi sono concentrato sul Sassuolo», la parole di De Zerbi, mentre il collega portoghese, tecnico dello Shakhtar, si limita a scherzare. «Il prossimo anno non andrà alla Dinamo Kiev altrimenti mia moglie si arrabbia».
Kolarov smentisce: "Non c'è nulla di vero ad oggi"
Aleksandar Kolarov, ha parlato durante la conferenza stampa di ieri, al fianco del ct della Serbia Mladen Krstajić. Il terzino giallorosso ha smentito le voci che lo vedevano accostato alla Stella Rossa per un possibile ritorno in patria. Queste le sue parole: "Non c’è nulla di vero ad oggi".
Le radio di Roma e il calcio tra sconcerto e una certa dose di fascino
CORRIERE DELLA SERA - PREITI - A modo loro hanno un effetto ipnotico. Ore e ore, tutto il giorno e tutti i giorni, a discutere sul rigore; su un giocatore e, fondamentalmente, sul perché la Roma non vince lo scudetto. Discorsi senza un inizio e una fine: eppure magnetizzano, impediscono di staccare, in un vortice che lascia gratificati, o esausti.
Sono le radio di Roma che parlano di calcio. Neppure a Barcellona, dove la squadra è un mito identitario; neppure a Londra, con più squadre a combattere per ogni titolo possibile e immaginabile; neppure a Milano o Liverpool, dove il calcio è storia e sentimento, esiste un fenomeno simile: 9 radio e oltre 300mila ascoltati al giorno in cui non si parla, letteralmente, di altro. Perché? Perché solo a Roma? Se qualcuno un giorno dovesse studiare le origini del populismo, e della circostanza che proprio a Roma si sia affermato per primo, farebbe bene a sentire un po’ queste radio, perché vi troverebbe la sua essenza, il suo fascino e il suo sconcerto.
Se un’auto-rappresentazione del popolo esiste, si trova lì; se un modo di contrapporre élite e popolo è sostenibile, si trova lì; se il complottismo esiste, se ne trovano proprio lì esempi a ogni ora. Perché solo a Roma? Bisogna ascoltarle un po’ e si vedrà che la loro retorica è su Roma e sul suo destino, imperiale un tempo e claudicante adesso.
E la Roma «caput mundi», la Roma dei Cesari (non è un caso che mentre Adidas e Nike celebrino il mito del corpo, per i calciatori della Roma, e solo per essi, se ne celebri la rievocazione mimetica, gladiatoria e imperiale), la Roma che merita un posto centrale nella storia del mondo è il sottofondo implicito di tutta la rabbia e le speranze dentro questo infinito parlare della squadra di calcio. Il sortilegio per cui la Roma non conquista la Champions, o almeno lo scudetto, entra in labirinti kafkiani: c’è sempre un’entità vicina o lontana, concreta o astratta che si muove contro, di cui non si ha la percezione dei confini e del suo fine ultimo, se non appunto d’impedire che il trionfo, suggerito dalla storia della città, s’avveri. Perché allora a Roma? Forse perché la spinta, del tutto meritevole, ad avere una città all’altezza della sua storia, di quel che merita, è diventata una fantasia calcistica, una fuga dalla realtà quotidiana, di buche, disordine e solitudine. Un ribaltamento delle cause e degli effetti, che tenta di riempire un vuoto, altrimenti insostenibile.
Cragno rifiuta 18 milioni dalla Roma. Il Cagliari ne chiede 25
Alessio Cragno, numero uno del Cagliari, avrebbe già rifiutato una proposta di 18 milioni da parte della Roma. Il club squadra rossoblu, però, chiede 25 milioni e vorrebbe discutere separatamente del futuro del giovane terzino sinistro. Questo quanto riportato dal quotidiano Nuova Sardegna.
Lopetegui sarà il nuovo allenatore del Siviglia
Julian Lopetegui sarà ufficialmente il nuovo allenatore del Siviglia nella prossima stagione. A dare la notizia è lo stesso club andaluso con un tweet sul profilo ufficiale.
Bienvenido, míster!#WeareSevilla
— Sevilla Fútbol Club (@SevillaFC) 4 giugno 2019
Di Bartolomei: "I dirigenti italiani sono mediocri, hanno paura dei giocatori con personalità forti come De Rossi"
Luca Di Bartolomei è intervenuto all'interno della trasmissione "L’Italia s’è desta" di Radio Cusano Campus per parlare anche dell'attuale situazione giallorossa. Queste le sue parole:
"Ieri mi è capitato di vedere la foto di Oliver Khan, ex bandiera del Bayern Monaco, che sta frequentando un corso ad Harvard per prepararsi a diventare Ceo del Bayern. Khan è un professionista che già aveva una laurea e un dottorato. E’ interessante notare come una persona come lui in Germania avesse avvertito la necessità, o gli avessero consigliato, di fare un master fra i primi tre al mondo. In Italia ne vedo pochi di personaggi del mondo calcio, con lo stesso ruolino di Khan e che abbiano sentito l’esigenza di costruire la propria professionalità fuori dal campo. Penso anche ai dirigenti. Noi in Italia abbiamo un problema di mediocrità dei dirigenti. Questa mediocrità può portare i dirigenti a scontrarsi con calciatori che hanno personalità forti, lo si è visto anche con Maldini che ha avuto una qualche via crucis prima di tornare al Milan. Tutte le persone che oltre che tirare calci alla palla riescono a mettere 4 parole in fila, a volte possono essere considerate un pericolo. Mi auguro che non sia il caso di De Rossi, che spero venga riaccolto alla Roma perché può essere un valore aggiunto".
Sarri: "L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero"
Maurizio Sarri, ha rilasciato un'intervista in esclusiva alla rivista Vanity Fair che pubblicherà l’articolo nel numero in edicola da mercoledì 5 giugno. Questo uno stralcio:
«Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti».
Sarri, che è cresciuto in Toscana ma che ha origini napoletane, sulle pagine della rivista risponde alle polemiche dei tifosi del Napoli, che non vorrebbero vederlo andare a una squadra rivale dopo le tre stagioni alla guida negli azzurri, e indirettamente anche al presidente De Laurentiis, con cui un anno fa non si lasciò benissimo: «I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero». Quanto alla smania di cambiamento che sta spazzando via molte panchine del nostro campionato, Sarri se la prende con «il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».
Del leggendario sarrismo, che la Treccani ha accolto tra i neologismi come concezione del calcio ma anche come atteggiamento di sfida all’establishment, Sarri dice che «è un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».
E a proposito delle sue posizioni politiche di sinistra, Maurizio Sarri spiega a Vanity Fair che «nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».
Dei fuoriclasse – nel caso in cui dovesse allenare veramente la Juventus ne troverebbe uno di nome Cristiano Ronaldo – dice: «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».
Della leggendaria tuta che indossa in campo: «Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».
Delle sue superstizioni: «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».
La Roma tenta con ten Hag, l'Ajax da due di picche
Il club giallorosso ha effettuato un sondaggio anche per Erik ten Hag, tecnico dell'Ajax. Tentativo subito stoppato dal club olandese che ha evitato ogni possibile discorso sul suo allenatore.
La Roma ricorda Antonio De Falchi a 30 anni dalla morte
Sono passati 30 anni dalla morte di Antonio De Falchi. Era il 4 giugno 1989 quando il giovane tifoso giallorosso veniva ucciso all'esterno dello stadio San Siro di Milano da un gruppo di ultras rossoneri. In occasione di questo triste anniversario il l'AS Roma, attraverso il proprio profilo Twitter ufficiale, ha voluto ricordare Antonio attraverso un post che recitava: " 4 giugno 1989 - 4 giugno 2019. Antonio per sempre"
4 giugno 1989 - 4 giugno 2019
Antonio per sempre pic.twitter.com/F5uaSJhzSq— AS Roma (@OfficialASRoma) 4 giugno 2019
Giovedì 6 giugno al via il Torneo Agostino Di Bartolomei
Lo scorso 30 maggio cadevano i 25 anni dalla scomparsa di Agostino Di Bartolomei, storico capitano del secondo scudetto giallorosso. Anche quest'anno la società Roma, tramite una nota apparsa sul proprio sito ufficiale, ha confermato che giovedì 6 giugno,presso il centro tecnico Fulvio Bernardini di Trigoria, si terrà la quinta edizione del torneo Agostino Di Barolomei. Di seguito la nota della società:
Giovedì 6 giugno, presso il centro tecnico Fulvio Bernardini di Trigoria, si terrà la quinta edizione del torneo Agostino Di Bartolomei.
La manifestazione si svolgerà nel campo intitolato allo storico capitano giallorosso e, com'è nello spirito che ha animato l'iniziativa fin dal primo anno, più che un torneo sarà una esperienza di calcio, come Agostino credeva dovesse essere vissuta, con divertimento e serietà. Oltre all'AS Roma, parteciperanno altre tre scuole calcio delle AS Roma Academy, ossia Certosa calcio, Anzio calcio e Albalonga calcio.
Saranno presenti i familiari dell'indimenticato capitano romanista ed ex calciatori della Roma. L’ingresso per i tifosi sarà gratuito e i cancelli saranno aperti a partire dalle 16.
In ogni partita le squadre schiereranno 11 giocatori nati nel 2006. Le gare si svolgeranno in due tempi da 25 minuti secondo il seguente programma:
Ore 16.30, prima semifinale: Certosa calcio-Anzio calcio
Ore 17.30, seconda semifinale: Albalonga calcio-AS Roma
Ore 19.00, finale (Vincente prima semifinale-vincente seconda semifinale)
In caso di parità di punteggio al termine della gara, per designare la squadra vincente si effettueranno direttamente i calci di rigore, senza ricorrere ai tempi supplementari.
A seguire, premiazione sul campo di tutte le squadre partecipanti.
Retroscena Ten Hag. Ajax infastidita dalla trattativa per Ziyech
Poche ore fa la Roma ha provato a fare un sondaggio per Erik ten Hag, allenatore dell'Ajax. il club di Amsterdam, però, avrebbe risposto con un secco no anche in base ad alcuni comportamenti della società giallorossa la scorsa stagione. Secondo quanto riporta il De Telegraaf, giornale olandese, la società olandese dei lancieri è rimasta infastidita dalla gestione della trattativa per Hakim Ziyech, molto vicino alla Roma nella scorsa sessione estiva di calciomercato e poi abbandonato da Monchi dopo aver raggiunto un accordo per un quinquennale