Fonseca: al via la prima seduta, poi da Pallotta
REPUBBLICA - FERRAZZA - Traduttore sempre accanto, orologio per calcolare i tempi al polso e fogliettino in mano: Paulo Fonseca alza il sipario sul primo giorno di ritiro a Trigoria, dirigendo insieme ai suoi collaboratori l'unica seduta di esordio. Il tecnico portoghese si è poi trasferito a Firenze per partecipare a un vertice con gli Stati generale della Roma. Pallotta, in vacanza vicino a Siena, ha convocato in Toscana il consigliere Baldini, il ceo Fienga e il ds Petrachi per un vertice di mercato e di aggiornamento sugli obiettivi stagionali, lontano dalia capitale per mantenere segreto l'incontro, così come blindatissimo è anche il ritiro cominciato a Trigoria (anche oggi la doppia seduta sarà a
porte chiuse). Una scelta per mantenere basso il profilo di un gruppo che, al momento, vede come unici volti nuovi quelli di Spinazzola e Pau Lopez (che non si è allenato). Fonseca deve gestire giocatori in bilico. Vedi Nzonzi, Dzeko, Pastore (che ha ancora quattro anni di contratto a quasi 1 milioni a stagione), Gerson (rientrato dal prestito alla Fiorentina) e Gonalons (già alle prese con un fastidio agli adduttori): giocatori in uscita, ai quali aggiungere la posizione di Florenzi, per il quale Fonseca ha lasciato il dubbio per la fascia da capitano, e Zaniolo, ancora in vacanza ma nel pieno delle valutazioni sul suo futuro.
Sul fronte mercato, nuova accelerata per Mancini, dell'Atalanta (25 milioni la valutazione), anche lui ancora in vacanza perché reduce dall'Under 21, In uscita Marcano, che dovrebbe tornare in Poriogallo per 3 milioni (tutti di plusvalenza essendo arrivato a zero). A centrocampo, sì continua a trattare Veretout e un centrocampista straniero.
Parola di Fonseca: «Voglia e appartenenza, per vincere»
GAZZETTA DELLO SPORT - Come ogni generale che si rispetti, Fonseca ha pensato a galvanizzare la truppa nel suo primo allenamento a Trigoria. Il modo è stato quello consueto: un discorso (di circa sette minuti) ai giocatori raccolti, anche se Fonseca (per il momento) si è dovuto avvalere della traduzionedell’ottimo Bisceglia per comunicare al meglio. Il senso del discorso è stato chiaro: voglio con me gente che abbia voglia, che desideri lavorare parecchio, che sappia mettersi in discussione. Credo nell’intensità dell’impegno e nel senso di appartenenza. Se ognuno di noi, a cominciare da me, metterà in campo queste cose, toglierci tante soddisfazioni nella prossima stagione.
Parole chiare, che si sono sposate (per alcuni) anche con colloqui individuali. Il primo obiettivo dell’allenatore sembra essere quello di conoscere prima possibile i suoi calciatori anche dal punto di vista personale, ma naturalmente un po’ di tempo gli occorrerà. Così come per far metabolizzare le proprie idee tattiche.
Roma: Pallotta all'improvviso. Avanti per Mancini e Veretout
GAZZETTA DELLO SPORT - Se la Roma sta cercando un Rinascimento e vuole diventare un’opera d’arte (calcistica), non c’era posto migliore al mondo per discuterne che la Toscana. E così ieri, a tavola (ora di pranzo), è andato in scena a Siena un vertice giallorosso di altissimo livello. La formazione schierata era questa: il presidente James Pallotta (in questi giorni in vacanza proprio nel senese), l’a.d. Guido Fienga, il direttore sportivo Gianluca Petrachi, l’allenatore Paulo Fonseca e, a far più o meno gli onori di casa, il consigliere Franco Baldini.
Il presidente viene raccontato sereno, curioso di conoscere meglio e approfondire i metodi di lavoro dell’allenatore portoghese, che per parte sua è stato prodigo di spiegazioni sui suoi metodi e sull’inizio del lavoro a Trigoria.
Il piatto forte, però, è stato il mercato. La Roma è consapevole di aver speso già un’ottantina di milioni sul mercato (incassandone poco di più), ma è pronta a metterne sul piatto un’altra cinquantina, anche se ulteriori buone cessioni potrebbero far lievitare ulteriormente la cifra. Defrel è un giocatore gradito alla Fiorentina nell’ambito della trattativa per Veretout, centrocampista che piace parecchio, ma per il quale occorre vincere la concorrenza di Napoli e Milan. In mediana, poi, viene sempre monitorato Fred, ex Shakhtar(con Fonseca), ora al Manchester United. Ferma invece, per il momento, la pista Seri del Fulham, che peraltro è stato contattato, come ha confermato l’agente. Altro obiettivo su cui si sta provando ad accelerare è quello rappresentato da Mancini dell’Atalanta. Ieri ci sono stati dei nuovi contatti ed è probabile che oggi si provi a stringere.
Disgelo tra Roma e Inter per Dzeko
GAZZETTA DELLO SPORT - Ieri sono stati avvertiti movimenti anche nella trattativa tra Roma e Inter per Dzeko. Lunedì il grande gelo negli uffici della Lega, con Marotta, l’a.d. romanista Fienga e il vicepresidente Baldissoni che si erano ignorati «da vicino». Ieri invece un contatto, e una trattativa che è ripartita: l’Inter sarebbe salita dai 10 milioni di offerta a 12, mossa che potrebbe convincere anche i giallorossi ad avvicinarsi. Finora la Roma non voleva ascoltare proposte che non fossero i 20 milioni della richiesta ufficiale, adesso potrebbe iniziare a prendere in considerazione una ciframinore. Le esigenze dell’Inter di consegnare a Conte il giocatore e quelle dei giallorossi di incassare prima di mettersi alla caccia di Higuain hanno fatto avvicinare le posizioni. Ora si tratta di proseguire in quella direzione per arrivare a un punto d’incontro.
L'ultimo piano di De Vito: tornare a presiedere l'Aula
MESSAGGERO - CANETTIERI - Dietro la porta due cani che ringhiano e poi abbaiano nervosi. Trenta secondi. Ed ecco la voce di Marcello De Vito: «Chi è? Giovanna, sei tu?». Quartiere Talenti, terzo municipio della Capitale. In un appartamento al primo piano di una palazzina immersa nel verde, con i rifiuti qua e là a punteggiare i marciapiedi, il presidente del Consiglio comunale di Roma prova a ritornare alla normalità. O qualcosa che le assomigli. Da venerdì si trova agli arresti domiciliari, dopo 105 giorni passati in carcere, a Regina Coeli. Venne arrestato lo scorso 20 marzo per corruzione nell'inchiesta sullo stadio della Roma. Nemmeno il tempo di salire il famoso gradino che Luigi Di Maio lo espulse dal M5S. Con l'ignominia che si riserva alle «mele marce».
Secondo il dispositivo del gip Maria Paola Tomaselli, l'ex grillino non può comunicare con nessuno. Né direttamente, né indirettamente. Può parlare solo con i familiari più stretti, la figlia e la compagna. Ed è proprio Giovanna, dopo poco, a entrare dal portone, con le buste della spesa in mano. Sorride. È provata e sorpresa: «Siamo felici, lentamente Marcello sta cercando di ritornare alla normalità, ma sta bene: la notte dorme. In carcere - racconta - è stato forte: ha passato le sue giornate a studiarsi le carte del processo, si è tenuto in allenamento con tanta ginnastica e in più ha aiutato il compagno di cella, un ragazzo nigeriano, a prepararsi per l'esame di terza media. Studiavano insieme, Marcello gli dava ripetizioni d'italiano».
De Vito, per tutti Marcellone per via della corporatura da corazziere, viene descritto in forma: «Ah, sapesse che addominali che ha, il M5S me lo aveva fatto pure ingrassare», prova a sdrammatizzare Giovanna. Che di cognome fa Tadonio: anche lei grillina della prima ora nonché assessore al Terzo municipio, prima che cadesse sotto i colpi di una faida interna. Una volta tutto questo quadrante era suo, di De Vito. Il primo candidato sindaco del M5S a Roma nel 2013. Per un lungo periodo console di Roberta Lombardi in Campidoglio, ortodosso per le geografia pentastellata, la Sfinge per quel carattere un po' chiuso ed enigmatico. Tutto passato. Rimane solo una De Vito: la sorella Francesca che siede in consiglio regionale, a ricordare l'importanza di questa famiglia nel mondo capitolino pentastellato. Ora sono tutti reietti, nonostante la «mela marcia» si sia dichiarato innocente, dicendo da subito di non aver preso un euro né di aver commesso reati.
LA SVOLTA - Una difesa così forte che lo porta a tenere il punto: non si vuole dimettere da presidente del Consiglio comunale. Motivo che ha portato nel frattempo ad altre dimissioni: quelle di Enrico Stefàno, che avevo preso il suo posto in qualità di vice vicario nell'Aula Giulio Cesare. «Marcello quando tornerà in libertà tornerà a fare il lavoro che faceva prima in Consiglio comunale», si lascia sfuggire la moglie. Cosa significa: che giovedì, se la Cassazione dovesse togliergli le misure cautelari, si ripresenterà in Campidoglio a dare la parola alla maggioranza o all'opposizione come se nulla fosse accaduto? «Esatto», continua Giovanna.
Nel frattempo, Stefàno sarà rimpiazzato da Sara Seccia, una grillina anche lei vicina a De Vito, una volta. Al punto che l'altro giorno ha telefonato alla compagna per darle la notizia: «Porterò avanti gli insegnamenti di Marcello», ha assicurato nel corso della telefonata. Un'affermazione che potrebbe far sorridere, ma così è.
Venerdì scorso sono stati i compagni di cella ad avvisarlo della buona novella, prima degli avvocati: «Marce', te scarcerano, l'ha detto adesso il telegiornale».
Nei tre mesi precedenti De Vito ha avuto modo di prendersela con il giustizialismo del Movimento che lo ha subito scaricato («Il nostro codice etico prevede l'espulsione solo in caso di condanna», si è difeso in una lettera diffusa dagli avvocati) e si è dato una spiegazione sul perché di così tanta cinica ferocia: «Sono l'unico che ha pagato e ora mi usano per fare campagna elettorale contro la Lega», ha confessato alla deputata dem, Patrizia Prestipino che lo è andato a trovare, così come l'altro Pd Roberto Giachetti.
A fari spenti e senza annunci, solo due esponenti del M5S sono stati umani con lui: Massimiliano De Toma ed Emilio Carelli. Entrambi i parlamentari sono andati in carcere. De Vito alle politiche del 2018 era il delegato di Di Maio per il Lazio e scelse diversi candidati dei collegi uninominali. Poi tenne lezioni agli eletti sulle pratiche di buona amministrazione. Quelle che, regolamento capitolino alla mano, gli permetteranno di sedersi ancora sullo scranno più alto dell'Aula Giulio Cesare. Magari solo per un giorno, l'ultimo giorno, fa capire Giovanna strizzando gli occhi prima di chiudersi la porta dietro. I cani non abbaiano più.
El Shaarawy: «Mi aspettavo un epilogo diverso»
MESSAGGERO - La lettera di El Shaarawy ai tifosi della Roma. Dalla Cina. Eccola, in sintesi. «Speravo in un epilogo diverso ma non sempre si ha ciò che realmente si vuole!!! Ci sono tanti, troppi fattori di cui tener conto e alcun e volte non dipendono solo da te….! È stata una scelta difficile ma nella vita si arriva ad un momento in cui vanno fatte, quando metti tutto sul piatto della bilancia, carriera ma soprattutto vita futura. Sono consapevole che entro a far parte di un“nuovo”mondo. E nessuno mi porterà mai via le emozioni che ho provato giocando con questa maglia! Lascio con grande malanimo una città e una tifoseria che mi ha dato tantissimo e sento di dovervi ringraziare tutti: una famiglia. Questo è ciò che mi rimarrà per sempre nel cuore a prescindere da tutto! Non sarà un Addio..GRAZIE ROMA».Gli ha risposto De Rossi, che prima lo definisce uno «dei più buoni ed educati mai conosciuti»,poi riferendosi ai tanti soldi che Stephan guadagnerà in Cina, aggiunge:«Se li metti sulla bilancia, la sfondi...».
Fonseca dirige i lavori: è un ritiro low profile
MESSAGGERO - Se a Lugano Antonio Conte ha preteso un servizio di sicurezza composto da una trentina di persone per allontanare occhi indiscreti, a Trigoria Paulo Fonseca si è limitato a chiedere alla società di chiudere i cancelli e lasciare fuori dal centro sportivo tifosi, giornalisti e telecamere. La Roma è ripartita da zero, con un profilo basso che non si vedeva da tempo: anche la scorsa estate la prima parte del ritiro si è svolta al Fulvio Bernardini, ma a differenza di quest'anno era stata costruita una tensostruttura sotto alla quale sorgeva uno studio televisivo (esclusivo per la tv del club), per seguire da vicino le gesta dei giocatori che ogni giorno si davano il cambio per essere intervistati. Quest'anno appare tutto più sobrio: la seduta è andata in onda per appena 15 minuti (domani doppia 9.30-17), al termine dei quali gli operatori sono stati allontanati dal campo. Non che ci sia nulla da nascondere, anche perché si tratta del primo allenamento della stagione, ma è un segnale che il club vuole dare all'ambiente. La parola d'ordine è lavoro e ai giocatori lo ha ribadito Fonseca per 7 minuti di discorso in portoghese, durante i quali la squadra si è disposta in semicerchio a centrocampo in rigoroso silenzio. Accanto a lui solo il traduttore che lo ha aiutato con la comunicazione, anche se il senso delle sue frasi è stato chiaro a tutti: chi non è motivato a lottare per la Roma e dedito alla causa non può far parte del progetto, seguendo le regole tutti si potranno levare tante soddisfazioni. Il ds Petrachi, tra una telefonata e l'altra di mercato, ha osservato tutto, mentre il nuovo staff atletico (ridimensionato rispetto alla scorsa stagione) è stato interamente coinvolto nella prima fase della seduta.
LOPEZ IN ATTESA - Il tecnico portoghese è apparso attento a ogni particolare, non si è fatto sfuggire un movimento, un sorriso o una battuta dei giocatori. Tutti erano sotto la lente d'ingrandimento, o almeno era questa la sensazione che voleva trasmettere l'allenatore che, nel primo pomeriggio, ha avuto anche dei colloqui individuali con i calciatori. Assente il nuovo portierePau Lopez (in via di risoluzione alcuni aspetti burocratici con il Betis), fuori dai convocati, invece, Gonalons, Marcano e Bianda (perché al centro di trattative di mercato), mentre Riccardi ha rimediato un infortunio al flessore della coscia destra in nazionale. Alla squadra si aggiungeranno in un secondo momento Zaniolo e Pellegrini quando rientreranno dalle rispettive ferie. In via d'organizzazione le amichevoli pre-stagionali: ufficializzata quella a Perugia contro la squadra di casa (mercoledì 31 luglio, stadio Renato Curi ore 20.30) e contro il Lille (sabato 3 agosto, Stade Pierre-Mauroy ore 18). Da definire un test con la Primavera e un'altra amichevole a Perugia con il Valladolid (8 agosto).
Zaniolo, il futuro dice ancora Roma
INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Paulo Fonseca, portoghese, 46 anni, è l’ottavo allenatore della Roma americana. Il suo compito è costruire una nuova Roma e «Riportarla in Champions League». Si registrano nel frattempo ancora partenze e arrivi. È sbarcato a Fiumicino, per il ritiro, Pau Lopez, 24 anni, 30 milioni da pagare al Betis Siviglia: mai la Roma aveva pagato tanto un portiere. È partito per la Cina (Shanghai Shenhua) e va a guadagnare una cifra esorbitante — 45 milioni in 3 anni — Stephan El Shaarawy, che a 26 anni sceglie i soldi, senza farsi troppi problemi con la carriera, la nazionale, le ambizioni da Liga o Premier. Alle visite mediche si sono presentati anche Dzeko e Nzonzi, molto contrariati. Per Dzeko è in corso il braccio di ferro Roma-Inter, ma la via di Milano sembra essere l’unica possibile. Da Torino rimbalzano anche voci di un ammorbidimento di Higuain, la Roma potrebbe davvero fare il colpo a prezzo agevolato. Nel frattempo si è tornati a parlare dell’attaccante 22enne del Bayer Leverkusen Leon Bailey, vecchio obiettivo ma con una quotazione altissima (anche 50 milioni). E dell’interessamento del Bayern per Ünder. «Non conosco la paura, non mi sento affatto spaventato anzi» ha detto Fonseca. «Per me, come per tutti gli allenatori parleranno i risultati. Sarà la Roma di tutti, una squadra ambiziosa. L’obiettivo minimo è quello di tornare in Champions League. Zaniolo, Dzeko? Ognuno deve dimostrare di poter stare in questa squadra, voglio giocatori che si sacrifichino e voglio che restino solo quelli che sono felici e motivati».
NICOLO' RIMANE? - Vigorelli prova a riportare il sereno sul rapporto tra Zaniolo e la Roma. Il procuratore del giovane talento giallorosso, da mesi nel mirino della Juventus, ha messo a tacere qualsiasi voce di cessione con un lungo post su Instagram: «Non è mai stata fatta pressione alla Roma o da parte della Roma per il rinnovo del contratto di Nicolò. Con Monchi e Massara avevamo concordato di rivederci al termine della stagione per riadattare il contratto di un giocatore che ha vissuto un annata straordinaria. Petrachi ha già avuto modo di esprimere anche pubblicamente la sua stima nei confronti di Nicolò, che è un patrimonio della Roma che ha creduto prima di tutti nel suo talento e come tale dovrà essere preservato. Per questo - ha chiosato l'agente - è fondamentale costruire insieme il percorso più idoneo a valorizzarlo e continuare lo straordinario percorso di crescita anche nella prossima stagione. Ad oggi per quel che ci riguarda nessuna trattativa è in corso con nessuna società internazionale o italiana». Nel frattempo, oltre all'acquisto di Pau Lopez e alla cessione di El Shaarawy, vanno avanti le altre operazioni di mercato, su cui è stato fatto un punto della situazione ieri a Trigoria. L'obiettivo di Petrachi è regalare a Fonseca un nuovo difensore centrale nel minor tempo possibile e per questo sono portati avanti i colloqui per Mancini e Nkoulou, mentre si allontana sempre di più Lyanco, vicino al rinnovo con il Torino. In uscita Verde è diviso tra Aek Atene e Paok Salonicco, ma ha chiesto tempo prima di accettare la cessione. Sfuma Barella: l'Inter proposto al Cagliari a 45 milioni più bonus e vuole chiudere entro poche ore.
Paulo Fonseca, motivazione e convinzione per costruire una grande Roma
INSIDEROMA.COM - FEDERICO FALVO - Nato in Mozambico quando era ancora una colonia portoghese, ex difensore dalla carriera non proprio esaltante ma un allenatore vincente e con idee positive. Da tecnico ha conquistato una SuperCoppa di Portogallo, una Coppa di Portogallo, tre Campionati in Ucraina, tre Coppe d’Ucraina ed una SuperCoppa d’Ucraina. Il suo primo vero incarico, dopo la gavetta nelle serie minori, arriva nel 2012 con il Paços de Ferreira; con cui raggiunge il terzo posto ed uno storico accesso ai preliminari di Champions League.
Stiamo parlando di Paulo Fonseca, nuovo allenatore della Roma.
IL GIOCO - Fonseca è un allenatore che fa della dinamicità la sua filosofia di gioco. Infatti, anche se predilige il 4-2-3-1, non è fossilizzato su un solo sistema di gioco ma preferisce adattare i giocatori al sistema di gioco ed adottare un calcio strategico basato anche sugli avversari che si andranno ad affrontare. Dietro ogni scelta di Fonseca c’è tanto studio, preparazione e l’idea che l’azione deve ripartite da dietro. Infatti Fonseca predilige dei centrali difensivi bravi anche nell’impostazione, terzini alti ed esterni che sappiano inserirsi alle spalle per colpire a sorpresa gli avversari. Un sistema di gioco, per l’appunto, dinamico e vivace che deve tenere conto delle caratteristiche dei singoli per poterli fare esprimere al meglio. Ma Fonseca, da ex difensore, sa che bisogna pensare anche alle retrovie e difendere bene prima di lanciarsi all’attacco. Ma difendersi bene non vuol dire restare chiusi nella propria trequarti campo, bensì mantenere il possesso del pallone e non permettere agli avversari di avere molte possibilità di costruire occasioni da gol. Solo così, tenendo palla e gestendo la partita da attori protagonisti, si potranno gettare le basi per subire il meno possibile ed avvicinarsi ai traguardi stagionali. Traguardi che il presidente Pallotta non ha messo nero su bianco, lasciando spazio a Fonseca di lavorare con tranquillità. Ma il portoghese è motivato, ambizioso e vuole far vedere il suo pieno valore.
LE MOTIVAZIONI – Fonseca si è detto felicissimo di poter lavorare in una squadra meravigliosa come la Roma, di essere motivato e di puntare ovviamente ad un piazzamento che possa garantire la Champions League. Ma l’obiettivo principale sarà quello di costruire una squadra ambiziosa, coraggiosa, determinata e forte. Che sia la squadra dei tifosi e che lotti sempre per renderli orgogliosi, anche senza vincere sempre. Ma una convinzione è che questa Roma, nel giro di due stagioni (tre, visto il possibile prolungamento contrattuale), possa vincere un trofeo che da troppo manca a questa piazza.
E motivati devono essere anche i suoi giocatori. Fonseca vuole solo gente motivata, giocatori determinati a fare bene con la Roma. Il tecnico non vuole guardare al passato dei calciatori, ma solo al presente ed al futuro. Tutti devono dimostrare ogni giorno di volere giocare in questa squadra, tutti devono sacrificarsi mettendo i loro interessi dopo gli interessi di squadra e di collettivo. Chi è motivato, ha voglia di lottare e si dedica al 100% alla squadra è ben accetto; chi no (frecciatina a chi ha dimostrato l’intenzione di partire) sarà libero di cambiare maglia.
Vi sono ovviamente dei giocatori che Fonseca considera dei pilastri anche nella sua Roma, ma ci vorrà del tempo e tanto lavoro, anche in chiave di mercato, per costruire la miglior Roma possibile. Determinante sarà il carattere dei giocatori, a prescindere dalle qualità tecniche. Solo con carattere e con determinazione si potrà diventare un vero leader e poter guidare i compagni verso il successo. Questo per Fonseca deve essere un capitano.
Un allenatore che ha carattere, ha una visione ben precisa di cosa vuole e sa come poterlo ottenere. Un allenatore convinto di poter costruire un qualcosa di speciale e che ha scelto la Roma per poterla elevare ad un livello successivo, per accettare la sfida di un campionato di livello superiore. Una scelta diretta, dettata non dal lato economico, ma da sensazioni positive e convinzione. Convinzione e motivazione, due sostantivi fondamentali per Fonseca, senza i quali non si potrà costruire nulla di positivo. Senza motivazione non si potrà mai avere la spinta per fare un qualcosa di grande o superare i propri limiti, di pari passo senza la convinzione di poter fare una determinata cosa mancherà la scintilla che spingerà i giocatori a dare fino all’ultima goccia di energia o sudore.
Ma Fonseca è un allenatore anche umile, che non vuole fare molti proclami o parlare troppo di se. Per sua stessa ammissione “Non mi piace parlare di me stesso, anche perché per un allenatore a parlare sono sempre i risultati. Di questo sono convinto. Se faremo buoni risultati vedrete chi sono. In fondo l’allenatore è i risultati e spero che possiate conoscermi attraverso i risultati”.
Ed i risultati finora dicono che Fonseca è un allenatore con esperienza internazionale. Che ha portato a casa dei trofei e che in Europa ha tenuto testa anche ai top club. Un allenatore elegante, anche con il costume da Zorro, ed estimatore di Guardiola e Sarri.
Un tecnico che ha tutti i mezzi per poter fare bene alla Roma, che ha trovato già una grande intesa con Petrachi per costruire la squadra che sarà e che ha fame di successi. Un allenatore che per la “Roma Anno 0” potrebbe rivelarsi come una vera e propria salvezza. Perché per lui motivazione e concentrazioni sono fondamentali e questa Roma deve ripartire dalle motivazioni e dalla convinzione di poter tornare grande.
Summit di mercato dei vertici della Roma nel pomeriggio
Questo pomeriggio si è tenuto un summit di mercato dei veritci della Roma in Toscana, a Siena. Secondo quanto riporta Sky Sport, alla riunione erano presenti il presidente James Pallotta (in vacanza vicino Siena), il CEO Guido Fienga, Franco Baldini, il ds Gianluca Petrachi e anche l’allenatore Fonseca.
Allenamento Roma, domani doppia sessione alle 9:30 e alle 17
Dopo il primo giorno di ritiro a Trigoria, la squadra tornerà ad allenarsi anche nella giornata di domani. Prevista doppia sessione per i giallorossi, che saranno in campo agli ordini di Fonseca alle 9:30 e alle 17:00.
Mancini è l'erede di Manolas, idea coppia centrale con Kolarov. Marcano ai saluti
INSIDEROMA.COM - ILARIA PROIETTI - La Roma ha trovato l'erede di Kostas Manolas, che ha lasciato la Capitale in direzione Napoli per approdare alla corte di Carlo Ancelotti. Si tratta di Gianluca Mancini, nome di moda a Trigoria già dalla finestra di mercato invernale. Ormai l'intesa con l'Atalanta sembra essere a un passo, tanto da pensare che il giocatore possa arrivare a Roma già entro venerdì per le visite mediche. Dopo settimane di trattative, la Dea sarebbe disposta a cedere il suo centrale per 25 milioni di euro (21 + 4 di bonus da dividere tra prestito e riscatto). Il ds Petrachi vorrebbe chiudere entro la serata sulla base di un prestito gratuito biennale con obbligo di riscatto.
Con un piede fuori da Trigoria, invece, c'è Ivan Marcano. Lo spagnolo stamattina non era presente per il primo allenamento diretto da Fonseca e pare che fosse in Portogallo a dialogare con la sua ex squadra, il Porto. Dopo un solo anno in Serie A, quindi, Marcano sarebbe pronto a tornare ai Dragões. Petrachi sta per chiudere il passaggio del centrale per circa 5 milioni di euro.
Su Aleksandar Kolarov sembrano dissipati i dubbi della sua ipotetica partenza: il serbo resterà a Roma ma, forse, in veste diversa. L'arrivo di Spinazzola non precluderebbe il posto da titolare per l'11 giallorosso, perchè a Fonseca garberebbe l'idea di vederlo giocare come difensore centrale, non come terzino sinistro. Posto che ricoprirebbe l'ex Juventus, con Florenzi sull'altra fascia. La coppia titolare, infatti. sarebbe composta da Mancini e lo stesso Kolarov, con Fazio che cederebbe il suo posto da titolare.