Fonseca: "Roma, con te io vincerò"

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Paulo Fonseca appare come un uomo mite, che sta cercando di capire dove è capitato e che tipo di lavoro dovrà svolgere. Allenare la squadra e, come sempre, il famoso ambiente romano, che aspetta da anni di alzare un trofeo. Questo allenatore qualcosa nella sua vita ha vinto, sì in Ucraina, ma è già tanto. Ha esperienza internazionale, e da questo punto di vista è più simile a Spalletti (che veniva dallo Zenit) rispetto a Di Francesco (bravo nell'esperienza al Sassuolo). Per il resto, come tipo di allenatore siamo lì: tutti e tre amano parlare di calcio, provando a far giocare bene le loro squadre. Del resto, e di questo è consapevole Fonseca, se non si possono far arrivare i campioni, bisogna puntare su due cose: giocatori motivati e un calcio affascinante. Questa la doppia missione del tecnico portoghese. Il compito è difficile ma «io non ho paura, questo è un sentimento che non fa parte del mio carattere», dice. La conferenza stampa è meno scoppiettante rispetto a quella di Gianluca Petrachi:ma l'allenatore non entra nello specifico, non parla di cessioni, di trattative, né di idee di mercato.

I GIOCATORI MOTIVATI - Ma è chiaro il concetto delle «motivazioni». Che riguardano ovviamente Dzeko, Zaniolo, e tutti coloro che, per un motivo o per un altro, si sentono sul mercato. «Voglio giocatori motivati. Non conta il passato ma solo il presente e il futuro», sostiene. Un futuro tutto da descrivere, tutto da attendere, con un po' di sorriso e un pizzico di ottimismo. Fonseca non promette, non fa proclami. Ma di una cosa è certo: «Sono fermamente convinto che negli anni in cui sarò l'allenatore di questa squadra potremo vincere una delle competizioni alla quale parteciperemo. Il presidente Pallotta non ha fissato obiettivi, ma vogliamo tornare subito in Champions. Possiamo elevare la Roma a un livello successivo. È un campionato difficilissimo, una sfida affascinante». Il tecnico non si sbilancia sul futuro dei suoi calciatori, nemmeno su quelli che potrebbero davvero essere messi sul mercato, vedi Zaniolo e/o Florenzi, e/o Pellegrini. «Quanto a Zaniolo: è un calciatore di grande talento, crediamo in lui. Quello che conta è il presente e il futuro: tutti devono dimostrare ogni giorno. Zaniolo, al pari dei suoi compagni, gode della mia fiducia. Sui due romani, Pellegrini e Florenzi? Conosco le loro caratteristiche tecniche, per me è importante conoscerli come uomini. Il discorso della personalità e del carattere è fondamentale, non vale solo per loro ma per tutti. Conta il livello di esigenza che il calciatore pone sulle proprie spalle e su quelle dei suoi compagni. In questo senso essere capitano e portare la fascia ha un'importanza cruciale». Anche per questo, forse, ha bisogno di uno come Higuain. Si capisce che Gonzalo sia un calciatore gradito. «Il centravanti migliore? Quello che fa gol...»

IL SUO CALCIO - Fonseca è un allenatore da 4-2-3-1, ma pure a lui parlare di numeri non piace. «Quella del sistema di gioco non è la questione più importante. Per me è lo dinamica della squadra. Le mie squadre sono dinamiche, in campo si sdoppiano. Bisogna sempre fare i conti con le caratteristiche dei giocatori. Chi è qui nella Roma potrà adattarsi alla mia idea di gioco. La questione difensiva? Negli ultimi 12 anni in Italia la squadra che ha vinto lo scudetto è quella che ha subito meno gol. Difendere bene non significa avere una squadra difensiva. Il miglior modo per difendere è tenere la palla, soprattutto lontano dalla porta. Se riusciremo ad avere una squadra solida in fase difensiva, ci saremo avvicinati al traguardo di vincere».

 


Higuain in entrata: ha il nodo buonuscita

IL MESSAGGERO - CARINA - Per un attimo s'è dimenticato di esser stato da giovane un buon difensore. Perché alla domanda su Higuain, Fonseca ha vestito i panni dell'assist-man: «Sono in totale sintonia con il ds (che pochi giorni fa lo aveva esaltato, ndc)». Per poi, in un secondo momento, tracciarne indirettamente l'identikit: «Se mi piace il centravanti di manovra o il finalizzatore? L'attaccante ideale è quello che fa gol». Le 328 reti in carriera (Selección compresa) sono il biglietto da visita di Gonzalo. Che rimane l'obiettivo della Roma per l'attacco. Non da ieri ma dall'inizio del mercato. La consapevolezza di dover abbinare un nome che possa riscaldare la tifoseria ad un centravanti che possa sostituire Dzeko (che alla fine si accaserà all'Inter), ha fatto ricadere la scelta sull'argentino. È una trattativa lenta che subirà un'accelerazione soltanto quando Higuain riuscirà a trovare un'intesa con la Juventus. Perché il centravanti è il primo a sapere che i 7 milioni a stagione sino al 2021 che attualmente percepisce, non c'è club al mondo (se non in campionati esotici) che è disposto a darglieli. E allora, per accettare di ridursi l'ingaggio (spalmandolo su più annualità), vuole una buonuscita che gli permettere così di non rimetterci nemmeno un centesimo.

INTRIGO - A quel punto, di pari passo, si capirà realmente cosa vuole fare la Roma di Zaniolo. Ieri Petrachi, a domanda diretta («Zaniolo e Florenzi potrebbero partire?») ha impiegato più tempo a spiegare perché non avrebbe risposto al quesito, piuttosto che a pronunciare un semplice «no» che avrebbe messo fine ai rumors. A dimostrazione che la permanenza di entrambi è legata soltanto alle offerte. Focalizzando per un attimo l'attenzione su Nicolò (sul quale l'agente Vigorelli, dopo l'endorsement a Petrachi e al club, ha rimarcato su Instagram che «per quel che ci riguarda» nessuna trattativa è in corso) la Roma lo valuta 50 milioni, disposta a considerare anche l'inserimento del cartellino di Higuain. I due club dovrebbero poi trovare un punto d'incontro sulle valutazioni da conferire ai calciatori, in modo da ottenere il massimo a livello di plusvalenze.

L'ALTERNATIVA - È chiaro che Petrachi non può aspettare in eterno. Se ad esempio questa settimana sarà decisiva per Veretout (a Trigoria regna l'ottimismo), anche per Higuain il ds salentino deve tenersi pronta una exit-strategy. A Fonseca, infatti, con l'addio di El Shaarawy e quello prossimo di Dzeko, mancano i gol. E se le prime amichevoli serviranno per capire cosa può dare Schick (sul quale c'è l'interesse del Wolfsburg), servono elementi che abbiano feeling con la porta avversaria. Lo svincolato Brahimi (21 centri nelle ultime due stagioni al Porto) è un'opzione interessante. Ma al centro, se non dovesse arrivare Higuain, serve un bomber. Mariano Diaz è stato offerto in Italia. Profilo da non scartare a priori.


Le spine di Paulo. Fonseca è già un sergente: "La mia Roma va meritata"

LEGGO - BALZANI - Non conosco la paura». Il primo capitolo del libro di Fonseca potrebbe avere questo titolo. Per capire se sarà avvincente oppure no bisognerà aspettare qualche mese. La conferenza di presentazione di ieri di emozioni non ne ha regalate troppe. Il portoghese, che ha promesso di imparare l'italiano in tempi brevi, ha però mandato messaggi ben precisi agli scontenti. A partire da Dzeko che in mattinata, prima delle visite a Villa Stuart, ha evitato le richieste dei tifosi e poi ha parlato con Petrachi ribadendo la volontà di andare all'Inter. «Voglio che restino qui solo quelli che sono felici, motivati e pronti a lottare per la Roma - ha detto Fonseca -.Questo è un prerequisito, giocatori che siano dentro la causa». Edin non sembra esserlo visto il muso lungo mostrato ieri. Nelle prossime ore si intensificheranno i contatti con l'Inter pronta a inserire Miranda nell'operazione. Ma il monito è pure per Zaniolo che ha deciso di non rinunciare nemmeno a un giorno di ferie (tornerà il 22): «È un calciatore di talento in cui crediamo. Ma per me conta il presente e il futuro e ognuno deve meritare questa squadra con lavoro e comportamenti. Vogliamo costruire qualcosa con i giocatori che mettano i propri interessi dietro a quelli della squadra». Anche in questo caso il futuro di Nicolò (per il quale Petrachi non ha smentito la cessione) guarda a nord, verso Torino. A proposito: «Su Higuain sono in piena e totale sintonia con Petrachi. Non è mia intenzione parlare di giocatori che non sono presenti, se arriverà ne parlerò». L'altra spina si chiama Florenzi per il quale sono in dubbio futuro e fascia da capitano. «Probabilmente sarà lui ma è importante conoscere i giocatori dal punto di vista caratteriale e capire che uomini sono. Quello che conta è il livello di esigenza che il calciatore pone sulle proprie spalle e del suo compagno. Essere capitano in questo senso è cruciale».
Il manifesto tecnico-tattico può riassumersi così: «Non sarà la mia Roma, ma la Roma di tutti. Pallotta non ha fissato obiettivi concreti. Quello che mi pongo è tornare in Champions, ma la priorità è costruire una squadra ambiziosa e coraggiosa. Non sono una persona a cui piace fare promesse, questa è un'ambizione. Potremmo vincere con questa squadra una delle competizioni in cui parteciperemo nell'arco di 2 anni. Sono qui perché ritengo che insieme possiamo costruire qualcosa di speciale e dato che non faccio le mie scelte sulla base economica e mi baso sulle mie sensazioni, quando ho parlato con Petrachi non ho esitato. Negli ultimi 12 anni in Italia la squadra che ha vinto è quella che ha subito meno gol. È fondamentale difendere bene, ma non sarà una squadra difensiva. Armi? Possesso palla e intensità».


Sognando il Flamengo

INSIDEROMA.COM - ELISA GIOCONDI - Gerson insegue il Flamengo. Dopo aver voltato le spalle alla Dinamo Mosca e ai 10 milioni offerti alla Roma, torna a sognare il Brasile come quando era alla Fiorentina.
Facendo un passo indietro, a gennaio Monchi rifiutò 8 milioni per l'80% del cartellino con la consapevolezza delle potenzialità del giocatore e la speranza che venissero riconfermate nella seconda parte della stagione. Ora la Roma chiede 15 milioni di euro, ma la dirigenza sportiva brasiliana vuole agire con cautela e vuole il 70% del cartellino per 8 milioni: Petrachi rifiuta e va avanti, sperando in un rilancio.
La negoziazione è un'operazione delicata e, come spiega il padre di Gerson nonchè suo agente, non bisogna fare passi falsi e rischiare di mandare tutto all'aria:
“Stiamo provando a chiudere la trattativa, siamo in contatto ma dobbiamo avere cautela. Martedì ci rivedremo con i giallorossi per capire cosa vogliono fare con Gerson. Lui ha un contratto fino al 2021 e per questo bisogna avere rispetto, non vogliamo forzare la mano. Se mio figlio andrà via lo farà dalla porta principale”.
Intanto il classe '97 ci spera e affida le sue parole a FlaPresse, che le riporta sul profilo Twitter:
"Abbiamo avuto un buon incontro con la dirigenza. Venire al Flamengo mi farebbe piacere, tutti vorrebbero indossare questa maglia. Mi presenterò a Roma perché è il club con cui ho il contratto, ma ci saranno notizie".
Gerson sembra scalpitare e la trattativa può considerarsi in corso: i prossimi giorni saranno decisivi.


Pau Lopez 'y sus compañeros', l'ex Betis è l'undicesimo spagnolo nella storia della Roma

INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - Il portiere iberico Pau Lopez è sbarcato nella Capitale e si appresta ad iniziare la propria avventura in giallorosso dopo che il neo ds Gianluca Petrachi, su segnalazione diretta di mister Fonseca, ha convinto il Betis Siviglia con una somma vicina a trenta milioni di euro.

La porta della Roma, dunque, continuerà a 'parlare straniero' anche per la stagione 2019/2020; lo scorso anno fu lo svedese Robin Olsen a essere scelto dall'ex direttore sportivo Monchi come portiere (sulla carta, visto come andò a finire...) titolare per la compagine allora guidata da Eusebio Di Francesco. L'ex Copenhagen arrivò per rimpiazzare un altro 'numero uno' non italiano come Alisson Becker, che a sua volta aveva preso il posto del polacco Wojciech Szczęsny a partire dall'estate del 2017.

Per tornare alla scelta di un portiere nato nello 'Stivale' a cui affidare i gradi di titolare bisogna riferirsi addirittura al 2013, anno in cui Walter Sabatini scelse di puntare con decisione sull'esperto Morgan De Sanctis, in uscita dal Napoli, dove nel frattempo erano arrivati Rafa Benitez (in panchina) e il fido Pepe Reina (come nuovo estremo difensore titolare); per un puro scherzo del destino entrambi spagnoli come il nuovo acquisto giallorosso.

La Spagna e la Roma: un binomio già venuto alla luce nel corso degli otto anni di gestione americana sin qui trascorsi.

In principio, ci fu l'avvento di Luis Enrique in panchina. Voluto fortemente da Franco Baldini, l'ex centrocampista del Barcellona fu il primo tecnico della Roma made in Usa. Sembrava potesse essere il principio di una vera e propria 'rivoluzione culturale', ma si trattò alla fine di un'esperienza durata soltanto un anno, tra molti bassi e pochissimi alti.

Al di fuori del rettangolo di gioco, poi, la Roma tornò a parlare spagnolo a partire dalla primavera del 2017, quando James Pallotta scelse Monchi come nuovo direttore sportivo del club al posto di Walter Sabatini. Poco meno di un biennio, con una semifinale di Champions League e un terzo posto in Serie A ma anche una serie di acquisti quantomeno discutibili, per l'ex 'Re Mida' venuto da Siviglia e poi le dimissioni irrevocabili per fare ritorno a casa.

Dal punto di vista dei calciatori, invece, Pau Lopez sarà il primo portiere spagnolo nella storia della Roma; l'undicesimo nato nel paese iberico, tuttavia, a vestire i colori della società capitolina.

Il primo della lista fu Joaquín Peiró, che lasciò l'Inter di Herrera nell'estate del 1966 per approdare in giallorosso. A Roma rimase per quattro stagioni in cui, nonostante l'età non più verde, riuscì a mostrare molti sprazzi del suo talento cristallino e a entrare nel cuore dei tifosi, divenendo anche capitano della squadra.

Altro campione spagnolo giunto nella Capitale soltanto a fine carriera fu Luis Del Sol. Classe 1935, il centrocampista iberico arrivò alla corte di Helenio Herrera nell'estate del 1970, quindi a trentacinque anni, dopo otto stagioni con la Juventus. Il dinamismo che aveva contraddistinto l'intera sua carriera si era ormai drasticamente ridotto, ma in una Roma per nulla competitiva ad alti livelli, Del Sol ebbe comunque modo di offrire alcune prestazioni di livello e di vestire in più occasioni la fascia di capitano grazie alla sua esperienza.

Brevissima e anonima fu, invece, l'esperienza romanista di Bruno Nobili, di chiare origini italiane, ma nato in quel di Valencia. Si trattava di una mezz'ala, che disputò una sola gara con la maglia della Roma: una sfida contro il Varese del leggendario Armando Picchi nella stagione 1968/69.

Furono necessari poi quasi trent'anni per ritrovare dei calciatori spagnoli all'interno della rosa giallorossa.

Nell'estate del 1997, infatti, dalla penisola iberica arrivarono ben due elementi per il neo allenatore Zdenek Zeman: due casi completamente distinti, seppur entrambi segnalati proprio dal boemo. Si trattava di Ivan Helguera e di Cesar Gomez.

La trattativa per portare Helguera a Trigoria fu tutt’altro che facile anche a causa dell’improvviso (e scorretto) inserimento del Real Madrid, che fece infuriare l'allora presidente Sensi. Alla fine, comunque, il 14 giugno del 1997 Helguera diventò un giocatore della Roma per 5 miliardi di lire. Si pensava di aver trovato il metronomo perfetto per dettare i tempi del calcio zemaniano, ma la storia disse il contrario. Dopo un solo anno, il ragazzo fece così ritorno in patria (all'Espanyol) prima di diventare una leggenda del Real Madrid come difensore centrale.

Cesar Gomez, invece, ha avuto modo di entrare di prepotenza nella storia della Roma unicamente per il suo status di meteora e per la storia che si celerebbe dietro al suo acquisto. Tutto ebbe inizio nell'ottobre del 1996, quando la Lazio, allora allenata da Zeman, venne travolta per 5-3 in un match di Coppa Uefa sul campo del Tenerife, guidato in difesa dalla coppia centrale Paz-Gomez. Oltrepassato il Tevere, il mister boemo non dimenticò quella serata e consigliò alla società l'acquisto di 'quel difensore con la -z' che tanto bene aveva marcato Casiraghi. Visti i pessimi risultati di Cesar Gomez in giallorosso, negli anni in molti, tra tifosi e addetti ai lavori, hanno iniziato a narrare la storia (o leggenda metropolitana?) che il vero obiettivo fosse in realtà il compagno di reparto di Gomez, ovvero tale Pablo Paz, e che si verificò un grossolano errore da parte della dirigenza romanista e del tecnico.

Successivamente, toccò a Josep 'Pep' Guardiola. Leggenda del Barcellona dal 1990 al 2001, il centrocampista di Santpedor fu un grande colpo a costo zero messo a segno dal presidente del Brescia Corioni nell'estate del 2001. Poche partite con le 'Rondinelle' sembrarono bastare alla Roma per tesserarlo nella stagione successiva. Nella Capitale, però, Guardiola disputò soltanto sei partite, prima di fare ritorno (brevemente) ancora a Brescia e di volare poi alla volta dell'esotico calcio qatariota.

Da Barcellona arrivava anche Bojan Krkic. Era l'estate del 2011, la prima della Roma americana, e Walter Sabatini era alla ricerca di un grande colpo da regalare in attacco al nuovo mister Luis Enrique. Proprio l'allenatore iberico segnalò come primo nome sulla sua lista di gradimento quello del giovane blaugrana Bojan, che nelle giovanili del club catalano aveva fatto sfracelli, ma che allo stesso tempo aveva iniziato a faticare in prima squadra, dopo una stagione come debuttante da sogno. In giallorosso, Bojan continuò a mostrare ciò che non gli aveva permesso di sfondare in Catalogna: grande classe, ma anche eccessiva discontinuità. Dopo un solo anno, venne ceduto al Milan.

Sempre nel corso dell'estate del 2011, il club di Trigoria ebbe la necessità di sostituire il partente John Arne Riise con un nuovo terzino sinistro. Sabatini seguì ancora una volta le indicazioni di Luis Enrique e prelevò il giovane Josè Angel dallo Sporting Gijòn. Dopo le prime apparizioni, lo spagnolo sembrò stregare i fan romanisti grazie a entusiasmanti sgroppate e a un piede sinistro davvero delicato. Con il trascorrere della stagione, tuttavia, emersero i limiti difensivi e caratteriali del ragazzo, che concluse l'annata tra i fischi dei tifosi. La cessione divenne inevitabile e dopo un solo anno, Josè Angel fece ritorno in patria, precisamente alla Real Sociedad.

Quattro anni dopo la coppia Bojan-Josè Angel, la Roma tornò ad acquistare un calciatore spagnolo: Iago Falque. Reduce da una grande stagione con il Genoa di Gasperini, l'esterno offensivo di Vigo sembrava poter essere un innesto veramente importante per la squadra di Rudi Garcia, che gli diede fiducia sin dalle prime partite. A causa di diversi contrattempi fisici e del successivo avvicendamento in panchina tra il francese e Luciano Spalletti, con quest'ultimo che proprio non puntava sul ragazzo, l'attaccante non riuscì ad affermarsi nella Capitale e fu frettolosamente (troppo?) spedito al Torino, dove ha poi continuato a offrire ottime prestazioni e a siglare diversi gol.

Si giunge, dunque, alla precedente estate, quando l'ormai ex direttore sportivo Monchi sceglie di mettere sotto contratto il centrale difensivo Ivan Marcano, svincolatosi dal Porto. Difensore roccioso, ma anche abbastanza lento, Marcano viene raramente considerato da Eusebio Di Francesco, che non lo ritiene adatto al proprio calcio contraddistinto dalla difesa alta e da centrali preferibilmente rapidi. Dopo l'allontanamento del tecnico pescarese, tuttavia, il ragazzo si prende una piccola rivincita personale con Claudio Ranieri in panchina: grazie a una disposizione difensiva assai più accorta, infatti, l'ex Porto offre qualche prestazione di buon livello. Probabilmente un elemento non sufficiente per guadagnarsi la conferma anche per la stagione che sta per prendere il via, con Paulo Fonseca in panchina e il connazionale Pau Lopez in porta.


Torna l'opzione Bailey

Leon Bailey torna nel mirino. La Roma deve colmare il vuoto del dopo El Shaarawy e riemerge il nome dell'attaccante giamaicano ancora al Bayern Leverkusen. La valutazione è alta ed è uno scoglio importante per l'intesa tra i club, ma la Roma potrebbe fare un tentativo.


Ritiro Roma, appuntamento alle 9.30 a Trigoria

La Roma inizia il ritiro domani. Primo giorno di raduno e prima volta in campo a Trigoria per Paulo Fonseca da allenatore della squadra: i giallorossi si troveranno intorno alle 9.30 e l'allenamento sarà a porte chiuse. Inizialmente l'idea era quella di una doppia seduta ma l'opzione scelta è stata di un solo allenamento; per i prossimi giorni è tutto da pianificare.


Amichevole contro il Lille il 3 agosto alle 18

La Roma affronterà il Lille il 3 agosto alle ore 18:00 allo Stade Pierre Mauroy. Questo il comunicato ufficiale su asroma.com: 

L'AS Roma giocherà un’amichevole sabato 3 agosto in casa del Lille. I giallorossi saranno impegnati allo Stade Pierre-Mauroy, in occasione del “LOSC FanDay”, con il calcio d’inizio del match in programma alle 18:00.

Il club rossoblù nello scorso campionato si è classificato al secondo posto dietro al PSG, guadagnando l’accesso diretto ai gironi della prossima Champions League.

La squadra francese inizierà la nuova stagione di Ligue 1 il 10 agosto, contro il Nantes.

Nei prossimi giorni saranno comunicate le modalità di acquisto dei biglietti per i tifosi giallorossi.


Conferenza Fonseca: "L'obiettivo è tornare in Champions League. Sono motivato, voglio una Roma che renda orgogliosi i tifosi"

Paulo Fonseca, nuovo allenatore giallorosso, ha tenuto la sua conferenza stampa di presentazione nella sala conferenze del Centro Tecnico Fulvio Bernardini di Trigoria. Accanto a lui il ds Gianluca Petrachi, che ha così introdotto il tecnico: 

“Oggi sono molto fiero di presentarvi il nostro allenatore. Sono molto felice ed onorato di presentare questo personaggio, che avrete modo di conoscere velocemente. Non vorrei aggiungere altro, ma mi sento di dire che inizialmente nelle mie valutazioni, anche in quelle della società, si pensava di andare su un profilo italiano, ma in realtà è un’opportunità lui. Sono contento di averlo preso, gli lascio la parola ed è tutto per voi”.

Ora le parole di Fonseca: 

“Salve a tutti, sono molto felice di essere qui. Sono motivato per lavorare in questa città e squadra meravigliosa. Sto studiando per parlare con voi in italiano al più presto, ma oggi ancora in portoghese“.

Domani inizia la stagione della Roma. Come immagina la sua squadra?

"Non sarà la mia Roma, ma di tutti. Sono motivato, insieme alla dirigenza ed ai calciatori, per costruire una squadra ambiziosa e che renda orgogliosa i nostri tifosi".

Ha avuto modo di affrontare la Roma. Che ricordo ha dell’Olimpico e del tifo? Come si immagina il suo rapporto con loro? 

"Ovviamente non ho un grande ricordo di quella serata, perché la mia squadra fu eliminata, ma fu sufficiente per capire l’aria che si respirava quel giorno. Mi piacerebbe cercare di motivare i tifosi per motivare l’ambiente che io, purtroppo, ho subito quel giorno".

Che incidenza penserà di avere sul mercato per rinforzare la squadra? Perché avete scelto Pau Lopez? 

"Noi stiamo lavorando intensamente per costruire una squadra forte e stiamo studiando le questioni. Stiamo ponderando le scelte, per portare qualità nella squadra. Abbiamo fatto tre acquisti, quando faremo di nuovi ve lo comunicheremo. Stiamo ponderando le nostre scelte con criterio, per portare profili di qualità per rinforzare la squadra".

Higuain le piace?

"Sono in piena sintonia con Petrachi e con quanto ha detto lui. Non è mia intenzione parlare di giocatori che non sono presenti. Se dovesse arrivare ne parleremo, ma non voglio parlare di operazioni non concretizzate per quelli che sono presenti al momento".

Che obiettivo le ha dato Pallotta per questa stagione? 

"Non ha fissato obiettivi concreti, ma io mi impongo di tornare subito in Champions League. Un’altra priorità è quella di costruire una squadra forte e ambiziosa. Vogliamo sempre vincere, ma quando non succede i tifosi devono essere orgogliosi. Se questa condizione è soddisfatta saremo più vicini al traguardo. Non faccio promesse, è una convinzione. Ho due anni di contratto più un altro, ma sono convinto che potremo vincere qualcosa. Non è una promessa ma una convinzione".

Ha parlato con Edin Dzeko? Cosa pensa di Zaniolo?

"Parto dalla questione di Zaniolo: è un calciatore di grande talento, in cui crediamo. Quel che sto per dire ora vale per lui e per tutti: contano solo presente e futuro, ogni giocatore deve dimostrare di meritare questa squadra. Al pari dei suoi compagni, lui gode della mia fiducia, ma quel che conta è la voglia di costruire qualcosa con giocatori che vogliano sacrificarsi per questa maglia, con giocatori che mettano i loro interessi dietro a quelli della squadra. Per quanto riguarda Dzeko, non ho ancora parlato con lui, ma so che Gianluca ha avuto modo di farlo. Voglio dire che restino qui soltanto i giocatori che sono felici di stare qui e che hanno voglia di lottare per questo club. È una condizione fondamentale avere calciatori dediti alla causa".

Ci sono dei calciatori della cui permanenza ha avuto la certezza? Teme che cambiamenti troppo grossi le possano portare via troppo tempo?

"Evidentemente ci sono dei giocatori che rappresentano delle certezze e che saranno pilastri del futuro. Giocatori che a pieno titolo fanno parte del progetto. Questo è il mio primo giorno nel club, inizieremo domani a lavorare. Mi aspetto che ci voglia un po' di tempo affinché determinati dettami vengano assimilati, sono positivo e ottimista, convinto che con chi c'è e chi arriverà si possa costruire una squadra forte".

Restano due romani in rosa, Florenzi e Pellegrini. In che ruolo vede i due? 

"Conosco molto bene i due, li ho affrontati e ho visto tantissime partite della Roma. È importante conoscerli anche da un punto di vista caratteriale, come sono come uomini, è un aspetto molto importante. Un discorso che vale per loro e per tutti, è di fondamentale importanza. Il ruolo lo vedremo, analizzeremo le cose con calma, sperimenteremo e voi stessi ve ne renderete conto. Per concludere il discorso, molto spesso parliamo di esigenze. Io sono qui perché esigo determinate cose dai calciatori, il club lo stesso. Quello che conta è il livello di esigenza che il calciatore pone sulle proprie spalle e quelle del compagno. Portare la fascia di capitano ha un'importanza cruciale: essere leader significa questo e spero che ogni giocatore abbia questo livello di esigenza molto alto perché ritengo che questo tipo di sentimento possa aiutarci a vincere".

Per Petrachi: state considerando di poter cedere Florenzi e Zaniolo? 

"Oggi è la giornata del mister, è giusto che il mister risponda alle domande sul campo. Parlare oggi di mercato è inopportuno, tre giorni fa credo di essere stato abbastanza esauriente. Quando parleremo di mercato lo farò ufficialmente".

È arrivato in una squadra che non vince tanto da molti anni. Pensa che ci siano realmente delle possibilità di poter vincere con la Roma? 

"Sono qui perché ho la forte convinzione che possiamo elevare la Roma a un livello successivo. Disputiamo un campionato difficilissimo sul piano tattico, è una sfida affascinante. Ma soprattutto sono qui perché ritengo che possiamo costruire qualcosa di speciale. Poiché non faccio le mie scelte su base economica, ma sulle mie sensazioni, quando ho parlato con Gianluca, che mi ha offerto di venire qui alla Roma, non ho mai esitato o avuto dubbi. Ribadisco, possiamo costruire qualcosa di davvero speciale".

Ha già in testa un sistema di gioco per la sua squadra? Per quanto riguarda la fase difensiva, il suo Shakhtar era molto forte in campionato e meno nelle coppe. Qual è la sua opinione? 

"Quella del sistema di gioco non è la questione più importante. Ciò che è importante sono le dinamiche di squadra. Le mie squadre si sdoppiano, nella costruzione i principi dell'allenatore sono fondamentali, poi bisogna fare i conti con le caratteristiche. Se mi chiedete se i calciatori attuali possano incasellarsi nei miei principi, io dico sì. Per quanto riguarda la questione difensiva, negli ultimi 12 anni ha sempre vinto la miglior difesa. Cureremo la fase difensiva, ma è un registro che cercheremo di migliorare. Difendere bene non significa avere una squadra permanentemente in fase difensiva. Il miglior modo di difendere è tenere il pallone. È fondamentale l'intensità in ogni momento di gioco, pur garantendo stabilità difensiva. Bisogna difendere lontano dalla porta. Se saremo solidi in fase difensiva, ci avvicineremo alla vittoria. Dirò di più: il gioco è diventato più strategico e servirà uno studio approfondito. In Italia si gioca a 4 o 5 in difesa, a 2 o 3 in attacco: servirà una preparazione dal punto di vista strategico. Se mi chiedete se la mia squadra giocherà sempre nello stesso modo, vi rispondo che la mia squadra giocherà in modo strategico per poter battere l'avversario".

Florenzi sarà il capitano della Roma?

"Florenzi era il capitano della squadra, è una questione che analizzeremo ma evidentemente la probabilità che continui a esserlo è elevatissima".

Lei è l'ottavo allenatore della gestione americana. È un aspetto che la preoccupa? Cosa crede di avere per riuscire dove altri hanno fallito? 

"No, assolutamente. Non ho alcuna paura, è un sentimento che non conosco. Non mi piace parlare di me stesso, per gli allenatori parlano i risultati. Se ne faremo di buoni, vedrete chi sono. L'allenatore è i risultati, mi conoscerete così".

Pastore e Perotti rientrano nella sua idea di gioco? 

"Se sono qui con noi, sono giocatori sui quali conto, che possono essere utili. Hanno qualità, vale il discorso di Zaniolo: bisognerà lavorare giorno per giorno per meritare di essere qui".

Che tipo di rapporto instaura col DS? Qual è l'attaccante ideale per Fonseca? 

"L'attaccante ideale è quello che fa gol (ride, ndr). Per quanto riguarda il rapporto col DS, devo riconoscere che c'è una ottima complicità. Stiamo cercando di scegliere le opzioni migliori per la squadra. Ci sono due scenari: o Gianluca propone calciatori, o lo faccio io. Insieme, cerchiamo di prendere le decisioni migliori, contando anche le questioni finanziarie. Insieme stiamo cercando di scegliere le opzioni migliori".


Pau Lopez è arrivato nella Capitale, ora le visite mediche a Villa Stuart

Pau Lopez è atterrato poco fa all'aeroporto di Fiumicino. Cronisti e tifosi presenti per accogliere il futuro portiere della Roma, terzo acquisto dell'era Petrachi - dopo Spinazzola e Diawara. L'estremo difensore è arrivato a Villa Stuart attorno alle 13:30 per sostenere le visite mediche. 


Villa Stuart, visite mediche di rito per i nazionali

Oggi alle 15:00 Paulo Fonseca, neo tecnico giallorosso, sarà presentato in conferenza stampa a Trigoria. In mattinata a Villa Stuart sono in programma le visite mediche di rito dei giocatori impegnati con le Nazionali nelle prime due settimane di giugno: Mirante, Olsen, Dzeko, Nzonzi, Under, Schick e Kolarov; Alessandro Florenzi e Bryan Cristante hanno già effettuto i controlli di rito nei giorni scorsi, mentre per Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo sono in programma al rientro dalle vacanze. Domani invece è fissato il raduno al "Fulvio Bernardini". A Fiumicino, sempre in mattinata, sbarcherà il terzo acquisto della Roma targata Petrachi: il portiere Pau Lopez, in arrivo dal Betis Siviglia.

 11.35 - Dzeko lascia la clinica trovando nuovo affetto dai tifosi presenti all'uscita che gli hanno dedicato cori e chiesto di rimanere. Uno di loro, inoltre, ha messo una sciarpa romanista al collo del numero 9 che è salito in macchina senza rilasciare alcuna dichiarazione. Poco dopo anche Kolarov ha lasciato la clinica di Villa Stuart.

 

11.20 - Kolarov si è intrattenuto con i tifosi per foto e autografi, ma non ha risposto alle domande sulla sua permanenza a Roma.

 

11.10 - E' arrivato anche Steven Nzonzi, incappucciato con i tifosi che hanno ironizzato: "Ma non hai caldo?". Il francese è in uscita dalla Roma.

 

11.04 - Dopo Under, anche Antonio Mirante, che oggi compie 36 anni, ha raggiunto la clinica romana. Il portiere ha anche scattato foto con i tifosi presenti, oltre che firmare qualche autografo.

 

10.56 - E' il momento di Cengiz Under a raggiungere la clinica.

 

10.29 - Anche Patrik Schick, dopo le visite effettuate, ha firmato autografi e ha scattato foto con i tifosi presenti.

 

10.20 - Olsen ha terminato i controlli e prima di lasciare la clinica si è intrattenuto con i tifosi per firmare autografi.

 

10.05 - Poco dopo l'attaccante bosniaco, è la volta di Aleksandar Kolarov a raggiungere Villa Stuart.

10.00 - In clinica è arrivato anche Edin Dzeko, che le indiscrezioni di mercato vogliono lontano dalla Roma e vicino al trasferimento all'Inter di Conte. "Rimani?", la domanda che un tifoso ha rivolto al bosniaco al momento dell'arrivo, Dzeko non ha risposto e ha tirato dritto.

9.30 - Gonalons ha terminato le visite ed ha lasciato la clinica.

9.05 - Dopo il portiere svedese, a Villa Stuart si vede Patrik Schick.

9.00 - Giunto anche Robin Olsen. Presenti anche Massimo Manara, nuovo medico sociale della Roma, Causarano, coordinatore e responsabile sanitario della prima squadra, e Vincenzo Costa, anche lui medico del club.

8.00 - Il primo ad arrivare in clinica è il francese Maxime Gonalons, per ultimare le visite effettuate già due settimane fa.

 

 


ElSha ceduto allo Shanghai Shenhua per 16 milioni (Foto)

Stephan El Shaarawy è stato ceduto allo Shanghai Shenhua per 16 milioni. L'ufficialità della cessione dell'esterno giallorosso al club cinese arriva anche dalla Roma, che tramite un comunicato ufficiale annuncia sul sito asroma.com: "L’A.S. Roma S.p.A. rende noto di aver raggiunto un accordo per la cessione a titolo definitivo, allo Shanghai Greenland Shenhua FC, dei diritti alle prestazioni sportive del calciatore Stephan El Shaarawy, a fronte di un corrispettivo fisso di 16 milioni di euro. El Shaarawy, arrivato in giallorosso nel gennaio 2016, ha totalizzato 139 presenze e 40 reti con la maglia della Roma. Il Club augura a Stephan le migliori fortune per il futuro". Su Twitter, tramite un video che raccoglie i momenti salienti del faraone con la Roma, il club ha salutato il numero 92 con un post dedicato: "El Shaarawy ceduto a titolo definitivo allo Shanghai Shenhua Ciao Stephan, grazie per questi anni in giallorosso".