De Rossi-Roma, a fine stagione sarà addio: futuro all'estero

REPUBBLICA.IT - PINCI - FERRAZZA - MORRONE - "E' finita un'era". La Roma lo ha annunciato così, con un comunicato di poche righe sui social network. Daniele De Rossi lascerà il club giallorosso - ma non il calcio giocato - dopo quasi 18 anni: l'ultima sarà anche l'ultima di campionato, Roma-Parma, che nel 2001 voleva dire scudetto. Lui quello scudetto lo festeggiò però da semplice tifoso: debuttò soltanto qualche mese dopo, a festa finita, in Champions League contro l'Anderlecht.
Dopo due coppe Italia, una Supercoppa (e un Mondiale con l'Italia) la corsa finirà il prossimo 26 maggio, altra data significativa, quella della sconfitta più bruciante. L'ultima con la Roma, però, non sarà l'ultima da calciatore. De Rossi lo ha saputo davvero soltanto lunedì sera, alla fine di un lungo faccia a faccia con i dirigenti di Trigoria. Gli avevano proposto un ruolo diverso, operativo, ma nella società. Lui ha detto no: vuole giocare un altro anno. Anche uno soltanto, ma in un calcio diverso, meno competitivo, in cui prendersi qualche pausa che non crei problemi al club. A lui piacerebbe farlo nel Boca oppure in Giappone, la Roma tramite i propri canali potrà dargli una mano a cercare un contratto negli States, a New York o magari a Los Angeles. Ma alla fine di una stagione in cui il corpo di Daniele è stato tormentato da una serie infinita di guai fisici - cinque infortuni, solo 17 partite di campionato - la Roma che cerca una svolta tecnica e anche agonistica non poteva fare sconti a nessuno. Anzi: il profilo degli allenatori cercati, da Conte a Gasperini, indica la chiara volontà di affidarsi a tecnici che mettano al centro del loro progetto l'agonismo sfrenato, una preparazione estrema. Quella che un corpo suscettibile di infortuni e problemi fisici non può sostenere.
De Rossi ha capito, forse sapeva già. La moglie Sarah Felberbaum lo aveva quasi annunciato tempo fa: "Daniele dovrà prendere la decisione più importante della sua vita". Potrà chiedere un consiglio a Totti, magari: due anni dopo, un altro capitano lascia, un'altra bandiera da ammainare. Stavolta però c'è una consapevolezza diversa, senza rancori. Anche il presidente Pallotta ha speso delle parole per salutare De Rossi: "Daniele è stato per 18 anni il cuore pulsante dell'AS Roma. Ha sempre incarnato il tifoso romanista sul campo con orgoglio. Rispettiamo la decisione di proseguire la sua carriera da calciatore, anche se, a quasi 36 anni, sarà lontano da Roma. Ci commuoveremo, ma lo ringrazio per lo straordinario impegno profuso. Le porte della Roma per lui rimarranno sempre aperte con un nuovo ruolo in qualsiasi momento deciderà di tornare". Una porta che De Rossi sarà felice di riaprire.


Escluse fratture per Lorenzo Pellegrini. Il centrocampista dovrebbe essere convocato per il Sassuolo

La AS Roma, tramite un bollettino medico ufficiale, ha fatto sapere che Lorenzo Pellegrini non ha subito alcuna lesione muscolare durante la sfida con la Juventus. Per il centrocampista della Roma si evidenzia, infatti, un’area di sovraccarico intorno ad una pregressa cicatrice. Le sue condizioni verranno quotidianamente monitorate per stabilirne la disponibilità per Sassuolo-Roma. 


I commenti sull'addio alla Roma di De Rossi di varie personalità del calcio

Daniele De Rossi a fine stagione lascerà la squadra giallorossa dopo ben 18 campionati con la stessa maglia.

Su questa notizia si sono espressi Marcello LippiGaetano D'Agostino.

L'ex ct della nazionale ha rilasciato le seguenti dichiaraizioni durante una intervista a Radio Capital

"Sono convinto che se potesse finirebbe la carriera a Roma. È una mia impressione, non ho parlato con Daniele. Probabilmente, siccome la voglia di giocare è ancora grande, ha deciso di andare altrove per non smettere. Ci siamo goduti questa persona straordinaria, un grande campione e un ragazzo fantastico. Ma ha commesso anche lui qualche erroruccio, come l’espulsione ai Mondiali del 2006. Mi dicevano che non meritava di giocare la finale ma io lo schierai e segnò anche uno dei rigori decisivi. È un giocatore molto particolare, che ha segnato tanto e si è prestato a tante soluzioni tattiche. Non vedo in questo momento altri giocatori con queste caratteristiche".

L'ex centrocampista giallorosso invece, a tuttomercatoweb.com, ha affermato:

"Con lui ho legami bellissimi, abbiamo condiviso una parte del settore giovanile, poi l'Under 21. Mi sorprende questa notizia, come tutti gli amanti del calcio era una delle poche bandiere rimaste". 


De Rossi, le parole di Nainggolan e Di Canio sull'addio alla maglia giallorossa di Capitan Futuro

Sono molti, nelle ultime ore, i rappresentanti del mondo del calcio che stanno dicendo la loro sull'addio alla maglia giallorossa di Daniele De Rossi. Tra i vari commenti due risultano essere particolarmente rilevanti.

Tramite il proprio profilo Twitter l'ex centrocampista della Roma, Radja Nainggolan, ha così commentato la vicenda: " DDR, che dire: una storia già vista…". Chiare le parole polemiche del belga che accomunano la storia del numero 16 a quella di Francesco Totti e dello stesso Nainngolan.

Il Pupone, infatti, ha lasciato il calcio giocato il 28 maggio 2017. Tutto questo nonostante lui volesse continuare a giocare con la Roma. Lo stesso centrocampista belga, ora in forza all'Inter, invece è stato venduto la scorsa estate a prescindere dalla sua volontà di restare nella Capitale.

Anche l'ex attaccante della Lazio Paolo Di Canio ha voluto ricordare il numero 16 giallorosso. Quste le sue parole rilasciate all'emitettente Sky Sport: "Dispiace quando un giocatore così carismatico e importante smette, ma c’è un tempo per tutto. Mi dispiace perché ho sempre stimato Daniele come persona. Qualche volta ha ecceduto ma questo si perdona sempre perché lo ha fatto per amore. È sempre stato educato, rispettoso e battagliere. Quando hai una personalità così davanti non puoi far altro che applaudire ciò che ha fatto, che ha vinto e che ha sofferto. È importante ciò che ha rappresentato come persona. È il tipo di leader che ogni allenatore vorrebbe"

 


Conferenza stampa De Rossi: "La società decide, io sono completamente innamorato della Roma"

Daniele De Rossi è a Trigoria per l'ultima conferenza stampa. Una sensazione di dejavu al saluto del romanista: a due anni dall'addio di Francesco Totti, il 26 maggio finirà la sua carriera con il club capitolino.
De Rossi chiarirà le motivazioni a monte della decisione al fianco del CEO Guido Fienga, che inizia così:

“Vi abbiamo convocato per comunicarvi che ieri ci siamo incontrati con Daniele e abbiamo comunicato la decisione della società di non rinnovargli come contratto dall’anno prossimo. Abbiamo parlato a lungo, ho espresso a lungo la volontà di avere Daniele in società per continuare con noi nel percorso che lui deciderà. Egoisticamente, ho sperato che Daniele voglia accogliere l’idea di starmi accanto, mai come in questo momento mi avrebbe fatto comodo un vice come lui nel valutare alcune situazioni in un contesto in cui l’azienda si è resa conto di cambiare e correggere alcune decisioni passate per ripartire. Questo tipo di disponibilità Daniele lo coglierà quando lo riterrà opportunità, è una proposta sempre valida, mi auguro che quando deciderà di accogliere tale proposta riusciremo ad accelerare i progetti. Daniele ha espresso altre idee, lascio a lui la scelta e le rispettiamo come lui rispetta le nostre. Devo dire che io sono arrivato da poco ma sono onorato dal confronto aperto che abbiamo avuto con trasparenza e lealtà”.

Cambieresti qualcosa del passato?
"Magari eviterei qualche cartellino rosso, ma non cambierei mai la scelta di rimanere alla Roma, di restarle fedele. Avrei voluto qualche coppa in più, sono sereno per questa scelta, ci sono stati degli errori negli anni e poteva essere possibile il contrario".

L'affetto dei tifosi?
"È un dato di fatto, lo hanno dimostrato nel corso degli anni, hanno dimostrato di tenere veramente a me, anche io non li ho mai cambiati per qualche ipotetica coppa, ho avuto in passato l'opportunità di andare in squadra che potessero vincere più della Roma, ci siamo scelti a vicenda e oggi sarebbe un dramma se o io o loro dicessimo che avremmo voluto andare via oppure se avessimo avuto Iniesta avremmo vinto. È un grande amore che continuerà nei prossimi anni, da ex calciatore con il panino e la birra magari tiferò i miei amici nel settore ospiti".

Il futuro?
"Io ho 36 anni, non sono scemo. Se nessuno ti chiama per il contratto, la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco, perché non mi piace molto e non c'è molto da dire, non volevo creare rumore e distrarre la squadra. Riguardo al futuro, ringrazio Guido per l'offerta e per come mi ha trattato, ringrazio Massara, la sensazione che ci fosse grande affetto era forte, la sensazione che si potesse andare avanti pure però queste sono decisioni della società, qui è divisa in più parti e bisogna rispettare le decisioni, non posso uscirne diversamente. Non ho chiesto niente a nessuno, la Roma pensavo potesse arrivare in Champions fino a Genova, poi stamattina mi sono arrivati 500 messaggi. Non ho preferenze, posso dire che mi sento calciatore e voglio ancora giocare, mi farei un torto se smettessi".

Sarebbe stato più giusto se lo avessi deciso tu il tuo addio?
"L'ho detta spesso a Francesco (Totti, ndr). Non sono molto d'accordo, è la società che decide alla fine. Magari potevo essere decisivo anche l'anno prossimo, però poi le decisioni le prende la società, faccio un altro anno, faccio un altro anno, qualcuno il punto lo deve mettere. Mi è dispiaciuta la modalità, abbiamo parlato poco e le distanze creano incomprensioni, voglio una società migliore sotto questo punto di vista".

Consigli ai tifosi dopo il tuo addio?
"Io sono completamente innamorato della Roma, è un circolo vizioso. Quello che posso dire è che bisogna stare vicino ai giocatori, sono un gruppo di persone perbene e hanno bisogno di sostegno".

Il ruolo dirigenziale che ti è stato proposto fa rivedere i tuoi piani di fare l’allenatore?

"Io ho sempre detto che potrebbe piacermi, potrebbe piacermi studiare per farlo. Il dirigente non mi attira particolarmente, ma qui a Roma avrebbe un senso diverso. La sensazione è che ancora si possa incidere poco, si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco ed un giorno se cambierò idea lo raggiungerò. E’ vero che mi accoglieranno a braccia aperte, ma mi piacerebbe fare un lavoro che vorrei fare. E’ un percorso lungo e devo impararlo".

La fascia e la romanità sono al sicuro con Florenzi?
"Non ho risposto completamente prima. La romanità ha contato molto per noi, è un qualcosa di importante e la fascia è in mani salde a Florenzi, lui e Pellegrini devono portare avanti l'attaccamento alla maglia. C'è da dire che Cristante non è romanista ma ne vorrei altri 100 come lui, la Roma ha bisogno di professionisti e se sono pure romanisti abbiamo fatto bingo. Bisognerebbe creare una squadra più forte, lo stato del nostro mercato è questo e spero che la società sia orientata verso questo cambiamento. Ho detto Cristante ma potrei citarne altri".

Per Fienga: com'è maturata questa decisione?
"La prima cosa che ho detto a Daniele è che mi scusavo per il fatto che non si è trattato prima del suo addio. Ci sono stati degli scossoni come sapete e questo è figlio di ciò che è accaduto. Mi ero impegnato con Daniele nel raccontare in maniera trasparente il suo futuro, anche se una decisione non era stata ancora presa. C'è assoluta consapevolezza di errori commessi che vanno sistemati, la società è autocritica verso sé stessa, non potevamo considerarlo più come giocatore ma lo riteniamo una persona pronta e matura per aiutarci a organizzare questa azienda, è dirigente già da un bel pezzo. Daniele è particolarmente pronto ad assumersi queste responsabilità e per questo l'ho invitato e caldeggiato a occuparsi di questi, anche per fare l'allenatore o magari sostituirmi un domani. È stato un discorso condizionato dai problemi che abbiamo avuti, inutile commentarli, ma poi ha accettato la nostra decisione. C'è apprezzamento per il supporto che mi è stato dato e che lui continuerà a dare non solo a me ma a tutti, Daniele potrà fare qualsiasi cosa, ho il dovere di dirlo a nome di tutta l'azienda, quando si metterà un'altra casacca e aiutare a sviluppare l'azienda che conosce meglio di tutto sarà il benvenuto, riuscirà molto bene in questo".

Ti aspettavi un addio così?
"Ho cercato di prepararmi mentalmente, non sarei stato felice nemmeno se avessi deciso io, sono entrato qui a 11 anni. Il distacco c'è, io voglio giocare e loro non me lo permettono, non posso essere felice, poi magari un giorno parlerò con Pallotta o con Baldini. Mi immaginavo un giorno in cui ero zoppo e con i cerotti e che avrei smesso, ma devo accettarlo. Se io fossi stato un dirigente, mi sarei rinnovato il contratto (ride, ndr). Quest'anno, al netto degli infortuni, ho giocato abbastanza bene, non creo problemi negli spogliatoi. È una decisione che va accettata, magari cacciano anche voi giornalisti, sono cose da mettere in preventivo".

Per Fiengia: con la Champions League sarebbe rimasto?
"Non c'è distacco con Daniele, abbiamo solo idee diverse su quello che può essere l'aiuto che può dare, ma nessuno vuole mandarlo via".

Tanti addii negli ultimi anni?
"Uno dei dispiaceri che ho negli anni, è che anche con la passata gestione, ho avuto la sensazione che la Roma diventasse più forti, ma poi si sono fatti passi indietro. Nel mercato c'è chi può permettersi una macchina e chi no, non so come funzionano queste cose, spero che la Roma forse con lo stadio diventi più forti. Tanti giocatori sono andati via, ma mi hanno pure chiamato dopo due mesi per tornare. Il calcio è questo, poi magari vincono e sono felici uguali. Roma è una piazza calda e il giocatore ha bisogno di questo. La squadra è forte con tanti giovani dai quali ripartire, si dovrà sbagliare il meno possibile, ne parleremo in un'altra intervista sugli errori".

Cosa succederà dopo il 26 maggio?
"Se non c'è mai un colloquio, anche se Monchi mi aveva rassicurato un paio di volte, poi non ho chiesto niente a nessuno. Forse non ha aiutato questo scombussolamento societario, se fai 2+2 te lo aspetti. Il 27 maggio alle 15 ho un aereo e vado in vacanza, ho bisogno di passare del tempo senza calcio ma poi dovrò trovarmi una squadra. Per me è una cosa completamente nuova, devo parlare a casa, con me stesso, con il mio procuratore sulla nuova destinazione".

Prende la parola il CEO Guido Fienga:

"Non c'è distacco tra noi e Daniele. L'invito che abbiamo fatto non dimostra distacco o mancanza di stima: abbiamo un'idea diversa sull'aiuto che Daniele può dare a questo club, ma nessuno vuole mandarlo via. Non ci sono mai stati problemi dal punto di vista economico".

Domanda per Fienga:

Con la Champions sicura, si sarebbe fatto lo stesso discorso con De Rossi? 
"Non c’è assolutamente distacco. Abbiamo veduto diverse, ma non dimostra mancanza di stima. Abbiamo idee diverse per l’aiuto che può dare al club, ma nessuno vuol mandar via Daniele De Rossi. Non è una scelta fatta per motivi economici".

Tocca di nuovo a De Rossi:

Come ti spieghi che adesso c’è una sorta di fuggi fuggi generale? Da Manolas a Dzeko...
"Un piccolo dispiacere che ho negli anni è che tante volte ho avuto la sensazione che la squadra diventasse molto forte, molto vicina a quelli che vincevano e poi un passo indietro. Sono leggi del mercato: alcuni possono permettersi una macchina ed altri macchine diverse. Non posso farne una colpa, non entro nei numeri, spero che la Roma con lo stadio possa diventare forte. Tanti giocatori sono andati via e dopo due mesi mi hanno chiamato chiedendomi di tornare. La gente si abitua ad altri posto, ma qui si sta bene, è una piazza calda per fare calcio e bisognerebbe fare un passo in più. Non stiamo togliendo i giocatori dalle macerie, sono forti e c’è futuro. Si dovrà sbagliare il meno possibile, ma ne parleremo più avanti, oggi parliamo di altro".

Quale partita cambieresti?
"Forse la più fresca, direi Liverpool-Roma, è stata vivere un sogno come un film. Anche Messi ha rimpianti secondo me, non ha vinto il Mondiale, ognuno vive di rimpianti perché la vittoria è il fine ultimo di quello che facciamo. Ringrazio Dio per la carriera che ho fatto, avrei firmato per fare una carriera in C come mio padre, è il mio idolo. Continuo ad amare tantissimo la mia squadra così come i miei avversari, l'astio che ho sentito nei derby, a Napoli, a Bergamo, a Reggio Calabria, mi hanno fatto sentire vivo. Il calcio è anche ignoranza, è stato bello avere dei nemici che si sono identificati in me"


Bookmakers, ecco le mete più probabili per il futuro di Daniele De Rossi

Ora che Daniele De Rossi ha comunicato che lascerà la maglia della Roma al termine della stagione, ci si chiede quale sarà il futuro del numero 16 giallorosso. I bookmakers si stanno sbizzarrendo in questo senso.

Secondo il sito Agipronews, svettano il campionato statunitense (a 2,50) quello giapponese (a 3,50) e quello cinese (a 5,50). Ma anche quello argentino sarebbe una destinazione gradita per i ben informati.

Nella lista delle possibili destinazioni di Capitan Futuro gli Xeneizes, la squadra del Boca, sono al quarto posto, dati a 7,50. Scorrendo la lista spicca anche l’Inter, data a 10,00 assieme al PSG, poi United e Chelsea, a 12 e 15 volte la scommessa. A 15,00 anche l’Atletico Madrid, poi le quote passano in rassegna altre big, come Arsenal e Real(a 25,00); Bayern, Barcellona e Liverpool (a 33,00). Inverosimile, infine, un accordo con Napoli o Juventus, dato a quota 50,00


Sensi: "Con Daniele va via la romanità"

Rosella Sensi, ex presidente della Roma, ha commentato a Radio 24 l'addio di Daniele De Rossi alla Roma. Queste le sue parole: 

 “Giornata tristissima, tristissima da tifosa tristissima, da persona che vuole bene a Daniele De Rossi, è ancor più triste dopo aver sentito le sue parole. Questa decisione sarebbe dovuta arrivare ma non in questo momento, non così non sentendo la sua amarezza. Queste sono cose che mi dispiacciono e poi mi vengono in mente tanti ricordi, tanti periodi passati insieme, quando rifiutai l'offerta che mi fu fatta per venderlo. Tanti sentimenti, tante emozioni e tanti rapporti umani che per fortuna il calcio regala. Penso che con Daniele va via quel pezzo di romanità e di appartenenza che fa triste il tifoso giallorosso perché c'è un’identità nel nascere a Roma, nel continuare a giocare nella squadra in cui si è nati. Su questo c’è molta tristezza. Il futuro della Roma non lo posso immaginare, posso sperare nel miglior modo possibile, questo sta ai dirigenti deciderlo. Quello che mi dispiace è che penso sia importante nel calcio, ma non sola a Roma e in generale, che rimangano questi simboli, che non si pensi solo al business e basta, e pensare che questo fa parte delle cose. Bisogna continuare a tramandare determinati valori ai ragazzi che approcciano al calcio, e credo che Daniele De Rossi, come ovviamente Francesco Totti, rappresenti un simbolo. Credo che Daniele andava un po' più considerato e rispettato in maniera diversa. Ovviamente la società fa le sue scelte ma questi giocatori non sono solo i giocatori più importanti della squadra ma rappresentano qualcosa per tutta la tifoseria giallorossa. Ci tengo a dire che Daniele De Rossi è anche una persona estremamente sensibile non solo come carattere ma anche attento alle necessità degli altri, così come lo è stato Francesco Totti. Mi piace ricordare Daniele De Rossi, nelle sue esternazioni più riservate, nel rapporto che aveva con mio padre e con mia madre. E’ stato di aiuto ad un ragazzo malato che aveva bisogno e non si è detto: lui è stato subito disponibile a farlo. Mi piace ricordare il De Rossi uomo, sia quello che viene rappresentato sicuramente molto forte ma sia anche l’uomo estremamente sensibile. Conserverò questi momenti anche nei miei confronti, eravamo sempre d'accordo e lui lo sa, ce lo siamo detti. De Rossi è sempre stato una persona determinante all'interno della struttura societaria, non solo come giocatore”.


De Rossi, i New York city cercano di battere la concorrenza

Comincia la sfida sul mercato per aggiudicarsi le prestazioni di Daniele De Rossi che lascerà la maglia della Roma al termine di questa stagione. Secondo quanto riportato da Tuttomercatoweb, il numero 16 giallorosso potrebbe prendere il posto che, un tempo, era di Andrea Pirlo ai New York City: il club della Grande Mela è infatti in pressing per anticipare la concorrenza e trovare un accordo.

 

Delvecchio su De Rossi: "La società ha agito nel peggior modo possibile"

Marco Delvecchio, ex calciatore della Roma, ha commentato a Rete Sport l'addio di De Rossi alla maglia giallorossa:

"La società ha agito nel peggior modo possibile. Così come era successo con Totti. Le bandiere non si trattano in quel modo, non capisco se è una scelta del nuovo allenatore o se due giocatori così facevano troppo ombra ai dirigenti. Ma andava comunicata prima la decisione, non a metà maggio".


Losi: "De Rossi rappresentava la Roma in maniera particolare. Le società ormai non tengono conto dei campioni"

Giacomo Losi, ex calciatore e bandiera della Roma, ha parlato del non rinnovo contrattuale di Daniele De Rossi con la Roma ai microfoni di soccermagazine.it:

Oggi è arrivata la notizia dell’addio di De Rossi alla Roma. Quali sono le Sue sensazioni in merito?
«Mi dispiace da morire perché De Rossi è uno che rappresentava la Roma in una maniera particolare. Peccato per la squadra. Uno dei giocatori secondo me anche più amati dai tifosi in questo momento. Mi dispiace perché De Rossi poteva stare nella Roma ancora per qualche anno e se lo meritava».

De Rossi ha raccontato che la decisione non è sua, ma è stata la società a impedirgli di continuare a giocare. La storia di Daniele Le ricorda un po’ la Sua?
«Eh, assomiglia un po’ alla mia perché poi purtroppo queste società non tengono conto dei campioni che meritano o del fatto che siano loro a decidere quando smettere di giocare. De Rossi poi era ancora in condizione per poter giocare, come lo ero io ai tempi miei. Però la società ha deciso in un certo modo. Secondo me deve lasciare libero il campo al pensiero di voler smettere o continuare ancora se ci si sente ancora di poter dare qualcosa».

Per come è stato recepito a livello mediatico, l’addio di De Rossi Le sembra anche peggiore di quello di Totti?
«Penso di sì, perché De Rossi meritava di essere considerato come Totti e come tanti altri giocatori che hanno vestito questa maglia. La società purtroppo è poco sensibile a queste cose qua e questo mi dispiace».

Secondo Lei Florenzi potrà essere davvero longevo come Totti e De Rossi o il tempo delle bandiere nel 2019 è finito?
«Io me lo auguro perché Florenzi è un altro che rappresenta la Roma in un certo modo, per attaccamento alla squadra, per come gioca: è un ragazzo che si impegna sempre. Io penso che debba essere trattato come di dovere, come deve essere trattato un giocatore di questo calibro».

Ricordiamo che De Rossi ha contribuito anche alla Sua biografia 5 anni fa. Qual è oggi il Suo rapporto con Daniele?
«Daniele è un “mio” ragazzo, diciamo così. L’ho sempre apprezzato perché assomigliava anche un po’ a me, perché la sua generosità in campo è sempre stata perfetta. Si è creato il massimo delle sue capacità mentre giocava».

La Roma si prepara a una nuova fase della sua esistenza. Secondo Lei Juventus e Napoli rimarranno irraggiungibili nei prossimi anni?
«Ho paura che non ci sia guerra lì. La Juventus è organizzata in una maniera diversa, ha un’altra mentalità, è una società strutturata in un’altra maniera. Qui a Roma purtroppo siamo un po’ troppo “ballerini”, diciamo così».

Per concludere: Lei che è stato un grandissimo simbolo della Roma, cosa si sente di dire ai tifosi dopo che hanno perso ben due capitani in soli due anni?
«Io dico sempre che la Roma o si ama o non si discute. E non si discute mai perché il tifoso romanista l’ha sempre dimostrato, poi. L’attaccamento dei tifosi della Roma ha manifestato sempre un cuore aperto. Io penso che poche squadre in Italia abbiano i tifosi che ha la Roma».


Totti a De Rossi: "Sei stato e rimarrai sempre mio fratello. Oggi si chiude un altro capitolo importante della storia della Roma" (foto)

Arriva l'atteso messaggio di Francesco Totti per Daniele De Rossi, nel giorno dell'annuncio del suo non rinnovo con la Roma. Queste le parole dell'ex 10, condivise tramite Instagram:

"Oggi è un giorno triste. Oggi si chiude un altro capitolo importante della storia dell’As Roma, ma soprattutto di Roma...della nostra Roma. In questi anni ne abbiamo passate tante insieme, siamo cresciuti insieme, diventando prima di tutto uomini, poi calciatori, per poi infine diventare genitori. Ma sapevamo che questo momento prima o poi sarebbe arrivato. Voglio solo dirti che sei stato e che rimarrai per sempre il mio fratello di campo acquisito. Ti auguro il meglio in ogni cosa che farai perché sono sicuro che la farai alla grande , come tutto quello che hai fatto finora. Ti voglio bene Dani”.

 

 
 
 
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Oggi è un giorno triste. Oggi si chiude un altro capitolo importante della storia dell’As Roma, ma sopratutto di Roma...della nostra Roma. In questi anni ne abbiamo passate tante insieme, siamo cresciuti insieme, diventando prima di tutto uomini, poi calciatori, per poi infine diventare genitori. Ma sapevamo che questo momento prima o poi sarebbe arrivato. Voglio solo dirti che sei stato e che rimarrai per sempre il mio fratello di campo acquisito. Ti auguro il meglio in ogni cosa che farai...perché sono sicuro che la farai alla grande, come tutto quello che hai fatto finora. Ti voglio bene Dani #esistonoitifosidicalcioepoiesistonoitifosidellaroma #torneremograndiinsieme

Un post condiviso da Francesco Totti (@francescototti) in data: Mag 14, 2019 at 8:22 PDT


Capello: "De Rossi professionista esemplare, è stato un grande capitano"

Fabio Capello, ex allenatore della Roma, ha parlato ai microfoni di Tuttomercatoweb.com, commentando la notizia del giorno: Daniele De Rossi lascerà la Roma a fine campionato. Di seguito, le sue dichiarazioni:

"Un professionista esemplare, un grande calciatore, una bellissima persona. Sono molto contento di aver fatto esordire Daniele con la maglia della Roma. Quel giorno lo lanciai al posto di Tomic in Champions e poi, nella stessa stagione, lo impiegai anche in tre gare di Coppa Italia. Nessuno gli ha mai regalato niente in carriera, già allora si dimostrò pronto mentalmente e tecnicamente per vestire una maglia così importante. Il contributo di De Rossi è stato fondamentale in questi anni. Daniele c'è sempre stato, è stato un grande capitano, un grande leader e una figura di riferimento non solo per la Roma, ma per tutto il calcio italiano. Gli mando un grosso in bocca al lupo per il futuro".