Fabio Bergomi, YouTuber: "Stasera vincerà la Roma 2-1. Zaniolo grande campione, onore a Di Francesco per averlo fatto esordire a Madrid"

INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - A poche ore dalla sfida tra Inter e Roma, la redazione di InsideRoma ha intervistato Fabio Bergomi, uno dei più noti YouTuber di fede nerazzurra proprio per parlarci della gara di stasera ma non solo. Queste le sue parole:

Ciao Fabio, innanzitutto grazie per l’intervista… Volevo chiederti, come mai un giorno hai deciso di metterti sul web e fare lo Youtuber, tu che poi fai ben altro di mestiere…  

Guarda, ho iniziato sulla piattaforma YouTube quando nessuno diceva quello che stava accadendo all’Inter con De Boer. Quindi mi sono messo davanti al computer, ho acceso la telecamera e ho fatto il mio primo video. Molto sul calcio giocato, molto sul campo, quando nel panorama di 3 anni fa, pochi parlavano della partita come io ne parlai al debutto su YouTube. E questa cosa, pur con pochissimi iscritti, aveva riscontrato moltissimo successo e così sono andato avanti. In realtà, prima di Youtube, io nasco su Facebook facendo video su alimentazione e benessere e relazioni di coppia, dove ho scritto anche dei libri”.

Sei un milanese D.O.C., tifoso interista ed un amante del gioco del calcio in tutti i suoi aspetti: ti interessi di tattica, di alimentazione, di preparazione sportiva ed anche di tutto ciò che ruota intorno a questo meraviglioso sport. Ad esempio, poco tempo fa hai fatto anche diversi video in cui parli dell’eventuale stadio di proprietà dell’Inter, che non vorresti fosse fatto insieme al Milan… Ci potresti spiegare come nascono queste tue passioni? Invece, in relazione allo stadio di proprietà, ti sei fatto un’idea della “questione Roma” e quella milanese? 

Sulla questione stadio, la mia idea sulla questione Roma (ma mi sono informato poco) è che si voglia veramente fare lo stadio della Roma ma che il tappo dei politici a Roma sia veramente ingombrante e questo fa spaventare tutti gli investitori. Quindi, sullo stadio, da ignorante, sto totalmente dalla parte di chi investe e quindi in questo caso di Pallotta. Sul discorso di Milano, rimango senza parole. In una città che ha spostato una fiera ed io sono nato in zona Fiera, hanno fatto il grattacielo più alto d’Italia, hanno fatto il grattacielo più bello del mondo, dicono, dove abita tra l’altro Spalletti, hanno fatto il palazzo politico, quello della Regione Lombardia che dicono sia uno dei più belli del mondo e non riescono a capire che Milano, città del design, città degli spazi da colmare ha assolutamente gli spazi per fare 2 stadi. E poi c’è il discorso del fatto che anche le più piccole società hanno gli stadi. Tanto più se ti chiami Inter, se ti chiami Milan, se hai quella storia. Se 2 stadi ce li hanno a Madrid, addirittura a Torino, perché non a Milano? Ed allora mi sembra un gioco al ribasso di 2 proprietà che non vogliono investire troppo perché potrebbero un giorno vendere il giocattolo (e mi riferisco sia all’Inter che al Milan). Quindi, investono un pò. Investono in uno stadio che gli dà dei ricavi, fanno vedere che fanno qualcosa, sicuramente aumenta il valore ma che senso ha avere Inter e Milan in uno stadio di 55-60mila persone? Mi sembra veramente un’operazione al ribasso con di mezzo il Comune ed anche qui i politici. Non sono per niente contento, Milano merita altro.

La passione del calcio ce l’hai da quando nasci e giochi con la pallina di carta in casa. Poi ho giocato a calcio in alcune squadre. Poi mi sono appassionato di sport individuali e mi sono accorto che per fare qualsiasi sport devi avere comunque una base di allenamento, per questo mi appassionato di alimentazione, di sport ne ho provati tanti. Mi sono reso conto che la gente non ha capito cosa voglia dire essere in forma. Le altre mie passioni, come l’alimentazione è legata a questo: il corpo, fai sì che sia la tua medicina. E quindi ho capito che il cibo gestisce tutto. L’ho provato, ho conosciuto il dottor Mozzi personalmente e poi ho provato su me stesso. Per quanto riguarda le altre passioni, quella sulle relazioni di coppia c’è sempre stato. Ho fatto due libri, uno si intitola: “Figa, l’amore” ed è ancora molto venduto su Amazon ed è, credo, un libro schietto e sfrontato, dove vado ad affrontare ciò che gli altri non hanno il coraggio di scrivere ed affrontare perché questo tema in Italia è molto delicato. Io ho messo un 'vietato ai minori di 18', non perché ci siano cose scabrose ma perché per dire in faccia le cose agli uomini e alle donne, devi esser coraggioso. Ed in questo Paese, quando si parla di relazioni di coppia, non si ha mai il coraggio di dire la verità. Sembrano tutti felici proprio perché non affrontano i problemi e felici non lo sono. La mia grande passione sulle relazioni di coppia è nata all’università quando facevo Scienze Politiche con indirizzo sociologico. 

Confermo, io sono milanese, nato in zona 1, che una volta era la zona centro o meglio, la mia era la zona centro-Fiera, che poi è quella che va verso San Siro”. 

Sabato, vigilia di Pasqua, ma anche giorno di Inter-Roma… Negli ultimi 2 anni hai seguito molto da vicino le vicende giallorosse (oltre ovviamente a quelle nerazzurre) per la tua grande stima nei confronti di Di Francesco. Cosa ne pensi del tecnico abruzzese? Lo vorresti un giorno sulla panchina dell’Inter?

Di Francesco mi era già simpatico quando giocava alla Roma. Poi da quando è diventato tecnico, mi piace, è serio. Mi piacciono gli abruzzesi. L’ho seguito, è un amico di Zeman, io sono pazzo di Zeman, ero iscritto al gruppo Zeman. E’ quell’utopia di avere finalmente all’Inter un allenatore che io non ho mai avuto. Mi è toccato seguire Zeman alla Roma, Zeman addirittura al Napoli… Ma anche quello come Sarri… Gente che gioca al calcio che l’Inter non ha mai avuto, a parte quella parentesi di Orrico che è finita malissimo più di 20-25 anni fa. L’inter non ha mai avuto uno come Sacchi o come Zeman e quindi so che l’Inter nel DNA ha tecnici diversi tipo Allegri, Spalletti… Spalletti un pò meno ma Allegri… Spalletti si è rivelato un “cacasotto”. Allegri, persino Conte, è gente che gioca dalla difesa. Sono dei “cagon”. Io ho sempre voluto il gioco spregiudicato. Se poi mi dicono vinci con Cooper o Trapattoni, preferisco vincere che vedere un grandissimo gioco e poi prendere tanti gol. Però, nel momento in cui, ripeto, non vinco un “ca**o”, tanto vale avere un Di Francesco che mi fa crescere le rose. E quindi per questo l’ho seguito alla Roma. La Roma ha avuto i suoi risultati, quando Di Francesco aveva gli uomini ha fatto ottimi risultati. Abbiamo visto com’è difficile arrivare agli ottavi di Champions, quindi un applauso ancora a Di Francesco per l’anno scorso. Quest’anno sapete com’è andata voi a Roma meglio di me e quindi lascio a voi commentare”.

Sarà anche la sfida tra 2 mister che hanno allenato sulle panchine opposte… Che ne pensi di Ranieri?

Ranieri è venuto all’Inter in un momento dove eravamo ancora appagati dal Triplete, ha fatto il suo, è una persona molto per bene. L’ha già detto lui, aveva perso Thiago Motta e Coutinho. Secondo me, con Thiago Motta e Coutinho, Ranieri avrebbe fatto parecchi punti in più. Ha fatto il suo in un’epoca dell’Inter ancora diversa da questa… Però voglio dire è venuto, ha rispettato tutti i giocatori e non posso che dirne bene”.

Sulla panchina interista siede un allenatore che stimi molto meno… Giusto? Come mai Spalletti non è riuscito ad entrare nel cuore tuo e di tanti tifosi dell’Inter?

Spalletti non è entrato nel cuore dei tifosi perché ha sposato subito la cosa di esser un traghettatore e lui lo sapeva. Lui c’ha provato, ha fatto il suo lavoro con il suo metodo, facendo gruppo, ecc. ma ad un certo punto si è accorto che in società l’avevano preso un pò in giro. Così come ha detto Cristiano Ronaldo a Mendes (‘Alla Juventus mi avevano promesso cose diverse’), anche a lui. La differenza è che lui è voluto andare avanti ma la rosa era quello che era ed in più si è intestardito su dei moduli. Io gli farei solo una domanda: ‘Ma tu non hai fatto quel calcio bello che hai fatto a Roma perché non avevi gli uomini o perché qualcosa non va? Raccontacelo’. E poi comunque c’è il discorso che lui anche a Roma piuttosto che mettere le 2 punte faceva giocare Totti in mezzo o falso nove. Insomma, io credo che lui possa avere un gioco spumeggiante con una grande squadra. Se non ce l’ha è perché considera i giocatori qua (all’Inter, ndr.) giocatori scarsi ed in più non prova a fare cose diverse perché appena ci prova, prende bastonate. E quindi, ha fallito come gioco e ha ceduto la parte umana, dove anche lì ha fallito. L’allenatore è responsabile di ciò che esce dagli spogliatoi. In più, se ci aggiungi il carattere, se ci aggiungi una serie di cose, Spalletti ha finito con l’Inter”. 

Ultimamente, si stanno spesso intrecciando nomi di mercato tra le 2 squadre… L’estate scorsa è arrivato alla Pinetina Radja Nainggolan, idolo dei supporter romanisti ma che a Milano non sta rendendo al meglio ed anzi non ha mai nascosto che un giorno vorrebbe tornare in giallorosso… Che ne pensi? Sei dell’idea che piano piano possa imparare ad amare l’Inter come fatto con la Roma o credi che sia una causa persa?

Nainggolan è un sincero. E’ andato via da Roma, perché come ha detto lui, per problemi con Monchi, ecc. E’ approdato all’Inter perché Spalletti è quello che lo ha voluto di più. Nel dolore di lasciare una squadra, dove comunque aveva fatto tanto ed è rimasto nel cuore di tutti, aveva la possibilità di venire a fare la fine carriera in una squadra come l’Inter, che come la Roma, fa parte delle grandi squadre italiane e l’Inter, col suo palmares, con la sua voglia di rifarsi, in un grande stadio e nel più grande pubblico italiano. Invece, sappiamo che i suoi vizi, il fatto di non aver fatto i Mondiali, il fatto di problemi anche personali, girano voci, ecc., fatto sta che si è fatto prendere dallo sconforto. Già dopo il derby giravano voci pesanti su Nainggolan e abusi di alcol e non solo, ad un certo punto in un momento, per me di debolezza, ha detto ‘io torno a Roma perché è il mio porto sicuro’, senza che abbia capito cos’è l’Inter. Non l’ha ancora capito e questo è un suo limite, nel senso che lui può fare il guerriero che vuole, tatuarsi quello che vuole ma se non capisce quello che lo circonda, probabilmente non è così intelligente come crede. L’inter è la squadra che gli può dare grandi possibilità ma lui non se n’è accorto e ha fatto delle grandi figure di me**a”. L’Inter ha una tifoseria che ha fischiato Ronaldo, Vieri, ha fischiato persino Mourinho le prime partite. Mi spiace, forse non ha capito che la nostra tifoseria è rognosa e non perdona nulla”.

Il percorso opposto lo hanno fatto Santon e Zaniolo, arrivati nella Capitale proprio a parziale contropartita del belga… Se il primo sta mostrando alti e bassi, il secondo sembra esser esploso… La vedi anche tu così? Quanto merito dai a Mancini e Di Francesco per averci creduto? 

Santon è un bidone, un incompiuto ed un monopiede e fa una vita sregolata. Zaniolo, è un grande campione. L’ha voluto Di Francesco ed è stato dichiarato proprio nella trattativa Nainggolan. Onore a Di Francesco, che lo ha fatto giocare col Real Madrid e lo hanno preso in giro e poi abbiamo visto tutti. Oggi vediamo quanto vale e chi lo vuole. Quindi, i meriti sono di Di Francesco ed in parte anche di Monchi”. 

Oggi tutti parlano dell’esempio fornito dall’Ajax. I lancieri hanno eliminato la Juventus dalla Champions grazie ad un gioco brillante ed a tanti giovani cresciuti in un eccellente vivaio. In Italia, dopo anni di difficoltà, stanno cominciando ad uscire fuori ragazzi interessanti come Barella, Tonali, lo stesso Zaniolo, Kean, Donnarumma che sembra vecchio ma ha 20 anni. Come lo vedi il futuro del calcio italiano? I primi 2 poi, sono contesi proprio da Roma ed Inter, dove pensi che finiranno?

Mah, sui giovani non si può mai sapere, perché le piccole società li vendono a chi offre di più. Ti ricordi con Dybala? Sembrava dell’Inter, poi la Juve ha offerto di più, quindi non si sa. Il futuro del calcio italiano è roseo perché questi calciatori, alla classe innata e di questo sono molto felice, hanno aggiunto forza fisica. Vedi Tonali, lo stesso Zaniolo, Barella, Chiesa, Kean… Sono molto contento, era da un pò che non nasceva gente con la tecnica ma con la forza fisica. Probabilmente, abbiamo dovuto aspettare 15 anni per avere calciatori moderni, cioè tecnici che come gli italiani ce ne sono pochi ma anche forti fisicamente, che hanno capito che in campo si combatte. E questo è il calcio moderno, purtroppo perché a me piaceva di più il calcio quello elegante”. 

Si parla molto anche di Dzeko… Lo vedresti come sostituto di Icardi o come riserva prendendo un bomber importante da mettergli davanti?

“Allora, l’operazione Dzeko. E’ lui che si è offerto all’Inter e che non vuole più stare a Roma. Non è l’Inter che ha cercato Dzeko, è lui che cerca di proporsi, questa è la verità. Non credo che se Dzeko mai verrà all’Inter, verrà a far la panca. Se Dzeko viene o chiunque venisse al posto suo è per giocare in attacco con 2 attaccanti. Quindi Dzeko più un altro, Dzeko più Lautaro, ecc. Poi è chiaro che, a seconda dell’allenatore, quest’anno probabilmente avremo delle punte che faranno gol, che devono fare gol. Quindi potrebbe esser che rimane Lautaro, magari viene presa un’altra punta come Dzeko e rimane anche Keita e hai praticamente tutti i giocatori che possono occupare tutti i ruoli dell’attacco. L’Inter giocherà con 2 attaccanti l’anno prossimo, ecco perché Spalletti non ci sarà più, nonostante le voci”. 

Altro nome che si fa in chiave-Inter (che tu da tanto dai come prossimo allenatore) è quello di Antonio Conte, che piace anche alla Roma. L’arrivo dell’ex juventino comporterebbe quel famoso salto di qualità che serve per accorciare il gap dalla Juventus in quanto il suo arrivo sarebbe subordinato ad una campagna acquisti importante o pensi che solo con Josè Mourinho si possa ridare entusiasmo e compattezza ad una piazza che va in massa allo stadio ma che non vince da troppo?

Io ho le mie fonti su Conte e le ho confermate, nonostante, come si dice, la gente continua a rompere le pa**e! Poi, voglio dire, quello che è successo alla Juventus, ha rotto gli equilibri così come Zidane sembrava della Juve ed il Real che crolla e ha fatto sì che Florentino (Perez, presidente dei blancos, ndr) abbia fatto una megaofferta a Zidane, che lui non ha potuto rifiutare, così anche lì, Conte si è proposto alla Juve. Questo ha fatto inc*****e l’Inter, altrimenti Conte è già dell’Inter. Credo che Conte sia un allenatore professionista. L’ha detto lui: ‘Se vado all’Inter sarò interista, se vado al Milan sarò milanista'. A differenza di altri, che sono viscidi e falsi, nonostante lui sia juventino, lui è veramente un 'pazzo'. Lui è uno che ha allenato il Bari, abitando a Lecce, quindi è veramente 'matto', un vero professionista. Per quanto riguarda Mourinho, è la figura che all’Inter serviva, perché all’Inter serve uno psicologo, mentre Conte è un sergente. All’Inter serve un sergente psicologo e secondo me, era meglio Mourinho ma mi va bene anche Conte”.  

A proposito di Conte e di preparazione… Dovesse arrivare il leccese, insieme a lui potrebbe esserci Bertelli, attualmente preparatore atletico del Chelsea ed ex Roma. Lo conosci? Ai tempi della prima Roma di Spalletti fu premiato come migliore del calcio italiano ed uno dei segreti di quella squadra. Che ne pensi?

Guarda, sugli infortuni e sulla preparazione atletica, mi ricordo benissimo quando Spalletti lavorava mi pare con Andreazzoli e con i preparatori della Roma. Mi ricordo una squadra pimpante, in forma, che arrivava prima sulla palla ed anche sui secondi palloni sempre prima. Quindi, secondo me il lato atletico in questo calcio è fondamentale. O la gente capisce che cibo, sport, riposo, allenamento personalizzato sono il futuro del calcio oppure tu puoi comparare tutti i giocatori che vuoi ma non riuscirai mai a tirargli fuori il meglio. Un conto è la motivazione mentale ed un conto è che a livello fisico siano pronti a fare determinate cose. Quindi, spero veramente che qualsiasi allenatore arrivi, arrivi con una squadra preparata ma anche con preparatori atletici a livello. A livello vuol dire che devono andare oltre a quello che oggi offre il mercato. Cioè, la preparazione atletica oggi deve esser personalizzata e va dal cibo alla preparazione atletica a tutto quello che è il campo, ecc”. 

Tornando all’attualità… Come finisce stasera? Qual è il giocatore della Roma che temi di più?

Sai, non so chi giocherà della Roma stasera in attacco, perché la Roma ha molte alternative in attacco. Io credo che i 2 più pericolosi potrebbero esser, se giocano, e che l’Inter può soffrire di più uno è El Shaarawy e l’altro è proprio Zaniolo. Dzeko può esser controllato un pò meglio, questi qua sono i 2 giocatori più pericolosi. Senza contare Under che all’andata fece un gol straordinario e poi si era infortunato ma all’andata contro l’Inter fece un gol pazzesco. Questi qua sono i calciatori possono più far male. Come finirà? Inter-Roma sai benissimo che è una partita dove ci sono stati una marea di gol e dove poche volte è finita in pareggio. L’Inter veniva a Roma a vincere 4-1 o 4-0, la Roma ha battuto l’Inter 6-2, è venuta 2 anni fa a fare una partita con Spalletti pazzesca con 2 gol di Nainggolan, dove la Roma ha distrutto l’Inter. E’ una partita dove secondo me non va bene a nessuno il pareggio, quindi proveranno a vincerla. Secondo me, la Roma può fare il colpaccio, questa volta. Nonostante l’Inter sia quadrata, la Roma ha più gioco e se guardiamo Juventus-Ajax, io penso che finirà uguale: 1-2 per la Roma”.


Le pagelle di Inter-Roma

La Roma esce da San Siro con un pareggio per 1-1 grazie alle reti di El Shaarawy e Perisic. Primo tempo di marca giallorossa nonostante una grande parata di Mirante su Lautaro Martinez ma i giallorossi recriminano 2 calci di rigore, uno per tempo. 

Mirante 6.5 - Spettacolare parata su Lautaro Martinez e poi respinge in 2 tempi su un tiro di Politano. Nella ripresa, sbaglia a rimanere in porta su gol di Perisic ma nel complesso dà sicurezza al reparto. Meno con i piedi.

Florenzi 6 - Bene quando ha la palla tra i piedi, soffre la stazza fisica differente dell'Inter e sul la rete nerazzurra si fa sovrastare da Perisic ma Fazio è troppo al centro sul cross. 

Fazio 5.5 - Colpevole sulla rete dell'1-1 e forse il peggiore del reparto, nonostante la fase difensiva sia più solida dell'era Di Francesco ma alcune lacune ancora permangono.

Juan Jesus 6 - Copre quasi sempre bene su Lautaro tranne in un paio di circostanze. Prestazione concreta anche se ha saputo di dover giocare all'ultimo per l'infortunio di Manolas. 

Kolarov 6 - Gioie e dolori ma ha l'avversario più difficile da marcare: Politano. E' ancora presente in fase di ripartenza nei minuti quando va vicino alla rete della vittoria ma Keita lo sposta al momento del tiro, che comunque impegna seriamente Handanovic, che fa una parata strepistosa. Non sarebbe stato uno scandalo assegnare il rigore, nella circostanza.

Nzonzi 6.5 - Finalmente una gara all'altezza della situazione. Si mette davanti alla difesa e recupera molti palloni. Gioca in maniera semplice e sbaglia meno del solito. In attesa di De Rossi, può esser considerato un'alternativa decente. 

Cristante 6 - Parte in coppia con Nzonzi ma poi Ranieri disegna un centrocampo a 3 con anche Pellegrini e le cose migliorano. Altro giocatore che fa un match senza infamia e senza lode ma si fa ammonire nel finale. 

Under 5.5 - Torna titolare dopo 3 mesi ed è ancora un pò arruginito ma ci prova finché ne ha. Per ora, non più di un tempo e così non rientra in campo nella ripresa. (46' Zaniolo 5.5 - Parte da destra ed in quella posizione non si trova anche se dopo poco il suo ingresso in campo fornisce un bell'assist a Pellegrini, che spreca tirando a lato).

Pellegrini 6 - Sia da trequartista che da interno di centrocampo fa il suo in ogni fase del campo. Subisce molti falli ed alla fine non ce la fa più e viene sostituito. (80' Kluivert s.v. - L'olandese è stato spesso schierato titolare da Ranieri, segno che si fida di lui ed anche nei pochi minuti giocati a San Siro fa vedere impegno in difesa e si procura un buon calcio d'angolo. Non era facile fare di più).

El Shaarawy 7 - Migliore in campo in assoluto. Gol bellissimo a parte, fa benissimo le due fasi ed è il pericolo numero 1 per la difesa interista. La sua presenza in campo sarà fondamentale nel finale di campionato anche perché è il capocannoniere della squadra e con oggi raggiunge la doppia cifra.

Dzeko 6.5 - Primo tempo da grande campione. Vince tanti duelli contro una delle coppie difensive più forti d'Europa ed è lui a fornire l'assista ad El Shaarawy nell'azione del gol. Tante belle giocate e fa salire la squadra quando serve prendendo molti falli. Meno bene nella ripresa ma il passaggio per Kolarov nel recupero poteva valere 3 punti e quarto posto.

Ranieri 6.5 - La presenza di Nzonzi aveva lasciato molti dubbi nella tifoseria giallorossa ed invece si è rivelata la mossa adeguata. Tarda forse a fare il secondo cambio ed il terzo sarebbe stato utile per provarci sino alla fine senza farci schiacciare come accaduto nel secondo tempo per almeno 30-35 minuti. La squadra appare comunque più compatta ed è più difficile segnarle pur mancando oggi il suo difensore principe come Manolas.


Roma squadra che segna di più nei primi 15 minuti. Seconda volta in doppia cifra in Serie A per El Sha

La Roma è la squadra che ha realizzato più gol nei primi 15 minuti di gioco in questa Serie A. Il gol di El Shaarawy, decimo in campionato ha permesso al Faraone di andare in doppia cifra per la seconda volta in Serie A (la prima era accaduto con la maglia del Milan nella stagione 2012-13). L’attaccante giallorosso ha segnato 6 gol nelle sue ultime 7 partite di Serie A giocate a San Siro. Edin Dzeko, invece, è ora il giocatore che ha servito più assist (4) per El Shaarawy in questo campionato.


Conte glissa ma Pallotta spera ancora

IL TEMPO - BIAFORA - Il futuro in tre carte. Conte è stato ospite del programma EPPC di Sky e si è sottoposto a un divertente siparietto in cui Cattelan ha cercato di indovinare la nuova squadra del tecnico. «Vorrei saperlo, ma non so ancora dove andrò l’anno prossimo», il chiarimento mentre iniziava il gioco. Conte, forse il più corteggiato tra gli allenatori senza contratto, ha ben delineato le caratteristiche necessarie per prendere in considerazione le proposte: «Andrei in una squadra che ha un progetto che mi convince». Durante la puntata sono state scartate a mano mano le carte, nascoste e mai inquadrate dalle telecamere, ognuna con il simbolo di una delle società accostate all’ex ct azzurro. Tra gag e risate («Li c’è già il progetto», la frase ironica di Conte su un club) alla fine è rimasto in lizza solo un tris di candidate. «Non sei andato tanto lontano con le tre opzioni finali. L'annuncio a giugno», la frase di chiusura. Nessuna indicazione su chi sia in vantaggio, ma Conte sembra avere le idee già chiare. E la Roma spera di essere tra le concorrenti.


Roma, ora in fila c’è anche Ranieri

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Maurizio Sarri, Antonio Conte, Gian Piero Gasperini, Marco Giampaolo, una fila di pretendenti (o di pretesi). Ranieri, col suo traghetto, si piazza in scia. Segue, aspetta. Un traghettatore ambizioso, che parte in vantaggio rispetto agli altri: lui intanto è lì, se la gioca, guadagna il giusto e non ha grandi pretese. E poi, si vedrà. Progetto (come vorrebbe Conte o altri più o meno con le stesse ambizioni) o non progetto (che va bene per chi vede la Roma come l'occasione con la maiuscola). Diciamo che Ranieri fa parte più di questa seconda categoria, perché 1) Vuole allenare e non fare il dirigente, lo ha fatto capire ieri mattina in conferenza stampa a Trigoria. 2) Si sentirebbe gratificato da una conferma come tecnico della Roma, perché quello vuole fare: l'allenatore. Chiaro, questa possibilità verrebbe presa in considerazione in caso di quarto posto. Che al momento non è scontato, ma possibile. Gratificato da chi, nella domanda, lo inserisce come uno dei candidati alla panchina della Roma del prossimo anno. «Non sta a me stabilire se la società abbia o meno un progetto credibile, ma menomale che mi avete messo in lista... Non stabilisco i programmi futuri, siamo gli ultimi a sapere le cose. Penso a fare il mio per quest'anno, ma dipende da quello che vuole fare il presidente e da che cosa faremo alla fine della stagione», le parole di Ranieri.

 
DIFFERENZE - Dichiarazione ben diversa da quella rilasciata appena arrivato, quando parlava di missione di tre mesi. Il piatto è ricco, la società non ha ancora in mano l'allenatore e giustamente Ranieri si candida, mandando messaggi urbi et orbi, compreso ai suoi dirigenti, guarda caso, all'indomani del summit di Boston. Come a dire: io ci sono, specie se vi porto in Champions. Del resto, gli fanno notare che, quando parla della Roma, gli brillano gli occhi. «Io mi trovo bene qui. Mi brillano anche per il Cagliari, dove ho scalato tutte le categorie, dalla C alla A. Ho tutte le mie ex squadre nella testa, ma queste due le ho nel cuore. Non mi sento un profeta, ma un professionista che alcune volte ha avuto le possibilità di poter lavorare come so, in altre sono arrivato in momenti storici non positivi. Sono soddisfatto della mia carriera, che non è finita ancora». Il riferimento è alla carriera da allenatore. Che domani si gioca un pezzo di Champions a San Siro, contro la sua Inter, che però non ha nel cuore. Non brillano gli occhi, dovrà brillare altro, la classifica, ad esempio. «Se ci fosse una battuta d'arresto non cambierebbe il nostro umore, ma un risultato positivo potrebbe darci una spinta notevole. Far bene significherebbe molto, perdere non cambierebbe la nostra determinazione di arrivare alla fine lottando su ogni pallone». Le due vittorie consecutive hanno rinvigorito l'autostima dei calciatori e sua, ovvio. La Roma, comincia a essere di Ranieri. «Questo mese e mezzo ci ha portato ad una conoscenza migliore, per i giocatori è più facile perché devono capire solamente me, io invece tutti loro. E' logico che le due partite ci hanno ridato un'autostima: non prendere gol e soffrire per vincerle ci ha riportato convinzione. San Siro sarà importante se arriva la vittoria, in caso di sconfitta dobbiamo comunque lottare, sudare e far vedere ai tifosi che arriveremo a fine anno a testa alta». E poi chissà, il futuro non ha ancora un nome. Ma tanti pretendenti (o pretesi).

 


Il viaggio di Edin da Lucio a Lucio: un gol a Milano può valere doppio

IL MESSAGGERO - CARINA - Incrocia il passato, gioca per il presente ma con uno sguardo al futuro. In 90 minuti per Dzeko si nasconde un arco temporale completo a San Siro. A partire da quello che è stato, da quel Luciano Spalletti che è riuscito a tirargli fuori quella cattiveria che sembrava non appartenergli. Un rapporto di alti e bassi, di bastone e carota, di elogi e reprimende pubbliche, di sostituzioni mal digerite e reazioni sin troppo plateali. C'è un po' tutto in quella stagione, la migliore di Edin in giallorosso. Trentanove gol totali (29 in campionato, 8 in Europa League e 2 in coppa Italia) e un feeling interrotto drasticamente da fine febbraio quando il centravanti e i suoi compagni di squadra hanno capito che Lucio aveva deciso di andar via. Un malumore sopito, deflagrato il 25 aprile, quando sul 4-0 a Pescara, a 20 minuti dal termine, Spalletti decide di sostituire il centravanti (rimasto a digiuno in quella gara), in corsa per la scarpa d'oro. La stilettata non si fa attendere: «Fai il furbo, ancora?», con la mano sinistra alzata per mandare a quel paese il tecnico. Ne segue poi la corsa negli spogliatoi, senza neanche passare dalla panchina. Una frase dietro la quale si celava il pensiero di grande parte dello spogliatoio giallorosso che non aveva digerito le dichiarazioni ondivaghe di Lucio sul suo futuro.

UN DOMANI DA SCOPRIRE - Dzeko all'Inter ha già segnato due volte, sempre all'Olimpico. Mai a San Siro. Uno stadio che il prossimo anno potrebbe diventare il suo. Inutile girarci intorno: al momento a Trigoria non hanno intenzione di rinnovargli il contratto. E a meno che non arrivi un allenatore che ponga come conditio sine qua non la sua permanenza per accettare l'incarico, difficile che possa restare. Inevitabilmente, a un anno dalla scadenza, Edin - da poco 33enne - si guarda intorno. Ha un'offerta del West Ham ma con la moglie vorrebbe restare in Italia. Proprio l'Inter, al netto delle smentite ufficiali, ha sondato il suo agente ricevendo la disponibilità a trattare. Per ora la Roma non ha ricevuto offerte ma soltanto perché il club nerazzurro vuole la certezza di approdare in Champions. Poi, che sia Conte o lo stesso Spalletti in panchina, Edin - con Icardi pronto a salutare - a Milano sarebbe il benvenuto. C'è però da scrivere prima il presente. Targato ancora giallorosso. Dzeko ha messo fine sabato scorso al tabù Olimpico in campionato, segnando il gol-vittoria contro l'Udinese. E di tabù in tabù, vorrebbe ora infrangere quello di San Siro. La corsa al quarto posto passa per i suoi gol. Ranieri lo sa e non perde occasione per coccolarselo a livello di dichiarazioni.

ELSHA IN DUBBIO - Domani toccherà all'ex City guidare l'attacco romanista. Che potrebbe essere privo di El Shaarawy, almeno dal via. Il Faraone, top scorer giallorosso in campionato con 9 gol (e 5 assist) in 22 partite, ieri ha avvertito un fastidio al polpaccio che lo ha indotto a svolgere del lavoro personalizzato. La convocazione non sembra in dubbio, la partenza dal primo minuto sì.


Stadio, l’affondo di Lombardi: «Facciamolo in un’altra zona». E i grillini restano ancora divisi

IL MESSAGGERO - Soli, senza assessori a corroborare una scelta politica che vacilla sempre di più. Ieri i consiglieri M5S hanno respinto la delibera di annullamento dell’interesse pubblico sullo stadio. Per farlo si sono aggrappati al parere negativo del Dipartimento Urbanistica. La volontà politica di andare avanti con l’opera, invece, non ha alcun appiglio. «L’annullamento non è la procedura corretta, forse sarebbe più appropriata una revoca. Oggi le opposizioni hanno dato un voto politico», osserva a margine con la consueta pacatezza la presidente della commissione Urbanistica Donatella Iorio dimostrando di aver pensato, eccome, a un’exit strategy sullo stadio pure lei, come Grancio. Lo stadio, si sa, scotta da qualsiasi punto lo si maneggi.

 
GLI UFFICI - Mobilità: ieri gli uffici, come per la commissione Sport, hanno disertato la riunione. Per i lavori pubblici e l’Urbanistica c’erano diversi funzionari che hanno parlato del loro pezzetto di pratica, attenti a non sforare ambiti e competenze, soprattutto politiche. E il fuorigioco, con gli assessori assenti, è stato sfiorato parecchie volte. Il Patrimonio ha dato parere positivo alla delibera Grancio, ma secondo il capogruppo M5S Giuliano Pacetti, la funzionaria che ha dichiarato la positività «parlava a titolo personale perché non c’è nessun pezzo di carta».
La verità è che la visione d’insieme su Tor di Valle non c’è più. Se c’era, era scritta nero su bianco nel parere dell’Avvocatura rimasto top secret, perché non positivo. «È giusto desecretare il parere dell’avvocato Andrea Magnanelli secondo voi?», chiede retorico il capogruppo Pd Giulio Pelonzi rivolgendosi alle presidenti di
commissione M5S Donatella Iorio e Alessandra Agnello che però sono rimaste mute. Che fare? La maggioranza non lo sa. Vorrebbe ripulire il progetto dalle incrostazioni corruttive ma è una guaina gelatinosa e spessa quella che lo avvolge di cui non si conoscono a pieno il perimetro e la profondità. Ecco perché Iorio vorrebbe rivotare la delibera sull’interesse pubblico votata all’epoca anche da Marcello De Vito, ora in carcere. «Sul progetto questa maggioranza dovrà comunque esprimersi di nuovo non appena gli uffici avranno controdedotto le osservazioni. E per ora non c’è una decisione condivisa», afferma Iorio, consapevole che potrebbero arrivare nuovi scossoni dalla Procura. «Spero che lo Stadio della Roma si faccia da un’altra parte», ha detto ieri Roberta Lombardi. Ri-sponde Iorio che si sente impotente: «Non si può rilocalizzare perché non è un impianto pubbli-co, non possiamo fare niente». La presidente della commissione Lavori Pubblici Alessandra Agnello viene dal Municipio IX, quello che ha votato contro lo stadio, a favore della delibera Grancio. «Se condivido la scelta? Non mi esprimo», dice. Ma come voterà Agnello in Aula Giulio Cesare quando sarà? «Non so ancora dirlo». Un messaggio alla sindaca, a quegli assessori assenti ieri e che potrebbe essere tradotto così: «Se non siete convinti voi, figuratevi noi».


Che viavai Champions a San Siro inter su Pellegrini Radu giallorosso? Ma occhio al Milan

GAZZETTA - LAUDISIO - D'ANGELO - Quella tra Lorenzo Pellegrini e l’Inter non è una storia nata ieri. Il club nerazzurro aveva messo gli occhi su di lui già ai tempi in cui vestiva la maglia del Sassuolo, ma poi il centrocampista (per gratitudine) due estati fa ha scelto di tornare a casa, pur avendo un contratto ad esaurimento. Un atto di fedeltà cementato da un rinnovo sino al 2022, accompagnato da una clausola allettante per il giocatore: 30 milioni di euro. Adesso la sfida di San Siro diventa un crocevia senza appelli. Se i nerazzurri sbarrano la strada alla Roma, la rincorsa alla Champions della squadra di Ranieri diventa una chimera, rimpicciolendo le possibilità che il centrocampista giallorosso prolunghi la sua esperienza nella Capitale. Ne sono un po’ tutti coscienti, anche perché in questi mesi Lorenzo e il suo agente Giampiero Pocetta hanno preso tempo sull’ipotesi di un nuovo accordo anti-clausola.

carta radu Giorno dopo giorno a Trigoria hanno preso atto del cambio di rotta, ben sapendo che le carte sono unicamente in mano al giocatore. Spetta a lui portare il cliente con i famosi 30 milioni. In corso Vittorio Emanuele l’a.d. Beppe Marotta e il d.s. Piero Ausilio hanno elaborato la loro strategia, ben sapendo di far felice Luciano Spalletti che conosce Lorenzo sin dai tempi delle giovanili giallorosse. Tant’è vero che già la scorsa estate ne aveva sponsorizzato l’acquisto. Ora la questione torna d’attualità, anche perché sul fronte nerazzurro meditano di avviare il dialogo con la società romanista con argomenti convincenti. In parallelo alla trattativa per Pellegrini, infatti, può tornare in voga l’interesse giallorosso per il portiere romeno Ionut Radu, reduce da un’ottima stagione al Genoa. La scorsa estate Monchi aveva insistito per inserirlo nell’affare-Nainggolan. Ma Ausilio aveva già dato la parola al Genoa per un’operazione che prevede il riscatto interista per 15 milioni di euro. Ovviamente il club di Zhang non si lascia sfuggire questo giovane talento, ma ritiene utile che prosegua il suo percorso di crescita in un ambito ancor più impegnativo. E se la Roma fosse ancora interessata…

strategie Certo, in vista della prossima stagione la società di Pallotta ha già deciso di congedare Olsen. S’è parlato di Cragno del Cagliari, ma il suo acquisto comporta un investimento importante. Così l’opzione-Radu potrebbe davvero fare al caso dei giallorossi e agevolare, appunto, lo sbarco di Pellegrini sulla sponda di Appiano Gentile. In quest’ottica, va precisato, l’Inter non intende cedere a titolo definitivo il suo portiere, aprendo così le porte ad un’intesa per un prestito ricco di incentivi. È una base di partenza, ovvio, tutto deve ancora maturare sotto questo aspetto. Ma il feeling tra i vertici nerazzurri e il centrocampista della Nazionale è un dato di fatto. A proposito di azzurro, in questi mesi si è parlato a lungo di un interesse interista anche per Nicolò Barella del Cagliari. Ma nel suo caso il costo del cartellino è superiore e il club sardo non fa sconti.

minaccia milan In ogni caso Marotta ed Ausilio devono prestare attenzione anche alle mire del Milan per Lorenzo Pellegrini. Anche in questo caso la liason è arcinota. Già ai tempi di Vincenzo Montella allenatore rossonero c’era stato il primo abboccamento. La società di via Aldo Rossi si faceva forte proprio del legame tra l’Aeroplanino e quel ragazzo sbocciato tra le sue mani nel vivaio giallorosso. Strada facendo anche sotto la gestione-Elliott i contatti sono rimasti costanti e da quelle parti, si sa, ci sono parecchi centrocampisti in uscita. L’impressione è che, al momento opportuno, Pellegrini trarrà le sue conclusioni non solo in virtù delle offerte economiche, ma anche delle prospettive effettive di valorizzazione. E in questa sfida stracittadina peserà non poco evidentemente la qualificazione alla prossima Champions. Ora come ora i nerazzurri partono in vantaggio per evidenti motivi di classifica. La verifica di domani sera offrirà molti più indizi a favore dell’uno o dell’altro club. Il mercato funziona anche così.


C’è Dzeko dopo Icardi e la Roma punterebbe Benedetto

GAZZETTA - LAUDISIO - D'ANGELO - Domani nemici, poi chissà. Il futuro è ancora tutto da scrivere ma una base di certezza c’è: l’interesse dell’Inter per Edin Dzeko è datato nel tempo, così come è risaputo che all’attaccante bosniaco la corte nerazzurra non dispiace. Se ne riparlerà più avanti, anche perché oggi in casa Inter ci sono altre due priorità: la prima è centrare la qualificazione alla prossima Champions (fondamentale per le ambizioni di rilancio del progetto Suning), poi bisognerà capire quale sarà il futuro di Mauro Icardi. Le indicazioni degli ultimi mesi non lasciano troppi dubbi e la cessione del numero 9 argentino è tutt’altro che ipotesi remota. Certo è che l’Inter vorrà monetizzare il più possibile: è probabile che anche stavolta nessun club si avvicinerà ai 110 milioni della clausola rescissoria, così il club nerazzurro potrebbe accontentarsi di una cifra intorno ai 70.

DETTAGLI Dzeko sembra l’uomo perfetto per il dopo Icardi in nerazzurro, per tanti motivi. Intanto tecnici: Spalletti ha già avuto il bosniaco alla Roma e sa bene quanto il suo lavoro possa essere importante per un nuovo step di crescita della sua squadra. In più Dzeko sarebbe la chioccia ideale anche per Lautaro Martinez, protagonista designato del futuro dell’Inter. Resta da capire bene quali sarebbero i margini della trattativa a livello economico. Dzeko va in scadenza il prossimo anno e il suo cartellino sarebbe dunque accessibile. Nelle scorse settimana il Borussia Dortmund ha effettuato un sondaggio con la Roma in vista dell’estate: la richiesta del club giallorosso è di 20 milioni. Il bosniaco poi guadagna 4,5 milioni netti a stagione e chiederebbe almeno un triennale e preferisce l’Italia alla Premier (piace al West Ham). L’Inter valuta, senza fretta.

E LA ROMA? Ma se davvero a giugno le strade della Roma e di Dzeko dovessero dividersi, alla fine i giallorossi su chi punterebbero come futuro centravanti? Allo stato attuale le soluzioni sono sostanzialmente due. O cercare di valorizzare al massimo l’investimento fatto due estati fa su Patrik Schick (42 milioni, di cui 20 da girare alla Sampdoria nel prossimo febbraio), o andare a trovare un uomo in grado di raccogliere l’eredità del centravanti bosniaco. In tal caso, tra i nomi che sono ancora attenzionati a Trigoria ci sono sicuramente Andrea Belotti (Torino) e Dario Benedetto (Boca Juniors). Il primo piaceva da matti a Monchi e si fa preferire sia per età (25 anni contro i quasi 29 dell’argentino) sia per adattabilità al calcio italiano. Il secondo, invece, ha un costo sicuramente più accessibile (circa 15 milioni) ed è probabilmente più versatile rispetto all’attaccante del Torino. Fermo restando, però, che c’è appunto la questione Schick da risolvere. Prendere un altro attaccante titolare (almeno sulla carta) vorrebbe dire tenere di fatto ancora in naftalina il ceco. Che, però, in queste due stagioni ha francamente fatto vedere davvero poco in giallorosso.


Obiettivo Florenzi un altro sgarbo a Spalletti (che lo voleva)

GAZZETTA - ZUCCHELLI - Il primo incontro con Spalletti, che lo riprese pubblicamente a Torino perché stava parlando troppo mentre usciva dal campo, non fu dei migliori. Ma poi Alessandro Florenzi e il tecnico toscano trovarono il modo di capirsi, visto che Spalletti gli fu vicinissimo in occasione dei due, terribili, infortuni al ginocchio. Insieme hanno giocato poco, appena 30 partite, ma sono bastate per creare un legame forte. Talmente forte che Luciano lo avrebbe volentieri portato con sé a Milano e glielo ha fatto capire, direttamente e indirettamente, un anno fa, quando il rinnovo con la Roma era in fase di stallo e il rapporto di Alessandro con la tifoseria ai minimi termini. Oggi la situazione è cambiata: domani si abbracceranno e saluteranno con piacere, poi ognuno per la propria strada.

VOGLIA D’EUROPA Entrambi sperano che porti in Champions. Spalletti, in questa stagione, c’è stato praticamente sempre, Florenzi e la Roma mai. Ci provano adesso e la presenza del vice capitano, che in assenza di De Rossi avrà la fascia al braccio, può essere determinante. Con Karsdorp e Santon fuori fino a data da destinarsi a Florenzi toccherà fare gli straordinari, anche se, senza coppe, alla Roma è rimasta solo una partita a settimana da qui al termine della stagione. Una stagione che tutti, a Trigoria, vorrebbero concludere al quarto posto, anche se battendo l’Inter domani anche il terzo non sarebbe poi così distante.

RIFLESSIONI Per Florenzi, in ogni caso, si aprono settimane di pensieri e ragionamenti. Se De Rossi dovesse smettere diventerebbe il capitano della squadra e sarebbe complicato mantenere il profilo basso che ha scelto in questi ultimi mesi. Sui social pubblica pochi contenuti, e tutti selezionati, le interviste sono rare, le apparizioni pubbliche anche. Ha scelto di far parlare il campo: è lì che vuole riconquistare una parte della curva ancora critica nei suoi confronti. Persino nell’ultima partita giocata all’Olimpico si è sentito qualche fischio, ma ormai Florenzi, pur standoci male, passa oltre. E l’esultanza con cui ha chiuso la sfida contro l’Udinese la dice lunga sul suo stato d’animo.

INCERTEZZA Al contrario, se De Rossi dovesse proseguire per un’altra stagione – e Florenzi è il primo che spera che accada – lui potrebbe continuare a giocare e lavorare «a fari spenti». Anche perché sulla carta la sua volontà, e quella del club, è di proseguire insieme fino a fine carriera. Ma le strade del mercato sono infinite e un’incertezza di fondo resta sempre. Anche perché Florenzi ha mercato sia in Italia sia all’estero e di fronte ad un’offerta importante la Roma si metterebbe seduta ad ascoltare, come da regole della società.

RICORDI Prima, però, bisogna portare a termine la stagione. Contro quella che poteva essere la sua squadra (anche l’amico Politano lo avrebbe accolto a braccia aperte, per non parlare di Nainggolan), Florenzi ha giocato 11 volte, vincendo in metà delle occasioni. All’Inter ha segnato tre reti, compresa la prima in Serie A. Sulla panchina della Roma c’era Zeman, su quella dell’Inter il suo amico Stramaccioni, che lo aveva allenato nelle giovanili giallorosse e che, da trequartista dai piedi buoni, lo aveva fatto diventare centrocampista. Per il boemo era una mezzala purissima, per Garcia diventò uno dei migliori attaccanti esterni del campionato, salvo poi arretrare a terzino destro. Non sono trascorsi neppure sette anni da quella prima rete a San Siro, ma del ragazzino Florenzi, ora marito e papà di due figlie, è rimasto davvero ben poco. Quella notte Totti pennellò un assist dei suoi e Florenzi, di testa, incrociò benissimo sorprendendo tutta la difesa nerazzurra. Aveva il numero 48, poi lasciato al termine di quella stagione.

ESPERIENZA All’Inter ha segnato altre due volte: una in Coppa Italia, sempre in quella stagione, e una l’anno successivo, di nuovo al Meazza, con Garcia in panchina, in quella che è considerata una delle sue migliori partite con la Roma. Giocava ala, Florenzi, ispirato da un Totti in stato di grazia, poi per amore della maglia ha cambiato ruolo, giocando spesso in condizioni precarie. È successo anche quest’anno, perché convivere con un ginocchio operato due volte in quattro mesi non è semplice. Ma lui non si è tirato indietro e non lo farà neppure domani sera contro Spalletti, il suo vecchio allenatore. Quello a cui vuole bene, ma che non è riuscito a convincerlo a dire addio all’amore di una vita.

 

 


Inter-Roma, rabbia da ex

IL TEMPO - BIAFORA - Tra il campo e le due panchine sono diversi gli uomini ad aver affrontato la contesa con entrambe le maglie, tra questi anche mister Ranieri. Il tecnico, nella conferenza della vigilia, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa nei confronti della vecchia dirigenza nerazzurra, che lo aveva chiamato per sostituire Gasperini alla quinta giornata della stagione 2011/12, esonerandolo dopo 35 partite e scegliendo Stramaccionia campionato non concluso: «Ho avuto poco tempo per conoscere Milano, sono entrato ed andato via in corsa. Ho perso due calciatori, uno importantissimo come Motta e uno di bellissime e giovani speranze che era Coutinho. Fino a quando c'erano loro la rosa era in
ripresa, nel momento in cui Thiago è voluto andare al PSG la squadra non ha più
avuto il punto di riferimento e ci siamo spenti». L'allenatore giallorosso ha affrontato tre volte l'Inter a San Siro da avversario nella sua precedente esperienza nella Capitale: pareggio per 1-1 il primo anno in cui le due squadre si giocarono lo scudetto, sconfitta per 3-1 in Supercoppa nell'avvio della stagione successiva e infine un pirotecnico ko per 5-3.
Ranieri è quindi a caccia della prima vittoria al Meazza con la lupa sul petto, con i
tre punti che sarebbero fondamentali per non mollare la presa sul Milan: «Per noi è
una bella sfida - le parole dell'allenatore -. Se ci fosse una battuta d'arresto non cambierebbe il nostro umore, ma un risultato positivo potrebbe darci ancora di più una spinta notevole. Far bene significherebbe molto, perdere non cambierebbe la nostra determinazione. Vogliamo arrivare in fondo a testa alta». Un altro attore che andrà in scena alla Scala del calcio è Zaniolo, inserito dall'Inter nello scambio che ha portato Nainggolan alla Pinetina
e Santon (insieme a Juan Jesus e Politano è un altro ex, ma è infortunato) a Trigoria.
Il giovane talento avrà un grande spirito di rivalsa, non  avendo mai esordito in prima squadra con il club milanese, rimediando una sola convocazione contro l'Atalanta in tutta la scorsa annata. Il Ninja, elemento cardine della trattativa condotta in estate da Ausilio e Monchi, ha già fatto sapere che non esulterà in caso di marcatura in quello che sarà l’esordio da avversario contro la Roma, avendo dovuto dare forfait all'andata per infortunio. Impossibile dimenticare Spalletti tra le vecchie conoscenze: il toscano è stato
l’ultimo allenatore a vincere un trofeo sulla panchina capitolina e, grazie alla seconda avventura nel post-Garcia, detiene il record di punti (87) della società giallorossa. Guardando invece al campo c'è qualche dubbio di formazione per Ranieri, dettosi felice per essere stato nominato nella lista dei papabili tecnici del futuro. Al posto dell’infortunato De

Rossi dovrebbe agire Pellegrini (in vantaggio su Nzonzi) accanto a Cristante, con lo spostamento di Zaniolo in una posizione più centrale e l'inserimento di uno tra Under e Kluivert a destra. Nel tridente dietro a Dzeko è tutto ok per El Shaarawy. In difesa sono pronti a tornare dal primo minuto Florenzi e Kolarov.


Ranieri: «Roma mia, e se alla fine restassi io?»

GAZZETTA - PUGLIESE - Se è vero che la sfida di domani è uno spartiacque importante per la Roma, è altrettanto vero che lo può essere anche per Claudio Ranieri. Perché una Roma capace di restare in corsa per la Champions sarebbe anche capace di dare più credito al suo tecnico. Per non sapere né leggere né scrivere, ieri Ranieri l’ha ribadito a chiare note. Lui nel futuro della Roma, a livello di conduzione tecnica, non si sente ancora tagliato fuori. Ed è anche giusto così, visto il lavoro che sta facendo. «Mi fa piacere che ci si ricordi che potrei esserci anche io alla guida della Roma – ha detto ieri in conferenza – Ma queste scelte ovviamente non spettano a me. Io so cosa devo fare, cercare di portare la Roma il più in alto possibile. Non sono io a stabilire i programmi futuri, anche se molto ovviamente dipenderà dall’eventuale ingresso in Champions o meno. Ma sono soddisfatto della mia carriera di allenatore, che non è ancora finita. Chissà cosa mi riserverà il futuro...».

DI RITORNO Insomma, Ranieri non si sente tagliato fuori e sa che se la Roma non dovesse trovare una soluzione che la soddisfi, il suo nome resterebbe una garanzia. «A me brillano gli occhi per due squadre: la Roma di cui sono tifoso e il Cagliari che mi ha fatto scalare tutte le categorie, dalla Serie C alla A. Ma non mi sento un profeta in patria, piuttosto un professionista che alcune volte ha potuto lavorare come sa, altre è arrivato in momenti difficili». Esattamente come all’Inter, nel 2011-12, quando fu chiamato per sostituire Gasperini. «A Milano ci sono stato pochi mesi, arrivando e andando via in corsa. Ho avuto la sfortuna di perdere due giocatori: Thiago Motta, importantissimo e Coutinho, di belle speranze. Con loro ci eravamo ripresi. Senza Motta ci siamo invece spenti, la squadra non aveva più il suo riferimento centrale. Una vittoria domani ci darebbe una grande spinta, una sconfitta non ci cambierebbe di molto l’umore».

LE SCELTE E allora domani Ranieri si porterà dietro dei dubbi fino alla fine. El Shaarawy a parte, bisognerà capire se dentro andrà dal via Nzonzi o si aumenterà il potenziale offensivo con i trequartisti, abbassando in mediana Pellegrini. «Devo capire chi ha i 90 minuti nelle gambe e chi no – chiude Ranieri –. Pellegrini ha un cambio di passo importante, Nzonzi è un riferimento a uno-due tocchi. Tra l’altro Zaniolo non è nel suo momento migliore e per me è più una mezzala che un trequartista o un’ala». E l’ipotesi Dzeko-Schick insieme? «Con l’Udinese ho scelto le due punte perché ho dovuto fare il farmacista, sapevo che De Rossi non avrebbe potuto giocare l’intera gara. Tutto qui». Come, dire stavolta sarà diverso...