La scelta Mirante ok con l’Udinese. Dai guai al cuore alla Champions. L’ipotesi Cragno

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Ha aspettato, in silenzio, il momento giusto, e facendosi trovare pronto quando il suo inserimento è sembrato inevitabile. Antonio Mirante d’altra parte ha imparato ad avere pazienza quando un giorno ha sentito che il suo cuore non andava più tanto bene, perché c’erano dei battiti fastidiosi. «E per quattro giorni ho pensato che col calcio avrei chiuso», ha dichiarato in seguito al malore avuto dell’agosto del 2016. Poi il rientro, graduale, dopo essersi curato proprio a Roma, al Gemelli, con la grande voglia di viversi tutto quello che gli avrebbe dato il calcio, di lì in poi, come un enorme regalo da tenersi stretto. Per questo, Mirante, classe ’83, ha accettato la scorsa estate di trasferirsi nella capitale senza scalpitare più di tanto, consapevole di viversi un’avventura importante, seppur alle spalle del collega Olsen. Ma le vagonate di gol prese dallo svedese, e il feeling in realtà mai nato del tutto con i compagni di reparto, hanno convinto Ranieri, da due partite, a cambiare tra i pali, dando una chance ad Antonio, meno taciturno del compagno e apparso più libero dal punto di vista mentale. Con fiorentina e Sampdoria, un pareggio e una vittoria, due gol presi – tutti con i viola all’Olimpico – e porta tenuta inviolata a Genova. E ora la conferma per sabato, avversaria l’Udinese, per quella che sembra essere una scelta definitiva. Almeno per questo finale di stagione, per le ultime sette gare che dividono i giallorossi dalla possibilità di agganciare la zona Champions. In estate, poi, si cercherà di cedere Olsen all’estero (Inghilterra?) e Mirante potrebbe restare ancora come secondo, alle spalle di un nuovo portiere. Tra gli indiziati principali c’è Alessio Cragno, classe ’94, del Cagliari, uno dei portieri che proprio Mirante, qualche anno fa, aveva indicato come uno dei maggiori talenti del calcio italiano. E al quale farebbe volentieri da supporto e da chioccia la prossima stagione. Intanto continua la corsa di Florenzi verso l’Udinese, vista l’emergenza terzini con cui deve fare i conti Ranieri (Karsdorp e Santon sono infortunati, Kolarov squalificato). Il ragazzo sta cercando di recuperare per essere in campo.


Dzeko vuole salutare con i gol e come erede spunta Benedetto

IL MESSAGGERO - CARINA – Ormai non resta che affidarsi alla cabala. Il 28aprile Dzeko festeggerà l’amaro anniversario di un anno senza gol in campionato all’Olimpico (ultima volta doppietta al Chievo). Per evitare questo triste primato, al bosniaco rimangono due gare per sbloccarsi:contro l’Udinese e il Cagliari. La speranza di Ranieri è che non si riduca all’ultimo giro di ruota (il 27aprile con i sardi). Anche perché, dal suo arrivo in Italia,contro i friulani ha sempre segnato una rete nei precedenti incroci casalinghi dove la Roma ha sempre avuto vita abbastanza facile (3-1,4-0 e 3-1). Sabato scorso con il suo ingresso in campo Edin a Genova ha cambiato il match. Ma è consapevole che un centravanti si misura con i gol. Quelli che a lui in stagione sono mancati (appena7 in campionato). La querelle contrattuale ha pesato e continua a non lasciarlo tranquillo nonostante i tentativi di rassicurazione operati da Massara. Dzeko ha capito che la Roma non gli rinnoverà il contratto. Da settimane il West Hams si è fatto vivo ma il bosniaco attende un segnale deciso dall’Inter, ferma per ora al semplice sondaggio. Qualcosa di simile è andato in scena tra Roma e Boca Juniors per Benedetto, centravanti del club argentino e della Seleccion. L’attaccante ha una clausola rescissoria di 21 milioni e da tempo medita il grande salto in Europa. Se nel novembre del 2017 non si fosse rotto il crociato anteriore, probabilmente ora giocherebbe in Italia. La Lazio, all’epoca, era molto interessata. Or aè la Roma a seguirlo. Nuove conferme sono arrivate ieri dall’Argentina. Verso l’Udinese: confermati i miglioramenti di Florenzi che oggi tornerà in gruppo,alternando al lavoro con la squadra anche esercitazioni individuali.


La Roma italiana a caccia dell'Europa

IL TEMPO - AUSTINI - Negli ultimi due giorni l'hanno guardata in tv, fino a un mese fa si sentivano protagonisti, un anno e un giorno or sono avevano stupito il mondo, adesso non possono che sperare di rigiocarla. Ai giocatori della Roma manca da morire la Champions, si sono abituati a giocarla per cinque stagioni di fila come mai accaduto nella storia del club e a Genova si sono regalati un'insperata chance per tornare a riascoltare la musichetta da settembre. I giallorossi sono di nuovo in corsa e puntano su quell'anima ritrovata a Marassi. La vittoria con la Samp firmata De Rossi è intrisa di romanità, romanismo e un po' di patriottismo. Cinque gli italiani in campo dall'inizio nell'ultima sfida di campionato che potrebbero salire a sette sabato prossimo contro l'Udinese. Oltre al capitano, Mirante, Florenzi, Cristante, Pellegrini, Zaniolo ed El Shaarawy, tutti e sette mandati in campo da Di Francesco (ieri sugli spalti ad Amsterdam a vedere Ajax-Juve) nell'andata contro il Porto agli ottavi di Champions e adesso nei pensieri di Ranieri.

Il progetto di una Roma italiana è reale e potrebbe proseguire anche il prossimo anno con gli innesti dell'atalantino Mancini e del bresciano Tonali, obiettivi di mercato, senza dimenticare il portiere del Cagliari Cragno finito recentemente nel mirino del club. Ma per costruire un domani ad alti livelli bisogna tornare grandi oggi, e allora la giornata di sabato diventa uno snodo fondamentale: nel giro di quattro ore Roma-Udinese e Milan-Lazio possono incidere parecchio nella corsa Champions. Per schierare i sette italiani dall'inizio Ranieri ha bisogno di una risposta innanzitutto da Florenzi: il terzino sta meglio ma anche ieri ha svolto solo una parte del lavoro in campo e non insieme ai compagni. Oggi e domani proverà a spingere, gradualmente e senza correre troppi rischi, per testare le condizioni del polpaccio. Il borsino a ieri sera lo dava convocato ma più in panchina che in campo, il tecnico spera in un accelerazione del recupero in 48 ore per tamponare l'emergenza assoluta degli esterni difensivi. Con Karsdorp e Santon ai box per almeno altre tre partite e Kolarov squalificato, al momento non c'è un terzino disponibile e contro l'Udinese si potrebbero vedere tutti e quattro i centrali in campo: Juan a destra (se recupera Florenzi, va sull'altra fascia), Marcano a sinistra e la coppia Manolas (ieri differenziato programmato) Fazio al centro. Il portiere non sembra più in discussione: salvo imprevisti toccherà a Mirante difendere i pali da qui a fine stagione, con Olsen a scaldare una malinconica panchina in attesa di trovare un'altra squadra in estate. Il partner di De Rossi sarà ancora lo stakanovista Cristante, alla decima presenza di fila in campionato. Pellegrini si è ripreso il posto sulla trequarti e non intende lasciarlo, Zaniolo va verso la conferma a destra, mentre El Shaarawy sembra favorito su Schick per completare l'attacco insieme a Dzeko. L'esperimento del doppio centravanti ha dato risultati contraddittori, Ranieri non si farà scrupoli ad accantonarlo di nuovo dall'inizio, tendendosi l'opzione Schick buona per la seconda parte della gara. Da fuori scalpita anche Under, mentre Perotti continua a lavorare a parte con l'altro caso cronico Pastore. La Roma italiana è quella più in forma e sembra la migliore versione possibile per inseguire l'Europa che conta.


Il professor Accorsi e il Campione: «Abbiamo fatto emozionare Totti»

LEGGO - TRAVISI - Un fuoriclasse della Roma. Christian Ferro è talento puro e irrequietezza. Tanti soldi e una solitudine che non trova conforto in ingaggi milionari. Il Campione, dell'esordiente Leonardo D'Agostini, con Andrea Carpenzano, il calciatore, e Stefano Accorsi, professore spiantato che accetta l'impresa impossibile, prepararlo per la maturità, racconta il lato oscuro del successo. Ma è un film sul calcio solo in apparenza, perché il calcio lo attraversa per riflettere sui mali amplificati dai social: solitudine e voglia di successo. «C'è stato un momento in cui ho fatto i conti con la popolarità, ci si sente derubati dell'intimità. Ho sentito un impatto forte dopo alcuni film di grande successo», spiega Accorsi, «allora ho avuto bisogno di ritrovare la solitudine, me ne sono andato all'estero e quello mi ha placato, quindi è un'esperienza che ho vissuto». Carpenzano, che col personaggio di Ferro condivide l'età, è convinto che nel mondo del calcio «se hai tante persone intorno è inevitabile sentirsi soli» e sui calciatori, le rockstar di quest'epoca social, l'attore romano ha le idee chiare: «A livello umano non mi hanno mai interessato.  faceva cose allucinanti, come Baggio, Maradona, guardo le loro gesta estasiato, ma finisce lì».
Il film, girato realmente sui campi di Trigoria e all'Olimpico, è stato costruito con un attento «lavoro sulle biografie dei talenti ribelli come George Best, Cassano e Balotelli, persone che hanno vissuto vite parallele rispetto ai loro coetanei», sottolinea il regista. E a proposito di campioni, Accorsi ha raccontato un aneddoto: « ha visto il film. Era emozionato e ci ha detto è proprio così!».


L’arbitro? Un Co.co.co da 200mila euro annui. Sirene cinesi per Rizzoli

IL SOLE 24 ORE - BELLINAZZO - Qualche settimana fa, il presidente dell’Aia, l’associazione degli arbitri italiani, Marcello Nicchi ha accennato alla possibilità di adottare un “reddito di cittadinanza” per i direttori di gara, molti dei quali, pur essendo dilettanti, sono costretti a lasciare il lavoro. «Così quando finisce l’attività – ha spiegato Nicchi - si ritrovano senza nulla, ad una età avanzata. Non escludiamo di creare un fondo di solidarietà della durata di uno-due anni, per dare agli arbitri la possibilità in questo lasso di tempo di ricrearsi una vita, un lavoro». Martedì scorso, lo stesso Nicchi in audizione alla Commissione Cultura della Camera, che sta esaminando il disegno di legge collegato alla Finanziaria in materia di ordinamento e professioni sportive, ha avanzato la richiesta di riconoscere l’attività arbitrale come rapporto di lavoro sportivo. La carriera di un arbitro dura - per limiti d’età - fino a 45 anni a livello nazionale e fino a 37 anni a livello internazionale. Per ogni stagione vengono selezionati dall’Aia una ventina di “fischietti” per la Serie A (con un paio di debuttanti) che operano nella veste di liberi professionisti con partita Iva: dei co.co.co sportivi sostanzialmente, a cui spetta un compenso fisso (giuridicamente qualificato come “diritto di immagine”) e una diaria legata all’impegno settimanale. In sintesi, un arbitro di prima fascia, un “internazionale” (sono una decina), può percepire compensi ordinari per circa 200mila euro lordi. Un arbitro al primo anno può contare invece su introiti per 120mila euro (circa 70mila netti).

Per quanto riguarda il torneo di Serie A, la parte fissa infatti va dai 30mila euro riconosciuti ai cosiddetti “neo –immessi” ai 90mila euro assegnati ai più esperti ovvero gli Internazionali. Ci sono poi varie fasce intermedie che dipendono dal numero di gare dirette e dall’anzianità di servizio. La diaria per una partita di Serie A invece è pari a 3800 euro lordi. Mediamente ogni arbitro scende in campo per 15/16 partite di campionato a stagione. Fanno circa 60mila euro. Gli arbitri che non vengono impiegati per dirigere i match sono dirottati sul servizio Var (Video Assistant Referee), sperimentato nella Penisola dallo scorso campionato. In Serie A la diaria per chi è chiamato a valutare i replay e suggerire al fischietto in campo eventuali errori “chiari ed evidenti” è pari a 1.500 euro a partita (750 per chi svolge il ruolo di assistente al Var). Ogni arbitro svolge il servizio di Var per altri 15/16 match per un compenso medio che quindi si aggira sui 25mila euro. Ci sono inoltre gli impegni in Coppa Italia. Qui si va dai mille euro riconosciuti agli arbitri “titolari” nei primi turni ai 1.500 per i quarti di finale, fino ai 2.500 per le semifinali e ai 3.800 per la finale (stesso importo per la Supercoppa italiana). Si può arrivare perciò a 180mila euro per l’attività nazionale. Per quanto riguarda l’attività internazionale, esiste un tariffario per le partite di  (per cui si fattura fino a 5mila euro), per l’Europa League e le Nazionali. Un fischietto di prima fascia può dirigere una decina di match. La media è di 4-5 partite con un compenso intorno ai 20mila euro. Per i numeri uno della categoria selezionati per i Mondiali c'è poi un assegno ulteriore di 50mila dollari corrisposto per i raduni e la rassegna. Molto meno guadagnano gli assistenti - i guardalinee - la cui carriera è separata da quella degli arbitri. In Serie A prendono 1000 euro a match (mentre il quarto uomo si ferma a 500 euro). Il fisso per gli assistenti va dagli 8mila dei neopromossi ai 24mila degli internazionali.

C’è da dire che la crescita globale del football sta anche aprendo nuovi mercati per gli arbitri. Così accade sempre più spesso di vedere le ex giacchette nere emigrare in campionati non europei in cambio di ricchi ingaggi. L’inglese Mark Clattenburg, dopo aver lasciato nel febbraio 2017 la Premier League per ricoprire il ruolo di coordinatore degli arbitri nella Saudi Professional League, si è trasferito in Cina dove percepirebbe una retribuzione di 500mila dollari. Stessa destinazione e compenso analogo per il serbo Milorad Mazic, arbitro nell’ultima finale di . La Chinese Football Association per migliorare la qualità dei propri arbitri ha deciso di creare una task force di fischietti professionisti. Il prossimo acquisto potrebbe essere un pezzo da novanta del settore come Nicola Rizzoli che attualmente come designatore degli arbitri italiani guadagna 200mila euro. Per strapparlo alla Serie A dalla Cina pare siano disposti a sborsare un milione di dollari. Il costo per la Figc del sistema arbitrale nel 2017 è stato pari a 44 milioni. Questa somma serve a coprire i rimborsi spese per tutti i campionati professionistici o dilettantistici. Parliamo di oltre 433mila partite ufficiali gestite da direttori di gara designati. I costi complessivi, inclusi raduni e preparazione tecnica, per la Serie A sono di circa 9 milioni all’anno pagate dalla Lega alla Figc. Gli arbitri tesserati in Italia sono 32mila (di cui 1600 sono donne). Al vertice della categoria giunge lo 0,1%. Una selezione durissima, scandita da enormi sacrifici personali e professionali. Anche chi arriva in Serie A guadagna in fondo quanto un panchinaro e con una durata media della carriera più breve.


Seconda squadra in Serie C. I giallorossi ancora verso il «no»

IL TEMPO - BIAFORA - È in serio dubbio la costruzione di una seconda squadra della Roma. Dopo che lo scorso anno non era stata presentata la domanda di iscrizione alla Serie C (lo ha fatto solo la Juventus), anche per la prossima stagione c'è poca convinzione da parte del club di aderire all'iniziativa. A frenare i giallorossi ci sono incertezze sul regolamento e sulle tempistiche, in particolare dopo i dubbi espressi pubblicamente dal presidente FIGC Gravina: «Chiuderò il programma, serve un sistema diverso». Nella Roma non sono sicuri di effettuare l'investimento, che avrebbe benefici limitati per la crescita dei giovani. Intanto a Trigoria, a prescindere dalla formazione B, proseguono i lavori per la costruzione di un nuovo campo.


Uefa, pronta la rivoluzione che azzererà i campionati

IL MESSAGGERO - BUFFONI - È una rivoluzione annunciata, ma la guerra è appena cominciata. L'oggetto del contendere è la Champions League, Eldorado dei club che da qui attingono linfa vitale per i loro bilanci. Gli schieramenti in campo sono l'Eca, ovvero l'associazione delle società più ricche capitanata dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, e le Leghe professionistiche europee. Sullo sfondo l'Uefa, vicina ai top-club, e la Fifa che, invece, sta portando avanti il progetto del Mondiale per club a 24 squadre (già bocciato dall'Eca). Ieri, dalle pagine dell'Equipe, è stata sganciata la bomba: dal 2024 la Champions cambierà radicalmente formula, aumentando il numero delle partite (224, oggi sono 216 contando anche il preliminare di luglio) e qualificando da sé 24 sulle 32 squadre partecipanti.

LA FORMULA L'Equipe scrive che alla Champions parteciperanno sempre 32 formazioni, suddivise però in 4 gironi da 8 squadre. Agli ottavi andranno le prime quattro, che si qualificheranno automaticamente all'edizione successiva. Anche la quinta staccherà il pass per la Champions futura, così come la vincente dello spareggio tra la sesta e la settima. La perdente di questo play-off andrà in Europa League, mentre l'ultima ricomincerà dai preliminari dell'ex Coppa Uefa. Ricapitolando, la Champions dal 2025 sarà formata da: 16 squadre approdate agli ottavi della stagione precedente; le quattro quinte e le 4 vincenti dello spareggio tra seste e settime. In totale 24 squadre su 32. Le restanti 8? Le quattro semifinaliste di Europa League e 4 squadre campioni nazionali. A tutto ciò va aggiunta la novità, ventilata un mese fa, di giocare le partite nei weekend (con i campionati in mezzo alla settimana). È evidente la voglia di SuperLega, da tempo invocata da top club come Real, Barcellona, Bayern e Juventus per aumentare gli introiti dei diritti tv.

C'È CHI DICE NO A uscirne con le ossa rotte sarebbero i campionati nazionali, svuotati di significato. Per questo le Leghe europee si preparano a dire «no» e a bacchettare il presidente Uefa Ceferin giudicato troppo prono ai desiderata dell'Eca. L'assemblea della European Leagues si è data appuntamento a Madrid il 6 e 7 maggio prossimi: obiettivo sensibilizzare opinione pubblica (e governi) sul pericolo della Mega-Champions. La posizione critica della nostra Serie A è emersa martedì per bocca dell'ad De Siervo che, in Commissione cultura della Camera, in merito all'ipotesi coppe nei weekend ha detto: «Cambierà per sempre il calcio rischiando di rendere il campionato residuale. La sperequazione che crea la Champions è evidente e la differenza si amplierà»..


Schick conteso tra Borussia e Lipsia

Patrick Schick potrebbe lasciare la Roma. Secondo Alfredopedulla.com, il giallorosso volge al termine della sua carriera giallorossa e a fine stagione sarebbe destinato alla Germania. Sul giocatore ceco ci sarebbe il Lipsia, che già l'ha osservato durante la partita con la Sampdoria; il Borussia Dortmund potrebbe essere però in vantaggio per aggiudicarsi il classe 1996.


L’Avvocatura: "Lo stadio si deve fare"

IL TEMPO - MAGLIARO - Vecchie e nuove storie che si incrociano sulla via di Tor di Valle e dello Stadio della Roma: oggi pomeriggio, in scena al IX Municipio, quello entro cui ricade proprio l'area del progetto Stadio, va la votazione sulla delibera Grancio/Fassina che chiede l'annullamento d'ufficio della delibera Raggi sul pubblico interesse. E, con-temporaneamente, dopo l'incontro della scorsa settimana fra l'Avvocatura capitolina e i consiglieri pentastellati Campidoglioe nei Municipi, dai cassetti spunta fuori il parere ufficiale che la stessa Avvocatura diede a Virginia Raggi a gennaio 2017. Un parere (protocollo RF/2017/4672) redatto da Rodolfo Murra, allora in forza alla squadra dei legali del Comune, e contro firmato dal capo dell'Avvocatura, Carlo Sportiello. Il parere - si legge dagli atti - venne richiesto il 13 gennaio 2017 dal sindaco Raggi che domandava all'Avvocatura se la delibera Marino potesse essere annullata d'ufficio; quale fosse il reale «peso» giuridico della dichiarazione di pubblico interesse e, infine, quale fosse la posizione del proponente. Già allora Murra, nel rispondere ai quesiti, fu piuttosto chiaro: dopo aver effettuato le analisi della giurisprudenza, scriveva che in caso di revoca «il proponente pur non potendo accampare diritti alla realizzazione dell'opera potrebbe essere legittimato a richiedere quanto meno il rimborso degli oneri vivi occorsi per la progettazione definitiva». In soldoni: nel 2017 la revoca avrebbe comunque comportato un risarcimento danni. Non solo.

Secondo passaggio fondamentale: in caso di annullamento si poteva prefigurare «la colpa» da parte del Comune, ovvero «l'emissione di atti inizialmente favorevoli poi ritirati che hanno creato affidamento nella loro legittimità» cosa che avrebbe comportato il «conseguente rischio dell'accoglimento» della richiesta di risarcimento. Anche qui, in sintesi: alto rischio di risarcimento danni per aver «ingenerato il convincimento nel destinatario l'incolpevole convincimento di poter legittimamente procedere». E questo era l'anno di grazia 2017: Paolo Berdini era ancora assessore (sarebbe stato allontanato a San Valentino) e solo il 24 febbraio, quindi oltre un mese dopo il parere Murra, la Raggi, Baldissoni e Parnasi avrebbero concluso il nuovo accordo sfociato poi nel progetto rivisto, nella nuova delibera di pubblico interesse (giugno 2017) e nella nuova Conferenza di Servizi. Allora c'era da cassare solo una delibera, quella Marino/Caudo. Oggi,invece, bisognerebbe cancellarne due, Marino e Raggi, e, in più rispetto al 2017, ci sono altri elementi che rendono impraticabile qualunque marcia indietro: questa è la stessa maggioranza che ha votato il pubblico interesse nel 2017 e, secondo, si è anche avuto il via libera dalla Conferenza di Servizi decisoria. Tutti elementi, incluso il trascorrere del tempo e i lavori preparatori a variante e convenzione urbanistica, che finiscono per rafforzare «il convincimento di poter legittimamente procedere» da parte della Roma. Ecco, quindi, che la giornata odierna nel IX Municipio cessa di avere una vesta giuridica che per altro non ha mai avuto dato che si tratta di un parere non obbligatorio e, men che meno, vincolante. Ma assume contorni politici molto netti: il risultato è in bilico. L'aula municipale dovrà esprimere semplicemente un parere su una delibera, quella Grancio/Fassina, la cui inconsistenza giuridica (improcedibile l'annullamento in autotutela della delibera Raggi) non ne attenua però la portata politica. E, di certo, qualunque sia l'esito del voto, esso riattizzerà ancora una volta le polemiche che sono l'unica cosa davvero inutile nell'intera vicenda.


Ag. Freuler e Castagne: "Lazio e Roma sono destinazioni gradite"

Ulisse Savini, agente tra gli altri di Castagne e Freuler in forza all'Atalanta, ha rilasciato alcune dichiarazioni all'emittente radiofonica Radio Sei. Queste le sue parole: 

"Sono due giocatori che, quando vengono proposti, nessuna delle prime cinque italiane rifiuta. Un approccio concreto per iniziare una trattativa però non c’è con nessuno, per ora soltanto apprezzamenti. Vediamo come finirà il campionato dell’Atalanta. A giugno mi aspetto richieste di questo tipo, Lazio e Roma sono destinazioni gradite. L’Atalanta ha 3 esterni per due posti e dal punto di vista delle cessioni qualcosa succederà e parlo di uno tra Castagne e Hateboer. Se invece chiedete a Gasperini di vendere Freuler, non vi dirà mai sì. Lui e De Roon sono intoccabili. Il mercato è comunque un'opportunità per Remo, che con tutto il rispetto dell’Atalanta vuole fare uno step in più. Poi magari l’Atalanta andrà in Champions e lo step lo potrà fare con l’Atalanta".


Qatar-Roma, la pista anglo-araba

MILANO FINANZA - C’è una pista anglo-araba dietro all’interesse di fondi qatarini per la Roma. Nell'edizione odierna il giornale ha rivelato che investitori del Paese del Golfo stanno valutando un ingresso nel capitale di un club di Serie A e avrebbero messo nel mirino soprattutto il club capitolino controllato dall’imprenditore statunitense James Pallotta tramite il Raptor group. [...]

Viene inoltre riferito che l'ipotesi è talmente credibile che uno studio legale che opera a livello internazionale sta già studiando il dossier. L'uomo che ha avvicinato Pallotta al fondo del Qatar è un investitore arabo già socio del presidente giallorosso, il quale però non pare intenzionato a vendere, almeno finché ci sarà la possibilità di costruire il nuovo stadio.

 

 


Roma-Conte, c'è il contatto

Contatto informale per Antonio Conte con i giallorossi al quale, molto probabilmente, ne seguirà un altro nei prossimi giorni. La prima scelta in Italia dell'allenatore è rappresentata dall'Inter ma non è detto che i nerazzurri vogliano puntare sul profilo dell'ex tecnico per sostituire Spalletti. Questo quanto riferito dall'emittente radiofonica Tele Radio Stereo.