Arrivare in Champions e dirsi addio? Finale di stagione per Spalletti&Co

GAZZETTA - L’inno della Champions. Lo vogliono sentire tutti, l’anno prossimo. Rischia di non sentirlo quasi nessuno: nemmeno i quattro che se lo saranno guadagnata. Per gli allenatori, anche in quelle zone nobili della classifica, vige l’assoluta precarietà. L’unico che può prepararsi al coro, che chiude l’inno e che dal San Paolo di solito arriva fino a Castelvolturno, è Carlo Ancelotti. Lui ha già staccato il biglietto, mentre la conferma per l’anno prossimo non è mai stata in discussione. Tutti gli altri, al massimo, hanno o l’uno o l’altra. Dalla Juve al Torino, nessuno escluso. Nemmeno chi, come Allegri, ha vinto lo scudetto con svariate settimane di anticipo (…). Condizione opposta per Mazzarri: nessuno lo muoverà dalla panchina granata, con o senza l’obiettivo storico centrato. (…).Per tutti gli altri l’obiettivo potrebbe essere centrato e poi non «goduto»: in cima alla lista c’è Luciano Spalletti, l’uomo che ha riportato l’Inter a «rivedere le stelle» dopo sei anni di assenza. Finire anche quest’anno fra i primi quattro era considerato l’obiettivo prioritario e minimo del club. (…) Ma centrarlo con ogni probabilità non basterà, ora che l’ombra di Conte sta diventando sempre più solida. Sull’argomento ultimamente si è espresso in termini più fatalisti («Fin quando ci sono, decido io»), ma non ha ancora alzato bandiera bianca. Quella sventolata ieri coscientemente da Ranieri, che fino a qualche settimana fa covava una piccola speranza di riconferma, mentre ora insegue il risultato, ma aggiungendo «poi il mio lavoro sarà finito». Non gli resta che andare a prendere all’aeroporto il successore, accogliendolo possibilmente con i 50 milioni che garantisce la coppa. Fine corsa che si avvicina, comunque vada l’inseguimento all’Atalanta, per Gattuso: quella musica l’ha sentita tante volte da giocatore. Per farlo da allenatore bisognerà ripassare più avanti. (…). Poi c’è Gasperini, che vive in un paradosso: può entrare nella storia della Dea e poi uscire accasandosi in una squadra che alla Champions non è arrivata. (…). Simone Inzaghi? Ha perso lo spareggio con Gasp, resterà fuori con la Lazio dall’Europa top, ma può rientrare dal mercato. E magari l’inno alla fine lo sente lui.


De Vito, le mosse del M5S per togliergli la presidenza

IL MESSAGGERO - DE CICCO - «L'abbiamo spuntata su Siri, non possiamo tenere lì De Vito». Lo scranno più alto dell'Assemblea capitolina è diventato un cruccio per i 5 Stelle romani. Dal 20 marzo scorso, quando il potente presidente del Consiglio comunale è stato arrestato per corruzione nella tormentata vicenda dello stadio a Tor di Valle, i grillini non riescono a scalzarlo dal vertice dell'Aula Giulio Cesare. Hanno chiesto lumi ad avvocati e dirigenti, pareri formali e informali, ma niente. Il Segretariato generale, da ultimo, ha messo nero su bianco che l'avvicendamento forzoso, con le norme attuali, sarebbe senza precedenti. E quindi rischioso sul fronte legale, con lo spettro di una sostanziosa richiesta di risarcimento danni dell'interessato.
Quanto a lui, De Vito, di lasciare la presidenza dell'Assemblea, non ci pensa proprio. Lo ha scritto anche in una lettera del 13 aprile scorso, vergata da Regina Coeli e indirizzata a Virginia Raggi ma anche a tutti i colleghi del Consiglio. Le dimissioni? «Non posso, non voglio e non debbo farlo!». Ha citato, De Vito, gli articoli del Regolamento dell'Assemblea capitolina, che conosce a menadito. Arrivando a contestare perfino «la sospensione e sostituzione temporanea» decisa dalla Prefettura e considerata da lui «priva di presupposti», così come «qualsiasi atto mi abbia privato» dell'«iscrizione al M5S». Giovedì, nel primo confronto con gli inquirenti, De Vito ha giurato di non essere «un corrotto», assicurando, come riferito dai suoi legali, che «sul progetto stadio le decisioni sono state condivise dall'intero gruppo del M5S».
Per scacciare l'imbarazzo di tenere al vertice del Consiglio della Capitale un presidente in arresto per corruzione, gli stellati da settimane sono al lavoro per trovare una scappatoia tecnica. Obiettivo: votare la destituzione. Sta prendendo quota una soluzione in particolare. Che passa dalla modifica del Regolamento del Consiglio comunale. Toccherebbe cambiare il passaggio che oggi, come ha ricordato il Segretariato, consente di contestare l'operato del presidente «esclusivamente quanto all'esercizio delle funzioni di corretta direzione dell'organo consiliare». Insomma, solo per reati avvenuti in Aula, non fuori. Dovrebbe essere depennato poi l'obbligo di discutere il provvedimento di rimozione prevedendo «in contraddittorio, l'intervento del consigliere di cui si chiede la revoca». Circostanza che, con De Vito in carcere, non potrebbe logicamente essere ottemperata.

SPONDA DELL'OPPOSIZIONE «Si tratta di adeguare il regolamento del Campidoglio ai dettami della legge Severino», spiega un consigliere M5S di prima fascia. Il piano è già stato condiviso con i capigruppo dell'opposizione, come conferma Giulio Pelonzi, che guida la pattuglia del Pd. «È un'opzione che ci hanno chiesto di valutare. I tempi per andare in Aula? Prima, da quello che abbiamo capito, i 5 Stelle devono ricevere alcune rassicurazioni tecniche». E forse anche trovare una quadra politica, perché non tutti, tra i grillini, sono disposti a mollare l'ex collega di partito. Le cui parole davanti ai pm, a più d'uno, sono sembrate anche dei messaggi in codice. Come a dire: le scelte sullo stadio le abbiamo fatte insieme.


La Roma non molla la pista Sarri. Dzeko, forse Parigi nel suo futuro

CORRIERE DELLA SERA - Il confronto, impietoso, lo fanno la classifica e la bacheca: la Juventus è a + 30 e si presenterà domani all’Olimpico con l’ottavo scudetto consecutivo già in tasca, mentre a Trigoria siamo sempre a «zeru tituli». (…) Il giorno dell’addio di Claudio Ranieri, così, diventa occasione per una previsione del tecnico/tifoso su un futuro non semplice: «La Juve è un punto di riferimento tra i top team. Credo che per la Roma sia vitale avere lo stadio, solo dopo potrà pensare alla rincorsa». Sarà fondamentale seguire un progetto condiviso con il tecnico - chiunque sia - e non affidato al mercato fatto di occasioni e non di priorità. L’esempio che porta Ranieri è di grande attualità: «Che bello quando si costruisce una squadra a somiglianza dell’allenatore! Klopp è riuscito a prendere dei giocatori che sposano al meglio la sua filosofia e il Liverpool non ha più gli alti e bassi di prima. (…)». Può costruire un modello simile anche la Roma? Serve, per prima cosa, un tecnico con pieni poteri. Franco Baldini, consigliere personale del presidente James Pallotta, non ha abbandonato la pista che porta a Maurizio Sarri. (…). A Sarri piacciono i Blues ma a parecchi Blues - i tifosi, una parte della squadra e Marina Granovskaya, plenipotenziaria del presidente Abramovich - non piace (più) Sarri. E la Roma, così, resta alla finestra. Il no di Conte, secondo molti, non ha bloccato l’arrivo alla Roma del suo amico Gianluca Petrachi, prossimo d.s. (…).Per liberarlo dal contratto servirà un indennizzo che il Toro avrebbe identificato in Riccardi. (…). Dalla Francia arrivano voci sull’interesse del Paris Saint-Germain per Edin Dzeko e Steven Nzonzi. Dovendo abbassare il monte ingaggi e ringiovanire la rosa, la Roma non si opporrebbe certo in caso di un’offerta interessante.


Ranieri si congeda: “Battiamo la Juve ma a fine stagione lascio la squadra”

REPUBBLICA - Dalla lista degli allenatori candidati alla panchina della Roma per la prossima stagione va tolto il nome di Claudio Ranieri. A ridosso del match con la Juve il tecnico giallorosso è chiaro: “Finito il campionato finirà anche il mio lavoro qui. Sono venuto perché la Roma mi ha chiamato e da tifoso ho risposto con tutta la buona volontà, ma quando ho firmato avevo già deciso. Sono arrivato in un momento di necessità, a fine campionato il mio lavoro finirà”


De Rossi, il futuro comincia adesso

IL MESSAGGERO - CARINA - Al futuro in questo momento non pensa. Per De Rossi conta il presente. L'oggi o, se preferite, domani sera: c'è infatti Roma-Juventus. Non una gara qualsiasi, anche se l'avvicinamento stavolta è stato quantomai anomalo. Non che Daniele apprezzi le crociate stile Zeman (ricordate le frecciate al boemo dopo il ko nel 2012?) ma di certo tra il «preparare una gara come se stessimo andando in guerra» e la calma piatta di questi giorni, ci può essere una via di mezzo. Daniele torna dopo l'ennesimo infortunio. Una stagione che con il trascorrere dei mesi ha assunto le sembianze di un calvario. Considerando i 90 giorni ai box per il problema alla cartilagine del ginocchio e i tre stop per infortuni muscolari, il capitano ha saltato la bellezza di 23 gare su 45. Leggermente più del 50%, considerando tra l'altro che in quelle disputate vengono calcolati anche i 13 minuti in Coppa Italia contro la Fiorentina (entrato sull'1-5), più i 14 con il Chievo (la Roma già vinceva 3-0) e una ventina col Bologna in campionato. 
RANIERI ASPETTA L'OKA 35 anni (festeggerà i 36 il prossimo 24 luglio) ha imparato ormai a conoscere il proprio corpo. Poteva tornare in gruppo con qualche seduta d'anticipo sulla tabella di marcia ma ha preferito rimandare all'altro ieri, lavorando anche nel giorno di riposo. Ranieri aspetta un segnale: se Daniele dà l'ok, gioca. Sinora il tecnico ha preferito non forzarlo. E così ieri De Rossi è stato alternato con Nzonzi nella formazione titolare insieme a Cristante, con Pellegrini ancora una volta preferito a Pastore nella posizione di trequartista. S'è mosso con disinvoltura anche se la condizione - è fermo da metà aprile - inevitabilmente non è al massimo. Oggi se ne capirà di più. 
FUTURO INCERTO Ancora tre gare e poi il grande punto interrogativo legato al suo futuro. Continuare ancora un anno come calciatore o iniziare la nuova avventura d'allenatore? Fino a poco tempo fa, Daniele propendeva per la prima ipotesi. In quest'ottica non possono però non tornare in mente le parole della compagna, l'attrice Sarah Felberbaum, a metà marzo: «Tra un po' dovrà prendere la decisione più difficile della sua vita». Tempo tre partite e Daniele scioglierà le riserve. Farlo con una Roma in Champions, potrebbe (forse) agevolare la scelta. Intanto nelle ultime ore è stato protagonista, suo malgrado, di un episodio alquanto curioso. A Ostia, nella strada dove è nato e cresciuto, gli è stato dedicato un murale, cancellato dopo poche ore. A coprire il disegno, un inquilino 92enne del palazzo sovrastante. Motivo? Riteneva che il dipinto fosse opera di Casapound. 


Roma-Juventus va in panchina

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Bella o brutta che sia, la notizia (ufficiale) è arrivata: «Una volta firmato il contratto avevo già deciso. Sapevo che ero venuto a Roma nel momento del bisogno della mia squadra del cuore. Finito il campionato finisce il mio lavoro», la firma è di Claudio Ranieri, allenatore della Roma, che domani ospita la Juventus, con un altro tecnico quasi dismesso, Max Allegri, che - a quanto pare (oggi ne sapremo di più) - rischia di andare via lasciando a Torino un senso di liberazione, pur avendo vinto tanto. Due figure, Claudio e Max, che viaggiano in parallelo: allenano e svuotano gli armadietti, o quantomeno sarebbero invitati a farlo. Armadietti che non hanno scheletri. Il tecnico della Roma ha fatto quello che doveva/poteva fare, non ci aspettavamo mettesse le ali a una squadra che fino al suo arrivo era seduta sulla crisi, con giocatori sopravvalutati e un mercato incompleto. 
ULTIMO TRENO CHAMPIONSLa Roma non brillava prima e non brilla ora, anche se l'obiettivo Champions era tornato di moda, poi c'è stata Genova e si sono quasi perse le speranze. Dall'altra parte c'è un tecnico, Allegri, con ancora un anno di contratto e cinque scudetti consecutivi vinti (più coppe nazionali varie), che viene a Roma da conquistatore non (più) apprezzato. Se Agnelli vorrebbe cambiare (decisione ancora non ufficiale e vincolata all'esito del faccia a faccia), Pallotta deve (gli manca pure un ds: Petrachi si è promesso e ha fatto infuriare Cairo, che - per liberarlo - chiede giocatori della Primavera). La sensazione è che, per citare Conte, a Torino ci sono condizioni per vincere e quindi quella panchina avrà un padrone top (compreso Allegri), qui a Roma si rischia di ricominciare da capo. Belle le settimane in cui si è sognato Conte, chissà, magari a breve torneranno. C'è sempre un Sarri (o un Gasperini, che resta il papabile principe) dietro l'angolo, che potrebbe riaccendere i desideri sopiti dei tifosi della Roma, o tanti di loro. Ma come ha fatto capire, se non lo cacciano resta a Londra.
L'ATTESA PER GASP E SARRILa Roma per ora non sceglie, aspetta. Aspetta che cominci il domino, che riguarderà inevitabilmente gente come Allegri, Valverde, De Zerbi, Gasperini, Gattuso, Giampaolo, Mihajlovic, ten Hag e pure Tuchel. Il piatto giallorosso è ricco o solo accettabile, a seconda dei punti di vista. Come dice Ranieri, però, «se non si fa lo stadio la Roma è destinata a stare dietro», ma comunque è una squadra - e lo dice più col cuore che con la ragione - da «promuovere» («la Roma è un bene inestimabile, è logico che mi senta di promuovere la mia squadra del cuore: nelle top squadre, la Juve è un grossissimo punto di riferimento. E per la Roma è vitale avere lo stadio di proprietà, poi potrà cominciare la rincorsa alla Juve. Senza lo stadio avrà grosse difficoltà», la previsione di Claudio). Magari sta anche qui, non è necessario essere Conte per farlo notare, il motivo per cui ha deciso di scappare, oppure ha scelto questa strada solo perché la Roma non ha mai mostrato grandi attenzioni su di lui, chiamato ad aggiustare e basta, senza coinvolgerlo più nei programmi futuri. Oggi Ranieri si ritrova a portare a termine un mini progetto con in testa un futuro che non c'è, con i giocatori - da Dzeko a Manolas - probabilmente distratti dal proprio destino («è difficile dire se la partita di Genova si possa spiegare con tutto il bailamme che ci sta intorno in questo momento. Questo c'è in ogni società e in ogni squadra, fa parte del calcio mondiale, ok le chiacchiere, ma poi si deve stare concentrati in campo», ancora Ranieri), con tre partite da vincere e non è nemmeno detto che basteranno, anzi. E in sottofondo, un Roma-Juventus che fu e che oggi non può essere. Nostalgia. 


Juan ci crede «Claudio sa come tornare in Champions»

GAZZETTA - ZUCCHELLI - Per lui la Roma è di casa, speriamo riesca a portarla in Champions League». Lui è Claudio Ranieri e a raccontare con poche ma efficaci parole il legame tra il tecnico e la squadra giallorossa, alla «Gazzetta», è il brasiliano Juan. Ha giocato nella Roma dal 2007 al 2012, è stato allenato, oltre che dallo stesso Ranieri, anche da Spalletti, Montella e Luis Enrique, poi ha scelto di chiudere la carriera in Brasile e pochi giorni fa ha detto basta con una commovente festa al Flamengo: «Farò il dirigente, vedremo cosa mi riserverà il futuro». Quello della Roma potrebbe essere ancora nell’Europa più bella, a patto di fare «nove punti nelle prossime tre e sperare che Atalanta e Milan sbaglino qualcosa. Vincere contro la Juve sarebbe un segnale forte e poi serve un po’ di fortuna». Per Juan la Roma, adesso e in futuro, dovrebbe affidarsi a De Rossi («giusto rinnovare») e a Dzeko: «Io uno così lo terrei sempre. La partita con la Juventus è sempre speciale: ricordo una vittoria a Torino con gol meraviglioso di Riise. Sono state partite difficilissime, ma batterli, visto quanto sono forti ora e quanto lo erano prima, ti dà una marcia in più».


Carica dei 50.000 Ranieri si prende gli ultimi applausi

GAZZETTA - PUGLIESE - Sarà record assoluto, ovviamente per la stagione in corso. Ma di questi tempi in casa giallorossa è già tanta roba, considerando l’umore dei tifosi della Roma e i risultati della squadra. Domani sera, quindi, ci sarà un Olimpico elettrizzante, con oltre 50mila persone a spingere la Roma verso una speranza, quella che si chiama ancora Champions League. E se oggi dovessero anche arrivare notizie interessanti da Reggio Emilia (Atalanta-Genoa) o Firenze (Fiorentina-Milan), allora è probabile aspettarsi che quei 50mila lì diventino pure molti di più. Insomma, se Roma-Juventus dovesse diventare davvero fondamentale per i giallorossi in vista della Champions, la gente romanista si stringerebbe ancora di più intorno alla squadra. E magari si arriverebbe anche a 55mila persone. Considerando che il record stagionale è 47.600, relativo al derby d’andata, chissà che questo pienone non sia di buon auspicio. E che se quella volta servì a dare un calcio alla crisi in cui versava la Roma di Di Francesco, magari questa potrebbe avvicinare la Champions del prossimo anno.

L’annuncio

Che poi, del resto, è quello che ha sempre chiesto Claudio Ranieri fin dal primo giorno in cui è tornato al timone della «sua» Roma. L’affetto dei tifosi, la spinta della Sud, il fuoco che soffia alle spalle dei giocatori. Ranieri se lo aspetta anche questa volta, perché lui alla Champions ci crede ancora eccome, nonostante abbia capito che il suo futuro a Trigoria durerà ancora lo spazio di tre partite. Quella con la Juventus, appunto, poi la trasferta di Reggio Emilia con il Sassuolo e la sfida finale del 26 maggio, in casa contro il Parma. «Sapevo di essere venuto qui in un momento di difficoltà della mia squadra del cuore – ha detto ieri il tecnico giallorosso –. L’ho fatto con entusiasmo e volontà, ma finito il campionato finisce anche il mio lavoro». Insomma, l’annuncio di un domani diverso per entrambi. Perché dopo il no di Conte, Ranieri ha capito che la Roma sta continuando a cercare un altro tecnico ed allora – evidentemente – ha fatto anche le sue valutazioni personali. Un po’ per orgoglio, un po’ per necessità, visto che alla sua porta hanno bussato già 3-4 club internazionali. Un paio, sembra, anche di alto livello.

La sfida

Prima, però, c’è appunto da provare a sprintare fino alla fine. La Roma lo può fare solo portando a casa 9 punti nelle ultime tre gare, sperando nel contempo che Atalanta e Milan facciano dei passi falsi. Quei 9 punti, però, passano appunto dalla sfida con la Juventus. Paradossalmente, se è vero che nella gestione americana la Roma ha sempre perso allo Juventus Stadium, è anche vero che all’Olimpico con i bianconeri ha fatto bene: 4 vittorie (compresa una sfida di Coppa Italia), tre pareggi e una sola sconfitta, nel 2014, con il gol in pieno recupero dell’ex Osvaldo. Ecco, sulla scia di questo rendimento la Roma vuole allungare la serie. Anche perché domani sera si affronteranno il miglior attacco casalingo (quello giallorosso con 39 reti all’attivo) e la miglior difesa esterna (quella bianconera, solo 13 i gol subiti fuori casa). Ranieri, per vincerla, rimetterà al centro del villaggio Daniele De Rossi, il capitano che torna dopo l’infortunio subito con l’Udinese. Del resto, domenica servirà anche personalità, sarà una partita per gladiatori. Con oltre 50mila tifosi a soffiare alle spalle dei giallorossi...


Ranieri: "Per la Roma è vitale avere lo stadio di proprietà. Il rientro di De Rossi potrebbe far spostare Zaniolo a mezzala"

Claudio Ranieri, tecnico della Roma, ha parlato quest'oggi nella sala stampa di Trigoria alla vigilia del match contro la Juventus, in programma domenica sera alle 20:30 allo stadio Olimpico. Queste le sue dichiarazioni:

La Roma è costretta a vincere contro la Juventus, come si batte? 
"Bel quesito. Essendo determinati, concentrati. Sappiamo di aver perso una bella chance a Genova. Dobbiamo far vedere ai tifosi una reazione. Ci sono 3 partite a disposizione per arrivare in Champione e l'obbiettivo è di non aver rammarico. Siamo lì non dobbiamo lasciare nulla di intentato, diamo il massimo poi tireremo le somme". 

Tifosi scontenti?
"Non lo so perché forse le aspettative erano diverse e si vuole vincere tutti quanti, poi alla fine vince solo una e complimenti alla Juventus". 

Dzeko?
"Lo vedo un giocatore molto forte, determinato che si allena sempre bene. Ci sta un anno dove non riesce a far gol, dove in altre annate lo faceva. Però la sua voglia, la sua determinazione mi hanno fatto sempre scegliere lui. Anche se non sta facendo gol, fa un gran lavoro per i compagni". 

Inglesi in finale Champions-Europa League
"Mi ha sorpreso. Loro non hanno mai un break invernale, non potendo arrivare in fondo alla stagione con le forze andando a discapito loro. Evidentemente gli allenatori hanno cambiato qualcosa e sono arrivate in 4 in finale"

Zaniolo sulla fascia destra? 
"Lo abbiamo detto più volte: lui è una mezz'ala a tutto campo. È stato importante sia come trequartista, che non è il suo ruolo, sia sulla destra, che non è il suo ruolo. È logico che al primo anno in Serie A possa avere tutte le partite al 100%, però negli ultimi allenamenti lo sto vedendo rinfrancato, voglioso e questo per me è importante". 

Resta l'anno prossimo?
"Sono venuto qui a Roma perché Roma mi ha chiamato ed essendo tifoso della Roma sono venuto con tutta la mia volontà. Finito questo, finisce il mio lavoro". 

De Rossi?
"Ho due giorni per decidere la formazione, vedremo... deciderò per il meglio della squadra e valutare la rosa nei 90 minuti. Il rientro di De Rossi potrebbe far spostare Zaniolo mezzala". 

Ünder?
"Questo ragazzo vede la porta come pochi: gran tiro e tutto. L'infortunio gli ha fatto perdere determinate caratteristiche. Negli allenamenti sta migliorando. Deve migliorare il fatto del rientro in difesa nel 4-2-3-1. So che non è un recuperatore di palloni, ma un finalizzatore, però se non copre il terzino soffre". 

Ambiente ha condizionato gara contro il Genoa? 
"Difficile dire se la partita di Genova si può spiegare con tutto il bailame che c'è. Fa parte del calcio. Dico che dovevamo essere più pratici, più concentrati e non permettere di subire quel gol su calcio piazzato. Ho detto, finita la partita, che speravo che quel punto guadagnato, col rigore parato da Mirante, ci possa essere utile. Noi addetti ai lavori dobbiamo essere concentrati sul nostro lavoro. Il focus è la prossima partita".

Esclude di essere il prossimo allenatore? Ci sono condizioni per un progetto vincente?
"Sapevo di essere venuto qui in un momento di bisogno della mia squadra. La Roma è un bene inestimabile. È logico che mi sento di promuovere la mia squadra del cuore". 

Quanto serve alla Roma per raggiungere la Juventus? 
"Nelle top squadre la Juventus è un grossissimo punto di riferimento. Per la Roma credo sia vitale avere lo stadio di proprietà. Dopodiché potrà cominciare la corsa alla Juventus, senza lo stadio avrà grandissime difficoltà"

Cattiveria della squadra dipende dalla dirigenza? 
"La determinazione. Le caratteristiche di una squadra vengono determinate dal carattere dei calciatori. Ci può essere un allenatore che non dia grosso carattere alla squadra, ma giocatori con grande carattere. Ecco che basta dire due parole loro che tira fuori il meglio. Il bello è quando si riesce a costruire una squadra a somiglianza dell'allenatore. Klopp sta facendo un lavoro stupendo perché è riuscito a prendere giocatori che sposano al 100% la sua filosofia".

Pastore? 
"L'ho visto bene. Non ha accusato il colpo dell'esclusione e questo è importante. Ci sono giocatori sensibili che pensano che l'allenatore non abbia fiducia in lui. Ha la possibilità di essere scelto".

Florenzi esterno alto? 
"Karsdorp e Santon si sono allenati tutta la settimana. Stanno bene ma non hanno i 90 minuti. Florenzi è un jolly e sempre abbiamo la possibilità di utilizzarlo nei due ruoli". 


Roma-Juve, arbitra Massa come all'andata. Col fischietto di Imperia solo pareggi e sconfitte in stagione

INSIDEROMA.COM – ILARIA PROIETTI – Sarà Davide Massa della sezione di Imperia a dirigere il big match tra Roma e Juventus, in programma domenica sera alle 20:30 allo Stadio Olimpico. Il direttore di gara sarà affiancato dagli assistenti Meli Preti. Il IV uomo sarà Guida, mentre al VAR ci saranno Mazzoleni e Carbone. Gli uomini di Ranieri sono chiamati al successo, dopo la battuta d'arresto a Marassi con il Genoa, per cercare di restare attaccati al treno Champions

I PRECEDENTI – Il fischietto ligure ha arbitrato la Roma 17 volte in carriera, con un bilancio positivo pari a 7 vittorie, 7 pareggi e 3 sconfitte. Nella stagione in corso, Massa ha diretto la Roma già nella partita d'andata contro i bianconeri (sconfitta 1-0 allo Stadium). I giallorossi hanno incrociato il fischietto ligure altre tre volte, nelle gare contro Bologna, Napoli e Fiorentina. I giallorossi, nei match sopracitati, non sono mai riusciti a portare a casa i tre punti. Il match del Dall’Ara del 23 settembre si è trasformato in una disfatta per la Roma, sconfitta 2-0. La gara al San Paolo, pareggiata 1-1, è macchiata dal calcio di rigore non fischiato su Dzeko. L'ultimo incrocio in campionato è il pareggio casalingo contro la Fiorentina (2-2). 

La Juventus, invece, risulta imbattuta con Massa. Su 12 precedenti incroci, i bianconeri vantano uno score di 10 vittorie e 2 pareggi: il primo con la Lazio nel 2014, il secondo con la SPAL durante lo scorso campionato. L'unico precedente in stagione con il fischietto di Imperia è proprio la vittoria casalinga contro la Roma.


15/11/1998 – Zeman abbatte il ‘nemico’

INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI -  E venne il giorno.

In un pomeriggio di sole autunnale tipicamente capitolino, il 15 novembre del 1998, ore 15, si affrontano laRoma, reduce dal pari di Bologna contro l’ex Mazzone, e la Juventus di Marcello Lippi, Campione d’Italia in carica dopo una stagione colma di veleni a causa di un episodio che sarebbe poi passato alla storia: il rigore non dato nello scontro diretto contro l’Inter per fallo di Iuliano su Ronaldo.

giallorossi sono terzi in classifica, a tre punti esatti dai rivali torinesi e a quattro dalla capolista Fiorentina: una vittoria della Roma vorrebbe dunque dire ‘aggancio’.

Non è questo, però, il leitmotiv del match.

L’estate da poco trascorsa ha lasciato in eredità soprattutto un elemento: l’intervista dell’Espresso a Zeman, in cui il tecnico boemo accusa che “il calcio deve uscire dalle farmacie”Obiettivi più o meno dichiarati sono principalmente la Juventus e due suoi giocatori: Del Piero e Vialli.

Come se non bastasse lo storico odio (sportivo) tra le due società e tifoserie.

La Curva Sud ‘omaggia’ i rivali prima del match con un eloquente striscione, che recita: "Venticinque scudetti: ventidue rubati, tre da dopati".

Mai come in quella giornata si ebbe la sensazione, anche (se non soprattutto) fra i media, di stare trattando non solo una partita di calcio ma molto di più: un confronto/scontro tra due modi diversi di intendere il calcio (forse la vita?), una epica lotta tra il Bene ed il Male.

La Roma scende in campo col classico 4-3-3 di stampo zemaniano. Il tecnico boemo può contare sull’undici titolare e schiera: Chimenti in porta; CandelaAldairZago Cafu in difesa; Di Francesco, Di Biagio e Tommasi in mezzo al campo; Totti, Delvecchio e Paulo Sergio davanti.

Risponde la Juventus di Lippi, che, squalificato, siede in tribuna (al suo posto in panchina Narciso Pezzotti), con un conservativo 4-4-1-1: Peruzzi, Ferrara, Montero, Tudor, Iuliano, Di Livio, Conte, Tacchinardi, Davids, Zidane, Inzaghi.

Anche a causa degli schieramenti e delle tattiche, diametralmente opposti, la gara ha una trama ben precisasin dal principio: i giallorossi attaccano a pieno organico e arrivano da Peruzzi letteralmente da tutte le parti. La Juventus è in bambola.

Sul finire del primo tempo, il meritato vantaggio della Roma: Totti batte rapidamente un calcio di punizione, cogliendo di sorpresa la barriera e l’intera difesa avversaria, e serve l’accorrente Paulo Sergio, che batte Peruzzi al volo. Esplode lo Stadio Olimpico. La terra trema.

Nella seconda frazione, la storia non cambia: la Juventus, continua a non giocare e Montero pensa bene di rifilare addirittura un pugno sul volto a Paulo Sergio. L’arbitro Braschi  vede tutto e lo caccia dal campo. 

Alla fine, il sigillo; e che sigillo.

Al termine di uno spettacolare scambio di passaggi, Candela batte Peruzzi da posizione quasi impossibile.

Delirio romanista. La festa, ora, può davvero avere inizio.


Per la panchina giallorossa spunta il nome di Benitez

Continua il toto-allenatore per la panchina giallorossa. Secondo quanto riporta calciomercato.com, la società giallorossa avrebbe preso in considerazione il tecnico del Newcastle Rafa Benitez. L’allenatore spagnolo non è più così sicuro di rimanere ancora nel club inglese dopo una stagione caratterizzata da alti e bassi e in tal modo potrebbe quindi far ritorno in Italia.