Delvecchio: "Edin, ti stavo aspettando. E quel gesto di Kolarov spero sia di scuse..."

LA GAZZETTA DELLO SPORT - L'ex attaccante della Roma, Marco Delvecchio, ha rilasciato un'intervista alla rosea, parlando anche di Edin Dzeko, che contro il Chievo lo ha agganciato all'ottavo posto nella classifica cannonieri all-time. (...)

L’inchino di Kolarov a Verona era ironico? O davvero Kolarov voleva chiedere scusa ai tifosi?
Mi piace pensare che sia stato un gesto di scuse. Spero sul serio che significasse questo.

Si aspettava che ci volesse tutto questo tempo per gli 83 gol di Dzeko?
Sinceramente no, visto come aveva iniziato l’ano pensavo che mi avrebbe raggiunto già entro due o tre partite rispetto a quando mi ha messo “nel mirino”.

(...)

A novembre lei disse: “Di Francesco non va messo in discussione, è la Roma che pecca un po’ in personalità…
Confermo, spesso ci sono state prove troppo altalenanti in questi mesi. E ne hanno fatto le spese tutti, anche i campioni, come lo stesso Dzeko.


Kolarov e l'inchino che divide la gente: "Ha chiesto scusa". "No, ci provocava"

LA GAZZETTA DELLO SPORT - L’impressione è che difficilmente se ne verrà a capo. A meno che non ci sia un passo avanti da una delle due parti, se non da tutte e due. Da un lato c’è Aleksandar Kolarov: dall’altra i ragazzi della Curva Sud. In mezzo una ferita lacerante che sembra non volersi rimarginare. Già, perché se a Verona Kolarov ha segnato il suo 6° gol in campionato (il che lo rende uno dei difensori più prolifici d’Europa, con quello di Coppa Italia sono 7 stagionali), quel gol ha finito con l’acuire la ferita. Perché dal settore giallorosso sono arrivati subito cori contro il serbo («bastardo») e lui ha reagito con un inchino interpretato come una replica polemica. (...) Così la città si è divisa, tra web e radio. «Se lo insultiamo non ce lo meritiamo un giocatore così», il succo di chi lo ha difeso; «È falso e presuntuoso, non lo vogliamo più con la Roma» il concetto di chi è intransigente. (...) Kolarov avrebbe potuto parlare in zona mista, ma ha preferito rinunciare. In Serbia sono convinti che quell’inchino sia un gesto di rispetto e non di provocazione. E di questo è sicuro anche Di Francesco, che ha difeso il terzino a fine gara. (...)

 


Kolarov si inchina ma non si spezza: la tregua con i tifosi è ancora lontana

IL MESSAGGERO - CARINA - L'inchino della discordia. Kolarov spacca il tifo della Roma. Chi era a Verona (500 tifosi) e vicino al mondo ultras, lo vive come un gesto di sfida. La maggior parte dei sostenitori social, corre invece in soccorso del difensore. Non c'è una via di mezzo e le spiegazioni di Di Francesco nel post-gara («Credo che abbia fatto un gran gesto per chiedere scusa») non fanno altro che esacerbare le rispettive posizioni. Le immagini parlano chiaro: dopo aver segnato il gol del 3-0 al Chievo, mentre il serbo festeggia con i compagni, parte un coro di insulti e Aleksandar viene etichettato come «bastardo». A quel punto, Kolarov si gira e s'inchina verso i romanisti. Apriti cielo.

DÉJÀ VU - Kolarov non è/sarebbe nuovo ad inchini con connotati polemici. Lo fece anche dopo il gol segnato nel derby d'andata, in quel caso rivolgendosi alla dirigenza laziale con la quale non si era lasciato benissimo. Quello che sorprende, in negativo, è che sarebbe bastato poco per chiarire l'equivoco. E l'occasione c'era, visto che Sky era pronta a far parlare il difensore al fischio finale, allegando anche il filmato dell'inchino. Il club ha invece deciso diversamente e anche in mix zone il calciatore è stato scortato dagli addetti della comunicazione giallorossa al fine di non fargli rilasciare dichiarazioni. Decisione lecita che però non fa altro che alimentare divisioni e nervosismo dei quali la squadra, alla vigilia di un match importantissimo come quello contro il Porto, avrebbe fatto volentieri a meno. L'escalation del malumore nei confronti di Kolarov, trova l'apice nella risposta oltremodo piccata («Sveglia tua madre») che il calciatore regala ad un tifoso alla Stazione Termini alla vigilia della partita di coppa Italia di Firenze. Ma prima, c'era stato dell'altro. Dal battibecco all'Olimpico con la Tribuna Tevere allo sputo fantasma' in Roma-Genoa, passando per dichiarazioni tranchant prima di Roma-Real Madrid («I tifosi devono essere consapevoli che di calcio capiscono poco»), senza dimenticare gli applausi sarcastici di Firenze dopo il 7-1, come replica agli insulti a fine gara. È chiaro che il passato laziale del calciatore non aiuta. Va però sottolineato che dopo il debutto in campionato del serbo - ormai datato due anni fa (Atalanta-Roma) - tra Kolarov e la Curva Sud s'era instaurato un rapporto di reciproco rispetto, rinsaldato dal gol al derby (7 in stagione). Rispetto che ora una delle parti ritiene sia venuto meno. Parlare aiuterebbe a capirsi o quantomeno a spiegarsi. Chiudersi a riccio, meno.


Siviglia, una poltrona per Monchi

IL MESSAGGERO - TRANI - Passano gli anni e Trigoria è sempre più al centro del mercato. I manager dei club stranieri e, comunque, anche di quelli italiani si affacciano con curiosità sospetta dentro il recinto del centro sportivo giallorosso. Oggi come ieri, massima attenzione alle posizioni dei giocatori della Roma, soprattutto quelli più in vista. L'attualità chiama in causa Manolas, Under, Pellegrini e ultimamente Zaniolo, anche perché, per il momento, la proprietà Usa ha scelto di rinviare ogni discorso sui rinnovi dei contratti. Sia quelli necessari e obbligati che gli altri. In vetrina, però, non hanno spazio solo i calciatori, titolari o giovani che siano. A prendersi la scena, da qualche tempo, è Monchi. In Spagna, dopo averlo accostato al Barça e al Real, lo hanno recentemente riavvicinato al Siviglia. Se il ds, per ora, ha escluso il ritorno, la carica di presidente gli potrebbe far cambiare idea.

PISTA ITALIANA - L' offerta dell'Arsenal, per affiancarlo nuovamente ad Emery, sembra più affascinante, come del resto può essere ogni proposta in arrivo dalla Premier. In Inghilterra lo stimano proprio come a casa sua che non è solo San Fernando e l'Andalusia. Monchi, insomma, ha mercato almeno quanto i migliori giocatori a disposizione di Di Francesco. Finora Pallotta, dopo avergli dato carta bianca, non ha fatto una piega per i rumors sul futuro del suo ds. Ma i collaboratori del presidente non si faranno certo trovare impreparati in caso di addio dello spagnolo. Tra i dirigenti informalmente contattati c'è Mirabelli che, l'estate scorsa, ha lasciato il Milan e che è stato osservatore dell'Inter con Mancini (biennio 2014-2016). L'ex ds rossonero continua a girare l'Europa: Germania, Belgio, Olanda e Inghilterra. Scouting e aggiornamento, aspettando la chiamata giusta. Magari spendendo la carta Gattuso, al quale è ancora legatissimo.


Roma, il dilemma centrale

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Il rebus, per la Champions, è là in mezzo. Dove ci sono uomini su cui si vuole puntare e altri che, seppur non al top, sono importanti per l'equilibrio, per la personalità, perché portano esperienza e solidità al gruppo, vedi De Rossi, che però si è fermato di nuovo ed Eusebio farà di tutto per recuperarlo, proprio per i motivi di cui sopra. Nulla di serio, a quanto pare, le solite noie al ginocchio: nessuno a Trigoria vuole forzare, Di Francesco cerca di preservare il capitano. La sensazione è che alla fine contro il Porto ci sarà. Quindi, tutti presenti: siamo nella terra della semi abbondanza. Che ha risvolti positivi, ma per un fatto matematico, più uomini ci sono a disposizione e più è facile sbagliare scelta. Il centrocampo, si sa, è il reparto più delicato, specie ora che la Roma è tornata a giocare come un tempo, ovvero con un uomo davanti alla difesa e due mezz'ali, che si abbassano in fase difensiva (4-1-4-1) e si alzano in fase offensiva (4-3-3).

I PRO E CONTRO - Andiamo con ordine. Se recupera, una maglia sicura ce la avrà De Rossi, che interpreta bene il ruolo di perno difensivo; Nzonzi pur avendo sulle spalle una buona prestazione con il Chievo, parte come alternativa. In passato, Eusebio ha rinunciato al 4-3-3 per farli giocare insieme, schierando un trequartista là davanti (da Pastore a Zaniolo, passando per Pellegrini). Da lì nasce il famigerato 4-2-3-1, utile in un certo momento della stagione, disastroso ultimamente, vedi Firenze. La squadra difende meglio col 4-3-3 e oggi c'è più disponibilità ad apprendere e sacrificarsi anche in un ruolo che non si sente sulla pelle. Quindi? Di Francesco, contro il Chievo, negli ultimi minuti, con l'ingresso di De Rossi, ha alzato il francese: era un finale di partita (vinta) e l'avversario si chiamava Chievo. Difficile riproporre con il Porto un sistema di questo tipo. Se sarà Nzonzi-De Rossi, vedremo più un 4-2-3-1 che non un 4-3-3. E questo ci sembra improbabile. Facile pensare all'esclusione di uno dei due (Nzonzi è il candidato numero uno, sempre che Daniele sia pronto).

DUBBIO SCHICK - L'infortunio di Schick facilita il compito per la scelta delle mezze ali. Nel senso che, il ceco è difficile che recuperi, quindi Zaniolo è candidato per giocare largo a destra. Come a Bergamo. In questo caso Florenzi o va in concorrenza con Zaniolo, oppure con Karsdorp. Nel caso di Zaniolo esterno, il nome delle due mezz'ali diventa scontato, il rientrante Pellegrini e l'ottimo Cristante. Un ragionamento che ha una sua logica, utile per la protezione di Mirante, alla sua seconda consecutiva e in Champions (ha giocato contro il Plzen, oltre che a Udine e a Verona) la prima da titolare all'Olimpico. Quanto a protezione, da segnalare anche il rientro di Manolas. Scontate poi, le presenze di El Shaarawy, a caccia del suo primo gol stagionale in Champions, e di Dzeko che ha segnato fino a ora cinque reti in Europa (tutte all'Olimpico, tre con il Plzen e due con il Cska Mosca) e cinque in campionato (tutte in trasferta Torino, Empoli, 2 a Bergamo, e Chievo). Altra presenza scontata quella di Kolarov, che non se la passa bene con i tifosi, ma che è tornato a vivere una condizione di forma più che accettabile. Pure lui che in Champions ha giocato sempre titolare tranne la sfida con il Plzen: lì zero gol, mentre tra coppa Italia (uno) e campionato (sei) è a quota sette. Come un bomber.


Perotti punta il Bologna

INSIDEROMA.COM - ILARIA PROIETTI - In una Roma perseguitata dagli acciacchi, il più sfortunato sembra essere Diego Perotti. L’argentino sarebbe dovuto partire titolare nella partita di Coppa Italia contro la Virtus Entella, ma un problema muscolare avvertito nel corso del riscaldamento lo ha costretto a fermarsi. I controlli hanno evidenziato postumi distrattivi al polpaccio sinistro. Lo stesso polpaccio della lesione subita ad ottobre, che ha relegato Perotti in infermeria per oltre un mese.

Stagione a dir poco altalenante per il Monito, iniziata con le prime tre gare out (Torino, Atalanta e Milan), panchina contro il Chievo, una breve e poco incisiva apparizione al Bernabeu in Champions League, per poi tornare titolare nella disastrosa gara di Bologna, persa 2-0 dai giallorossi e con Di Francesco vicino all’esonero. Poi il problema al polpaccio, che l’ha costretto a rimanere fuori dal campo per più di un mese, fino al 2 dicembre scorso, quando è subentrato a Niccolò Zaniolo nel match contro l’Inter.

Parte dall’inizio contro il Sassuolo, il 26 dicembre, dove è tornato a segnare nella sua specialità: il calcio di rigore. Maglia da titolare e gol, sembravano l’inizio perfetto per la rinascita dell’argentino che, invece, è stato costretto a fermarsi nuovamente alla prima apparizione del 2019. Sembra altamente improbabile che possa rivedersi in panchina contro il Porto martedì sera, Eusebio Di Francesco spera di riaverlo – insieme a Cengiz Under – per la prossima gara di campionato contro il Bologna, in programma lunedì 18 allo stadio Olimpico.


Serie A, squadre con il lutto al braccio per la tragedia che ha colpito il Flamengo

Durante le partite di questa giornata di Serie A le squadre scenderanno in campo con il lutto al braccio, in segno di solidarietà alle vittime dell’incendio che ha colpito ieri il settore giovanile del Flamengo, a Rio de Janeiro.


Under: "Vogliamo arrivare ai quarti di finale di Champions. L'inizio in Serie A è stato difficile. Totti? L'idolo di ogni calciatore"

La Roma tornerà ad essere impegnata in Champions League questo martedì, nella sfida d’andata contro il Porto, valida per gli ottavi di finale della competizione. Cengiz Under, attaccante giallorosso ora fermo ai box per infortunio, ha rilasciato alcune dichiarazioni al sito uefa.com. Queste le sue parole:

“Siamo arrivati agli ottavi di Champions e giocheremo contro il Porto martedì. Sarà una partita difficile e faremo il nostro meglio per vincere. Spero che riusciremo a batterli e uguagliare, o anche superare, il traguardo che abbiamo raggiunto lo scorso anno. Vogliamo arrivare ai quarti di finale, abbiamo dimostrato che possiamo farlo raggiungendo la semifinale lo scorso anno ed eliminando il Barcellona. Possiamo fare lo stesso quest’anno”.

Under si esprime sulla competizione: 

“Giocarci è un sogno per ogni calciatore. Da bambino, potevo guardare solo i primi tempi delle partite che in Turchia facevano vedere alle 21.45. Dovevo andare a letto prima del secondo tempo. La partita più memorabile per me è stata la finale del 2005 tra Liverpool e Milan che è finita 3-3 andando poi ai rigori. E’ stata una grandissima partita che si è giocata a Istanbul”. Il turco ripercorre il suo arrivo alla Roma: “Prima di venire qui ero in ritiro con il Basaksehir in Slovenia e stavo aspettando notizie dal mio agente durante la notte, non sono riuscito a dormire senza averlo prima sentito. Dovevo tornare a Istanbul la mattina seguente per fare le valigie e volare a Roma. Ero molto nervoso, uno dei miei sogni più grandi era giocare in una delle squadre più forti d’Europa e potevo trasformare tutto questo in realtà firmando per la Roma”.

Poi sull’inizio dell’avventura giallorossa: 

“Quando sono arrivato all’inizio, la squadra era in tour negli Stati Uniti e io sono rimasto a Roma perché non avevo il visto. Stavo per fare il mio primo allenamento e Monchi mi ha chiesto di andare nello spogliatoio. Quando sono arrivato c’era Francesco Totti e io mi sentivo molto nervoso. Abbiamo fatto una foto e quando sono tornato a casa ho pubblicato la foto sui social. È l’idolo di ogni calciatore, e anche il mio. Mi sarebbe piaciuto giocarci insieme. È uno di quei giocatori che i tifosi vogliono vedere quando vanno allo stadio. Totti è sempre parte della squadra, è una grande cosa vederlo. Mi parla sempre e ha un ottimo rapporto con tutti. Sorride quando mi vede e mi chiama bomber. È molto bello. All’inizio in Serie A ho dovuto lottare. Dopo i primi 6 mesi, ho cominciato a capire la lingua un po’ di più ma ancora non è il massimo. Quando sono arrivato all’inizio non capivo quello che il mister diceva. Doveva venire da me e mostrarmi quello che voleva da me. Questo mi ha permesso di cominciare lentamente a capire il sistema della squadra. Dovevo fare sempre quello che lui mi mostrava. E continuo a giocare come lui vuole che io faccia. Mi sento molto orgoglioso di essere in uno dei club più grandi d’Europa. Ho la Turchia intera al mio fianco e continuerò a fare bene con il loro supporto costante. Ora ho 21 anni, sono felice di essere arrivato in semifinale al mio primo anno di Champions League. Sono ancora giovane e credo che conquisteremo grandi cose nel futuro, spero di essere un giorno in grado di sollevare la Champions League”.


Bavagnoli: "Abbiamo fatto una grande partita contro un avversario forte pur con tante assenze"

Betty Bavagnoli, coach della Roma Femminile, ha parlato al termine della vittoria sulla Florentia Roma TV. Queste le sue dichiarazioni:

"Dovevamo dimostrare che non c'era solo la partita di domenica scorsa contro la Juventus. Abbiamo fatto una grande partita contro un avversario forte pur con tante assenze. Abbiamo sopperito tutto con la determinazione. Siamo riuscite ad essere aggressive in fase di possesso palla, mentre contro la Juventus eravamo state più brave in fase di non possesso. Ho un gruppo unito che ci crede sempre. Non siamo forse brillanti dal punto di vista fisico ma vincere nelle difficoltà vuol dire che stiamo facendo bene. Ora prima della sosta dobbiamo vincere sia in campionato che in Coppa Italia."


Femminile, Roma-Florentia 3-1

La Roma femminile batte per 3-1 la Florentia nella sedicesima giornata del campionato di Serie A. Ad aprire le marcature sono proprio le ragazze allenate da Betty Bavagnoli con la rete di Swaby, che batte Marchitelli con un colpo di testa da calcio d’angolo al 15′. Al 57′ arriva poi il raddoppio delle giallorosse: Bernauer batte un corner che finisce direttamente in porta. Pochi minuti dopo, al 65′, accorcia le distanze la formazione ospite con Nocchi. In chisura Bartoli si conquista un calcio di rigore, trasformato all’89’ da Piemonte.


Allenamento Roma, domani seduta mattutina alle 10:45

Dopo l'allenamento odierno, la Roma tornerà sul campo di Trigoria domattina alle 10:45. I giallorossi continueranno la preparazione in vista del match di Champions League contro il Porto.


Nzonzi: "Sono contento alla Roma, ma mi piacerebbe giocare nel mio paese un giorno"

Steven Nzonzi, centrocampista della Roma e della nazionale francese, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di So Foot in cui ha ripercorso i suoi primi mesi da giallorosso:

Sei mesi dopo la vittoria, come è cambiata la tua vita dopo la Coppa del Mondo?
"Non la mia vita in realtà, ma ovviamente ha cambiato la mia vita da calciatore avendo vinto il trofeo più importante che ci sia, il trofeo che tutto il mondo sogna, ma nella mia vita non è cambiato moltissimo. È vero, vengo riconosciuto di più in Francia, ma è tutto qui. Sono felice di aver partecipato a questo grande momento per tutto il Paese. È stato magnifico".

Come ti sei rimesso in gioco non potendo oggettivamente arrivare più in alto rispetto alla Coppa del Mondo?
"Si può comunque crescere individualmente anche se non puoi comunque vincere qualcosa di più grande rispetto alla Coppa del Mondo. Puoi comunque diventare un giocatore migliore, penso sia l’obiettivo di qualsiasi calciatore".

E nel tuo quotidiano, questo come si manifesta?
"Con il lavoro quotidiano. Ora ho 30 anni, guardo le cose in modo diverso rispetto a quando ero più giovane. Tutto questo viene automatico, bisogna restare tranquilli e concentrati".

Sei contento a Roma?
"Sì, sono contento. Avevo bisogno di una nuova sfida perché dopo 3 anni a Siviglia ho sentito di aver bisogno di qualcos’altro. Non è sempre facile, ma avevo bisogno di una sfida come questa per andare avanti".

Hai giocato in Inghilterra, in Spagna e in Italia, mai in Francia.
"Perché, non potrei farlo un giorno? Sarebbe bello giocare nel mio Paese. Potrebbe anche succedere un giorno".