Lippi: "Ripartire seguendo le norme per la tutela sanitaria. I Playoff non piacciono a nessuno"

Marcello Lippi, ex CT della nazionale Campione del Mondo nel 2006, ha parlato ai microfoni de La Stampa circa la ripresa del campionato:

"Speriamo non facciano scherzi, c’è da aspettarsi di tutto. Non comprendo, sinceramente, remore così tenaci davanti alla garanzia del rispetto dei protocolli. I giorni più duri sono passati e all’ombra del virus dovremo abituarci, l’importante è seguire le norme per la tutela sanitaria: il calcio le ha stabilite, perciò è giusto che riparta. Playoff? Non piacciono a nessuno. Appartengono a tantissimi sport importanti, ma le categorie più alte del calcio sono disabituate. La mia speranza è che non si debba ricorrere a formule inedite e alternative, però finire i campionati è prioritario: interromperli definitivamente, assegnare verdetti in base a una classifica parziale, sarebbe assurdo sul piano economico e sportivo. Pensate ai sacrifici dei club che hanno investito sul mercato d’inverno per raggiungere i propri obiettivi o alla frustrazione di chi non potrebbe portare avanti un’annata fantastica, costretto a ripiegare sogni e ambizioni: l’esempio più evidente è la Lazio, in piena corsa scudetto".


La FIGC ha inviato al Ministro Spadafora il protocollo sulla ripresa

La FIGC, con un giorno d'anticipo rispetto a quanto previsto e come riferito da Sky Sport, ha presenato al Ministro Spadafora il protocllo per la ripresa del campionato.
Ma si dovrà attendere il prossimo 28 maggio e la riunione tra FIGC, Lega Serie A e Governo per avere maggiori lumi sul futuro del campionato.


Julio Sergio: "Non posso immaginare cosa sarebbe vincere un campionato con la maglia della Roma"

Julio Sergio, ex portiere della Roma, ha parlato nel corso di una diretta Instagram insieme a  Footbatelier. Di seguito un estratto delle sue dichiarazioni: 

"La Roma ha voluto vedermi in provino prima di acquistarmi perchè a Trigoria sapevano che avevo subito un infortunio al ginocchio. Mi rimandarono in Brasile e dopo 20 giorni mi chiamarono dicendomi che avevano intenzione di tesserarmi. Nello spogliatoio in cui sono arrivato c'erano grandi giocatori, ero emozionato. Volevo entrare a far parte del campionato italiano già da un po', ma non mi aspettavo di andare alla Roma già da subito. La storia del 'miglior terzo portiere del mondo'? Io ero uno che stava al posto suo, non creavo problemi e facevo il mio. Non è facile avere un portiere che accetta tranquillamente la panchina".

"Spalletti un grandissimo allenatore. Con lui giocavamo tutti bene, quella Roma era forte anche se alla fine si era un po'stancata. Lavorare tanti anni con la stessa persona è difficile, a lungo andare un allenatore non riesce a trarre il meglio dai propri calciatori, soprattutto perchè spesso per farlo c'è bisogno di essere anche duri. Forse ha capito che con i suoi modi non riusciva più a far rendere la rosa. C'era bisogno di un cambio e alla fine arrivò Ranieri. Lui non si vedeva nello spogliatoio. Lasciò un ambiente molto libero per tutti, e forse in quel momento è stato un bene". 

All'epoca la Roma aveva tanti leader: Totti, Mexes... Vucinic? Era uno che arrivava nello spogliatoio e sembrava pronto per una partita con gli amici. Era sempre tranquillo, per questo giocava così come tutti lo hanno visto. Ho un rapporto molto stretto con Cicinho. Con lui non riesco a scambiare tre parole senza scherzare. Baptista? Era il nostro Beckham (ride, ndr): gli piaceva vestir bene, ed era forte anche se in giallorosso non rese come ci si aspettava. Se si parla di nomi, il brasiliano più importante passato per la Roma dopo Falcao è stato Adriano". 

"Juan? Roma è una città bellissima ma stare lontani da casa per tanto tempo non è mai facile. Forse era stanco e voleva tornare a casa sua. Ha fatto una scelta di vita, come Totti fece quella di rimanere tutta la carriera in giallorosso. I derby con la Lazio? Fortunatamente ne ho vinti 4 su 4. L'atmosfera era particolarissima in occasione delle partite con la Lazio. La gente comincia a parlarne dall'inizio dell'anno. Sotto casa mia all'Eur, nel bar dove andavo sempre, i proprietari erano laziali... Ed era sempre un piacere andarci dopo i derby".

"Totti? La cosa che mi ha impressionato è che è una persona tranquillissima. Per noi era meglio fare allenamento contro calciatori come lui perchè il livello si alzava. In partitella tutti volevano sempre vincere. Perrotta? Il numero uno. Mai visto un giocatore tatticamente intelligente come lui".

"La partita con la Samp? 20 minuti cambiarono un intero campionato. Non posso immaginare cosa sarebbe vincere un campionato con la maglia della Roma. La mia vita con quello scudetto sul petto oggi sarebbe diversa".

"Sono innamorato di Roma. Dico sempre 'Mi mancano tre cose di quel periodo: il mio metabolismo, il cibo e la mia busta paga (ride, ndr)'.

"La nazionale italiana? Se mi avessero chiesto di vestire la maglia azzurra lo avrei fatto al 100%. Sarebbe stato un onore. Già solo il fatto di allenarmi con Buffon sarebbe stato fantastico per me"


Cetin nel mirino di Galatasaray e Fenerbahçe

Il Galatasaray e il Fenerbahçe, avrebbero messo nel mirino il difensore giallorosso Çetin e sarebbero pronte ad un vero e proprio derby di mercato. Il Fenerbahçe sarebbe pronto a far recapitare un'offerta per il prestito a Trigoria: la svolta potrebbe arrivare con il passaggio imminente di Emreda giocatore a direttore sportivo del club. Lo scrive il portale turco portale turco Kral Sport. 


Emre: "Under è un fenomeno, ma per esplodere deve pensare al calcio senza distrazioni"

GAZZETTA.IT - Emre Belözoğlu, centrocampista turco capitano del Fenerbahçe, ha parlato anche del suo connazionale Cengiz Under, in forza alla Roma: "Under è un grande, l’ho visto crescere al Başakşehir prima che andasse alla Roma: mi creda, è un fenomeno. Per esplodere definitivamente dovrà fare solo una cosa: pensare ogni ora al calcio, senza distrazioni. Se mi ascolta, raggiungerà il livello dei top al mondo".


Roma, Friedkin ancora c’è. Contatti ripresi, Pallotta spera

CORRIERE DELLA SERA - PIACENTINI - Sono ripresi, ammesso che si siano mai interrotti, i contatti tra la Roma, cioè James Pallotta e Dan Friedkin. La notizia delle ultime ore è che il presidente del club giallorosso sta continuando ad avere rapporti con il suo connazionale, mentre fino a qualche giorno fa sembrava che le parti fossero distanti anni luce. La distanza c’è ancora, ma la parola fine non è ancora stata scritta perché Pallotta e Friedkin si sono presi ancora un mese di tempo per capire cosa succederà, i prossimi 30 giorni saranno determinanti. Il 29 giugno è convocata l’assemblea degli azionisti, il giorno successivo andrà chiuso il bilancio e Friedkin nel frattempo si sarà fatto un’idea più chiara su quanto il suo gruppo avrà perso col Covid-19. A quel punto si rimetterà al tavolo con Pallotta e capiranno se ci siano o meno le condizioni per chiudere l’affare.


Per Smalling e Mkhitaryan la conferma è più vicina

IL TEMPO - BIAFORA - Torna il sereno per Smalling e Mkhitaryan. Tra fine aprile e inizio maggio le speranze della Roma di riuscire a tenere entrambi erano poche, ma ora c’è maggiore fiducia. Petrachi è al lavoro per trattenerli ed accontentare Fonseca, che li reputa due pilastri fondamentali per la squadra. Per il difensore inglese la richiesta del Manchester United è scesa a 18-20 milioni e darà priorità ad una permanenza alla Roma. Sul fantasista armeno invece si è messo in moto Mino Raiola, che sta cercando di convincere l’Arsenal a prolungare il contratto in scadenza del suo assistito, per poi orchestrare una cessione in prestito con obbligo di riscatto. Sul fronte societario invece si registra l’interesse del fondo CVC nell’avvicinarsi al mondo giallorosso, mettendo sul piatto un totale di circa 350 milioni di euro.


La Serie A aspetta il via libera: Figc al lavoro sul protocollo per la ripresa

ANSA - Dopo il semaforo verde concesso dal premier Pedro Sanchez alla Liga, la Lega Serie A e la Federcalcio sperano di ottenere lo stesso responso dal governo Conte sabato prossimo. Nel frattempo, lunedì la Figc dovrebbe inviare al ministero dello Sport il protocollo per la seconda fase di preparazione, dal 2 giugno, e per la ripresa delle partite. Se arriverà il via libera, si ricomincerà a giocare il 13 giugno, al massimo una settimana più tardi. Infatti, nonostante il Consiglio federale abbia prorogato il termine della stagione al 20 agosto, Figc e Lega continuano a lavorare per riuscire a partire con la Serie A già dal 13 (così da poter chiudere il 2 agosto), sempre che il governo cambi la norma inserita nell'ultimo Dpcm che vieta qualsiasi tipo di evento, anche a porte chiuse, fino a domenica 14.

Sulla ripresa del campionato «si è scelta una direzione, ma occorre capire quali decisioni verranno prese a livello governativo - ha osservato il presidente del Torino, Urbano Cairo, che dall'inizio è stato fra i più freddi rispetto ai piani per portare a termine la stagione -. Inoltre bisogna valutare cosa succederebbe in caso di nuovo stop. Leggevo di playoff e playout, che esistono già in altri sport, ma sono decisi prima dell'inizio del campionato. Non si possono cambiare le regole in corsa».

Il destino del campionato in caso di nuova sospensione potrebbe essere al centro di una delle prossime riunioni del consiglio federale. Intanto lunedì la Federcalcio invierà al governo il protocollo, su cui si esprimerà il Comitato tecnico scientifico. Il documento per la ripresa del campionato è quasi pronto e nelle prossime ore sarà ultimato per poter essere inviato al ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora. All'interno confluiranno le nuove indicazioni sanitarie della commissione medica della federcalcio che le indicazioni logistiche relative allo svolgimento delle partite - anche quelle in trasferta.

Al vaglio c'è anche l'ipotesi di installare in ogni stadio e centro sportivo un sistema in grado di svolgere test sierologici rapidi, con risultati nel giro di 8 minuti. Gli spalti deserti non saranno l'unica novità del calcio, costretto dal coronavirus a cercare una nuova normalità. Nelle linee guida in via di studio, c'è anche il divieto dei calciatori di protestare nei confronti degli arbitri, a cui non si possono avvicinare a meno di un metro e mezzo per nessuna ragione.


Boni: "Per me non è calcio senza pubblico. Sarà un calcio diverso, senza la solita intensità"

Loris Boni, ex giocatore della Roma dal 1975 al 1979, ha parlato ai microfoni di Centro Suono Sport della possibile ripresa del campionato:

La Serie A dovrebbe riprendere a metà giugno…
“È un momento delicato, si guardano gli interessi che ci sono in ballo e, di conseguenza, l’interesse prevale sui rischi. Spero che tornando a giocare non si arrivi a toccare la salute dei protagonisti”.

Sei favorevole alla ripresa?
“Per me non è calcio giocare senza pubblico. Comunque, bisogna guardare gli interessi, le tv non vogliono pagare le società e quindi bisogna adattarsi al momento”.

Dal punto di vista psicologico, cosa pensi possa provare un calciatore quando tornerà in campo?
“Secondo me in campo vincerà la paura, sarà un calcio molto diverso. Non ci sarà l’attenzione, la voglia, l’intensità solita. Il calcio tedesco è diverso dal nostro ma mi sembrano partite di allenamento, non vedo intensità e agonismo, non vedo la mente libera nei calciatori e direi che è impossibile. Basta vedere gli allenatori in panchina con la mascherina per capire cosa stiamo vivendo, il problema esiste. Ho guardato la prima giornata di Bundesliga e ho notato molta tensione, sembra quasi si voglia evitare il contatto fisico. I calciatori sono umani come noi, è normale che abbiano un po’ di paura, non si può pretendere un cambiamento radicale dopo tre mesi vissuti in questa maniera. Il calcio è uno sport fisico, di contatto, di emozioni e queste componenti non ci sono. È un calcio irreale che non piace a nessuno. Questa è una pandemia imprevedibile, il Governo doveva intervenire per sanare le società, doveva chiudere il campionato e ripartire possibilmente a settembre. Con la ripresa, la Serie A diventerà un campionato irreale”.

Alcuni giocatori hanno parenti che non stanno bene, potrebbero essere ulteriormente condizionati in campo...
“Il rischio che uno corre è questo, dopo i calciatori vanno a casa ma magari potrebbero avere dei problemi, questa cosa non è prevedibile. Oltre ai tanti controlli che hanno, non possiamo avere la certezza che non ci sia un positivo. Io amo il calcio, ma quello di adesso è una cosa un po’ robotica”.


La Roma mette nel mirino il giovane Kökçü del Feyenoord. Ma il giocatore preferirebbe l'Arsenal o il Siviglia

La Roma guarda sempre al mercato ed ai nuovi prospetti che il calcio ha da offrire. L'ultimo talentino comparso sul taccuino del DS petrachi, come riferito da estadiodeportivo.com, è Orkun Kökçü del Feyenoord.
Il trequartista classe 2000, olandese ma di origini turche, ha già collezionato 35 presenze e tre reti (più sei assist) tra campionato e coppe, attirando su di se le mire non solo della Roma. Infatti su Kökçü vi sono anche Chelsea, Atalanta, Betis Siviglia, Siviglia ed Arsenal. Ed è proprio verso queste due ultime società che Kökçü ha mostrato maggior interesse, con i Gunners che avrebbero già presentato un'offerta d'acquisto di 20 milioni.


Borussia Dortmund, Zorc: "Gotze pronto a partire in estate"

Mario Gotze è seguito con insistenza dalla Roma. Michael Zorc, dirigente del Borussia Dortmund, ha parlato ai microfoni di Sky Sport DE confermando le voci secondo cui il giocatore non rinnoverà il contratto e andrà via al termine della stagione:

"Ci separeremo da Mario Götze quest'estate. È stata una decisione presa di comune accordo e col massimo rispetto. Mario è un grande uomo".


Veretout: "Vorrei che si giocassero le ultime dodici gare di campionato rimaste"

Jordan Veretout ha rilasciato un'intervista al quotidiano Le Parisien. Ecco le sue parole.

Come vive l’incertezza sulla possibile ripresa della Serie A?
«Prima di proiettarsi verso questa scadenza, aspettiamo il via libera delle autorità per iniziare le sedute collettive. Poi, ovviamente, vorremmo essere sicuri del campionato. Tutto dipenderà, ne sono ben consapevole, dall’evoluzione della curva di contagio del coronavirus. È quindi difficile avere una data precisa. Ma, nella vita quotidiana, la mancanza di poter vedere tranquillamente gli altri è pesante e frustrante».

La volontà dei club di riavviare il campionato verso la metà di giugno le sembra realistica?
«Il presidente del sindacato dei giocatori italiani ha chiesto che i giocatori abbiano almeno quattro settimane di allenamento completo nelle gambe prima della ripresa. Condivido questa opinione. A Roma, anche durante il confinamento, si è comunque seguito un programma di manutenzione basato soprattutto sulla corsa e sul rinforzo muscolare. "La società non ha risparmiato sui mezzi per offrirci le migliori condizioni di preparazione possibili. Lo stesso vale per gli altri club. Di conseguenza, il periodo di un mese mi sembra sufficiente per non espormi al rischio di infortuni. La salute dei giocatori deve sempre prevalere. Lo teniamo tutti a mente".

Come spiega il fatto che gli organi sportivi e le autorità pubbliche fatichino a trovare un terreno di consenso?
«Sono un giocatore di calcio. Non spetta a me decidere su questi argomenti. La situazione è già abbastanza complessa. Mi attengo alle istruzioni fornite dal mio club. Mi concentro sul mio mestiere. Cerco di andare avanti così».

Sarebbe favorevole ai playoff per completare la stagione?
«Di questi tempi si sentono molte cose. Se viene scelta questa formula, perché no. A mio parere, la soluzione migliore sarebbe quella di andare fino in fondo alla competizione e di giocare le ultime 12 gare. Ci adatteremo. Abbiamo anche in testa l’Europa League con un doppio confronto contro il Siviglia. A causa della diffusione dell’epidemia non abbiamo potuto giocare e non siamo potuti andare in Spagna per l’ottavo di finale d’andata. Abbiamo preso la decisione più saggia».

D’altronde non era forse irragionevole aver permesso, a febbraio, lo svolgimento della partita Atalanta-Valencia a Milano con la presenza dei tifosi?
«Totalmente. Il virus potrebbe essersi diffuso rapidamente in Lombardia. È tutt’altro che un caso che la città di Bergamo si sia ritrovata nel cuore della pandemia con un drammatico numero di morti. È stata una follia permettere al pubblico di assistere a questo incontro».

Si preoccupa dei casi positivi registrati in diversi club di Serie A come la Sampdoria o il Parma?
«Tutti sono colpiti. Gli sportivi non sono risparmiati. Il virus non si ferma alle porte degli spogliatoi. Ci si impegna a rispettare le misure di distanziamento. Non c’è molto altro da fare per proteggersi. Non siamo al sicuro, naturalmente. Puoi andare a fare la spesa ed essere nel posto sbagliato al momento sbagliato contraendo il virus».

Cosa pensa riguardo la ripresa della Bundesliga?
«È stato un po ‘strano. Vedere gli stadi vuoti, l’assenza di festeggiamenti, queste restrizioni dopo un goal. Il calcio è emozione da condividere con il pubblico. Non scendiamo in campo per giocare tra di noi».

L’Italia è stata uno dei paesi al mondo più colpiti dall’epidemia. Ha avuto paura per la sua salute o per quella dei suoi cari?
«Non particolarmente per me. Per mia moglie, i miei figli. Chiamavo la mia famiglia in Francia ogni giorno. Dall’inizio del lockdown abbiamo spiegato ai più piccoli (Aalyah e Kaylie di 5 e 2 anni, ndr) perché dovevamo stare a casa, perché fossi lì tutto il giorno. I primi tempi sono andati bene, disegnavamo, abbiamo organizzato una caccia al tesoro… Ma dopo due o tre settimane, è diventato più complicato il fatto di non poter uscire. La più grande mi ha persino detto: "Papà, c’è il mostro di fuori?". E io gli ho risposto: "Sì, ma non possiamo vederlo, è una piccola bestia che sta nell’aria". Qualche giorno fa, siamo riusciti ad andare un po’ davanti casa nostra per farle fare un giretto. Era come se fosse Natale per lei, nel mese di maggio. Era radiosa».

La vita sta riprendendo il suo corso a Roma?
«Roma è una città sempre affollata, vivace e felice. Durante questo periodo era quasi morta. Congelata. Sembrava un film catastrofico. Ora si sta riprendendo. Si vede già dal mio quartiere. Di solito c’è sempre rumore e vita. A marzo e aprile, quando ero in giardino con le mie figlie, c’era una sensazione di vuoto, di niente. Era strano, ma ci dovevamo convivere. Ora, c’è di nuovo movimento, le persone tornano a passeggiare. Sono felice persino di vedere ripassare le macchine. Fa bene al morale».

Se mantiene il suo livello con la Roma pensa che nella prossima stagione sarà convocato per Euro 2021?
«La Nazionale rimane un obiettivo. È sempre presente in uno spazio della mia testa. Ho già passato le preselezioni. Sono fortunato a giocare in uno dei più grandi club italiani. Devo continuare a fare bene per sperare di essere chiamato un giorno. C’è ancora molta strada da fare, ma perché no. Se dovessi essere convocato, sarebbe uno dei giorni più felici della mia vita da calciatore».