Zaniolo: “Qui a lungo, sogno di diventare una bandiera”

CORRIERE DELLA SERA - PIACENTINI - “Se ci sarà l’occasione per tornare in campo prima della fine del campionato sarò il primo ad esserne felice“. Dal 12 gennaio, Nicolò Zaniolo vede per la prima volta la possibilità di tornare in campo a stagione in corso. “Il recupero va molto bene – prosegue ai microfoni di Sky -, ogni giorno miglioro un po’ di più, il ginocchio risponde bene“. Il giovane talento ha inoltre aperto alla possibilità di un nuovo rinnovo, confermando di vedere il suo futuro nella Roma: “L’idea è restare qui il più a lungo possibile, alla Roma devo tutto e sono innamorato della città. I tifosi mi amano, vorrei diventare una bandiera, ma Totti e De Rossi difficilmente potranno essere eguagliati. La maglia numero 10? No, quella è impossibile, sono felice con la 22 e me la tengo stretta“.


L’ultima doppietta della “riserva” Totti

CORRIERE DELLA SERA - PERRONE - Il 20 aprile del 1986, Roma-Lecce 2-3? Lasciamo perdere quello scudetto buttato, meglio ricordare un altro 20 aprile di 30 anni dopo: un mercoledì, un altro 3-2, stavolta a favore, quello contro il Torino nel 2016. Quando Totti entrò in campo all’86’, al posto di Keita, impiegò appena 22 secondi per pareggiare con una spaccata di destro. Tre minuti dopo trasformò un rigore, firmando il ribaltone e l’ultima doppietta della sua carriera.


Stipendi, taglio ufficiale. Risparmio di 30 milioni

CORRIERE DELLA SERA - PIACENTINI - Trenta milioni di euro, lordi. È questa, euro più euro meno, la cifra che la Roma potrà risparmiare dopo l’accordo, ufficializzato ieri, con calciatori, tecnico e staff, sul taglio degli stipendi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020. Dzeko e compagni hanno anche concordato di pagare collettivamente la differenza economica per garantire che ogni dipendente interessato dalla cassa integrazionepossa continuare a percepire il proprio stipendio netto. Anche i dirigenti del club rinunceranno a parte dei loro stipendi per aiutare il club ad alleggerire l’impatto economico e finanziario causato dalla sospensione della stagione a causa del Coronavirus.


Nicolò ai tifosi: “Voglio diventare la vostra bandiera”

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - “Mi piacerebbe diventare una bandiera della Roma, come lo sono stati Totti e De Rossi, ma ora devo pensare solamente a rientrare e a far felice la gente“. Nicolò Zaniolo ha le idee chiare sul suo futuro in giallorosso e, nel corso dell’intervista a Sky, non fa che ribadirle: “La mia idea è restare il più a lungo possibile nella Capitale. Alla Roma devo tutto e sono innamorato della città. Sto sempre meglio dopo l’intervento al ginocchio e, se si giocherà per finire il campionato, punto ad esserci“. Nel frattempo il numero 22, insieme ai suoi compagni, a Fonseca e al suo staff, hanno deciso di rinunciare al pagamento di quattro mensilità di stipendio dell’attuale stagione sportiva. Nelle prossime settimane si perfezioneranno gli accordi individuali per stabilire un piano di rientro dei soldi perduti (di fatto, solo marzo), con la spalmatura nel prossimo esercizio di bilancio dei mesi non percepiti (aprile, maggio e giugno) attraverso anche bonus, premi vari e rinnovi contrattuali.


Lo sconto sugli stipendi vale 30 milioni lordi

IL MESSAGGERO - CARINA - “Con la speranza di fare qualcosa che aiuti la società a far ripartire al meglio il progetto Roma, abbiamo deciso di fare questa proposta“. È il passaggio chiave della lettera pubblicata ieri da Dzeko e compagni che ufficializza il taglio-stipendi, confermato poco dopo da una nota del club: “I calciatori, Fonseca e il suo staff hanno scelto spontaneamente di fare a meno di 4 mesi di retribuzione“. Soddisfatto il CEO Fienga: “Abbiamo dimostrato che siamo davvero tutti assieme. Ringraziamo i calciatori anche per il loro magnifico gesto nei confronti dei nostri dipendenti“. Il riferimento è al fatto che i calciatori integreranno le casse integrazione dei dipendenti giallorossi. La mossa del taglio degli stipendi consentirà di alleggerire l’attuale esercizio di 30 milioni lordi.


Agosto col vento in Coppa

IL MESSAGGERO - BUFFONI - Agosto, ultima frontiera. Non c’è il capitano Kirk a indicare la rotta e non siamo sulla Uss Enterprise, ma il viaggio che sta compiendo il calcio in questa vita sospesa causa pandemia somiglia a un’avventura di Star Trek nello spazio ignoto. Quest’anno è la data astrale di riferimento per le partite più belle, quelle che mancano per assegnare Champions ed Europa League di questa disgraziata stagione.

Comincia una settimana decisiva per la Uefa. Domani la federcalcio europea tornerà a riunire in videoconferenza le 55 federazioni affiliate. Mercoledì sarà la volta delle Leghe nazionali e dell’Eca (l’associazione dei Top club continentali presieduta da Andrea Agnelli). Giovedì 23, infine, si terrà il Comitato Esecutivo dove verranno tirate le somme. Difficile, però, che si arrivi a scelte definitive perché la diffusione del coronavirus resta ancora imprevedibile e i governi non hanno ancora intrapreso con decisione la strada della cosiddetta Fase 2 di parziale riapertura. Ma un indirizzo più leggibile circa la traiettoria che prenderà il pallone è lecito aspettarselo. L’obiettivo della Uefa è quello di concludere il percorso delle due coppe entro agosto, termine oltre il quale sarà praticamente impossibile andare se non si vuole compromettere anche la prossima stagione. Così lo schema è bell’e pronto: Champions League, ritorno dei due ottavi di finale che mancano il 7 o l’8 (Juventus-Lione, andata 0-1; e Barcellona-Napoli, andata 1-1) e poi, quarti con andata e ritorno dall’11 a Ferragosto; semifinali dal 18 al 22 e finale all’Ataturk Stadium di Instanbul sabato 29 agosto ovvero tre mesi dopo la data iniziale del 30 maggio. Parallelo il cammino dell’Europa League: il 2-3 agosto via agli ottavi con Siviglia-Roma e Inter-Getafe (ritorno il 6); quarti 10-13; semifinali 17-20 e finale a Danzica mercoledì 27. Tutto, ovviamente, a porte chiuse ma in diretta tv.

Per raggiungere l’obiettivo la Uefa ha però l’esigenza di conoscere il cammino dei campionati nazionali che è tutto tranne che uniforme. Da Nyon hanno dovuto dissuadere per esempio il Belgio che, a inizio aprile, aveva già deciso di finirla lì e di assegnare il titolo al Bruges. Decisione rientrata dopo il richiamo dell’Uefa a scegliere un percorso condiviso. Richiamo che però non è arrivato alle orecchie della Scozia, dove attraverso la votazione dei club è stato deciso di assegnare il titolo al Celtic facendo infuriare i Rangers che, pur staccati di 13 punti, hanno contestato il voto. Mentre gli Heart of Midlothian, ultimi, hanno annunciato ricorso contro la retrocessione d’ufficio.

La Uefa ribadirà a Federazioni e Leghe che, pur andando ovviamente oltre la data canonica del 1° giugno, avrà bisogno di conoscere una classifica definitiva per poter stabilire la partecipazione alle Coppe 2020/21. Non servirà dichiarare una squadra campione, ma indicare una prima, una seconda, una terza in classifica e così via. Ma si parlerà, chiaramente, anche e soprattutto di soldi. Naturalmente i campionati maggiori, ovvero Premier League, Liga, Bundesliga, Serie A e Ligue 1, sono i più importanti. Ma il sistema calcio è fondato sulle interconnesioni sportive e di mercato per cui, in caso di un numero di fallimenti consistente, tutto il movimento rischia di affondare. È il principio istitutivo del Financial Fair Play (allentato ma non cancellato) e dell’esistenza di 565 milioni accantonati in un Fondo che, presumibilmente, verrà usato. Ma la Uefa conta su 1,2 miliardi e sono i tifosi che, soltanto in Europa, seguono questo sport e continueranno a seguirlo. Anche se solo in tv, fino alla fine della guerra al Covid-19.


I campioni al tempo del virus: follower come gol

IL MESSAGGERO - Gli appuntamenti virtuali sono all’ordine del giorno. Non solo quelli tra amici, ma anche quelli pubblici tra le star del pallone, che in diretta Instagramsi mettono a chiacchierare di fronte a migliaia di persone. In questo periodo chi ha utilizzato spessissimo il sistema è Francesco Totti, che in 20 giorni è stato ospite di: Luca Toni 2 volte, Candela, Aquilani, Cannavaro e Vieri, per un totale di circa tre ore di diretta. Nei live vengono snocciolati aneddoti, si ricordano i bei tempi e si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Il tutto con una naturalezza che ha stregato i tifosi di calcio di ogni latitudine. Questo ha addirittura aumentato la popolarità sui social dell’ex capitano giallorosso, che negli ultimi venti giorni è passato da 3,4 milioni di followers a 3,5 milioni. Un incremento di 100mila persone in soli 20 giorni.


FIGC, Gravina: "Sono convinto che riprenderemo. Se il Governo da lo stop accoglierei la scelta"

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, è intervenuto in collegamento su Rai 2 nel programma "Che Tempo Che Fa"per parlare della possibile ripresa del campionato:

"In questo momento ci sono due gruppi apparentemente contrapposti: la corrente di pensiero di chi ritiene che si debba chiudere tutta l'attività sportiva, e l'altra, che io porto avanti di continuare. E ci sono diverse ragioni: in primis l'opportunità, che si rifà ad elementi oggettivi come il tempo, e io spero che a giugno l'Italia viva un momento di sollievo diverso da questo momento, ma anche ai contenziosi e ciò che potrebbero generare per la confusione, e poi penso alla passione".

Se invece il Governo le desse lo stop?
"Questa è una responsabilità che lascio a loro. Io personalmente sì, accoglierei una loro scelta con sollievo: potete immaginare il dramma che sto vivendo nel reggere questa mia battaglia. Il calcio italiano non è una monade che vive in maniera separata rispetto alle altre categorie del paese o a istituzioni internazionali, facciamo parte delle federazione europee e mondiali. Ma c'è il sentimento della speranza, anche. Chiedo di essere considerato come movimento d'impatto socio-economico per il paese alla pari di ogni altro settore. La FIGC, grazie anche ai professori Ricciardi, Vaia e alla commissione tecnico-scientifica, un protocollo che garantisce la negatività di un gruppo chiuso. Non vedo troppe preoccupazioni, anche se sul mondo amatoriale è difficile governare, ma stiamo cercando un confronto più ampio anche su questo".

Gli altri sport si fermano, perché si parla solo di calcio?
"Mi permetto solo di non entrare nel merito delle scelte fatte da alcuni presidenti di federazione, ma rilevo che l'unico sport professionistico che abbia fermato tutto sia il basket. Il calcio muove 5 miliardi di euro: siamo preoccupati perché se il calcio non riparte ha un grande impatto negativo per il futuro".

Lei come ripartirebbe?
"Io abbandonerei la falsa retorica. Esiste una procedura, un protocollo che abbiamo inviato ai ministri Spadafora e Speranza: ne aspettiamo la validazione. Per quanto riguarda tamponi e test ci sono cliniche organizzate per mettersi a disposizione, non può essere questo l'ostacolo per non far ripartire un movimento come il calcio".

L'ipotesi di chiudere l'ha presa in considerazione?
"No, non posso. Una scelta di questo tipo comporterebbe responsabilità di una gravità inaudita: non posso essere il becchino del calcio italiano. Difendo il movimento calcistico, ma in generale quello sportivo. Non capisco la resistenza nell'avviarne una valorizzazione".

Dalla FIGC avete fatto una bella dedica al personale sanitario.
"L'iniziativa è importante e dimostra la sensibilità del mondo del calcio, abbiamo voluto dare un riconoscimento a chi già è nei cuori della gente, abbiamo voluto assegnare lo Scudetto del cuore a questi supereroi. Rientreranno con noi, anche a termini di riconoscimento, nella hall of fame e nel cuore degli italiani".

Chi vincerà lo Scudetto?
"Quella che farà più punti, sono convinto che riprenderemo".


Cassano: "Ronaldo quello vero è uno solo, il 'fenomeno'"

Antonio Cassano, ex giocatore tra le altre di Roma e Real Madrid, non ha dubbi su chi sia il "vero" Ronaldo nella storia del calcio. In una diretta Instagram con Christian Vieri "FantAntonio" rivela la sua grande ammirazione per Ronaldo il "Fenomeno" ex compagno di squadra nei Blancos, mettendo da parte Cristiano Ronaldo:

"Giocatore stratosferico, Ronaldo quello vero è uno solo: era una roba fuori dal mondo, mi ricordo che si allenava quando voleva. Adesso si usa spesso la parola 'fenomeno': lui era una roba imbarazzante per quanto era forte ragazzi, calciava dal limite di piatto con semplicità, di destro o di sinistro. Grande qualità, è il centravanti più grande della storia. Ha fatto più di 600 gol rompendosi le ginocchia: due Mondiali, due Palloni d'Oro, immagina che roba poteva essere con delle ginocchia a posto".


Zaniolo: "Mi piacerebbe diventare una bandiera della Roma. Fonseca è il tecnico giusto per noi"

Nicolò Zaniolo ha rilasciato una lunga intervista a Sky Sport. Di seguito le sue parole: 

Come stai passando la quarantena?
“Sto molto bene, dal giorno dell’infortunio sono migliorato. Non è che la mia vita sia cambiata molto da quel giorno, il ginocchio risponde bene e spero di continuare così”.

Come sono stati i primi giorni dopo l’infortunio contro la Juventus?
“Non nascondo che i primi 2-3 giorni ho fatto fatica a carburare, per me è stata una doccia fredda, mi sono subito accorto che era una cosa grave. Ho metabolizzato il tutto e ora penso solo a recuperare, lo sto facendo e devo continuare a farlo”.

(Messaggio del Professor Mariani)
“Ciao Nicolò, mi dicono che stai meglio adesso. Sei riuscito addirittura a spostare gli Europei e i campionati, voglio rivederti presto (ride, ndr)”.

“Devo ringraziarlo, io avevo gli occhi pieni di lacrime con il ginocchio rotto ma mi è sempre stato vicino, mi ha incoraggiato e devo ringraziarlo e se tutto va bene lo devo a lui”.

Hai rivisto l’azione dove ti sei infortunato?
“Mi vengono ancora i brividi, è stata una delle sensazioni più brutte della mia vita, non la auguro a nessuno”.

A fine maggio con il gruppo?
"Ora siamo al terzo mese e non so bene le dinamiche. Io penso che sia meglio un giorno in più che un giorno in meno, devo stabilizzare il ginocchio al 100%, poi se ci sarà l'occasione sarò felice di chiudere il campionato giocando".

Che insegnamento hai tratto da questa esperienza?
"Molte cose, i compagni di hanno detto che questo infortunio mi sarebbe cresciuto per crescere e adesso l'ho capito, metti sul tavolo le cose importanti e ora sto lavorando ai dettagli".

Hai ricevuto anche un messaggio da Modric?
"Sì, l'anno scorso ci siamo scontrati in Champions League, gli chiesi la maglietta ed è stato un onore il suo messaggio".

L'esordio contro il Real Madrid?
"Ricordo ancora la riunione tecnica, Di Francesco mi disse che avrei giocato e io ero incredulo. Tutte le emozioni le ho ancora impresse nella mente, è un giorno indimenticabile".

Di Francesco ti ha avvisato direttamente nella riunione tecnica?
"Io il giorno prima non pensavo nemmeno di partire, in lista Champions ne vanno 22. Non mi fece capire niente, mi ha convocato e mi ha avvisato alla riunione tecnica".

(Messaggio di Di Francesco)
"Ti mando un abbraccio Nic, tornerai più forte di prima".

Quanto sono stati importanti per te Di Francesco e Roberto Mancini?
"Il mister Di Francesco mi ha inserito tra i grandi, mi ha fatto capire l'importanza del lavoro settimanale e gli devo tantissimo, così come devo tanto a Mancini che mi ha convocato senza fare nemmeno una partita tra i professionisti. Quando sono stato convocato in Nazionale non ci credevo, l'ho saputo tramite Sky Sport, pensavo fosse un errore. Il primo giorno a Coverciano mi sembravo un bambino al parco giochi, non ci credevo".

C'è stato un momento in cui pensavi di non farcela?
"Sì, venivo da 6-7 anni nelle giovanili della Fiorentina, avevo poi due amici che stavano a La Spezia e quando fui scartato ci rimasi male. Mi sono trasferito alla Virtus Entella, non giocavo e un giorno mi sono sfogato con mio padre. Lui mi ha consigliato di fare un'altra settimana a mille e da quella settimana effettivamente è partito tutto".

Come hai vissuto il passaggio alla Roma?
"Avevo finito il percorso in Primavera con l'Inter e volevo giocare con i grandi. Non mi aspettavo la chiamata di una squadra blasonata come la Roma, anche qui è stato tutto casuale, mio padre mi disse che saremmo dovuti partire per Roma ed ero incredulo, non pensavo di andare in una squadra del genere".

Come vivi in città?
"Roma è una città fantastica, una città che vive di calcio, una società unica composta da persone fantastiche, poi qui ho trovato anche la fidanzata".

Senti la passione dei tifosi nei tuoi confronti?
"Faccio un esempio: quando ho subìto l'infortunio c'erano tantissimi tifosi pronti a salutarmi, c'è un ragazzo che ogni giorno mi scrive il countdown per quando devo rientrare. I tifosi mi stanno tirando su il morale".

Cos'è successo nel ritiro della Nazionale Under 21 quando sei stato escluso con Kean?
"Erano due-tre giorni di fila in cui io e Moise facevano ritardi alle riunioni tecniche, io ero arrivato stremato e mi sono lasciato andare. Quella cosa lì  mi ha insegnato molto, accettando le conseguenze. Mister Di Biagio ha giustamente deciso di lasciarci fuori e penso che questa così non succederà mai più".

Ritardi per la playstation?
"Giocando con la playstation ci dimenticavamo delle riunioni".

Decisione giusta di Di Biagio, quindi?
"Sì certo la condivido pienamente, è stato un messaggio da dare al gruppo".

C'è stato subito feeling con Fonseca?
"Ero reduce dall'Europeo Under 21 e sono arrivato 4-5 giorni dopo la squadra. Fonseca mi ha subito parlato, mi ha detto dove migliorare e ho seguito le sue indicazioni, è una persona fantastica, dice le cose in faccia e penso sia il tecnico adatto per noi".

Cosa è mancato alla Roma in questa stagione?
"Per me c'è mancato il coraggio di fare la giocata, quindi le partite diventavano prevedibili da parte nostra. Nell'ultimo periodo ci siamo un po' ripresi, a Cagliari abbiamo giocato bene e vinto".

Qual è il tuo ruolo?
"Io mi trovo molto bene come esterno destro, non lo avevo mai fatto e penso che mi trovo molto bene perché sono sempre di fronte alla porta e in grado di puntare l'uomo. Sto migliorando in questo, poi mi piace molto fare la mezzala e giocare sulla trequarti, adesso come adesso dico esterno destro".

Come procede la vita in quarantena con la fidanzata e la mamma? Giochi con la playstation?
"Io mi alzo un po' più tardi, poi mangio subito e vado a fare allenamento. Dopo sto con la mia ragazza e mia mamma, poi vedo i film, con la playstation dopo un po' mi annoio. In casa devo dire che sono abbastanza insopportabile, chiedo scusa a entrambe".

La Roma si sta distinguendo per le sue iniziative benefiche: è un motivo d'orgoglio?
"Certo, queste iniziative che sta facendo la Roma sono iniziative che sono fondamentali e sono orgoglioso di far parte di queste iniziative. La salute viene prima del calcio e sono felice di far parte di questa società, devo anche ringraziare i tifosi per le donazioni e spero di restare qui tanto tempo".


Ipotesi maxi scambio con la Fiorentina: Biraghi-Pezzella per Florenzi-Spinazzola

GAZZETTA DELLO SPORT - Un'ipotesi di mercato che prende corpo dalla necessità della Roma di ridurre i costi di gestione anche a causa dell'emergenza economica conseguente al Coronavirus: un maxi-scambio con la Fiorentina che porterebbe in giallorosso German Pezzella e Cristiano Biraghi con la cessione di Leonardo Spinazzola ed Alessandro Florenzi. Non è del resto un segreto il gradimento dei giallorossi per il centrale argentino, mentre la voce di un interessamento da Trigoria per l'esterno è circolato negli ultimi giorni.


Florenzi: non tornerò giallorosso

IL TEMPO - ZOTTI - Florenzi non si sbilancia sul suo futuro. Dopo l'addio temporaneo alla Roma, il giocatore attualmente in prestito al Valencia non esclude una separazione definitiva a fine stagione: «Non so se quella attuale sia solo una parentesi - ha raccontato a Sky Sport - voglio finire la stagione e raggiunge- re i miei obbiettivi con la squadra, poi vedremo e affronteremo tutto senza problemi. Sinceramente non so se tornerò alla Roma, dico la verità. Aspettiamo che finisca questo prestito».

L'ex capitano giallorosso - che sta approfittando della quarantena per godersi la famiglia - ha parlato anche del rapporto con Fonseca e del profondo rispetto che nutre per il portoghese, che nel suo ruolo ha spesso preferito affidarsi ad altri: «Abbiamo preso la decisione del trasferimento insieme. È uno dei più grandi allenatori che ho avuto calcisticamente parlando. Ci può stare che io non piaccia a lui in quel determinato ruolo. Abbiamo un gran rapporto e lui mi ha detto che non sapeva quanto spazio avrebbe potuto garantirmi». Inevitabile invece il trauma al momento di partire per la Spagna: «Per me è stata una botta lasciare Trigoria: dai magazzinieri, ai fisioterapisti, a quelli del bar. Mi hanno detto: "Veramente stai andando via anche tu?". Mi rimarrà sempre nel cuore».