Totti: piango fuori Trigoria

IL TEMPO - BIAFORA - È Totti show su Instagram. La leggenda della Roma negli ultimi giorni ha messo in campo tutta la sua ironia per tenere compagnia ai tifosi di mezza Italia che hanno seguito le dirette social con campioni del calibro di Cannavaro, Vieri e Toni. Il numero 10, che quasi un anno fa ha rassegnato le dimissioni dal club giallorosso ed ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo dei procuratori, è convinto che la Serie A riprenderà a giocare: «Ogni mattina sul telefono ti arrivano 300 notizie diverse. Per me - dice interrogato da Toni che lo ha stuzzicato vista l'amicizia tra Totti e il presidente del Coni Malagò - riparte, a fine maggio si gioca il campionato».

L'ex capitano poi, scherzando sulla sua nuova vita da giocatore di calciotto e sui tanti animali che ha in casa per colpa della moglie Ilary, è tornato a parlare dell'addio al calcio giocato: «Io non volevo smettere, stavo bene fisicamente. Poi non volevo giocare sempre, non ho imposto niente. Ho fatto questa scelta di vita smettendo, perché dovevo rovinare questo percorso? Non mi cambiava niente, sia sul lato economico e sportivo. Se sto bene e vedo che durante gli allenamenti posso dare il mio... Non arrivavo secondo a nessuno. Lo so che non avrei giocato tutte le partite ma stando là aiuti i giovani, l'ambiente, l'allenatore e sei a disposizione nei momenti di difficoltà. Sarei stato contento anche non giocando, mi bastava far parte del gruppo. Ogni volta che entravo, lo stadio si accendeva. Era un bene per me e per i compagni. Comunque, c'è sempre una fine. Il problema - la considerazione più che amara di Totti - è che alcune persone mi dicevano che avrei deciso io e poi mi hanno messo da parte. Ci sono rimasto male perché per la Roma ho dato tutto, mi sarei tagliato una gamba».

L'ex punta di Bayern e Fiorentina, nelle vesti di intervistatore, ha continuato a battere il ferro sul rapporto attuale tra Totti e la società capitolina: «Finché è così - riferendosi a Pallotta che ha in Baldini il suo più fidato consigliere - non penso che rimetterò piede a Trigoria. Ogni volta che porto Cristian, resto fuori dai cancelli. Certe volte resto in macchina e mi viene da piangere a pensare che dopo 30 anni non posso più entrarci». Titoli di coda su alcuni dei protagonisti: «Il 10 più forte di tutti è Dybala, quando giocavo invece era Ronaldo il Fenomeno, avremmo dovuto fare i buffi per 100 anni per farlo venire da noi. Immobile è un bel giocatore, ma capitano quelle annate in cui come tocchi palla fai gol... Buffon altri 2-3 anni li può fare a mani basse». Di certo le dirette di Totti non sono finite.


Totti: "Fonseca mi piace, gioca offensivo e non ha paura"

CORRIERE DELLA SERA - Non solo il dispiacere per i rapporti praticamente assenti con la Roma di oggi.  ha confidato in una diretta  con l'amico Luca Toni di essere affascinato dal gioco di Paulo Fonseca, di cui a suo dire tutti dicono un gran bene. L'ex capitano si è detto colpito dal modo offensivo in cui il portoghese imposta le partite e dalle qualità del tecnico e della persona.


Tutto un altro campionato

IL MESSAGGERO - Sarà un campionato in forma del tutto inedita quello che si concluderà in estate: partite ogni tre giorni in serale, stadi vuoti, decisioni lampo del Giudice sportivo: tutto affinchè il pallone possa tornare a rotolare. Quattro i punti che hanno convinto a ripartire con gli allenamenti - il 24 o il 27 aprile - nel protocollo che Gravina ha consegnato ai tecnici: 1) La data (deciderà il governo); 2) I luoghi; 3) Il gruppo squadra; 4) La sanificazione.

In più i calciatori dovranno sottoporsi a 2 tamponi nel giro di 24 ore, e ai test sierologici che andranno ripetuti alla fine della settimana di ritiro blindato. In più c'è il latente rischio delle miocarditi. Nell'ultima parte del protocollo è menzionata una serie di comportamenti da tenere nei centri sportivi, così come l'App Immuni, per tracciare eventuali contagi nel rispetto della privacy di tutti.

In divenire è invece la definizione della fase in cui si tornerà a giocare: è stata proposta l'ipotesi di utilizzare solo stadi del Centro-Sud - chiaramente a porte chiuse - ma la FIGC oppone che seguendo il protocollo di sicurezza si tornerà a correre zero rischi in tutta Italia. Si punta poi alla deroga delle 5 sostituzioni per ovviare al problema delle tante gare concentrate in così poco tempo e a quello del caldo, motivo per cui sarà contemplata la possibilità di un cooling break. Recuperi dilatati, dunque, che porteranno i match a concludersi praticamente sempre dopo il minuto 100, considerato anche l'utilizzo del VAR.

Ma c'è un'ulteriore possibilità: per non infrangere le regole del distanziamento sociale l'uso della tecnologia nel calcio potrebbe essere sospesa: un ritorno al passato per fronteggiare l'emergenza Coronavirus.


Alicicco: "Se abbiamo la certezza matematica che possiamo ricominciare, allora va bene"

Ernesto Alicicco, ex medico sociale della Roma dal 1978 al 2001, si è raccontato ai microfoni di Centro Suono Sport parlando anche della possibile ripartenza del campionato:

Lei ha fatto sia il calciatore che il medico: come ha fatto a compensare le due cose?
“Io mi divertivo sia a giocare che a studiare”.

Lei ha iniziato con la Lazio però…
“Sì, ho iniziato con loro ma poi sono andato via dalla Lazio perché già stavo curando alcuni giocatori della Roma. Non avendo mai pugnalato alle spalle nessuno, telefonai ad Agostino Di Bartolomei e sono rimasto alla Roma per 24 anni”.

Il suo periodo alla Roma è stato magico…
“Il primo anno è stato difficile perché ci salvammo ad Ascoli. L’anno successivo, però, venne Liedholm e formò una squadra quasi invincibile”.

Lei ha stabilito rapporti particolari con alcuni giocatori, sembra che sia stato quasi un padre per loro…
“Vero, quando giocavo io ci curava il massaggiatore, il medico lo vedi se avevi 40 di febbre. I giocatori vanno seguiti da vicino, c’è chi è debole psicologicamente e chi no, io penso che la medicina sia curativa e che il medico debba stare in campo per rendersi conto della condizione fisica dell’atleta”.

Per chi è stato un fratello maggiore o un papà per i calciatori?
“Cappioli, Vierchowod, Di Bartolomei, Falcao tutti avevano bisogno di una parola al momento giusto, la psicologia è importante per un atleta, delle volte un atleta non rendeva non per una causa fisica ma psicologica. In quel momento, parlando con loro, cercavo di sollevarli. Alcuni giocatori venivano da me a parlare, questa è una maniera per mandare in campo un atleta in condizioni psico-fisiche giuste, se mandi un atleta stanco in campo rischi di farlo infortunare”.

Anche ai suoi tempi il giocatore era forzato a scendere in campo in alcune occasioni…
“Avendo fatto il calciatore sono stato facilitato in confronto ai miei colleghi non calciatori. Il problema è che noi non siamo tuttologi, dobbiamo essere circondati da uno staff adeguato che ci possa consigliare, io per esempio ero affiancato da uno psicologo che ha lavorato anche al CONI. Delle volte un calciatore crede di essere malato ma non lo è, quindi non riesce a rendere. Una volta mi chiamò Mazzone e mi chiese di parlare con un calciatore e questi mi confessò che aveva litigato pesantemente con la fidanzata e io gli ho detto che aveva vinto al Totocalcio (ride, ndr) per consolarlo”.

La volontà della Lega è di riprendere a giocare in tempi brevi: è possibile far giocare i calciatori 3 volte a settimane in un mese e mezzo?
“La partita posso dire che è allenante, è evidente che prima bisogna pensare alla salute. Se si facessero tre partite a settimana, servono dei programmi precisi e va messa d’accordo la situazione psico-fisica, il tempo a disposizione e sapere che una partita è più allenante di un allenamento. Se faccio tre partite a settimana, faccio un defaticante, uno più specifico, poi mi fido del mio medico che magari mi fa fare un lavoro specifico. Ai tempi di Zeman facevamo i gradoni e io, logicamente, guardavo il programma e mi sentivo con i calciatori: se avevano dei problemi, non li avrei fatti allenare preventivamente”.

Si parla di tante precauzioni per i calciatori, come tanti tamponi, pur di tornare in campo...
“Quando si parte per una trasferta ci sono tanti individui in ballo tra calciatori e staff: se disgraziatamente uno che parte rimane positivo come facciamo?”.

A Trigoria stanno sanificando la struttura e poi si adotteranno una serie di protocolli: è convinto da tutto questo?
“Io comincio a dire che tutto ciò vada fatto con la mascherina, se ci si allena in quattro, per esempio, si deve stare distanza. Per fortuna i casi sembra che stiano calando, se verrà fuori il test che se sei stato positivo poi sei negativo, a questo punto chi è guarito è immune. Penso che debbano fare un protocollo importante per far giocare i calciatori, questa è una patologia subdola e faticando si potrebbe essere preda del virus, penso però che sia stato abbastanza debellato”.

Dal 4 maggio si può tornare agli allenamenti? Si può giocare a fine maggio?
“Penso che molti stiano studiando questa situazione, in Italia si è fermato tutto lo sport. Se stiamo in una situazione di deflessione e abbiamo la certezza matematica che possiamo ricominciare con le dovute precauzione, allora va bene. Giocando tanto, l’unica cosa, è che i giocatori rischiano più traumi”.

Lei è tornato da Tirana dove insegna…
“Sono rientrato e sono in isolamento a casa”.


Si cercano nel Lazio gli stadi per ospitare il campionato di serie A

REPUBBLICA.IT - BIANCHI - Il professor Walter Ricciardi, che è consulente del ministro Speranza e della Figc, ha spiegato che è necessario "differenziare le aree per livello di rischio, stiamo proponendo di giocare al Centro-Sud". Un'ipotesi che adesso viene presa in considerazione anche dalla Figc: Gravina, che prima era contrario, ora sta esplorando tutte le soluzioni, anche quelle estreme (vedi Spy calcio del 7 aprile). La Lega di A non ne vuole sapere, al momento: ma che succederebbe se il prefetto di Brescia, alla ripresa del campionato, "intorno" a fine maggio-primi di giugno, chiudesse la stadio Mario Rigamonti? Il Milan ha già fatto sapere che sarebbe disposto a traslocare, tanto si gioca a porte chiuse. L'Inter non ne vuole sapere di lasciare il Meazza. Ma anche l'Atalanta si trova in una città, Bergamo, che ha pagato (sta pagando) conti altissimi al virus. La Lega non può imporre ai club i campi neutri e si augura che da qui a 40 giorni la situazione si possa essere (quasi) normalizzata. La Lega vorrebbe riprendere la "nuova"stagione con la Coppa Italia a fine maggio, e, a seguire, con le 12 giornate di campionato (più quattro recuperi) che restano. In un primo tempo si pensava di andare a Napoli, ma la presa di posizione del Governatore De Luca, che minaccia di chiudere la Campania, costringe a studiare anche altre soluzioni. Questa è possibile: le tre gare che ancora restano della Coppa Italia si giocherebbero tutte a Roma, stadio Olimpico. Tutte le partite in chiaro, per la gioia di Spadafora, su Rai 1. Il 27 maggio Juve-Milan, il 28 Napoli-Inter e il 2 giugno la finalissima (magari alla presenza del Presidente della Repubblica, Mattarella, visto che il 2 giugno è proprio la Festa della Repubblica...). Sarebbe un bel segnale di ripartenza per il calcio, e per il Paese. Poi si sta anche pensando all'eventualità che davvero non si possa giocare al Nord (e se l'ha detto Ricciardi:..). Nel Lazio ci sono stadi a sufficienza: a Roma, oltre all'Olimpico, 5 campi all'Acqua Acetosa, poi Rieti, Frosinone e Tivoli (dove andrebbero in ritiro gli arbitri). Sky magari si accontenterebbe di avere solo 6 telecamere invece di 12, e non ci sarebbero nemmeno Var e gol line technology. Ma qui siamo in emergenza e come dicono giustamente sia Gravina che Dal Pino bisogna fare il possibile e l'impossibile per finire questa stagione maledetta. Molte squadre del Nord quindi si sposterebbero al Centro Sud (chiaro che la Fiorentina, ad esempio, resterebbe a Firenze). Oltre al Lazio si era pensato anche a Bari, Palermo, Catania ma ci potrebbero essere problemi magari coi governatori o coi sindaci mentre Roma è, e resterà, Città Aperta. Massimo Cellino, n.1 del Brescia, comunque conferma la sua posizione: "Mi ha chiamato De Siervo e mi ha chiesto se ero disposto a giocare in campo neutro. Gli ho risposto che io non sono disposto a giocare da nessuna parte, il campionato deve finire qui, non può certo superare il 30 giugno, è una questione di contratti dei giocatori. Sento parlare anche di settembre, ottobre. Una follia. Se non gioco mi danno la sconfitta a tavolino? Pazienza. Si rovinerebbe anche la prossima stagione. E io sto già programmando come tornare in A. E' solo una questione di soldi, per questo vogliono giocare a tutti i costi, a cominciare da Gravina. Vogliono spartirsi i soldi delle tv. Io non ci sto. Avete visto che è successo a Brescia, a Bergamo, a Cremona? Come si può pensare di giocare ancora. Organizziamo per la prossima stagione, da settembre". L'Atalanta invece è disposta a lasciare Bergamo e giocare a Reggio Emilia, che ospita già il Sassuolo.

 

E' stata convocata intanto per martedì prossimo 21 aprile un'assemblea della Lega di A. Nell'ordine del giorno dei lavori, il presidente Paolo Dal Pino ha indicato fra l'altro "l'aggiornamento sui rapporti con i licenziatari dei diritti audiovisivi 2018-21 e sulla fatturazione e pagamento della sesta rata dei corrispettivi 2019-20; audience certificata della stagione sportiva 2019-20: adozione di parametri di rivalutazione ed eventuali correttivi; scenari attività sportive e relativi protocolli". Assemblea caldissima, su un tema che sta a cuore a tutti, i soldi delle tv. Entro fine mese, inoltre, si deciderà che fare con gli altri campionati. Probabile che quello Primavera venga cancellato, problemi seri per la B, impossibile ripartire per C (anche se Francesco Ghirelli è un lottatore...) e serie D. Anche se il presidente Cosimo Sibilia sarebbe disposto a sposare il concetto del campionato solare, che piace tanto a Infantino e non spiace affatto a Gravina: i dilettanti tornerebbero quindi a giocare, dopo una sosta infinita, a settembre e chiuderebbero la stagione 19-20 ad ottobre. La prossima annata partirebbe a gennaio 21 per finire a giugno. Intanto, Frosinone, Monza e Foggia hanno minacciato già cause legali se i loro campionati non si concluderanno. De Laurentiis inoltre tiene molto al Bari, in corsa per la promozione in serie B (...).

 


Totti: "Per la Roma ho dato tutto, non volevo smettere. Fonseca mi piace, non ha paura di niente"

Francesco Totti, ex capitano e giocatore della Roma, ha tenuto una diretta Instagram con Christian Vieri durante la quale ha parlato della società giallorossa e del suo passato:

Su Fonseca
"Fonseca è bravo, me ne parlano tutti bene sia come allenatore che come persona. Mi piace lui, è uno offensivo e non ha paura di niente. Ora però bisognerà vedere se riprenderanno".

Sugli allenamenti
"Mi alleno almeno due volte al giorno, non mi sono mai allenato così in vita mia. Un’ora la mattina e una il pomeriggio. Nella prossima seduta mi attendono le scale, quelle piccole e quelle grandi. Poi 40 minuti di corsa, anche perché domani sera (oggi, ndr) pizza e gelato. Ora peso circa 88 kg, tanto non devo fare le sfilate. Anche Christian si allena con me tutti i giorni”.

Sulla sfida Italia-Germania Legends di ottobre
"Sembravamo scapoli e ammogliati, qualcuno mi ha fatto effetto quando si sono spogliati perché poi ripensi a tutto quello che avete fatto, mi viene da piangere. Molti andavano pianissimo, io sembravo Ronaldo il Fenomeno dei tempi belli, volavo in confronto a loro. Purtroppo o continui ad allenarti o è finita".

Sul calciotto
“Ho la mia squadra, con me ci sono Pizarro, Vucinic, Tonetto, ogni tanto Aquilani. Gli avversari volano, soprattutto i ventenni, non riusciamo a stargli dietro. Candela non ce la fa a giocare, sta sopra ai 100 kg. Il mister? Uno dei più scarsi (ride, ndr)”.

Sulla TV
“Guardo Netflix, ma ormai ho visto tutte le serie. Dobbiamo rivedere le nostre partite, o almeno i nostri gol. Erano bei tempi”.

Infine una promessa
“Domani ti lancio una challenge carina, preparati. Non devo muoverti, è una cosa che si fa da fermi”.

Diretta Instagram anche con Luca Toni, compagno alla Roma e di nazionale nel 2006 quando diventarono Campioni del Mondo:

Sulla beneficenza.
“Non è la cifra che doni, ma il gesto. Ognuno dà quello che può”.

Il mare è fatto di tante goccioline d’acqua…
“Il mare non finisce mai. Devi sempre centellinare. Speriamo che questa sia una partenza. Nel senso che la gente continui a fare questa beneficenza, anche se per poco”

Hai mai visitato Roma?
“Non posso, ti riconoscono anche con la mascherina”.

Poi ti dicono di tornare alla Roma?
“Non è che debba fare una passeggiata in centro per sentirmelo dire (ride, ndr)”.

Vengono i tifosi sotto casa?
“Anche dietro! C’è un cancello, ci sono le guardie…”

Stai vedendo qualche giovane buono?
“A distanza, controllo”.

Quanta gente hai che guarda i giovani?
“Ho 2-3 persone che fanno i capi scout. In più altre in giro per l’Italia e per l’Europa. L’ultima parola spetta al padrone. Qualcosa la azzecco”.

A parte me, che sono stato l’attaccante più forte, quale sarebbe un attaccante col quale avresti voluto giocare?
“Il sogno mio è sempre stato Ronaldo”.

L’hai mai chiamato per farlo venire a Roma?
“Avremmo dovuto fare i buffi per 100 anni (ride, ndr). Per me è stato il più forte di tutti”.

Come andava…
“Tra Barcellona e Inter è stato devastante. Aveva una testa diversa, era imbarazzante. Ogni tanto guardo i video in televisione, mamma mia. Che bello”.

Secondo te chi è il 10 più forte?
“Dybala. Gioca poco, ma hai visto chi ha intorno? Con tutto il rispetto, parliamo di extraterrestri. Se diventassi allenatore, li farei giocare tutti e tre. Douglas Costa? Quando sei in una grande squadra, ci sono tanti giocatori forti e le scelte vanno fatte. L’allenatore deve essere bravo a gestire”.

Potresti farlo arrivare alla Roma…
“Tu pensi che ci voglia venire?"

Magari cambia la società e arriva uno coi soldi e che voglia investire
“Magari vuoi andare in una squadra per vincere, quando vieni a Roma però non vuoi più andare via”.

Se penso a quello scudetto che abbiamo perso…
“Roma è qualcosa di particolare, è diversa da ogni altra città”.

Per quanti anni hanno festeggiato i tifosi dopo il 2001…
“Fino all’anno scorso (ride, ndr)”.

Altri giocatori forti?
“Insigne. Ci stanno un po’ di giocatori. È difficile trovarne del nostro livello. In passato a Brescia e Bologna trovavi giocatori incredibili. Era troppo più bello e affascinante”.

C’erano più giocatori perché facevano i gol, adesso si montano la testa su Instagram… noi attaccanti eravamo da 20 gol in su, adesso superano 10-15…
“Eravamo altri giocatori. È brutto dirlo, ma erano altri tempi”.

L’unico è Immobile.
“Chi?”

Immobile.
“È un bel giocatore. Ti capitano quelle annate in cui come tocchi palla fai gol…”

Mancini sta facendo bene in nazionale…
“La nazionale è forte! Ha i migliori giovani, 5-6 giovani di prospettiva”.

Zaniolo, Chiesa…
“Ce ne stanno tanti. Poi ci sono Insigne, Immobile, Chiellini, Bonucci, Verratti… ce ne stanno di giocatori. C’è Florenzi…”

Magari con un anno di esperienza in più si può fare qualcosa di bello.
“Già rischiavano di fare bene quest’anno. Dal 2006 c’è poca roba…”

L’unico che è rimasto del 2006 è Buffon…
“Gigi ha rinnovato, eh (ride, ndr)! Altri 2-3 anni li può fare a mani basse. Se fa le partite tranquille le fa con la pipa in bocca. Se sta bene fisicamente, perché no? È un discorso di voglia, ma sembra che lui ce l’abbia. Fortunatamente prende anche meno botte. Non è che lo fa per soldi poi, lo fa perché gli piace”. 

Quando smetti ti manca il campo…
“Vuoi parlare con me di questo argomento?”

Il tuo addio stato uno dei più emozionanti.
“Io non volevo smettere, stavo bene fisicamente, perché dovevo? Poi non volevo giocare sempre, non ho imposto niente a nessuno”.

Hai smesso perché non volevi lasciare la Roma?
“Ho fatto questa scelta di vita, dovevo rovinare questo percorso? Non mi cambiava niente, sia sul lato economico che su quello sportivo. Se devo cambiare per fare un anno in più non cambia nulla. Non sono stupido, non ho 10 anni. Se sto bene fisicamente, mentalmente e vedo che durante gli allenamenti posso dare il mio, perché non arrivavo secondo a nessuno…”.

Io arrivavo secondo anche quando giocavo (ride, ndr).
“Ma avevi la scusa che eri giovane. Ma se stai sempre al 100%, lo so che non gioco tutte le partite, non sono stupido. Ma stando là aiuti i giovani, l’ambiente, l’allenatore e sei a disposizione nei momenti di difficoltà. Sarei stato contento anche non giocando, mi bastava far parte del gruppo. Ogni volta che entravo, lo stadio si accendeva sempre di più. Era un bene per me e per i compagni. Comunque, c’è sempre una fine. Il problema è che alcune persone mi dicevano che avrei deciso io e poi è arrivato il momento in cui mi hanno messo da parte. Ci sono rimasto male perché per la Roma ho dato tutto, mi sarei tagliato anche una gamba”.

Quando non servi più neanche ti chiamano più…
“La vita è così, ci mancherebbe altro. Ma alla fine dispiace”.

Porterai qualche ottimo giocatore alla Roma.
“Spero di trovarglielo, per la Roma”.

Col presidente c’è un bel rapporto (ride, ndr).
“Finché è così non penso che rimetto piede a Trigoria. Ogni volta che porto Cristian, resto fuori dai cancelli. Non ho mai più messo un piede a Trigoria. Certe volte resto in macchina e mi viene da piangere a pensare che dopo 30 anni non posso più entrarci”.

Non vai perché ti fa star male?
“Ho lasciato, basta. Amici lì ne ho tanti e guai a chi me li tocca. Escono fuori dal cancello e mi vengono a salutare”.

Tuo figlio gioca a Trigoria? Non vedi la partita?
"No, lo giuro. Mi ammazzerei. Ma non ho paura di nessuno, ho sempre rispettato tutti. Lui ogni tanto mi chiede di venire, la cosa brutta è portarlo".


La Roma contatta il Barcellona per Junior Firpo

La Roma avrebbe contattato il Barcellona per chiedere informazioni su Junior Firpo, terzino classe 1996. I blaugrana potrebbero inserirlo nell'operazione che porterebbe in Catalogna Lautaro Martinez, ma prima vogliono arrivare al sostituto, che potrebbe essere Nicolas Tagliafico dell'Ajax. Lo riporta Mundo Deportivo. 


Il calcio pronto a ripartire. Ma solo al centro-sud

IL TEMPO - CICCIARELLI -  Ripartire dal meridione. Il nord Italia resta l’area più colpita dal contagio del coronavirus e allora il pallone valuta sempre più l’idea di giocare al di sotto della linea del Rubicone. «E giusto differenziare le aree per livello di rischio - ha ribadito anche Walter Ricciardi, rappresentante dell’Oms e consigliere del ministero della Salute oltre che componente della commissione medica federale - e stiamo proponendo di giocare al centro-sud, non ha senso vietare attività dove ci sono 0 casi. Maggio è ancora un mese a rischio, specialmente in alcune regioni, suggeriremo di avere provvedimenti diversi a seconda delle aree geografiche».  Una prospettiva che non scalda i cuori di tutti i club. «Snatura il torneo - spiega il presidente del Lecce Sticchi Damiani - e non è risolutiva».

Sull’idea di riprendere, il presidente del Livorno Spinelli è perentorio: «Lotito deve smettere di rompere i c... a tutti. A Roma hanno una situazione diversa dalla Lombardia. Ci sono giocatori che hanno contratto il coronavirus e prima che si riprendano non bastano 2-3 mesi».  Un punto di vista opposto rispetto alle intenzioni del presidente della Figc Gravina: «Chi invoca l'annullamento dei campionati - ha spiegato a Rai Radio 1 il presidente federale - non vuole bene né al calcio né agli italiani, terrò duro fino alla fine». Oggi la Federcalcio presenterà al Ministro dello Sport Spadafora e al Ministro della Salute Speranza il protocollo per rimettere in moto il pallone dal 4 maggio con i primi allenamenti: squadre «rinchiuse» per le prime tre settimane e partite alla fine di maggio o a inizio giugno.


Roma, il taglio è ok: accordo trovato. Stipendi spalmati

GAZZETTA DELLO SPORT - In attesa di conoscere quale sarà al data per poter tornare a varcare i cancelli di Trigoria, la Roma nella giornata di ieri è riuscita a trovare l'accordo con i propri tesserati per il taglio della mensilità di marzo. Inoltre la squadra gillorossa è pronta a rinunciare agli stipendi di aprile, maggio e giugno qualora il campionato non dovesse riprendere. Questa scelta permetterà ai conti della società di risparmiare circa 30 milioni di euro e, come richiesto dagli stessi calciatori, contribuire a pagare gli stipendi dei dipendenti finiti in cassa integrazione. Intanto i giallorossi hanno iniziato a prendere in esame l'ipotesi di sottoporre i propri tesserati all'esame del tampone, in modo da poter avere la certezza di non correre rischi qualora la squadra venisse richiamata il 4 maggio a Trigoria.


E Villar intanto studia da Iniesta: "È lui il mio idolo"

GAZZETTA DELLO SPORT - Gonzalo Villar, centrocampista della Roma arrivato durante il mercato di gennaio nella Capitale, non si aspettava certamente che l'avventura in maglia giallorossa sarebbe stata così "particolare". Lo spagnolo sta trascorrendo questi giorni nella propria casa al Torrino, in attesa che il governo italiano dia il via libera a tutte le società per riprendere gli allenamenti nei propri centri sportivi, studiando i movimenti di un giocatore che ha definito "il suo idolo": Andrés Iniesta. Nella giornata di ieri Villar ha rilasciato alcune dichiarazioni in cui ha parlato di cosa si aspetta dal futuro a Roma: "Qui mi trovo benissimo e non mi aspettavo di trovare uno spogliatoio così umile, sono stato accolto quasi come un fratello minore. Adesso vedremo cosa succederà, se non dovessimo andare in Champions League sarebbe una delusione, non un fallimento".


La Serie A organizza la ripartenza

GAZZETTA DELLO SPORT - Nella giornata di oggi il Governo riceverà il protocollo prodotto dalla Commissione medica della FIGC, con il contributo di esperti del settore, per provare a far ripartire il campionato di Serie A. Il documento che verrà portato all'attenzione del Ministro dello Sport Spadafora e al Ministro della Salute Speranza, sperando che questi lo approvino, contiene tutte le norme e le direttive per far sì che ogni squadra possa rientrare serenamente all'interno del proprio centro sportivo e riprenda gli allenamenti. L'obiettivo è quello di riunire tutti, giocatori e staff, all'interno di un contesto totalmente "nagativizzato" in cui verrà garantita la sicurezza di tutti gli addetti ai lavori. Centri sportivi blindati, isolati e soprattutto igienizzati per garantire la ripresa prima degli allenamenti e delle partite nel breve periodo. Inoltre, come spiegato nella giornata di ieri da Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo Oms, consigliere del Ministro Speranza ed esperto al tavolo della commissione federale: «Differenziare le aree per livello di rischio è giusto, stiamo proponendo di giocare al centro-sud. A inizio maggio potremo dare dei suggerimenti guardando la situazione» spiega a Radio Punto Nuovo.


FIGC in pressing su Palazzo Chigi

IL MESSAGGERO - In queste giornate di emergenza sanitaria, la FIGC sta cercando di far ripartire il campionato il prima possibile. La spaccatura in merito alla questione allenamenti però si fa sempre più marcata. Se infatti da una parte la Federcalcio italiana spinge per poter ricominciare addirittura una settimana prima  della fine dell'attuale decreto, ossia il 27 aprile, iniziando i vari test medici sui giocatori, dall'altro lato l'opposizione stessa proveniente dallo stesso Palazzo Chigi è molto forte. Lo stesso Ministro Spadafora però spera di poter dare il via libera alle squadre a tornare nei propri centri sportivi per riprendere le attività. Intanto i vertici della FIGC stanno pensando di prendere l'1% di tutte le scommesse sportive, una volta riprese le competizioni, per finanziare la ripresa del mondo del calcio e dare gli incassi al Fondo Salva Calcio.