Troppi arbitri in uno spazio stretto. Var, si rischia un ritorno al passato
IL MESSAGGERO - Introdotto nel 2017, il Var ha cambiato il modo di vivere e raccontare il calcio, non senza polemiche. In attesa della Var room, il cui debutto resta in programma nella prossima stagione, immaginare molte persone rinchiuse in uno spazio così ristretto al tempo dell'emergenza Coronavirus appare davvero impensabile. A sollevare la questione è stato Marcello Nicchi, presidente dell'Aia, a La Domenica Sportiva: «Ripartire senza Var? C'è questo rischio e potremmo essere costretti a farlo. Oggi per il Var si usano ambienti angusti, ci sono operatori che lavorano vicini ad altri e non si può sapere chi ha frequentato chi. Si corre il rischio che non ci siano le dovute distanze di sicurezza. Io mi auguro che la cosa non accada, ma potrebbe anche sorgere questo rischio». Quindi, può succedere che si concluda il campionato giocando l'ultima parte di stagione senza Var.
Anche in Inghilterra stanno pensando di ripartire senza il Var, che è strutturata con un campo centrale vicino l'aeroporto londinese di Heathrow, in un edificio a Stockley Park, dove si radunano tre addetti alla moviola ai quali è affidato il compito di seguire le partite e di dare direttive agli arbitri.
AIC, Tommasi: "La proposta mi pare una follia, quando i giocatori già trattavano con le società"
Damiano Tommasi, presindente dell'AIC, ha voluto precisare ai microfoni dell'Ansa la posizione dell'associazione dopo la proposta delle Leghe di tagliare gli ingaggi per almeno due mesi:
"Se le società di serie A si devono trovare in assemblea per dire che non pagheranno gli stipendi, quando in realta' a tu per tu con i giocatori i singoli club stanno cercando accordi di buon senso, è molto preoccupante. Come ha detto Messi, non riesco a capire la logica imprenditoriale alla base di questo comportamento: mettere in cattiva luce i giocatori, principali protagonisti dello spettacolo, quando tutti o quasi stanno già discutendo con i club come uscire insieme da questa crisi. Mi pare una follia".
Il comunicato dell'AIC sul taglio degli stipendi: "Comportamento delle leghe incomprensibile"
L'AIC, Associazione Italiana Calciatori, ha detto la sua sulla porposta delle Leghe di A e B sul tagli degli sptipendi. Questa il suo comunicato:
"Il Consiglio Direttivo AIC, riunito oggi nel consueto incontro settimanale, a cui ha fatto seguito una riunione con i rappresentati delle squadre di Serie A, ha ritenuto irricevibile la proposta avanzata dalle Leghe di A e B giunta oggi.
Il comportamento delle Leghe è incomprensibile in un momento come quello attuale. La volontà, neanche tanto implicita, di voler riversare sui calciatori, mettendoli in cattiva luce, l’eventuale danno economico derivante dalla situazione di crisi, è un fatto che fa riflettere sulla credibilità imprenditoriale di chi dovrebbe traghettare il sistema calcio in questo momento di difficoltà.
Pensare che si debba ricorrere ad una delibera assembleare per decidere di non pagare più nessuno lascia senza parole. Gli stessi presidenti che vorrebbero decidere la sospensione degli emolumenti hanno mandato in campo le squadre fino al 9 marzo, fatto allenare i calciatori fino alla metà di marzo e tuttora monitorano e controllano gli allenamenti individuali svolti secondo le direttive dello staff tecnico.
La discussione delle scorse settimane verteva sui termini di contestazione di mancati pagamenti da sospendere o posticipare, ma non si è mai andato oltre le brevi riunioni telefoniche.Ora capiamo perché non si voleva trovare un’intesa sulle modifiche tecniche all’Accordo Collettivo, la vera intenzione è non pagare. Il fatto lascia allibiti, inoltre, visto che parecchie squadre sono già sedute con i loro calciatori per discutere come aiutarsi in un momento come quello attuale.
D’altro canto la notizia del nuovo DPCM che include atlete ed atleti del mondo dilettante tra i destinatari del contributo di 600 euro per il mese di marzo ci fa ben sperare che un minimo senso di condivisione e solidarietà possa nei prossimi mesi ribadire un concetto che abbiamo espresso fin dal primo momento: ognuno faccia la sua parte.
A questo proposito il Consiglio Direttivo ha deliberato di destinare una contribuzione straordinaria ad un Fondo solidaristico che possa in questa emergenza aiutare le categorie più in difficoltà tra i nostri associati. I redditi più bassi vanno tutelati, soprattutto in situazioni come questa in cui il rispetto e il fare squadra dovrebbero essere principi cardine".
Di Francesco: "Contro il Barcellona abbiamo trasmesso una gioia indescrivibile"
Eusebio Di Francesco, ex giocatore della Roma prima ed allenatore poi, ha parlato ai microfoni di Sky Sport del suo passato giallorosso:
Il centrocampo Strootman-Nainggolan-De Rossi?
"Era un grande centrocampo, con grandi qualità tecniche e mentali. Ero un po’ pentito di aver accettato di mandare via Nainggolan e Strootman. Mi è dispiaciuto. Loro dal punto di vista emotivo, negli allenamenti, erano importanti. Interagivano con gli altri per fare quello che chiedevo. Ne ho sentito la mancanza l’anno dopo alla Roma. Specialmente per gli atteggiamenti".
Roma-Barcellona?
"Abbiamo trasmesso una gioia indescrivibile. Questa partita nasce da un percorso di tutta la stagione, senza tutto quel lavoro non sarebbe stato possibile. Peccato per la semifinale poi, per come abbiamo giocato il ritorno avremmo meritato qualcosa in più".
Quanto ci vuole a una squadra per recepire il tuo stile di gioco?
"Ogni gruppo è diverso. L'allenatore deve essere bravo a calarsi all'interno della realtà dove va. Per il mio calcio, ho bisogno di calciatori di qualità, ma a determinati livelli ci vuole anche tanta fisicità, soprattutto in Europa. Dipende, diciamo 2-3 mesi. A Sassuolo ci sono riuscito subito, a Roma ci ho messo di più, ma ce l'ho fatta".
L'attaccante più forte con cui hai giocato e che hai allenato?
"Con cui ho giocato dico Montella per la capacità realizzativa, Batistuta per la forza e la mentalità. Lui era venuto a Roma per vincere e trasmetteva questa cosa. Il giocatore più talentuoso ovviamente è Totti. Quello che ho allenato come talento globale dico Dzeko, ma quello che ho visto crescere è Domenico Berardi, che ha pure rifiutato di tornare da me".
A cena con: i cinque ospiti ideali di Justin Kluivert
Justin Kluivert, giocatore della Roma, ha partecipato ad un giochino proposto dalla società sul proprio sito ufficiale scegliendo cinque personaggi che inviterebbe ad una ipotetica cena una volta finito il periofo di quarantena:
"Ora come ora sappiamo che, per la nostra sicurezza e quella degli altri, quello che dobbiamo fare è rimanere a casa. Quando sarà finita la quarantena, non vedrò l’ora di rincontrare i miei compagni e di avere di nuovo la possibilità di passare del tempo assieme alla mia famiglia. Queste sono le prime persone che vorrò vedere. Ma dopo averle riviste e aver recuperato il tempo perso, ci sono cinque ospiti con cui mi piacerebbe condividere una cena. Credo che sarebbe una serata davvero divertente".
Cristiano Ronaldo: "Ho sempre voglia di imparare cose nuove, soprattutto per migliorare il mio gioco, quindi cosa ci sarebbe di meglio di sfruttare questa cena per invitare uno dei giocatori più forti di sempre? Giochiamo in un ruolo simile, lui ha moltissima esperienza e ha fatto qualsiasi cosa su un campo da calcio. Averlo come ospite sarebbe un’ottima opportunità per conoscere il suo punto di vista e imparare cose nuove. Come si allena, come mangia, come si prepara mentalmente. Ci sarebbero moltissimo cose che potrebbe insegnarmi".
Ronaldinho: "Mi piacerebbe invitare Ronaldinho per gli stessi motivi, è stato un giocatore incredibile, potrei imparare moltissimo da lui e dal modo in cui lui intendeva il calcio. Ha anche giocato in un periodo in cui moltissimi top player calcavano i terreni di gioco, quindi potrei imparare molto su com’era affrontare giocatori così importanti. Aveva inoltre quell’eleganza e quella gioia quando giocava a calcio… potrei chiedergli di questo aspetto e magari lui potrebbe mostrarmi qualche numero tra una portata e l’altra, che io potrei imparare e mettere in pratica nella partita successiva".
Drake: "Non possono esserci solamente calciatori a tavola quindi inviterei sicuramente anche Drake, uno dei miei rapper preferiti. Mi è sempre piaciuta la sua musica, quindi sarebbe bello averlo come ospite e ascoltare le storie dietro alle sue canzoni e sulla sua carriera. Poi, alla fine della cena potrebbe alzarsi e cantarci qualcosa. Sarebbe qui che la festa avrebbe veramente inizio".
Travis Scott: "È un altro rapper che mi piace, sarebbe bello ci fosse anche lui alla cena. Potrebbe esibirsi anche lui con Drake, hanno fatto qualche bella canzone insieme e sono sicuro che l’atmosfera si riscalda non poco quando quei due si esibiscono insieme. Alla fine, potrei prenderli da parte e chiedergli di nominarmi nel loro prossimo singolo. Mi basterebbe che mi inserissero in una rima, non chiederei altro".
Leonardo Di Caprio: "Penso che terminerei la tavolata con un attore e Leonardo Di Caprio è sempre stato tra i miei preferiti. “The Wolf of Wall Strett” è un film fantastico, gli farei qualche domanda a proposito, ma ce ne sono moltissimi altri in cui ha recitato e avrà sicuramente moltissime storie incredibili da raccontare in tutti questi anni passati nell’ambiente di Hollywood. Anche per lui deve essere abbastanza strano dover avere a che fare con il livello di fama che ha raggiunto e io mi chiedo come faccia. Sono sicuro che avrebbe moltissime cose da raccontarci e sarebbe bello sentirlo raccontare delle storie".
"Nella vita bisogna godersi i momenti quando se ne ha la possibilità. Penso che questa quarantena ce lo abbia ricordato a dovere quindi sceglierei un menu di classe. All’arrivo degli ospiti un aperitivo, in seguito il percorso sarebbe quello di un ristorante stellato, con il vino e gli alcolici migliori. Dovrei sicuramente fare colpo su queste persone. Dopo cena, gli amici potranno raggiungerci per l'esibizione di Drake e Travis, mentre Leo potrebbe magari recitarci qualcosa. Sarebbe sicuramente una serata indimenticabile".
Perez: "Giusto tagliare gli stipendi. Roma è spettacolare e sono felice"
Carles Perez, giocatore della Roma arrivato nel mercato invernale dal Barcellona, è stato intervistato da Marca tramite una diretta sul social network Instagram:
Come stai vivendo la quarantena?
"Normale, sono solo da ventidue giorni. La mia famiglia sta bene ed è in Spagna, ma sto bene. Non esco da casa".
Quanto ti alleni?
"Due ore al mattino e due al pomeriggio".
Che fai?
"Ho un preparatore atletico che mi da il programma ogni settimana. È importante mantenere la forma fisica per essere pronti a tornare a giocare, ma niente pallone, non ho mai passato così tanto tempo senza giocare. Ci sto un po' male, perché il calcio è la mia vita. La cosa più importante però è che la gente resti a casa e tutto tornerà alla normalità".
Stai collaborando con l'ospedale della tua città?
"Si, cerco di sostenerlo per affrontare quest'emergenza".
Cosa ne pensi del taglio dei salari?
"È giusto. Noi siamo pagati per giocare il fine settimana e ora non possiamo perché dobbiamo stare a casa. D’altra parte non siamo in vacanza perché continuiamo ad allenarci, ma capisco la scelta".
Come vi siete accordati nella Roma sul taglio?
"Non posso commentare questo tema".
Come va con l’italiano?
"Bene. Con Diego Perotti e Fazio parlo in spagnolo visto che sono argentini. L’italiano lo sto studiando e inizio a parlarlo. Poi ci sono Villar e Pau Lopez ovviamente".
Come sono i tifosi giallorossi?
"Il tifoso della Roma è diverso da quelli in Spagna. La gente a Roma vive il calcio in un altro modo, più intensamente. Ci sono lati positivi e negativi. Gridano tutta la partita, tifano la squadra".
Meglio Roma o Barcellona?
"Roma è spettacolare, ma dico Barcellona perché lì ho passati tantissimi anni e ho tanti amici".
La Champions?
"Possiamo entrare in Champions e andare avanti in Europa League. Se le vinciamo tutte ci qualifichiamo sicuramente".
Hai incontrato Totti?
"No. Da quando sono a Roma non è mai venuto al centro sportivo. Però spero di incontrarlo, è una leggenda".
Il Barcellona?
"Non so perché mi abbia mandato via, ma ho rispettato la loro decisione. Ora sono un giocatore della Roma e sono felice di esserlo. Sono felice di come mi sono ambientato e del calore dei tifosi".
Le giovanili del Barcellona?
"A volte serve del tempo per adattarsi e non viene dato. Ora sono un giocatore e sono contento di esserlo".
C’è un diritto di recompra su di te?
"No. Ho firmato per quattro anni con la Roma".
A Roma puoi aspirare a un ruolo da protagonista?
"Al Barça sapevo che era diverso perché avevo davanti il miglior giocatore del mondo. È normale. Ho scelto la Roma perché la situazione era molto buona per me, qui posso giocare anche se sono giovane. Ho scelto la Roma anche per la società e per l'ambiete. Cerco minuti di responsabilità, al Barcellona giocavo poco, anche se ho giocato in Champions e ho segnato all'Inter, mentre qui posso giocare titolare in Europa e da protagonista".
Cosa ti ha detto Fonseca per convincerti?
"Fonseca mi ha parlato della squadra, della società e dei compagni. Mi è piaciuto cosa mi ha detto e come ha cercato di convincermi, mi piaceva l'idea e ho scelto la Roma".
C'erano anche altre offerte?
"Si, dalla Spagna, Inghilterra e Germania, ma la Roma mi ha convinto".
La Serie A è molto tattica?
"Qui si difende molto meglio. Per me sarebbe più facile giocare in Spagna che qui, dove ci sono più spazi. Qui c’è più intensità difensiva".
Pastore?
"Ha tantissima qualità".
Perché hai scelto il numero 31?
"Non lo so, mi è sempre piaciuto da piccolo e mi ha portato fortuna".
In futuro che numero vorresti? La dieci?
"No, il dieci no. Ho troppo rispetto, la dieci pesa troppo qui. Metterei l’undici".
Ti piace la pasta?
"Molto, quando esco per Roma vado a mangiarla, ma quotidianamente devo stare attento alle direttive del nutrizionista".
Con Kluivert come ti trovi?
"Molto bene, ha grande qualità. Ma devo dire che mi trovo bene con tutti".
Qual è il tuo ruolo preferito?
"Esterno destro".
A chi cerchi di ispirarti?
"Leo Messi. Sennò Robben".
I quattro “saggi” della Roma
IL TEMPO - AUSTINI - Più che sindacalisti, provano a essere dei “saggi”. Sono i quattro capitani designati per la fascia quest’anno dopo la partenza di Florenzi – Dzeko, Fazio, Kolarov e Pellegrini – e nella Roma stanno cercando di ottenere lo stesso risultato portato a casa da Chiellini, Bonucci e Buffon alla Juventus: mettere d’accordo tutti i compagni per proporre alla società di ridursi lo stipendio. Sono loro quattro, quelli con la più lunga militanza in giallorosso, a guidare internamente al gruppo le discussioni sul tema. Da quanto filtra i giallorossi a breve dovrebbero comunicare alla società di aver deciso un taglio sulle rispettive retribuzioni. Numeri, percentuali e condizioni dipendono da quando si ricomincerà a giocare. L’idea che nella Roma siano gli stessi giocatori a fare il primo passo piace molto a Pallotta e ai dirigenti, che nel frattempo seguono la trattativa collettiva tra Assocalciatori e Lega di Serie A. Nessuno infatti ha chiesto a spogliatoio e tecnici di ridursi lo stipendio o presentare proposte: l’obiettivo comune è evitare una trattativa.
Fonseca amaro: “Mai successo di avere così tanti infortuni”
CORRIERE DELLA SERA - PIACENTINI - “Nella mia carriera non ho mai avuto così tanti infortuni, non ho mai potuto avere tutti i calciatori a disposizione“. Paulo Fonsecaripercorre, con una lunga intervista al quotidiano portoghese A Bola, i suoi primi mesi romani. “In questa stagione – spiega – ho vissuto qualcosa di nuovo, con tanti infortuni traumatici, sono cose che non riusciamo a controllare“. Fonseca però guarda con positività al futuro, nella consapevolezza di aver creato un gruppo solido: “Siamo la squadra più giovane del campionato, stiamo seguendo una strada per il futuro, ma in questo momento per vincere servono giocatori decisivi, che abbiano anche grande esperienza: bisogna tornare alla vittoria. Questa combinazione di gioventù ed esperienza è fondamentale“. Tra gli esperti c’è Smalling: “Mi ha sorpreso la sua rapidità di adattamento, è un ragazzo straordinario: vorrei che rimanesse“.
I club uniti su riduzione ingaggi: si parte con il 10% stagionale
LA GAZZETTA DELLO SPORT - La nuova idea dei presidenti di Serie A è quella di intervenire sugli stipendi di marzo e aprileriducendo almeno del 10% lo stipendio stagionale. Attualmente ci sono società già indietro con i pagamenti e la situazione economica attuale blocca tutto il resto: senza liquidità di cassa, è in certi casi impossibile far uscire denaro diretto ai conti correnti dei calciatori. E si sa con quali possibili conseguenze: senza giustificare i mancati pagamenti i giocatori potrebbero ricorrere alla messa in mora della società e alla richiesta dello svincolo gratuito. Serve per questo un’opposizione comune, che leghi tutti i club e ne rafforzi la posizione. Ed è quanto la Lega presenterà oggi all’assemblea dei presidenti video-riuniti, dopo aver ricevuto e sintetizzato le rispettive proposte.
Doni: «Roma, grazie a te ho raggiunto il top»
LA GAZZETTA DELLO SPORT - PIETRELLA - Alexander Marangon - per tutti Doni - ex portiere brasiliano che in carriera ha vestito la maglia della Roma, ha rilasciato una lunga intervista pubblicata sull'edizione odierna del quotidiano in cui ha parlato del suo passato da romanista e delle prospettive della squadra giallorossa. Queste alcune delle sue parole:
Verso la Roma si percepisce da parte sua una riconoscenza infinita.
«Certo. In maglia giallorossa ho vinto tre trofei, ho conquistato la Coppa America da titolare e ho giocato con grandi compagni. Ricordo ancora il primo giorno che ho visto il Colosseo: un’emozione. Come l’inno di Venditti, sentito ogni volta che la squadra entrava in campo a riscaldarsi».
Adesso lei guarda l’Italia da lontano. È preoccupato per quanto sta accadendo?
«Mio fratello e mia sorella vivono a Roma, ma anche negli Usa siamo tutti a casa. Situazione difficile, abbiamo paura».
[..]
Segue sempre la Roma?
«Ogni tanto, quando posso. L’azienda mi tiene impegnato per molto tempo, ma sono rimasto legato a quei colori».
Chi la convince di più?
«Zaniolo, un vero talento. Poi apprezzo anche Fonseca, è un bravo allenatore. Riguardo ai brasiliani, invece, di Ibañez si dice un gran bene, Juan Jesus è bravo. Infine sono sicuro che Fuzato farà grandi cose con la maglia della Roma. È un ottimo portiere».
[..]
Parliamo di Totti, che compagno è stato?
«Un grande. Lo considero senza dubbio uno dei più forti calciatori di sempre...».
De Rossi invece?
«Un amico, anche lui un grandissimo. Giocare con lui era fantastico, teneva il centrocampo e la difesa. Mi sentivo al sicuro».
Tra Totti e Spalletti non è finita bene, sorpreso?
«Quando c’ero io hanno sempre avuto un rapporto normale. Di quello che è accaduto dopo non posso parlare perché non lo so».
Ci racconti lo Spalletti allenatore.
«Con lui ho vinto due Coppe Italia e una Supercoppa da titolare. Ho lavorato con altri grandi allenatori, ma lui è stato il migliore mai avuto. Ti diceva sempre le cose in faccia, e poi era meglio non farlo arrabbiare. Era capace anche di prenderti a schiaffi (ride, ndr )!».
Con Ranieri invece, problemi, visto che le preferì più volte Julio Sergio?
«Mai avuto niente con lui».
Vice Dzeko, piace Hurtado del Boca
IL MESSAGGERO - CARINA - Mercato bloccato nei fatti ma non nelle idee. Perché alcune esigenze tecniche sono chiare da tempo. E quella di cercare un vice Dzeko è una lacuna che la Roma si porta dietro da almeno un paio di stagioni. Fallito l’investimento con Schick, nell’ultima stagione Petrachi ha giocato la carta esperienza con Kalinic. Un flop, al netto della doppietta con il Cagliari. Due le strade da perseguire per il futuro: cercare un altro calciatore esperto in prestito oppure affiancare a Dzeko un giovane da far crescere che poi, nel tempo, dovrà sostituirlo. Per questo secondo profilo si sta studiando Hurtado. Il 20enne venezuelano gioca nel Boca Juniors ma la scorsa estate è stato a un passo dai due club genovesi. Hurtado è un diamante grezzo: buon colpo di testa, presenza costante sotto porta, molto veloce nello stretto ma soprattutto in campo aperto.
Zaniolo: “Roma, sei tutto e non ti lascerò”
IL MESSAGGERO - CAPUTI, LENGUA - Nicolò Zaniolo l’isolamento lo vive in un attico al Torrino di proprietà di Francesco Totti, una casa in cui l’ex capitano ha vissuto negli anni in cui ha fatto innamorare i tifosi. Lì Zaniolo lavora per recuperare dall’infortunio che lo tiene fermo dal 12 gennaio, consapevole delle sue potenzialità e di tutto l’interesse che si è generato intorno a lui. Nonostante ciò non ha intenzione di lasciare Trigoria. Di questo e altro ha parlato nel corso dell’intervista. Queste le sue parole:
“La Roma per me è tutto, mi ha regalato emozioni indescrivibili a partire dall’esordio al Bernabeu. Mi ha fatto esultare, giocare all’Olimpico e sentire amato dai tifosi. Quindi, non vedo il motivo per cui debba cambiare e spero di rimanere qui per tantissimi altri anni“.
"L’infortunio al ginocchio è stata una bella batosta. Sono riuscito a superarla solo dopo le prime due-tre settimane che sono state molto dure. Il mio carattere non è mai cambiato e sono stato sempre sorridente e felice. Ogni giorno mi do degli obiettivi da raggiungere e superare. Il ginocchio risponde bene, spero di tornare in campo più forte di prima".
La foto del bambino che gioca a pallone con la sua maglia in una Milano deserta è diventata un simbolo di libertà in Italia. Se avesse davanti quel bambino che cosa gli direbbe?
"Appena ho visto quella foto sono rimasto stupito, contento. La passione per il calcio c’è sin da piccoli e quel bambino la rispecchiava in pieno. Sono orgoglioso che indossasse la mia maglia ed è segno che qualcosa di buono ho fatto e che dovrò continuare così per rimanere nel cuore di questi bambini che hanno grandi sogni. Se lo avessi davanti lo porterei sicuramente a Trigoria per fargli vedere come ci comportiamo e alleniamo. Un piccolo gesto ma credo che lo farebbe molto felice".
Lei e i suoi colleghi alla Roma sareste pronti a una riduzione dei salari per aiutare il club?
"Penso che siano cose che vadano gestite prima all’interno e poi fatte sapere all’esterno. Spero si arrivi a una soluzione che riguardi tutto il calcio italiano".
L’Europeo è slittato e si giocherà nel 2021…
"In questo momento è difficile provare emozioni positive perché siamo tutti rinchiusi in casa ed è un periodo molto duro. Di certo poter sperare di nuovo di giocare l’Europeo è un’emozione bellissima, voglio riuscire ad arrivarci al 100%".
Il Club, attraverso Roma Cares, sta avendo un ruolo importante nel sociale in questo momento.
"Sono molto orgoglioso di far parte della famiglia Roma. Sì, perché per me la Roma è davvero una famiglia e lo sta dimostrando in questo brutto momento in cui tutti si stanno aiutando, a partire dalla società fino ad arrivare ai tifosi. Voglio ringraziare tutti, giocatori compresi. Riusciremo a uscire da questo momento per tornare ad abbracciarci di nuovo".