Giovedì sera si fa sul serio: la Roma deve aggredire l’Europa League
Contro la squadra di Istanbul, capolista nel girone, Fonseca e i suoi devono sfoggiare una prestazione autorevole, su un campo difficile.
Una Roma tirata a lucido, frizzante, dinamica. Una Roma su cui finalmente l’allenatore può fare delle scelte. I giallorossi tornano dalla pausa per le nazionali con una vittoria convincente, contro il Brescia, e allontano i fantasmi della sconfitta contro il Parma.
Allo Stadio Olimpico succede tutto nel secondo tempo, dopo una prima frazione di gioco abbottonata, dove le Rondinelle di mister Fabio Grosso si erano messe in campo in maniera solida e compatta, quadrata in difesa e pungente in avanti, dove Torregrossa e Donnarumma hanno provato più volte ad impensierire l’estremo difensore della Roma, Pau Lopez. I giallorossi, che avevano ritrovato dal primo minuto capitan Alessandro Florenzi, schierato nuovamente terzino destro, e Lorenzo Pellegrini, sono sembrati troppo timidi, andandosi a scontrare contro la retroguardia bianco azzurra. Poi nel secondo tempo è cambiato tutto. Sono saliti in cattedra Veretout, sempre più imprescindibile, e Dzeko, ma soprattutto Chris Smalling. Il centrale inglese, impeccabile in fase difensiva, si è dimostrato perfetto e decisivo anche in avanti: prima trova il gol del vantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo (decisiva la deviazione di Cistana) poi di testa firma l’assist per il gol del collega di reparto, Gianluca Mancini, che in mezza acrobazia la mette all’angolino. Il Brescia tracolla, sbanda: prima Niccolò Zaniolo si vede annullare l’ennesimo gol di questo momento magico, poi arriva il 3 a 0 firmato Edin Dzeko, che insacca da pochi centimetri. C’è tempo per un’altra rete annullata, stavolta al bosniaco, e per l’ingresso in campo di Santon, Perotti e Under.
Perché giovedì si torna a giocare e si deve continuare a vincere. Alle ore 18.55 si gioca contro l’Istanbul Basaksehir, in uno stadio che si preannuncia infuocato. Il Girone J della Roma si è messo pericolosamente a rischio: i primi sono proprio i turchi, a quota 7 punti, seguiti a 5 dal Borussia Monchengladbach e dai giallorossi, mentre il Wolfsberger segue da fanalino di coda con 4 punti.
Si deve fare sul serio e provare ad arrivare fino in fondo in una competizione sicuramente alla portata. La Roma può ambire al titolo, nonostante le quote scommesse proposte dai bookmakers la piazzino lontano dalle favorite dell’Europa League. Le principali candidate sono invece il Manchester United, messo in lavagna a 6.00 come l’Arsenal, e il Siviglia, bancato 9.00. I cugini della Lazio sono invece quotati 41.00.
Giovedì sera, insomma, si deve vincere: probabilmente Cengiz Under verrà schierato dal primo minuto contro il suo passato, Pastore dovrebbe tornare tra i convocati e speranze ci sono anche per Mkhitaryan. Per il resto Fonseca dovrebbe affidarsi ancora ai soliti, soprattutto a Niccolò Zaniolo, che salterà la partita contro l’Hellas Verona di campionato per diffida. Le sue energie saranno tutte per l’Europa.
Trattativa con Friedkin, la prossima settimana Pallotta aspetta una risposta
IL MESSAGGERO - CARINA - Mentre Friedkin è negli Usa e l’advisor JP Morgan insieme allo Studio Chiomenti porta avanti la due diligence per suo conto, alcune private equity (tra queste, Permira, Blackstone, Kkr, Carlyle) continuano a prendere informazioni sul dossier-Roma. Da Trigoria trapela come questa settimana va considerata di inevitabile stand-by. Qualche novità potrebbe arrivare nella prossima. La valutazione del pacchetto di maggioranza è di 750 milioni, compresi gli 80 spesi per lo stadio. Pallotta, intenzionato a restare socio di minoranza, aspetta la prossima mossa di Friedkin.
ACCUSE DALL’AFRICA - Nel frattempo, il settimanale keniano “Jamuri” (nell’edizione 26 novembre-2 dicembre) s’è occupato proprio del Tycoon Usa. La Roma in questo caso non c’entra nulla. Secondo il media africano, Dan Friedkin avrebbe (condizionale quantomai d’obbligo) problemi con il fisco in Tanzania. Le sue società in loco - la Tanzania Game Tracker Safaris Ltd (caccia turistica), la Wengert Windrose Safaris Ltd, Ker & Downey Safaris (Tanzania) Ltd (fotografia turistica), la Northern Air Ltd, la Spike Holding Ltd (fauna selvatica e turismo) e The Friedkin Conservation Fund (conservazione e sviluppo della comunità) - sarebbero infatti finite nel mirino della Task Force creata dall’Ufficio del primo ministro, che avrebbe addirittura trattenuto dei passaporti di alcuni membri del personale.
Utilizzando conti offshore, queste società sarebbero accusate di assumere personale straniero per eludere le tasse. Il che si collegherebbe ad una seconda insinuazione: verrebbe esercitata una discriminazione salariale tra lavoratori stranieri e quelli locali. I primi riceverebbero soltanto una piccola somma di denaro in loco mentre il restante verrebbe depositato nei loro conti aperti all'estero. Una mossa volta a eludere il fisco, visto che questo reddito sarebbe poi esente da imposte.
Under, c'è l'Europa per salutare i guai
IL MESSAGGERO - CARINA - Osservato speciale. La Roma che domani gioca a Istanbul contro il Basaksehir una partita chiave ai fini della qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League, può contare su Under. Se dall'inizio, come spera il turco, o a partita in corsa, sarà Fonseca a deciderlo. È chiaro che la squalifica di Zaniolo per la prossima gara di campionato a Verona, non aiuta Cengiz che s’è visto, durante la lunga assenza per infortunio, sopravanzare proprio da Nicolò nel ruolo di esterno destro nel 4-2-3-1.
Ma non è ancora detta l’ultima: Zaniolo infatti potrebbe essere dirottato a sinistra, permettendo così al turco di essere della gara. Under ci tiene. E non solo perché si gioca a casa sua, contro la squadra che lo ha lanciato e dalla quale Monchi lo ha acquistato. All'andata guardò la partita dalla tribuna, ora vuole esserci. È consapevole che il tempo perduto in questo 2019 è già stato troppo (appena 15 le gare disputate in giallorosso).
L’ultima tegola è arrivata l’8 settembre, quando in nazionale ha riportato la lesione al bicipite femorale della coscia destra. La prima prognosi era di 5 settimane. Ce ne sono volute invece otto, 56 giorni. Al suo ritorno, gerarchie capovolte: Zaniolo e Kluivert titolari, lui e Perotti - che in estate godevano del la fiducia del portoghese - a guardare, nonostante il rinnovo personale (sino al 2023) sottoscritto a Ferragosto. E pensare che al debutto in campionato aveva segnato e regalato l’assist del raddoppio a Dzeko. Poi il ko e un rientro lento.
Dal 2 novembre (9 minuti contro il Napoli), ha racimolato soltanto spezzoni di partita: 13minuti con il Moenchengladbach, 25 a Parma, 18 domenica scorsa. Ma proprio contro il Brescia, si sono intravisti sprazzi di Under. Due tiri a giro finiti fuori di un soffio e soprattutto l’intraprendenza di puntare l’avversario nell’uno contro uno. Segnale che Cengiz sta bene, è in fiducia.
TWEET E POLEMICHE - Per questo motivo spera domani in una chance. Anche perché questa gara per lui ha inevitabilmente connotati non solo sportivi. Si gioca Istanbul, contro la sua ex squadra che è anche quella del presidente Erdogan. E proprio l’aspetto politico non è da sottovalutare nella notte che lo attende. Lo scorso anno, dopo un gol al Benevento, effettuò un saluto militare poi immortalato in una foto con un tweet insieme a una emoticon in segno di preghiera e tre bandierine turche per ricordare i tre connazionali dell’esercito rimasti uccisi pochi giorni prima in un’operazione militare anti-curda, ad Afrin.
L’inizio di una spirale social, dalla quale non è più uscito. Alla luce della nuova offensiva della Turchia di Erdogan contro i curdi 40 giorni fa, arriva l’ennesima polemica per aver riproposto la stessa foto con saluto militare annesso. Stavolta nessun messaggio a far da supporto ma tanto è bastato per provocare la reazione dei tifosi giallorossi che mal hanno digerito l’appoggio ad un intervento militare associato alla maglia del loro club. Under non ha replicato. A 22 anni vuole tornare a parlare soltanto di pallone. E per riuscirci ha bisogno di giocare.
FLORENZI IN DUBBIO - Dal campo: in dubbio Florenzi, alle prese con un affaticamento al flessore. Ieri il capitano giallorosso ha svolto lavoro individuale insieme a Pastore e Mirante. Recuperato invece Spinazzola, pronto a tornare titolare proprio al posto del laterale di Vitinia.
Mossa De Vito: Raggi teste della difesa
IL MESSAGGERO - SCARPA, PIRAS - La sindaca Virginia Raggi testimone nel processo in cui è imputato per corruzione il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito. Quest'ultimo è accusato dai pm di aver incassato mazzette, pagate sotto forma di consulenze a Camillo Mezzacapo, dal costruttore Luca Parnasi sull'affaire dello stadio della Roma. Il nome della prima cittadina spunta nella lista depositata dai legali del presidente dell'Assemblea capitolina. Adesso sarà il giudice, il quattro dicembre, giorno della prima udienza, a decidere se accettarla come testimone. Intanto, ieri, Raggi alla domanda dei cronisti: «Presenzierà al processo?», ha risposto con un «no comment».
Dalle carte dell'inchiesta sullo stadio Tor di Valle spuntano, invece, nuovi rapporti anomali tra l'amico, socio e coimputato di De Vito, Camillo Mezzacapo, e un imprenditore, architetto Gianfranco Brocchetti. Un filone dell'indagine che non ha portato alla formulazione di un'imputazione, che mette in evidenza l'anomalo rapporto tra Mezzacapo e De Vito.
L'AMICO POTENTE - Brocchetti cercava un aiuto per la realizzazione di un progetto «di edilizia residenziale pubblica - annotano i carabinieri in un'informativa - bloccata presso il Dipartimento Urbanistica del comune di Roma». L'appoggio Brocchetti lo cercava in Mezzacapo che si sarebbe impegnato con lo stesso architetto ad attivarsi con «l'amico potente». Il soggetto in questione non viene, però, mai nominato. Ma per gli inquirenti si tratta di Marcello De Vito.
Ai primi di gennaio del 2019 Mezzacapo, però, non pare essere così convinto dell'operazione prospettata da Brocchetti. Così scrivono gli investigatori: Mezzacapo «aggiunge che, prima di assumere impegni con l'architetto, devono verificare le possibilità di intervento del loro amico», De Vito. «È inutile - sottolinea Mezzacapo in una conversazione intercettata - che poi ci vediamo noi. Che poi dopo l'ultimo miglio lo devono fare di là». Insomma sarebbe inutile adoperarsi per la pratica se poi non si riesce ad avere la sponda in Comune, questa la tesi dei carabinieri. Qualcosa, però, accade perché il 5 febbraio Brocchetti parla con un amico di Mezzacapo che gli dice che «De Vito- riassumono la conversazione i carabinieri nell'informativa - nel corso della settimana, dovrebbe intervenire». «Quindi adesso lui - riferisce l'intercettato - in questa settimana dovrebbe...». E l'architetto replica entusiasta, «fatto questo abbiamo svoltato possiamo stare sul mercato».
Intanto ieri De Vito ha firmato da presidente dell'Assemblea capitolina il suo ritorno anche nelle commissioni. Andrà nella III, VI e XI, ovvero Mobilità, Cultura e Scuola. Con tutti i rischi del caso. Se in commissione Mobilità dovesse fare capolino il nuovo stadio della Roma, il cui impatto sulla mobilità è stato giudicato «catastrofico» dal Politecnico di Torino, sarebbe una situazione imbarazzante se non inopportuna per l'imputato De Vito.
Smalling giura amore, lo United pressa Zaniolo
IL MESSAGGERO - Chissà se la festa da mille e una notte organizzata da Chris Smalling per i suoi 30 anni in una villa sull’Appia Antica, sia un segno d’amore per la città di Roma. Solo il tempo darà una risposta, i fatti per adesso dicono che i suoi due agenti Featherstone (proprietario della Omni Sports) e il collaboratore Thornton sono arrivati ieri nella Capitale per stare con lui e incontrare Petrachi per intavolare un discorso sul futuro.
Il centrale è già entrato nei cuori dei tifosi romanisti che hanno scordatoManolas e lo stanno imparando ad apprezzare, d’altronde l’ex Manchester è arrivato in Serie A decurtandosi lo stipendio e giocarsi le sue possibilità. Pallotta ringrazia e sarebbe pronto a ingaggiarlo a titolo definitivo, anche se la nuova linea del club è quella di non fare contratti onerosi a calciatori over 27. Il giocatore, però, nella Capitale si trova bene, è soddisfatto della sua esperienza nella Roma e sarebbe pronto a firmare un accordo fino al 2023 a 3 milioni a stagione (la scadenza con lo United è al 2022). Petrachi e Fienga ci stanno pensando: l’offerta pronta per gli inglesi è di 12 milioni (che possono diventare 15), la domanda invece è di 20, ma trattando possono scendere a 18. La sensazione è che i due club possano incontrarsi a metà strada con un accordo di 15 più bonus.
Le altre due opzioni sono un anno di prestito oneroso, o una prelazione nel caso in cui la Roma dovesse vendere Zaniolo (un emissario del Manchester era a Palermo per Italia-Armenia per visionare il centrocampista inNazionale). Intanto Fonseca sorride perché ha recuperato Spinazzola e Kalinic in vista dell’Istanbul Basaksehir.
Friedkin prepara la scalata a tappe
IL TEMPO - AUSTINI - Una miriade di numeri da controllare. Dodici società della galassia Roma oggetto di una trattativa che potrebbe cambiare il futuro del club giallorosso. Una possibile scalata a tappe da parte dell'acquirente Friedkin, che fra le varie ipotesi in ballo sta valutando di affiancare Pallotta prendendo inizialmente una quota di minoranza per poi salire al comando in un momento successivo. Quando, magari, saranno più chiare le tempistiche del progetto del nuovo stadio a Tor di Valle, uno dei nodi centrali dell'affare, sia per il prezzo dell’operazione, sia per le prospettive dello sviluppo futuro.
Sono giorni di lavoro intenso per gli advisor coinvolti nell'affare, con JP Morgan e Studio Chiomenti che stanno portando avanti la due diligence per conto del gruppo texano dopo gli incontri con i colleghi di Goldman Sachs e Studio Tonucci, rappresentanti della parte venditrice. Durante la visita di Friedkin nella Capitale si è già parlato di cifre, valutazioni e clausole ma per passare alle vie di fatto e all'eventuale offerta vincolante bisogna attendere la fine della fase di studio tecnica delle società. Fra queste, ad esempio, ce ne sono tre dedicate al progetto stadio, ovvero la Stadio Tdv Spa (deputata alla progettazione, finanziamento, costruzione e gestione del progetto) e la Tdv Real Estate (futuro soggetto «attuatore») citate entrambe nella bozza di convenzione urbanistica in via di definizione con il Campidoglio, più la Asr Retail Tdv costituita di recente che è ancora una «scatola» vuota ed è fuori dal perimetro di Neep, la controllante diretta del pacchetto di maggioranza dell’As Roma. Un sistema a incastri, con percentuali e nomi che si fa fatica a sintetizzare, ma una cosa è certa: se Friedkin dovesse acquistare una quota più o meno rilevante di Neep, metterebbe le mani sia sul club sia sullo stadio.
Lo schema 60%-40% che fu utilizzato al momento dell'acquisto di Pallotta coinvolgendo Unicredit è una possibilità sul tavolo, ma ovviamente tutto ruota intorno ai numeri. Il pacchetto completo secondo chi vende vale 1 miliardo di dollari, dai quali vanno scalata 271 milioni di euro di debiti dell’As Roma (dato ultima trimestrale) e la parte dell'aumento di capitale per un massimo di 150 milioni già deliberato di cui si farebbe carico Friedkin. Il texano si tiene in contatto con i suoi uomini ed è pronto a tornare nella Capitale non appena sarà arrivato il momento di chiudere la partita. Pallotta sta facendo le sue valutazioni ma è in una fase di attesa: ha deciso di aprire a un nuovo investitore, ha fatto il prezzo di una sua eventuale uscita di scena, ma la prossima mossa non spetta a lui.
Ora Smalling dice «yes»: il riscatto è più vicino
GAZZETTA DELLO SPORT - Chris Smalling ha conquistato tutti. Non sorprende che la Roma voglia riscattarlo dal Manchester United, dopo l’intelligente operazione in prestito fatta in estate. A far lievitare l’ottimismo della dirigenza, la conferma dello stesso Fonseca: il giocatore vuole restare in giallorosso. Si tornerà a trattare in una posizione di vantaggio con il Manchester United. La società, dopo aver respinto un’offerta da 12 milioni, ne chiede 20, ma la Roma non vuole andare sopra i 15. Obiettivo possibile, a questo punto, visto che il difensore potrebbe puntare i piedi per restare.
Si tratterebbe di mettere in piedi in estate una operazione da circa 33 milioni di euro, bonus compresi, considerando che al giocatore sarà offerto un contratto fino al 2022 da circa 3 milioni all'anno. Ieri sono sbarcati nella Capitale l’agente inglese del difensore, Will Thornton, che fa capo all’agenzia di mediazione «Omni Sports». Ufficialmente la visita è motivata per parlare con Smalling, ma nessuno a Trigoria si sente di escludere un colloquio con la dirigenza.
La rivoluzione romanista seduce tifosi e investitori
GAZZETTA DELLO SPORT - 6 punti in più rispetto allo scorso anno: la Roma ingrana la quinta e si iscrive alla volata per un posto nella prossima Champions. Lo specchio del momento positivo è anche il fatto che Dan Friedkin, re dell’importazione delle Toyota negli Usa, stia trattando per acquisire il pacchetto di maggioranza. In prima linea davanti una ventina di manifestazioni d’interesse giunte da tutto il mondo.
Il rinnovamento giallorosso è passato innanzittutto per l'organigramma societario, dove Pallotta – affidando la delicata pratica stadio al vice presidente Baldissoni – ha reso plenipotenziario il ceo Guido Fienga, che ha sotto di sé Petrachi (area sportiva), Calvo (marketing), Rogers (media) e Zubiria (rapporti internazionali). Ma è la prima squadra in vetrina. Se Fonseca era già da tempo in una lista di papabili, per la costruzione della rosa sono stati seguiti criteri diversi. Ovvero: gli acquisti “veri” si fanno solo su calciatori sotto i 27 anni (Lopez, Mancini, Cetin Spinazzola, Veretout e Diawara), mentre per gli “over” spazio a prestiti che consentano di valutarli ed eventualmente riscattarli (Smalling, su cui già si tratta, e Mkhitaryan, Zappacosta, Kalinic).
Per i rinnovi, poi, porte aperte per leader come Dzeko e (presto), Pellegrini e Kolarov, altrimenti cessioni. Lidea è quella di valorizzare i nuovi arrivi per almeno due anni e poi, eventualmente, fare plusvalenze, sempre che nuovi flussi di cassa consentano di dire dei no clamorosi, come potrebbe succedere per Zaniolo.
Roma, oltre Friedkin i grandi investitori
IL MESSAGGERO - DIMITO - Escono gli arabi, ed entrano i grandi investitori finanziari internazionali ad allenarsi per scendere in campo sulla Roma calcio, in contrapposizione con Dan Friedkin che, in solitario, potrebbe bruciare tutti. Ma non è detto. C'è una scadenza che James Pallotta e i suoi advisor (Golman Sachs e studio Chiomenti) hanno posto nelle ultime ore: fine anno. Cioè entro il prossimo mese dovrebbe essere chiara la soluzione, da concretizzare entro i primi mesi del 2020. Questo perché a gennaio si riapre il calcio mercato e senza un assetto proprietario definito la prospettiva è solo di vendere, magari addirittura il gioiello giallorosso Nicolò Zaniolo, centrocampista spesso in gol.
Essendosi accorciati i tempi, i consulenti stanno provando a stringere con alcuni dei 20 gruppi fattisi avanti. Friedkin che se n'è tornato a casa, ha messo al lavoro i suoi advisor di JpMorgan che oltre a spulciare i conti, stanno studiando l'operazione per entrare nella società. C'è il tema opa che spaventa tutti, la soglia da non oltrepassare è il 25%: ecco perché il magnate californiano distributore della Toyota potrebbe sottoscrivere una quota del 20% di un aumento di capitale da 150 milioni e nel tempo salire almeno al 51%.
Questo percorso potrebbe essere seguito anche dagli altri pretendenti. Chi?
Tutti gli arabi, per un verso o per l'altro, si sarebbero defilati, a cominciare da Mayhoola, la finanziaria della famiglia del Qatar che possiede Valentino e Pal Zileri, per citare le griffe più conosciute. Avrebbero voluto più tempo per riflettere, valutare e invece, il venditore vuole fare presto. Invece, i colloqui con alcuni private equity stanno avanzando. Ci sarebbero Permira, Blackstone, Kkr, Carlyle per citare quelli più blasonati. Kkr ha di recente acquisito, tramite la giapponese Ck Holdings, la Magneti Marelli e la minoranza dell'editore tedesco Axel Sringer; Blackstone ha investito circa tre miliardi in Italia; Carlyle ha da poco rilevato Forgital e Unifrutta; Permira si è aggiudicata le Piadinerie, Arcaplanet, la catena di negozi per animali. Almeno tre di questi fondi stanno anch'essi valutando i conti per avere un ordine di grandezza, considerato che Pallotta vorrebbe diluirsi a fronte di soldi freschi da iniettare nelle casse della Roma. Qualche spicciolo (si fa per dire) lo vorrebbe intascare, vendendo direttamente una parte del suo 79%, detenuto da Raptor, la finanziaria americana che ha la maggioranza attraverso Neep holding.
Lo schema dell'operazione di Friedkin ma anche degli altri investitori, potrebbe essere l'acquisizione del 20% in aumento di capitale, prevedendo un meccanismo di opzioni put (vendita, in mano a Raptor), call (acquisto del nuovo acquirente) legato ai risultati in campionato, all'ingresso in Champions ed eventualmente allo Stadio. Tutti vogliono arrivare almeno al 51%. Fino ad allora però, pur essendo in minoranza tutti vogliono avere voce in capitolo sulle decisioni.
«Non conosco Friedkin, ma quello che mi posso augurare - ha detto ieri il premier Conte - è che se ci sono investitori stranieri, come il caso di Pallotta o dell'eventuale successore, l'importante è che abbiano un piano credibile e sostenibile nel tempo» per «rallegrare i tifosi come me».
La Roma è diesel: nei secondi tempi più gol e vittorie
IL MESSAGGERO - ANGELONI - L'obiettivo, al momento, è centrato. La Roma è in piena lotta Champions e, dopo l'ultima annata, c'è da essere soddisfatti. I numeri dicono che c'è pure molto da migliorare: la difesa si è normalizzata, l'attacco ancora funziona a metà. Il punto luminoso è il secondo tempo, che la Roma gioca spesso e volentieri meglio del primo. Il paradosso è che la prima Roma di Fonseca, quando inseguiva lo spettacolo, convinceva di più sotto questo aspetto: boom all'inizio, calo nella ripresa, e i primi tempi con Genoa (unica squadra con il Cagliarli ad aver segnato alla Roma nel primo tempo) e Sassuolo sono lì a testimoniarlo. In seguito c'è stata la normalizzazione, l'attenzione all'equilibrio: è rimasta in svantaggio - come la Juve - per soli 47 minuti. Contro il Brescia c'è voluta la solita strigliata dell'allenatore. La Roma ci mette un po' a svegliarsi, il meglio di sé, in termini di gol, di reazioni, lo dà nella ripresa. Sono 3/4 le vittorie decise/maturate nei secondi tempi, quattro sulle sette ottenute in campionato.
LE REAZIONI - E sono: a Bologna, con le reti di Kolarov e Dzeko, a Lecce, a segno sempre il bosniaco e infine quella contro il Brescia, con le firme di Smalling, Mancini e Dzeko. A parte, c'è quella con il Milan, nella quale la Roma subisce il pari di Theo e poi la decide Zaniolo. Non conta per la statistica (la Roma nel primo tempo già era in vantaggio) ma vale per definire la sveglia che arriva nei secondi 45 minuti, specie dopo il pari rossonero. La miglior ripresa, quella che più resta impressa nella memoria, anche se non ha determinato (statisticamente) la vittoria è quella di Udine: tre gol in dieci uomini per l'espulsione di Fazio, cioè quando era prevedibile il calo fisiologico, è arrivata la reazione: reti di Smalling, Kluivert e Kolarov (rigore). Questa serie di reazioni consentono alla Roma di sostare lì, tra le prime quattro, anche se Fonseca vorrebbe un approccio diverso nelle gare. La partita perfetta per l'allenatore portoghese è quella con il Napoli: intensa per tutti i novanta minuti. E pure lì, Veretout segna il raddoppio nella ripresa, precisamente al 55esimo. Ecco, sono nove i gol realizzati nei primi quarti d'ora del secondo tempo: Kolarov col Genoa e con il Bologna (stesso minuto, tra l'altro, il 49esimo), Dzeko a Lecce, Zaniolo con il Milan, Smalling e Kluivert a Udine, Veretout contro il Napoli e infine, storia moderna, Smalling e Mancini nella sfida contro il Brescia. Sono dodici su ventitré messi in rete dopo l'intervallo. Solo tre volte la Roma non è riuscita ad andare in gol, Atalanta, Sampdoria e Parma, totalizzando solo un punto. Quello a Marassi contro la Sampdoria. Ecco, quello sembrava il punto di non ritorno, ma poi è cambiato tutto. E oggi la Roma si trova nel pieno della lotta Champions.
Le palle inattive, croce e delizia delle romane
IL MESSAGGERO - CARINA - Una li segna, l’altra li subisce. Una sorta di Giano bifronte caratterizza le palle inattive delle squadre capitoline. La Roma ha segnato quasi la metà dei gol in campionato (11 su 23), sfruttando azioni nate da calcio piazzato. Che sia un rigore, una punizione o deviazioni seguite da corner, le difese avversarie tremano. Una tendenza che si estende anche all’Europa League (3 su 6: Wolfsberger e 2 contro il Moenchegladbach). La Lazio, invece, delle 14 reti subite nelle prime 13 giornate del torneo, ben 5 arrivano da palla da fermo: su rigore di Kolarov nel derby, sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Petagna (Spal), Lapadula (Lecce) e Caputo (Sassuolo) e su punizione diretta con Muriel (Atalanta). Anche per i biancocelesti il trend non muta nelle gare europee: 3 (Cluj, Rennes e Celtic) delle 7 reti incassate da Strakosha, giungono da calcio piazzato.
Se Fonseca può sorridere - sfruttando un trend che vedeva già lo scorso anno i giallorossi distinguersi in questa speciale graduatoria, avendo concluso la stagione al primo posto per le reti prodotte da palla ferma: ben 28 su 66 (42,4%) con 9 centri in più rispetto alla media della serie A (19) - Inzaghi deve correre ai ripari. Perché, come per la Roma in attivo, questa è una lacuna difensiva già evidenziata nella passata stagione, quando nella classifica dei gol presi in questo specifico frangente, i biancocelesti si piazzarono secondi soltanto all’Atalanta. L’apice venne toccato nel derby d’andata (29 settembre) quando i tre gol dei giallorossi (Pellegrini, Fazio e punizione di Kolarov) arrivarono da azioni nate da calcio piazzato. Tre, come le reti segnate domenica dalla Roma al Brescia. Anche in questo caso sbocciate da palla inattiva.
Friedkin accelera: vuole chiudere entro Natale
LEGGO - BALZANI - La Roma torna in zona Champions e questo non può che aumentare la voglia di giallorosso di Dan Friedkin. Il magnate texano, interessato a rilevare le quote di maggioranza del club, proseguirà in questi giorni le trattative in due direzioni: in Italia grazie ad alcuni emissari e proprio negli Usa dove prima di Natale incontrerà Pallotta. La volontà è di chiudere l’affare entro la fine del 2019 ed avviare il nuovo corso già a gennaio.
I legali di Friedkin sono già a lavoro per intervenire sull’aumento di capitale da 140 milioni. L’offerta dell’uomo Toyota negli Usa sarà vicina ai 700 milioni compresi i i 272 milioni di debito. Pallotta potrebbe mantenere una quota minima e sta valutando in queste ore di rispondere alle dure parole di Totti relative al futuro di Zaniolo e alla solidità economica del club.