Una rete e due assist, il maestro Chris ha toccato l'eccellenza
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Un gol e due assist. Normale, per un bravo attaccante. Oppure per un trequartista di qualità. Un po' meno normale, invece, per chi di professione fa (e bene) il difensore centrale. Chris Smalling, però, non è un calciatore normale, e i numeri della sua carriera lo stanno a confermare. L'inglese è uno capace di tutto, in questo momento. Capace, cioè, di blindare la propria difesa con classe e autorità e di dare il la alla vittoria della Roma. Con un colpo di testa sporco ma efficace. Mica roba da poco: Roma in vantaggio in una gara complicata. Aiuto massimo alla causa, insomma, prima dell'assist sempre di testa per Mancini, il suo gemello, e poi anche per Dzeko, ancora sfruttando il gioco aereo. Tutto si può dire, tranne che Smalling non abbia messo la testa a posto. Battute a parte, non è (solo) per questo che la Roma sta cercando, da tempo, di porre le basi per comprare l'inglese, attualmente in prestito dal Manchester United. Ci sono stati già parecchi contatti tra le parti e nelle prossime ore ce ne dovrebbero essere altri direttamente nella Capitale: lo United chiede parecchi soldi (si parla di 18 milioni) per un giocatore non più giovanissimo (Smalling ha appena compiuto 30 anni), ma la Roma non vuole perdere altro tempo e vuole portarsi in fretta a casa Chris a titolo definitivo.
I GEMELLI DEL GOL/NON GOL - In attesa di novità, vanno registrate le tante cose belle che Smalling sta regalando ai tifosi romanisti. Accolto a Roma con un filo di scetticismo, che da queste parti non si nega a nessuno (è finito, è rotto, è scarso, etc etc), Chris ha impiegato poco tempo per zittire i criticoni in servizio permanente effettivo. Forte in difesa, micidiale quando va in area avversaria. La partita contro il Brescia, sotto questo aspetto, rasenta l'eccellenza. Anche da un punto di vista tattico, con il tandem Smalling-Mancini - tornato in difesa dopo la parentesi a centrocampo - a seguire per filo e per segno gli ordini di Paulo Fonseca. Cioè giocando spesso uno contro uno in campo aperto, senza mai dare l'impressione di soffrire una marcatura così teoricamente complicata. Sarà perché i due hanno scoperto di completarsi, e non solo dalle parti di Pau Lopez: l'azione del secondo gol romanista lo sta a testimoniare. Non può essere un caso, del resto, che la Roma oggi difenda meglio rispetto al pre Smalling: l'inglese ci ha messo tanto del suo, Mancini gli ha dato una bella mano e la Roma può godersi i suoi gemelli del gol/non gol. Basta poco per sorridere, o no?
Roma, i tre punti sono centrali
IL MESSAGGERO - TRANI - Questo successo della Roma, anche se contro il Brescia ultimo, pesa momentaneamente in classifica: 4° posto, restando in scia della Lazio terza (+ 2) e staccando l'Atalanta sesta (-3) e il Napoli settimo (-5). Adesso, però, per avere la certezza di essere in zona Champions, Fonseca deve aspettare il recupero della gara del Cagliari quinto (-1) a Lecce (oggi ore 15). Il 3-0 dell'Olimpico, comunque, è più significativo di quanto si possa pensare: i giallorossi, quando nella ripresa entrano in partita, ritrovano l'efficacia. Sanno, insomma, come comportarsi. Rispondono tatticamente e fisicamente. E, con mezza prestazione, ripartono dopo i 2 ko di fila contro il Parma e il Mönchengladbach.
PARTENZA LENTA - La Roma, almeno fino all'intervallo, somiglia a quella caduta in Emilia prima della sosta. Statica, timida e impotente. Ma se al Tardini a incidere sull'esibizione è stata l'improvvisa stanchezza in piena full immersion di impegni, all'Olimpico l'unica giustificazione va rintracciata nella formazione inedita. Fonseca è intervenuto in ogni reparto e non solo per l'assenza di alcuni titolari tra i 7 indisponibili. Perché se è vero che ha dovuto rinunciare a Pastore e forzare il rientro di Pellegrini, uscito di scena il 22 settembre a Lecce, ha comunque deciso di lasciare fuori Fazio e di riportare Mancini al centro della difesa accanto a Smalling, promuovendo da regista Diawara che risponde bene già nel 1° tempo, quando i compagni invece sono prevedibili nella metà campo avversaria. Sono 3 le novità, però, perché torna pure Florenzi, da terzino destro, dopo essere partito in panchina per 6 partite di fila. Gli aggiustamenti, anche se comprensibili e abbastanza mirati, non sono sufficienti per dare subito un senso al pomeriggio. Il Brescia non fatica a chiudersi con il 4-3-1-2 proprio perché i giallorossi non alzano il ritmo. Palleggio impastato, senza mai verticalizzare e nonostante la lucidità di Diawara, pressing inesistente, corsie intasate, con Kolarov più presente in avanti di Florenzi, al quale l'allenatore chiede di spingere come il compagno. Zaniolo e soprattutto Kluivert non decollano. Pellegrini il più attivo, anche quando c'è da cercare Dzeko. Grosso, lasciato Balotelli a casa e in castigo, non riceve niente da Donnaruma che è distratto di piede e impreciso di testa. L'unica conclusione nello specchio della porta, da fuori, è di Ndoj: il volo di Pau Lopez è per i fotografi. Pellegrini calcia largo in diagonale. Zero tiri e Joronen spettatore. Ma il vero match, e se ne accorge subito il portiere, comincia nella ripresa.
ALTA QUOTA - Prima si vede lo schema, ma insieme c'è anche la corsa: la Roma offre il meglio di sé nel 2° tempo. E va subito a dama da corner, battuto da Pellegrini: schiaccia Smalling di testa, leggera deviazione di Cistana e vantaggio. Il difensore centrale fa il padrone nell'area avversaria: lancio di Kluivert, torre di Smalling, rimasto in attacco dopo il calcio d'angolo battuto da Kolarov, e girata di Mancini (12° marcatore stagionale) per il raddoppio. Ancora i protagonisti dell'azione del 1° gol per il tris di Dzeko, facile la volée davanti alla porta: corner sempre Pellegrini e di nuovo sulla testa di Smalling. A sporcare lo smash è stavolta Torregrossa, ma il centravanti è in agguato e si sblocca dopo quasi un mese (rete da uomo mascherato contro il Milan, il 27 ottobre all'Olimpico): 6° gol in campionato nel giorno del 150 presenze in A (e il Brescia diventa il 26° club a cui è riuscito a segnare). Fonseca, però, festeggia altre 3 reti da palla inattiva (in campionato sono adesso 11 su 23).
COPIONE COINVOLGENTE - I singoli cambiano la storia del partita: Smalling il braccio e Pellegrini la mente. Mancini il centravanti come Dzeko. C'è però anche il gruppo che è adesso più intonato. Kolarov è più propositivo, Veretout accelera e Diawara acquista fiducia. I gol sono più di tre, ma quello di Zaniolo è annullato perché Pellegrini, ad inizio azione, si porta il pallone oltre la linea del fallo laterale e l'altro di Dzeko perché l'attaccante è in fuorigioco. Aye usa il braccio prima di esultare, dopo la gaffe di Pau Lopez. Il punteggio, insomma, non cambia. Zaniolo si fa ammonire al momento della sostituzione con Perotti: diffidato, salterà la trasferta di Verona. Ma c'è Under, subito ispirato quando entra per Pellegrini che riveve la standing ovation dell'Olimpco. Applausi pure per Florenzi quando lascia il posto a Santon. L'azzurro (in campo), dopo la pioggia.
Fonseca, il mite che alzò la voce: «Male il primo tempo, ma poi...»
IL MESSAGGERO - CARINA - Nella versione profetica, ancora non lo conoscevamo. Paulo Fonseca è stato di parola. Così sabato: «Dzeko non segna? Non è un problema, si sbloccherà col Brescia». Detto, fatto. Edin ha risposto all'appello del portoghese segnando così il sedicesimo gol nelle ultime 15 partite di Serie A contro squadre neopromosse: nove (di questi 16) sono arrivati allo Stadio Olimpico. Quello che più conta, però, sono i tre punti. Che arrivano dopo un primo tempo bruttino ma a seguito di un avvio di ripresa travolgente: «Cosa ho fatto nell'intervallo? A volte è necessario alzare la voce... - spiega l'allenatore - Nel primo tempo in effetti non abbiamo giocato con grande intensità ed aggressività, avevamo spazi ma eravamo lenti. Poi nella ripresa abbiamo cambiato marcia. Con il gol abbiamo trovato equilibrio e fiducia. Abbiamo giocato meglio anche senza fare una grandissima partita». Sempre molto onesto nell'analisi delle gare, il portoghese trova conforto a livello statistico. Anche grazie al gol annullato nel finale ad Ayé, quella con il Brescia è la miglior prestazione difensiva della stagione, con pochissime occasioni subite (appena 8 i tiri concessi agli avversari) e 26 conclusioni verso la porta di Joronen (nessuna, però, nello specchio della porta nel primo tempo): «A livello difensivo abbiamo disputato una buona gara: in attacco abbiamo giocato contro una squadra più bassa del solito. Siamo stati però più concreti rispetto ad altre volte». La Roma continua a segnare su calcio da fermo. Anche con il Brescia, tre reti all'attivo che portano il totale a 11 su 23 gol realizzati nelle 13 giornate di campionato.
GIALLO ZANIOLO - È chiaro che non può essere un caso ma frutto di esercitazioni ripetute durante la settimana: «Abbiamo giocatori molto forti in queste situazioni, dobbiamo sfruttarli. Per questo motivo bisogna calciare meglio i corner di quanto non abbiamo fatto nel primo tempo». Spiega poi quanto accaduto con Zaniolo che ha ricevuto un cartellino giallo (molto fiscale) dall'arbitro Di Bello per non aver rispettato, al momento della sostituzione, l'invito a uscire da dietro la porta per accorciare i tempi. Nicolò, diffidato, salterà la trasferta di Verona: «Non ho visto il cartellino giallo all'inizio, dopo mi sono accorto di altri giocatori che andavano vicino a Zaniolo. Non è vero che ci siamo messi d'accordo per fargli prendere l'ammonizione, perché per noi la cosa più importante è sempre la prossima partita». Passarella finale sui singoli, ai quali non risparmia elogi: «Pellegrini e Zaniolo possono giocare insieme, in due diverse posizioni. Veretout? Per me è un giocatore importantissimo. Smalling? Sta bene qui, è un gradissimo giocatore e penso voglia restare con noi». La speranza è che Paulo sia profetico anche in questo caso. Inequivocabile, invece, il collega Grosso: «Balotelli gioca quando decido io: deve impegnarsi e non solo tirare in porta».
Classe e piede di velluto, il trequartista Pellegrini è già ritornato in mezzo
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Roberto Mancini avrà ammirato. Così come, più da vicino, Paulo Fonseca. Lorenzo Pellegrini accontenta tutti e oggi merita queste attenzioni, se non altro per la crescita che ha dimostrato di aver fatto nelle ultime stagioni. Lo guardi giocare e ti accorgi che davanti hai un calciatore di spessore. Si è ripreso la Roma in un attimo, ripiazzandosi al centro della squadra, entrando nel vivo di ogni azione spericolata. Lorenzo mancava da quasi due mesi, l’ultima partita a Lecce, lo scorso 29 settembre: al suo posto ha gicato l’ottimo Pastore e forse l’ultimo infortunio dell’argentino lo ha aiutato, accelerando il suo processo di reinserimento tra i titolare. Con Javier a disposizione, forse, Lorenzo avrebbe cominciato dalla panchina. Invece niente, eccolo, e quei due mesi sembravano non essere esistiti.
MOVENZE - I suoi movimenti tra le linee, le sue idee, la sua predisposizione all’assist è aiuto alla squadra. E il tutto senza somigliare - come succede ad esempio a Zaniolo - per forza a qualcuno, forse questa è la sua forza, la sua differenza, il suo valore. A chi somiglia Lorenzo Pellegrini? Boh, a Lorenzo Pellegrini. Ieri, il numero 7 è stato subito decisivo: suoi i corner del vantaggio di Smalling e della rete di Dzeko. L’uscita dal campo, al 27esimo della ripresa, è stata accompagnata dall’ovazione. La gente vuole bene a questo ragazzo romano, discreto e mai sopra le righe, umile e non sbruffone. Totti lo ha eletto a suo erede, lui ha voglia di portare avanti questa missione. Ma per non rischiare il contrario, ha bisogno di rive- dere il contratto e annullare una clausola che oggi è il vero fardello sul suo futuro: solo 30 milioni. Ecco, il rischio è alto. Ma pare che sia il calciatore sia il club, al di là di chi sarà la proprietà, abbiano intenzione di venirsi incontro. Non si disperdano i talenti, specie a basso costo.
Florenzi, gli applausi che regalano il sorriso
IL MESSAGGERO - Gli applausi dell’Olimpi- co, la fascia da capitano al braccio e la gioia di tornare tito- lare. Si potrebbe riassumere co- sì il 24 novembre di Florenzi rientrato finalmente nelle gra- zie di Fonseca («Può giocare in diverse posizioni, come ala o come terzino», ha detto il tecni- co) che lo ha schierato dall’ini- zio in Roma-Brescia 3-0 nella posizione di esterno basso. Era- no sei partite che Alessandro accettava la panchina senza fa- re polemica e, quando in Nazio- nale l’occasione poteva essere quella giusta per far valere le proprie ragioni, ha preferito gettare acqua sul fuoco.
GAGLIARDETTO BENEFICO - Sereno e spensierato come al solito, è entrato in campo ac- compagnando la piccola Mi- chela a cui ha coperto la testa dalla pioggia con il gagliardet- to della Roma durante l’inno della Serie A. Un gesto sempli- ce (le regalerà anche la ma- glia), ma che lascia intendere la sua premura e la bontà d’animo. Ora la fascia è torna- ta sul braccio e Florenzi non ha intenzione di toglierla an- che se la concorrenza in quel- la parte del campo potrebbe farsi agguerrita se Santon do- vesse tornare a convincere l’al- lenatore e quando Spinazzola (oggi nuovo controllo) rientre- rà. E a proposito di infortuni: a pochi minuti dalla sostituzio- ne Alessandro ha accusato un dolore al polpaccio, nelle pros- sime ore i medici valuteranno l’entità del problema.
Mkhitaryan e Pastore fuori. Balotelli a casa
IL TEMPO - BIAFORA - Ritorno in grande stile per Lorenzo Pellegrini. Il numero 7 della Roma, da una decina di giorni tornato ad allenarsi con il gruppo dopo l'operazione al dito del piede, sarà lanciato dal primo minuto da Fonseca nella sfida con il Brescia. Il tecnico portoghese non potrà contare su Pastore a causa di una botta all'anca e ha scelto di non convocare Mkhitaryan e Spinazzola (out anche Mirante per una flebite post-traumatica al polpaccio), preservati per Istanbul in quanto ancora non al massimo della condizione fisica. Pellegrini è quindi l'unico trequartista a disposizione e si riprenderà la maglia da titolare nonostante non abbia i novanta minuti nelle gambe. A completare il tridente alle spalle di Dzeko ci saranno Kluivert a sinistra e Zaniolo a destra, in un ruolo in cui è diventato ormai devastante. A centrocampo agirà la coppia formata da Diawara e Veretout, con Mancini nuovamente arretrato in difesa a far coppia con Smalling. La linea difensiva vedrà poi la presenza di capitan Florenzi e Kolarov sulle fasce.
Spostando lo sguardo sull'altro lato del campo, Grosso ha deciso di lasciare fuori dalla lista dei convocati Balotelli, con cui in settimana c'era stata un'alta tensione per via dello scarso impegno in allenamento. Al suo posto in attacco - nel probabile 4-4-2 dei lombardi - ci sarà Torregrossa come partner di Donnarumma.
Roma-Brescia, le probabili formazioni dei quotidiani. Mancini torna in difesa, si rivede Pellegrini. Florenzi titolare
INSIDEROMA.COM - La Roma è impegnata oggi pomeriggio allo Stadio Olimpico, ore 15, contro il Brescia di Grosso ultimo in classifica. Paulo Fonseca ritrova finalmente Lorenzo Pellegrini sulla trequarti. Gianluca Mancini tornerà in difesa al fianco di Smalling, con Kolarov e Florenzi - titolare dopo settimane - sulle fasce. In mediana Veretout e Diawara, in attacco, al fianco di Dzeko, Zaniolo e Kluivert. Di seguito le probabili formazioni dei principali quotidiani:
LA GAZZETTA DELLO SPORT
Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Kluivert; Dzeko.
LA REPUBBLICA
Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Kluivert; Dzeko.
IL TEMPO
Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Kluivert; Dzeko.
IL MESSAGGERO
Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Kluivert; Dzeko.
CORRIERE DELLO SPORT
Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Kluivert; Dzeko.
IL GIORNALE
Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Kluivert; Dzeko.
TUTTOSPORT
Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo, Pellegrini, Kluivert; Dzeko.
Pallotta scende a 750 milioni e intanto ne metterà 40
GAZZETTA DELLO SPORT - Ok, il prezzo è giusto. O su per giù. Nel cavalleresco braccio di ferro sulla valutazione della Roma che James Pallotta e Dan Friedkin stanno portando avanti, le parti si stanno avvicinando. Si dice che 750 milioni – progetto stadio compreso – possa essere la cifra su cui il proprietario del club giallorosso possa accettare di vendere, tenendo conto del fardello di debiti da 272 milioni di cui farsi carico. Ma il magnate texano (di origini californiane) che è decollato grazie alla importazioni delle Toyota negli Usa vuole spendere ancora meno e quindi si tratta, anche se coloro che sono addentro alla trattativa assicurano che la definizione è vicina. In un senso o nell’altro, entro un mese si saprà tutto. Per la gioia di chi lavora a Trigoria.
Una cosa è certa, Pallotta non vuole uscire dalla Roma, e non solo per via dello stadio, e così prende quota anche l’ipotesi di una gestione congiunta, che parte da un dato: la prima tranche di ricapitalizzazione, da circa 40 milioni, da effettuare entro fine anno, sarà l’attuale proprietario a farla.
(...) Non è un caso, perciò, che l’a.d. giallorosso, Guido Fienga, abbia spiegato come, anche se avvenisse un cambio di proprietà, non saremmo di fronte a una rivoluzione culturale. «Il progetto di ristrutturazione – ha detto nel corso della premiazione dei “Cavalieri della Roma” — ha condotto a un profondo ripensamento di quella che era la struttura interna, per ciò che riguarda gli uomini e i ruoli. Ciò ha portato a una richiesta di sostegno della società all’azionista, che ha risposto positivamente. In casi di ricapitalizzazione così cospicua è normale il coinvolgimento anche di altri soggetti. Ciò che conta è che il progetto sia confermato e il sostegno garantito, e tutto va verso questa direzione, anche se ciò che sento in questi giorni è un po’ troppo “anticipato”. Io sulla Roma sono estremamente tranquillo. (...)».
Cuore, gol e giocate. E adesso Nicolò insidia anche Dzeko
GAZZETTA DELLO SPORT - Dopo la «scoperta» a cura di Roberto Mancini e la santificazione ad opera di Eusebio Di Francesco, persino il periodo opaco vissuto con Claudio Ranieri adesso sembra una nuvola in una giornata di sole per Nicolò Zaniolo. Svaporata senza quasi lasciare tracce, così come le discussioni intorno al suo ruolo. Mezzala, trequartista o esterno di fascia? (...) Insomma, in un periodo come questo in cui Edin Dzeko stenta a trovare la porta – e con il Brescia alle porte, dove i tre punti sono quasi d’obbligo per la squadra di Fonseca – avere il ventenne di Massa in squadra per la Roma sembra quasi un’assicurazione sulla vita. E così, se il centravanti bosniaco è fermo a 6 gol stagionali in maglia giallorossa (ne ha fatto solo uno nelle ultime 8 partite tra campionato ed Europa League), non sorprende che ormai Zaniolo lo insidi, visto che è già arrivato a quota 5 (tre in Serie A e due in Europa), a cui aggiungere le due reti in maglia azzurra.
Ormai, poi, quando la palla scivola in rete, Nicolò pensa a guardarsi intorno, ai baci che lo aspettano. Infatti lo ha promesso: «Vorrei che i tifosi sapessero quanto li amo. Per questo, ad ogni gol che segnerò, vorrei baciare la maglia». Uno show già visto contro il Milan, quando il ragazzo è stato protagonista della rete che ha deciso la partita. Inutile dire che il popolo giallorosso interpreta quel gesto anche in un altro modo, come la dichiarazione di un amore possibilmente eterno. (...) Una buona notizia, anche se questo non basta a esorcizzare tutti gli spettri – sotto forma di sirene – che potranno materializzarsi a fine stagione. Ma adesso è prematuro qualsiasi discorso, perché quella tra Zaniolo e la Roma sembra davvero avere tutti i crismi di una storia d’amore, senza avere bisogno, per farlo, di scomodare confronti con Totti.
Fonseca rispolvera la ‘vecchia’ Roma: “Pronti a vincere”
GAZZETTA DELLO SPORT - Torna la vecchia Roma. (...) Da oggi pomeriggio, dalla sfida con il Brescia orfano di Balotelli, la grande emergenza che si è vissuta a lungo in casa giallorossa sembra finalmente conclusa. Ed allora per alcuni versi si
torna all’antico: Florenzi rispolverato a sorpresa terzino (a meno di clamorose sorprese), Mancini riportato in difesa al fianco di Smalling, Pellegrini ributtato subito dentro e Diawara che torna a giocare titolare quasi cinquanta giorni dopo l’ultima volta (...).
Insomma, sembra davvero scoccata l’ora di Florenzi. (...) «Le mie decisioni non sono legate alla presenza in Nazionale o a ciò che scrivono i giornali – ha detto ieri Fonseca – Decido con la mia testa e se riterrò opportuno che Florenzi giochi, allora andrà in campo. Lui è il nostro capitano, ha sempre lavorato al massimo». Ed allora probabilmente è arrivato davvero il momento di premiarlo, di farlo tornare a sentirsi importante anche per la Roma. (...)
Con Mancini di nuovo difensore, in mezzo al campo al fianco di Veretout tornerà Diawara, che negli ultimi allenamenti ha dato sensibili segnali di miglioramento dal punto di vista della tenuta. «Amadou sta bene, è pronto per giocare. Abbiamo lavorato su questo aspetto nelle ultime due settimane, è pronto per migliorare questa situazione». (...)
E poi l’altra grande novità è proprio il ritorno dal via di Lorenzo Pellegrini, che ha recuperato completamente dalla frattura al quinto metatarso del piede destro. (...) L’assenza forzata di Pastore (...) costringerà Fonseca ad accelerare il programma: «Mkhitaryan? Va verso il recupero, ma non è ancora pronto». Ed allora oggi la trequarti giallorossa sarà composta da Zaniolo, Pellegrini e Kluivert, con Under eventualmente pronto ad entrare in corsa per dare il cambio magari proprio a Pellegrini (con Zaniolo in questo caso spostato al centro, alle spalle di Dzeko). «Dobbiamo lavorare per migliorare sotto ogni aspetto: mentale, tattico, tecnico e fisico – chiude Fonseca –. E io sono motivato per fare della Roma una squadra vincente».
Quante bugie sui capitani
IL MESSAGGERO - LIGUORI - Commovente, disarmante, come un pesciolino rosso tra gli squali: Paulo Fonseca parla alla vigilia di Roma- Brescia, al termine di una settimana gonfia di notizie bollenti come se niente fosse. Tutti stanno bene, tranne Spinazzola, Pastore e Mkhitaryan, per gli altri decide lui. Intanto, i tifosi si occupano di altro: Pallotta se ne va, la proprietà passa ad un altro statunitense? Finalmente una buona notizia, hanno pensato in molti, però l’intervista di Francesco Totti alla radio, ripresa dal Messaggero, ha spento gli entusiasmi. Il capitano non ci crede, perché «chi mette le mani nel club capisce cosa c’è dentro». Noi abbiamo capito: una frenesia nell’inseguire plusvalenze e profitti quasi autodistruttiva, una volontà incrollabile nel distruggere i principali uomini simbolo, romani e no. Dopo i capitani, Totti e De Rossi, anche Radja, che sta guidando il Cagliari. E Dzeko, recuperato in extremis. Adesso tocca a Florenzi: lo abbiamo visto in perfette condizioni in azzurro. Perché Fonseca gli preferiva giocatori infortunati o precari? Chiaro: se Roma lo dimentica, è più facile venderlo. Ci restano il grande talento di Zaniolo e Pellegrini, ma anche Nicolò, secondo Totti è destinato a partire. Arriveranno altri americani? Non sappiamo, ma abbiamo le idee fin troppo chiare su Pallotta e i suoi uomini.
Pallotta partecipa all’aumento di capitale con 40 milioni e ne chiede 750 a Friedkin
IL MESSAGGERO - CARINA - La trattativa per la cessione della Roma, dopo il soggiorno di Friedkin nella Capitale, è nella fase cruciale. Pallotta, pronto a versare 40 milioni (su 150) dell’aumento di capitale, aspetta la risposta del californiano. La valutazione del pacchetto di maggioranza è di 750 milioni, compresi gli 80 spesi per lo stadio. Ma il presidente, intenzionato a restare da socio di minoranza, non spinge il tycoon a investire subito l’intera cifra. L’accordo va però trovato in fretta (a dicembre): Pallotta, contando nel miglioramento dei conti nel 2020, è convinto di poter chiedere almeno 1 miliardo se l’affare sarà chiuso più avanti. Friedkin, però, ha ancora qualche dubbio (sullo stadio). Il ceo Fienga, intanto, conferma la linea dell’attuale proprietà: «Il progetto di ristrutturazione ha condotto a un profondo ripensamento della struttura interna, di uomini e di ruoli, portando a una richiesta di sostegno della società all’azionista. Che ha approvato l’aumento di capitale, avviando tutto quello che normalmente si fa in queste situazioni e quindi il coinvolgimento di altri. Ora è importante che il progetto sia confermato e il sostegno garantito. Io come ceo sono estremamente tranquillo. Ogni discorso, pure se non rapido come si dice, sta andando in questa direzione. Il sostegno c’è. Così il progetto va avanti, si consolida e diventa più forte, speriamo riesca ad accelerare».