La rivoluzione romanista seduce tifosi e investitori

GAZZETTA DELLO SPORT - 6 punti in più rispetto allo scorso anno: la Roma ingrana la quinta e si iscrive alla volata per un posto nella prossima Champions. Lo specchio del momento positivo è anche il fatto che Dan Friedkin, re dell’importazione delle Toyota negli Usa, stia trattando per acquisire il pacchetto di maggioranza. In prima linea davanti una ventina di manifestazioni d’interesse giunte da tutto il mondo.

Il rinnovamento giallorosso è passato innanzittutto per l'organigramma societario, dove Pallotta – affidando la delicata pratica stadio al vice presidente Baldissoni – ha reso plenipotenziario il ceo Guido Fienga, che ha sotto di sé Petrachi (area sportiva), Calvo (marketing), Rogers (media) e Zubiria (rapporti internazionali). Ma è la prima squadra in vetrina. Se Fonseca era già da tempo in una lista di papabili, per la costruzione della rosa sono stati seguiti criteri diversi. Ovvero: gli acquisti “veri” si fanno solo su calciatori sotto i 27 anni (Lopez, Mancini, Cetin Spinazzola, Veretout e Diawara), mentre per gli “over” spazio a prestiti che consentano di valutarli ed eventualmente riscattarli (Smalling, su cui già si tratta, e Mkhitaryan, Zappacosta, Kalinic).

Per i rinnovi, poi, porte aperte per leader come Dzeko e (presto), Pellegrini e Kolarov, altrimenti cessioni. Lidea è quella di valorizzare i nuovi arrivi per almeno due anni e poi, eventualmente, fare plusvalenze, sempre che nuovi flussi di cassa consentano di dire dei no clamorosi, come potrebbe succedere per Zaniolo.


Roma, oltre Friedkin i grandi investitori

IL MESSAGGERO - DIMITO - Escono gli arabi, ed entrano i grandi investitori finanziari internazionali ad allenarsi per scendere in campo sulla Roma calcio, in contrapposizione con Dan Friedkin che, in solitario, potrebbe bruciare tutti. Ma non è detto. C'è una scadenza che James Pallotta e i suoi advisor (Golman Sachs e studio Chiomenti) hanno posto nelle ultime ore: fine anno. Cioè entro il prossimo mese dovrebbe essere chiara la soluzione, da concretizzare entro i primi mesi del 2020. Questo perché a gennaio si riapre il calcio mercato e senza un assetto proprietario definito la prospettiva è solo di vendere, magari addirittura il gioiello giallorosso Nicolò Zaniolo, centrocampista spesso in gol.

Essendosi accorciati i tempi, i consulenti stanno provando a stringere con alcuni dei 20 gruppi fattisi avanti. Friedkin che se n'è tornato a casa, ha messo al lavoro i suoi advisor di JpMorgan che oltre a spulciare i conti, stanno studiando l'operazione per entrare nella società. C'è il tema opa che spaventa tutti, la soglia da non oltrepassare è il 25%: ecco perché il magnate californiano distributore della Toyota potrebbe sottoscrivere una quota del 20% di un aumento di capitale da 150 milioni e nel tempo salire almeno al 51%.
Questo percorso potrebbe essere seguito anche dagli altri pretendenti. Chi?

Tutti gli arabi, per un verso o per l'altro, si sarebbero defilati, a cominciare da Mayhoola, la finanziaria della famiglia del Qatar che possiede Valentino e Pal Zileri, per citare le griffe più conosciute. Avrebbero voluto più tempo per riflettere, valutare e invece, il venditore vuole fare presto. Invece, i colloqui con alcuni private equity stanno avanzando. Ci sarebbero Permira, Blackstone, Kkr, Carlyle per citare quelli più blasonati. Kkr ha di recente acquisito, tramite la giapponese Ck Holdings, la Magneti Marelli e la minoranza dell'editore tedesco Axel Sringer; Blackstone ha investito circa tre miliardi in Italia; Carlyle ha da poco rilevato Forgital e Unifrutta; Permira si è aggiudicata le Piadinerie, Arcaplanet, la catena di negozi per animali. Almeno tre di questi fondi stanno anch'essi valutando i conti per avere un ordine di grandezza, considerato che Pallotta vorrebbe diluirsi a fronte di soldi freschi da iniettare nelle casse della Roma. Qualche spicciolo (si fa per dire) lo vorrebbe intascare, vendendo direttamente una parte del suo 79%, detenuto da Raptor, la finanziaria americana che ha la maggioranza attraverso Neep holding.

Lo schema dell'operazione di Friedkin ma anche degli altri investitori, potrebbe essere l'acquisizione del 20% in aumento di capitale, prevedendo un meccanismo di opzioni put (vendita, in mano a Raptor), call (acquisto del nuovo acquirente) legato ai risultati in campionato, all'ingresso in Champions ed eventualmente allo Stadio. Tutti vogliono arrivare almeno al 51%. Fino ad allora però, pur essendo in minoranza tutti vogliono avere voce in capitolo sulle decisioni.

«Non conosco Friedkin, ma quello che mi posso augurare - ha detto ieri il premier Conte - è che se ci sono investitori stranieri, come il caso di Pallotta o dell'eventuale successore, l'importante è che abbiano un piano credibile e sostenibile nel tempo» per «rallegrare i tifosi come me».


La Roma è diesel: nei secondi tempi più gol e vittorie

IL MESSAGGERO - ANGELONI - L'obiettivo, al momento, è centrato. La Roma è in piena lotta Champions e, dopo l'ultima annata, c'è da essere soddisfatti. I numeri dicono che c'è pure molto da migliorare: la difesa si è normalizzata, l'attacco ancora funziona a metà. Il punto luminoso è il secondo tempo, che la Roma gioca spesso e volentieri meglio del primo. Il paradosso è che la prima Roma di Fonseca, quando inseguiva lo spettacolo, convinceva di più sotto questo aspetto: boom all'inizio, calo nella ripresa, e i primi tempi con Genoa (unica squadra con il Cagliarli ad aver segnato alla Roma nel primo tempo) e Sassuolo sono lì a testimoniarlo. In seguito c'è stata la normalizzazione, l'attenzione all'equilibrio: è rimasta in svantaggio - come la Juve - per soli 47 minuti. Contro il Brescia c'è voluta la solita strigliata dell'allenatore. La Roma ci mette un po' a svegliarsi, il meglio di sé, in termini di gol, di reazioni, lo dà nella ripresa. Sono 3/4 le vittorie decise/maturate nei secondi tempi, quattro sulle sette ottenute in campionato.

LE REAZIONI - E sono: a Bologna, con le reti di Kolarov e Dzeko, a Lecce, a segno sempre il bosniaco e infine quella contro il Brescia, con le firme di Smalling, Mancini e Dzeko. A parte, c'è quella con il Milan, nella quale la Roma subisce il pari di Theo e poi la decide Zaniolo. Non conta per la statistica (la Roma nel primo tempo già era in vantaggio) ma vale per definire la sveglia che arriva nei secondi 45 minuti, specie dopo il pari rossonero. La miglior ripresa, quella che più resta impressa nella memoria, anche se non ha determinato (statisticamente) la vittoria è quella di Udine: tre gol in dieci uomini per l'espulsione di Fazio, cioè quando era prevedibile il calo fisiologico, è arrivata la reazione: reti di Smalling, Kluivert e Kolarov (rigore). Questa serie di reazioni consentono alla Roma di sostare lì, tra le prime quattro, anche se Fonseca vorrebbe un approccio diverso nelle gare. La partita perfetta per l'allenatore portoghese è quella con il Napoli: intensa per tutti i novanta minuti. E pure lì, Veretout segna il raddoppio nella ripresa, precisamente al 55esimo. Ecco, sono nove i gol realizzati nei primi quarti d'ora del secondo tempo: Kolarov col Genoa e con il Bologna (stesso minuto, tra l'altro, il 49esimo), Dzeko a Lecce, Zaniolo con il Milan, Smalling e Kluivert a Udine, Veretout contro il Napoli e infine, storia moderna, Smalling e Mancini nella sfida contro il Brescia. Sono dodici su ventitré messi in rete dopo l'intervallo. Solo tre volte la Roma non è riuscita ad andare in gol, Atalanta, Sampdoria e Parma, totalizzando solo un punto. Quello a Marassi contro la Sampdoria. Ecco, quello sembrava il punto di non ritorno, ma poi è cambiato tutto. E oggi la Roma si trova nel pieno della lotta Champions.


Le palle inattive, croce e delizia delle romane

IL MESSAGGERO - CARINA - Una li segna, l’altra li subisce. Una sorta di Giano bifronte caratterizza le palle inattive delle squadre capitoline. La Roma ha segnato quasi la metà dei gol in campionato (11 su 23), sfruttando azioni nate da calcio piazzato. Che sia un rigore, una punizione o deviazioni seguite da corner, le difese avversarie tremano. Una tendenza che si estende anche all’Europa League (3 su 6: Wolfsberger e 2 contro il Moenchegladbach). La Lazio, invece, delle 14 reti subite nelle prime 13 giornate del torneo, ben 5 arrivano da palla da fermo: su rigore di Kolarov nel derby, sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Petagna (Spal), Lapadula (Lecce) e Caputo (Sassuolo) e su punizione diretta con Muriel (Atalanta). Anche per i biancocelesti il trend non muta nelle gare europee: 3 (Cluj, Rennes e Celtic) delle 7 reti incassate da Strakosha, giungono da calcio piazzato.

Se Fonseca può sorridere - sfruttando un trend che vedeva già lo scorso anno i giallorossi distinguersi in questa speciale graduatoria, avendo concluso la stagione al primo posto per le reti prodotte da palla ferma: ben 28 su 66 (42,4%) con 9 centri in più rispetto alla media della serie A (19) - Inzaghi deve correre ai ripari. Perché, come per la Roma in attivo, questa è una lacuna difensiva già evidenziata nella passata stagione, quando nella classifica dei gol presi in questo specifico frangente, i biancocelesti si piazzarono secondi soltanto all’Atalanta. L’apice venne toccato nel derby d’andata (29 settembre) quando i tre gol dei giallorossi (Pellegrini, Fazio e punizione di Kolarov) arrivarono da azioni nate da calcio piazzato. Tre, come le reti segnate domenica dalla Roma al Brescia. Anche in questo caso sbocciate da palla inattiva.


Friedkin accelera: vuole chiudere entro Natale

LEGGO - BALZANI - La Roma torna in zona Champions e questo non può che aumentare la voglia di giallorosso di Dan Friedkin. Il magnate texano, interessato a rilevare le quote di maggioranza del club, proseguirà in questi giorni le trattative in due direzioni: in Italia grazie ad alcuni emissari e proprio negli Usa dove prima di Natale incontrerà Pallotta. La volontà è di chiudere l’affare entro la fine del 2019 ed avviare il nuovo corso già a gennaio.

I legali di Friedkin sono già a lavoro per intervenire sull’aumento di capitale da 140 milioni. L’offerta dell’uomo Toyota negli Usa sarà vicina ai 700 milioni compresi i i 272 milioni di debito. Pallotta potrebbe mantenere una quota minima e sta valutando in queste ore di rispondere alle dure parole di Totti relative al futuro di Zaniolo e alla solidità economica del club.


The Wall giallorosso. Smalling e Mancini blindano la Roma: 0.25 gol subiti a gara

LEGGO - BALZANI - Nei giorni del 40° anniversario del leggendario album The Wall dei Pink Floyd la Roma ha la certezza di aver trovato il suo muro difensivo. La coppia Smalling-Mancini, infatti, ha già cancellato il ricordo di Manolas e sta dimostrando coi numeri e coi fatti di essere una delle migliori della serie A. Nelle 4 partite che la coppia ha giocato insieme si registra un solo gol subito (su rigore col Cagliari) e una media di 0,25 reti subite a gara. Nessuno ha fatto di meglio in serie A. Quando uno dei due è venuto a mancare sulla linea difensiva davanti a Pau Lopez la media dei gol beccati è schizzata a 1,4.

Il vegano di Greenwich e l'ex venditore di mele di Pontedera (la famiglia ha un noto meleto) rappresentano il perfetto mix che cercava Fonseca: rapidità, personalità, senso della posizione e quel fiuto del gol che non guasta mai. Smalling ha già segnato 2 gol mentre Mancini (che all'Atalanta era il difensore più prolifico d'Europa) si è sbloccato con una rete da attaccante consumato contro il Brescia. Proprio su assist del compagno di reparto. Gianluca può vantare sul curriculum romano pure gli straordinari da regista. Un ruolo che ha ricoperto alla grande in piena emergenza infortuni. Ora è tornato a fare il suo mestiere al fianco di Smalling. E i due si ritroveranno titolari pure nella decisiva trasferta di giovedì a Istanbul quando faranno il loro ritorno tra i convocati Mkhitaryan, Pastore e Spinazzola.

Smalling, intanto, ha deciso di restare nella capitale. Da ieri i suoi agenti sono a Roma per trattare il rinnovo: quadriennale da 3 milioni a stagione. Quasi due in meno di quanti ne guadagnerebbe fino al 2022 a Manchester. Proprio dallo United, però, deve arrivare l'ok al riscatto. I Red Devils chiedono 18 milioni, Petrachi si spingerà a 15. Distanza minima. Mancini, invece, è già tutto dalla Roma che deve pagare l'obbligo da 13 milioni. Una valutazione (bonus compresi) che oscilla tra i 20 e i 23. Nemmeno tanto considerata l'età del ragazzo che in estate giocherà l'Europeo in azzurro. Magari proprio da avversario di Smalling che in nazionale manca dal 2017.


ExtraSmalling: il difensore dà il via alla festa, la Roma travolge il Brescia: 3-0

LEGGO - BALZANI - La dieta vegana fa bene, almeno alla Roma. Ci vuole un Big Smalling, infatti, per rimettere i giallorossi sul treno Champions e ritrovare la vittoria dopo le due sconfitte con Borussia e Parma. Fonseca, contro il Brescia fanalino di coda e orfano del ribelle Balotelli messo fuori rosa, si tiene stretto il secondo tempo iniziato proprio con il gol dell'inglese (fresco di festone vegan per i suoi 30 anni) che ha assistito anche Mancini e Dzeko per il tris finale. Decisivi i calci da fermo molto studiati durante la settimana. Ma c'è voluta anche la rabbia del tecnico per svegliare una Roma intontita al termine di un primo tempo apatico, noioso. A tratti preoccupante visto che l'unico tiro in porta dei 45' è stato del bresciano Ndoj. «Ho alzato la voce negli spogliatoi - ammette Fonseca -.A volte serve anche quello. Non abbiamo giocato con intensità e aggressività nel primo tempo, avevamo spazio ma la squadra era lenta, poi nella ripresa è andata meglio». E la Roma ha ripreso il treno Champions, anche se la festa è stata rovinata dal gol in extremis di Caicedo che ha impedito l'aggancio in classifica alla Lazio. Roma ritrovata quindi e trascinata da Smalling che ha sbloccato l'impasse con un colpo di testa deviato da Cistana. «Abbiamo ambizione, ma vogliamo ancora crescere tanto», le parole del difensore, che ha segnato il suo secondo gol italiano agganciando Beckam e a breve dovrà decidere del suo futuro. La Roma vuole riscattarlo e domani parlerà con i suoi agenti. Il Manchester chiede 18 milioni, e Smalling sembra essersi deciso a restare nella capitale.
Chi è sicuro di voler restare è Lorenzo Pellegrini tornato titolare dopo oltre un mese e già decisivo con un assist. Con lui anche l'altro romano e capitano Florenzi accolto dagli applausi dell'Olimpico sia all'entrata in campo che al momento del cambio con Santon. «Alessandro può giocare sia da ala che da terzino. Cosa gli ho detto in queste settimane? Devo essere sincero, io non ho bisogno di spiegare nulla, perché il giocatore ha capito cosa voglio fare per la squadra. Poi a volte posso parlare, ma io non ho bisogno di parlare con Florenzi.

 

 

 

Smalling-Mancini: muri in difesa e bomber in attacco

IL TEMPO - BIAFORA - Muri in difesa e goleador in attacco. La coppia formata da Smalling e Mancini, arrivati in prestito in estate per 5 milioni di totali, funziona e Fonseca non può che esserne soddisfatto. Nelle quattro partite in cui l’inglese e il classe 1996 sono stati schierati in coppia dal primo minuto la Roma ha subito soltanto un gol su rigore con il Cagliari, mantenendo inviolata la porta di Pau Lopez nei match con Lecce e Sampdoria, oltre a quello di ieri con il Brescia. I due si completano a vicenda come caratteristiche tecniche e sono entrambi dotati di un’ottima leadership nel guidare il resto della squadra. Anche l’affinità è già delle migliori, come confermato dallo stesso Mancini: “L’intesa è forte, mi trovo bene con Chris. E’ un giocatore fortissimo, ha esperienza, mi guida e io guido lui perché anche a me piace parlare in campo perciò ci troviamo molto bene. Siamo come delle radio”. Il centrale di Pontedera ha trovato la prima gioia del gol in maglia giallorossa proprio su un assist del compagno di reparto, a sua volta autore di una rete e decisivo pure nel gol di Dzeko. La Roma con questi due nuovi acquisti sembra non rimpiangere assolutamente uno come Manolas e ora è al lavoro affinché anche in futuro la coppia non si divida. Se per Mancini non ci saranno problemi visto l’obbligo di riscatto, per Smalling sono in corso le trattative per cercare di acquistarlo dal Manchester United. L’agente arriverà oggi in Italia anche per capire le intenzioni di Petrachi. Fonseca di certo non è inquieto: “Non sono preoccupato. Smalling sta bene qui, è un grandissimo giocatore e io credo che voglia restare con noi”.


Una rete e due assist, il maestro Chris ha toccato l'eccellenza

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Un gol e due assist. Normale, per un bravo attaccante. Oppure per un trequartista di qualità. Un po' meno normale, invece, per chi di professione fa (e bene) il difensore centrale. Chris Smalling, però, non è un calciatore normale, e i numeri della sua carriera lo stanno a confermare. L'inglese è uno capace di tutto, in questo momento. Capace, cioè, di blindare la propria difesa con classe e autorità e di dare il la alla vittoria della Roma. Con un colpo di testa sporco ma efficace. Mica roba da poco: Roma in vantaggio in una gara complicata. Aiuto massimo alla causa, insomma, prima dell'assist sempre di testa per Mancini, il suo gemello, e poi anche per Dzeko, ancora sfruttando il gioco aereo. Tutto si può dire, tranne che Smalling non abbia messo la testa a posto. Battute a parte, non è (solo) per questo che la Roma sta cercando, da tempo, di porre le basi per comprare l'inglese, attualmente in prestito dal Manchester United. Ci sono stati già parecchi contatti tra le parti e nelle prossime ore ce ne dovrebbero essere altri direttamente nella Capitale: lo United chiede parecchi soldi (si parla di 18 milioni) per un giocatore non più giovanissimo (Smalling ha appena compiuto 30 anni), ma la Roma non vuole perdere altro tempo e vuole portarsi in fretta a casa Chris a titolo definitivo.

 
I GEMELLI DEL GOL/NON GOL - In attesa di novità, vanno registrate le tante cose belle che Smalling sta regalando ai tifosi romanisti. Accolto a Roma con un filo di scetticismo, che da queste parti non si nega a nessuno (è finito, è rotto, è scarso, etc etc), Chris ha impiegato poco tempo per zittire i criticoni in servizio permanente effettivo. Forte in difesa, micidiale quando va in area avversaria. La partita contro il Brescia, sotto questo aspetto, rasenta l'eccellenza. Anche da un punto di vista tattico, con il tandem Smalling-Mancini - tornato in difesa dopo la parentesi a centrocampo - a seguire per filo e per segno gli ordini di Paulo Fonseca. Cioè giocando spesso uno contro uno in campo aperto, senza mai dare l'impressione di soffrire una marcatura così teoricamente complicata. Sarà perché i due hanno scoperto di completarsi, e non solo dalle parti di Pau Lopez: l'azione del secondo gol romanista lo sta a testimoniare. Non può essere un caso, del resto, che la Roma oggi difenda meglio rispetto al pre Smalling: l'inglese ci ha messo tanto del suo, Mancini gli ha dato una bella mano e la Roma può godersi i suoi gemelli del gol/non gol. Basta poco per sorridere, o no?


Roma, i tre punti sono centrali

IL MESSAGGERO - TRANI - Questo successo della Roma, anche se contro il Brescia ultimo, pesa momentaneamente in classifica: 4° posto, restando in scia della Lazio terza (+ 2) e staccando l'Atalanta sesta (-3) e il Napoli settimo (-5). Adesso, però, per avere la certezza di essere in zona Champions, Fonseca deve aspettare il recupero della gara del Cagliari quinto (-1) a Lecce (oggi ore 15). Il 3-0 dell'Olimpico, comunque, è più significativo di quanto si possa pensare: i giallorossi, quando nella ripresa entrano in partita, ritrovano l'efficacia. Sanno, insomma, come comportarsi. Rispondono tatticamente e fisicamente. E, con mezza prestazione, ripartono dopo i 2 ko di fila contro il Parma e il Mönchengladbach.
PARTENZA LENTA - La Roma, almeno fino all'intervallo, somiglia a quella caduta in Emilia prima della sosta. Statica, timida e impotente. Ma se al Tardini a incidere sull'esibizione è stata l'improvvisa stanchezza in piena full immersion di impegni, all'Olimpico l'unica giustificazione va rintracciata nella formazione inedita. Fonseca è intervenuto in ogni reparto e non solo per l'assenza di alcuni titolari tra i 7 indisponibili. Perché se è vero che ha dovuto rinunciare a Pastore e forzare il rientro di Pellegrini, uscito di scena il 22 settembre a Lecce, ha comunque deciso di lasciare fuori Fazio e di riportare Mancini al centro della difesa accanto a Smalling, promuovendo da regista Diawara che risponde bene già nel 1° tempo, quando i compagni invece sono prevedibili nella metà campo avversaria. Sono 3 le novità, però, perché torna pure Florenzi, da terzino destro, dopo essere partito in panchina per 6 partite di fila. Gli aggiustamenti, anche se comprensibili e abbastanza mirati, non sono sufficienti per dare subito un senso al pomeriggio. Il Brescia non fatica a chiudersi con il 4-3-1-2 proprio perché i giallorossi non alzano il ritmo. Palleggio impastato, senza mai verticalizzare e nonostante la lucidità di Diawara, pressing inesistente, corsie intasate, con Kolarov più presente in avanti di Florenzi, al quale l'allenatore chiede di spingere come il compagno. Zaniolo e soprattutto Kluivert non decollano. Pellegrini il più attivo, anche quando c'è da cercare Dzeko. Grosso, lasciato Balotelli a casa e in castigo, non riceve niente da Donnaruma che è distratto di piede e impreciso di testa. L'unica conclusione nello specchio della porta, da fuori, è di Ndoj: il volo di Pau Lopez è per i fotografi. Pellegrini calcia largo in diagonale. Zero tiri e Joronen spettatore. Ma il vero match, e se ne accorge subito il portiere, comincia nella ripresa.
ALTA QUOTA - Prima si vede lo schema, ma insieme c'è anche la corsa: la Roma offre il meglio di sé nel 2° tempo. E va subito a dama da corner, battuto da Pellegrini: schiaccia Smalling di testa, leggera deviazione di Cistana e vantaggio. Il difensore centrale fa il padrone nell'area avversaria: lancio di Kluivert, torre di Smalling, rimasto in attacco dopo il calcio d'angolo battuto da Kolarov, e girata di Mancini (12° marcatore stagionale) per il raddoppio. Ancora i protagonisti dell'azione del 1° gol per il tris di Dzeko, facile la volée davanti alla porta: corner sempre Pellegrini e di nuovo sulla testa di Smalling. A sporcare lo smash è stavolta Torregrossa, ma il centravanti è in agguato e si sblocca dopo quasi un mese (rete da uomo mascherato contro il Milan, il 27 ottobre all'Olimpico): 6° gol in campionato nel giorno del 150 presenze in A (e il Brescia diventa il 26° club a cui è riuscito a segnare). Fonseca, però, festeggia altre 3 reti da palla inattiva (in campionato sono adesso 11 su 23).
COPIONE COINVOLGENTE - I singoli cambiano la storia del partita: Smalling il braccio e Pellegrini la mente. Mancini il centravanti come Dzeko. C'è però anche il gruppo che è adesso più intonato. Kolarov è più propositivo, Veretout accelera e Diawara acquista fiducia. I gol sono più di tre, ma quello di Zaniolo è annullato perché Pellegrini, ad inizio azione, si porta il pallone oltre la linea del fallo laterale e l'altro di Dzeko perché l'attaccante è in fuorigioco. Aye usa il braccio prima di esultare, dopo la gaffe di Pau Lopez. Il punteggio, insomma, non cambia. Zaniolo si fa ammonire al momento della sostituzione con Perotti: diffidato, salterà la trasferta di Verona. Ma c'è Under, subito ispirato quando entra per Pellegrini che riveve la standing ovation dell'Olimpco. Applausi pure per Florenzi quando lascia il posto a Santon. L'azzurro (in campo), dopo la pioggia.

 

 

 

Fonseca, il mite che alzò la voce: «Male il primo tempo, ma poi...»

IL MESSAGGERO - CARINA - Nella versione profetica, ancora non lo conoscevamo. Paulo Fonseca è stato di parola. Così sabato: «Dzeko non segna? Non è un problema, si sbloccherà col Brescia». Detto, fatto. Edin ha risposto all'appello del portoghese segnando così il sedicesimo gol nelle ultime 15 partite di Serie A contro squadre neopromosse: nove (di questi 16) sono arrivati allo Stadio Olimpico. Quello che più conta, però, sono i tre punti. Che arrivano dopo un primo tempo bruttino ma a seguito di un avvio di ripresa travolgente: «Cosa ho fatto nell'intervallo? A volte è necessario alzare la voce... - spiega l'allenatore - Nel primo tempo in effetti non abbiamo giocato con grande intensità ed aggressività, avevamo spazi ma eravamo lenti. Poi nella ripresa abbiamo cambiato marcia. Con il gol abbiamo trovato equilibrio e fiducia. Abbiamo giocato meglio anche senza fare una grandissima partita». Sempre molto onesto nell'analisi delle gare, il portoghese trova conforto a livello statistico. Anche grazie al gol annullato nel finale ad Ayé, quella con il Brescia è la miglior prestazione difensiva della stagione, con pochissime occasioni subite (appena 8 i tiri concessi agli avversari) e 26 conclusioni verso la porta di Joronen (nessuna, però, nello specchio della porta nel primo tempo): «A livello difensivo abbiamo disputato una buona gara: in attacco abbiamo giocato contro una squadra più bassa del solito. Siamo stati però più concreti rispetto ad altre volte». La Roma continua a segnare su calcio da fermo. Anche con il Brescia, tre reti all'attivo che portano il totale a 11 su 23 gol realizzati nelle 13 giornate di campionato.
GIALLO ZANIOLO - È chiaro che non può essere un caso ma frutto di esercitazioni ripetute durante la settimana: «Abbiamo giocatori molto forti in queste situazioni, dobbiamo sfruttarli. Per questo motivo bisogna calciare meglio i corner di quanto non abbiamo fatto nel primo tempo». Spiega poi quanto accaduto con Zaniolo che ha ricevuto un cartellino giallo (molto fiscale) dall'arbitro Di Bello per non aver rispettato, al momento della sostituzione, l'invito a uscire da dietro la porta per accorciare i tempi. Nicolò, diffidato, salterà la trasferta di Verona: «Non ho visto il cartellino giallo all'inizio, dopo mi sono accorto di altri giocatori che andavano vicino a Zaniolo. Non è vero che ci siamo messi d'accordo per fargli prendere l'ammonizione, perché per noi la cosa più importante è sempre la prossima partita». Passarella finale sui singoli, ai quali non risparmia elogi: «Pellegrini e Zaniolo possono giocare insieme, in due diverse posizioni. Veretout? Per me è un giocatore importantissimo. Smalling? Sta bene qui, è un gradissimo giocatore e penso voglia restare con noi». La speranza è che Paulo sia profetico anche in questo caso. Inequivocabile, invece, il collega Grosso: «Balotelli gioca quando decido io: deve impegnarsi e non solo tirare in porta».


Classe e piede di velluto, il trequartista Pellegrini è già ritornato in mezzo

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Roberto Mancini avrà ammirato. Così come, più da vicino, Paulo Fonseca. Lorenzo Pellegrini accontenta tutti e oggi merita queste attenzioni, se non altro per la crescita che ha dimostrato di aver fatto nelle ultime stagioni. Lo guardi giocare e ti accorgi che davanti hai un calciatore di spessore. Si è ripreso la Roma in un attimo, ripiazzandosi al centro della squadra, entrando nel vivo di ogni azione spericolata. Lorenzo mancava da quasi due mesi, l’ultima partita a Lecce, lo scorso 29 settembre: al suo posto ha gicato l’ottimo Pastore e forse l’ultimo infortunio dell’argentino lo ha aiutato, accelerando il suo processo di reinserimento tra i titolare. Con Javier a disposizione, forse, Lorenzo avrebbe cominciato dalla panchina. Invece niente, eccolo, e quei due mesi sembravano non essere esistiti.

 
MOVENZE - I suoi movimenti tra le linee, le sue idee, la sua predisposizione all’assist è aiuto alla squadra. E il tutto senza somigliare - come succede ad esempio a Zaniolo - per forza a qualcuno, forse questa è la sua forza, la sua differenza, il suo valore. A chi somiglia Lorenzo Pellegrini? Boh, a Lorenzo Pellegrini. Ieri, il numero 7 è stato subito decisivo: suoi i corner del vantaggio di Smalling e della rete di Dzeko. L’uscita dal campo, al 27esimo della ripresa, è stata accompagnata dall’ovazione. La gente vuole bene a questo ragazzo romano, discreto e mai sopra le righe, umile e non sbruffone. Totti lo ha eletto a suo erede, lui ha voglia di portare avanti questa missione. Ma per non rischiare il contrario, ha bisogno di rive- dere il contratto e annullare una clausola che oggi è il vero fardello sul suo futuro: solo 30 milioni. Ecco, il rischio è alto. Ma pare che sia il calciatore sia il club, al di là di chi sarà la proprietà, abbiano intenzione di venirsi incontro. Non si disperdano i talenti, specie a basso costo.