L'Italia femminile vince per 2 a 0 contro la Cina e vola ai quarti di finale
L’Italia batte 2-0 la Cina con i gol di Giacinti e Galli e si qualifica ai quarti di finale per la seconda volta nella sua storia mondiale dopo il 1991. Sabato alle 15 a Valenciennes troverà la vincente di Olanda-Giappone in campo stasera alle 21. Bertolini parte con Bergamaschi alta a centrocampo al posto di Galli, Giacinti ancora preferita come terminale d’attacco.
ROSSONERA SCATENATA Al 9’ gol annullato a Giacinti per fuorigioco sul filtrante di Girelli. Due minuti dopo il centravanti del Milan ci prova da fuori, destro a lato di poco. Italia in vantaggio al 15’: Giacinti indiavolata conquista palla sulla destra, serve Bonansea la quale mette dentro per Bartoli che viene murata da portiere, sul tap-in c’è ancora Giacinti che non sbaglia. Al 25’ attimo di suspense per un richiamo del Var nella cuffia dell’arbitro per presunto gioco pericoloso di Gama su Wang Shuang, ma niente penalty. La Cina ci crede, al 28’ Wang Yan scaglia un bel destro da fuori, deviato sopra la traversa da Giuliani. Al 33’ Giacinti si divora il raddoppio a tu per tu con Peng, palla a lato sul palo lungo ma era fuorigioco. Pochi minuti dopo il portiere fa un miracolo su destro in controbalzo di Bergamaschi. Le cinesi alzano il ritmo, siamo in difficoltà, la mossa della c.t. è Galli per Girelli a dare corsa al centrocampo.
Bartoli: "Gioco con il cuore di Roma. Nel primo tempo eravamo contratte ma stiamo crescendo"
Elisa Bartoli, terzino sinistro della Nazionale femminile di calcio e capitano della Roma, è stata intervistata da Sky Sport dopo il successo per 2-0 dell'Italia sulla Cina. Queste le sue dichiarazioni:
Domanda di Elisabetta Bavagnoli, presente in studio:
"Complimenti a te e a tutte voi, è stata una partita dai due volti. Primo tempo molto contratte, nel secondo avete accorciato meglio sugli avversari e avete guadagnato campo".
"Eravamo un po' troppo lunghe, non siamo riuscite a fare un buon palleggio. Siamo state brave a sfruttare subito le occasioni create, siamo state ciniche. Era importante vincere, per farlo bisogna anche saper soffrire".
Pericolo cartellino giallo?
"Oggi lo avevo in testa, non ne sono stata condizionata. Dovevamo portare a casa questa vittoria, sono felicissima".
Sei diventata insostituibile: come hai fatto a far cambiare idea al CT?
"Sono una che quando entra dà tutto quello che ha, lo trasmetto e cerco di farlo uscire. Gioco con il cuore come tutte, così abbiamo fatto innamorare gli italiani. Ho il cuore di Roma".
Siete tra le prime 8 del mondo. Cosa è cambiato dall'europeo?
"Abbiamo preso più consapevolezza su noi stesse. Siamo in condizioni migliori a livello fisico, tecnico e tattico, stiamo crescendo e all'estero si nota".
Diawara entra nell'operazione che porterà Manolas al Napoli
La trattativa che dovrebbe portare Kostas Manolas al Napoli sembra destinata a concludersi entro breve. Già da alcuni giorni il difensore greco della Roma ha accettato la destinazione, di conseguenza i partenopei hanno offerto come contropartita Diawara, giocatore che piace molto ai giallorossi. Come riferisce Sky Sport, nelle prossime ore, i dirigenti dei due club si incontreranno per delineare le strategie economiche e chiudere quindi l'operazione.
Lo Shanghai Shenhua vuole El Shaarawy ma lo valuta 10 milioni al massimo. La Roma ne vuole il doppio
Lo Shanghai Shenhua punta forte su Stephan El Shaarawy. Secondo quanto riporta Sky Sport, l'offerta per l'ingaggio al calciatore sarebbe di 13 milioni di euro l'anno. Il Faraone ci starebbe riflettendo e si è già informato in merito alla sua eventuale destinazione contattando Fredy Guarin (ex interista e in forza proprio allo Shenhua) tramite il compagno di squadra Juan Jesus ma il club cinese avrebbe formulato una proposta che non soddisfa la Roma: 10 milioni alla società capitolina a fronte dei 20 richiesti. Si era parlato anche di una proposta di 12 con i giallorossi pronti a scendere sino a 16 ma non ha trovato conferme.
Un ulteriore aggiornamento arriva dalla trasmissione radiofonica 1927 - La storia continua, in onda su Centro Suono Sport, che spiega come la richiesta della Roma sia proprio di 20 milioni ma lo Shanghai Shenhua lo valuta tra gli 8 ed 10 milioni di euro offerta che difficilmente salirà visto il contratto in scadenza nel 2020 del numero 92 giallorosso.
Il futuro di Verde potrebbe esser ancora all'estero. Su di lui l'AEK Atene
Daniele Verde piace all'AEK Atene. L'ex Primavera della Roma classe '96 ha giocato l'ultima stagione in prestito al Valladolid, che però ha deciso di non riscattare il suo cartellino e così si cerca un'altra destinazione per lui anche se il neotecnico Paulo Fonseca è intenzionato a valutarlo nel ritiro di Pinzolo. Questo è quanto afferma il portale gianlucadimarzio.com.
Mondiale femminile. L'Olanda batte 2-1 il Giappone ed affronterà l'Italia sabato alle 15
Sarà l'Olanda l'avversario delle Azzurre nei quarti di finale del Mondiale femminile. Le Orange hanno sconfitto per 2-1 le rivali del Giappone ed ora attendono la nostra Nazionale nel match che si dispueterà sabato 29 giugno alle ore 15.
Il Napoli pagherà l'intera clausola per Manolas. Diawara in giallorosso per circa la metà
Ormai manca poco per il passaggio di Kostas Manolas al Napoli e di Diawara alla Roma. Secondo quanto riporta il sito alfredopedulla.com, i partenopei alla fine si sarebbero decisi a pagare l'intero importo della clausola di 36 milioni di euro per acquistare il centrale greco, mentre il centrocampista guineano farà il percorso inverso in un'operazione slegata da questa per una somma di poco inferiore ai 20 milioni di euro. Il centrale difensivo guadagnerà 3,5 milioni di euro l'anno. Secondo quanto riportatoCome riportato nel corso della trasmissione di Sky Sport Calciomercato - L'originale, sarebbe giovedì il giorno giusto per concludere la trattativa.
Dzeko ad un passo dall'Inter. Alla Roma 10 milioni ed il cartellino del giovane Vergani
Edin Dzeko sempre più vicino all'Inter. Secondo riportato dalla trasmissione Calciomercato - L'originale, in onda su Sky Sport, i due club hanno raggiunto l'accordo per il passaggio del bosniaco in nerazzurro per 10 milioni di euro più il cartellino di Vergani, attaccante classe 2001, come contropartita tecnica. L'affare, quindi, si può concludere entro il 30 giugno così da andare sull'attuale bilancio del club giallorosso.
Il Marsiglia interessato a Schick ma solo in prestito a causa del FFP
Patrik Schick potrebbe andare in prestito al Marsiglia. Questo è quanto afferma il quotidiano La Provence, che spiega come dopo il mancato rinnovo di Mario Balotelli, l'OM stia cercando un nuovo attaccante. I biancocelesti non possono spendere molto a causa degli obblighi del Fair Play finanziario, poiché hanno l'incombenza di ripianare il deficit delle casse societarie, Il ds Zubizarreta punta su un centravanti in esubero di una big europea e tra questi ci sarebbe proprio l'ex Sampdoria.
Da Paulo Sergio alla 'deromanizzazione', la parabola giallorossa di Franco Baldini
INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - Era l'estate del 1997 e Franco Baldini era ancora soltanto un giovane procuratore di belle speranze. All'epoca, tra i tanti, si trovava a gestire un attaccante brasiliano di ottimo livello: Paulo Sergio. Di sicuro, Baldini mai avrebbe potuto immaginare che quell'esterno offensivo carioca militante tra le fila dei tedeschi del Bayer Leverkusen, di fatto avrebbe dato il via alla sua liaison (ad oggi divenuta ultraventennale) con l'Associazione Sportiva Roma.
Dal canto loro, nell'estate del 1997, i giallorossi del presidente Franco Sensi erano occupati in una faticosa opera di ricostruzione tecnica dopo la tragica stagione sportiva che aveva visto passare a Trigoria il presunto 'mago' argentino della panchina Carlos Bianchi. Al fine di riportare nella squadra la cultura del lavoro e del sacrificio, a seguito di un'annata tanto buia quanto surreale, Sensi scelse l'ex laziale Zdenek Zeman come nuovo allenatore della formazione con la lupa sul petto.
Il 4-3-3 diventò il nuovo dogma giallorosso; tuttavia, per poter ammirare lo splendido gioco già proposto a Foggia e sull'altra sponda del Tevere, era necessario fornire al boemo gli elementi adatti al suo credo calcistico. In primis, due esterni d'attacco di buona corsa in grado di effettuare i classici 'tagli' verso l'area di rigore avversaria. Il primo era già in casa e rispondeva al nome e cognome di Francesco Totti, che di lì a poco sarebbe stato insignito della maglia numero dieci e poi anche della fascia di capitano. Mancava, però, il secondo.
Ecco allora arrivare Franco Baldini da Reggello in soccorso della Roma. Il presidente Sensi non aveva ancora avviato il periodo di spese folli, che avrebbe condotto nella Capitale campioni del calibro di Montella, Samuel, Emerson, Batistuta e Cassano (solo per fornire alcuni nomi), ma soprattutto un tricolore atteso per diciotto anni e quindi apprezzava il fatto che Baldini proponesse un calciatore dal curriculum interessante e allo stesso tempo dal costo del cartellino piuttosto esiguo.
Alla fine, l'affare si fece: Paulo Sergio diventò ufficialmente un calciatore giallorosso per circa sei miliardi delle vecchie lire. Zeman entrò quindi in possesso virtuale del suo primo tridente offensivo a tinte giallorosse, composto da Totti, Balbo e appunto il brasiliano.
La stagione della Roma si rivelerà avara di trofei, tuttavia carica di entusiasmo e ritrovato amore tra la tifoseria e la squadra, grazie al meraviglioso gioco espresso dalla truppa zemaniana. Arrivò un buon quarto posto, che equivalse alla qualificazione alla Coppa UEFA dell'anno seguente, ma soprattutto la sensazione che si stesse dando inizio a qualcosa di veramente importante. Carlos Bianchi e il suo fedele 'mastino' Trotta erano ormai soltanto un lontano ricordo.
Nel frattempo, Franco Sensi aveva avuto modo di approfondire i rapporti personali con l'agente Franco Baldini e iniziava a nutrire nei confronti del manager toscano una stima tanto alta da proporgli di entrare a far parte dei quadri dirigenziali della società di Trigoria. Baldini accettò con entusiasmo, figurando inizialmente come consulente esterno del club.
Si trattò, comunque, dell'inizio di una rapida ascesa, che condusse Franco Baldini a passare al ruolo di consulente di mercato e infine di direttore sportivo del club.
Sullo scudetto del 17 giugno 2001 la sua firma fu tangibile. L'operazione con cui strappò Emerson al Bayer Leverkusen con un anno d'anticipo rispetto a tutte le migliori compagini d'Europa, piuttosto che quella inerente al giovane e non troppo conosciuto Walter Adrian Samuel del Boca Juniors furono realmente da standing ovation.
Con lo scorrere degli anni, tuttavia, i tifosi giallorossi si innamorarono di Baldini soprattutto per le sue dichiarazioni al vetriolo contro i 'poteri forti' del Nord al fianco del presidente Sensi, impegnato nel 2002 in una lunga, e alla fine beffarda, lotta per la presidenza della Lega Calcio.
L'inizio della malattia di Franco Sensi pose la figura di Franco Baldini sempre più in risalto all'interno della dirigenza del club giallorosso. Il sodalizio con Fabio Capello, intanto, divenne fortissimo e i due, grazie ai soldi immessi sul mercato dal presidente marchigiano, continuarono a mantenere la Roma ad alti livelli, realizzando nell'estate del 2003 quello che a tutt'oggi può essere considerato l'ultimo 'grande colpo' di un certo tipo di mercato giallorosso: il centrale romeno Cristian Chivu.
L'anno seguente, la Roma venne sconquassata da una serie di eventi clamorosi.
Innanzitutto, alla fine della stagione 2003/2004, Capello abbandonò Trigoria per sposare il progetto juventino. Si trattò del preludio al ridimensionamento che il club capitolino fu costretto ad attuare a causa di una profonda crisi economica: Capitalia rilevò il 49% di Italpetroli per favorire il risanamento del gruppo comandato da Franco Sensi, mentre la Roma si trovò costretta a cedere i pezzi pregiati Samuel ed Emerson per rientrare (parzialmente) di una grave situazione debitoria. La stagione sportiva cominciò a rivelare il suo aspetto disastroso già prima dell'avvio del campionato, con il nuovo allenatore Prandelli che scelse di dimettersi per restare vicino alla moglie malata. Arrivò l'ex leggenda Rudi Voeller, che però durò soltanto un mese prima di abbandonare Trigoria sbattendo la porta.
Il terzo allenatore della Roma in tre mesi divenne Luigi Del Neri: fu la decisione che fece traboccare il proverbiale vaso nel rapporto tra Baldini e il club giallorosso. La politica della Roma era infatti completamente cambiata, divenendo assai più 'morbida' nei confronti di quei 'poteri del Nord' un tempo acerrimi nemici. Il fatto che alla fine si optò per Del Neri, allenatore assistito dalla GEA di Alessandro Moggi, mandò su tutte le furie Baldini, che di fatto si trasformò in un dead man walking all'interno della dirigenza giallorossa fino all'inizio del 2005, quando in un'intervista a Serena Dandini nel programma televisivo "Parla con me" espresse tutto il suo dissenso per le nuove posizioni assunte dal club di Trigoria. La separazione giunse a breve: il 24 marzo del 2004 "l'A.S. Roma S.p.A. comunica di aver ricevuto in data odierna le dimissioni presentate dal Franco Baldini, dalla carica di Consulente di mercato della Società. L'A.S. Roma desidera ringraziare Baldini del lavoro sin d'ora svolto per la società e del contributo dato".
Bisogna attendere sei anni, svariate voci di cessioni del pacchetto azionario della società, nel frattempo passata nelle mani di Rosella Sensi e un effettivo cambio di proprietà, prima che il legame tra Baldini e la Roma torni a esistere.
L'inizio del Baldini 2.0 rivela subito un clamoroso colpo di scena. In un'intervista al quotidiano La Repubblica, il direttore generale giallorosso in pectore (al momento del colloquio con il giornale, infatti, il toscano è ancora formalmente un dirigente della federazione inglese) definisce Francesco Totti "pigro". Apriti cielo.
La situazione sembra rientrare quando Baldini sbarca ufficialmente di nuovo a Trigoria, con tanto di foto di rito e stretta di mano con lo stesso capitano. Il 21 ottobre del 2011, poi, avviene la conferenza stampa di presentazione nel centro sportivo Fulvio Bernardini e ciò che colpisce di più è la frase "Perché sono tornato qui? Sinceramente non lo so nemmeno io". Un'affermazione che rappresenta il perfetto preludio al disastro sportivo che sarebbe avvenuto di lì a non molto.
Due allenatori sbagliati in due anni (il "magnifico errore" Luis Enrique e il 'cavallo di ritorno' Zeman, ritenuto un anno prima abile ad allenare unicamente la Primavera giallorossa), con il 'capolavoro' finale della Coppa Italia persa in Finale contro la Lazio il 26 maggio del 2013.
Arriva il secondo addio alla Roma, naturale epilogo di un biennio senza capo né coda.
Finita qui? Macché. James Pallotta continua ad avere fiducia in "Franco" e nel 2016 si scopre che, in buona sostanza, Baldini sia, come si suol dire, uscito dalla porta per poi rientrare dalla finestra. È lui il grande protagonista del ritorno di Luciano Spalletti nella Capitale, mentre a settembre del suddetto anno pur non avendo cariche ufficiali nella Roma, figura come consulente della Raptor, il fondo del presidente giallorosso.
Il 27 luglio del 2018 va in scena una nuova puntata della storia di amore-odio tra Baldini e la Roma. In un'intervista, James Pallotta dichiara: "Alle 3 del mattino mi sono svegliato e ho cominciato a mandarmi messaggi con Monchi e Baldini. Ora Franco è anche nel nostro comitato esecutivo". Altro giro, altro incarico.
Stavolta, tuttavia, dura (formalmente...) davvero poco. Il tempo della pubblicazione dell'autobiografia di Francesco Totti "Il Capitano", nella quale l'ex numero dieci scrive che Baldini gli ha rivelato di essere stato il principale fautore della fine della sua carriera come calciatore e che anche in passato avrebbe tentato in tutti i modi di allontanarlo dalla 'sua' Roma. Franco Baldini ritiene che essendo "parola di capitano" non si possa replicare e sceglie di uscire dal comitato esecutivo del club.
Peccato che un mese dopo, al termine della disfatta della Roma di Eusebio Di Francesco in quel di Bologna, sia proprio lui, che non ha un incarico ufficiale in società al contrario del direttore sportivo Monchi, a spingere per l'esonero dell'allenatore e a proporre la soluzione Paulo Sousa.
Il resto conduce agli ultimi avvenimenti: la spinta per portare Maurizio Sarri, poi finito alla Juventus, sulla panchina della Roma, mentre Francesco Totti si prodigava per convincere Antonio Conte, fino alla proposta (accettata) Paulo Fonseca; il mancato rinnovo a Daniele De Rossi e la frattura mai sanata con Totti, che porta all'innaturale addio dell'ex numero dieci.
La 'deromanizzazione' tanto cara a Franco Baldini e al suo 'vecchio amico' Fabio Capello è ormai stata attuata.
Non resta che la curiosità di vedere quali effetti avrà sulla Roma versione 2019/2020.
La Figc pensa pure a De Rossi, ma lui vuole la A: c'è la Fiorentina
LA GAZZETTA DELLO SPORT - La coppia non scoppia, anzi raddoppia. È questo, almeno, l’auspicio che circola in Federcalcio su Francesco Totti e Daniele De Rossi. Dal giallorosso all’azzurro, infatti, il passo per entrambi potrebbe essere più breve di quello che si pensi. Infatti, è noto come da tempo il presidente Gravina ha aperto virtualmente le porte a Totti per ritagliargli un ruolo nel cosiddetto Club Italia, che si occupa della Nazionale. La novità, invece, riguarda De Rossi. Il centrocampista ha ricevuto l’offerta di entrare a far parte dello staff tecnico di Roberto Mancini. (...) Daniele ci ha pensato, ma la sua prima opzione resta giocare ancora in Serie A. Lo tenta la Fiorentina di Montella e Pradè, dopo che anche la Samp lo aveva contattato, ma prima di affidarsi a Di Francesco.
Zaniolo e Kean, non è finita: anche Mancini li escluderà
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Il talento non basta. Servono applicazione, lavoro, anche e forse soprattutto il rispetto per gli altri. Moise Kean e Nicolò Zaniolo sono due ragazzi di enorme talento, lo hanno dimostrato con la Juventus e la Roma, guadagnandosi anche la convocazione con la Nazionale maggiore. Ma non hanno mai aggiunto la responsabilità al loro comportamento. E adesso l’azzurro, per loro, potrebbe complicarsi. Il loro Europeo con l’Under 21 è durato pochissimo ed è finito prima (e peggio) di quello della squadra, a causa di un comportamento ripetutamente non consono alle regole del gruppo. (...) Già con la Nazionale di Mancini, Kean e Zaniolo non erano stati esattamente irreprensibili. Certi ritardi li hanno fatti registrare a marzo, quando l’Italia affrontò Finlandia e Liecthenstein (e Moise segnò due gol), e a giugno nei match con Grecia e Bosnia: panchina e tribuna per Kean, due tribune per Zaniolo. A settembre potrebbe andare peggio, perché è molto probabile che Mancini non li convocherà proprio. Una ulteriore, giusta punizione. (...)