Pallotta, lo strappo difficile da ricucire

IL MESSAGGERO - CARINA - Domenica sera non c'era. Ma era come se fosse presente. I 63mila dell'Olimpico hanno invocato più volte James Pallotta e non certo per applaudirlo. La frattura che si è creata tra il presidente (ormai assente dalla Capitale da 13 mesi) e la tifoseria giallorossa è profonda. Lo strappo nato dalla mancata conferma di De Rossi come calciatore, è stato lacerante. Paradossalmente più incisivo e logorante di quello di Totti. Perché con Francesco, c'era stato un intero anno per abituarsi (male) all'idea. Con Daniele no. Quattordici maggio l'annuncio, due settimane dopo la partita d'addio: lacrime, abbracci e tanti cari saluti. Fine della storia. Che non viene riaperta nemmeno dalle dichiarazioni di ieri, rilasciate al sito in lingua inglese del club: «Voglio anche ringraziare i tifosi presenti ieri allo stadio per aver dato a Daniele l'addio che meritava. Dopo averli rappresentati in campo per 18 anni, l'amore e il sostegno dimostrato nei suoi confronti è stato qualcosa di incredibile». Parole che suonano fredde, incolori, inespressive. «Frasi di circostanza» le ha ribattezzate il mondo delle radio locali. Paradossalmente più caloroso il congedo da Ranieri: «Quando avevamo bisogno di qualcuno che venisse qui in una situazione davvero difficile, Claudio ha detto subito di sì. Non è solo un grande allenatore e un grande professionista, ma un vero gentiluomo e un romanista per sempre. Lo ringrazio da parte di tutto il club».

IL TENTATIVO - Pallotta - insieme al consigliere Baldini (al quale è stato dedicato uno striscione l'altra notte davanti la sua casa di Londra) - è riuscito in un'impresa che aveva appena sfiorato con la semifinale di Champions dell'anno prima: ricompattare una tifoseria divisa da una decina d'anni come nemmeno le famiglie dei Guelfi e dei Ghibellini nel 1300. Bastava ascoltare l'altra sera l'Olimpico. In passato ai cori contro il presidente, qualche fischio si levava, parte dello stadio rumoreggiava oppure non partecipava. Domenica il boato e la compattezza delle urla sarà arrivato probabilmente fino a Boston. E quello più forte è stato quando gli schermi hanno inquadrato Totti, De Rossi e Conti insieme. Quell'abbraccio, carico di commozione e romanità, per chi non è abituato a vincere vale più di uno scudetto. Difficile da capire per chi ha una cultura diversa e non conosce la storia della Roma. La domanda ora è lecita: visto che la ripartenza targata Petrachi-Gasperini(sempre che il tecnico si liberi dall'Atalanta) non sembra di quelle che possa far dimenticare in breve tempo gli otto anni senza vittorie più l'affaire De Rossi, cosa può fare Pallotta per provare a riavvicinarsi alla città? Dando per scontato che la cosa lo interessi, la prima mossa potrebbe essere quella d'investire di un ruolo operativo Francesco Totti. Il primo passo per dimostrare con i fatti che quello che è diventato ormai il manifesto delle rimostranze della tifoseria - l'azzeramento del romanismo - non è vero. Magari in molti la considererebbero esclusivamente una mossa scaltra per uscire dall'accerchiamento di media e tifosi ma intanto rappresenterebbe qualcosa di concreto. Perché al netto del timido mea culpa del Ceo Fienga («La Roma sa dove ha sbagliato») il giorno della conferenza d'addio di Daniele, quello che viene imputato al club è di ritenersi sempre dalla parte della ragione. Sono gli altri che non capiscono, che non apprezzano, che criticano a priori. Forse, dopo 8 anni, uscire dall'accerchiamento facendo un passo verso la tifoseria potrebbe aiutare. Forse.


I preliminari annulleranno la tournée Usa

IL MESSAGGERO - L'estate della Roma, oltre ad essere malinconica per i tanti addii, sarà ricca di impegni ufficiali visti i preliminari di Europa League, che costringeranno il club a rinunciare alla tournée americana, sempre che l'Uefa non escludi il Milan. Se, però, tutto restasse così, la gara di andata del secondo turno preliminare si giocherà il 25 luglio, ritorno il primo agosto. La corsa ai gironi passerà poi dal terzo turno (8/8 e 15/8) e preliminari (22/8 e 29/8). La Roma si ritroverà a Trigoria i primi di luglio.


A tutto Gasp. Ha detto addio all'Atalanta: la Roma è la sua nuova sfida

LEGGO - BALZANI - L'alba del giorno dopo è triste, piovosa, malinconica. A poche ore dall'addio di De Rossi e Ranieri, che ha scatenato un mix di amore e rabbia domenica sera all'Olimpico, la città si è risvegliata interrogandosi sul futuro. La prima risposta si chiama Gianluca Petrachi, che tra poche ore diventerà a tutti gli effetti il ds della Roma e che incontrerà Pallotta il 3 giugno a Parigi a margine di una riunione dell'Eca. Quel giorno farà parte della nuova Roma pure l'ottavo tecnico della gestione Usa che - a meno di clamorosi colpi di scena - sarà Gian Piero Gasperini. Anche perché la stagione, causa preliminari di Europa League, inizierà praticamente tra un mese in vista del primo impegno europeo del 25 luglio. A meno che il Milan non decida di rinunciare alla competizione. Il sì del tecnico è arrivato da tempo, manca solo il via libera del presidente dell'Atalanta Percassi che domenica aveva spaventato i dirigenti giallorossi: «Do per scontato che resti a Bergamo». Parole dettate dall'euforia per una storica qualificazione in Champions. Gasperini ai microfoni era stato più cauto e ieri in un primo incontro col presidente ha ottenuto risposte confortanti. Percassi vorrebbe tenerlo, ma non si opporrà. Il tecnico piemontese firmerà un triennale da 2,5 milioni a stagione e porterà nella capitale parte del suo staff. Compreso l'ex Juventus Bangsbo. Il danese, specializzato nella preparazione atletica. Il progetto, presentato dal Ceo Fienga e da Petrachi, ha convinto quasi subito Gasperini pronto a una nuova sfida in una grande piazza dopo il fallimento con l'Inter nel 2011. Tre i punti fondamentali: preparazione atletica e allenamenti duri, taglio degli ingaggi e valorizzazione dei tanti giovani di Trigoria. Una rifondazione, o se vogliamo un ridimensionamento. Partiranno i big Dzeko, Manolas e Kolarov dai quali la Roma ricaverà parte dei 40 milioni di plusvalenza utili per chiudere il bilancio in attivo. La lista degli obiettivi è lunga. In porta si complica Cragno, mentre salgono le quotazioni di Perin e Vlachodimos del Benfica. Ma potrebbe restare come primo Mirante (ieri convocato in nazionale). In difesa Palomino più di Mancini e Lyanco più di Izzo oltre alla suggestione Glik in uscita dal Monaco. Il centrale brasiliano, dopo il prestito al Bologna, tornerà al Toro ma Petrachi vorrebbe portarlo a Trigoria. A centrocampo serve il sostituto di De Rossi: piace Barella ma la strada in salita, più facile arrivare a uno tra De Roon o Tonali. In attacco il dopo Dzeko non sarà facile. Belotti e Zapata sono al momento fuori budget. Si valutano Llorente (a parametro zero) e Pavolettiesploso proprio con Gasp al Genoa.


A fine giugno la squadra va in ritiro ma il caso Milan può cambiare tutto

LEGGO - La stagione è appena finita, ma per la Roma quella nuova dovrebbe ripartire il 25 luglio col primo impegno dei preliminari di Europa League (e la rinuncia alla tournèe Usa). Il condizionale è d'obbligo visto che l'Uefa sta decidendo o meno di escludere il Milan dalle competizioni europee per un anno. Lo stesso club rossonero potrebbe rinunciare all'Europa League come sorta di compromesso. In questo caso la Roma accederebbe direttamente alla fase a gironi.

 


E il club ha chiesto a Dzeko di restare

LEGGO - BALZANI - Ci hanno ripensato, ma ormai era troppo tardi. La dirigenza romanista ha provato nei giorni scorsi a proporre a Dzeko una spalmatura dell’attuale ingaggio (da 4,5 milioni) sui prossimi tre anni. Il bosniaco nemmeno ha voluto ascoltare l’offerta. Edin, come tanti altri senatori, ha preso davvero male il comportamento della società nei confronti degli amici Nainggolan, Strootman e De Rossi. Per lui probabile il trasferimento all’Inter di Conte pronta a offrire 15 milioni più bonus, ma nell’affare potrebbe entrare Gagliardini. Non hanno trovato fondamento, infatti, le voci che ieri lo avrebbero voluto al Fenerbahce. Dzeko era ad Istanbul, ma solo in vacanza con la moglie.


Pallotta, tweet di pace ma i tifosi lo attaccano

LEGGO - BALZANI - La grande assenza è stata rotta dal solito, freddo tweet. James Pallotta, contestatissimo all'Olimpico e non solo, ieri ha riservato un messaggio a Ranieri e De Rossi. «Quando abbiamo avuto bisogno di qualcuno che venisse ad aiutarci in una situazione molto complicata, Claudio ha subito detto sì. Non è soltanto un grande allenatore, ma anche un vero gentiluomo e un vero romanista. Lo ringrazio. Vorrei anche ringraziare i tifosi presenti allo stadio per il saluto che hanno dato a Daniele. Dopo aver rappresentato i tifosi in campo per 18 anni, l'amore e supporto per lui è stato incredibile». Inevitabili i commenti negativi da parte del 90% dei tifosi. De Rossi, invece, dopo aver ricevuto da una delegazione di tifosi (guidata dal direttore del sito LaRoma.24) un album di foto è partito per le Hawaii con la famiglia e tra pochi giorni scioglierà le riserve sul futuro. Il Boca è in pole (Lo voglio qui, ha detto ieri Burdisso), ma occhio a Los Angeles e soprattutto Inter Miami dove è sbarcato Beckam. Dopo la festa all'Olimpico DDR ha passato la notte con amici e parenti e risposto ai centinaia di messaggi arrivati da addetti ai lavori e non.


Gasperini si libera per la Roma

IL TEMPO - AUSTINI - Ha già parlato da allenatore della Roma in pectore, accettando i consigli del predecessore più illustre dell’ultimo ventennio: Fabio Capello. Domenica notte a Sky Gian Piero Gasperini ha sorriso mentre dallo studio l’esperto collega lo avvisava sulle difficoltà dell'ambiente giallorosso rispetto a Bergamo. «Lo so, lo so che lì è difficile». E poi un aneddoto su De Rossi che sa tanto di primo segnale da inviare alla sua nuova piazza: «A gennaio mi ha detto che stava pensando di ritirarsi a causa del ginocchio e che gli sarebbe piaciuto venire a seguire i miei allenamenti per una settimana». Non ci sarebbe un vice migliore in questo momento per iniziare l'avventura con l'appoggio dei romanisti feriti dall’addio del capitano, ma DDR almeno per la prossima stagione vorrebbe fare ancora il calciatore altrove. Toccherà invece a Gasperini, salvo intoppi tuttora possibili, guidare la ricostruzione tecnica di una squadra chiaramente arrivata a fine ciclo. Senza vincere niente. Il mister piemontese ha iniziato a parlare con i due Percassi, padre e figlio, per separarsi dall’Atalanta. Nel post partita di domenica è stato molto duro conla società, ricordando i contrasti sull'ultimo mercato, quasi a cercare la rottura in pubblico mentre la proprietà lo aveva appena confermato pubblicamente. Ieri un primo confronto tra le parti a margine della cena di fine anno del club nerazzurro per celebrare lo storico accesso alla Champions, oggi si andrà più in profondità ma serviranno altri giorni per lo strappo finale. Gasperini ha ormai scelto di prendersi una ulteriore rivincita a Roma dopo quell'esperienza troppo breve all'Inter che gli è costata l'etichetta di allenatore adatto solo alle squadre di provincia. A 61 anni compiuti non vuole perdere questo treno anche perché sente di aver finito il suo lavoro nel triennio all'Atalanta. A meno che Percassi non gli prometta un mercato da Champions, scenario al momento improbabile. La Roma aspetterà Gasperini per almeno un altro paio di settimane, convinta che presto potrà liberarsi e firmare un contratto di tre anni. Le idee della società coincidono con molte delle esigenze del tecnico: la rosa va ringiovanita e svuotata di «pesi» nello spogliatoio. La scelta fatta su De Rossi è solo l’inizio, il prossimo senatore a fare le valigie sarà Dzeko nonostante il club avesse pensato anche a un rinnovo con. ingaggio «spalmato». Ma Edin ha ormai deciso di cambiare aria, pronto ad accettare la proposta dell'Inter di Conte. La trattativa fra i due club deve ancora iniziare, ma ci sono ottime basi per chiuderla, con la speranza da parte della Roma di realizzare anche una plusvaenza avendo «ammortato» quattro anni di contratto del bosniaco. Almeno altri due «big» sono in bilico: Manolas può sfruttare la clausola rescissoria da 38 milioni entro luglio, dopo il pressing della Juveora la prospettiva più concreta è quella del Napoli ma non
lo ha ancora convinto: con lui tutto è ancora possibile. Kolarov invece sarebbe orientato a restare e discuterà il suo futuro più in là col nuovo diesse Petrachi, che a sua volta sta trattando con Cairo per liberarsi dall'ultimo anno di contratto col Torino. Se la lista degli acquisti è in via di definizione, quella dei rinnovi presenta due priorità: Zaniolo ed El Shaarawy, pedine da cui ripartire insieme aFlorenzi, Cristante e i due Pellegrini. Una Roma molto italiana, più giovane e meno costosa, capace di seguire i metodi ultra-stressanti di Gasperini. Cambieranno anche staff e allenamenti per l'ennesima rivoluzione.

 

 

 

Pallotta rinvia le bordate:"Grazie Ranieri"

IL TEMPO - BIAFORA - Ancora non è arrivato il momento della sua verità. Ieri pomeriggio Pallotta è tornato a parlare ufficialmente e lo ha fatto attraverso i canali social della Roma, senza però raccontare il proprio punto di vista sulla stagione, sull’addio di Di Francesco e di Monchi (è furioso nei suoi confronti) e sui motivi della scelta che hanno portato a non rinnovare il contratto a De Rossi. Il presidente americano si è limitato ad un paio di messaggi formali indirizzati a Ranierie al capitano, già partito per le vacanze: «Quando avevamo bisogno di qualcuno che venisse in un momento molto difficile, Claudio ha immediatamente risposto di sì. Non è solo un grande allenatore e professionista, ma anche un vero gentiluomo e un grande romanista. A nome di tutto il Club, voglio dirgli grazie. Vorrei - ha proseguito Pallotta - anche ringraziare i tifosi presenti allo stadio domenica sera per aver reso a Daniele un omaggio strameritato. Dopo che ha rappresentato i tifosi in campo per diciotto anni, la dimostrazione di amore e il sostegno da parte di tutti sono stati incredibili». Al di là dei ringraziamenti dovuti, Pallotta ha intenzione di rilasciare nei prossimi giorni un'intervista dove affronterà tutti i temi caldi in casa Roma, magari anche quello legato a Baldini. Il dirigente e consigliere toscano è stato uno dei più bersagliati dalla protesta dei tifosi, che hanno esposto uno striscione critico anche sotto casa sua a Londra: «Baldini Roma ti schifa!». Di certo sarà dura ricucire lo scollamento tra la città e la proprietà.

 

 


Rebus allenatore: Gasperini in pole, tempi più lunghi

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Che servisse tempo, si era capito. Che ne servisse così tanto, è una novità. Gasperini non si libererà così facilmente dall’Atalanta, stretto tra l’entusiasmo di Bergamo, impazzita di gioia per la storica qualificazione alla Champions, e il contratto che lo lega ancora al presidente Percassi. «Resta sicuro», le parole del patron bergamasco dette a caldo domenica sera. Eppure a Trigoria restano convinti che Gasperini si libererà e potrà diventare l’allenatore della Roma, anche se i tempi sono destinati ad allungarsi rispetto alle previsioni. Oggi il tecnico si incontrerà con Percassi, per fare il punto della situazione e mostrargli tutte le sue perplessità sul restare all’Atalanta. I giallorossi aspettano il tecnico ma anche il ds Petrachi che deve liberarsi ancora dal Torino. Nel frattempo, si registrano le parole misurate di Pallotta sulla commozione dell’Olimpico nell’ultima di campionato per il saluto a De Rossi e Ranieri. «Ringrazio i tifosi per aver reso a Daniele un omaggio strameritato. La dimostrazione d’amore e il sostegno sono stati incredibili. E ringrazio il mister che è venuto in un momento difficile. È un vero gentiluomo e un grande romanista». Nessun accenno alla durissima contestazione che ha subito anche domenica sera: Pallotta preferisce fare il diplomatico, rinviando il tempo delle sue verità. De Rossi è partito per il Giappone e si godrà un lungo periodo di vacanza con la famiglia, poi deciderà dove giocare e cosa fare nell’immediato futuro. Mentre è Mirante – che verrà confermato tra i pali – a fare un bilancio della stagione. «I problemi sono stati la mancanza di continuità e gli infortuni e non abbiamo centrato l’obiettivo Champions – le sue parole a margine dei premi Ussi – De Rossi? È stata una cosa commovente per tutti noi. Non ha pianto pubblicamente, ma è crollato a casa. Lui è stato un grande uomo per il calcio italiano». È stata intanto rinviata di qualche giorno l’apertura della campagna abbonamenti.


L'estate giallorossa dipende dal Milan

IL TEMPO - BIAFORA - Un'estate ancora tutta da definire. Il sesto posto in campionato ha condannato la Roma ai preliminari di Europa League dopo aver disputato una semifinale e un ottavo di finale negli ultimi due anni di Champions, ma i programmi giallorossi potrebbero essere stravolti nei prossimi giorni a causa del...Milan. Già in questa settimana, al più tardi entro la fine della successiva, è infatti atteso il verdetto della Uefa, che lo scorso 10 aprile aveva deferito i rossoneri per il mancato rispetto dei paletti di bilancio. L'ipotesi più concreta è una sanzione che tra le varie misure contenga al suo interno la squalifica dalla prossima coppa europea, decisione che non porterebbe ad un ricorso al Tas come avvenuto in passato. In tale scenario la Roma, invece di radunarsi tra fine giugno e inizio luglio per poi giocare il secondo turno preliminare il 25 luglio e il 1 agosto, accederebbe direttamente ai gironi e disputerebbe la tournée negli Usa, con il conseguente ripescaggio del Torino alla fase preliminare. Prima di pianificare tutta l'estate nel dettaglio, oltre alla sentenza di Nyon, bisognerà però aspettare la scelta del nuovo allenatore. Intanto ieri Totti ha partecipato alla Partita del cuore all’Allianz Stadium della Juventus, posando per un foto tra fuoriclasse con Cristiano Ronaldo.


Gasperini chiede il via libera a Percassi: DiFra verso Bergamo

LA REPUBBLICA - PINCI - Il matrimonio si farà. Forse servirà del tempo, ma il nuovo allenatore della Roma sarà Gasperini. Il club e l’allenatore sono già d’accordo, lui quasi parla da romanista, quando a Capello che gli dice «Roma non è Bergamo», risponde «lo so». Ieri la festa dell’Atalanta, oggi chiederà di essere liberato al presidente Percassi, ostinato a tenerlo o almeno ad ottenere un indennizzo per rompere il contratto fino al 2021. La chiave di volta può essere l’interesse dell’Atalanta per Di Francesco: la Roma (che ha un piano B: Mihajlovic) può “agevolare” il suo ingaggio. Servirà tempo per far incastrare le tessere, giorni in cui Gasperini chiederà garanzie alla Roma sul rafforzamento: vuole tenere Zaniolo, Pellegrini e Cristante e chiede acquisti mirati, per non avallare ridimensionamenti eccessivi.


Inter-Dzeko: si fa, Lukaku già in città ma lo United frena

GAZZETTA DELLO SPORT - C’è una massima del calcio moderno che ogni dirigente conosce a perfezione: il mercato non dorme mai. Sembra uno slogan banale, qualcosa da dare in pasto ai milioni di tifosi e appassionati che smaniano dal desiderio di capire chi arriverà, come sarà la squadra del futuro. Ma dietro alle parole ci sono i fatti e un lavoro che non conosce sosta, che viene sviluppato in silenzio e sottotraccia ogni giorno. Il campionato si è appena concluso ma in casa Inter le mosse future sono state pianificate per tempo e le trattative più delicate sono già in stato avanzato, con tanto di accordi di massima trovati. La rivoluzione contiana partirà dall’attacco, dove l’ex tecnico del Chelsea e della Nazionale vuole due prime punte di spessore per il dopo Icardi, da affiancare a Lautaro Martinez, considerato più una seconda punta. Gli identikit sono quelli già noti da un po’, la novità semmai sta proprio nel fatto che il lavoro di Ausilio e Marotta ha messo l’Inter in condizione di poter affondare il colpo e tentare di chiudere sia per Edin Dzeko sia per Romelu Lukaku. Con un però: il doppio arrivo è vincolato alla cessione di Icardi e alla tempistica dell’addio dell’ex capitano.

Scenario Icardi

Nello spogliatoio nerazzurro Mauro è un separato in caso. Domenica ha perso l’occasione per salutare nel migliore dei modi San Siro e i suoi tifosi, che non gli hanno risparmiato i fischi nel momento della sostituzione. Il problema reale è che ad oggi in sede all’Inter non è arrivata alcuna offerta concreta per Icardi, che ha una clausola rescissoria (valida solo per l’estero) di 110 milioni esercitabile entro il 15 luglio. Cifra enorme rispetto alla realtà di oggi, con il valore di Maurito che è nettamente sceso a seguito del caos di questo inverno. L’Inter però non accetterà offerte inferiori ai 70 milioni, che rapportati ai gol realizzati in carriera da Icardi e alla sua età sono comunque pochi. Ma chi può provare a prendere Mauro? La volontà del giocatore è restare in Italia e tutte le strade portano alla Juventus. Oggi però in casa bianconera la priorità è l’allenatore: dovesse essere Sarri, il gradimento per Icardi è scontato, visto che il tecnico toscano lo avrebbe voluto già al Napoli per il dopo Higuain. Ecco, il Pipita – al Chelsea proprio su richiesta di Sarri – dovrebbe però tornare a Torino e si aggiungerebbe a una batteria di centravanti già piuttosto numerosa. Tutto complicato, insomma. All’estero c’è sempre l’Atletico Madrid interessato, a maggior ragione ora che dovrà sostituire Griezmann. Ma i tempi potrebbero essere lunghi mentre l’Inter vorrebbe chiudere in fretta questo capitolo, magari entro giugno, per assicurarsi anche una plusvalenza e mettersi a posto con i paletti del fair play finanziario.

Dzeko a prescindere

Il destino di Icardi interessa poco o nulla a Dzeko, promesso sposo ormai da diverso tempo. Il bosniaco e l’Inter hanno trovato un’intesa su tutto, manca soltanto l’interlocutore della Roma con cui parlare e imbastire una trattativa sul cartellino del giocatore, per cui i giallorossi chiedono venti milioni di euro. Ma finché la Roma non ufficializzerà il nome del nuovo direttore sportivo, la trattativa non potrà chiudersi. Un’idea di massima sulla tempistica però c’è: Roma e Inter hanno tutto l’interessa a definire l’operazione entro il 30 giugno, perché chi incassa (la Roma) mette a bilancio subito l’intera cifra pattuita, mentre chi compra (l’Inter) può spalmare su più anni a partire dal bilancio successivo, quindi dal prossimo 1 luglio.

Il blitz di Lukaku

GAZZETTA DELLO SPORT - D'ANGELO - Dzeko sarà il primo top player in attacco per Conte. L’altro potrebbe essere Lukaku, su cui però al momento c’è stata una brusca frenata a causa della richiesta del Manchester United, che non accetta contropartite nell’affare e chiede 70 milioni. Tra Lukaku e l’Inter invece è già tutto delineato grazie a un recente blitz a Milano del belga. Qualche settimana fa, infatti, Lukaku è stato in Italia e ha incontrato i dirigenti nerazzurri, aprendo anche a uno sconto sull’ingaggio pur di sposare il nuovo progetto nerazzurro. L’Inter a quel punto ha cominciato a sondare la disponibilità del club inglese a lasciar partire l’attaccante prelevato due stagioni fa dall’Everton per 100 milioni (bonus inclusi), scontrandosi però con il muro dello United. Perisic era un pallino di Mourinho e oggi a Solskjaer non interessa, così come non scalda l’ipotesi di scambio con Icardi. L’Inter non ha fretta, ha registrato la volontà del giocatore e per ora va bene così. L’elenco delle priorità è stabilito e c’è il nome di Dzeko in testa. Poi si chiarirà il futuro Icardi, ultimo ostacolo prima dell’assalto finale per Lukaku.