De Rossi, ultima scena. La partita più difficile è preparare un addio
LA REPUBBLICA - AUDISIO - L’ultimo protagonista di un’Italia bella e vincente lascia la Serie A. Daniele De Rossi, 36 anni, 18 stagioni con la Roma, 1.192 minuti in campo in A nel 2018-2019, campione del mondo a Berlino 2006. L’ultimo azzurro di una generazione che ha giocato sempre nella stessa casa e che fatica a farsi da parte. Ma perché nello sport è così difficile la cerimonia degli addii? In una società professionistica entrate ed uscite, anche umane, dovrebbero avere protocolli collaudati. E non essere pratiche sporche da sbrigare all’ultimo, in una contrattazione affannosa, nell’imbarazzo di chi lascia e di chi è lasciato. E non sa come dirlo. È la sindrome di Dorian Gray ad ostacolare la civiltà del grande addio? Michel Platini ha abbandonato il calcio a 32 anni, tra le altre cose non gli andava più di dover chiedere il permesso a Trapattoni di attraversare la strada per andare a comprare i giornali in ritiro. Pelé in Brasile ha smesso a 34, per andare poi a giocare due stagioni con i Cosmos in America, anche perché non aveva più un soldo (derubato dal manager). Allora il pallone era una passione ben retribuita, oggi è una professione con molta dedizione. E con un ingaggio molto poco sostituibile e rimpiazzabile. Ma è anche difficile trovare altri scivoli perché un atleta, soprattutto quello di successo, non pensa mai al dopo, né è allenato a farlo. Nessuno si o ti prepara a quel momento, a quel taglio, a quella improvvisa invisibilità. Non è affare della società sportiva preoccuparsi se un dio del pallone non ha più la forza di dire messa. In più non essendo i campioni dei nullatenenti al pubblico non interessa cosa faranno nel futuro e se riusciranno a ricollocarsi. Anzi, diciamo pure che dopo l’amore, l’emozione, la commozione, non c’è pietà: hanno guadagnato molto, sono dei privilegiati, che se la sbrighino loro. E più sono grandi vecchi, più il club li vive come potenziali nemici. Hanno in mano il cuore della città, ne hanno interpretato il battito, sanno come farlo pulsare. Bette Davis, 2 premi Oscar, nel ’62 mise su Variety questo annuncio di lavoro: «Madre di tre figli, 10, 11 e 15, divorziata, americana. Trent’ anni di esperienza come attrice di cinema. Ancora in grado di muoversi e più affabile di quanto si racconti. Desidera impiego stabile a Hollywood, ha già avuto Broadway. Referenze se richieste». Aveva 54 anni. Oggi nel cinema lavorano tipi come Clint Eastwood, 88 anni, Michael Caine, 86, Jane Fonda, 81. In Serie A sono tesserati 1.200 giocatori, più 548 in B, più 1.091 C. È un bel capitale umano. Non tutti sono Buffon o Totti, De Rossi o Barzagli (che quattro giorni dopo l’addio ha dato la maturità), forse qualcuno lo diventerà, ma tutti un giorno dovranno separarsi dal gioco e forse anche dall’essere stati bandiera e simbolo della loro città. Per passare dal grande tutto al grande niente. Perché nulla rimpiazza quel tipo di energica felicità. Quella fine avverrà in un gelo di tristezza, rinfacciandosi vigliaccherie e passi falsi, o con un’accettazione più serena e meno drammatica che col tempo tutto se ne va e che iniziare a parlare di «dopo», magari su strade non più allineate, non è una colpa da nascondere, ma una realtà da affrontare con eleganza, senza brutali silenzi? È difficile continuare a riempire una bella vita. In Australia al campione che lascia si affianca un team, che lo invita a tenere un diario, a riprendere gli studi, a mantenersi in forma fisica, a trovare dieta e nuovi interessi, e a piacersi. L’Aic, l’associazione italiana calciatori, ha inaugurato corsi di formazione e di laurea per il post-carriera, e molti di quelli che la frequentano, racconta il presidente Damiano Tommasi, confessano: «Ci avessi pensato prima». Fare il dio che tramonta non è per tutti. La professione campione ha una scadenza. Saremo tutti De Rossi nell’ultima partita, ma sarebbe ora che lo sport italiano provasse a giocare anche fuori dal campo.
De Rossi e Totti, così vicini ma così diversi nell’addio
IL CORRIERE DELLA SERA - Dal 28 maggio 2017 al 26 maggio 2019: in due anni la Roma ha detto addio al Capitano e a Capitan Futuro. Commozione simile, ma tutto il resto è diverso e simbolico: fa capire il cambiamento nel club, nella squadra e nella città in 24 mesi. Quella di Francesco Totti fu una festain tutto e per tutto «esagerata», un rito di massa: il lungo discorso, rotto spesso dall’emozione; la scenografia sugli spalti; la consapevolezza che era veramente un’ultima volta su un campo da calcio. Quella di Daniele De Rossi sarà una cerimonia «in levare»: un giro di campoaccompagnato dalla sua famiglia e dai compagni di squadra, anche loro con mogli e bambini al seguito. Nel caso di DDR,però, non c’è nessuna certezza sul futuro: vuole ancora giocare e proverà a farlo. [..] Daniele De Rossi andrà altrove, anche se tutti sperano che sia soltanto un arrivederci. Non giocherà con un’altra squadra italiana, al massimo potrebbe fare un’esperienza alla Sampdoria come assistente di Marco Giampaolo. Se continuerà a giocare lo farà negli Stati Uniti(più probabile) o nel Boca Juniors, chiamato dall’amico Burdisso. La Roma del dopo Totti sembrava un gruppo destinato a durare, tanto che nella stagione seguente arrivò alla semifinale di Champions. Quella attuale è destinata all’ennesima rivoluzione. La speranza è che sia davvero una festa.
Ranieri: «A Trigoria troppa gente e le voci di mercato ci hanno disturbato»
IL CORRIERE DELLA SERA - Roma-Parma può essere l’addio di una fetta importante della squadra che solo un anno fa aveva battuto 3-0 il Barcellona in una delle gare più emozionanti mai vissute all’Olimpico. Parliamo di Dzeko (sicuramente), Manolas e Kolarov (probabilmente), più i punti interrogativi di chi ha una clausola rescissoria (Lorenzo Pellegrini) o un contratto in scadenza o da adeguare (El Shaarawy, Zaniolo, Cengiz Under). Di sicuro sarà l’ultima anche di Claudio Ranieri sulla panchina romanista. Prima di andarsene, però, l’allenatore lascia qualche altra briciola sulla strada di Pollicino: «Non potevo plasmare questo gruppo da capo, c’era il lavoro di Eusebio Di Francesco. Abbiamo fatto bene sotto il profilo difensivo, ci siamo ricompattati. Questo gruppo è valido, ben miscelato tra anziani e giovani. La Roma non ripartirà da zero. Spero, ad esempio, che Schick rimanga: ha grandi potenzialità, gliel’ho detto più volte, ma c’è chi è maturo a vent’anni e chi no. A Trigoria ho trovato una struttura più moderna di quando ero andato via la prima volta. Forse c’è anche troppa gente, io sono abituato a lavorare con meno. Ma capisco che la Roma sta diventando un club internazionale e il brand conta molto». Si è pensato tanto al brand, meno a proteggere dagli spifferi un gruppo che si stava giocando il quarto posto: «Non posso quantificarlo, ma il momento più importante poteva essere gestito meglio. Troppe volte sono uscite voci: Dzeko va via, Zaniolo va via, Ranieri va via… Sarebbe servita una linea più comune. Forse così avremmo strappato da qualche parte quei due punti in più. Quando si deve spingere è importante farlo tutti nella medesima direzione. Quando ci sono troppe voci, anche inconsciamente, viene assorbito».
Le picconate di Ranieri
IL TEMPO - BIAFORA - Li aveva messi da parte per qualche giorno, ma nella sua ultima conferenza stampa Ranieri è tornato a sfoderare piccozza e martello. Il tecnico della Roma ha evidenziato quello che per lui è stato il maggior problema di gestione nel corso di questi tre mesi sulla panchina: “Forse si potevano gestire meglio certe voci. Si è detto ‘Dzeko va via, Zaniolo va via, Ranieri va via, viene questo o quell’altro’. Nelle altre squadre all’ultimo è uscito qualcosa, da noi invece nel momento in cui si doveva spingere in un’unica direzione. Non dico che ci ha tolto qualcosa, però sono convinto che quando devi spingere è importante che tutti quanti siano concentrati in un’unica direzione. Quando ci sono troppe voci, inconsciamente vieni assorbito. Forse quei due punti in più l’avremmo strappati da qualche parte”. Non risparmiando una battuta sull’attuale organizzazione giallorossa - “A Trigoria trovato una struttura più moderna, ma credo che ci sia troppa gente” - l’allenatore di Testaccio ha poi esternato le proprie considerazioni sul futuro della squadra: “Il gruppo è valido, compatto e ben miscelato, hanno voglia di far bene, ci sono anziani e giovani giusti. Da qualche giovane ci si aspettava di più, ma va bene così. Non si riparte da zero, ma si riparte da una classifica che è sì deficitaria, vista l’abitudine di entrare stabilmente in Champions, ma non da zero”. Tra i giovani da cui Ranieri si aspettava sicuramente qualcosa di più c’è Schick, elogiato all’inizio dell’avventura - lui e Dzeko dovevano essere i punti di riferimento offensivi - e spronato nelle parole di congedo: “Patrik è un grandissimo giocatore. Gli ho detto che mi dispiacerà eventualmente vederlo esplodere a ventotto anni, come ha le capacità di fare, perché ha enormi qualità. Spero possa rimanere e far vedere che non mi ero sbagliato su di lui”. Impossibile non toccare l’argomento De Rossi, pronto a scendere in campo dal primo minuto per la sua 616^ ed ultima presenza con la Roma: “Daniele sarà titolare con la sua fascia, se serve la pago io la multa. Mi aspetto che ci sia l’atmosfera che merita e uno stadio colmo d’amore per lui. Deve essere una festa per lui, soprattutto per tutto quello che ha dato alla Roma e per il modo in cui lo ha dato. Il suo addio - confessa Ranieri - è stato un fulmine a ciel sereno, non ne avevamo mai parlato. Non puoi fare altro che apprezzarlo, è un punto di riferimento. Ci tengo che possa finire bene”. La chiosa finale non può che essere da tifoso genuino: “Lascerò la Roma a cuore aperto sperando sempre di vederla in alto, mi emoziono ogni volta che la guido. Non c’è rammarico nell’andare via, sapevo che sarebbe finita in questo momento già quando ho firmato. L’ho fatto con tutta la mia volontà e la mia passione. Auguro il meglio a chi verrà dopo di me”.
Lascia l’ultimo eroe di Berlino: «Sarà una festa»
IL CORRIERE DELLA SERA - Per i tifosi della Roma è un dolore grande, perché l’ultima in giallorosso di Daniele De Rossi — a due anni esatti dall’addio di Francesco Totti — è un pezzo di storia lungo 615 partite. Ma è un distacco che riguarda anche tutti gli appassionati della Nazionale perché con la partenza di DDR per gli States o per il Boca Juniors — visto che al 99,9% non giocherà con un’altra maglia in Italia — la prossima serie A non avrà più nemmeno un campione del mondo del 2006. Erano rimasti lui e Barzagli, che ha appeso le scarpe al chiodo, mentre Buffon è emigrato al Paris Saint Germain nell’estate scorsa. Il portiere ha firmato per un anno e l’opzione per il secondo scadrà il 30 giugno prossimo. Super Gigi, se non dovesse rimanere al Psg, sarebbe l’ultima possibile carta da giocare peri nostalgici del Mondiale vinto dagli azzurri dodici anni prima del record «al contrario» della mancata partecipazione a Russia 2018. [..] Claudio Ranieri, con sensibilità, ha accomunato maglia giallorossa e maglia azzurra perl’ultima partita di De Rossi all’Olimpico, domani sera contro il Parma: «Deve essere una festa per tutto quello che ha dato e per come lo ha dato. Daniele ha una dote speciale: sa trasmettere tutta la passione perla maglia con cui gioca, sia della Roma o dell’Italia». I tifosi romanisti hanno polverizzato tutti i biglietti a disposizione. Il desiderio di salutare De Rossi con il massimo affetto sarà più forte della voglia di contestare il presidente Pallotta?
Schick, quale futuro? Bundesliga, Premier o ancora la Roma?
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Negli ultimi anni, fra i calciatori della Roma, il nome più accostato alla parola delusione è stato quello di Schick. Un po’ perché l’etichetta di calciatore più pagato della storia della Roma, con i suoi 42 milioni da versare a rate alla Sampdoria è stata più pesante del «frigorifero» di Iturbe; un po’ per gli infortuni che non gli hanno dato tregua, e molto perché tutte le volte che ha avuto continuità non l’ha sfruttata.
Ranieri si era presentato dicendo di puntare su di lui, che avrebbe fatto giocare insieme a Dzeko. Dopo un paio di gare il dietrofront, irreversibile. Vista la più che probabile partenza di Dzeko, il futuro di Schick sarà deciso dal prossimo allenatore: se accetterà la scommessa recupero, Schick sarà ancora a Roma, altrimenti andrà via. Probabilmente in Germania dove ha qualche estimatore (Borussia Dortmund e Lipsia), oppure in Inghilterra (Everton): in prestito, perché ci sono pochi club pronti a prenderlo a titolo definitivo.
Giro di campo coi compagni e poi festa in famiglia
IL CORRIERE DELLA SERA - Sarà una celebrazione sobria, senza troppe spettacolarizzazioni, come piace e come ha voluto Daniele De Rossi. Domani sera l’Olimpico pieno renderà il giusto omaggio al capitano romanista: al momento dell’ingresso in campo delle squadre ci sarà una scenografia da parte della curva Sud, che lo accoglierà con migliaia di bandierine. Non ci saranno targhe ricordo o premiazioni, su richiesta dello stesso De Rossi, che a fine gara farà un giro di campo per ringraziare i suoi tifosi, accompagnato dai compagni di squadra. Sulla maglia di tutti ci sarà una patch con stampata l’esultanza, stilizzata, del derby vinto 2-0 nella stagione 2010-11 in cui De Rossi si arrampica sulla vetrata della curva Sud. In tribuna saranno presenti gli amici del settore giovanile, i classe ’83 che con lui hanno giocato da bambini fino alla Primavera, e la famiglia: la moglie Sarah con i figli, papà Alberto e mamma Michela continueranno poi privatamente i festeggiamenti.
Il saluto a De Rossi è una corsa d'amore
LA GAZZETTA DELLO SPORT - «Tutto quello che amo è qui, sarebbe così difficile per me se dovessi cambiare. Io vivo per questa società, lasciarla sarebbe un dramma». Il nastro della vita di Daniele De Rossi viene riavvolto di un bel po’, fino alla fine del 2012, quando rilasciò una lunga intervista al New York Times in cui si espresse così. Nel frattempo sono cambiate tante cose nella testa e nella vita del capitano della Roma. Ma, probabilmente, quel sentimento di paura è rimasto intatto. E De Rossi, forse, la inizierà a vivere davvero solo da oggi. Quando scenderà in campo sul prato di Trigoria per l’ultimo allenamento della sua vita giallorossa. O quando svuoterà l’armadietto che lo ha accompagnato per anni, anche se poi a Trigoria ci tornerà dopo le vacanze estive per prendersi un po’ tutto. Insomma, se il dramma probabilmente è stato metabolizzato da un po’, l’ansia quella non va via. Non può andare via. Per quello che vale come uomo e come giocatore. E per quello che vive lui sentendosi giallorosso. [..] È anche per questo che domani Daniele giocherà con la sua fascia e non con quella della Lega, dopo le polemiche di inizio stagione. «Già, entrerà com quella e se ci sarà una multa da pagare la pagherò io. Daniele merita la standing ovation di tutto l’Olimpico». Standing ovation che ci sarà quando Ranieri lo richiamerà in panchina e al suo posto farà entrare Alessio Riccardi, il talento più fulgido del vivaio giallorosso. Quasi un passaggio di consegne ideale... Più o meno la stessa ovazione che gli hanno riservato anche i compagni giovedì sera, nella cena d’addio in un noto ristorante del centro di Roma, tutta a base di sushi e sashimi. Lì Daniele ha fatto un discorso, parlando sostanzialmente di cosa ha significato per lui essere il capitano della Roma. Il loro capitano, rivolto ai compagni di squadra. Sottolineando ancora una volta che avrebbe voluto continuare, gli sarebbe piaciuto esserlo ancora almeno per un anno. E che ha voglia ancora di provare l’ultima sfida, l’ultimo giro di rumba, magari dalle parti di Buenos Aires, dove lo aspettano il Boca Juniors e Nicolas Burdisso, un amico con cui De Rossi ha ancora legami molto profondi. [..]
Abusi su baby calciatori, procuratore arrestato fuori dal centro As Roma di Trigoria
IL MESSAGGERO - MOZETTI - SCARPA - Li illudeva promettendo loro una carriera stellare nelle loro squadre del cuore e invece li molestava, conquistando prima la loro fiducia con l'inganno e poi tentando approcci prima o dopo gli allenamenti. Scandalo nel mondo del calcio minorile. È stato arrestato ieri un procuratore di baby giocatori fuori dal centro sportivo dell'As Roma a Trigoria. A fermare l'uomo, classe 1966, gli agenti di polizia della IV sezione della Squadra Mobile, diretti da Pamela Franconieri, che lo hanno colto in flagranza di reato poco distante dal centro di allenamento del club giallorosso, mentre molestava una giovane promessa.
L'ARRESTO - La vittima trovata con lui, infatti, è un baby talento della Roma. Ieri pomeriggio il procuratore, molto conosciuto negli ambienti legati al talent scouting calcistico, era con il ragazzino in auto, pochi minuti prima del fischio di inizio degli allenamenti pomeridiani. Gli agenti della Mobile, che lo seguivano da tempo, lo hanno trovato così: mentre provava a molestare il ragazzino che purtroppo non sarebbe l'unico finito nella sua ragnatela. Almeno altri due minori secondo le indagini condotte nelle ultime settimane dalla Mobile, coordinate dal sostituto procuratore Maria Gabriella Fazi e partite dopo la denuncia per molestie sporta da una famiglia, sarebbero caduti nella sua trappola. L'uomo da diversi anni si occupa di scovare in giro per l'Italia i futuri campioni del calcio, trovandoli tra le piccole e grandi società sportive, nelle scuole e finanche nelle parrocchie. Le famiglie, vedendo in quest'uomo una speranza, gli avevano affidato i propri figli. Quando lo hanno arrestato, il 53enne non ha detto nulla, gli agenti lo hanno condotto nel carcere di Regina Coeli e ora dovrà rispondere dell'accusa di abusi sessuali nei confronti di minore.
LE ALTRE VITTIME - Ma l'inchiesta potrebbe allargarsi ancora e contare un numero di vittime superiore alle 3 accertate finora. Inquietante il suo modus operandi. L'uomo dall'aspetto rassicurante e sempre pronto alla battuta, ingannava i ragazzini promettendo loro carriere folgoranti nelle principali squadre di calcio italiane: «Tu sei perfetto per il ruolo di attaccante, vedrai che se ti impegni ci riusciamo», o ancora: «No, non sei per la difesa, tu vali molto di più come mediano». Queste le frasi che più di altre ripeteva alle sue vittime con lo scopo di plagiarle. Poi, una volta conquistata la loro fiducia e quella dei genitori, iniziava a sfiorarli e a palpeggiarli sfruttando quasi sempre in auto gli attimi precedenti alle partite o agli allenamenti. Il minore che ieri è stato trovato con l'uomo dovrà ora essere ascoltato in audizione protetta così come gli altri due ragazzini.
Cargnelutti in volo: piace a Parma, Sassuolo e Torino
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Su Riccardo Cargnelutti, capitano della Primavera della Roma, si stanno orientando gli interessi di tanti club, di B ma anche di A. Il Parma è uno dei più interessati e lo vorrebbe per prendere il posto di Bastoni. Ma piace anche al Sassuolo, mentre potrebbe essere una pedina di scambio con Atalanta e Torino relativamente alle situazioni di Gasperini e Petrachi. Al Torino, ad esempio, piace lui, ma anche Cangiano e Pezzella.
Fiorentina, cambia la proprietà: ceduta a Commisso per 135 milioni
GAZZETTA.IT - A poche ore dalla partita che vale una stagione, l'ambiente viola viene scosso da una notizia bomba. Rocco Commisso, magnate e fondatore del colosso dei servizi via cavo Mediacom, starebbe per concludere un accordo per l'acquisto della Fiorentina. Lo ha annunciato il New York Times in un articolo pubblicato online nella notte italiana e arrivano alla Gazzetta le prime conferme. Il primo contatto con la famiglia Della Valle sarebbe avvenuto un anno fa, attraverso una banca d'affari di New York, ma la trattativa si sarebbe fermata per l'enorme distanza tra domanda e offerta. Commisso ha poi tentato di acquistare il Milan senza riuscirci.
I DETTAGLI - Commisso ha quindi nominato la banca JPMorgan per lavorare sull'affare Fiorentina. L'accordo con Diego Della Valle sarebbe stato chiuso nel weekend con tanto di firme per una cifra intorno ai 150 milioni di dollari (circa 135 milioni di euro), e dall’inizio della prossima settimana si aprirà una finestra di tempo di circa 20 giorni per definire con tutti i dettagli la cessione. Il patron viola la settimana scorsa era a New York ufficialmente per l'inaugurazione di un nuovo negozio della Tod's nel complesso di Manhattan di Hudson Yards. Le due parti non hanno rilasciato dichiarazioni. L'era Della Valle si chiuderebbe dopo 17 anni: secondo un studio di Calcio e Finanza rilasciato pochi giorni fa, dal momento del loro arrivo nel 2002 i due fratelli avrebbero speso complessivamente 221 milioni di euro nel club.
20/12/2009 – Ranieri non si ferma più. È Roma da Champions
INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Ultimo turno prima della sosta natalizia della Serie A 2009/2010. Claudio Ranieri sfida il Parma, sua ex squadra, per tentare di raccogliere altri tre punti e proseguire nella miracolosa risalita giallorossa dopo l’esonero di Luciano Spalletti a fine agosto.
Il match inizia con un’accoglienza calorosa per l'ex Christian Panucci all'Olimpico. Il centrale del Parma, in campo contro i giallorossi per la sfida di campionato, viene salutato dagli applausi dello stadio al momento della lettura del suo nome. Dal settore della curva sud, sono esposti poi striscioni in suo onore.
Il Parma fa la sua partita onesta, ma punge troppo poco, manca di convinzione sotto porta, finendo col soccombere.
Il primo tempo scorre via bloccato con le squadre che sembrano giocare una partita a scacchi senza mai osare troppo.
Nel secondo tempo la Roma inizia subito bene. Prima Brighi tira alle nuvole una buona occasione, poi Burdisso approfitta di un rinvio sbilenco di Amoruso e insacca di rapina il vantaggio romanista. Al 65° bella combinazione Galloppa-Bojinov ma è altrettanto bella la risposta di Julio Sergio. Cambia Guidolin, che perde Amoruso per un problemino fisico, cambia Ranieri perchè Totti ha dolore ad un ginocchio, la partita resta piacevole, vivace. La Roma cerca il raddoppio, il Parma il pari.
Alla mezzora è Vucinic che va vicinissimo al goal, concludendo con una botta potentissima, deviata in corner, una tiriangolazione con Taddei ed Okaka. Proprio sui piedi di quest'utlimo la palla del ko tre minuti dopo: ma la palla sfila fuori,anche se i giallorossi legittimano il vantaggio continuando a spingere.
All'ottantasettesimo Paci, già ammonito, si fa espellere, e la squadra di casa può dilagare,ma si accontenta del due a zero, che arriva nel secondo dei cinque minuti di recupero: Vucinic mette sui piedi di Brighi un assist perfetto, che l'ex giocatore del Parma insacca al volo. 2-0 e Roma sempre più in corsa per la zona Champions, con un occhio anche per il terzo posto.
"La Roma ha trovato continuità e poi la cosa più importante è che abbiamo riconquistato il nostro pubblico, il pubblico di Roma si conquista prima con la lotta e con il cuore e poi con i risultati, noi lo stiamo facendo e la sosta adesso forse non ci voleva". Sono le parole di Claudio Ranieri al termine della vittoria della Roma sul Parma.
Brutte notizie, invece, per capitan Totti, che per degli accertamenti medici si reca a Villa Stuart. Il capitano giallorosso si era infortunato al ginocchio destro in uno scontro di gioco e aveva chiesto il cambio.