Roma-Udinese, arbitra Di Bello. Giallorossi imbattuti in stagione col fischietto di Brindisi

INSIDEROMA.COM – ILARIA PROIETTI – Sarà Marco Di Bello della sezione di Brindisi ad arbitrare il match tra Roma e Udinese, in programma domani pomeriggio alle 18 allo Stadio Olimpico. Il direttore di gara sarà coadiuvato dagli assistenti Tonolini e Tolfo e con Pezzuto IV uomo. Pairetto e Lo Cicero, invece, saranno in sala VAR.

I PRECEDENTI – Score decisamente positivo per la Roma che in dieci partite di campionato dirette dal fischietto di Brindisi risulta imbattuta, con nove vittorie e un pareggio. Gli ultimi quattro successi giallorossi con Di Bello sono della stagione in corso: l’esordio ad agosto in casa del Torino (partita vinta 1-0 grazie all’eurogol di Dzeko) e le vittorie contro Frosinone (4-0) , Genoa (3-2) e Bologna (2-1) allo Stadio Olimpico. Due precedenti anche in Coppa Italia, decisamente più burrascosi rispetto agli incontri di Serie A. Sotto la direzione di Di Bello, infatti, i giallorossi registrano una vittoria e una sconfitta. Il successo risale alla partita vinta in extremis (grazie a un rigore di De Rossi realizzato durante i tempi supplementari) contro l’Empoli nel 2015, nell’incontro valido per gli ottavi di finale di Coppa Italia. La sconfitta fu la clamorosa debacle ai calci di rigore contro lo Spezia nel dicembre dello stesso anno, sempre negli ottavi di finale.

13 precedenti totali con Di Bello per l’Udinese: 2 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte. Il fischietto di Brindisi ha diretto i bianconeri una sola volta nella stagione in corso: la sconfitta alla Dacia Arena per mano del Milan (0-1) dello scorso novembre.


Roma, scelta di Campos

IL MESSAGGERO - TRANI - C'è lo scatto di Campos, come ds o almeno da consulente di mercato. Ancora niente di ufficiale, ma Pallotta sembra davvero convinto di affidarsi al dirigente del Lille, seguendo come sempre il suggerimento di Baldini. Al tempo stesso, anche per non sminuire il management di Trigoria, prepara la conferma di Massara. Da 15 giorni, a Boston e nella Capitale, si lavora sull'accoppiata: lo straniero e l'italiano. Due anime per il rafforzamento della Roma. E per il compromesso dentro la società giallorossa. La soluzione in tandem piace al presidente e deve per forza star bene a chi vuole partecipare alla vita del club. Prendere o lasciare.

SPINTA ESTERNA Baldini, insomma, non arretra. Anzi, la scelta di Campos ne rafforza il ruolo: Pallotta lo considera il principale punto di riferimento per ogni decisione. Il presidente ascolta il manager che lavora tra Londra e Città del Capo. E che, con idee e appuntamenti, segue l'aspetto finanziario e quello sportivo. È lui che, come fece 6 anni fa indicando lo sceicco Al Qaddumi (e sbagliando completamente figura), ha aperto il contatto con il fondo QSI di al-Khelaifi (Pallotta ha smentito ogni trattativa). Ed è sempre Baldini che incontra Sarri per proporgli la panchina nella prossima stagione.

BRACCIO DI FERRO Se, al fianco del ds Massara, vedremo il consulente Campos, ecco che Totti uscirebbe ridimensionato o quantomeno resterebbe ancora fuori dalle stanze che contano. Così Francesco, sarebbe costretto a chiarire alla piazza di non essere stato preso in considerazione per la rifondazione. Come, andando a rileggere quanto detto nel prepartita di Roma-Napoli, avrebbe voluto. Totti sarebbe, dunque, tagliato fuori dal compromesso voluto da Pallotta per non creare strappi tra chi opera nella Capitale e chi lo fa dall'estero. Il suo ruolo è da definire e bisogna capire se lo accetterà. Il vicepresidente Baldissoni e il Ceo Fienga, invece, aspettano la scelta definitiva sull'erede di Monchi. A loro è già chiaro il piano della proprietà Usa.

PRIORITÀ ANNUNCIATA Il primo step è il ds, dopo si individuerà l'allenatore, magari aspettando, per l'incoronazione, di conoscere il piazzamento finale della Roma. Petrachi, pur avendo la possibilità di liberarsi dal Torino, è in ribasso: avrebbe capito di non potersi giocare l'amicizia di Conte, orientato su altri club. Baldini continua a insistere su Sarri che, per il profilo, metterebbe d'accordo ogni componente, interna ed esterna. Avrebbe già la disponibilità dell'allenatore e, a quanto pare, pure la certezza del divorzio dal Chelsea a fine stagione. Campos, affidandosi alla scuderia Mendes, può invece portare in dote Fonseca o Jardim. In teoria pure Mourinho, già proposto in Bundesliga.

SOLUZIONE INDIGENA Massara, come se niente fosse, fa il suo percorso. Nelle ultime ore l'incontro con il manager di Castagne (23 anni e terzino per entrambe le fasce) e Freuler (27 anni e mediano), titolari dell'Atalanta come Mancini (23 anni e difensore centrale), bloccato già prima di Natale, e Ilicic (31 anni e attaccante), nel mirino anche a gennaio. Se sono loro gli obiettivi, torna d'attualità Gasperini. Nella lista del ds (per ora a tempo determinato) anche Cragno del Cagliari (25 anni e portiere), Tonali del Brescia (19 anni e regista) e Belotti del Torino (25 anni e centravanti). Giampaolo resta l'alternativa a Gasperini, con la benedizione di Baldini.


La legge del tre. La sfida con l’Udinese è una miniera di gol: Dzeko, ti ricordi?

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Quasi tre gol a partita di media, di certo mai meno di due. Se c’è un dato che incoraggia la rimonta della Roma verso la Champions, è proprio questo. Sabato arriva l’Udinese, di solito la Roma all’Olimpico ci va a nozze. O, almeno, così succede da nove anni a questa parte, in cui i giallorossi hanno centrato otto vittorie su nove, perdendo solo una volta, con Zdenek Zeman in quel clamoroso 3-2 del 28 ottobre 2012, quando la doppietta iniziale di Lamela venne poi vanificata dal gol di Domizzi e le due reti di Di Natale (di cui quella decisiva all’89’). (…).

Per continuare sulla scia di quanto fatto, portando la serie in doppia cifra, la Roma ora ha assoluto bisogno che si sblocchi Edin Dzeko. Il centravanti bosniaco, infatti, in casa non segna oramai dal 28 aprile 2018, Roma-Chievo 4-1. Quasi un anno, roba da non crederci. Da quel giorno, Dzeko è sceso in campo altre 12 volte all’Olimpico, restando sempre a secco. Adesso però arriva l’Udinese ed allora potrebbe essere tutto diverso. Già, perché contro i friulani il bosniaco ha giocato finora sei volte, segnando in tre occasioni, di cui due proprio nelle tre sfide casalinghe, quelle giocate nello stadio amico. (…) Se c’è una possibilità in più per la Roma di poter sbarcare nella prossima Champions League, questa è proprio legata ai gol di Dzeko. Con quelli la Roma può sognare, senza è molto più difficile. Ma c’è un’altra chiave che può essere importante per battere l’Udinese di Tudor, il sacrificio degli esterni d’attacco. Sabato, infatti, ci sarà da dare coperture, sia che si giochi a quattro sia a tre. Ecco perché Stephan El Shaarawy sarà una delle pedine fondamentali, lui che tra gli esterni d’attacco giallorosso è quello che meglio sa sacrificarsi in fase difensiva. (…).E lo stesso El Shaarawy ieri ha provato a dare una scossa in più al gruppo, consapevole di quanto sia importante un’eventuale vittoria con l’Udinese, proprio prima della trasferta pasquale a San Siro, contro l’Inter. «Finora abbiamo lasciato tanti punti per strada, potevamo far meglio – ha detto il Faraone al sito della Roma – Ma la classifica ci lascia ancora delle possibilità, siamo ad un solo punto dalla Champions. E la vittoria con la Sampdoria ci ha dato convinzione, ha cambiato lo scenario. Ora dobbiamo essere bravi a sfruttare quest’occasione. Ci meritiamo di stare tra le grandi e vogliamo rivivere le emozioni della scorsa stagione europea». (…).


Tudor ritrova Totti e stavolta può davvero rivendicarsi

GAZZETTA - (…) Segnare 4 gol alla Juventus (senza subirne nessuno) è roba rarissima, quasi come un’eclissi lunare. Alla Roma sabato si accontenterebbero anche di molto meno, ciò che basti per battere l’Udinese. E si accontenterebbe anche Francesco Totti, che ritroverà Igor Tudor proprio dopo quel 4-0 di quindici anni fa. O forse è più giusto dire il contrario e cioè che è Tudor che ritroverà Totti, l’uomo che sul 4-0 – vedendolo protestare – lo sbeffeggiò con il dito dritto sul naso e quel gesto a dire: «Zitto, quattro gol e a casa». Dopo quell’8 febbraio del 2004 Totti e Tudor si sono ritrovati da avversari altre due volte, quando Tudor è passato al Siena. Nel 2005 ha vinto l’ex difensore croato all’Olimpico per 2-0 (reti di Maccarone e Chiesa, con Totti espulso a metà ripresa), nel 2006 ha vinto invece Totti a Siena con lo stesso risultato (marcature di De Rossi e Mancini, su assist di Totti). Sabato sarà la terza volta, la prima in giacca e cravatta per entrambi. Totti da dirigente, Tudor da allenatore. (…). Sabato, tra l’altro, hanno bisogno di vincere entrambe. La Roma per riuscirci deve ancora capire che difesa potrà schierare. Molto dipenderà da Alessandro Florenzi e dal suo possibile recupero. Il terzino destro ieri ha svolto lavoro individuale, oggi dovrebbe fare una parte con il gruppo. Lo si monitorerà fino a sabato mattina, quando verranno sciolte le riserve. In entrambi i casi, sembra che Ranieri sia comunque deciso a confermare la difesa a quattro, con Fazio e Manolas al centro e Juan Jesus a sinistra e Florenzi a destra. Se Florenzi, poi, non dovesse farcela, allora Jesus scivolerebbe a destra, con l’inserimento di Marcano dall’altra parte. (…).


Fake News o verità? Dalla Francia altre conferme: Il Qatar Fund vuole il club

LEGGO - BALZANI - Tra smentite e conferme non ufficiali l’intrigo Qatar si fa sempre più interessante. Ieri, infatti, l’Equipe ha rilanciato la notizia (bollata come “fake news” da Pallotta) di un interessamento concreto della Qatar sport investment per il pacchetto di maggioranza della Roma. Il quotidiano francese ha rilanciato l’indiscrezione e aggiunto: «Non è stata presentata un’offerta ufficiale, ma esiste l’interesse del Qatar e probabilmente del QSI. I consulenti e gli esperti del Qatar Investment Fund, presieduto da Nasser al-Khelaifi, stanno studiando il caso e la sua fattibilità». Altre conferme sono arrivate tramite Centro Suono Sport. Una fonte interna al fondo arabo avrebbe svelato all’emittente l’esistenza di una trattativa ‘long shot’, per la quale quindi ci vorrebbe qualche mese. L’affare rientrerebbe in un piano d’investimento che riguarda non solo la Roma, ma parte del comune di Fiumicino.


Paratici su Rabiot e Manolas: il futuro bianconero è iniziato

LA REPUBBLICA - CARDONE - Dalla Champions alla Champions, la Juve già programma il futuro. Da tempo Fabio Paratici, l’uomo-mercato bianconero, è al lavoro per migliorare una squadra fortissima ma che va rinnovata e ringiovanita. A partire dal centrocampo): preso il jolly Ramsey (contratto fino al 2023, ingaggio da 7 mili-ni a stagione più bonus), Paratici è in pressing per un altro campione in scadenza: Adrien Rabiot, 24 anni, formidabile mezzala moderna del Psg. Il club francese ha provato più volte a fargli rinnovare il contratto, ma la temutissima madre-agente, Veronique, non ne ha voluto sapere. A gennaio era praticamente fatto l'accordo con il Barcellona, poi l'ennesimo rilancio dei Rabiot ha sfiancato perfino la paziente dirigenza catalana. La pista è ancora valida, certo, ma nel frattempo Paratici è tornato all'assalto: servono più dei 10 milioni a stagione promessi dal Barca e la Juve del d.C. (dopo Cristiano) è ormai in grado di garantire simili stipendi. Più commissioni a livello Emre Can, preso l'estate scorsa dal Liverpool a parametro zero ma con 16 milioni versati ai suoi rappresentanti, E Rabiot si sta lasciando convincere, i segnali sono positivi: giocare con CR7 è prospettiva che affascina anche i talenti più contesi. Il francese lo è, perché a lui pensa pure il Real: quando può fare un dispetto ai rivali del Barca, Florentino Perez è sempre prontissimo. Ma per quel ruolo, Zidane ha chiesto Pogba e probabilmente lo otterrà, con il laziale Milinkovic come alternativa.

Ovviamente Paratici si muove su più tavoli, come dimostra il famoso "pizzino" lasciato in un ristorante milanese a fine gennaio. Per esempio piace ancora, e molto, il giovanissimo Tonali, regista del Brescia, così come nella lista della spesa - per lo stesso ruolo di Rabiot - c'è Zaniolo, il cui prezzo nel frattempo è andato ben oltre i 40 milioni scritti in quel foglietto. La Roma però è intenzionata a blindare il suo gioiello, le trattative per il rinnovo procedono e non sarà facile strapparlo ai giallorossi, almeno nel prossimo mercato. Diverso il discorso per Kostas Manolas, 28 anni a giugno: il suo contratto ha una clausola di rescissione da 36 milioni che favorisce i piani dei bianconeri. Tanto più che il regista dell'operazione è Mino Ralola, agente da anni vicino alla società di Agnelli. Per lo stesso ruolo di Manolas, già prenotato a gennaio Romero del Genoa. Resta caldo il nome di Savic, centrale dell'Atletico Madrid con un passato alla Fiorentina. Della rosa viola di oggi, è Federico Chiesa il giocatore più desiderato dalla Juve. L'asta con Inter e Roma è già partita, la certezza è che l'attaccante azzurro in estate lascerà Firenze e i bianconeri tenteranno di piazzare l'ennesimo colpo. Nel "pizzino" di Paratici, il numero scritto accanto al nome di Chiesa era 50, in realtà di milioni ne servivano 70 l'anno scorso e forse 80 quest'anno: un investimento che non potrà prescindere dalla cessione di Dybala allo stesso prezzo, in Liga o Premier se l'argentino non si farà convincere dall’Inter. I nerazzurri lo scambio con Icardi lo farebbero subito, ma l'esplosione di Kean può modificare i progammi di Paratici. Però i contatti con Wanda Nara proseguono, quindi la pista non è stata abbandonata, anzi: tutto è ancora aperto, il tormentone Maurito vivrà altri capitoli intriganti e la Juve c'è.


Milan, ancora guai: deferito per i bilanci in rosso

IL MESSAGGERO - RIGGIO - Ancora guai per il Milan. La Camera di Investigazione Uefa per il Controllo Finanziario dei Club ha deferito i rossoneri alla Camera Arbitrale per il mancato rispetto del pareggio di bilancio nella stagione 2018-19 e riguardante gli esercizi conclusi nel 2016, 2017 e 2018. Include quindi, in parte, conti già giudicati: il bilancio 2016 da -74,9milioni di euro e quello del primo semestre del 2017 da -32,6milioni di euro. Senza dimenticare che la gestione di Yonghong Li (1 luglio 2017-30 giugno 2018) si è chiusa con un rosso spaventoso: -126milioni. La società fa filtrare tranquillità, in quanto si tratta di «un passo formale obbligato nel percorso ancora lungo con la Uefa»,ma la situazione è comunque pericolosa. Già il 14 dicembre 2018 la Camera giudicante, per il triennio 2014-2017, aveva inflitto al Milan 12milioni di euro di multa, limiti alla rosa nelle coppe europee 2019-2020 e 2020-2021 e la necessità di raggiungere il pareggio del bilancio entro il 30 giugno 2021. Per questa decisione in via Aldo Rossi si sono appellati al Tas di Losanna, che non ha ancora fissato la data del dibattimento. Tra Uefa e Milan non c’è dialogo, si rischia il muro contromuro,ma il club cosa rischia? Altre sanzioni, sempre più pesanti. Sullo sfondo resta anche l’esclusione dalle coppe europee.


Quel talento sregolato che piace anche a Totti

IL MESSAGGERO - SATTA - Un successo c'è già: è la benedizione del Capitano. «Abbiamo mostrato il film in anteprima assoluta a Francesco Totti. E lui, alla fine, ci ha detto di aver riconosciuto il mondo del calcio. Alla proiezione c'era anche la moglie Illary che aveva gli occhi lucidi e ci ha scritto poi un bellissimo messaggio. Porteremo al cinema il nostro primogenito Christian, capirà molte cose, ci ha promesso la coppia d'oro del calcio italiano. Se Totti avesse bocciato il nostro lavoro, avremmo rinunciato a uscire nelle sale», raccontano ancora emozionati i registi Sydney Sibilia e Matteo Rovere che questa volta hanno il ruolo di produttori: il loro film Il campione, diretto dall'esordiente Leonardo D'Agostini, interpretato magnificamente da Stefano Accorsi e Andrea Carpenzano, sbarcherà nei cinema il 18 aprile. E sarà destinato a portare una ventata di originalità e professionalità nel cinema italiano, troppo spesso ripetitivo e penalizzato da sceneggiature zoppicanti.

L'AMICIZIA «Abbiamo voluto raccontare la storia di una rockstar: e in Europa le vere rockstar sono i calciatori», spiega il regista, romano «e romanista», 41 anni. Storia di formazione, ritratto di una bella amicizia, scambio di esperienze e sentimenti, il film ruota intorno a un attaccante della Roma, giovanissimo e arrogante, vergognosamente ricco e viziato (il 23enne Carpenzano) che, dopo l'ennesima bravata, una rissa in discoteca, viene costretto dalla Società sportiva a studiare con un professore (Accorsi, 48) incaricato di ripulirgli l'immagine, farlo studiare e portarlo a prendere la maturità. I due sono diametralmente opposti: il ragazzo, che quanto a sparate sembra un mix tra Mario Balotelli e Antonio Cassano, vive circondato di modelle e scrocconi in una villa faraonica, ha il garage pieno di Lamborghini e Ferrari mentre il suo precettore è dimesso, riservatissimo e provato dalla vita. Scopriremo che si porta dietro un doloroso segreto. Ma dopo le prime diffidenze si stabilirà tra loro un profondo legame fatto di complicità, comprensione reciproca, amicizia indistruttibile. E il giovane sarà pronto ad affrontare la sua sfida più difficile, che per una volta non si disputa sui campi di calcio. «Ho accettato di interpretare Il campione perché sono rimasto colpito dalla qualità della sceneggiatura», spiega Accorsi, «la storia descrive infatti un toccante e a volte doloroso rapporto tra un padre e un figlio. Anch'io, alle medie, ho avuto un paio di professori illuminati che mi hanno aperto gli occhi sul mondo».

LA SMANIA Carpenzano, romano di San Giovanni-Ostiense (l'abbiamo già visto in Tutto quello che vuoi e La terra dell'abbastanza) e anche romanista (ma lo ammette con un sospiro, dati i tempi), lunghi capelli e orecchino, confessa che all'inizio non avrebbe voluto interpretare il film: «Non so giocare a pallone e non mi riconoscevo nel mio personaggio, abituato a vivere sopra le righe e affamato di successo come tanti idoli del calcio», racconta. «Io non sono così, non ho la smania di arrivare. Ma poi il regista e i produttori mi hanno convinto e ora sono molto contento dell'esperienza».

TRIGORIA Il film (interpretato anche da Massimo Popolizio, Anita Caprioli, Ludovica Martino, Mario Sgueglia, Camilla Semino Favro) si svolge in buona parte a Trigoria, la mitica sede della Roma A. S. «Le riprese si sono svolte d'estate, quando i calciatori erano in vacanza», raccontano Sibilia e Rovere. «La Società ha suggerito delle piccolissime modifiche al copione e poi ci ha aperto generosamente le porte». Emozione nell'emozione: «Abbiamo girato nelle docce, negli spogliatoi, nelle palestre dei veri campioni», aggiunge D'Agostini. «L'entusiasmo della Roma ha poi contagiato altre squadre come Chievo, Fiorentina, Pisa e Sassuolo che hanno accettato di comparire nel film».


Champions League, Ajax-Juventus: fermati 120 tifosi bianconeri

IL MESSAGGERO - NIJHUIS - Gli ultrà italiani, quando si mettono in viaggio, cercano comunque di farsi riconoscere. Apprensione per il prepartita di Ajax-Juventus molto caldo ad Amsterdam, dove prima un centinaio di tifosi della Juventus sono stati fermati dalla polizia e poi una frangia di hooligan locali ha ingaggiato scontri con la polizia nelle immediate vicinanze dello stadio. Il gruppo degli italiani posti in stato di fermo, era in possesso di fuochi d'artificio, manganelli, spray al peperoncino e un coltello e si trovava nelle vicinanze della Johan Cruijff Arena, dove si è disputata l'andata dei quarti di finale di Champions. Sempre stando alla ricostruzione dei media olandesi che citano fonti vicine alle forze dell'ordine, i tifosi bianconeri sono stati fermati e trasferiti in autobus in un centro di detenzione. La notizia dell'avvenuto fermo degli juventini è stata data in Italia dal ministro dell'Interno Matteo Salvini che, in diretta Facebook, ha riferito di 120 supporter bianconeri fermati perché «avevano oggetti non esattamente appropriati per andare ad uno stadio». Salvini si è poi rivolto ai tifosi che si trovavano nella capitale olandese invitandoli a «tenere la testa sulle spalle». «Il calcio è bello, lo sport è bello - ha aggiunto - però a mani pulite a volto pulito senza far casino, mi raccomando». In serata gli ultrà sono stati poi rilasciati con il foglio di via immediato.

I FATTI La situazione sarebbe degenerata quando un folto gruppo di ultrà juventini avrebbe acceso fumogeni ed esploso petardi nelle vicinanze dello stadio, scatenando la reazione della polizia olandese che ha risposto con gli idranti. Molti tifosi bianconeri, inoltre, sarebbero arrivati in Olanda senza possedere il biglietto per la partita. La polizia è intervenuta anche in metropolitana dove sono stati trovati tifosi che portavano bastoni, mazze di ferro, bombolette di spray urticante e altri oggetti atti all'offesa. A collaborare con la polizia olandese anche agenti della Digos della Questura di Torino, partiti al seguito dei tifosi bianconeri. Tremila quelli con regolare biglietto per il settore ospiti (61 euro il prezzo del tagliando. Costerà 75 quello per l'Allianz Stadium al ritorno), cinquemila il numero approssimativo reale compresi i senza tagliando e il rischio di disordini era quindi elevato.

HOOLIGAN OLANDESI Le due tifoserie non sono mai venute a contatto, ma ad innalzare la tensione nei pressi dello stadio hanno contribuito gli hooligans dell'Ajax. È stata un'ora molto calda che ha costretto la polizia a ricorrere all'uso di idranti e lacrimogeni e a utilizzare le squadre a cavallo per disperdere i più violenti. All'arrivo degli autobus con le due squadre, la situazione era tornata alla normalità e quasi tutti i tifosi della Juventus erano già stati fatti entrare nel settore dell'Arena destinato a loro. Tifosi olandesi abbastanza scatenati anche martedì notte: un gruppetto di ultrà dell'Ajax ha infatti esploso petardi vicino allo stadio dove era in ritiro la Juventus per disturbare il sonno di Cristiano Ronaldo e compagni («Ma i miei giocatori non dormono lo stesso», aveva sdrammatizato Allegri in conferenza stampa). I tifosi dell'Ajax sono stati affrontati nei pressi dello stadio dalla polizia a cavallo che, con lacrimogeni e idranti, ha disperso i facinorosi. Non si segnalano feriti.


Stadio, il fronte del no agita M5S: maggioranza a rischio all'Eur

IL MESSAGGERO - «Rischiamo di fare la fine del Municipio XI», dice un consigliere di maggioranza dell'Eur che non sa ancora come finirà oggi. Perché nel pomeriggio si vota in aula l'annullamento dell'interesse pubblico sull'ecomostro di Tor di Valle, già approvato in commissione Urbanistica. Morale: un'altra giunta pentastellata balla sul Titanic. È quella del Municipio IX, l'Eur, che in comune con l'amministrazione appena sfiduciata di Mario Torelli ha un territorio interessato dall'opera più divisiva in assoluto: lo stadio. Solo che Torelli è riuscito a far calendarizzare la delibera dopo la sua mozione di sfiducia, e ora da delegato del sindaco potrebbe farla passare più facilmente. All'Eur, no. All'Eur si vota ancora. Uno vale uno.
GIUNTA SPACCATA La maggioranza è di tredici, in dodici votarono l'interesse pubblico nel 2017 e nel frattempo due consiglieri hanno cambiato idea. Sono Paolo Barros e Raffaele Di Nardo, quello che in commissione Urbanistica disse senza tanti giri di parole: «Il vero parere tecnico sullo stadio ce lo ha dato la Procura». Come dire, svegliamoci. Stamattina ci sarà un'altra riunione perché sulla delibera Stop stadio targata Cristina Grancio e Stefano Fassina, il voto del M5S non sarà compatto. Anzi, alcuni consiglieri hanno chiesto di poter esprimere un voto di coscienza. Come hanno fatto in giunta: il vicepresidente della giunta Roberto De Novellis e l'assessore Fiorella Caminiti si sono astenuti. Buona parte della maggioranza, dopo quello che ha scoperto la magistratura, oggi potrebbe gridare il proprio liberatorio No allo stadio. Sono contrari quelli del Pd, quelli di Fratelli d'Italia, e siamo a sette in aula, più Paolo Mancuso, Paolo Barros, Raffaele Di Nardo, Rosalba Ugolini ma anche il prudente presidente della commissione Mobilità, terrorizzato dall'impatto dello stadio, Giulio Corrente. Roberto Tranquilli medita un gesto eclatante: potrebbe uscire dall'aula. Fanno in tutto tredici. Game over.
«Sapete qual è il bello? Che non è nemmeno un voto vincolante per il Comune. Il nostro no è un'espressione genuina degli interessi del territorio come deve essere», sottolinea Paolo Mancuso che ricorda ai colleghi capitolini: «Pensano ancora alle penali? A fine 2017 ci convocarono tutti da Lanzalone, fu lui a dirci che non c'era nessuna penale». Intanto sul destino dell'XI Municipio la Raggi vuole proporre il sequel di un film già visto a Montesacro quando la presidente, Roberta Capoccioni, sfiduciata anche lei in Consiglio dopo l'abbandono di alcuni consiglieri, fu incaricata dalla sindaca di svolgere a titolo gratuito una consulenza per l'amministrazione. Anche alla Magliana probabilmente andrà così dal momento che ogni potere dopo la caduta della giunta e del consiglio è tornato in capo al Campidoglio e la sindaca giuridicamente non può nominare commissario del Municipio lo sfiduciato Torelli. Ma come fatto con la Capoccioni, può tenerlo lì (sempre che lui accetti) per aiutare la squadra comunale a gestire un territorio molto ampio. Di certo l'XI mini-comune tornerà al voto nel 2020 con la finestra elettorale delle amministrative.


Ultimo Dzeko. Cerca un gol all'Olimpico prima di lasciare Roma

LEGGO - BALZANI - Sette partite in un mese e mezzo. Poi la storia, durata 4 anni intensi tra alti e bassi, tra Dzeko e la Roma quasi sicuramente si interromperà vista pure la scadenza di contratto al 2020. Il bosniaco negli ultimi mesi ha manifestato più di un segnale di nervosismo per un divorzio non voluto, ma ormai sembra essersi arreso e in cerca del lieto fine. Innanzitutto tornando a segnare un gol all'Olimpico. Un evento che, in campionato, non si verifica addirittura dal 28 aprile 2018. Per non festeggiare l'amaro anniversario a digiuno Dzeko ha due occasioni: la gara di sabato con l'Udinese e quella del 27 con il Cagliari. Ma lo score di Edin è stato misero pure in trasferta: sette gol in 25 partite. Quattordici in meno rispetto a Piatek e Quagliarella, la metà di Immobile. Peggio in carriera Dzeko ha fatto solo nell'ultima stagione al City (4 gol in 22 partite). Ha tempo ancora 7 partite Edin per provare a raggiungere la doppia cifra e centrare un piccolo record. Manca solo una marcatura, infatti, per toccare quota 86 gol complessivi in maglia giallorossa. In questo modo la Roma diventerebbe la squadra con la quale il bosniaco ha segnato di più in carriera (85 Wolfsburg e 72 City). E dai suoi gol passano pure le speranze di agguantare l'ultimo posto sul treno Champiions. Una competizione che ha visto il miglior Dzeko nelle ultime due stagioni: 13 gol in 18 partite. Un torneo che l'attaccante potrebbe non giocare la prossima stagione. È sempre più concreta, infatti, la possibilità di un ritorno in Premier. Destinazione Londra, sponda West Ham dove ritroverebbe il suo ex allenatore Pellegrini. Gli Hammers sono pronti a offrirgli un triennale da 4,5 milioni. Poi ne servono altri 18-20 per soddisfare la richiesta della Roma che al 30 giugno avrà un ammortamento residuo di 4,6 milioni nel bilancio societario per quel che riguarda il cartellino di Dzeko. Si tratterebbe quindi di quasi 15 milioni di plusvalenza. Soldi che servirebbero per accogliere l'erede del bomber.
Ieri è stata rilanciata la candidatura di Benedetto, 29 anni del Boca. Nell'affare col club argentino possono rientrare i cartellini di Ponce e Perotti, ma in prima fila resta Belotti soprattutto se la Roma dovesse qualificarsi in Champions. Fronte ds: si allontana Gianluca Petrachi. «Non capisco perché il suo nome venga accostato alla Roma», ha detto ieri Urbano Cairo, il presidente del Torino.


I paletti di Antonio: tre anni e strategie

GAZZETTA - (…). Antonio non è tipo da farsi abbagliare a prescindere dalle varie corazzate. Ormai ha raggiunto una dimensione tale da poter pesare e scegliere con attenzione il progetto a lui più gradito e congeniale. Senza ansia e senza scartare l’idea di un prolungamento del periodo sabbatico in assenza di proposte stimolanti. Conte, di fatto, da settimane ascolta, osserva e attende situazioni concrete, ben delineate in ogni particolare. E intanto garantisce che nella sua testa non ci sono ancora club in pole position. Di certo, non sono previste trattative contrattuali con nessuno, nel senso che non ci sono cifre da limare. Chi vuole Conte sa che la base minima è quella di un contratto triennale da 10 milioni di sterline (11,6 milioni di euro circa) a stagione. Dunque, durata e ingaggio non possono essere tema di discussioni. D’altronde quando Massimo Morattiandò a prendere José Mourinho la questione economica non costituì praticamente mai un problema. E attenzione: Conte non pone come «conditio sine qua non» la partecipazione alla Champions o anche solo all’Europa League. Conta davvero unicamente il progetto, e la possibilità, secondo il diretto interessato, di poter andare in battaglia con armi serie, all’altezza della situazione, per poter crescere e vincere da subito. In questo senso, allora, non vanno considerati fuori dai giochi Milan e Roma, club sicuramente oggi con meno appeal rispetto a Juve e Inter (per varie ragioni, anche di fair play finanziario).  Pur restando molto prudenti nel dare per spacciato Luciano Spalletti - uno che sta dimostrando di saper fronteggiare alla grande anche le peggiori bufere - in Italia il nome di Conte è spesso accostato all’Inter. E in effetti trattasi di pista seria, a maggior ragione con l’ingresso in nerazzurro di Beppe Marotta. (…). (…) Ma occhio (…) ai bianconeri, perché iniziano a farsi insistenti le voci che vorrebbero Conte di nuovo a Torino in caso di divorzio fra Agnelli e Allegri. Paratici e Nedved sarebbero i primi sponsor dell’eventuale clamoroso ritorno di un tecnico specializzato nell’ottenere grandi risultati anche in periodi di profonda ricostruzione. E pare che lo stesso presidente della Juve abbia sdoganato l’idea Conte, naturalmente solo nel caso in cui Allegri decidesse di lanciarsi in nuove avventure. (…).