Dzeko, l'insostituibile pesantezza dell'essere più leader che bomber

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Forse nemmeno Edin immaginava di avere certe doti: non tanto quelle di bomber, apprezzabilissime comunque in ogni campionato che lo ha visto protagonista, ma quelle da leader. Leader, una parola che nella Roma sta via via scomparendo. Chi possiede questo ruolo naturale ora sono De Rossi, non più sostenuto da una credibilità fisica, figlia di mille battaglie ad altissimi livelli e, appunto, Dzeko. Su Daniele, almeno per un altro anno, ci si potrà contare, su Edin, a quanto pare, no. Costa troppo. E' vero. Ma quel che dà costa, non è gratis. Il problema è l'età, dicono. Trentatre anni, non pochi, ma nemmeno troppi, specie se in giro ci sono ancora grandi club che pensano a lui per l'immediato futuro. Vederlo con la maglia dell'Inter, ad esempio, non sarebbe proprio il massimo. Dzeko quest'anno ha dato poco sotto l'aspetto del gol: 8 in campionato e cinque in Champions. Pochi se pensiamo a uno come lui, tanti se li rapportiamo a chi, non solo nella Roma, è stato strapagato e viene aspettato come Godot.

INNAMORATI PAZZI - Ciò che Dzeko dà è negli occhi degli allenatori, che mai hanno rinunciato a lui, tranne Spalletti, che solo per qualche mese aveva scelto di giocare con il falso nove. Dzeko è semplicemente un calciatore di spessore e la Roma ne ha bisogno, anche ora che ha trentatré anni. E forse ne avrebbe bisogno anche l'anno prossimo. Uno come lui è difficile da sostituire, ripetiamo, non per il numero di reti ma per quel che rappresenta dentro il gruppo. Ad esempio, Belotti magari segnerà di più, ma non ha quel carisma, quell'internazionalità. Chi ce l'ha, costa tanto. Appunto. Quest'anno Edin ha mostrato il peggio di sé da un punto di vista caratteriale: non è accettabile la sceneggiata (simulazione) di Oporto per la non testata di Pepe, sono al limite le alzate di testa di Frosinone e di Ferrara, quest'ultima culminata con la litigata negli spogliatoi con El Shaarawy, che tra l'altro è il suo compagno d'attacco preferito. La leggenda narra che alla sua sinistra, Edin voglia Stephan e pochi altri. Tutti episodi squalificanti, ma funzionali al ruolo che si è ritagliato nel tempo all'interno dello spogliatoio. Dal troppo buono ad arrogante. Ecco, magari una via di mezzo... E comunque Dzeko, si dice, non ha mai segnato tanto. No, solo 85 reti con il Wolfsburg, solo 72 con il Manchester City e fino a ora solo 86 gol con la maglia della Roma. Per non parlare poi delle reti, 55, messe a segno con la sua Nazionale. A Roma sono stati amati di più centravanti che hanno segnato meno (Voeller, Rizzitelli, per citare due grandi idoli della curva), e questo è comprensibile, perché l'innamoramento non dipende dal numero di gol. Ma credere che Dzeko sia da buttare, forse no. Sarebbe opportuno pensarci con calma.


Roma, mosse da Champions

IL MESSAGGERO - TRANI - A 6 turni dal traguardo, la corsa rimane dunque apertissima. Solo stasera, però, la Roma saprà quante squadre dovrà inseguire nella volata Champions: a Bergamo, alle ore 20,30, c'è Atalanta-Empoli. L'unica avversaria, al momento, è il Milan che ha sempre 1 punto in più in classifica. Ma in caso di vittoria dei nerazzurri, i rivali raddoppieranno: perché Ranieri, da qui al 26 maggio, dovrebbe sfidare sia Gattuso che Gasperini. E sapendo in partenza, tra l'altro, di essere comunque costretto ad arrivare davanti ai colleghi per prendersi il 4° posto: a parità di punti, non raggiungerebbe l'obiettivo, essendo loro in vantaggio rispettivamente per gli scontri diretti e la differenza reti.

AGGIUSTAMENTO NECESSARIO - I 2 successi di fila hanno rilanciato la Roma. Che, però, nella fisionomia non dà ancora certezze. È, quindi, da sistemare meglio in campo, rivedendo le scelte non sempre azzeccate delle ultime partite e soprattutto correggendo le posizioni ibride di qualche interprete. L'emergenza ha costretto Ranieri a schierare 4 centrali nella linea difensiva: senza lo squalificato Kolarov, con Florenzi recuperato in extremis e con Karsdorp e Santon infortunati, si è ritrovato senza terzini. Così ha usato Jesus, poi sostituito a metà partita con Florenzi, e Marcano che si sono adattati. Da sabato a San Siro, il problema dovrebbe essere risolto: spazio agli specialisti, con Florenzi e Kolarov di nuovo titolari. Da ripensare, invece, il centrocampo: out De Rossi, c'è da verificare Nzonzi che si è fermato alla vigilia della partita con l'Udinese. Rimangono, dunque, a disposizione per il tandem in mediana solo Pellegrini e Cristante. Che hanno chiuso, uno accanto all'altro, la gara di sabato. La loro conferma sarebbe utile anche a Zaniolo che ultimamente è stato sempre schierato sulla corsia destra e quindi fuori ruolo. Lo ha ammesso lo stesso allenatore: «La mia sensazione è che Zaniolo è una mezzala a tutto campo, ma non posso farlo giocare lì con due centrocampisti che devono governare la squadra. Pellegrini è più agile nell'inserirsi, mentre lui riesce, fisicamente e tecnicamente, a giocare pure in un ruolo non suo. Gli chiedo un sacrificio. Ne dobbiamo fare tutti per il bene della Roma». Contro l'Inter, però, c'è la possibilità di rivederlo da trequartista. Ci guadagnerebbero il giocatore e la squadra. Zaniolo è il talento da sfruttare nella corsa Champions e al tempo stesso da valorizzare ulteriormente nella sua prima vera stagione da professionista. Il club giallorosso è pronto a concedergli l'adeguamento e il prolungamento del contratto, anche per rispondere alla raffica di rumors: dalla Germania è sicuro l'interesse del Bayern Monaco che si mette in fila dietro al al City, al Real e alla Juve. Zaniolo, insomma, può tornare nel vivo del gioco, senza restare confinato sulla fascia destra. Lì si candida Under o, volendo, pure Kluivert.

TRACCIA DEFINITIVA - Con Nzonzi in campo, invece, probabile ballottaggio tra Pellegrini e Zaniolo alle spalle di Dzeko. Dove Schick si muove in altalena, bene a Marassi contro la Sampdoria e male all'Olimpico contro l'Udinese (si alzato accanto a Dzeko, per il doppio centravanti). L'attacco, però, non preoccupa Ranieri: «Lo dico dall'inizio ai ragazzi, prima o poi il gol lo facciamo. Fondamentale è non subirlo». La Roma ne ha segnati 2 in 2 partite, conquistando 6 punti. Guarda caso senza incassare reti. Mai successo, in questa stagione, per 2 gare di fila. «Il gol tanto alla fine arriva». Meglio, dunque, aspettare senza rischiare: la formula Magica, anche tatticamente, è svelata.


La Roma vince e convince, da Dzeko fino a Marcano

INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Per la prima volta in Serie A due gare senza subire reti. La porta inviolata all’Olimpico, come non accadeva dallo scorso settembre, contro il Frosinone. Tre partite su cinque, con Mirante in porta, senza gol. La Roma, come hanno raccontato Dzeko e Ranieri, si gode la difesa ritrovata: «Perché tanto un gol lo facciamo e quindi conta non prenderlo». Juan Jesus lascia l’Olimpico in ambulanza dopo il colpo di Samir, gli esami dicono che sta bene e quindi la giornata della difesa, con 4 centrali nel primo tempo e Florenzi nel secondo, può essere di completa felicità. Tanto che persino Kolarov in tribuna sorride e Marcano, davanti ai microfoni, ha l’onestà di dire: «Mi aspettavo di più da me stesso in questa avventura. Ma ora Ranieri mi sta dando più possibilità».

L’impressione è che in una difesa più bloccata anche il portoghese stia ritrovando sicurezza e convinzione: «Prima della partita ero un po’ ansioso, ma poi è andata bene. Da giovane avevo giocato qualche volta terzino, ma non è la mia posizione». Quando un giocatore è in fiducia, però, tutto è più semplice: «C’è tempo per ricambiare la fiducia che la squadra ha avuto in me, è un dato di fatto che Di Francesco non puntasse sul sottoscritto. Con Ranieri sto avendo più occasioni». Le occasioni di Marcano e le occasioni per la Roma, ancora pienamente in lotta per un posto Champions: «Arrivarci sarebbe un bel risultato, adesso siamo tutti più fiduciosi».

 

VITTORIA FONDAMENTALE - Ranieri, anche affidandosi alla sana pretattica per disorientare il collega Tudor, premia gli interpreti che hanno chiuso, prendendosi i tre punti, la partita di Genova contro la Sampdoria. Ma la scelta iniziale non convince. L'unica novità è obbligata: senza lo squalificato Kolarov, a sinistra c'è Marcano. Gli altri 10 sono gli stessi utilizzati per vincere l'ultima partita. Così, davanti a Mirante, piazza addirittura 4 centrali, con Jesus confermato a destra e Manolas, subito chiamato al superlavoro contro il contropiedista Lasagna, con Fazio in mezzo. I mediani sono ancora Cristante e De Rossi, il rombo offensivo, con Dzeko centravanti, prevede Schick trequartista, Zaniolo sulla fascia destra ed El Shaarawy a sinistra. Il sistema di gioco è il 4-2-3-1: Dzeko e Schick si ritrovano, però, affiancati. Il 4-2-4 li penalizza. In fase difensiva, come sempre, il 4-4-1-1. Che, però, è inizialmente meno compatto e non c'è da meravigliarsi. La Roma, dovendo fare la partita, favorisce l'Udinese che, con il 3-5-2, sa sfruttare la velocità di Larsen e soprattutto D'Alessandro sulle corsie, di De Paul che parte dal centro sinistra e Lasagna che gioca accanto all'ex Okaka. Ogni ripartenza bianconera diventa pericolosa, anche perché i giallorossi, in campo, si allungano. Squadra spaccata a metà, sotto il diluvio. A destra Jesus, senza avere mai la copertura di Zaniolo, va presto in tilt. Mirante vola sul tiro di Mandragora per non cominciare il match in salita. Non recita, dunque, da vice: Olsen ha preso di media 1,55 gol a partita, lui 0,6. E aiuta i compagni che, a metà del 1° tempo, si sistemano meglio in campo: sulla sinistra spinge decentemente Marcano e si muove bene El Shaarawy che ci prova di testa e di piede.
Dzeko si allarga sui lati, ma la Roma rimane statica in attacco. Pesa l'assenza del trequartista. Così Ranieri, dopo l'intervallo, ridisegna l'assetto, inserendo Florenzi per Jesus (giramenti di testa dopo lo scontro con Samir) e Pellegrini per Schick. L'effetto della doppia mossa non è però positivo. L'Udinese ha subito 3 chance con Okaka, D'Alessandro e soprattutto De Maio che, colpendo di testa, prende il palo. Proprio nel momento più delicato, i giallorossi riescono ad alzare il ritmo. E, spinti dalla Sud, vanno all'assalto. Sono trascinati, come a Marassi, da Dzeko che finalmente interrompe il suo lungo digiuno, in campionato, all'Olimpico, iniziato dopo la doppietta al Chievo il 28 aprile 2018. Il tocco garbato, con l'esterno destro, è di El Shaarawy: il centravanti fa centro in diagonale a metà ripresa. Dopo l'assist, l'abbraccio per la pace tra i 2 attaccanti che litigarono a Ferrara. Ecco Under per De Rossi (risentimento al flessore della coscia destra): Zaniolo si accentra da trequartista e Pellegrini arretra accanto a Cristante. Tudor risponde con Sandro per Mandragora, Pussetto per D'Alessandro e nel finale Teodorczyk per De Maio. Le sostituzioni non gli permettono di evitare il 1° ko, dopo aver raccolto 7 punti in 3 partite.


Dammi tre punti, non chiedermi niente

INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Vittoria doveva essere e vittoria è stata. La Roma di Claudio Ranieri centra il secondo successo consecutivo in campionato superando di misura l’Udinese di mister Tudor, reduce da sette punti conquistati nelle precedenti tre partite, che anche all’Olimpico si è dimostrato avversario ostico e in un buon momento di forma.

Diversi i motivi per cui l’allenatore giallorosso può sorridere, dopo i tre punti guadagnati al termine della sfida contro i friulani: innanzitutto il ritorno al gol (casalingo) del bomber della squadra, Edin Dzeko. Il bosniaco non segnava in campionato tra le mura amiche addirittura dal lontano 28 aprile scorso, quando mise a segno una doppietta contro il Chievo Verona. Per poter credere realmente nella possibilità di conquistare un posto all’interno della prossima edizione della Champions League, la Roma ha bisogno assoluto dei gol del suo cannoniere principe e il fatto che l’ex Wolfsburg e Manchester City sia finalmente riuscito a sbloccarsi può restituire fiducia all’intera formazione capitolina, oltre che ovviamente al diretto interessato.

Inoltre, mister Ranieri può essere soddisfatto di come i giallorossi sembrino finalmente giocare da squadra. Dopo la confortante, almeno da questo punto di vista, prestazione al Ferraris di Genova contro la Sampdoria, la Roma ha confermato anche contro l’Udinese come sia ora in grado di difendere e attaccare seguendo dei movimenti omogenei sul terreno di gioco. Un elemento che parrebbe banale, ma che negli ultimi tempi della gestione Di Francesco era diventata una vera e propria chimera; basta prendere ad esempio la folle vittoria allo Stirpe di Frosinone, dove l’undici giallorosso si gettava in massa in attacco per cercare il gol, lasciando costantemente sguarnita la retroguardia.

La squadra di Ranieri non fa certamente dello spettacolo il suo leitmotiv, tuttavia risulta assai pragmatica, proprio come è nel dna del suo mister. “Bisogna saper fare poche cose sul campo, ma bene”: appare questo il messaggio a chiare lettere instillato dal tecnico di San Saba nella testa dei suoi uomini.

Non bisogna dimenticare, peraltro, le condizioni assai precarie in cui la Roma si è trovata a fronteggiare l’Udinese nel pomeriggio di ieri: in primis, una difesa a quattro con soli centrali e un improbabile Juan Jesus, mancino naturale, come terzino destro. Insomma, seppur avesse contato qualcosa, non era certamente ieri il momento giusto per esigere del calcio champagne alla ‘Magica’.

Sempre in riferimento agli aspetti positivi emersi, tra questi c’è di certo da annoverare Antonio Mirante. Giunto nella Capitale in estate in punta di piedi con il chiaro ruolo di dodicesimo alle spalle del titolare svedese Robin Olsen, l’ex Bologna, complici i vari disastri combinati dal numero uno voluto da Monchi, ha saputo aspettare il suo momento in tutta tranquillità e ora, a trentasei anni, si gode la sua fase da protagonista in una ‘grande’, dopo anni trascorsi a difendere i pali di squadre meno blasonate. Il portiere cresciuto nel settore giovanile della Juventus appare essere riuscito a conferire alla propria difesa quella sicurezza spesso mancata quando in campo c’era Olsen. Qualcuno ha anche parlato di problemi di comunicazione, a causa della lingua, tra lo svedese ex Copenhagen e i suoi compagni di reparto; qualunque sia la reale motivazione, con Mirante la situazione sembra essere decisamente cambiata (in positivo).

Ranieri, infine, è stato ieri abile stratega anche nel ‘leggere’ la partita in corso d’opera. Dopo quarantacinque minuti di ordine in campo, ma anche di scarsa pericolosità verso la porta difesa da Musso, inserendo Florenzi al posto dell’acciaccato Juan Jesus e Lorenzo Pellegrini in luogo del come al solito evanescente Patrik Schick, l’allenatore della Roma ha completamente stravolto la fisionomia della propria formazione e dell’inerzia della sfida, facendo pendere l’ago della bilancia dalla parte giallorossa.

Certo, non si può pensare che tutti i problemi palesati dalla Roma nel corso di questa tribolata stagione siano stati magicamente risolti, anche perché l’Udinese in alcuni tratti della sfida è parsa fin troppo pericolosa dalle parti di Mirante, ma intanto ci si può e ci si deve accontentare di riuscire a vedere finalmente in campo una ‘squadra’ e non undici calciatori riversati sul terreno di gioco senza né capo né coda.

Ora come non mai, il coro della Sud che esclama “Dammi tre punti, non chiedermi nientedeve assurgere a vero e proprio inno giallorosso, da ascoltare e recitare con la mano sul petto fino al termine del campionato.

Lo spettacolo può attendere.


Serie A, l'Inter vince a Frosinone. Di Nainggolan, Perisic su rigore e Vecino i gol dei nerazzurri

Segna, controlla, si addormenta, rischia e alla fine dilaga. L'Inter vince 3-1 a Frosinone e mantiene il vantaggio sulle inseguitrici, in ottica qualificazione alla prossima Champions. Ma il secondo tempo dei nerazzurri rischiava di complicare parecchio una serata che sembrava tranquilla. L'Inter passa al 19': ripartenza veloce, D'Ambrosio dalla destra pennella in mezzo per Nainggolan che tutto solo di testa batte Sportiello. Il Frosinone abbozza una reazione, ma ai ciociari manca inventiva e Handanovic rischia poco o nulla. L'unica palla gol è un colpo di testa di Paganini su cross di Beghetto che finisce di un soffio alto. Al 37', poi, Chibsah pensa bene di cinturare Skriniar sul corner di Perisic: rigore. Il croato sottrae la palla a Icardi e raddoppia dal dischetto. Prima dell'intervallo Politano a tu per tu con Sportiello si mangia il tris calciando sul portiere in uscita. I padroni di casa entrano con un po' più di verve nella ripresa e al 61' Cassata con un tiro da fuori sorprende Handanovic accorciando le distanze. L'Inter si spaventa e Ciano su punizione subito dopo va vicinissimo al pari. Anche nel finale i ciociari ci provano, ma con poco costrutto e anzi è Icardi a divorarsi due volte il tris, prima di servire la palla del 3-1 a Vecino in contropiede nel recupero. Spalletti porta così a casa 3 punti fondamentali per la corsa Champions.


Serie A, il Napoli vince e manda il Chievo in Serie B

E' terminato il match delle 18 con il Napoli che ha vinto con un tondo 3-1 il Chievo al Bentegodi.
Il primo tempo è terminato in favore dei partenopei grazie alla rete di Koulibaly al 15'. Nella ripresa al 64' raddoppia Milik con Koulibaly che all'81' chiude il match con la doppietta personale.
Al 90' accorcia le distanze Cesar, un gol che non serve a molto con il Chievo che retrocede matematicamente in Serie B.


Tante le pretendenti di Zaniolo, ma la Roma vuole blindarlo

Una stagione da incorniciare per Nicolò Zaniolo, che alla prima esperienza in Serie A si è messo in evidenza con ottime giocate e grandi margini di crescita. La Roma però dovrà stare attenta all'assalto delle big, che seguono il giocatore e vorrebbero acquistarlo nella prossima sessione di mercato. Tante le squadre che mirano a Zaniolo; tra le quali vi sono Juventus, Real Madrid, Manchester City e Bayern Monaco. La Roma, come riferisce gazzetta.it, non vorrebbe cederlo e lavora al rinnovo contrattuale fino al 2024.


L'omaggio della Roma per El Shaarawy: "Mamma mia che assist" (video)

La Roma ieri ha raggiunto la vittoria contro l'Udinese grazie ad un gol di Dzeko, tornato alla rete all'Olimpico dopo quasi un anno. Grande merito del gol, però, va ad El Shaarawy che ha confezionato l'assist per il bosniaco con un tocco di esterno destro perfetto. Ed è proprio questo gesto tecnico del faraone che la Roma ha voluto omaggiare sul proprio profilo Twitter: "Mamma mia che assist".

 


Batistuta: "Zaniolo deve fare quello che si sente, se andare via o rimanere alla Roma"

Gabriel Omar Batistuta, ex attaccante della Roma, ha rilasciato un'intervista a Rai Due per il programma Dribbling. Tra i vari argomenti anche un parere sul futuro di Zaniolo: "Tra rimanere alla Roma o andare via conta molto cosa vuole lui. Se ha voglia di giocarsi la carriera per una maglia, deve fare quello che sente perché se resta alla Roma solo perché i tifosi lo vogliono non funziona".


Serie A, vince solo la Sampdoria che si aggiudica il derby contro il Genoa. 0-0 le altre due partite

Si sono concluse le tre gare di Serie A giocate nel pomeriggio, con solo la Sampdoria vittoriosa per 2-0 nel derby contro il Genoa. Di Defrel e Quagliarella (rigore) le reti dei blucerchiati. Genoa che ha chiuso in 10 causa espulsione di Biraschi. Pareggio per 0-0 tra Fiorentina-Bologna e Sassuolo-Parma.


Anche Baldini sarà a Boston per l'incontro tra Massara e Pallotta

Il ds giallorosso Frederic Massara volerà domani a Boston per un meeting con il presidente James Pallotta. L’argomento all’ordine del giorno sarà la designazione del nuovo ds giallorosso. Anche Franco Baldini presenzierà all’incontro tra il presidente e il ds ad interim, come riferito da Sky Sport 24.


Serie A, Torino-Cagliari 1-1. Pavoletti risponde a Zaza

Termina sul risultato di 1-1 il lunch match tra Torino e Cagliari. I padroni di casa passano in vantaggio con la rete di Zaza al 52’, per i rossoblù risponde Pavoletti, in gol al 77’. Tre cartellini rossi estratti nel corso della partita: Zaza, Pellegrini e Barella, che lasciano il Cagliari a giocare addirittura in 9 uomini.