La Roma al crocevia
IL MESSAGGERO - CARINA - Tre gare in sei giorni per capire molto. Forse tutto di quello che resta della stagione della Roma. Napoli, Fiorentina e Sampdoria sono il crocevia del rush finale in campionato. Che si divide tra una rincorsa all'ultimo respiro per strappare un posto in Champions e il rischio di scivolare addirittura ai margini dell'Europa League. Perché la Roma è questa: tutto o niente. Soprattutto considerando che la squadra allestita quest'anno vive di alti e bassi e non fa della personalità il suo punto forte.
TERAPIA D'URTO Ranieri ne è consapevole. Oggi sono trascorse tre settimane da quando è subentrato a Di Francesco. Lo ha fatto in punta di piedi cercando l'appoggio della tifoseria dopo aver constatato immediatamente la fragilità del gruppo. Gli sono bastati però 180 minuti per cambiare strategia comunicativa. E le parole nel post-gara di Ferrara ne sono la dimostrazione. Quel «non siamo stati squadra» dice tutto. Dello spogliatoio e dei singoli che in campo hanno paura di loro stessi e di chi hanno davanti. Ecco perché l'allenatore ha subito provato l'all-in mediatico, parlando più da dirigente che da tecnico. Le gare sino al termine del campionato sono dieci ma se la Roma (attualmente a -4 dal Milan, quarto) dovesse rallentare ulteriormente nelle prossime tre, le ultime sette si trasformerebbero in una lunga agonia. Sir Claudio sa di aver rischiato. Bisogna vedere, già domenica con il Napoli, se il suo discorso (con riferimenti agli ingaggi da meritare), sarà utile. L'allenatore di solito non si rivolge così ai suoi giocatori che spesso certe parole le ricordano. Soprattutto quando le cose da male posso volgere al peggio. Ieri, con i nazionali rientrati a Trigoria, ha voluto nuovamente confrontarsi con il gruppo. Poi s'è dedicato a colloqui singoli (tra questi Dzeko, lusingato dal West Ham anche se lui aspetta l'Inter, e Olsen). Discorso, quello allo spogliatoio, volto a richiedere sia maggiore unità d'intenti che consapevolezza della possibilità di centrare la Champions. Anche perché il momento per rientrare o quantomeno rimanere in scia è questo: la Roma ha un calendario in salita ma Milan e Inter non sono da meno. Nelle prossime tre partite, Gattuso affronta la Sampdoria e la Juventus in trasferta, intervallate dall'impegno casalingo contro l'Udinese in piena lotta per la salvezza. L'Inter (ora a +6) ha Lazio e Atalanta a San Siro più l'insidioso match fuori casa contro la Spal. E dopo due turni c'è Inter-Roma (20 aprile).
ROTAZIONE IN DIVENIRE Il futuro è dunque adesso. Tre partite decisive nelle quali ruotare una rosa ancora al minimo. Ieri De Rossi è tornato ad allenarsi parzialmente con il gruppo ma giocare con il Napoli è un'altra cosa. Oggi Pellegrini si riaggregherà alla squadra: entrambi possono essere convocati puntando però ad un buon minutaggio nel match infrasettimanale contro la Fiorentina. Più dubbi su Manolas anche se Ranieri non ha perso le speranze di averlo almeno in panchina. Diverso il discorso per Under e Kolarov che sono a disposizione per domenica, avendo più allenamenti nelle gambe dei compagni. Out invece Florenzi, Pastore e El Shaarawy. Contro Ancelotti si va verso la conferma del 4-4-2 con Dzeko - non al massimo per un leggero fastidio alla coscia e ancora alla ricerca del primo gol stagionale all'Olimpico - pronto a far coppia con Schick.
Fronda grillina sullo stadio, ma Pallotta non demorde
LA REPUBBLICA - FAVALE - È la “maledizione di Tor di Valle”, quel sortilegio che finora ha prodotto dimissioni di assessori (Paolo Berdini), espulsioni di consiglieri (Cristina Grancio), inchieste, arresti (Luca Lanzalone prima, Marcello De Vito poi) e una bufera politica che nessuno, due anni fa, alla chiusura dell’accordo tra Campidoglio e As Roma (progetto modificato, taglio di cubature e di opere pubbliche) poteva forse immaginare. Una maledizione che aleggia ancora su palazzo Senatorio e sui consiglieri 5 Stelle, preoccupati, spaventati e pressati dalla base, alla vigilia del voto sulla variante urbanistica che dovrebbe essere preludio all’inizio dei lavori. D’altronde, proprio in queste ore, James Pallotta ha dettato la sua road map verso Tor di Valle: prima pietra a fine 2019, 28 mesi di lavori e inaugurazione nel 2022 ha spiegato alla statunitense Real Vision in un’intervista che risale a prima dell’ultima retata della procura. Un percorso, quello del patron giallorosso, che non ammette imprevisti e che, invece, a ben guardare è più che accidentato. Lo dicono le prese di posizione dei big del Movimento (da Carla Ruocco a Roberta Lombardi al presidente della commissione antimafia Nicola Morra) e i travagli interni alla maggioranza capitolina che, due giorni fa, ha dovuto assistere alla presa di posizione della commissione urbanistica del IX Municipio (territorio dove insiste Tor di Valle) che ha approvato una delibera che prevede l’annullamento del pubblico interesse dell’opera. Potrebbe essere l’antipasto di un parere negativo da portare nell’Aula del consiglio municipale. E lo stesso potrebbe accadere in XI (dove si avvertirebbero i maggiori disagi sul fronte della mobilità). Lì il minisindaco grillino Mario Torelli ha perso la sua maggioranza e si prepara a sostenere un voto di sfiducia fissato per il 9 aprile. Prima di allora, l’ex consigliera grillina Maria Cristina Restivo (passata al Misto come altri ex M5S in XI) chiede la convocazione della commissione urbanistica.
Paradossalmente, se arrivasse la sfiducia, il Municipio verrebbe commissariato dal Campidoglio e l’eventuale dissenso non potrebbe più essere esplicitato. Ma più del parere dei territori si guarda al voto dell’assemblea capitolina alla variante urbanistica che dovrebbe arrivare entro l’estate: «I tempi sono quelli — ha spiegato il presidente della commissione mobilità Enrico Stefano a Radio Radio — su tutti gli atti ci sarà un ulteriore approfondimento giuridico per fugare qualsiasi dubbio. Se l’esito sarà positivo avremo il dovere di andare avanti». Nonostante il capogruppo M5S Giuliano Pacetti tenti di tenere unita la pattuglia grillina, la fronda critica cresce. Di questa farebbero parte Monica Montella, Alessandra Agnello, Gemma Guerrini («Se voterò contro? No comment»), mentre tra i dubbiosi ci sarebbero Fabio Tranchina, Simona Ficcardi e forse pure la new entry in Aula, Carlo Chiosso, che oggi subentra a De Vito, sospeso dopo l’arresto. «Ci sono dei problemi che vanno affrontati», dice l’architetto che proviene dal tavolo dell’Urbanistica, l’organismo che ha scritto il programma M5S sulla materia, sempre molto critico sull’opera. Per mandare sotto la maggioranza bastano 6 voti contrari dei grillini.
L’effetto Conte sul mercato mondiale
LA REPUBBLICA - CARDONE, PINCI - Da oggi, Antonio Conte sarà libero di conoscere il proprio futuro. La data del 29 marzo è segnata in rosso sul suo calendario: il giorno della discussione sul contenzioso aperto col Chelsea. Ballano 9 milioni di sterline, circa 11 milioni di euro, i soldi che - dopo il licenziamento di luglio - il club inglese rischia di dover pagare come buonuscita all’allenatore più desiderato d’Italia. In effetti non c’è una sola delle grandi che in queste settimane non abbia pensato di ripartire da lui: Juve, Inter, Milan, Roma, quella di Conte è un’idea comune, che accarezzano pure le grandi d’Europa, dal Bayern allo United. Certo, lui ha deciso: vuole rimettersi in gioco dopo il sabbatico che si è imposto, complice la disputa legale finita all’Arbitrato degli allenatori di Premier League. Nessun tentativo di conciliazione è riuscito, oggi deciderà il Tribunale di Londra. Sul piatto gli 11 milioni di euro, che i Blues di Abramovich ritengono di non dovergli perché il suo braccio di ferro con Diego Costa avrebbe svalutato il centravanti (venduto in realtà a 30 anni per 60 milioni). Tutto ciò serve almeno a ricordare, a chi lo cerca, che Conte costa tanto, almeno 10 milioni di euro netti, anche se trattabili. Giocare la prossima Champions, per averlo, è indispensabile: per motivi economici, ovvio, ma pure d’ambizione.
«La prossima squadra deve consentirmi di dare entro due anni l’assalto alla Champions League», ha confessato lui a chi lo ha cercato. Per questo, forse, la prospettiva più suggestiva è quella di un ritorno alla Juventus. Sempre che, ovviamente, Andrea Agnelli non soddisfi nel frattempo l’ossessione (comune) di prendersi il trono d’Europa: tornare a Torino, in quel caso, non avrebbe senso, nonostante il ds Paratici consideri Antonio la miglior soluzione possibile per sostituire Allegri. Anche il milanista Leonardo ha una vera passione per l’ex ct azzurro, e una mezza parola tra i due c’era anche stata. I risultati però hanno rafforzato la posizione di Gattuso frenando l’idea del manager, anche se con Rino il feeling è scarso (eufemismo). Molto più concreta è diventata nei mesi la pista interista. Suning è in vantaggio su tutti, punto. Anche per il nome del nuovo ad interista: Beppe Marotta, che con Conte condivise i successi juventini e che dopo il trasferimento a Milano ha avuto con lui più di un colloquio. Per la nuova Inter - che ricomincerà senza Spalletti e verosimilmente senza Icardi e Perisic, ma con Godin - è il nome più caldo. A patto di costruire per lui «una squadra da Champions», è chiaro. Quella che difficilmente potrebbe offrirgli la Roma, oggi quinta in classifica. Nei mesi scorsi però il club ha provato con decisione ad assicurarsi l’ex rivale della Juve, ora l’uomo che più sogna la parte giallorossa della città. A novembre, quando Pallotta chiedeva a Monchi un “piano B” nel caso volesse esonerare Di Francesco, qualcuno con Conte parlò. «Squadre in corsa non ne prendo», rispose. Oggi la prima scelta per il futuro romanista è un’altra: Maurizio Sarri. Proprio l’erede di Conte a Londra.
Arriva il Napoli: De Rossi ci prova, Dzeko sta meglio e chiede scusa
LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Totti ricorda il suo esordio in serie A, lontano ventisei anni, De Rossi prova a recuperare per il Napoli. In mezzo, la conferenza stampa di Ranieri che per la seconda volta preferisce anticipare di un giorno l’incontro con la stampa, a Trigoria, per concentrarsi domani, alla vigilia, solamente sulla gara. Il tecnico spera di poter almeno convocare il numero 16, che ha ieri svolto una parte della seduta di allenamento con i compagni. Troppo importante la sfida con la squadra di Ancelotti, troppo il nervosismo all’interno dello spogliatoio, a cominciare da Dzeko che è rientrato dalla nazionale e ha svolto ieri accertamenti a Villa Stuart. Nessun problema muscolare particolare, l’attaccante ha chiesto scusa ai compagni per la lite con ElSha a Ferrara e ha rassicurato un po’ tutti: domenica all’Olimpico (ore 15) sarà regolarmente in campo a guidare la squadra. Vorrebbe andare almeno in panchina, De Rossi, reduce da uno stop per un problema al polpaccio, e tra oggi e domani, insieme allo staff medico, valuterà le sue condizioni, decidendo il da farsi. Intanto Totti, a Doha — dove con la dirigenza della Roma sta partecipando a dei meeting con gli sponsor — ricorda il suo trascorso da giocatore. «Restare alla Roma è stata una scelta di vita. Sono stato vicino al Real Madrid, ma non sono andato per rispetto ai tifosi e credo di aver fatto la scelta più giusta: indossare solo la maglia che amo».
InsideRoma Daily News | Roma-Napoli arbitra Calvarese, De Rossi potrebbe essere della partita. Pallotta: "Spero di avere lo stadio entro tre anni"
NOTIZIE DEL GIORNO | 28 marzo 2019
QUI ROMA
La Roma è tornata ad allenarsi questa mattina alle 11 al Centro Fulvio Bernardini di Trigoria in vista della sfida di domenica alle 15 contro il Napoli allo stadio Olimpico. Dzeko e Schick hanno svolto una seduta di recupero dopo gli impegni in Nazionale. Kolarov e De Rossi si sono allenati in parte in modo individuale ed in parte col gruppo, mentre per Santon c'è stato l'individuale programmato. Manolas, Pellegrini e Pastorehanno fatto individuale in campo. Le loro condizioni, come quelle di De Rossi, continueranno a essere monitorate giorno per giorno. Non ci sono passi indietro ma prima di sbilanciarsi sulla loro presenza contro i partenopei, lo staff medico preferisce aspettare. Solo terapie, invece, per Florenzi ed El Shaarawy alle prese con i rispettivi infortuni. Questo il programma giornaliero: prima riscaldamento, quindi lavoro atletico ed infine esercitazioni tattiche. I giallorossi torneranno in campo domattina alle 11.
Il match contro i partenopei sarà diretto da Calvarese, Giacomelli al VAR.
Il calvario di Daniele De Rossi potrebbe esser terminato. Il capitano giallorosso, infatti, potrebbe essere convocato per la sfida contro il Napoli anche se difficilmente verrà impiegato dall'inizio. Questo è quanto fa sapere Sky Sport e finalmente il tecnico Claudio Ranieri potrà avere per la prima volta a disposizione uno degli elementi chiave della squadra.
La Roma e l'entourage di Nicolò Zaniolo si ritroveranno ad aprile per parlare di rinnovo. Questo è quanto afferma Sky Sport, che spiega come questo incontro sarà il primo dopo l'addio di Monchi e si spera che al più presto arrivi la fumata bianca, visto che sono diversi i club interessati al numero 22 giallorosso.
La Roma smentisce che Edin Dzeko si sia sottoposto ad infiltrazioni in Nazionale spiega che "non sussiste alcun elemento di preoccupazione" per il centravanti bosniaco. Questo è quanto fa sapere lo stesso club capitolino anche dopo i controlli effettuati in mattinata a Villa Stuart.
INTERVISTE
Pallotta: "Spero in tre anni di avere lo stadio"
Emerson: "Roma discontinua ma è l'unica squadra che può giocare al livello della Juventus in Italia"
Rosella Sensi contro Pallotta: "Basta bugie sulla mia famiglia per giustificare il fallimento"
Ranieri e Ancelotti, ritorno al passato con un presente tutto da scrivere
INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - Domenica 31 marzo ritorna il campionato. Dopo la sosta forzata a causa degli impegni delle varie selezioni nazionali in previsioni di Euro 2020, la Serie A si ripropone in grande stile con il big match della ventinovesima giornata tra Roma e Napoli. I giallorossi sono obbligati a vincere per poter sperare ancora nella qualificazione alla prossima edizione della Champions League e dovranno tentare nell'impresa con ancora parecchie defezioni importanti, ultime quelle di Alessandro Florenzi e Stephan El Shaarawy; i partenopei, dal canto loro, scenderanno in campo alle ore 15 non tanto per avvicinare la Juventus di CR7, che appare ormai imprendibile, quanto per provare ad allungare il proprio vantaggio sull'Inter di Luciano Spalletti, terza in classifica a -7 dagli azzurri.
Roma-Napoli è anche la sfida tra Claudio Ranieri e Carlo Ancelotti, due monumenti del calcio italiano, ma anche "due destini che si uniscono", come cantavano i Tiromancino nell'ormai lontano anno 2000, in riferimento a quelle compagini che domenica prossima saranno le loro rispettive avversarie.
L'attuale mister giallorosso, infatti, ha vissuto all'ombra del Vesuvio un anno e mezzo, quando la sua carriera come tecnico era ancora pressoché agli albori. Estate 1991. Napoli vive un momento sportivamente (e non solo, visto quanto 'El Pibe de Oro' abbia rappresentato per l'intera città) drammatico: Diego Armando Maradona, dopo aver regalato trofei e giocate mai viste da quelle parti prima, saluta la città partenopea.
Il presidente Corrado Ferlaino, nonostante l'inizio della crisi economica della società, che avrebbe poi portato a un lento e costante declino, tenta di mantenere la compagine campana ad alti livelli; come successore in panchina dello 'scudettato' Bigon, viene scelto proprio Claudio Ranieri. Si tratta di un profilo giovane, appena quarant'anni, ma non per questo privo di esperienza e successi: l'allenatore testaccino, infatti, nei tre anni immediatamente precedenti è stato in grado di condurre il Cagliari dalla Serie C alla Serie A e di salvare con un turno di anticipo i sardi nella loro prima stagione al ritorno nella massima serie.
Ranieri, consapevole della situazione societaria tutt'altro che florida, non chiede molti rinforzi: arrivano i difensori Tarantino e Blanc, il centrocampista De Agostini e l'attaccante Padovano. In attacco, l'ex Cagliari punta forte sul rilancio di Careca e su una giovane stella di cui si parla un gran bene: Gianfranco Zola. Si tratta di scelte che pagheranno. Il Napoli, infatti, conclude quarto in classifica, piazzamento che consente la qualificazione alla successiva Coppa UEFA, dopo un girone d'andata in cui emergono addirittura pensieri di lotta per lo scudetto. Non male come primo anno d.M. (dopo Maradona).
La stagione seguente, invece, è tutta da dimenticare. Inizia male e finisce peggio: già a novembre, dopo una serie di cinque sconfitte in otto partite, culminata con l'eliminazione dalla Coppa UEFA per mano del Psg, Claudio Ranieri viene esonerato. Nonostante tutto, l'attuale mister giallorosso ricorderà sempre con piacere negli anni a venire la sua esperienza partenopea, vista come il vero inizio di una carriera su panchine ad alto livello.
Come detto, domenica prossima, allo Stadio Olimpico, Ranieri si troverà di fronte Carlo Ancelotti, a sua volta storicamente legato a doppio filo con la Roma.
È l'estate del 1979, quando il Parma si appresta a vivere la stagione tra i cadetti, a seguito della promozione ottenuta soltanto pochi mesi prima dalla Serie C. Con gli emiliani gioca un talento puro, nato a Reggiolo, di appena vent'anni: Carlo Ancelotti, appunto. Nils Liedholm, al suo secondo soggiorno romanista, vuole a tutti i costi portare il ragazzo nella capitale. L'allora presidente giallorosso Dino Viola dà carta bianca al suo ds Luciano Moggi (sì, proprio lui) per strappare il giovane ai gialloblu.
La trattativa è lunga e difficoltosa, poiché il Parma vorrebbe tenere almeno un altro anno Ancelotti. Alla fine, la società emiliana si lascia convincere dalla proposta monstre (per l'epoca) di Moggi: 750 milioni di lire per la metà del cartellino del centrocampista. A posteriori, un affare colossale per la Roma.
Liedholm è entusiasta dell'arrivo del centrocampista e lo fa diventare sin da subito un perno della sua linea mediana. Purtroppo, negli otto anni trascorsi all'ombra del 'Cupolone', Ancelotti viene afflitto da diversi, seri infortuni alle ginocchia, che non affliggono il suo sempre ottimo rendimento, ma spesso lo tengono fuori da appuntamenti importanti (una su tutte, la maledetta Finale di Coppa dei Campioni del 1984 contro il Liverpool).
Tutto ciò, non impedisce comunque a Carlo Ancelotti di essere tra i protagonisti dello storico secondo scudetto giallorosso e di diventare un vero e proprio perno della Roma, il cui coronamento appare la fascia da capitano al braccio a partire dalla stagione 1985/1986.
Nell'estate del 1987, tuttavia, Dino Viola commette l'errore di ritenere concluso il ciclo romano del centrocampista e credere pressoché sul viale del tramonto la carriera del ragazzo. Ancelotti ritrova Liedholm al Milan e disputa altre quattro stagioni a grandissimi livelli, vincendo una Supercoppa Italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali.
Appesi gli scarpini al chiodo, inizia la 'saga' che vuole, a cicli regolari l'avvento, di Ancelotti sulla panchina della Roma: un tormentone che anno dopo anno, anche tra i tifosi, prende i contorni del grottesco.
Il momento in cui si è più vicini al matrimonio risale all'estate del 2005. La Roma è reduce da una stagione drammatica, con l'alternarsi di quattro allenatori sulla propria panchina e una salvezza matematica raggiunta soltanto alla penultima giornata grazie a una prodezza di Antonio Cassano a Bergamo. La società è ormai sostanzialmente in mano a Rosella Sensi, che assume le redini al posto del padre Franco, ormai molto provato dalla malattia che lo affligge. L'amministratore delegato giallorosso chiede a Bruno Conti (colui che per ultimo si è seduto sulla panchina romanista nella stagione 2004/2005) di contattare Carlo Ancelotti per sondare la sua disponibilità a trasferirsi nella mai dimenticata Capitale.
Il tecnico milanista ci pensa realmente su e si arriva a un passo dall'accordo. Certo, Ancelotti non avrebbe a disposizione nella Roma tutti i campioni di cui può disporre in rossonero, ma evidentemente l'idea di ripartire da zero con un ciclo ambizioso in giallorosso lo stuzzica non poco. Tuttavia, dopo la disfatta clamorosa nella finale contro il Liverpool di Istanbul, Ancelotti sceglie di restare nella città meneghina, non ritenendo ancora concluso il suo percorso in rossonero.
Altre dichiarazioni degne di note ci portano indietro a gennaio del 2009. La Roma di Luciano Spalletti, dopo anni di calcio champagne e assalti (purtroppo neutralizzati) allo scudetto, sta vivendo una stagione di troppo bassi e pochi alti. All'Olimpico arriva il Milan sempre di Ancelotti, che nella conferenza stampa pre-partita 'accende' il match affermando: "Auguro a Luciano di vincere la Champions League quest'anno e poi di lasciarmi il posto sulla panchina della Roma. Voglio concludere lì la mia carriera". Spalletti, che in quel momento l'emblema della serenità certo non è e inizia a vedere fantasmi che lo vorrebbero fuori da Roma dappertutto, vive le dichiarazioni del mister rossonero come una provocazione e risponde con un gesto plateale di invito a sedersi sulla panchina giallorossa dopo lo scambio di abbracci che precede la gara sul terreno dell'Olimpico.
Seguono altri anni di dichiarazioni d'amore di Ancelotti verso la Roma, ma mai una reale disponibilità a prendersi quel posto che tanto ha sempre sostenuto di desiderare.
Higuain: "Il mio futuro è al Chelsea"
Gonzalo Higuain, attaccante del Chelsea, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Fox Sports riguardo il suo addio alla nazionale argentina. Sul suo futuro, date alcune voci che lo volevano a Roma, ha precisato:
“Mi sto godendo questa nuova esperienza. Mi sono dovuto adattare il più rapidamente possibile per dimostrare che sono arrivato in una squadra per restarci. Sono contento della mia carriera, sono stato fortunato. Ho giocato nei tre migliori campionati al mondo e l’ho fatto con le squadre migliori".
Damiani: "Massara è un professionista, può prendere il posto di Monchi"
Oscar Damiani è stato intervistato da Centro Suono Sport. Il procuratore ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla questione riguardante il futuro DS giallorosso:
“Luis Campos è una persona di grande esperienza, al Lille ha fatto un lavoro eccellente, è secondo in classifica, sta facendo bene, ha scoperto molti giovani in gamba, lo conosco bene. Non so se Campos verrà, non penso comunque se qualora venisse alla Roma sarebbe giusto dargli carta bianca, lui deve confrontarsi col presidente. Prima c’è la società, che è la parte più importante, poi il resto. Pallotta e le persone più vicine a lui devono avere le idee chiare sul da farsi, poi in caso demandano a qualcuno come il direttore sportivo. Non mi aspettavo che l’esperienza di Monchi alla Roma terminasse così, nella capitale sono mancati i risultati e quindi ha pagato la persona che si è occupata dei trasferimenti. Massara è un professionista, può prendere il suo posto, forse è giusto che faccia il salto di qualità, magari con Totti al suo fianco”.
Rosella Sensi contro Pallotta: "Basta bugie sulla mia famiglia per giustificare il fallimento"
LEGGO.IT - BALZANI - Basta alibi. Sono stufa delle bugie di Pallotta sulla mia famiglia!”. Anche la serafica Rosella Sensi stavolta ha perso le staffe e ha deciso di replicare all’ennesimo attacco. L’ex presidente della Roma ha affidato, pochi minuti fa a Leggo, una risposta chiara e precisa a James Pallotta attuale proprietario del club giallorosso. L’americano, in un’intervista rilasciata qualche giorno fa all’emittente americana Real Vision ma uscita solo nella mattinata di oggi, ha tirato in ballo ancora una volta i problemi legati all’acquisto della Roma nel 2011 a causa di una situazione debitoria definita “grave” dallo stesso Pallotta. “Dopo anni di continue “imprecisioni”, nel migliore dei casi, sullo stato patrimoniale della As Roma sotto la proprietà della mia famiglia come comodo alibi per rinviare risultati sportivi ed economici non in linea con le aspettative, è arrivato il momento di mettere un punto - ha dichiarato la Sensi a Leggo -. Sono stanca di sentir sindacare su come la mia famiglia e mio papà per amore della Roma hanno speso soldi o accumulato debiti che non riguardavano il club ma solo il patrimonio privato. Quando Pallotta ha preso la Roma c’era una situazione di passività consolidata irrisoria. Sono dati oggettivi, non chiacchiere. Forse il presidente è mal informato o mal consigliato”. Poi lo invita a un confronto faccia a faccia: “Sono pronta a confrontarmi con lui quando vuole su questo argomento per spiegarglielo direttamente. Oggi la situazione patrimoniale è diversa ma non sarò io a commentarla in quanto lo trovo un esercizio poco elegante. Da tifosa e innamorata della Roma mi auguro che la Roma possa raccogliere quanto prima i successi sportivi che merita e che mancano da tempo. E spero che non si parli più in maniera inesatta del passato per trovare alibi del presente. Forza Roma”. Ma cosa aveva detto Pallotta? Il presidente, e non è la prima volta, ha tirato in ballo in un’intervista in cui si parlava del suo ingresso nel mondo del calcio e del progetto stadio proprio le problematiche relative all’acquisto del club. “Quando abbiamo acquistato il club, la società era in grave difficoltà finanziaria - ha detto Pallotta -. I precedenti proprietari, anche se potevano aver fatto un buon lavoro negli anni sul campo, avevano preso alcuni prestiti e avevano una grande quantità di debiti – principalmente con le banche. Con l’Unicredit che credo fosse sostanzialmente il proprietario del club. Quindi abbiamo avuto molto da fare per cambiare la situazione, praticamente ho passato i primi due anni quasi solamente a combattere con le banche Alla fine, dopo pochi anni, ci siamo liberati di tutti i debiti”.
Schick nel mirino di Everton e Lipsia
Dopo le voci su un possibile addio di Dzeko si susseguono anche quelle legate ad un trasferimento di Patrick Schick. L'attaccante ceco, che già a gennaio è stato vicino al prestito alla Sampdoria, potrebbe lasciare la Roma non avendo ancora convinto in queste due stagioni in giallorosso. Schick, come riferisce tuttomercatoweb.com, piace molto ad Everton e Lipsia; che potrebbero prenderlo per una cifra di circa 30 milioni di euro. Ma non viene eslusa anche l'ipotesi di prestito con diritto di riscatto.
Ag. Cangiano: "Mi ricorda Insigne per qualità tecniche e balistiche. Ha un solo anno di contratto"
Clemente Severati, agente del giovane giallorosso Cangiano, ha parlato delle qualità e della stagione del suo assistito; che ha già toccato doppia cifra di reti alla sua prima stagione con la Primavera. Queste le sue parole a tuttomercatoweb.com: "Riesce a interpretare bene entrambe le fasi, sia quella offensiva che quella difensiva, e nel 4-3-3 di oggi gli allenatori chiedono versalità agli esterni alti. Lui dà buon equilibrio tattico. Poi ha forza nelle gambe, superiore alla media, è difficile da marcare nell'uno contro uno. Mi ricorda Insigne per qualità balistiche e tecniche, nonostante non sia molto alto è forte di testa, ne segna 4-5 così. È nato a Napoli ma è alla Roma sin da bambino, legge molto bene le situazioni di gioco. È in Nazionale e ha un solo anno di contratto".
Riise: "La Roma è nel mio cuore, mi manca giocare all'Olimpico. Il miglior ricordo, giocare con Totti" (video)
John Arne Riise, ex giocatore della Roma, era presente a New York per i sorteggi della prossima ICC, alla quale parteciperanno anche i giallorossi. Al termine dell'evento l'ex terzino ha risposto ad alcune domand dei tifosi tramite il profilo Instagram della società:
Quali sono i tuoi migliori ricordi con la Roma?
"Sono due: il primo, giocare con Totti. Il secondo è il gol vincente contro la Juventus".
La Roma è ancora nel tuo cuore?
"Certamente. Mi manca la città, la squadra, i tifosi e soprattutto giocare allo Stadio Olimpico".
Cosa pensi di Kolarov?
"Di solito la domanda è chi tira più forte tra me e lui. Penso sia io. Ho un tiro più potente, forse lui è più preciso sui calci di punizione".
In seguito ha ricordato un aneddoto legato alla sfida di Champions League 2008/09 contro l'Arsenal, che ha visto la Roma eliminata ai rigori. Queste le sue parole tramite il profilo Twitter della Roma:
"Avevamo molti infortunati, ho dovuto giocare da centrale di difesa qualche minuto nel primo tempo. Probabilmente è stata la mia miglior partita con la maglia della Roma. È stata una di quelle partite in cui ti riesce tutto. Cosa ho pensato quando ho dovuto giocare da centrale? Avevo fatto qualche allenamento in quel ruolo viste le assenze, ma sono comunque partito a sinistra. Poi un nuovo infortunio e mi sono dovuto spostare, ero solo concentrato nel fare al meglio il mio lavoro e ha funzionato. Ripeto, è stata una delle mie miglior partite con la maglia giallorossa, ma avrei preferito giocare male e vincere piuttosto che bene e perdere, dato che alla fine siamo stati eliminati. Come ci siamo sentiti quando i tifosi sono venuti a Trigoria per ringraziarci? Quando arrivi alla Roma capisci immediatamente quanto siano importanti i tifosi. Per me era importante sentire il loro amore, essere apprezzato per come giocavo. Quella partita ha cambiato tante cose per me, l'amore eccezionale che abbiamo ricevuto dai tifosi a Trigoria... Tutti i tifosi vogliono il 100% dell'impegno, è quello che conta e piacevo a loro per questo. È per questo che mi manca Roma, l'affetto che ho ricevuto e che continuo a ricevere è incredibile, non lo dimenticherò mai".
Ieri @JARiiseOfficial ci ha raccontato i suoi ricordi del Roma-Arsenal di Champions League del 2008-09#ICC2019 #ASRoma pic.twitter.com/0LrXO0D0Dr
— AS Roma (@OfficialASRoma) 28 marzo 2019