Manolas: "Nessuna reazione dopo il 2° gol"
IL MESSAGGERO - Kostas Manolas è stordito come un pugile caduto a terra al dodicesimo round. Lui, che ha stretto i denti per esserci contro il Napoli, a fine gara appare pentito del sacrificio fatto per via del risultato e dello scarso rendimento in campo di alcuni compagni: «Non abbiamo avuto nessuna reazione, soprattutto dopo il secondo gol, ma non penso che i giocatori non siano all’altezza», sono parole del difensore sorpreso dalle telecamere dopo la papera di Olsen con un’espressione che racconta tutta la sua frustrazione. Kostas, reduce da un infortunio al polpaccio, punta il dito verso i preparatori atletici per la lunga lista di guai muscolari che in questa stagione hanno decimato la Roma: «Sono preoccupato. La squadra è stata poche volte al completo. Abbiamo avuto tanti infortuni, non possiamo stare mai al 100% e poi quando accade così spesso non trovi mai la condizione. Perché così tanti? Non sono un preparatore fisico, bisogna chiedere a chi è responsabile. Devono dare loro la risposta, non so di chi sia la colpa perché io devo fare il calciatore, è questo il mio lavoro». L’obiettivo qualificazione in Champions è ormai sfumato, o comunque molto complicato da centrare, resta alla portata l’Europa League: «La forza la dobbiamo trovare perché non posso pensare che la Roma possa restare fuori dall’Europa. Non ci sentiamo già in vacanza». La clausola da 36 milioni, un contratto non ancora rinnovato, la procura affidata a Mino Raiola e blasonati club europei pronti a ingaggiarlo, mettono di fatto Manolas sul mercato: «Cosa accadrà? Lo sa solo Dio».
Totti reclama un ruolo più autonomo e operativo
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Neppure nei peggiori incubi, uno avrebbe immaginato di fare i conti con lo scempio che la Roma partita dopo partita sta regalando alla sua gente. L’effetto Ranieri, chiamato al capezzale di una squadra più marcia che malata, è già svanito. Anche se resta da stabilire, innanzi tutto, se ci sia stato realmente un effetto Ranieri. E qui abbiamo seri dubbi. La Roma, oggi come ieri, continua a non essere una squadra. È un qualcosa di indefinito, di terribile per gli occhi e per il cuore. Più che di una rivoluzione, nei prossimi mesi ci sarà bisogno di una rifondazione. A tutti i livelli. In campo e fuori. Il tempo delle chiacchiere e delle balle è scaduto da mesi. Servono uomini veri e competenti, e fatti concreti. Francesco Totti, non un nome a caso, si è stancato di stare con le mani in mano. Si è stufato, dando un’occhiata avvelenata ai risultati, di fare più il gagliardetto che il dirigente della Roma. E ieri l’ha detto in tv senza mezze misure. Fornendo all’interlocutore, forse per la prima volta in maniera netta, l’impressione di trovarsi di fronte un dirigente del club e non più il suo (ex)Capitano. Ha ricordato, Francesco, di aver suggerito il nome di Claudio Ranieri (chi altri sarebbe venuto per tre mesi, sennò?) per il post Di Francesco, ha accennato con cognizione di ruolo al futuro di De Rossi («Se se la sente di continuare ci metteremo intorno a un tavolo e decideremo») e di Zaniolo («Affronteremo la questione del rinnovo e decideremo insieme la cosa migliore»), ha rivendicato, in punta di lingua, un ruolo più decisivo all’interno della Roma. «Ne ho già parlato con chi di dovere», ha spiegato, «ma adesso non voglio andare oltre. Di certo, se ci saranno novità io cambierò...». Il che, tradotto, vuol dire: addio Totti gagliardetto, spazio a Totti dirigente al cento per cento.
IL FUTURO - Già, ma con quali mansioni? Francesco è stanco (o seccato) di dover fare i conti con suggerimenti (tecnici) che arrivano da lontano e che planano su Trigoria dopo esser passati per Boston. Lui al Bernardini ci sta tutti i giorni, non fa la spola tra Londra e Città del Capo e, quindi, sa tutto di tutti. Non ha più intenzione di dover accettare scelte e decisioni che passano ad alta quota sulla sua testa. Ecco perché rivendica una mansione più operativa nella gestione sportiva della Roma. L’etichetta mettetela voi: non conta. Conta, se mai, un ruolo di responsabilità che gli consenta di stare accanto, anzi attaccato alla squadra. Con il compito/potere di alzare la voce, di non perdonare nulla a nessuno. Di far rispettare la Roma e la sua Storia, oggi maltrattata da troppi piccoli uomini. E poi peggio di quanto stanno facendo ora, Totti non potrà mai farlo.
Sor Claudio alza le mani, l'aggiustatore stavolta sembra aver peggiorato i danni
IL MESSAGGERO - CARINA - L'aggiustatore non aggiusta più. Sono bastati 270 minuti per fiaccare anche l'entusiasmo di Ranieri. Arrivato con mille propositi, Sir Claudio ieri è apparso in grande difficoltà. Sia a livello tecnico-tattico che mediatico. In campo è stato surclassato da Ancelotti, non riuscendo a porre rimedio al gioco del Napoli che si sviluppava perlopiù sulle fasce. Fuori, essendosi già giocato a Ferrara la carta della reprimenda pubblica al gruppo, ha virato sull'evidente disparità di condizione atletica tra le due squadre: «C'è poco da fare se gli altri corrono di più e ti mettono in mezzo...». Ha ragione da vendere: la Roma non corre poco, cammina. Il problema però è che lo faceva anche prima del suo arrivo. E nonostante l'ecatombe muscolare fosse una costante da inizio stagione, prima del ko del derby, i calciatori che ieri non riuscivano a fare due passaggi di fila e arrivavano sempre secondi sul pallone, erano comunque riusciti a inanellare una serie di 6 vittorie e due pareggi. Premessa d'obbligo: non è in atto una riabilitazione di Di Francesco che ha commesso molti errori (e li ha pagati) ma la semplice constatazione di fatti e numeri. Della serie: la precarietà atletica esisteva anche prima, nonostante in molti alludessero ad «un mero problema di testa» (cit.). Ma insieme a questa si vedeva anche un minimo di organizzazione e un'idea di gioco. La Roma durava un'ora ma almeno in quei 60 minuti pressava, provava a verticalizzare, non sempre riuscendoci, creava occasioni da rete e quello che più conta nel gioco del calcio, tirava in porta. Nelle ultime 2 gare, invece, non s'è visto nulla. Solo lanci lunghi a superare la mediana avversaria, sperando di sfruttare le seconde palle. Ma se la condizione atletica non ti assiste, sul pallone arrivi sempre secondo. L'alternativa è pallone a Perotti e vediamo cosa accade. Se salta l'uomo, bene. Altrimenti non c'è un'altra opzione: notte fonda.
EX TINKERMAN - Senza contare la confusione tattica. Il tecnico di San Saba si è presentato annunciando che la prima cosa da fare era «trovare l'equilibrio». In 3 gare ha invece alternato 3 moduli: 4-2-3-1, 4-4-2 (e 4 attaccanti) e il 4-3-3 in corsa di ieri. Nonostante il flop, prova comunque a rilanciare: «Siamo tutti sulla stessa barca, anche se io sono salito da poco. Non penso alle dimissioni. Cerchiamo di arrivare in porto nel miglior modo possibile». Chissà se cambierà idea in caso di ko contro la Fiorentina. Intanto se il porto al quale allude è la Champions, il rischio di naufragare è dietro l'angolo.
Pallotta: "Alibi finiti, fuori gli attributi"
IL MESSAGGERO - Sarebbe apprezzabile che a Trigoria, Boston e Londra qualcuno si assumesse delle responsabilità invece di perseverare con uno scaricabarile stucchevole e poco credibile. E soprattutto destabilizzante. A sentire i protagonisti del crollo giallorosso non esiste un colpevole, o meglio, c'è sempre qualcun altro su cui puntare il dito quando le situazioni diventano complicate. L'ultima lezione in casa Roma su come lavarsene le mani è stata impartita dal presidente James Pallotta che, con un comunicato stringato dettato dagli Stati Uniti e affidato all'account Twitter del club, ha raccontato la sua verità senza fare un accenno di autocritica: «Tutti sanno cosa è andato storto quest'anno e per questo abbiamo dovuto cambiare. Ma il tempo delle scuse è finito. La partita con la Spal è inaccettabile, quella di oggi (ieri, ndc) è stata anche peggiore. I giocatori devono lottare e mostrare che hanno le palle. Nessuno ha più alibi». Dal punto di vista del presidente, quindi, le responsabilità sono da dare ai giocatori perché vili e codardi, ma allora come mai è stato esonerato Di Francesco? È singolare osservare che il capro espiatorio del presidente cambi da una settimana all'altra: prima il direttore sportivo («Ask Monchi» rispondeva il presidente a chi gli chiedeva conto della sconfitta umiliante di Firenze), poi gli arbitri, a seguire di Di Francesco e adesso i giocatori. E pensare che ad agosto scorso Pallotta diceva: «Questa è la mia Roma più forte».
BALDINI HA SCELTO SARRI - I calciatori si difendono (il portavoce è Manolas), affermando che la colpa di tanta inefficienza è dare ai troppi infortuni muscolari (41) che hanno decimato la squadra e non hanno mai permesso ai giallorossi di giocare al completo. Le conseguenze sono note a tutti: licenziati medico sociale e capo dei fisioterapisti. L'ultimo arrivato è Ranieri che ha preso il comando di una barca che fa acqua da tutte le parti e che di certo non ha colpe se non quelle legate ad aspetti tattici, ma anche lui punta il dito verso lo stato atletico dei giocatori e quindi sull'ex allenatore (in caso di esonero non sarà richiamato Di Francesco). In un far west mediatico, Franco Baldini resta in silenzio tra Londra e Città del Capo e lavora sull'allenatore di domani che potrebbe essere Maurizio Sarri. Il tecnico dei Blues è in rotta con i tifosi che durante la vittoria in extremis contro il Cardiff hanno invocato Frank Lampard, ma lui rilancia: «Mi sto abituando alle critiche. Voglio restare e migliorare la situazione».
Roma, il giorno della vergogna
IL MESSAGGERO - TRANI - Sparita, definitivamente. La Roma non c'è più. A 9 partite dal traguardo, si ritira dal torneo (7° posto e sorpasso della Lazio che deve pure recuperare la gara con l'Udinese), incapace di competere per qualsiasi obiettivo, anche quello di consolazione (4° posto). Fuori dalla serie A, come dalla Coppa Italia e dalla Champions. Il Napoli si diverte all'Olimpico: torello e tiro al bersaglio. Ranieri è umiliato da Ancelotti che, festeggiato dalla Sud, al 7° tentativo batte il collega, responsabile quanto i calciatori della nuova figuraccia. Cambia l'allenatore, dunque, e non il risultato. Anzi la situazione precipita: mai persi, in quasi 5 anni, 2 match di fila in campionato. Ultima volta, nel maggio 2014: Garcia in panchina e il 2° posto in cassaforte. Sembra passata una vita.
IMPROVVISAZIONE TOTALE - Fisicamente e tatticamente non c'è stata partita. Ma è la lezione del Napoli, con il 2° posto al sicuro da tempo, a far riflettere, non il distacco di 16 punti in classifica. A rincorrere la zona Champions sembra che ci fosse Ancelotti (esulta a ogni gol), all'Olimpico senza 7 giocatori , e non Ranieri. Che non inquadra il match già in partenza, forzando i recuperi di Manolas, Kolarov e soprattutto di De Rossi per il forfait postdatato di Zaniolo che poi vedremo in campo senza un perché. Con il capitano, scontato il ritorno al 4-2-3-1. Accanto a lui, Nzonzi. Più Cristante trequartista dietro a Dzeko, Schick largo a destra e Perotti a sinistra. Basta un minuto e mezzo per capire che la modifica è superflua: l'assetto resta vulnerabile. Scavetto di Verdi in verticale, controllo volante con il tacco di Milik che spara sul palo coperto per il vantaggio. La Roma è sempre la stessa e prende gol come se piovessero (62 tra serie A e coppe). È successo in 24 delle 29 partite in campionato (in 14 incassando almeno 2 reti a partita). Il trend è desolante. Con la linea a 4, qualsiasi siano gli interpreti schierati, sempre distratta e disorganizzata. Quindi fragile. Il centrocampo non fa mai schermo e gli esterni offensivi non rientrano.
CORREZIONE APPROSSIMATIVA - Il Napoli, con il solito 4-4-2, fa quello che vuole. Accelera, palleggia e conclude. Ranieri improvvisa per interrompere l'esibizione, rivedendo subito l'assetto e riproponendo il 4-3-3, la traccia preferita di Di Francesco, dopo appena 8 minuti. Cristante si allinea a De Rossi e Nzonzi: è il prologo del crollo. La gente non ne può più e fischia ogni passaggio sbagliato. Verdi, su invito da destra di Mertens, si pappa la palla del raddoppio, calciando addosso a Olsen. Fallito il rigore in movimento. Calvarese, su chiamata chic dell'assistente Perotti, annulla la rete di Milik per fuorigioco millimetrico ancora su appoggio di Mertens. La Roma aspetta il recupero per il 1° tiro nello specchio della porta. Che fa momentaneamente la differenza. In premio c'è il pari: Perotti spiazza su rigore Meret che ha atterrato Schick, dopo la torre di Nzonzi che, pescato in area da Dzeko, infierisce in elevazione sull'ex Mario Rui.
CROLLO ANNUNCIATO - Il gol di Perotti, però, non nasconde le lacune di questa squadra allo sbando. La gaffe di Olsen, su cross da destra di Callejon, certifica il 13° ko stagionale (8° in campionato): segna Mertens. Buca De Rossi e fa centro pure Verdi. Sul punteggio di 1-3, la Sud se l'è presa con il presidente Pallotta e a seguire con i calciatori, definiti mercenari e invitati a sfilarsi la maglia. Applausi solo per Zaniolo, dentro per Schick. L'esclusione iniziale della mezzala diventa inconcepibile proprio dopo la decisione di Ranieri di inserirlo poi a partita ormai chiusa. Traversa di Nzonzi prima del poker di Younes. La Roma, nei 6 scontri diretti contro le 4 squadre che la precedono in classifica, ha conquistato solo 3 punti su 18. Ancora nessun successo contro le big. Ranieri, intanto, imita Zeman, l'ultimo a prendere 4 reti in campionato all'Olimpico, il 1° febbraio 2013 contro il Cagliari (2-4). Pagò solo l'allenatore, quella notte. Oggi ancora nessuno.
Furia Napoli all’Olimpico e gli azzurri fanno festa
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Le ultime della Roma sembrano uguali per risultati, errori, mancanza di personalità, di identità tattica e anche di fiato. Un gruppo fragile in tutti i sensi, che non riesce mai a inventare una fine diversa e aggiunge un’altra sconfitta a una stagione che mette a rischio l’obiettivo minimo: posto in Champions e cessioni lucrative. Contestata dai tifosi, sbeffeggiata dagli avversari, sgridata (eufemismo) dal proprietario, a sua volta insultato dall’Olimpico. La Roma non ha trovato alcun beneficio dal cambio di allenatore: tocca i 62 gol incassati in 39 uscite, mostra le rughe impietose di alcuni leader, vedi De Rossi, e le mancanze di presunti sostegni, tipo Nzonzi, Dzeko, Cristante e Olsen.
Inferno Roma. Travolta, è settima e rischia l’Europa
LA GAZZETTA DELLO SPORT - La rabbia di Pallotta è evidente, proprio come il suo nervosismo. Legato all’andamento della squadra ed al traguardo della Champions che si allontana. Ma anche alla situazione-stadio, che il presidente non pensava potesse complicarsi ad un passo dal traguardo. Ecco anche perché ha deciso di mandare a Roma un paio di uomini di sua fiducia, che arriveranno direttamente dall’America nei prossimi giorni. Gente che avrà il compito di vedere e capire, magari indagare e sindacare. [..] In tutto questo, ovviamente, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato proprio il 4-1 subito ieri dalla Roma all’Olimpico. Una sfida in cui, almeno sulla carta, la Roma avrebbe dovuto avere motivazioni a mille e il Napoli magari girare con qualche ruota più sgonfia. Ed invece, in campo, si è visto il contrario, con i partenopei vogliosi di raggiungere una vittoria che invece non sembrava essere tra i pensieri di molti giallorossi. «Stiamo cercando di fare di tutto, ma la verità è che gli altri corrono di più, ti mettono in mezzo, ed allora è difficile aiutare questi ragazzi – ha detto Claudio Ranieri –. Si sono allenati poco, ci sono stati tanti infortuni, le partite. Gruppo fragile? Vedendolo da fuori capisci determinate cose, vivendolo da dentro le capisci ancora di più. Dentro c’è un po’ tutto, l’aspetto fisico e mentale, ma non quello tecnico, perché la squadra di qualità ne ha. Siamo come un pugile, dobbiamo prendere meno botte possibile in faccia perché poi fanno male».
Tragedia greca. Manolas: «Troppi infortuni? Chiedete ai preparatori»
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Appena un anno fa diventava l’eroe nazionale grazie al gol col Barcellona, adesso Kostas Manolas rischia proprio di non disputarla quella coppa che soddisfazioni gli ha regalato. Come sempre è tra gli ultimi ad alzare bandiera bianca, ma si è reso ampiamente conto della maggior qualità del Napoli in tutti gli ambiti, a partire da quello fisico: «Abbiamo avuto troppi infortuni, siamo stati poche volte in campo assieme. Non so i motivi, non sono un preparatore, chiedete a loro». Il greco non vuole comunque mollare: «La responsabilità è di tutti, finché la matematica non ci condanna dobbiamo avere speranza. Non posso pensare alla Roma fuori dall’Europa.» Si ripartirà adesso mercoledì contro la Fiorentina, e lui non ci sarà per squalifica. Dal primo minuto potrebbe rivedersi Under, e Ranieri confida anche nel recupero di Pellegrini. Rimane, ancora, il dubbio Olsen-Mirante.
InsideRoma Daily News | La Roma perde 4-1 con il Napoli. Martedì la conferenza stampa di Ranieri pre-Fiorentina. Manolas: "Napoli superiore a noi in tutto"
NOTIZIE DEL GIORNO | 31 marzo 2019
QUI ROMA
La Roma perde in casa contro il Napoli per 4-1. Milik punisce i giallorossi dopo appena due giri di lancette e, nonostante il momentaneo 1-1 alla fine del primo tempo, raggiunto grazie al rigore trasformato da Perotti, una bruttissima Roma crolla sotto i colpi di Mertens, Verdi e Younes che chiudono il conto. La Roma perde quota in classifica e compromette forse definitivamente la possibilità di arrivare tra le prime quattro a fine campionato.
Manolas, ammonito nel corso della gara, salterà la partita di mercoledì sera contro la Fiorentina.
La squadra riprenderà gli allenamenti domani mattina alle 11, mentre Claudio Ranieri interverrà in conferenza stampa nella giornata di martedì 2 aprile.
INTERVISTE
Ranieri: "E' difficile aiutarli a lavorare. Stiamo cercando di fare di tutto"
Roma-Napoli, quanti doppi ex!
INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Geograficamente tanto vicine, un tempo con tifoserie addirittura gemellate, in grado di dare vita a splendide coreografie durante i cosiddetti ‘derby del sole’: Roma e Napoli, contraddistinte storicamente da un rapporto di amore e odio, hanno visto anche molti calciatori e allenatori avvicendarsi con le casacche o sulle panchine di entrambe.
Su tutti, probabilmente, il caso più rilevante porta al ‘Fornaretto’ di Frascati Amedeo Amadei. Nella Capitale era l'idolo della folla, tanto veloce sulla bici con la quale sbrigava le consegne da ragazzino, quanto sul campo di calcio. In giallorosso visse praticamente tutta la sua carriera, dal '36 al '48, vincendo uno scudetto e segnando la bellezza di 116 gol. Famosa fu la sua richiesta all'Inter di non schierarlo contro la sua ex squadra, qualora quest'ultima avesse navigato in acque torbide, quando si rese necessaria la sua cessione ai nerazzurri. Quello che però non farà a Milano, finirà col realizzarlo negli anni partenopei, dove si trasferì nel 1950 per chiudervi la carriera sei stagioni più tardi. Nel mezzo si ritrovò a decidere proprio un Napoli-Roma, il 9 marzo 1954. Ma nessuno gliene fece una colpa.
Negli anni vissuti alle pendici del Vesuvio, Amadei si ritrovò oltretutto in compagnia di un altro doppio ex, che con lui aveva alzato il tricolore nella Città Eterna. Rispondeva al nome di Naim Krieziu, probabilmente una delle ali più forti si siano mai viste da queste parti. A Roma era arrivato dalla sua Tirana nel '39, per restarvi otto anni, finché il Napoli non mise sul piatto la bellezza di 18 milioni di lire, che nell'estate del 1947 ne decretarono il cambio di casacca. Fu una parentesi di cinque stagioni, le ultime, prima di appendere gli scarpini al chiodo e tornare a vivere in quella Capitale che ormai era diventata più di una seconda casa.
Nello stesso arco temporale di Amadei e Krieziu, anche Bruno Pesaola scorrazzava per l'Italia in cerca di successo e a portalo dall'altra parte del Mondo fu proprio la Roma, che nel 1947 lo acquistò dal Sportivo Dock Sud di Avellaneda. Soprannominato "Petisso", per la sua statura ridotta, in giallorosso visse tre stagioni, volando poi a Novara e approdando successivamente a Napoli, nel '52. Alla città partenopea Pesaola si legherà più di qualunque altro luogo, tanto da arrivare a definirsi un "napoletano nato all'estero" e di ritornaci per ben tre volte durante una carriera da allenatore ben più importante da quella passata sul campo, con la conquista di uno storico scudetto a Firenze e un altrettanto epocale Coppa Italia proprio in quella Napoli che ne aveva rapito il cuore.
Diversi anni più tardi, la doppia esperienza toccherà ad Andrea Carnevale, nativo di Latina e cresciuto al Fondi, dal quale poi pellegrinerà per diversi anni, prima di trovare l'affermazione in terra borbonica. Lì Carnevale approdò nell'estate del 1996, vivendo in pieno l'epoca Maradona e vincendo due scudetti, una Coppa Uefa e una Coppa Italia. Quando gli azzurri decideranno di privarsene approdò a Roma, raggiungendo quell'Ottavio Bianchi che da Napoli aveva dovuto far i bagagli appena una stagione prima, in aperto contrasto con il Pibe de Oro, alias Diego Armando.
Alla lista va aggiunto anche il nome di Roberto Policano, svezzato dal Genoa e tornato nella Capitale dal quale era partito come soprannome di "Rambo" e la fama di non lesinare mai nei contrasti. Non lo fece neanche in giallorosso, così come a Torino poi e a Napoli ancora dopo, dove incrociò la strada di un altro futuro romanista: Daniel Fonseca.
Condotto in Italia dal Cagliari, in maglia azzurra l'uruguagio trascorse solo due stagioni, ma fece in tempo a restare nei ricordi per la prestazione con la quale consentì al Napoli di battere il Valencia in Coppa Uefa. Risultato finale 5-1, unico marcatore proprio il "Conejo". A Roma arrivò invece nel '94, pagato la bellezza di 17,5 miliardi di lire più il cartellino di Benito Carbone. Per un altro doppio ex come Carlo Mazzone era la pedina ideale da inserire in attacco insieme a Balbo e Cappioli. "Er Magara" fu profetico e tutti e tre decisero un derby mai dimenticato. Fu la stracittadine del "tre" di Peppe Giannini sotto la Sud, appena prima di lasciare la sua Roma e passare anche per Napoli, così come con qualche anno di anticipo avevano fatto Sebino Nela e Francesco Moriero.
A questi poteva aggiungersi anche Bruno Conti, per tanto tempo corteggiato da un certo Maradona, che in lui vedeva un partner ideale e una possibile spalla con la quale alzare trofei. Sicuramente aveva ragione l'argentino, ma da Roma Bruno non si è mai mosso. Lì sarebbe stato solo Conti, qui era anche MaraZico.
Serie A, Inter-Lazio 0-1. Biancocelesti a tre punti dal quarto posto con una gara da recuperare
Alla Lazio basta un gol di Milinkovic-Savic al 13’ di gioco per battere l’Inter a San Siro. Gli uomini di Inzaghi agganciano l’Atalanta, superano la Roma e si portano a tre punti dal quarto posto con una partita in meno.
Serie A, Bologna-Sassuolo 2-1. Destro porta a casa la vittoria al 96'
Finisce con una vittoria in extremis la gara delle 18:00 tra Bologna e Sassuolo. I padroni di casa passano in vantaggio al 68’ di gioco grazie alla rete di Pulgar. Nell’extra time il Sassuolo accorcia le distanze con il gol di Boga, inizialmente annullato, ma poi confermato dal VAR al 92’. Quando ormai il cronometro segna il 96’ Mattia Destro la chiude consegnando la vittoria alla squadra di Mihajlovic.