Fienga sentito per 90 minuti in Procura

IL TEMPO - BIAFORA - Continuano le indagini sul caso Petrachi. Ieri la Procura Federale ha ascoltato in qualità di testimoni l’ad della Roma Fienga e il segretario generale Longo sulle presunte irregolarità commesse dal dirigente salentino, a rischio deferimento e squalifica per aver iniziato a lavorare con il club di Pallotta quando era ancora sotto contratto con il Torino. La Procura la scorsa settimana ha chiesto la proroga delle indagini e, su richiesta dell'avvocato Conte, difensore della Roma, ha svolto un’audizione ai due teste, dopo quella andata in scena il 21 ottobre con lo stesso Petrachi. Fienga è stato interrogato per un'ora e mezza, mentre Longo, anche lui trasferitosi a Trigoria dal Toro, è stato sentito per mezz'ora: entrambi, rispondendo alle domande lunghe e articolate della Procura, hanno ribadito che la condotta di Petrachi è stata conforme ai regolamenti. Intanto stamattina, sempre a via Campania, sarà ascoltato Calvo, Coo della Roma, in merito ai cori razzisti effettuati dai tifosi giallorossi nei confronti di Vieira della Sampdoria. Il dirigente spiegherà come vengono gestiti i tifosi in trasferta, ricordando che il club, sempre in prima linea
contro il razzismo, già si è messo a disposizione per individuare i responsabili.


Zaniolo vuole punire l'Inter

IL TEMPO - BIAFORA - Continuare a mettere il dito in una piaga formatasi il 26 giugno del 2018. Domani sera Nicolò Zaniolo tornerà ad essere il padrone della fascia destra dell’attacco della Roma e lo farà contro la squadra che lo ha trattato come una semplice pedina di scambio per arrivare a Nainggolan, un calciatore scaricato al Cagliari dopo appena una stagione. Un anno e mezzo fa il classe 1999 si è trasferito alla Roma - in compagnia di Santon, in lizza con Spinazzola e Florenzi per un posto da terzino - per un valore di 4,5 milioni, a cui aggiungere il 15% del prezzo di una futura rivendita da versare nelle casse dell'Inter. Il talento di Massa nel suo primo anno e mezzo in giallorosso ha dimostrato di essere uno dei migliori prospetti sul panorama mondiale: ha già collezionato 54 presenze condite da 11 reti, guadagnandosi anche la fiducia del ct dell’Italia Mancini, che lo ha mandato in campo in 5 occasioni e punta fortemente su di lui per l'Europeo. L'obiettivo di Zaniolo, al 100% della condizione fisica dopo aver saltato la squalifica, è quello di far rimpiangere ancora di più ai dirigenti dell'Inter la cessione, magari siglando il primo gol a San Siro con la Roma. Esattamente un anno fa Zaniolo ha affrontato per la prima volta (all'Olimpico) la squadra del suo passato, sfoderando una prestazione più che buona, guadagnandosi anche un netto rigore non fischiato da Rocchi. Nella gara di ritorno il numero 22 era invece partito dalla panchina, non lasciando molte tracce nel subentrare ad Under. L’auspicio di Fonseca è che ritrovi la sua
vena realizzativa - Zaniolo con la Roma non segna dal match con il Napoli - in modo da rovinare la festa per il primato a Conte e i suoi. Nel frattempo dai campi di Trigoria non è arrivata alcuna buona notizia per Fonseca. Kluivert ha continuato a lavorare a parte (individuale anche per Pastore e Fazio) tra fisioterapia e piscina per smaltire in tempi record il versamento presente sul flessore: al massimo andrà in panchina. Al suo posto si contendono una maglia Perotti e Mkhitaryan. La situazione più delicata riguarda Dzeko, ancora una volta assente per l'influenza. Se martedì c’era un’ampia fiducia sulla presenza del bosniaco dal primo minuto, ieri tra lo staff giallorosso si è iniziato a diffondere un leggero pessimismo. Sarà fondamentale la rifinitura odierna, allenamento in
cui Fonseca, che ha il solo Kalinic come alternativa, dovrà prendere una decisione prima della partenza delle 16 verso la Lombardia. Intanto Veretout, intervistato da Sky Sport, promette battaglia ai nerazzurti: «Abbiamo vinto tre partite di fila e andiamo a Milano per fare una grande prestazione».


Ma ora Edin tiene in ansia Fonseca

LEGGO - La grande febbre del venerdì sera preoccupa la Roma e Fonseca. Stiamo parlando dell’influenza di Dzeko che nemme- no ieri si è allena- to a causa dello sta- to febbrile che lo ha colpito da un paio di giorni e che ne mette in dubbio la presenza domani contro l’In- ter. Trapela co- munque ottimi- smo da Trigoria. Già oggi il bosnia- co dovrebbe torna- re in gruppo per la rifinitura. In caso di assenza è proba- bile lo spostamen- to di Zaniolo al centro dell’attacco con Perotti e Mkhi- taryan sulle fasce. In difesa dovrebbe tornare Spinazzola mentre al centro sarà confermata la coppia Smal- ling-Mancini. Infi- ne una nota sul fu- turo societario: Friedkin e Pallotta tratteranno a bre- ve negli Usa di per- sona. Il passaggio della maggioranza delle quote del club potrebbe avve- nire già a gennaio a prescindere dalla questione stadio. A proposito: l’im- prenditore immo- biliare ceco Vitek è pronto a rilevare il debito di Eurnova con Unicredit.


Branca: «Attenta Roma: Conte non sbaglia i big match»

LEGGO - BALZANI - Sono tanti i giocatori che hanno preso la strada da Roma a Milano e viceversa. Il caso più emblematico è quello di Marco Branca rimasto nella capitale appena sei mesi prima di entrare nello scambio (vincente) con Delvecchio nel 1995. L'ex attaccante segnerà 25 gol in 69 partite in maglia nerazzura e a fine carriera ricoprirà per anni il ruolo di responsabile dell'area tecnica.
«Il cuore dice più Inter, ma sarà un gran match tra due allenatori molto preparati. Può uscire qualsiasi risultato anche se Conte difficilmente fallisce partite del genere», le parole di Branca in vista di Inter-Roma di domani sera a Trs. «Non sono sorpreso dal primo posto dall'Inter. E' nelle caratteristiche di Conte tirare fuori il massimo dai giocatori e dall'ambiente. Auguro che possano mantenere questo ritmo fino alla fine del campionato anche per rompere il monopolio Juve. Mi aspettavo pure il Napoli nella corsa, ma poi è successo quello che sappiamo. Loro come l'Inter post triplete? Sì, ma noi avevamo vinto 15 titoli. Per quanto riguarda la Roma c'è un feeling molto alto dell'allenatore e i risultati si vedono. E' già a metà dell'opera. Fonseca ha idee chiare ed è molto diretto. Cerca di fare un gioco coraggioso come dicono i giocatori della Roma». Sulla leggerezza nel cedere Zaniolo da parte dell'Inter: «Un bravo ds deve avere la capacità di intravedere quello che non si vede con continuità, è una caratteristica e capacità che deve avere nella costruzione della squadra». Ergo: è stato un grave errore. Infine su Ibra e Mourinho: «Zlatan è un cavallo pazzo, attenzione a darlo per certo a Milan o Bologna. Josè ha fatto bene a scegliere il Tottenham».


Dzeko e Zaniolo stelle della nuova Roma. E l'Inter in un anno li ha persi entrambi

LEGGO - BALZANI - Quattro milioni e mezzo. Oggi, forse, non basterebbero nemmeno a pagare la commissione ai suoi procuratori. La Roma domani sera sfoggerà a San Siro l'ultimo regalo dell'Inter: Nicolò Zaniolo. Uno dei talenti più luminosi del panorama internazionale, infatti, appena 16 mesi fa era ancora un giocatore nerazzuro. O meglio della Primavera nerazzura visto che Spalletti decise di non impiegarlo mai in prima squadra. Ironia della sorte i protagonisti della sera di San Siro saranno proprio i due bocciati Lautaro e Zaniolo. Ancora peggio faranno i dirigenti che in estate lo metteranno nel pacchetto per acquistare Nainggolan poi svenduto pure lui al Cagliari. Oggi Zaniolo vale almeno venti volte di più, giocherà l'Europeo da protagonista e in meno di un anno e mezzo ha messo a segno 13 gol tra i professionisti compresa la doppietta all'esordio in azzurro. E a Conte avrebbe fatto comodo nella corsa allo scudetto alla Juve che passa proprio per la sfida all'ex gioiello. Così come avrebbe fatto comodo Dzeko, pure lui snobbato da Marotta nonostante l'apertura della Roma. Come ha confidato (maldestramente) Petrachi, infatti, l'Inter poteva prendere il bosniaco a luglio presentando un'offerta di soli 18 milioni. Il club nerazzuro la riteneva una spesa eccessiva per un 33 enne anche se Conte la pensava in modo decisamente diverso. Un atteggiamento che a Dzeko non è piaciuto. Qualche settimana dopo è arrivato il rinnovo con la Roma e la rinascita di Edin che (febbre permettendo) cercherà il suo primo gol a San Siro contro l'Inter. Zaniolo e Dzeko, quindi, proveranno a prendersi una bella rivincita e piegare il club dove avrebbero potuto giocare insieme.. Ma la storia è ricca di regali interisti alla Roma e di sòle (per dirla alla romana) rifilate, invece, dai giallorossi. Da Milano alla capitale sono passati per pochi milioni giocatori del calibro di Peirò, Prohaska, Delvecchio, Pizarro, Burdisso e Cristiano Zanetti (in prestito). Tre di loro hanno vinto uno scudetto, gli altri due lo hanno sfiorato.


Fienga difende Petrachi davanti alla Procura

IL MESSAGGERO - L’amministratore della Roma Guido Fienga ieri è stato ascoltato dalla Procura federale per il caso legato al direttore sportivo Gianluca Petrachi e la sua presunta collaborazione con il club di Pallotta mentre vestiva ancora i panni del dirigente del Torino. L’ad giallorosso ha portato avanti la tesi difensiva della Roma definendo una scivolone linguistico e un modo per accreditarsi davanti a una nuova realtà calcistica, la frase di Petrachi relativa a Dzeko: «Quando a maggio ho incontrato l’Inter per l’attaccante ho fatto il mio prezzo». Assieme a Fienga c’era anche Pantaleo Longo (ex segretario generale del Torino, ora alla Roma) e l’avvocato Antonio Conte.

ARCHIVIAZIONE LUNGA - I tempi per passare all’archiviazione erano scaduti lo scorso 29 novembre e la procura federale presieduta da Giuseppe Pecoraro, ha scelto di procedere con un supplemento di indagini che possono durare 30, 60 o 90 giorni. Un periodo che sarà segmentato in base alla disponibilità di chi dovrà essere
ascoltato. E tra le persone che potranno essere convocate per un’audizione c’è anche il dirigente dell’Inter Giuseppe Marotta, il pre- sidente del Torino Urbano Cairo e alcuni procuratori come quello di Dzeko ma anche di Greco e Bucri ceduti a titolo gratuito ai granata. I tempi per una risoluzione della questione, dunque, appaiono ancora lunghi. La decisione della Corte di Giustizia potrebbe arrivare anche al termine del mercato invernale lasciando libero il ds di poter operare serenamente.


Zaniolo, da Milano alla Capitale la strada (giusta) del successo

IL MESSAGGERO - CARINA - No, non può essere una partita come le altre. C'è qualcosa in più, soprattutto in ottica nerazzurra quando si parla di Zaniolo che somiglia molto a un'occasione perduta. Sia a livello d'immagine per il colosso Suning che in campo per Conte, suo grande estimatore. Ma è un rimpianto, quasi a senso unico. Perché chi conosce bene Nicolò, assicura come il ragazzo stia vivendo l'avvicinamento alla gara di domani con grande serenità. Non è mosso da chissà quali rivincite. I numeri del resto, parlano per lui: a 20 anni e 126 giorni (al 2 novembre, giorno dell'ultima rete al Napoli) ha già segnato 11 gol in giallorosso. Meglio di lui soltanto Totti e Amadei, non gli ultimi arrivati. Cresciuto con il mito di Kakà, Zaniolo sta trovando spazio, conferme e consensi come esterno destro nel 4-2-3-1. Ruolo che inizialmente non digeriva, perché si vedeva trequartista. Gli sono bastate poche gare, però, per rendersi conto che Di Francesco non sbagliava. Anche con Fonseca, dopo il derby, è stato spostato in questa posizione più defilata ma comunque centrale nel gioco del portoghese. Nicolò può così sfruttare la sua fisicità: dirompente, imprendibile, quando riesce a prendere velocità.

UN CAPELLO POLEMICO - E letale, in questa stagione, anche nel gioco aereo: il gol di testa (al Moenchengladbach) arricchisce un bagaglio tecnico che già può vantare un tiro dalla distanza non indifferente. Per informazioni chiedere a Meret ma anche a Strakosha, salvato nell'ultima stracittadina soltanto da due clamorosi pali. Una crescita costante che ha fatto cambiare idea anche a Capello. Da che Esposito «non doveva prendere la stessa strada» di Zaniolo, ora per l'ex tecnico di Roma, Milan, Real Madrid e Juventus s'è trasformato «nel miglior talento italiano». Domani Nicolò torna a San Siro. Lo scorso anno Ranieri gli preferì Under. Subentrato nella ripresa, non giocò una grande partita. Era un periodo complicato: dopo la doppietta al Porto era arrivato l'esonero di Eusebio al quale s'era sommato lo scarso feeling con il tecnico di San Saba. Anche l'estate caratterizzata dai rumors di mercato non lo aveva aiutato. È bastato saper attendere. Merito di Fonseca, bravo a non caricarlo di pressioni all'inizio, affidandosi poi alle sue qualità quando ha capito che il ragazzo era pronto. Anche per lasciare il segno domani.


Fonseca, il Conte da pagare

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Quando Antonio Conte ha fatto sapere di non voler allenare la Roma in questo momento perché «non ci sono le condizioni», qui in tanti non l'hanno presa benissimo, magari qualcuno nella Roma, visti i costi e le ambizioni annesse, avrà pure tirato un sospiro di sollievo... Una parte di ragione, forse, Conte ce l'aveva: i giallorossi non lottano per lo scudetto (e a quello lui puntava), mentre la sua Inter, a quanto pare, sì. A Milano, dunque, quelle famose condizioni le ha trovate. Paulo Fonseca, cioè quello arrivato in giallorosso al suo posto, ha accettato senza condizioni, per lui la Roma è stata l'Occasione con la maiuscola. Qui si trova a meraviglia, la sua squadra piace e soddisfa, sta mantenendo il patto: lottare per rientrare in Champions. Insomma, alla fine, a Roma e Milano, sono contenti tutti.

OPPOSTI - Conte e Fonseca sono due allenatori diversissimi, sia nella tattica sia nella comunicazione, molto aggressiva quella di Antonio; più garbata, pur non essendo un docile, quella di Paulo. Il 3-5-2 di Conte è diventato quasi un marchio di fabbrica dai tempi della Juve. Le sue squadre mantengono sempre le stesse peculiarità: carattere, aggressività e, per le società che sceglie, con giocatori di ottima qualità. Fonseca lo stiamo conoscendo sotto diversi aspetti: ha mollato l'ostinazione al calcio spettacolo e spesso scellerato, ha cominciato ad adattarsi ai suoi avversari, modificando di volta in volta la preparazione alla partita, pur mantenendo inalterato il sistema di gioco, 4-2-3-1 (o 4-1-4-1). «Mi piace il possesso palla, dominare la metà campo avversaria», il suo credo. Ma poi la Roma fa il contrario, usa principi di gioco diversi per vincere. Col Verona, infatti, possesso basso (42,2%). E in questo modo non ha vinto solo al Bentegodi, ma pure contro Sassuolo, Milan, Udinese e Napoli. Squadre di qualità diverse. Domani sera chi farà la prima mossa? Vedremo un Conte più cauto, forse. Difficilmente ammireremo un Fonseca scriteriato: è diventato quasi subito italiano in questo. Conte ha battuto la prima (bella) Roma di Garcia aspettandola, quando tutti pensavano, Rudi compreso, che avrebbe attaccato da subito. Saper cambiare pelle è sintomo di intelligenza. Il loro integralismo, semmai, è nel lavoro: entrambi sono due di grande personalità, quella di Conte è anche televisiva, mentre il suo collega la esercita soprattutto nello spogliatoio, nelle scelte. Due che non guardano in faccia a nessuno, vedi il caso Florenzi qui e Icardi lassù.

JUSTIN NO, EDIN FORSE - Fonseca ha i suoi uomini e di cambi domani ne farà pochi, a meno che non ne sia costretto: i soliti dubbi, nell'esterno basso a destra e in quello alto a sinistra. Solo questa mattina scioglierà le riserve su Dzeko (febbre, a Trigoria filtra ottimismo). Differente la situazione di Kluivert fermato da un edema al flessore della coscia sinistra rimediato contro il Verona: l'esterno ha svolto le terapie del caso, allenamenti individuali e difficilmente recupererà. Ancora assente Pastore: è fermo da una quindicina di giorni per un edema all'anca che ancora non si è riassorbito. Passi in avanti per Cristante che sta aumentando i carichi di lavoro dopo aver ricevuto il via libera del professor Lempainem che a seguito di una visita ha riscontrato un'evoluzione positiva dell'infortunio al tendine.


Dubbio Kluivert, febbre per Dzeko. Florenzi cerca spazio sulla fascia

IL MESSAGGERO - CARINA - Dzeko ha la febbre, Kluivert invece un edema al flessore sinistro. Di colpo Fonseca, si ritrova con l’attacco dimezzato. Se Kalinic ha nell'Inter una delle sue vittime preferite (4 gol in 5 gare, tracui una clamorosa tripletta a San Siro), il tecnico portoghese conta comunque di recuperare almeno il bosniaco per venerdì. Rimane in dubbio l’ex Ajax: non essendoci lesione si spera nel recupero ma nessuno a Trigoria vuole rischiare. L’ultima parola spetterà al calciatore.

Qualora dovesse dare forfait, ballottaggio a tre tra Perotti (favorito), Mkhitaryan e Florenzi. Chissà che per il capitano quella con l’Inter non sia una sorta di sliding-door. A fronte di quella porta che in giallorosso rimane sempre più chiusa (appena una gara da titolare negli ultimi 40 giorni) potrebbe aprirsene un’altra a tinte nerazzurre. Alessandro, per ora, non ci pensa. E punta ad una maglia da titolare. Ma è chiaro che se entro Natale non dovesse trovare spazio, a gennaio potrebbe partire. Buone notizie sul versante Cristante: dopo un consulto medico con il professor Orava, ha avuto l’ok per aumentare i carichi di lavoro. Mirante nuovamente in gruppo, Pastore è invece ancora alle prese con la contusione tra anca e bacino.

TRATTATIVA FRIEDKIN L’attesa per la gara con l’Inter, non deve far perdere di vista la partita che si gioca su altri tavoli. Sono giorni febbrili, di trattative che ormai si stanno svolgendo per lo più negli Usa per l’entrata del magnate Friedkin all'interno della Roma.A seconda degli sviluppi dei negoziati, il tycoon texano (e/o il figlio) dovrebbe tornare in Italia la prossima settimana o quanto meno prima di Natale. Benché l’intenzione di Friedkin sia quella di diventare l’azionista di maggioranza del club, lo schema del suo ingresso è già tracciato.

Il primo step riguarderà la partecipazione al prossimo aumento di capitale. Con Pallotta disposto a coprirne una parte (40 milioni), toccherà a Friedkin garantire gli altri 90 milioni (considerando la quota spettante a Pallotta: 130 su 150). Sullo sfondo rimane la questione-stadio. Intanto la compagnia che raggruppa le aziende attive in Africa della Friedkin Group ha definito «falsi e ingannevoli» gli articoli apparsi sul settimanale keniano Jamhuri riguardo alcune operazioni poco lecite in Tanzania, volte a eludere il fisco.


Smalling-Lukaku: nemici per caso

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Chris e Romelu hanno scelto di lasciare Manchester, come fu qualche anno fa per Dzeko, che poi a Roma ha cominciato una, e pure brillante, seconda vita. La Premier era diventata troppo grande per loro, l'aria che si cominciava a respirare stava diventando un po' pericolosa, c'era aria di esclusioni, di un ciclo che si stava esaurendo: Smalling e Lukaku non rientravano nei piani dello United, quindi meglio cercar fortuna altrove: il difensore giallorosso lì era praticamente cresciuto (dieci anni di fila, con la maglia rossa dello United), il belga doveva cominciare il terzo anno.

SVOLTA - Ecco che il ds della Roma, Gianluca Petrachi, dopo aver corteggiato Lovren ha colto l'occasione Smalling, e dall'altra parte, Piero Ausilio, ha accontentato Conte, pagando Lukaku al Manchester fior di milioni, 65 più bonus. La Roma non ha speso, l'Inter sì, alla fine sono entrambe più che soddisfatte, e alla fine lo è stato anche il Manchester. Chris e Smalling sono amici, sono stati avversari, compagni di squadra, oggi ancora amici e di nuovo avversari venerdì a Milano. Le strade si sono separate in estate, dopo aver vissuto una tournée con il broncio, dopo aver capito che per loro, allo United, c'era davvero poco spazio in futuro. Venerdì toccherà a Chris tenere d'occhio il suo amico gigante Lukaku, come ai tempi in cui il belga vestiva la maglia dell'Everton. Sfide accese, fisiche. Si era pure più giovani. Per la Roma a San Siro sarà l'esame di maturità per la difesa, Smalling è suo il docente e il migliore studente: da quando è titolare, la Roma ha incassato solo sei reti su azione. Chris è quello che ha cambiato l'assetto difensivo (con l'ottimo supporto di Mancini, ormai sono una coppia di fatto: Lecce, Cagliari, Sampdoria, Brescia, Basaksehir e Verona sono le sei partite in cui sono stati schierati entrambi al centro della difesa, incassati due gol, con una media di 0,33 a partita, quando non sono insieme, è tutto diverso, gli expected goal - calcolati con un algoritmo - passano da 1,3 a 0,67). Non a caso la squadra di Fonseca, da che imbarcava gol, dal mese di ottobre viaggia come migliore difesa del campionato. Nelle ultime nove partite, sei reti incassate, l'Inter ne ha presi il doppio.

L'ESORDIO - Chris ha esordito in A nella sfida contro l'Atalanta e da quel momento ha giocato dieci partite in A e tre in Europa League, tutte da novanta minuti. Fonseca lo considera imprescindibile, Dzeko gli ha addirittura donato per qualche minuto la fascia da capitano, a lui che non è nemmeno definitivo nella Roma. Come noto, il Manchester lo ha solo prestato ai giallorossi: servono quindici-diciotto milioni di euro, più un solido - scontato - contratto a lui che, a quanto pare, ha voglia di restare qui e a trent'anni ha pure la necessità di ottimizzare. La prova della difesa a San Siro contro l'attacco dell'Inter, che è niente male, e non prevede solo il suo amico Lukaku, che fino a oggi conta dieci gol in campionato (e uno in Champions). Lautaro è il compare del belga, otto reti in A e cinque in Champions: l'Inter ne ha segnati 31, quindi c'è lavoro per tutti, non solo per Smalling, insomma.

VOCI CONTRO IL RAZZISMO - Con Lukaku c'è unione forte pure nella lotta contro il razzismo. Sono due attivisti. Pronti a uscire dal campo in caso di insulti. «So che sarebbe una decisione difficile, perché deluderemmo i tifosi che non c'entrano nulla, ma penso che prima o poi sarà necessario fare qualcosa. Forse così si può spingere le autorità ad agire più velocemente. Purtroppo prima di poter vedere un vero cambiamento deve succedere sempre qualcosa di grave, questo è vero in tutti gli ambiti, ma io credo che finché non ci sono sanzioni davvero severe, ci avvicineremo sempre di più allo scenario in cui i giocatori abbandonano il campo. Se un giocatore viene preso di mira, allora la squadra deve unirsi intorno a lui, e così sarà», il pensiero dell'inglese. Lukaku condivide.


Nel derby Capitale è Pellegrini il vero re degli assist

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Lazio e Roma sono vicine, insieme a Cagliari e Atalanta, e si stanno giocando i due posti in Champions League. Da una parte Luis Alberto, dall’altra Lorenzo Pellegrini, i due re degli assist di questo campionato. Sono 9 finora in Serie A per il biancoceleste e 6 per Pellegrini, con una differenza però: il romanista ha giocato metà delle partite dello spagnolo a causa dell’infortunio ed ecco che diventa lui il vero re, con una media più alta. “Mi piace molto fornire assist ai miei compagni, ho sempre detto che per me è come fare un gol. Certo, mi piacerebbe anche segnarne qualcuno, perché l’emozione di segnare è unica” ha detto lui in conferenza.


Mkhitaryan: l’armeno è pronto a conquistarsi il futuro alla Roma

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Ad aprile gli nascerà un figlio e succederà proprio a Roma e magari vuole stabilirsi per un po’. Mkhitaryan ha davvero voglia di inserirsi, godersi Roma e la Roma e lo dimostra anche parlando italiano nel post partita a Verona. L’armeno adesso punta ad un posto da titolare per la sfida contro l’Inter, con la presenza di Kluivert a forte rischio la soluzione potrebbe essere lui o Diego Perotti. Sulla possibilità di poter giocare a Milano c’è anche un’altra variabile: l’influenza di Dzeko, che ieri non si è allenato. Se non ci fosse venerdì, Fonseca potrebbe spostare Zaniolo centravanti o mettere Mkhitaryan a fare il falso nueve.