La Roma cerca gol: non solo Politano c'è anche Petagna
GAZZETTA DELLO SPORT - La Roma inizia a muoversi sul mercato. Il direttore sportivo Petrachi sta lavorando per portare nella Capitale un vice Dzeko da dare a Fonseca. Ogni operazione sarebbe però nulla se prima non partisse Kalinic. Il sogno del tecnico portoghese è quello di Mertens, che però rappresenta per le casse giallorosse e per l'età del giocatore un investimento forse troppo esoso. In alternativa si pensa ai nomi di Petagna, che sembra esser tornato in corsa, e di Mariano Diaz del Real Madrid.
Ancora, in attacco se dovesse partire Under, direzione Inghilterra, potrebbe subentrare al suo posto Politano. Altri nomi che potrebbero essere nella lista del mercato giallorosso sembrano essere Faraoni del Verona, anche se per prenderlo uno tra Florenzi e Santon dovrebbero lasciare Trigoria, e Nandez del Cagliari, che non sembra andare troppo d'accordo con la società di Giulini.
Fonseca, mercato d'attesa
IL MESSAGGERO - Tra il passaggio societario e il campionato che riprenderà domenica sera in casa contro il Torino, la Roma non deve dimenticare che sta per partire il calciomercato. Il ds Petrachi e il ceo Fienga saranno gli incaricati della gestione delle entrate e delle uscite. I giallorossi non pensano a un grande colpo a effetto, ma l'obiettivo è quello di rafforzare la squadra di Fonseca per farla andare avanti in ogni competizione.
Se dipendesse dal tecnico portoghese probabilmente dal mercato arriverebbero tre giocatori, uno per ogni reparto. Si lavora per trovare un vice Dzeko, anche se l'operazione dipenderà dalla partenza di Kalinic. Il prescelto dell'allenatore giallorosso sembra essere Mertens, anche se l'operazione nonostante il contratto in scadenza non sembra facile. In alternativa i nomi che restano sono quello di Mariano Diaz del Real Madrid e di Petagna, che nonostante non piaccia a Fonseca rappresenta un'operazione più abbordabile a gennaio.
Altro nome che si sta legando alla Roma in questi giorni è quello di Politano, che potrebbe sbarcare nella Capitale solo se Under dovesse lasciare Trigoria. Altri nomi in uscita sembrano essere quelli di Juan Jesus, Perotti e Pastore.
Roma, un derby con Mr. Friedkin
IL MESSAGGERO - I tempi dell'operazione che vedrà il passaggio della Roma da Pallotta a Friedkin sono stati leggermente più lunghi del previsto. Certo è che esiste una data limite entro cui dovrebbe avvenire la firma dell'accordo: il 26 gennaio. In quella data all'Olimpico andrà in scena il derby e nulla esclude che seduto in tribuna per la partita ci sarà anche il nuovo proprietario giallorosso Dan Friedkin.
Intanto in questi giorni scade la rata da 50 milioni di euro della ricapitalizzazione. Questi soldi verranno investiti nel calciomercato invernale, ma non è chiaro se a metterli sarà Pallotta o Friedkin. Nel caso fosse il primo, al momento dell'accordo il magnate texano dovrà restituirli.
Totti, un ritorno difficile. La sfida: tenere i gioielli
IL MESSAGGERO - Con il passaggio di proprietà c'è subito l'idea che, uscito di scena Pallotta, Totti e De Rossi possano entrambi riprendere la strada di casa. Ad oggi, però, resta la suggestione del tifoso e niente più. E prematura, a prescindere da quanto possa accadere sul serio tra qualche mese o anno. Fienga li avrebbe voluti, in ruoli diversi, accanto a sé. Ma il divorzio, rumoroso e doloroso, è stato inevitabile per il feeling inesistente di entrambi con la proprietà Usa. Adesso però è il momento delle nuove bandiere: Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo.
Anche con Friedkin rimarrà il Ceo Guido Fienga che proprio su input della nuova proprietà, dovrà confermare i migliori giocatori della rosa giallorossa, senza passare più attraverso quelle cessioni che vanno a incidere sulla competitività della squadra. Sarebbe la vera svolta della nuova gestione.
La stagione delle umiliazioni e degli addi di De Rossi e Totti. Ora Fonseca dà fiducia
LA REPUBBLICA - Un 2019 non certo brillante per la Roma iniziato con prestazioni deludenti, si pensi al 7-1 in Coppa Italia contro la Fiorentina. La debacle non portò all'esonero di Eusebio Di Francesco, che fu però allontanato qualche tempo dopo e seguito dal direttore sportivo Monchi. Poi l'arrivo di Ranieri, la mancata qualificazione in Champions League ed il doloroso addio di Daniele De Rossi, almeno da calciatore con la maglia giallorossa. Quindi lo strappo con Francesco Totti, e gli arrivi di Gianluca Petrachi e Paulo Fonseca che hanno invertito la tendenza negativa. I giallorossi chiudono un anno cominciato malissimo da quarti in classifica, in zona Champions.
I tifosi con Dan: "Ma non venda i nostri gioielli"
LA REPUBBLICA - Moderato entusiasmo tra i tifosi della Roma, più o meno noti, a proposito della cessione di proprietà che vedrà James Pallotta passare il testimone a Dan Friedkin. L'investitore texano acquisirà la Roma per circa 800 milioni di euro, considerati i debiti del club e la ricapitalizzazione. Il tutto in attesa di capire cosa sarà dello Stadio di Tor di Valle.
Intanto i tifosi, che non sono mai arrivati ad amare visceralmente James Pallotta, chiedono a gran voce il ritorno di Totti e De Rossi ma anche che i pezzi migliori della rosa non vengano ceduti, dopo una trattativa per la cessione del club che è andata avanti in tempi piuttosto spediti.
Arriva dal Texas per far sognare i romanisti
IL TEMPO - CARMELLINI - Serviranno ancora diverse settimane, ma alla fine anche la Roma avrà finalmente un «vero» presidente. Niente più patron a distanza perché l’esperienza di Pallotta è stata da esempio a tutti. Per gestire una club di prima fascia in serie A, soprattutto se legato a una città nevrotica e poliedrica come Roma, serve una presenza fissa. La società, la squadra, la gente, insomma l’intera piazza deve sentire che c'è un uomo che decide qui e non un riferimento dall'altra parte dell'oceano al quale arriva tutto in maniera, inevitabilmente, distorta e che ha tempi di reazione pachidermici. Bisogna viverci all'ombra del Cupolone, respirare l’aria che tira e percepire al volo le scelte da fare e a volte andare anche contro la logica aziendale. Per fare questo Friedkin manderà a Roma il figlio Ryan, cui sarà affidato il compito di «esserci».
A Pallotta (che esce comunque a testa alta avendo acquistato il club che nove anni fa fu valutato poco più di 200 milioni e venduto a quasi cinque volte il valore iniziale) va riconosciuto di aver fatto il lavoro «sporco», di aver ristrutturato il club trasformandolo da gestione famigliare (e qui va ricordato il grande sacrificio di Franco Sensi, presidente dell’ultimo scudetto giallorosso) in una grande azienda internazionale: con o senza lo stadio. Perché per quanto riguarda il nuovo impianto giallorosso a Tor di Valle si sta giocando ancora tutta un'altra partita fatta di colpi di scena, clamorosi dietrofront e i soliti pantani capitolini tra politica e burocrazia.
Ma è chiaro che adesso cambia tutto, perché si passa da un presidente che era a capo di un gruppo di imprenditori (tra l’altro ultimamente premevano per uscire), a un proprietario unico in grado di decidere da solo: investimenti, strategie, tutto. Un «one man show» al quale ora manca il tassello finale, quello che attendono i tifosi ormai da troppo tempo: vincere. Perché la bacheca giallorossa è rimasta a secco per troppo tempo. La strada intrapresa con Fonseca sembra quella giusta ma per andare a dama. A questa Roma serve il decisivo salto di qualità.
In arrivo una rivoluzione graduale
IL TEMPO - AUSTINI - Entusiasti. Curiosi. Impazienti. Dan Friedkin e suo figlio Ryan, destinato ad avere un ruolo centrale nel club e una presenza più assidua a Roma, non vedono l’ora di avviare la nuova era giallorossa e di aggiungere un tassello così prestigioso al loro impero dedicato all’intrattenimento. L'operazione è stata chiusa in fretta proprio con l’obiettivo di intervenire subito nelle strategie, a partire dal calciomercato di gennaio prossimo all'apertura. C'è bisogno di confermare le previsioni di budget della società ed eventualmente correggerle, oltre alla necessità impellente di immettere liquidità in cassa attraverso un finanziamento che copra parte dell’aumento di capitale da massimo 150 milioni di euro già deliberato dall’assemblea dei soci dell’As Roma e da concludere entro il 2020.
In una prima fase, che durerà almeno fino al termine della stagione sportiva, i Friedkin sono intenzionati a confermare in blocco l’attuale management. I contatti tra la nuova proprietà e il Ceo Guido Fienga sono in corso da mesi, l'impressione degli americani sul lavoro in corso a Trigoria è positivo e non c'è alcuna urgenza di rivoluzionare la dirigenza. A Mauro Baldissoni, teoricamente in uscita ma legato alla Roma da un contratto fino al 2021, spetterà invece il ruolo di concludere i lavori preparatori alla costruzione dello stadio. Anche lui avrà modo di parlare con Friedkin e, qualora gli venisse chiesto, di valutare la propria posizione anche in chiave futura. Franco Baldini, legato invece a Pallotta, sembra fuori dai giochi. Poi nei prossimi mesi avverrà un naturale inserimento di qualche nuova figura di riferimento della proprietà nei ruoli di vertice, ma c'è tutto il tempo per selezionarla.
In questo senso, assume un’'importanza strategica il ruolo di Alessandro Barnaba, ovvero l’uomo di JP Morgan che ha assistito i Friedkin durante tutta la trattativa con Pallotta. Dal 1996 al servizio della banca d'affari dove ora ricopre il ruolo di Global Chairman dell’Investement Banking, lavora a Londra, è cresciuto in Egitto ma è romano e romanista, si è laureato alla Luiss e tra i vari professionisti che hanno lavorato all’affare è senz'altro quello più coinvolto emotivamente vista la fede calcistica. Se Friedkin avrà bisogno di qualche consiglio, potrà contare sulle sue conoscenze della materia giallorossa. Oltre alla questione stadio, una volta messe le mani nella società i nuovi proprietari dovranno fare i conti con un club in forte squilibrio tra costi e ricavi, che da anni ricorre alle plusvalenze sul mercato per rientrare nei parametri del Fair Play Finanziario della Uefa. E visto che non sarà semplice far crescere i ricavi in fretta senza avere ancora un impianto di proprietà, si dovrà capire quale sarà la strategia di Friedkin per migliorare la competitività della squadra. Ad oggi la Roma rientra nei paletti della Uefa e quindi è impossibile parlare di accordi volontari di patteggiamento: i «voluntary agreements» sono concessi ai club che cambiano proprietà ma solo quando hanno sforato i limiti. E questo non è ancora avvenuto. Il marchio è cresciuto molto, potenziali sponsor sono pronti ad aggiungersi anche attraverso i canali dei proprietari texani, mala differenza la faranno come sempre le scelte lungimiranti in tutti i campi. Perché per vincere bisogna battere la Juve - e ora anche l'Inter - che fatturano più del doppio della Roma.
Svolta vicina, ora manca solo l’ok definitivo al nuovo stadio
IL TEMPO - MAGLIARO - Manca solo lo Stadio. Iniziato con la ricerca dei terreni quando presidente era Thomas DiBenedetto, portato sin quasi sulla soglia del via libera finale da James Pallotta, ora spetterà a Dan Friedkin concludere questo travagliato e lungo iter che ha risentito dell’addio di Ignazio Marino al Campidoglio e dell'arrivo a Palazzo Senatorio di Virginia Raggi. Fra le prime incombenze di Friedkin - che quando venne a Roma fece un sopralluogo a Tor di Valle e vide tutte le carte progettuali - ci sarà quella di confermare formalmente al Campidoglio la volontà di concludere gli accordi. La seconda, sarà trovare i soldi (1 miliardo e 25 milioni di euro il valore del progetto) per finanziare tutto. Sarà importante avere una forte posizione pubblica sulla necessità di concludere per evitare che il Campidoglio targato Movimento 5Stelle ripiombi nella sua apatica melina che ha segnato questo triennio. Anche se alla Raggi - presentatasi agli elettori come la paladina del «no» al progetto - oggi è rimasto solo lo Stadio fra le grandi opere private da portare a termine in un desolato e desertico nulla.
La parabola del dossier Stadio ha vissuto nell'ultimo triennio alcuni snodi chiave: dai bizantinismi del primo governo Raggi/Berdini; all'accordo del febbraio 2017 fra la Raggi, Baldissoni e Parnasi; fino alla deflagrazione dell'inchiesta sul costruttore e i suoi rapporti con la politica, per arrivare ora alla (quasi) conclusione di tutti i lavori preparatori.
Nel frattempo, proprio Luca Parnasi sta per uscire di scena e cedere tutto il pacchetto all’immobiliarista céco, Radovan Vitek. E questo doppio passaggio - Pallotta/Friedkin e Parnasi/Vitek - dovrà quasi certamente prevedere in agenda dei colloqui fra i nuovi partner per confermare o modificare gli accordi su quote e partecipazioni. In Campidoglio, per chiudere i lavori tecnici preliminari su Tor di Valle e passare alle operazioni di voto, di fatto, si aspetta proprio la conclusione del passaggio di proprietà fra Parnasi e Vitek.
Accordo trovato: la Roma passa a Friedkin
IL TEMPO - BIAFORA - E’ venuto. Ha visto. Ha deciso di investire nella Roma. Ed ora ha raggiunto un accordo con Pallotta per diventarne l’azionista di maggioranza. Da ieri Dan Friedkin è virtualmente il nuovo proprietario giallorosso ad oltre due mesi di distanza dal momento in cui ha dato mandato ai propri advisor di seguire con attenzione e di approfondire il dossier di vendita preparato da Goldman Sachs. Il magnate texano ha raggiunto un’intesa - la notizia era nell’aria già da prima di Natale - con James Pallotta in merito alla valutazione dell’intero pacchetto giallorosso. La base su cui il presidente bostoniano e il tycoon di Houston si sono virtualmente stretti la mano è una valutazione di 550 milioni, a cui vanno sommati i 272,1 milioni dell’indebitamento finanziario netto (cifra al 30 settembre dell’anno corrente) e i massimo 150 milioni dell’aumento di capitale, già approvato dall’assemblea degli azionisti e da completare entro il 31 dicembre 2020. Al momento di andare in stampa non era stato ancora pubblicata la nota richiesta dalla Consob alla dirigenza della Roma, che è una società quotata in Borsa: il comunicato del club è atteso al massimo per questa mattina prima dell’apertura delle contrattazioni, che già negli scorsi giorni avevano fatto schizzare il titolo fino a 0,657 euro per azione sulla scia delle notizie sul possibile avvicendamento della proprietà. Nella comunicazione al mercato si confermerà che AS Roma Spv Llc - ovvero la società costituita in Delaware da Pallotta e soci e messa a capo di tutte le aziende che orbitano nel mondo giallorosso, compreso il club - ha trovato con la controparte un accordo sulla valutazione economica di Neep e delle sue controllate e verrà precisato che ad ora non è stato formalizzato e sottoscritto alcun tipo di accordo: in caso di perfezionamento degli accordi, che comunque saranno soggetti al buon esito della due diligence e al fatto che tutte le negoziazioni delle clausole contrattuali saranno reciprocamente accettate da entrambe le parti, Spv Llc farà poi una comunicazione al mercato. Non saranno esplicitate cifre, né sarà specificato se nell’accordo è previsto un trasferimento integrale di Neep al nuovo veicolo che Friedkin costituirà appositamente per l’operazione-Roma negli Usa o se Pallotta resterà con una quota di minoranza. Da ricordare che Spv Llc ha il possesso diretto del 3,293% di AS Roma Spa, e per tramite della partecipata al 100%, la Neep Roma Holding Spa, possiede l’83,284% del totale delle azioni del club. A sua volta Neep, holding italiana, ha tra le altre il 100% di Brand Management, di AS Roma Real Estate e soprattutto di Stadio TdV SpA, la società deputata alla progettazione, finanziamento, costruzione e gestione del progetto riguardante lo Stadio della Roma. L’auspicio dei legali coinvolti è quello di formalizzare il tutto già entro la metà di gennaio, accelerando tutte le pratiche grazie al fatto che l’operazione avverrà direttamente negli Stati Uniti dove i passaggi burocratici di trattative del genere sono più veloci e snelli. Con l’acquisto del controllo della Roma Friedkin sarà costretto a lanciare un’Opa, necessaria secondo i regolamenti Consob: l’Offerta Pubblica di Acquisto avrebbe un importo di poco inferiore ai venti milioni. Il texano si era presentato, insieme al figlio Ryan, a Roma a novembre e ora si attende un suo imminente ritorno in Italia. L’accelerazione della trattativa è arrivata anche grazie alla “success fee”, un bonus che spetta alle banche coinvolte come advisor se tutto si fosse concluso entro Capodanno. Sarà una fine del 2019 con i botti.
Sogno Champions e strappo con la Sud: gestione in chiaroscuro di Jim
IL TEMPO - ZOTTI - Non passerà alla storia come il più amato dei presidenti, ma nei suoi sette anni al vertice - è numero uno dal 2012 - è uno di quelli che più ha inciso sullo sviluppo del club. James Pallotta ha cercato di proiettare la Roma verso una nuova era, con il difficile compito di traghettare la società dal calcio dei presidenti tifosi verso una dimensione più moderna ed internazionale, scontrandosi praticamente sempre con la piazza.
Oltre a non aver conquistato un trofeo, sono diverse le "colpe" del bostoniano secondo gran parte dei romanisti: si va dal cambio del logo, all'ossessione per lo stadio di proprietà fino alle cessioni di diversi pezzi pregiati della squadra per mettere a bilancio preziose plusvalenze necessarie a rispettare il FFP. La frattura più netta è con la Curva Sud, che non ha mai dimenticato l'espressione 'few fucking idiots' utilizzata dopo la squalifica inflitta al settore per alcuni striscioni su Ciro Esposito.
Ma c'è stato anche qualche momento di gloria. Come la notte della storica rimonta contro il Barcellona: dopo la qualificazione alla semifinale di Champions il presidente si ritrovò a ballare in una delle fontane di Piazza del Popolo in mezzo ai tifosi in delirio. Ha contribuito ad una crescita constante della società e all'internazionalizzazione marchio.
Il ruolo cruciale dello stadio aspettando il Campidoglio
IL MESSAGGERO - James Pallotta e Luca Parnasi escono di scena. Il nodo non è stato ancora sciolto ufficialmente, ma dietro le quinte è chiaro a tutti quanto sia centrale la questione stadio nella cessione dell'As Roma. Il gruppo Cpi, dell'immobiliarista ceco Radovan Vítek, è in trattativa con Unicredit per acquistare i crediti ipotecari che gravano sulla Eurnova, circa 50-60 milioni di euro.
Nelle prossime settimane si assisterà dunque ad un doppio annuncio: nuovo proprietario del club e nuovo titolare dei terreni e del progetto di Tor di Valle. Negli ultimi giorni tra Friedkin e Vitek i contatti sono stati intensi.
Per quanto riguarda il Campidoglio, la doppia svolta fa tirare un sospiro di sollievo ai pentastellati: se tutto andrà in porto infatti usciranno da sotto i riflettori i protagonisti di un progetto che finora ha dato molti più dolori che gioie. Soprattutto dal punto di vista dell'immagine. Le tangenti e gli arresti intorno allo stadio nel corso dei mesi hanno fatto da detonatore alle guerre interne ai Cinque Stelle.