La Capitale s'è desta
IL TEMPO - CARMELLINI - La Capitale s'è desta: almeno dal punto di vista calcistico aspettando che l'amministrazione capitolina riconsegni alla città il lustro che merita. Intanto i romani si devono accontentare del calcio, oppio dei popoli, to-nato a brillare come non succedeva da tempo su entrambe le sponde del biondoflume. La Città Eterna viaggia a quota 58 facendo il cumulo dei punti delle sue due squadre, staccando la rivale di sempre Milano che, nonostante abbia l'Inter in testa, si ritrova seconda con 54 punti avanti di una lunghezza su Torino terza a quota 53. E c'è sempre Roma dietro alle due prime della classe che si danno battaglia lassù in quello che al momento (ma forse non ancora per molto) resta ancora un altro campionato: quello tra l'Inter di Conte che ha appena sorpassato la Juve di Sarri. Ma la sorpresa e subito lì dietro si chiama Lazio, partita a fare spenti, capace di sfruttare alla grande il doppio colpo del mercato estivo: 1) aver trattenuto a Roma il genio di Milinkovic; 2) essere tra le big la squadra che ha cambiato meno. Forte della struttura dello scorso anno, fatta salva qualche piccola correzione di rigore, Inzaghi ha iniziato a martellare e si ritrova giustamente terzo in classifica da solo a sei lunghezze dalla Juventus seconda. Deve molto di questo alla vena straordinaria di un Immobile tornato quel killer micidiale che aveva entusiasmato in passato: diciassette gol in quattordici partite non si fanno a caso. Serve un bomber di primo livello, ma anche una squadra alla sua altezza, in grado di supportarlo e metterlo in condizione di andare a rete. Il capocannoniere della serie A si è alternato tra Lazio e nazionale lasciando sempre il segno.
Sulla sponda giallorossa del Tevere c'è invece bello grosso il sigillo di Fonseca. Il tecnico portoghese è stato in grado di prendere al volo una situazione che sembrava ormai disperata in coda alla gestione Di Francesco e riportare la Roma a livelli più consoni per il suo tasso tecnico: che era e resta elevatissimo. Ha lavorato con calma, ricostruendo mattone su mattone quel castello di gioco e testa raso al suolo dalla gestione precedente. Ha cambiato il modulo, gli uomini e dovuto anche far fronte a un'emergenza pazzesca, ma si è fortificato nelle difficoltà diventando di fatto il vero leader di questa squadra ritrovata. E i grandi risultati si sotto visti soprattutto per quanto riguarda la testa: la squadra è tornata solida, un gruppo che non molla mai capace di reagire alle difficoltà delle partite. Insomma ha gettato le basi di quella che sarà la Roma del futuro, dando anche spazio a dei giovani talenti fin troppo trascurati in passato. Ora decide lui, non guarda in faccia nessuno (Florenzi docet) e finché vince ha ragione. Il quarto posto è meritato, anzi a sentir lui va anche stretto a questa squadra che vuole giocare la Champions del prossimo anno.
Per farlo troverà sicuramente sul-a sua strada una Lazio altrettanto agguerrita per quello che finalmente potrà tornare ad essere un derby d'alta classifica e non solo la classica stracittadina che conta a mala pena per lo sfottò di quartiere. Ma siccome la vita è fatta di esami, già questa settimana per le due romane arriveranno quelli veri perché dovranno fare i conti proprio con le prime della classe: venerdì la Roma a San Siro contro l'Inter capolista e poi sabato sera la Lazio all'Olimpico ospiterà la Juve. Lazio e Roma sono pronte per il definitivo salto di qualità: da qui in avanti è vietato sbagliare.
Dzeko, il bene è in comune
IL MESSAGGERO - ANGELONI - L'estate calda di Edin, cominciata con il muso lungo e la voglia di andare all'Inter ed è finita con i sorrisi e una fascia di capitano della Roma (spessissimo) al braccio. Ma non solo: un contratto pluriennale e onerosissimo in tasca, una moglie, Amra, soddisfatta e un'idea di finire la carriera qui, a Roma, dove le buche della città (così come disse proprio al Messaggero lo stesso Dzeko) gli ricordano quelle di Sarajevo dopo i bombardamenti.
QUANTO MI COSTI - La rinuncia all'Inter è costata tanto alla Roma in termini economici (poco più di 5 milioni di euro a stagione fino al 2022, e cioè per i prossimi tre anni, da elargire al numero 9), tanto (ma anche no) potrebbe costare a Petrachi, che lo avrebbe trattato (anche molto male per certi versi, specie quando disse testuale «non accettiamo ricatti, non trattengo nessuno con la forza e allo stesso tempo non mi piace essere preso con la gola, né mi piace sapere che un mio giocatore abbia preso accordi con un'altra società che già di per sé è scorretto. Non è il padrone in questa casa, la Roma non si farà strozzare da nessuno») quando era ancora sotto contratto con il Torino (Dzeko - descritto come uno permalosissimo, anche se quelle frasi avrebbero fatto arrabbiare chiunque - si infuriò ma pensò bene di non rispondere).
REAZIONI DA MILANO - Conte, a cose fatte, era furibondo, per lui fu alto tradimento, visto che era un po' che lo corteggiava, ricevendone ripetuti sì e promesse di matrimonio. Il voltafaccia di Dzeko ai nerazzurri è figlio della strategia della Roma (di Petrachi, appunto) e delle pressioni di Fonseca, che ha voluto trattenerlo, lavorando ai fianchi, giorno dopo giorno, amichevole dopo amichevole, musino dopo musino. A Trigoria non poteva arrivare nessun centravanti migliore di Edin, per i costi in rapporto alla qualità: Higuain no, Icardi è stata una suggestione. Chi c'era di meglio? Dzeko. Quindi, lo sforzo andava fatto su di lui, ecco perché quel po' po' di stipendio. Del resto, la Roma aveva comunicato a Dzeko di non aver intenzione di rinnovargli il contratto, quindi di ritenersi libero di andare, portando un' offerta congrua. Ecco, lui la squadra l'aveva trovata, l'Inter, l'offerta congrua no, ma ha trovato Petrachi... Conte ha spinto fino a quando ha potuto, davanti al no di Marotta non c'è stato nulla da fare, provocando l'ira di Antonio, che sognava un duo d'attacco formato da Lukaku e Dzeko. Edin ha fatto felice Fonseca, molti tifosi della Roma, i suoi compagni di squadra e un po' anche l'Inter, che adesso si sta godendo uno straordinario Lautaro (8 gol in campionato) che, con Dzeko a Milano, avrebbe fatto tanta panchina, come lo scorso anno. Ma questo a Trigoria poco importa, tutti oggi qui si godono Dzeko (6 reti), che a 33 anni ancora corre e lotta come un ragazzino e che nel giro di poco tempo è diventato il leader, l'uomo squadra. Un trascinatore. Venerdì salirà a San Siro. All'Inter, Edin, ha segnato due reti in sette partite, due vinte e tre pareggiate. Quattro assist e due gol, entrambi all'Olimpico. Quindi al Meazza non ha mai segnato ai nerazzurri. C'è sempre una prima volta, si dice in questi casi.
Roma, prova di forza
IL MESSAGGERO - La parola d'ordine del nuovo corso è semplice e al tempo stesso abbondante. Basta dire equilibrio per riconoscere la Roma. Quello di Fonseca nella comunicazione all'interno (e all'esterno) e nel metodo in allenamento (e in partita). E quello della squadra nella partecipazione dentro lo spogliatoio e nel comportamento in campo. Il 4° posto (a quota 28 punti con il Cagliari che è però avanti per la differenza reti: +1) è la sintesi del lavoro portato avanti dall'allenatore che, senza piangere sulla raffica di infortuni (Kluivert è il 21°: oggi ecografia per valutare la contusione, con versamento, alla coscia), ha riqualificato tecnicamente, tatticamente e caratterialmente questo gruppo. Che oggi è preparato e unito. Pronto, dunque, a studiare per diventare grande. Senza spaventarsi davanti a qualsiasi esame. Ha la personalità per affrontarlo. Con la spavalderia o l'umiltà. La tappa di Verona ha certificato lo spessore degli interpreti giallorossi. Vincere, pure sporcando la prestazione. Lancione per il gol o per scaraventare il pallone in tribuna. Gesto raffinato o essenziale.
LEGGE DI STABILITÀ - La prova di forza del Bentegodi ha confermato la regolarità della Roma. Il rendimento lievita di partita in partita: 5 successi nelle ultime 6 di campionato. In casa 14 punti conquistati proprio come in trasferta. E vantaggio di 8 punti in classifica sulla gestione Di Francesco, con 3 reti in meno subite e 2 in più realizzate. Fonseca è riuscito a trasmettere la sua idea. Che non prevede sempre la stessa recita perché davanti c'è pure l'avversario con le sue caratteristiche. Dominio, gestione e praticità: la formula va scelta nella preparazione del match. L'azione del gol di Kluivert, come ha raccontato Pellegrini, è cominciata a Trigoria, la scorsa settimana: lezione del portoghese imparata a memoria. Le conoscenze dei giocatori sono, insomma, aumentate. Il dato sul possesso palla nella sfida di Verona evidenzia come l'allenatore abbia deciso di vincere cambiando proprio lo spartito: ecco il più basso (42,2 %) nelle 14 gare di questo torneo. Non è l'unico successo ottenuto dai giallorossi rinunciando all'iniziativa: la stessa scelta è stata fatta per battere il Sassuolo, il Milan, l'Udinese e il Napoli. E senza guardare il sistema di gioco della rivale di giornata (sempre diverso nelle 5 partite vinte). lSolo 2, invece, i ko senza avere il possesso palla: contro l'Atalanta e a Moenchengladbach (picco negativo: 40,6 per cento contro il Borussia).
MASSIMA TRASPARENZA - Fonseca ha conquistato il gruppo con la chiarezza. Ha sempre gurdato in faccia il suo interlocutore per spiegargli ogni decisione. Niente bluff di parola. Lo dimostrano le recenti esclusioni di Florenzi e Fazio. Il capitano e il comandante in panchina perché la priorità va alla Roma, mai al singolo. Dentro i giovani, se sono in forma, e fuori i senatori, se non sono al top. La regola è la stessa per qualsiasi interprete. Formazione di partenza confermata per dieci-undicesimi contro il Verona nonostante la stanchezza scontata dopo la gara di Istanbul. Spazio ai migliori del momento. Usando i panchinari quando e dove servono: Perotti (13° marcatore stagionale) è stato il 1° cambio perché il più adatto a giocare a sinistra al posto dell'infortunato Kluivert; Mkhitaryan è entrato da trequartista, con Pellegrini spostato da esterno offensivo, perché a destra, dove è partito titolare Under, non si trova a suo agio. Mai l'improvvisazione e nemmeno il contentino. Inutili nella corsa Champions, come qualsiasi distrazione (e l'allenatore ha evitato che ci fosse) sul cambio di proprietà.
Roma operaia: c'è la luce oltre gli infortuni
LA REPUBBLICA - PINCI - Nel tango del dio pallone la Roma ha pescato un jolly. Una vittoria sofferta, sporca come i tacchetti affondati per 94° in un Bentegodi battezzato dall'inizio alla fine da una pioggia gelida. Ma benedetta perché significa tenere il passo della Lazio e scavare un solco di 8 punti col Napoli alle spalle. L'abbraccio finale tra lo stesso Perotti e Mkhitaryan, due del romanisti più a lungo fuori per infortunio, è l'immagine simbolica di una nuova dimensione della squadra giallorossa, capace di vincere facendosi piccola. Fonseca alla viglia srotolava il manifesto di “una squadra che domini il gioco”, al contrario in campo ha lasciato al Verona la trama. facendosi anche dominare. Una lezione imparata dagli errori commessi contro squadre simili. N 3-1 finale è frutto degli errori veronesi nell’area romanista ma anche di una capacità chirurgica dei giallorossi di sfruttare gli episodi: un'imbucata “tottiana" di Pellegrini per Kluivert. E un rigore conquistato da Dzeko e realizzato da Perotti, sciolto in un pianto emozionato con dedica alla moglie Julieta: non segnava dall'ultima giornata del campionato scorso nato scorso, in mezzo due infortuni che ne avevano atterrito il morale, consolato solo dalle parole della consorte attraverso un commovente messaggio su Instagram.
Il Var ha cancellato il secondo gol del laziale Faraoni (è cresciuto a Formello) per fuorigioco e un rigore che si era procurato Pazzini, dal 2010 incubo giallorosso. Ne è emersa la Roma, viva e felice di potersi presentare a Milano, tra 4 giorni, per provare
a togliere all'Inter il gusto della vista dalla vetta.
Diego, rigore e fascia per l’amico ritrovato
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Cinque punti (e una partita) meno della Lazio terza, prima del fischio d’avvio di Guida. Divieto di sosta a Verona per una Roma a caccia di un posto Champions e anche del primato cittadino, che nella Capitale non è mai traguardo banale. Il bilancio dopo il fischio finale dell’arbitro di Torre Annunziata parla di una Roma tosta e vittoriosa, quindi sempre a due punti dal terzo posto. E con un protagonista ritrovato: Perotti. Bene così.
IL CAPITANO - C’era molta attesa per vedere all’opera la squadra di Paulo Fonseca ancora in trasferta dopo la convincente prestazione in Europa League a Istanbul. Roma senza lo squalificato Zaniolo (meglio, si era detto da più parti, pensando all’Inter di venerdì prossimo) e con il ritrovato Cengiz Under titolare dopo una vita (prestazione anonima, quasi dannosa) sulla destra. Roma due volte in vantaggio nella prima frazione contro un avversario avvelenato, spigoloso e molto pericoloso nella fase offensiva. Da applausi a scena aperta l’assist-gol di un immenso Pellegrini (strano...) per Kluivert e applausi convinti anche per la scelta della squadra di far calciare il rigore a Perotti, entrato in campo da pochissimo al posto dell’infortunato Kluivert. Come dire: Diego, anche se in questo periodo stai giocando poco per noi sei ancora fondamentale. Un forte segnale di gruppo, ma- gari un filo rischioso, ma di grande portata come evidenziato dagli ultimi minuti di gara.
Partita chiusa all’intervallo? Impronosticabile. Campo pesante, pioggia in abbondanza e soprattutto fase difensiva, quella della Roma, non all’altezza delle partite precedenti. Specie sulla corsia alla destra di Pau Lopez, mal coperta da entrambi gli esterni di Fonseca. Secondo tempo di contenimento quasi puro, per la Roma, spezzato da
ripartenze mal gestite e quindi inutili. Una Roma votata alla difesa totale quando Dzeko ha lasciato il campo per far posto a Fazio. Una Roma apparentemente troppo rinunciataria, in parole povere, con più difensori che attaccanti. Una scelta tecnica indirizzata probabilmente a congelare il risultato e che, invece, ha consentito alla squadra giallorossa di andare ancora a segno con Mkhitaryan (entrato al posto dell’evanescente Under), servito al bacio da Perotti con la fascia di capitano al braccio. Già, Perotti, quello che era tornato a essere un giocatore vero quando la squadra gli aveva lasciato tirare il calcio di rigore.
Fonseca, una vittoria nata dal cambiamento
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Parla di ricerca e di bisogno di dominare, di calcio spettacolo, iper-offensivo, poi tac: la vince quasi a scacchi. Mossa dopo mossa. Da italiano non medio. Fonseca non di offenderà di certo. Quel termine sta per stratega, non viene certo usato con disprezzo. Talvolta serve anche questo, vincere senza necessariamente ricercare la bellezza ma solo con la forza, con l'atteggiamento giusto, tosto, da squadra che non si distrae. La Roma di Verona ha prodotto un calcio sofferente e intelligente, Fonseca ha pensato a una strategia diversa, sapendo che Juric avrebbe impostato una gara molto fisica, tanto sulle mischie. Ecco perché Santon e non Florenzi o un claudicante Spinazzola; ecco perché si è lasciato meno spazio al possesso palla, la difesa è stata spesso bassa etc etc. un cambio di atteggiamento, contingente, non strutturale. Fonseca è italiano in questo senso: cambia, si adatta, non si fossilizza. Il calcio non è uno. «Mi piace giocare nella metà campo avversaria, ma contro una squadra aggressiva come il Verona, non è possibile.
Conta la profondità, non il possesso. Chiaro: a me piace di più avere la palla, poterla gestire. Stavolta non era facile. Il calcio che amo è fatto di possesso, di dominio, ma non sempre si può fare, questa non era l'occasione». Infatti la squadra gli è piaciuta per alcune caratteristiche, sicuramente meno per altre.
CONCENTRAZIONE - «Non è stato un bel gioco, questo è sicuro. Ho visto una grande attenzione da parte dei ragazzi. Era tanto importante entrare in campo con l'atteggiamento giusto, concentrati, affrontare questo tipo di partita con un grande spirito di gruppo e disponibili alla sofferenza. Difficile giocare contro una squadra così aggressiva».
La Roma sta imparando a difendere bene, di sicuro meglio rispetto alle prime giornate, quando esibiva un calcio affascinante, ma confuso. Bello e rischioso. Ora regna l'equilibrio: la Roma segna (nove gol nelle ultime tre partite) e subisce poco (solo una rete) «Devo dire che la squadra è migliorata molto in difesa. L'equilibrio è molto importante per una squadra ambiziosa. Quando siamo sicuri dal punto di vista difensivo, la squadra offensivamente è più confortata. Difendere bene è molto importante per noi. La prestazione di Pellegrini? «Un bellissimo giocatore, bravo negli assist. Sono contento per quello che sta facendo, per noi è molto importante».
MICKI GOL - Pure il ritorno di Mkhitaryan lo è per Fonseca. Lui sta bene, ha pure segnato. Rilanciato nel fisico e nella testa. «Mi sento bene ora, mi è mancata la squadra. Due mesi fuori sono davvero troppi. Voglio giocare per provare a rimanere». Una partita sotto la pioggia, fatta di lotta e di poco governo. Stile Premier. «Sapevamo che il Verona era aggressivo. Eravamo pronti. Li abbiamo analizzati bene e abbiamo fatto quello che avevamo studiato».
Pellegrini, il factotum decisivo per gli equilibri della squadra
IL MESSAGGERO - TRANI - Conta vincere, avvertono dentro lo spogliatoio. La Roma, però, sa addirittura scegliere in che modo riuscirci, cioè anche guardando alle caratteristiche dell'avversario. Fonseca ha studiato bene il Verona. Che mai, prima di incrociare i giallorossi, aveva preso più di 2 reti in un match. Il portoghese ha puntato sul gioco in profondità, lasciando il possesso palla alla squadra di Juric. E il suo punto di riferimento in campo, come si è visto nell'azione del 1° gol, è stato ancora Pellegrini. Con lui titolare, 3 successi in 8 giorni e 9 reti realizzate in 3 partite. «Abbiamo saputo che cosa fare contro una squadra aggressiva e organizzata. Che ci ha messo in difficoltà. Ma siamo stati bravi a reggere e a vincere la partita. Meritatamente». Lorenzo ha nuovamente messo la sua firma: 8° assist stagionale (6° in campionato). Azione studiata e provata a Trigoria: «Ho visto Justin che partiva, lo avevamo preparato in allenamento pensando a questi avversari». Gli manca, invece, il gol. E' ancora a digiuno in quest'annata: «Spero di farne uno presto, così magari oltre ad essere io ad abbracciare gli altri saranno anche loro a venire ad abbracciare me». Ha chiuso da centravanti, dopo essere stato nella stessa partita trequartista ed esterno offensivo. L'allenatore gli ha affidato la guida della squadra. Regista ovunque: «Mi dice di svariare per tutto il campo per dare soluzioni diverse ai miei compagni, soprattutto quando sono pressati. Il mister mi regala libertà e io cerco di sfruttarla». Da controllare Kluivert, in dubbio per la trasferta di Milano: risentimento muscolare postcontusivo al flessore (21° infortunio stagionale).
SBARCO RINVIATO - Settimana interlocutoria, ma solo per il possibile cambio di proprietà (o per il semplice ingresso del nuovo partner californiano), anche perché venerdì i giallorossi saranno di nuovo in campo per sfidare la neocapolista Inter a San Siro. A Roma e Boston, come noto, attendono novità da Dan Friedkin. Il figlio Ryan, intanto, ha rimandato il suo viaggio nella Capitale. Probabilmente si presenterà verso metà dicembre.
La Roma resta in zona Europa
IL MESSAGGERO - TRANI - La risposta è nitida, nella notte al Bentegodi: la Roma avanza con il fisico e la qualità. E, senza sbandare sotto la pioggia, rimane in piena corsa per la zona Champions con il 3° successo di fila dopo quelli contro il Brescia e il Basaksehir. Il 3-1 contro il Verona è il più sofferto, ma al tempo stesso il più significativo. Vittoria di personalità e di sostanza che permette ai giallorossi di tenersi stretto il 4° posto e di restare in scia della Lazio terza.
MODIFICA SCONTATA - Fonseca ha dunque ragione a insistere sui suoi fedelissimi, i più in forma del momento, e conferma per dieci-undicesimi la formazione schierata giovedì a Istanbul. L'unica novità è Under a destra per lo squalificato Zaniolo. Mossa, dunque, obbligata, sulla corsia dove Santon conserva la maglia da titolare. Il 4-1-4-1 giallorosso è aggressivo solo in partenza. A sinistra avanza Kolarov e si accentra Kluivert che si allinea a Pellegrini e Under alle spalle di Dzeko. Il Verona insiste con il 3-4-1-2, con l'ex Verre dietro a Di Carmine e Zaccagni. Juric sceglie il lato sinistro per ripartire verso Pau Lopez, bravo nella stessa azione a chiudere su Zaccagni e Lazovic. Il terreno del Bentegodi è bagnato dalla pioggia insistente e quindi scivoloso. Pellegrini, pur perdendo l'equilibrio, riesce a verticalizzare di sinistro (8° assist stagionale) per Kluivert che, lasciando sul posto Rrhamani, tocca di piatto tra le gambe di Silvestri per il vantaggio. La Roma, però, stacca improvvisamente la spina, come se si accontentasse. E comincia a sbandare, soffrendo le iniziative di Lazovic e Zaccagni. Santon è in difficoltà per la mancata assistenza di Under che spesso non rientra. Kluivert si addormenta in area e Faraoni, solo davanti a Pau Lopez, pareggia incrociando di testa. Il cross da sinistra è di Zaccagni, lasciato libero sulla trequarti. La girata di Pellegrini, su pennellata di Kolarov, interrompe momentaneamente l'assedio gialloblù.
STAFFETTA DECISIVA - La Roma resiste, ma fatica a riprendersi l'iniziativa. E, davanti a Pau Lopez, la difesa si distrae anche nel gioco aereo: palo esterno di Rrhamani. Si fa male, contusione alla coscia sinistra nel contrasto con Zaccagni, Kluivert: ecco. Perotti. Faraoni segna anche da fuori, su cross dal fondo di Lazovic sporcato da Mancini e svirgolato da Perotti. Il Var, però, gli cancella la doppietta: Giacomelli, dopo quasi 4 minuti, avvisa l'arbitro Guida che Lazovic è partito in fuorigioco. L'unica giocata di Under al Bentegodi è preziosa: nuova verticalizzazione, segreto dell'efficacia giallorossa, con l'imbucata in area per Dzeko, atterrato da Gunter. Rigore trasformato dallo specialista Perotti (13° marcatore stagionale) prima dell'intervallo.
MODIFICA TATTICA - Il Verona non riesce a spingere più con continuità. La Roma ne approfitta e comincia a gestire il match. E a ripartite per cercare il tris e chiudere la sfida. Pellegrini conclude largo, Smalling ci riprova di testa e Under ritarda il tiro prima di essere sostituito a metà tempo. Spazio a Mkhitaryan che va a fare il trequartista, con Pellegrini scivolato sulla fascia, da esterno destro. Juric ha già inserito Veloso e subito dopo fa entrare pure Salcedo e Pazzini. Fonseca, nel finale, alza il muro: Fazio per Dzeko e per la linea arretrata a 5 con Pellegrini falso nove. E soprattutto per difendere il 4° posto, festeggiato con il tris nel recupero di Mkhitaryan su assist di Perotti.
Fonseca: “Questa è la vittoria dello spirito”
IL TEMPO - BIAFORA - Lo spirito di squadra della Roma fa 400. I giallorossi hanno raggiunto la cifra tonda in Serie A nelle vittorie lontano dalla Capitale e lo hanno fatto grazie ad una prestazione cinica in fase offensiva e battagliera in quella difensiva, resistendo all’assalto del Verona nel secondo tempo. Fonseca non può che essere felice per la terza vittoria di fila, nove i gol segnati e uno solo quello subito negli ultimi tre match, e per aver ritrovato un Pellegrini in forma straordinaria dopo l’infortunio al dito del piede: “E’ una vittoria di grande atteggiamento della squadra, di grande spirito di gruppo. Il Verona - le dichiarazioni nel post-gara del tecnico portoghese - è una squadra bellissima, difficile da affrontare, difende bene ed è molto aggressiva. Non abbiamo fatto un bel gioco durante la fase di possesso palla, ma abbiamo avuto un grande atteggiamento e contro queste squadre è veramente importante. Conosciamo tutti le qualità di Pellegrini, è un bellissimo giocatore. Lorenzo è un grande calciatore soprattutto quando deve prendere l’ultima decisione in fase di rifinitura”. L’allenatore di Nampula è stato prodigo di complimenti verso i suoi ragazzi, ma sa che il prossimo ostacolo è di quelli durissimi - l’Inter di Conte è reduce da una striscia di cinque successi di fila in campionato e ha conquistato la vetta - e ha invitato tutti a non abbassare la guardia: “Vogliamo essere più dominanti, mi piace molto quando la squadra gioca nella metà campo offensiva, anche se a volte non è possibile. La profondità è più importante che il possesso orizzontale. Contro una squadra aggressiva in pressing dovevamo pensare e giocare veloci e andare sempre in profondità. Io voglio un gioco sempre con la palla tra i piedi, cercando di andare vicini alla porta avversaria”. Chi ha dimostrato di saper mandare benissimo la palla tra gli spazi è Pellegrini, che ha toccato quota otto assist stagionali: “Con il Verona abbiamo giocato in modo diverso, ma la cosa più importante è che questo è un gruppo fantastico. Do tutto per i compagni e loro danno tutto per me, cosa che forse ci è mancata negli altri anni. Sul gol ho visto Kluivert che partiva, lo avevamo preparato in allenamento in base alle caratteristiche degli avversari. Ci hanno messo in difficoltà - l’ammissione del numero 7 giallorosso - ma siamo stati bravi a reggere e a vincere la partita”.
Si ferma anche Kluivert: ennesimo ko muscolare
IL TEMPO - BIAFORA - Si allunga la lista dei giocatori della Roma che hanno subito almeno un infortunio (muscolare o traumatico) da inizio stagione. Il 19° calciatore giallorosso a finire in infermeria è Kluivert, costretto a chiedere il cambio al 35’ del primo tempo contro il Verona. L’olandese si è fatto male in un contrasto con Zaccagni, toccandosi a lungo la coscia sinistra mentre lasciava il campo a favore di Perotti, autore poi di un gol e un assist. La prima diagnosi parla di un fastidio muscolare post-contusivo al flessore e domani (oggi giorno di riposo per tutti) saranno effettuati gli esami strumentali: la speranza è che non sia nulla di grave, visto che con il nuovo anno l’infermeria dovrebbe praticamente svuotarsi. Da segnalare poi uno spiacevole episodio andato in scena a fine gara: dopo il triplice fischio di Guida dalla curva del Verona si sono alzati alcuni cori all’indirizzo della squadra e dei tifosi giallorossi, insultati con il coro “sporchi terroni“.
Conferenza Stampa Fonseca: "Oggi non abbiamo fatto benissimo con la palla. Con l'Inter ce la possiamo giocare"
Paulo Fonseca, tecnico della Roma, ha parlato in conferenza stampa dopo la vittoria contro il Verona:
Importante aver recuperato Mkhitaryan?
"Tecnicamente è molto forte, ha giocato molto bene. Ha aiutato la squadra. Ha fatto un bellissimo gol, su una gran giocata di Pellegrini e Perotti".
Continua a non guardare la classifica?
"Certo che la guardo, ma adesso per me è importante la prossima partita. Sarà un grande test. Dobbiamo recuperare dei giocatori per questa partita".
Cosa ha chiesto ai suoi giocatori prima della partita?
"L’abbiamo preparata in un giorno. Abbiamo dovuto cambiare di molto il modo di pensare la partita. È una squadra difficile da affrontare, è molto aggressiva. L’abbiamo preparata con grande obiettività. La profondità è stata importante per noi. Sappiamo di dover avere un buon atteggiamento. Oggi non abbiamo fatto benissimo con la palla, abbiamo giocato con un miglior atteggiamento difensivo".
L’Inter è troppo più forte?
"In questo momento la classifica dimostra che sono più forti. Crediamo di potercela giocare".
Kluivert come sta?
"Vediamo, penso non sia grave".
L’avevate preparata così?
"Avevo detto che la cosa più importante non era avere la palla, ma andare in profondità. L’avevamo preparata così".
Dove il Verona vi ha messi più in difficoltà?
"Sull’out di sinistra. Si sovrappongono molto su quel lato".
C’è un giocatore del Verona che vorrebbe allenare?
"Adesso non cambierei i miei giocatori con nessuno".
Conferenza stampa Juric: “Gli episodi sono stati decisivi. La Roma dietro è davvero tosta"
Ivan Juric, tecnico dell'Hellas Verona, è intervenuto in conferenza stampa al termine del match contro la Roma, perso 1-3. Queste le sue parole:
Risultato bugiardo?
Abbiamo fatto bene tante cose, abbiamo fatto una bella partita, gli episodi sono andati a favore loro. C’è poco da rimproverare.
C’è qualche rammarico?
Qualche errore di troppo, queste squadre ti puniscono. Ma in alcune situazioni non abbiamo segnato per centimetri, la prestazione è stata comunque ottima.
L’arbitraggio com’è stato?
È andato a vedere al VAR, ma non mi soffermo su queste cose”.
Perché Veloso fuori?
Quando uno torna da un infortunio a volte è meglio dosarlo. Ha avuto questo problema a Genova negli anni passati, comunque Pessina ha fatto bene.
Conta di recuperare Kumbulla per Bergamo?
Mi sembra difficile.
La prova di Verre e Di Carmine?
Samuel ha fatto quello che gli ho chiesto, Mancini e Smalling sono fortissimi, Mancini mi ha dato l’impressione di essere un top. Verre ha sentito un po’ di pressione.
Zaccagni come sta?
Ha preso una botta, ma è stato bravo, ha fatto bene.
In cosa avete fatto soffrire la Roma?
Secondo tempo stradominato, nel primo tempo abbiamo concesso poco. Se il primo tempo era diverso perché ci volevano prendere alti nella ripresa si sono abbassati. Oggi non mi è sembrato di aver subito qualcosa di particolare.