La Roma acquista a titolo temporaneo Nikola Kalinic

L'AS Roma rende noto di aver acquistato dall’Atletico Madrid a titolo temporaneo, fino al 30 giugno 2020, i diritti alle prestazioni sportive del calciatore Nikola Kalinic, a fronte di un corrispettivo fisso di 2 milioni di euro.

L'accordo prevede il diritto di opzione per l'acquisizione a titolo definitivo a fronte di un corrispettivo di 9 milioni di euro.

“Sono molto contento, perché sono arrivato in un grande club”, ha dichiarato il calciatore croato nella sua prima intervista in giallorosso. “Sono orgoglioso di far parte di questa squadra. La Roma ha una grande storia e sono davvero felice di essere qui”.

Per Kalinic, cresciuto nell’Hajduk Spalato e passato per Blackburn e Dnipro, si tratta della terza esperienza in una squadra italiana dopo quelle nella Fiorentina e nel Milan. Nella scorsa stagione si è trasferito in Spagna nell’Atletico Madrid. 

“Kalinic è stato sin da subito in cima alle nostre preferenze per la sua capacità di muoversi da prima punta e al contempo di affiancare Dzeko”, ha dichiarato il direttore sportivo Gianluca Petrachi. “Riteniamo che il nostro reparto offensivo sia completo anche grazie alle sue caratteristiche e auspichiamo che possa rilanciarsi in Italia”.

Il croato indosserà la maglia numero 19.


Kalinic: "Sono arrivato in un grande club. Farò tutto ciò mi chiederà il mister"

Nikola Kalinic, neo aacquisto della Roma, ha rilasciato la sua prima intervista da giallorosso. Queste le sue parole per il sito asroma.com:

Cosa significa per te essere un giocatore della Roma?
"È una bella sensazione perché sono arrivato in un grande club e sono orgoglioso di far parte di questa squadra. È un club che ha una storia importante, sono molto felice di essere qui".

Qui hai lasciato un ottimo ricordo, in particolare negli anni in maglia viola. Torni in Italia con quale obiettivo?
"Avendo trascorso due anni a Firenze e uno a Milano conosco già il calcio italiano e farò del mio meglio in allenamento e in partita e spero che tutto vada bene".

L’esperienza in Spagna con l’Atletico Madrid però cosa ha aggiunto al tuo bagaglio personale?
"L’Atlético è un club importante che può contare su grandi giocatori. È una squadra che lotta per i primi 2-3 posti della Liga. È un’ottima formazione che lotta per la Champions League, la Liga e la Coppa del Re. È stata una bella esperienza, non ho giocato molte partite, ma fisicamente sto bene e sono qui per migliorare e credo che quest’anno farò come due anni fa, quando giocavo più spesso".

Cosa ti aspetti da questa nuova avventura con Fonseca?
"Farò tutto ciò che mi chiederà il mister, farò del mio meglio e spero che le cose vadano bene sia per la squadra sia per me".

Tra i tuoi compagni di reparto  troverai Edin Dzeko: che rappresenta per te giocare con lui? 
"Dzeko secondo me è una delle punte più forti nel suo ruolo, lo conosco molto bene e sono felicissimo di poter giocare con lui. Quando ero in Inghilterra, anche lui giocava in Premier, lui nel City e io nel Blackburn. Penso  sia uno dei migliori attaccanti in Europa e credo che segneremo tante reti insieme. Ci aiuterà molto, perché è un grande giocatore. Abbiamo tanti giocatori forti e giovani. Quest’anno possiamo fare grandi cose in Serie A e in Europa League".

Hai un messaggio per i tifosi?
"Voglio dire che farò del mio meglio in ogni partita, qualche volta andrà bene e altre no, ma l’importante sarà dare il 100% soprattutto per la squadra. Non ho mai segnato nello Stadio Olimpico quando ho giocato in Italia e adesso dovrò rimediare".


La Roma acquista a titolo temporaneo Henrikh Mkhitaryan

L'AS Roma rende noto di aver acquistato dall’Arsenal a titolo temporaneo, fino al 30 giugno 2020, i diritti alle prestazioni sportive di Henrikh Mkhitaryan, a fronte di un corrispettivo fisso di 3 milioni di euro.

L’accordo prevede altresì, al verificarsi di determinate situazioni sportive, il pagamento di un corrispettivo variabile di 0,1 milioni di euro.

“Arrivare in un club come la Roma è una grande opportunità, un nuovo capitolo da aprire nella mia carriera”, ha dichiarato Henrikh nella sua prima intervista in giallorosso. “So di che tipo di Club si tratta e sono sicuro che raggiungeremo dei grandi risultati insieme”.

Cresciuto nel Pyunik Yerevan, Mkhitaryan ha vissuto due esperienze in Ucraina con Metalurg e Shakhtar Donetsk prima di sbarcare in Bundesliga nel Borussia Dortmund. Nel 2016 si è trasferito in Premier League nel Manchester United per poi passare all’Arsenal nel 2018.

“Mkhitaryan risponde alla nostra volontà di inserire in rosa calciatori che possano rappresentare un punto di riferimento per i più giovani e che abbiano un bagaglio tecnico tale da imporsi rapidamente nel nostro campionato”, ha dichiarato il direttore sportivo Gianluca Petrachi sul giocatore armeno.

Nella Roma indosserà la maglia numero 77.


Mancini: "Zaniolo e Kean devono imparare a comportarsi bene"

Roberto Mancini, CT della nazionale, ha parlato in conferenza stampa in vista dei prossimi impegni dell'Italia. Tra gli argomenti anche l'esclusione di Zaniolo e Kean dalla lista dei convocati:

Perchè ha escluso Zaniolo e Kean?
"Sicuramente mi faranno più comodo in avanti. A me non piace lasciare a casa per punire, però sono giovani e spero gli serva per il futuro. Se meriteranno li chiameremo, ma devono imparare che devono comportarsi bene. Un professionista deve essere sempre esemplare".

Ancora su Zaniolo...
"Ora non cominciamo a dire che se perdiamo è perchè manca Zaniolo. Non bastano 5 partire per essere un campione. Bisogna lavorare tanto e deve capire che quello che ha avuto gli è arrivato all'improvviso. Non ha fatto nulla di grave ma siccome non è la prima volta è meglio che impari".


Mkhitaryan: "Sono impaziente di lavorare con Fonseca. Non sarà facile, ma farò del mio meglio"

Henrikh Mkhitaryan, neo acquisto della Roma, ha rilasciato le sue prime dichiarazioni da giallorosso. Queste le sue parole ai microfoni di Roma TV:

"È una nuova opportunità, l’inizio di un nuovo capitolo della mia carriera. Farlo in questo club è fantastico, so cosa rappresenta, sono certo che questa squadra possa raggiungere grandi traguardi. All’inizio erano solo voci, poi la trattativa ha iniziato a concretizzarsi. Ci ho pensato e ho preso la decisione di venire. Non ho ancora visto la città, ma so che è straordinaria. Conosco un po’ la storia italiana. Il centro sportivo è fantastico, le strutture sono pensata per allenarsi duramente e dare il massimo in partita. Non sarà semplice arrivare in un paese nuovo, una squadra nuova, una nuova filosofia di gioco, nuovi compagni e allenatore. Farò del mio meglio per adattarmi velocemente e aiutare la squadra a raggiungere gli obiettivi. Sarà bello vivere l’esperienza del calcio italiano. Segnare ti fa sentire bene, ma non semplicemente segnare, anche aiutare la squadra a farlo. La cosa più importante è vincere la partita, è più importante vincere e non segnare che segnare e vincere, ma farò del mio meglio per segnare e aiutare la squadra a vincere. Si sente spesso dire che un assist valga più di un gol perché rappresenta più della metà del lavoro. Se c’è la possibilità di dare la tua palla al tuo compagno è meglio farlo, piuttosto che essere egoista e fare tutto da solo. Ho imparato molto da ogni allenatore, sono stati tutti diversi. Ora sono impaziente di lavorare con Fonseca, so come gioca, conoscevo lo Shakhtar e mi piaceva il loro modo di giocare, spero che possa trasmettere le sue idee qui a Roma. Non ho ancora parlato con lui, non conosco la sua filosofia di gioco, ne parlerò alla fine della stagione. Penso che abbia idee valide, è per questo che è qui. Ho alte aspettative, penso possa giovare molto al club. Non guardo al numero di presenze, la cosa più importante è quale può essere il contributo alla nazionale. Cerco di fare del mio meglio, gioco sempre con piacere, anche fuori ruolo. Non ho ancora conosciuto i miei compagni, sono sicuro che sono molto ambiziosi e daranno il massimo, ma non possiamo farlo senza l’aiuto dei tifosi, per cui dobbiamo restare uniti".


Fonseca, al via il primo derby

INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Primi giorni di campionato per Fonseca e l'allenatore nel frattempo continua a lavorare in mezzo al campo. Come fa ogni giorno, da quando ha messo piede a Trigoria. Parla, suggerisce e, se serve, urla. Si fa sentire dal gruppo che sembra convinto dallo stile di gioco del portoghese. Che, in attesa di vivere l'emozione del suo primo derby della Capitale, cerca di correggere la Roma dopo la sbandata contro il Genoa. L'equilibrio fa parte del suo percorso di allenatore. Quando finì ko all'Olimpico, nel ritorno degli ottavi di Champions il 13 marzo del 2018, dimostrò di essere in grado, anche con il 4-2-3-1, di concedere il minimo ai giallorossi di Di Francesco, promossi solo per la gran giocata di Strootman: assist per Dzeko in verticale e sul filo del fuorigioco. Lo Shakhtar Donetsk, in quella notte, rimase in partita senza mai sbilanciarsi.

ADDESTRAMENTO MIRATO - Le lacune emerse domenica scorsa contro il 3-4-1-2 di Andreazzoli sono finite sotto la lente di ingrandimento: Fonseca, utilizzando le immagini, ha sintetizzato la lista degli errori (anzi, orrori). Le gaffe dei singoli e della squadra. Perché se Fazio, Jesus e, quando è entrato, Mancini hanno di sicuro sbagliato in prima persona, i compagni non li hanno cero aiutati. I mediani Pellegrini e Cristante non hanno garantito la giusta copertura, lasciando i centrali in solitudine sulle seconde palle, e al tempo stesso hanno spesso rinunciato al pressing. Che si è visto a intermittenza, con la partecipazione non continua del rombo offensivo: Dzeko, Zaniolo, Under e Kluivert hanno spesso allungato il 4-2-3-1 giallorosso. Il portoghese, in questi giorni, sta insistendo sui movimenti e sulle posizioni degli interpreti. Soprattutto sulle distanze, perché non ha alcuna intenzione di lasciare spazio alle ripartenze della Lazio.

SPAZIO IN REGIA - La priorità, nelle scelte da fare per il derby, va al centrocampo più che alla difesa, dove è possibile l'ingresso di Mancini per Jesus. Fonseca vuole inserire il play che, nelle caratteristiche, è più abituato al palleggio di Cristante e Pellegrini e soprattutto a dettare i tempi di gioco. Tocca a lui togliere il piede dall'acceleratore in alcune fasi del match, imponendo il ritmo alla squadra. E interrompendo la verticalizzazione forzata. Il ballottaggio per quel ruolo è scontato: Diawara o Veretout. Che si preparano per il debutto con la maglia giallorossa. L'allenatore, non è una novità, mette in prima fila il francese che, però, non ha mai giocato nemmeno un minuto nel precampionato. Ecco perché, al momento, il favorito è il guineano. Così, entrando nella formazione di partenza il regista, è automatico che Pellegrini salga da trequartista, posizione in cui spesso è stato utilizzato pure da Di Francesco. La curiosità: iniziò in corsa, al posto dell'infortunato Pastore, proprio nel derby d'andata dello scorso torneo. E segnò di tacco la rete del vantaggio della Roma. Dietro, quindi, a Dzeko, utile per inserirsi alle spalle del centravanti, e contemporaneamente davanti a Parolo (o Leiva), pronto a oscurare il play biancoceleste. Se Zaniolo sta bene, si allarga a sinistra, da esterno offensivo. Fonseca, contro il Genoa, ha puntato su Kluivert. Ma, quando ha sostituito l'olandese con Pastore, ha spostato sulla fascia proprio l'azzurro.

NUOVA OPZIONE - Non fa niente che è mancino: lì il tecnico preferisce un destro, ma Zaniolo va bene lo stesso perché, da centrocampista, aiuta più di Kluivert nel pressing e nella gestione della palla. La mossa, insomma, ci sta. E, guardando alla superiorità numerica della Lazio nella zona centrale, aiuterebbe tatticamente i giallorossi, meno sbilanciati e più compatti. L'alternativa è Florenzi, con Zappacosta terzino destro. Soluzione possibile pure in partita, come è successo domenica scorsa.


Fateci divertire. Tecnici giochisti, attaccanti stellari: proprio un derby da non perdere

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Non è mai accaduto in campionato che il derby capitale finisse in vetrina così presto. Ma questaLazio e questa Roma sono comunque già pronte a regalare spettacolo. E farci divertire. Magari la Roma avrebbe voluto un po’ più avanti la sfida che vale, da questa parti davvero, un bel pezzo di stagione. Come darle torto. Immaginate due aziende. Da una parte un'impresa quasi di famiglia, solida, ben avviata, che dà risultati e garanzie. Dall'altra, un'industria ambiziosa che nell'ultimo anno ha raccolto poco e ha deciso per la totale ristrutturazione. Via i due simboli del marchio, nuovi «cervelli» e un nuovo amministratore delegato, che arriva con le sue idee senza alcuna intenzione di cedere a compromessi (…).

Immobile e Dzeko guidano le bande dei gol. Guarda un po’, arrivano al derby con un bottino romano in netta parità: 88 gol a testa con la Lazio e con la Roma, tra campionato e coppe. Chi fa il sorpasso? Ciro è stato implacabile nelle sfide precedenti: 3 delle ultime 5 reti (2 su rigore) nei derby le ha segnate lui. Il bosniaco l’anno scorso è rimasto a secco. Sono partiti entrambi alla grande (…).Entrambi poi godono di partner altrettanto in palla. Under e Correa pare abbiamo deciso di diventare grandi. E campioni. Aiutati da un gioco che li esalta. E qui entrano in ballo i tecnici.

Il trasformista e l’integralista: potremmo definirli così. Simone Inzaghi, l’uomo di famiglia, è cresciuto dentro l’azienda e ora ha una padronanza assoluta del prodotto. Tanto che riesce a far coesistere tutti i galli nello stesso pollaio (…). Si adatta all’avversario e soprattutto alle caratteristiche dei suoi giocatori: le ripartenze veloci sono l’asso nella manica. Fonseca no. Lui non vuole l’etichetta di integralista, e forse non lo è in assoluto, ma la sua filosofia è una e resta fedele alla linea: comando assoluto del gioco, pressing alto e possesso palla (…).Fonseca dovrà cercare di chiudere quegli spazi dove Luis Alberto si infila come un coltello nel burro. E magari alternare i laterali nella salita per evitare di essere troppo sbilanciato. Vedremo a quali antidoti ha pensato (…).

E a proposito di laterali, la sfida Lazzari-Kolarov è la novità più interessante. Saranno scintille da quelle parti. L’ex Spal ha portato vivacità e forza al gioco della Lazio. Il serbo nella nuova filosofia si trova a meraviglia e ha già il piede caldo.


Attacco al derby

IL MESSAGGERO - TRANI -  Il derby all'improvviso. Il fulmine che proprio non ti aspetti a inizio campionato e a fine estate. Subito la Partita, senza aspettare nessuno. Ore 18 all'Olimpico, sapendo che nemmeno il meteo ha pazienza. Anzi, promuove il ribaltone: allerta codice giallo della protezione civile, dall'afa al temporale, come se niente fosse. Lo stadio, e a prescindere dal maltempo, mostra però la cornice che merita la sfida: almeno 50 mila spettatori. La Lazio entra in campo davanti alla Roma. La classifica è lì a rappresentare il momentaneo primato cittadino. Una giornata per il break. Il successo di Marassi contro la Sampdoria ha permesso lo scatto biancoceleste nella notte in cui ha fatto rumore la frenata giallorossa in casa contro il Genoa. È solo la partenza, ma il testa a testa sarà il leitmotiv calcistico della Capitale per l'intera stagione: Inzaghi e Fonseca presto rappresenteranno l'Italia nell'Europa League, ma il pensiero di entrambi va oltre. Guardano già alla Champions. L'unico posto a disposizione in serie A sembra essere solo il 4°. Se lo giocheranno loro fino al 24 maggio.

CORREZIONE ANNUNCIATA Intrigante il duello, anche tatticamente. Mirata la preparazione del match. La Lazio e la Roma sono già diverse. Perché gli allenatori cambiano subito la formazione schierata al via nel torneo. Non concedono il bis. Vogliono la perfezione per il derby e danno spazio a Leiva e Zappacosta. È il loro prologo per la favola che si apprestano a scrivere nel pomeriggio all'Olimpico. Inzaghi va sul sicuro e, per il 3-5-2, sceglie la squadra base. Sono i migliori a disposizione. Sulla traccia lavora da anni, aggiornata nel finale della scorsa stagione con l'inserimento di Correa accanto a Immobile. Più qualità, più efficacia e più spavalderia. Gli hanno permesso di vincere la Coppa Italia contro l'Atalanta. Il mercato gli ha poi portato in dote il laterale destro che, nel suo sistema di gioco, fa la differenza: Lazzari. Fonseca, invece, cerca l'equilibrio che, appena ha messo piede in serie A, è evaporato nella notte del debutto all'Olimpico. Si copre e non è nel suo stile. Perché, nel 4-2-3-1, Florenzi lascia il posto da terzino destro e si ritrova alto a sinistra nel rombo offensivo. Non è il giorno ideale per sbilanciarsi: il Genoa, nell'atteggiamento, copia i biancocelesti. E ogni ripartenza, domenica scorsa, è stata fatale. Difesa allo sbando e squadra nel suo assetto vulnerabile. Test, dunque, utile l'aggiornamento. Proprio nel derby d'andata del campionato scorso, la mossa riuscì a Di Francesco. Catena di destra con doppio esterno basso (dietro giocò Santon, attualmente panchinaro e vicino all'addio).

STORIA RECENTE Il derby precoce, dunque, è la grande chance per la Lazio. Pronta e in condizione. Completa. E Leiva, il play di sostanza che si piazza davanti alla difesa, sembra fatto apposta per questo derby. Inzaghi lo considera il guardiaspalle di Milinkovic e Luis Alberto. Perché in attacco la Roma è già affidabile e spavalda: il totem è sempre Dzeko. Ancora non sa, però, leggere la fase difensiva: Fonseca lavora proprio per renderla squadra. Che oggi non è. Anche per il ritardo di alcuni arrivi a Trigoria: i rinforzi, per ora, sono in stand by (la maggioranza). L'attesa per il centrale da affiancare a Fazio e soprattutto in grado di prendere il posto di Manolas: da giovedì c'è Smalling, oggi riserva all'Olimpico perché ancora deve conoscere i nuovi compagni. E si aspetta sempre il sostituto di El Shaarawy, acquisto diventato fondamentale dopo l'ennesimo infortunio di Perotti. Quando si cambia, in panchina e in campo, serve la pazienza. Che spesso, non solo qui, manca ai club come ai tifosi. Florenzi davanti è la mossa più semplice: su quel lato si scatena di solito Lazzari. Prevenzione assoluta sulla sinistra, attenzione a destra, con Zappacosta più abile del capitano in marcatura. Mancini spera di avere il posto che domenica scorsa è stato di Jesus. Pure per far sentire meno solo Pau Lopez, finora l'unico nuovo nella formazione di partenza. Normale che, insomma, qualche dubbio abbia arricchito la vigilia a Trigoria e non a Formello. La virata giallorossa è lenta, quella biancoceleste già certificata.


Tra Lotito e Pallotta c’è anche il derby delle scaramanzie

LA GAZZETTA DELLO SPORT - È vero, Claudio Lotito e James Pallotta sono differenti, ma non solo perché l’uno è il «tuttologo» della Lazio ovviamente sempre presente – e l’altro – per via dell’Oceano Atlantico che lo separa da Roma – è costretto all’arte di scegliere l’uomo giusto per delegare,tant’è che non viene nella Capitale da quasi un anno e mezzo (…). La passione, in fondo, non ha metri di misura oggettivi e così si scopre che il presidente giallorosso, causa partita, diventa un camminatore (…). Le sue grandi magioni, infatti, hanno una serie infinita di stanze, tutte dotate di televisore, e quindi il presidente vede le partite senza mai fermarsi a sedere, bensì camminando da un salone all’altro, spesso pregando, come d’altronde – assai laicamente – fanno i tifosi di tutte le latitudini (…). Stessa cosa, peraltro, che ha fatto nelle poche volte che è venuto a vedere la squadra dal vivo all’Olimpico. A sedere mai (…). Durante la gara, poi, i messaggi ai dirigenti sono una costante. Commenti a volte duri, richieste di spiegazione, semplice euforia. A fine partita, poi, le telefonate ai dirigenti, nella quale si approfondiscono temi e spiegazioni. Sempre salvaguardata, invece, la sfera dell’allenatore, che non viene mai contattato direttamente (…).

Per Lotito, invece, il derby (ma non solo il derby, qualsiasi partita della Lazio) è una sorta di funzione religiosa: esserci è osservare un precetto. Nei primi anni della sua gestione il presidente non mancava neppure un match della sua squadra, sia in casa sia fuori, in Italia come all'estero. Poi, ha deciso di disertare le trasferte. Ma all’Olimpico non manca mai. Sempre solito posto, con il d.s. Tare al suo fianco. E senza i telefonini. Sì, perché ci sono solo due situazioni in cui si stacca dai suoi inseparabili smartphone: quando gioca la Lazio e quando va in Chiesa per la messa domenicale (…).


Spunta Idrissi e sfida Vital. Kalinic vicino

IL MESSAGGERO - CARINA - Petrachi corre contro il tempo. Se Kalinic è pronto a sbarcare a Roma domani, qualche complicazione è sorta invece per l’acquisto di Mateus Vital. Operazione che a Trigoria erano sicuri di chiudere con un blitz intorno ai 7-8 milioni complessivi. Non avevano però fatto i conti con il Corinthians e con l’agente del ragazzo. Il club brasiliano possiede l’85% del cartellino e ha formulato due richieste a seconda se al prestito sarà aggiunto il diritto o l’obbligo di riscatto. Nel primo caso la somma è di 11 milioni. Nel secondo scende a 7. Somme alle quali va aggiunto il restante 15%, diviso tra il procuratore e il Vasco da Gama, sua ex squadra. In totale sono all’incirca 12 e 8 milioni.

SCHICK AL LIPSIA La Roma s’è presa ancora mezza giornata di tempo (mancherebbero poi i tempi tecnici) per provare a trovare una soluzione. In caso contrario, ha già individuato il sostituto. Si tratta di Idrissi, classe 96’, olandese naturalizzato marocchino, ala dell’Az Alkmaar e della nazionale africana. Profilo interessante: giovanili nel Nac Breda, poi passa al Feyenoord dove gioca fino alla Under 23. Nel 2015-16 si trasferisce al Groningen. In due stagioni e mezzo colleziona 62 presenze e 12 reti. A gennaio del 2018 è acquistato dall’Az Alkmaar, concludendo la stagione con altre 12 partite e 3 reti. Lo scorso anno, l’exploit: 15 gol in 43 presenze tra campionato e coppa. Anche in questa stagione è partito forte: 3 reti in altrettante gare. Il giocatore è in trattativa con il Torino ma Petrachi ha chiesto all’agente di attendere ancora qualche ora. A seconda di come andrà a finire la questione legata a Vital, la Roma affonderà o meno il colpo. Costo: 10 milioni. Sono ore calde anche sul versante Schick. Roma e Lipsia hanno trovato ormai un’intesa di massima che sarà resa ufficiale nelle prossime ore. Operazione che si concluderà con un prestito biennale con obbligo di riscatto a 26 milioni, legato alle presenze. Segnali che confermano come l’happy-end sia imminente non mancano: Kalinic, il sostituto del ceco, ha rifiutato l’Al-Gharafa Sports Club ed è atteso domani nella Capitale (operazione in prestito con diritto di riscatto a 9 milioni). Augustin, invece, attaccante del club tedesco, è stato ceduto al Monacoliberando così il posto a Schick. Rush finale anche per Gonalons, ad un passo dal Granada(prestito con obbligo di riscatto a 5 milioni) e Santon. La Spal preme ma il terzino va convinto, visto che preferirebbe restare in giallorosso. Bianda ha invece rifiutato un club turco.


Derby senza i capitani: déjà vu Roma

IL GIORNALE - PUGLISI - Un antipasto di derby. Anche se in quel momento nessuno riusciva a pensarci. Un antipasto di derby, proprio in un Lazio-Roma, stessa gara (da calendario) che si disputerà oggi pomeriggio allo stadio Olimpico. Dieci campionati fa, durante una stracittadina particolarmente sentita, i giallorossi si ritrovarono improvvisamente a giocare senza Totti e De Rossi, scorcio di un futuro che è arrivato. Quel giorno, era il 18 aprile 2010, Ranieri decise di toglierli entrambi a fine primo tempo per inserire Taddei e Menez. La Lazio stava vincendo 1-0, la Roma rischiava di perdere il primo posto in favore dell’Inter. I giallorossi avevano bisogno di una scossa e Ranieri decise di togliere i due romani, apparsi troppo nervosi. Fu una scelta forte, impopolare, ma giusta. La Roma ribaltò il risultato (1-2) e restò in testa alla classifica. Fino a una settimana dopo quando perse in casa con la Sampdoria. Dieci campionati dopo, il futuro è arrivato. La Roma è rimasta orfana di Totti e De Rossi, dovrà affrontare il primo derby senza di loro. «Sì, sarà strano non vederli dall’altra parte», ha ammesso il tecnico della Lazio Simone Inzaghi, che però non si fida della Roma: «I risultati della prima giornata non devono indurre in errore. Sappiamo cosa sono i derby, un campionato a parte. E poi la Roma è una squadra forte, guidata da un allenatore molto preparato». Fonseca, a differenza di Inzaghi, ha allenato in campionati diversi, arrivando anche a disputare la Champions. Preparato lo è davvero, ma il derby romano non lo ha ancora mai vissuto. In quello Inzaghi ha esperienza da vendere. «So che quella contro la Lazio è una partita speciale, me lo fanno capire anche i tifosi, e anche se vale tre punti ti dà un coinvolgimento maggiore - ha spiegato il tecnico giallorosso -. Loro forse sono favoriti, ma a parole. Conta solo il verdetto del campo». Dove si troveranno una contro l’altra due squadre diametralmente opposte. Una, la Lazio, che in estate ha puntato sulla continuità: stesso allenatore del passato, nemmeno un big ceduto. L’altra, la Roma, ha invece deciso di rivoluzionarsi: in estate sono cambiati direttore sportivo, allenatore, modulo e giocatori. Ma soprattutto si è deciso di ripartire senza Totti e De Rossi. Esattamente 10 campionati dopo quel derby che era uno squarcio nel futuro. Anche se in quel momento era impossibile immaginarlo.


Calcio in ombra nel derby della paura

CORRIERE DELLA SERA - Mai così presto in campionato, alla seconda giornata, mai con così tanta tensione. Lazio-Roma aspetta 50mila spettatori all’Olimpico e oltre 1000 agenti fuori (…).Ci sarebbe tanto da dire dal punto di vista calcistico. Biancocelesti dati favoriti dai bookmaker dopo tanti anni da «underdog». Giallorossi già a rischio crisi in caso di sconfitta. I duelli Immobile-Dzeko e Milinkovic-Pellegrini. L’esperienza di Inzaghi e il debutto di Paulo Fonseca. La prima volta senza Totti e De Rossi, che a tarda sera giocherà un altro derby, quello tra Boca Juniors e River Plate. L’allarme sulla sicurezza, invece, domina sopra la partita. Ai «soliti» problemi di una gara che non a caso si gioca alle 18 e non alle 20.45, si aggiunge la celebrazione che gli ultrà vogliono dedicare alla memoria di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, capo degli Irriducibili laziali, ucciso il 7 agosto con un colpo di pistola alla testa nel parco degli Acquedotti (…).Per controllare l’afflusso allo stadio i cancelli saranno aperti dalle 15.30, ma proprio a quell’ora, da ponte Milvio, dovrebbe partire il corteo biancoceleste verso lo stadio Olimpico. Il timore è che possano unirsi anche ultrà venuti dall’estero: Inghilterra, Spagna, Austria, Polonia e Bulgaria, visti i gemellaggi dei supporter della Lazio (…). La curva laziale resterà in silenzio per i primi 45 minuti per protestare contro l’inasprimento delle norme dettato dal Decreto sicurezza bis. Nel corso della trasmissione radio «La voce della Nord» è arrivato anche un «messaggio» per i calciatori biancocelesti: «Indifferenza totale nei confronti dei giocatori. Useremo la stessa arma che loro hanno usato nei confronti nostri in questi giorni. (…)». Il motivo? Le mancate condoglianze da parte di dirigenti e calciatori, anche private, alla famiglia Piscitelli (…).

C’è anche una partita, per fortuna. Inzaghi conferma la formazione che ha battuto la Samp, con un’eccezione: il rientro di Leiva al posto di Parolo (…). Fonseca si copre con Zappacosta terzino e Florenzi attaccante, portando in panchina il nuovo acquisto Smalling. Domani sarà a Roma Kalinic, che prenderà il posto di Schick, al Lipsia in prestito biennale con obbligo di riscatto legato alle presenze (5 milioni più 20). Stessa formula per Gonalons al Granada, ma a 0 più 5.