Capello: "Ho avuto la fortuna di essere allenato da Liedholm. Da lui ho imparato tanto"

Fabio Capello, intervenuto ai microfoni di Tele Radio Stereo, ha ricordato Nils Liedholm, che avrebbe compiuto oggi 97 anni. Queste le sue parole:

“Ho avuto al grande fortuna di essere allenato da Liedholm, da lui ho imparato tanto. È stato un allenatore che mi ha fatto migliorare ancora nonostante avessi già 30 e passa anni, contrariamente a quello che si pensa il lavoro tecnico costante fa migliorare. Ho avuto anche l'esperienza di essere suo secondo e anche lì ho imparato tanto. Ma la cosa che mi rende orgoglioso è che quando Berlusconi mi chiese di prendere il posto di Liedholm, io, per grande rispetto verso l'uomo, ho accettato la responsabilità della squadra ma ho voluto che rimanesse con noi nello staff. Sono subentrato ma non è stato esonerato e ne sono orgoglioso perché l'uomo della sua caratura e della sua serietà da cui ho imparato tanto meritava un grandissimo rispetto”.


Giudice Sportivo, due giornate di squalifica ed ammenda per Paulo Fonseca

Il Giudice Sportivo, come comunicato sul sito legaseriea.it, ha comunicato i verdetti dopo la settima giornata di campionato. Per la Roma arriva la prima sanzione nei confronti di Kolarov per aver protestato contro il direttore di gara.
Due giornate di squalifica ed ammenda di 10 mila euro per Paulo Fonseca, espulso per doppia ammonizione dopo proteste nei confronti del direttore di gara e per essersi, dopo la notifica del provvedimento di espulsione, avvicinato all'arbitro con fare minaccioso ed aggressivo urlando diverse volte una frase irrispettosa.
Ammenda di 15 mila euro contro la Roma a titolo di responsabilità oggettiva, per aver consentito l'ingresso nel recinto di gioco di un preparatore atletico che non risulta, allo stato, essere tesserato, il quale applaudiva ironicamente ed in maniera continuativa il direttore di gara, a cui si era avvicinato con fare aggressivo.


La Roma farà ricorso contro la squalifica a Fonseca (foto)

La Roma, dopo la decisione del Giudice Sportivo, ha deciso che farà ricorso contro la squalifica di due giornate al mister Fonseca. A riferirlo è il giornalista del Corriere dello Sport, Jacopo Aliprandi, sul proprio profilo Twitter:

 


Serie A, il Milan esonera Giampaolo

Adesso è ufficiale, Marco Giampaolo non è più l'allenatore del Milan. Questo il comunicato sul sito ufficiale del club rossonero:

"AC Milan comunica di aver sollevato Marco Giampaolo dall'incarico di allenatore della Prima Squadra. Il Club intende ringraziare Marco per l'attività sin qui svolta e gli augura i migliori successi professionali".


Papà Perotti: "Credo che dopo la sosta potrà essere schierato. Vuole onorare il contratto con la Roma"

Hugo Perotti, padre del giallorosso Diego Perotti, ha parlato ai microfoni di Tele Radio Stereo dell'infortunio del figlio:

Come sta Diego dal punto di vista psicologico dopo questo nuovo infortunio?
Sta recuperando, sta migliorando. Credo che subito dopo la sosta potrà essere schierato”.

Dopo il nuovo infortunio, Diego ha pensato di chiudere la carriera come quando era al Siviglia?
E’ stato un duro colpo per lui anche perché veniva da un precampionato continuo e costante. Si sentiva pronto e in forma, questo infortunio è stato una vera mazzata. Nei primi giorni è stato uno shock per lui. Diego si sente comunque un calciatore e vuole mettersi a disposizione per dare il massimo e per far vedere che è stata solo sfortuna”.

Come si trova Diego con Fonseca?
E’ molto soddisfatto e sorpreso di come organizza il lavoro di Fonseca. Vuole tornare al più presto a lavorare con lui”.

E’ vero che Diego ha il sogno di chiudere la carriera al Boca?
Potrebbe essere una possibilità. Per adesso Diego vuole solo onorare il contratto che ha con la Roma. Poi penserà al futuro”.

Parliamo di calcio argentino. Il Boca può rimontare il River in Libertadores?
Perché no? Il Boca Juniors è una squadra forte e giocherà in casa. Non è una partita facile, il River ha vinto 2-0 e in caso dovessero segnare il Boca dovrà farne 4. E’ difficile, ma non impossibile”.

E’ deluso dall’esperienza di De Rossi al Boca? Oppure è impossibile esprimere un giudizio a causa dai tanti infortuni?
Non posso essere deluso. E’ vero, è stato sempre infortunato, ma è un calciatore fortissimo che potrebbe far bene in ogni squadra del mondo. Mi incanta, non posso dare un parere negativo”.


Simonetti: "Il mio obiettivo è rimanere alla Roma il più possibile. I miei idoli sono i romani e romanisti"

Pierluigi Simonetti, centrocampista della Roma Primavera, ha parlato ai microfoni di Roma TV durante il programma "Next Generation":

Come è nata la tua passione?
"Mio padre e mio nonno giocavano a pallone ed è una passione che ci hanno trasmesso dai primi passi".

In che categorie giocavano?
"Mio padre è arrivato al massimo a fare gli Allievi con la Lazio, ma mai cose importanti. Poi ha dovuto cominciare a lavorare perché alla famiglia serviva una mano in più per arrivare a fine mese".

Le storie ci raccontano spesso dei nonni e dei papà che giocano a calcio e comincia anche il figlio, invece, nel tuo caso anche tua sorella Flaminia gioca a calcio. Come le è nata la passione?
"Magari vedendo anche mio fratello maggiore giocare le è scattata la passione, poi ha continuato piano piano e l'ha fatto diventare un lavoro".

Parlate mai di calcio?
"Parliamo sempre di calcio, magari quando stiamo a casa o al telefono, quasi la maggior parte del tempo parliamo di pallone".

Ti ricordi quando hanno presa alla Roma anche lei, tu eri già qui da tanti anni, avete festeggiato?
"È stata una grande soddisfazione per tutta la famiglia. Anche per lei giocare alla Roma è sempre stato il suo sogno, ora fa quest'anno all'Empoli e spera di tornare l'anno prossimo".

Tu invece dalla Roma non sei mai andato via?
"No, è un amore duraturo negli anni. Non ho mai avuto l'idea di andare via, magari nel futuro non si può mai sapere, ma il mio obiettivo è rimanere qui il più possibile".

Sei entrato che avevi 10 anni, ti ricordi quando ti hanno chiamato?
"Sì me lo ricordo bene, è uno dei ricordi che ho più lucidi di quando ero piccolo. Stavo a casa al mare con mio nonno e mia nonna, è arrivata una chiamata a papà. Preso dalla gioia ho corso per tutta casa".

Quando eri più piccolo eri uno dei più bravi, ma anche dei più piccoli e poi hai sviluppato tutto insieme. Hai mai avuto paura che il tuo fisico ti penalizzasse?
"Paura no, non ho mai visto la mia statura come una cosa negativa, l'ho vissuta bene non ho mai avuto problemi di questo tipo. Più che altro i miei giocatori erano preoccupati che non crescessi, ma alla fine ho sviluppato tutto insieme".

Tu sei cresciuto di dieci centimetri in un anno, sono tantissimi, avevi 16 o 17 anni giusto?
"Sì, lo scorso anno. Non mi sono mai posto il problema dell'altezza, anche se poteva esserlo".

Nonostante l'altezza e tutto quanto, tu giochi nel settore giovanile con molta continuità, ad esempio hai giocato con l'Under-15, l'Under-16 e hai vinto lo scudetto con l'Under-17. Questo è il ricordo più bello?
"Il ricordo più bello forse è stato Benevento-Roma l'anno scorso con la prima squadra quando sono salito. Il mister mi ha visto e anche se sono entrato poco, mi ha dato tanto e mi ha fatto molto piacere".

Senti che questo può essere l'obiettivo?
"Io ci metto sempre l'impegno anche se magari, come lo scorso anno, ho giocato poco. Mi impegno sempre come nel primo anno. Non sto con la testa a pensare che devo dare tutto perché tanto lo faccio in allenamento ogni giorno, me lo pongo come obiettivo quotidianamente".

Tu negli anni hai cambiato il tuo ruolo: prima regista, adesso mezzala, hai fatto anche molti gol con l'Under 17. Quali sono le tue caratteristiche principali, qual è il ruolo più adatto a te?
"Il mio ruolo preferito è quello che faccio adesso: la mezzala. E' un ruolo che mi permette di andare avanti e di tornare indietro quando serve, forse è anche quello più adatto a me".

Qual è il tuo idolo?
"Persone come Daniele De Rossi, Florenzi e Pellegrini: romani e romanisti, gli idoli dei ragazzi di Roma".

Ti piace quel tipo di percorso?
"Sì, sarebbe il sogno più bello, però farlo da romano e romanista forse ha qualcosa in più che gli altri non sanno".

L'obiettivo è superare qualche problemino di inizio stagione che ti sta un po' limitando?
"Magari anche vincendo qualcosa quest'anno".


Diawara, menisco rotto. Anche Edin va sotto i ferri

IL MESSAGGERO - Stavolta è toccato Diawara e Dzeko, e siamo a 12: Amadou è stato vittima di una lesione al menisco mediale del ginocchio sinistro, Edin di una doppia frattura all’arco zigomatico destro. Entrambi oggi saranno sottoposti a intervento chirurgico a Villa Stuart. I tempi di recupero stimati per il centrocampista sono di circa quattro settimane, Edin, invece, proverà a rientrare dopo la sosta, ma dovrà giocare con la maschera protettiva (intanto salta la nazionale). Non sorprendono le dinamiche, stavolta: per quanto riguarda Diawara la
responsabilità è di un’entrata a forbice di Cigarini al 15’ (solo ammonito), l’ex Napoli non ha chiesto il cambio fino 30’ quando all’altezza del centrocampo è caduto a terra da solo lamentando un forte dolore. È stato immediatamente soccorso dai medici che lo hanno accompagnato fuori dal terreno di gioco e lo hanno trasportato a Villa Stuart. L’infortunio di Dzeko è avvenuto quasi a fine partita (85’) quando ha colpito in area  a palla di testa e nello stesso istante ha ricevuto una testata da Mattiello. Infortuni che si aggiungono a quelli altrettanto recenti di Pellegrini (frattura del quinto metatarso del piede destro) e Zappacosta (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro) andando ad allungare una lista che sta decimando sempre più la rosa. Paulo Fonseca, però, prova a pensare positivo: dopo la sosta dovrebbe ritrovare sia Under (lesione al bicipite femorale destro) che Mkhitaryan (lesione tendinea all’adduttore).


Petrachi: «Arbitro indisponente». Pallotta: «Uno schifo»

IL MESSAGGERO - CARINA - Al fischio finale, la rabbia montata in campo fa spazio a durissime prese di posizione da parte della Roma. Su Twitter, inizia il presidente Pallotta: «Incredibile, ancora una volta. Non sono sicuro della partita che ho visto rispetto all'arbitro. Sono di stufo di questa schifezza che ci sta costando le partite. È già successo troppe volte quest'anno». Infuriato il ds Petrachi: «Siamo molto amareggiati, non è da questa settimana che riceviamo dei torti. Lo dico per dovere di cronaca, altrimenti alla Roma sembriamo tutti matti. L'atteggiamento dell'arbitro è stato indisponente, ha creato solo nervosismo. Sul gol annullato, Kalinic ruba il tempo al difensore e infatti Pisacane rimane in piedi mentre Olsen gli va addosso. Sono cose normali che accadono in area. È impensabile annullare una rete del genere, diversamente non si gioca più. Il calcio è un gioco maschio, altrimenti ci mettiamo il tubino e andiamo a fare danza classica. Stiamo commentando una partita falsata da un errore tecnico dell'arbitro che non ne ha fatto solo uno. Meritavamo di vincere». E ancora: «Se lo vedono in Inghilterra si mettono a ridere, è assurdo. E poi non vai neanche a rivedere il Var? Magari a dire Ho fatto una cazzata'. Forse diamo fastidio».

LA «QUESTIONE» - Dopo essersi ricomposto e ripreso dalla sfuriata che gli è costata l'espulsione a fine partita, l'analisi più mirata è quella di Fonseca: «Ho meritato l'espulsione, su questo non ci sono dubbi. Ma il gol non era da annullare. L'arbitro infatti prima parla con un giocatore del Cagliari e gli dice che non è fallo. Perché poi ha cambiato idea? Inizialmente fa con la mano il gesto per dire che non è fallo. Dopo cosa è accaduto, ha consultato il Var o no? La questione è questa». Il portoghese fa centro. In effetti Massa sembra respingere in un primo momento le proteste dei sardi. Poi, come se avesse ricevuto un silent check cambia idea. In questo caso, però, non si tratterebbe più di Var (che aveva richiamato il fischietto d'Imperia per il tocco col braccio di Mancini, provocando il disappunto di Pellegrini sui social: «Siete vergognosi», messaggio poi cancellato) ma di moviola. Difficile uscirne, visto che il direttore di gara ha poi rassicurato Dzeko di aver deciso lui. Il Cagliari fa muro: «La spinta è netta. Pisacane è svenuto», il commento di Maran. E il presidente Giulini si sorprende su Twitter: «Troppa attenzione per un fallo offensivo cristallino». La sensazione è che non sia finita qui. Anche perché ora, la parola passa al Giudice Sportivo. Intanto, restando alla cronaca del pomeriggio, Massa e i suoi collaboratori hanno lasciato lo stadio due ore dopo la fine della partita.


Dall’abbondanza alla carestia: Fonseca perde uomini e punti

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Le patate non possono più attendere. Se uno non ha la forza per reggere la pressione di una partita o di uno stadio, è bene che cambi mestiere e vada a zappare la terra. Non ha più senso, conveniamo con Paulo Fonseca, che si presenti in maglietta e mutandine davanti a 30 mila o giù di lì tifosi. I campi di patate non possono più attendere Davide Massa, uno degli arbitri più scarsi della storia del calcio italiano. Uno che nel momento in cui è stato chiamato a decidere, ha scelto di non decidere. Ci riferiamo, ovviamente, all’azione del gol annullato a Kalinic, nel corso della quale Massa non ha fischiato nè il gol della Roma né il suo annullamento. Ha solo deciso che era il caso di non intervenire, salvo farlo dopo una manciata abbondante di minuti trascorsi a pensare: e mo che devo fare? Massa, lo hanno visto tutti, in campo non sapeva cosa fare. E uno così, viene automatico pensarlo, dovrebbe attaccare il fischietto al chiodo, indossare al volo gli scarponi e trasferirsi a lavorare nella campagna ligure.

PIU’ INFORTUNATI CHE TITOLARI - Detto questo, resta la classifica che, dopo sette giornate, recita Roma a quota 12 punti. Frutto di tre vittorie e altrettanti pareggi, oltre al ko interno contro l’Atalanta. Eccolo, il punto dolente: l’Olimpico. La squadra di Paulo Fonseca, in campionato, ha vinto solo una voltacontro il Sassuolo - alle pendici di Monte Mario. Pari con Genoa e Cagliari (e Lazio, anche se in trasferta) e ko con i nerazzurri di Gasperini. Lontano dalla Capitale, due viaggi e sei punti. Ma Fonseca, questo va assolutamente sottolineato, sia in casa che fuori ha dovuto fare i conti con troppi problemi per sorridere un po’ di più al campionato. Il tecnico portoghese ha avuto finora più infortunati che titolari, e questo non l’ha minimamente aiutato nel suo lavoro. E’ arrivato, di fatto, a raschiare il barile, a mettere in campo gente che dovrebbe fare un altro mestiere per poter allestire, anche in corso di gara, una squadra vera, seria. Una
Roma in grado di trasformare in (più) gol l’enorme mole di gioco espressa anche ieri contro il Cagliari. Il gruppo costruisce, costruisce tanto ma capitalizza poco. Fino a poche settimane fa, pensando alla rosa di Fonseca, si parlava di abbondanza: ora è arrivato il turno della carestia. Con gente che va a terra e non si rialza se non dopo mesi. La partita contro il Cagliari, che ha regalato altri gravi infortuni, ha chiuso una settimana che resterà nella storia del club come una delle peggiori di sempre. Ci mancava solo Massa per completare l’opera.


Tanti applausi a Nainggolan: i tifosi ritrovano il vecchio amico

IL MESSAGGERO - CARINA - L’Olimpico non lo ha dimenticato. Prima e dopo. Le gare dell’ex non sono mai stato il forte di Nainggolan. Ma gli oltre 34mila spettatori accorsi allo stadio hanno comunque voluto tributare un’ovazione al belga. Sia al momento dell’annuncio delle formazioni sia quando è stato richiamato da Maran in panchina. Radja, con la partita ancora in bilico è stato letteralmente preso di sorpresa dal coro cantato dallo stadio in suo onore.

MANO SUL CUORE - Ha fatto il gesto del cuore con il pugno, battendosi il petto, e s’è girato verso la Sud. Poi, ancora qualche passo, per fare una mezza piroetta e applaudire lo stadio. Ancora un cenno verso la tribuna, quando ormai Ionita aveva preso il suo posto in campo. Un rapporto, quello tra Nainggolan e i tifosi della Roma, indissolubile. Perché il belga, al netto dei suoi eccessi, ha rappresentato molto per la gente. Che lo ha premiato anche con uno striscione nel pre gara: «Mai un avversario, bentornato Radja». Un pensiero anche per la moglie, Claudia, che sta lottando contro un brutto male: «Non mollare Claudia». Il Ninja era stato preso d’assalto anche nell’hotel che ha ospitato il Cagliari in questi due giorni di trasferta. Decine e decine di tifosi hanno fermato il calciatore per chiedergli un selfie, un autografo, o semplicemente salutarlo. A fine gara, il messaggio su Twitter per ringraziare tutti: «Che dire...complimenti per lo spirito di squadra e siamo riusciti a portare un risultato a casa...Bravi ragazzi...poi, sempre speciale tornare qui...Grazie Roma... che affetto che sento e che ho per voi... vi voglio bene». E l’amico Totti subito gli risponde. “Radja questa è Roma, la gente non dimentica”.


Massa inadeguato

IL MESSAGGERO - TRANI - Il pari della Roma contro il Cagliari (1-1), il secondo di fila dopo quello di giovedì a Graz (stesso punteggio), finisce presto fuori dall'inquadratura. Che dedica il primo piano all'arbitro Massa di Imperia. La sua prestazione è da bocciare perché rovina il match dell'Olimpico. Vede male e decide peggio. Fa innervosire i giocatori e gli spettatori per la sua gestione arrogante e presuntuosa. E senza personalità. Il segno su questo torneo l'ha lasciato subito, al via nella nuova stagione: Fiorentina-Napoli (3-4) del 24 agosto. Lì ha inciso sul risultato, chiedere a Montella che, primo allenatore ammonito, ha dovuto ingoiare il rigore inesistente su Mertens e si è visto sfilare quello netto su Ribery. Qui il direttore di gara si è preso di nuovo la scena senza che nessuno, però, glielo chiedesse. Anche quando il Var lo ha salvato o spinto all'errore. Inadeguato, dunque. Lo sa bene Fonseca che, entrato in campo a fine partita per chiedere spiegazioni sulla rete della possibile vittoria annullata a Kalinic, ha ricevuto il rosso (dopo il giallo) in faccia: invasione e protesta plateali. Lo sbandieratore di cartellini, rosso anche per Romano (collaboratore vivace del portoghese), si è, quindi, offeso. E non ha chiarito. Nemmeno dopo, nello spogliatoio, ai dirigenti.

NESSUN RISPETTO - La Roma, insomma, non ci sta. E alza la voce in pubblico con il ds Petrachi a fine partita, dando seguito alla lamentele, quelle fatte sottotraccia, di Bologna e Lecce, trasferte vincenti nonostante i torti ricevuti. In questo caso il pari fa rallentare la Roma nella corsa Champions, pur restando al 5° posto e a meno 1 dal Napoli quarto. Ecco perché la legge arbitrale deve essere uguale per tutti. Sia per il fallo di mano che per la visione dell'episodio al Var. Il tocco con il braccio di Mancini, punito all'Olimpico da Massa, è come quello di Lucioni che il signor Abisso di Palermo, domenica 29 settembre, non ha assegnato allo stadio di Via del Mare. Ma c'è di più: l'azione nasce dalla punizione concessa nonostante l'intervento di Diawara sia stato sul pallone. L'arbitro è vicino, ma sbaglia. E concede il bis, non fischiando il rigore. Ci pensa il Var Nasca. Lo stesso che, contando sulla distrazione e sull'insicurezza del direttore di gara, fa da ventriloquio per annullare la rete di Kalinic. Massa, approfittando dell'infortunio di Pisacane che leggermente spinto dall'attaccante si scontra con Olsen, diventa solo spettatore. Non fischia nè punizione nè gol. Aspetta che Nasca, cioè che sia il Var a partorire il risultato, lasciandolo sull'1-1.

PANCHINA CORTA - Massa, insomma, divide (i punti) et Imperia (in campo). La Roma, però, avrebbe meritato il successo, a prescindere dagli episodi discussi. Perché reagisce e costruisce, con il 67 per cento del possesso palla, nonostante l'emergenza. Va sotto a metà nel primo tempo, mai successo nelle precedenti 8 partite stagionali. Il Cagliari, prudente nel suo 4-3-1-2 e con Nainggolananestetizzato dall'affetto della Sud, passa sfruttando il rimbalzo che, nell'area giallorossa, finisce sul braccio largo di Mancini. Joao Pedro trasforma di forza. Sono solo 19 i convocati: la rosa sfiorisce tra le mani di Fonseca che, alla mezz'ora e sotto di un gol, si trova chiaramente in imbarazzo quando si fa male anche Diawara (menisco), fino a quel momento tra i più lucidi. La scelta, guardando gli 8 giocatori seduti dietro di lui (compresi i portieri Fuzato e Mirante), è ridotta e quindi scontata: Pastore e Kalinic, titolari giovedì a Graz, non sono fisicamente al top. Rimane Antonucci, entrato in corsa pure in Austria. E va a sinistra, con Zaniolo trequartista, stessa mossa usata con il Wolfsberger. Veretout, spaesato in partenza, torna a fare il mediano accanto a Cristante. Pochi secondi e la Roma pareggia. Con l'azione più semplice manda l'ex Pellegrini e la difesa rossoblu in tilt: verticalizzazione a destra di Spinazzola per Kluivert, veloce nello scatto e preciso nel cross. Ma Ceppitelli, scivolando per anticipare Dzeko, infila Olsen. L'ex portiere giallorosso salva Maran dal ko con le parate su Zaniolo, il migliore per presenza ed efficacia. Il turnover iniziale è di 5 giocatori, poi coinvolge anche i panchinari: Antonucci gioca 45 minuti e lascia il finale a Kalinic per il 4-2-4. Dzeko, con la doppia frattura allo zigomo, di testa libera in area il partner. Spintarella a Pisacane, gol a porta vuota e cronometro fermo per soccorrere il difensore (poi portato anche lui in ospedale). La partita, anche se il recupero è di 5 minuti, finisce lì.


Diawara e Dzeko sotto i ferri: la maledizione è infinita

IL TEMPO - BIAFORA - Più che il report medico di una partita di calcio, quello di Roma-Cagliari assomiglia ad un bollettino di guerra arrivato direttamente da un conflitto del Medio-Oriente. Dopo l’infortunio all’adduttore di Mkhitaryan e le operazioni al metatarso di Pellegrini e quella al crociatodi Zappacosta degli ultimi giorni, questa mattina saranno Diawara e Dzeko a finire sotto i ferri. Il centrocampista è stato costretto al cambio al 30° del primo tempo per aver subìto una lesione al menisco mediale, ovvero quello interno, del ginocchio sinistro. Inizialmente Diawara è anche rimasto in campo dopo il brutto fallo di Cigarini (punito soltanto con l’ammonizione da Massa), ma dopo una decina di minuti il dolore è diventato insopportabile ed è uscito in lacrime dal terreno di gioco, portato a spalla dallo staff medico, che lo ha poi accompagnato a Villa Stuart per svolgere una risonanza magnetica, che fortunatamente ha scongiurato la lesione al legamento crociato. Il numero 42 giallorosso, che sarà operato dal professor Mariani ed ha passato la notte nella clinica romana, da protocollo dovrà stare fermo per tre settimane, a cui andrà aggiunto poi un periodo di una quindicina di giorni per completare la riatletizzazione. Fonseca lo avrà quindi pienamente a disposizione al termine della sosta delle nazionali di novembre, quando il calendario prevede la sfida con il Brescia. Nella sala operatoria adiacente a quella di Diawara ci sarà invece Dzeko, che ha riportato la doppia frattura dell’arco zigomatico destro, in seguito al contrasto con Mattiello, che lo ha colpito con una testata. Il bosniaco uscito dall’Olimpico con una borsa del ghiaccio applicata sul volto, ieri è tornato in serata a casa, per poi rientrare a Villa Stuart questa mattina. Il centravanti della Roma sarà sottoposto ad intervento dal professor Pesucci, chirurgo maxillo facciale che in passato ha già operato Manolas per la frattura del setto nasale. Dzeko non sarà dimesso immediatamente e molto probabilmente sarà costretto a saltare i prossimi impegni di qualificazione ad Euro2020 contro la Finlandia e la Grecia. Da segnalare poi che il difensore del Cagliari Pisacane ha perso conoscenza nello scontro con Olsen, su cui Massa ha deciso di fischiare fallo e di non assegnare il gol a Kalinic. Spostando lo sguardo agli altri acciaccati in casa Roma la speranza di Fonseca, che ha concesso un giorno di riposo, è di riavere a disposizione durante la sosta Cetin e soprattutto Under, che ha quasi completato la riabilitazione. Ci vorrà invece ancora del tempo per il rientro in gruppo di Perotti. Da valutare pure le condizioni di Florenzi, che in un primo momento non risponderà alla convocazione dell’Italia per la pesante influenza che lo ha colpito. Intanto ieri il ds Petrachi è tornato a parlare del tema infortuni: “Qualche problemino lo abbiamo sui campi di Trigoria che sono sabbiosi e abbastanza duri. Stiamo valutando la situazione, abbiamo già rifatto un primo campo e cercheremo di ristrutturare anche gli altri. Mi auguro sia questo il problema reale che abbiamo a Trigoria".