Dubbio Kluivert, febbre per Dzeko. Florenzi cerca spazio sulla fascia
IL MESSAGGERO - CARINA - Dzeko ha la febbre, Kluivert invece un edema al flessore sinistro. Di colpo Fonseca, si ritrova con l’attacco dimezzato. Se Kalinic ha nell'Inter una delle sue vittime preferite (4 gol in 5 gare, tracui una clamorosa tripletta a San Siro), il tecnico portoghese conta comunque di recuperare almeno il bosniaco per venerdì. Rimane in dubbio l’ex Ajax: non essendoci lesione si spera nel recupero ma nessuno a Trigoria vuole rischiare. L’ultima parola spetterà al calciatore.
Qualora dovesse dare forfait, ballottaggio a tre tra Perotti (favorito), Mkhitaryan e Florenzi. Chissà che per il capitano quella con l’Inter non sia una sorta di sliding-door. A fronte di quella porta che in giallorosso rimane sempre più chiusa (appena una gara da titolare negli ultimi 40 giorni) potrebbe aprirsene un’altra a tinte nerazzurre. Alessandro, per ora, non ci pensa. E punta ad una maglia da titolare. Ma è chiaro che se entro Natale non dovesse trovare spazio, a gennaio potrebbe partire. Buone notizie sul versante Cristante: dopo un consulto medico con il professor Orava, ha avuto l’ok per aumentare i carichi di lavoro. Mirante nuovamente in gruppo, Pastore è invece ancora alle prese con la contusione tra anca e bacino.
TRATTATIVA FRIEDKIN L’attesa per la gara con l’Inter, non deve far perdere di vista la partita che si gioca su altri tavoli. Sono giorni febbrili, di trattative che ormai si stanno svolgendo per lo più negli Usa per l’entrata del magnate Friedkin all'interno della Roma.A seconda degli sviluppi dei negoziati, il tycoon texano (e/o il figlio) dovrebbe tornare in Italia la prossima settimana o quanto meno prima di Natale. Benché l’intenzione di Friedkin sia quella di diventare l’azionista di maggioranza del club, lo schema del suo ingresso è già tracciato.
Il primo step riguarderà la partecipazione al prossimo aumento di capitale. Con Pallotta disposto a coprirne una parte (40 milioni), toccherà a Friedkin garantire gli altri 90 milioni (considerando la quota spettante a Pallotta: 130 su 150). Sullo sfondo rimane la questione-stadio. Intanto la compagnia che raggruppa le aziende attive in Africa della Friedkin Group ha definito «falsi e ingannevoli» gli articoli apparsi sul settimanale keniano Jamhuri riguardo alcune operazioni poco lecite in Tanzania, volte a eludere il fisco.
Smalling-Lukaku: nemici per caso
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Chris e Romelu hanno scelto di lasciare Manchester, come fu qualche anno fa per Dzeko, che poi a Roma ha cominciato una, e pure brillante, seconda vita. La Premier era diventata troppo grande per loro, l'aria che si cominciava a respirare stava diventando un po' pericolosa, c'era aria di esclusioni, di un ciclo che si stava esaurendo: Smalling e Lukaku non rientravano nei piani dello United, quindi meglio cercar fortuna altrove: il difensore giallorosso lì era praticamente cresciuto (dieci anni di fila, con la maglia rossa dello United), il belga doveva cominciare il terzo anno.
SVOLTA - Ecco che il ds della Roma, Gianluca Petrachi, dopo aver corteggiato Lovren ha colto l'occasione Smalling, e dall'altra parte, Piero Ausilio, ha accontentato Conte, pagando Lukaku al Manchester fior di milioni, 65 più bonus. La Roma non ha speso, l'Inter sì, alla fine sono entrambe più che soddisfatte, e alla fine lo è stato anche il Manchester. Chris e Smalling sono amici, sono stati avversari, compagni di squadra, oggi ancora amici e di nuovo avversari venerdì a Milano. Le strade si sono separate in estate, dopo aver vissuto una tournée con il broncio, dopo aver capito che per loro, allo United, c'era davvero poco spazio in futuro. Venerdì toccherà a Chris tenere d'occhio il suo amico gigante Lukaku, come ai tempi in cui il belga vestiva la maglia dell'Everton. Sfide accese, fisiche. Si era pure più giovani. Per la Roma a San Siro sarà l'esame di maturità per la difesa, Smalling è suo il docente e il migliore studente: da quando è titolare, la Roma ha incassato solo sei reti su azione. Chris è quello che ha cambiato l'assetto difensivo (con l'ottimo supporto di Mancini, ormai sono una coppia di fatto: Lecce, Cagliari, Sampdoria, Brescia, Basaksehir e Verona sono le sei partite in cui sono stati schierati entrambi al centro della difesa, incassati due gol, con una media di 0,33 a partita, quando non sono insieme, è tutto diverso, gli expected goal - calcolati con un algoritmo - passano da 1,3 a 0,67). Non a caso la squadra di Fonseca, da che imbarcava gol, dal mese di ottobre viaggia come migliore difesa del campionato. Nelle ultime nove partite, sei reti incassate, l'Inter ne ha presi il doppio.
L'ESORDIO - Chris ha esordito in A nella sfida contro l'Atalanta e da quel momento ha giocato dieci partite in A e tre in Europa League, tutte da novanta minuti. Fonseca lo considera imprescindibile, Dzeko gli ha addirittura donato per qualche minuto la fascia da capitano, a lui che non è nemmeno definitivo nella Roma. Come noto, il Manchester lo ha solo prestato ai giallorossi: servono quindici-diciotto milioni di euro, più un solido - scontato - contratto a lui che, a quanto pare, ha voglia di restare qui e a trent'anni ha pure la necessità di ottimizzare. La prova della difesa a San Siro contro l'attacco dell'Inter, che è niente male, e non prevede solo il suo amico Lukaku, che fino a oggi conta dieci gol in campionato (e uno in Champions). Lautaro è il compare del belga, otto reti in A e cinque in Champions: l'Inter ne ha segnati 31, quindi c'è lavoro per tutti, non solo per Smalling, insomma.
VOCI CONTRO IL RAZZISMO - Con Lukaku c'è unione forte pure nella lotta contro il razzismo. Sono due attivisti. Pronti a uscire dal campo in caso di insulti. «So che sarebbe una decisione difficile, perché deluderemmo i tifosi che non c'entrano nulla, ma penso che prima o poi sarà necessario fare qualcosa. Forse così si può spingere le autorità ad agire più velocemente. Purtroppo prima di poter vedere un vero cambiamento deve succedere sempre qualcosa di grave, questo è vero in tutti gli ambiti, ma io credo che finché non ci sono sanzioni davvero severe, ci avvicineremo sempre di più allo scenario in cui i giocatori abbandonano il campo. Se un giocatore viene preso di mira, allora la squadra deve unirsi intorno a lui, e così sarà», il pensiero dell'inglese. Lukaku condivide.
Nel derby Capitale è Pellegrini il vero re degli assist
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Lazio e Roma sono vicine, insieme a Cagliari e Atalanta, e si stanno giocando i due posti in Champions League. Da una parte Luis Alberto, dall’altra Lorenzo Pellegrini, i due re degli assist di questo campionato. Sono 9 finora in Serie A per il biancoceleste e 6 per Pellegrini, con una differenza però: il romanista ha giocato metà delle partite dello spagnolo a causa dell’infortunio ed ecco che diventa lui il vero re, con una media più alta. “Mi piace molto fornire assist ai miei compagni, ho sempre detto che per me è come fare un gol. Certo, mi piacerebbe anche segnarne qualcuno, perché l’emozione di segnare è unica” ha detto lui in conferenza.
Mkhitaryan: l’armeno è pronto a conquistarsi il futuro alla Roma
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Ad aprile gli nascerà un figlio e succederà proprio a Roma e magari vuole stabilirsi per un po’. Mkhitaryan ha davvero voglia di inserirsi, godersi Roma e la Roma e lo dimostra anche parlando italiano nel post partita a Verona. L’armeno adesso punta ad un posto da titolare per la sfida contro l’Inter, con la presenza di Kluivert a forte rischio la soluzione potrebbe essere lui o Diego Perotti. Sulla possibilità di poter giocare a Milano c’è anche un’altra variabile: l’influenza di Dzeko, che ieri non si è allenato. Se non ci fosse venerdì, Fonseca potrebbe spostare Zaniolo centravanti o mettere Mkhitaryan a fare il falso nueve.
Tra Pallotta e Friedkin trattativa negli States
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Dieci giorni al massimo e la Roma conta di ufficializzare la chiusura con il gruppo Friedkin per l’ingresso in società, a meno che il banco non salti. In attesa di trovare il definitivo accordo economico e di capire quanto sarà effettivamente l’impegno dei texani, si continua a trattare negli States. Entro metà mese le parti vorrebbero raggiungere l’accordo su cui preparare i passi futuri. Sarà certamente l’attuale management a gestire il futuro, ma intanto gli avvocati di Friedkin stanno per completare la due diligence, per poi passare agli atti formali, considerando che l’aumento di capitale al quale parteciperà andrà eseguito entro il 31 dicembre 2020.
Lautaro Martinez, Monchi lo rifiutò per 14 milioni
Secondo quanto riportato da Tele Radio Stereo, Lautaro Martinez avrebbe potuto vestirsi di giallorosso due anni fa. Quando prima di approdare all' Inter , fu offerto alla Roma, dove allora il ds era Monchi, per la cifra di 14 milioni, invece dei 25 a cui fu acquistato dall'Inter. Arrivò un 'no' da parte del ds spagnolo che a distanza di poco tempo fa venire qualche rimpianto.
Allenamento Roma, terapie per Kluivert e individuale per Pastore
La Roma torna ad allenarsi questa mattina al Fulvio Bernardini in vista del prossimo match di campionato contro l'Inter, previsto per venerdi 6 dicembre. Palestra per chi ha giocato a Verona mentre gli altri si sono allenti in campo. La seduta si è aperta con riscaldamento muscolare per poi focalizzarsi sulla parte atletica e partita.
Terapie per Kluivert che ha un edema al flessore della coscia sinistra dovuto a una contusione. Pastore è ancora alle prese con la contusione all’anca causa di un edema che non si è ancora riassorbito e per questo prosegue nel programma individuale. Dzeko assente per sindrome influenzale. Mirante torna in gruppo. Cristante si è sottoposto a una visita di controllo con il Dott. Lempainen, assistente del Prof. Orava, che ha evidenziato un’evoluzione positiva del suo quadro clinico, pertanto può aumentare i carichi di lavoro.
Frau a Insideroma: “La Roma può fare bene a San Siro, la porto sempre nel cuore”
(MASSIMO PAPITTO - INSIDEROMA.COM) - Alessandro Frau, classe 1977 con un passato nel calcio professionistico e per lo più ex attaccante della Roma nella stagione 1998-1999, con cui ha raccolto 7 presenze nella seconda stagione di Zdenek Zeman alla guida della squadra giallorossa ha voluto dire la sua sul momento positivo che sta attraversando l’attuale Roma di mister Paulo Fonseca in vista anche della delicata e stimolante trasferta di San Siro venerdì sera contro la capolista Inter. Queste le sue parole in esclusiva per insideroma.com.
Alessandro stai seguendo qualche partita della Roma? E che ti sembra questa nuova squadra creata da Paulo Fonseca?
Si la seguo spesso e la trovo una squadra molto organizzata, si vede il grande lavoro dell’allenatore portoghese che sta infondendo idee innovative e sta giocando veramente un ottimo calcio.
Cosa pensi che manca attualmente alla Roma per poter competere per lo scudetto con Inter e Juventus?
Per come la vedo io manca un attaccante che possa essere complementare a Dzeko e un altro difensore centrale da affiancare a Smalling, Mancini e Fazio. Per il resto poi la squadra è forte e competitiva.
I tuoi ricordi in giallorosso quali sono? Ti va di raccontarceli?
Si, volentieri. Ho un ottimo ricordo del periodo trascorso a Roma e nella Roma e sono rimasto in amicizia con alcuni compagni di squadra speciali tra cui Eusebio Di Francesco. L’esperienza con la Roma è stata bellissima ed intensa e rimarrà sempre nel mio cuore.
Il tuo rapporto con Totti com’era?
Ottimo. Francesco è veramente una grande persona prima di essere stato un grandissimo calciatore. L’ultima volta che ci siamo visti è stato l’anno scorso.
Chi vincerá lo scudetto secondo te quest'anno?
Lo scudetto penso che alla lunga lo vincerà la Juventus ancora una volta. E’ in assoluto la squadra più completa del campionato
Un pronostico per Inter-Roma ti senti di farlo?
La Roma a San Siro può fare il colpaccio se giocherà da Roma. Se giocherà come sta giocando in queste ultime partite vinte con merito. Senza snaturare il suo calcio.
La trattativa di Friedkin entra nel vivo
IL TEMPO - BIAFORA - Servirà ancora qualche giorno per entrare nella fase cruciale, ma la prossima settimana dovrebbe essere quella determinante per il possibile ingresso a tappe di Dan Friedkin all'interno della Roma. Il texano è pronto a mettere per iscritto le proprie intenzioni, formulando una manifestazione formale d'interesse riguardo alla trattativa per entrare nel mondo giallorosso.Gli advisor di Friedkin, presentatosi il mese scorso nella Capitale in compagnia della moglie e di uno dei quattro figli, non hanno ancora completato la due diligence avviata su tutte le società sottoposte al controllo della capogruppo AS Roma Spv Llc, la società in cui è più probabile che avvenga il passaggio di quote.
Friedkin, la cui intenzione futura è quella di diventare l'azionista di maggioranza del club guidato da Pallotta, ha impostato l'operazione direttamente negli Stati Uniti, una strada che permette una maggiore rapidità burocratica rispetto ad un ingresso nella Neep (controllata al 100% da AS Roma Spv Lllc), società con sede legale in Italia e detentrice dell'83,284% delle azioni della Roma. Il primo step della trattativa - di cui vanno stabiliti ancora molti paletti - interesserà con ogni probabilità l'aumento di capitale da un massimo di 150 milioni di euro da eseguire entro il 31 dicembre del 2020. Il futuro stadio che sorgerà a Tor di Valle ha un ruolo più che importante nelle contrattazioni e la probabile opzione sulla maggioranza si attiverà quando arriverà l'ok definitivo del Campidoglio al progetto, le cui carte sono state visionate e gradite da Friedkin e i suoi uomini.
In questi giorni gli uffici dell'Urbanistica e quelli dell'Avvocatura del Comune continuano a lavorare e a incontrare i proponenti ma al momento la priorità è il bilancio e la votazione sulla Variante e sulla Convenzione Urbanistica avverrà solo con il nuovo anno.
Fonseca ritrova la Roma
IL TEMPO - BIAFORA - Fonseca si gode la rosa lunga e i risultati della sua Roma. In attesa del test contro l'Inter capolista, il tecnico portoghese può ritenersi più che soddisfatto per il terzo successo consecutivo, arrivato grazie alle reti di Kluivert, di Perotti su rigore e di Mkhitaryan proprio su assist dell'argentino. Aver ritrovato due giocatori dal talento offensivo come l'armeno e l'ex Boca rappresenta un'importante arma tattica per i giallorossi, che hanno raggiunto quota 13 nei giocatori diversi andati a segno da inizio stagione. Fonseca, superato lo scorso ciclo di partite in piena emergenza infortuni, può ora attingere a piene mani dalla rosa costruita in estate insieme al ds Petrachi e ha dimostrato per l'ennesima volta di non essere assolutamente un integralista, preparando in un solo giorno la sfida con il Verona in cui si è adeguato con umiltà alle caratteristiche dell'avversario. I giallorossi, che sono quarti in classifica e vogliono al più presto superare la Lazio, hanno scelto di lasciare il controllo del gioco ai ragazzi di Juric e la mossa ha dato in pieno i suoi frutti.
La Roma, a più otto punti rispetto alla stessa giornata dell'anno passato, ha mostrato a tutti le sue capacita camaleontiche, smentendo del tutto chi lo aveva troppo semplicemente additato come un "nuovo Zeman": nessuna squadra in serie A ha subito meno gol dei giallorossi - bucati appena in sei occasioni - da ottobre ad oggi. Gli uomini di Fonseca hanno trovato la giusta alchimia tattica, guidati in particolare da Dzeko, Kluivert e Zaniolo dal punto di vista della prolificità offensiva e da uno straordinario Pellegrini da quello delle giocate chiave per mandare in porta i compagni. Il numero 7 ha raggiunto quota 8 assist, ma ad impressionare sono le statistiche con lui in campo: la Roma segna 2,6 gol a partita quando il classe 1996 è in campo (1,3 senza di lui) e, quando ha agito da trequartista, sono state sei le vittorie (un solo ko con l'Atalanta) e 2,57 i punti conquistati in media a partita.
Un altro dei segreti di Fonseca, che cercherà di lavorare per recuperare anche uno spento Under (soltanto 20 palloni giocati con il Verona e 0 i tiri effettuati), è quello di essere riuscito a ricompattare i giocatori dal punto di vista caratteriale e dell'unità di intenti. Il tecnico, che avrà sicuramente gradito le parole di Pellegrini sullo spirito di squadra pronunciate dopo la partita con il Verona, è stato elogiato da Kolarov, uno dei leader del gruppo: «Le qualità speciali del mister sono la sua idea di calcio, come interpreta le partite, come spiega il modo di come dobbiamo giocare e soprattutto la sua determinazione. E' un momento -ha detto il laterale serbo a Sky a margine del Gran Galà del Calcio - positivo per noi, stiamo giocando bene quindi bisogna continuare così. Quando sono arrivato alla Roma ero convinto di poter fare bene e lo sono tutt'ora. Altri quattro anni li faccio tranquillamente».
Intanto oggi alle 11 a Trigoria riprenderanno gli allenamenti in vista del match di venerdì sera con l'Inter. Fonseca si augura di avere di nuovo a disposizione Pastore, fermato da un problema all'anca, e attende l'esito degli esami strumentali a cui si sottoporrà in giornata Kluivert. L' olandese ha accusato un fastidio muscolare post-contusivo al flessore sinistro con il Verona, un inconveniente fisico definito non grave da Fonseca, che spera di averlo a disposizione già per l'impegno contro Conte.
La Capitale s'è desta
IL TEMPO - CARMELLINI - La Capitale s'è desta: almeno dal punto di vista calcistico aspettando che l'amministrazione capitolina riconsegni alla città il lustro che merita. Intanto i romani si devono accontentare del calcio, oppio dei popoli, to-nato a brillare come non succedeva da tempo su entrambe le sponde del biondoflume. La Città Eterna viaggia a quota 58 facendo il cumulo dei punti delle sue due squadre, staccando la rivale di sempre Milano che, nonostante abbia l'Inter in testa, si ritrova seconda con 54 punti avanti di una lunghezza su Torino terza a quota 53. E c'è sempre Roma dietro alle due prime della classe che si danno battaglia lassù in quello che al momento (ma forse non ancora per molto) resta ancora un altro campionato: quello tra l'Inter di Conte che ha appena sorpassato la Juve di Sarri. Ma la sorpresa e subito lì dietro si chiama Lazio, partita a fare spenti, capace di sfruttare alla grande il doppio colpo del mercato estivo: 1) aver trattenuto a Roma il genio di Milinkovic; 2) essere tra le big la squadra che ha cambiato meno. Forte della struttura dello scorso anno, fatta salva qualche piccola correzione di rigore, Inzaghi ha iniziato a martellare e si ritrova giustamente terzo in classifica da solo a sei lunghezze dalla Juventus seconda. Deve molto di questo alla vena straordinaria di un Immobile tornato quel killer micidiale che aveva entusiasmato in passato: diciassette gol in quattordici partite non si fanno a caso. Serve un bomber di primo livello, ma anche una squadra alla sua altezza, in grado di supportarlo e metterlo in condizione di andare a rete. Il capocannoniere della serie A si è alternato tra Lazio e nazionale lasciando sempre il segno.
Sulla sponda giallorossa del Tevere c'è invece bello grosso il sigillo di Fonseca. Il tecnico portoghese è stato in grado di prendere al volo una situazione che sembrava ormai disperata in coda alla gestione Di Francesco e riportare la Roma a livelli più consoni per il suo tasso tecnico: che era e resta elevatissimo. Ha lavorato con calma, ricostruendo mattone su mattone quel castello di gioco e testa raso al suolo dalla gestione precedente. Ha cambiato il modulo, gli uomini e dovuto anche far fronte a un'emergenza pazzesca, ma si è fortificato nelle difficoltà diventando di fatto il vero leader di questa squadra ritrovata. E i grandi risultati si sotto visti soprattutto per quanto riguarda la testa: la squadra è tornata solida, un gruppo che non molla mai capace di reagire alle difficoltà delle partite. Insomma ha gettato le basi di quella che sarà la Roma del futuro, dando anche spazio a dei giovani talenti fin troppo trascurati in passato. Ora decide lui, non guarda in faccia nessuno (Florenzi docet) e finché vince ha ragione. Il quarto posto è meritato, anzi a sentir lui va anche stretto a questa squadra che vuole giocare la Champions del prossimo anno.
Per farlo troverà sicuramente sul-a sua strada una Lazio altrettanto agguerrita per quello che finalmente potrà tornare ad essere un derby d'alta classifica e non solo la classica stracittadina che conta a mala pena per lo sfottò di quartiere. Ma siccome la vita è fatta di esami, già questa settimana per le due romane arriveranno quelli veri perché dovranno fare i conti proprio con le prime della classe: venerdì la Roma a San Siro contro l'Inter capolista e poi sabato sera la Lazio all'Olimpico ospiterà la Juve. Lazio e Roma sono pronte per il definitivo salto di qualità: da qui in avanti è vietato sbagliare.
Dzeko, il bene è in comune
IL MESSAGGERO - ANGELONI - L'estate calda di Edin, cominciata con il muso lungo e la voglia di andare all'Inter ed è finita con i sorrisi e una fascia di capitano della Roma (spessissimo) al braccio. Ma non solo: un contratto pluriennale e onerosissimo in tasca, una moglie, Amra, soddisfatta e un'idea di finire la carriera qui, a Roma, dove le buche della città (così come disse proprio al Messaggero lo stesso Dzeko) gli ricordano quelle di Sarajevo dopo i bombardamenti.
QUANTO MI COSTI - La rinuncia all'Inter è costata tanto alla Roma in termini economici (poco più di 5 milioni di euro a stagione fino al 2022, e cioè per i prossimi tre anni, da elargire al numero 9), tanto (ma anche no) potrebbe costare a Petrachi, che lo avrebbe trattato (anche molto male per certi versi, specie quando disse testuale «non accettiamo ricatti, non trattengo nessuno con la forza e allo stesso tempo non mi piace essere preso con la gola, né mi piace sapere che un mio giocatore abbia preso accordi con un'altra società che già di per sé è scorretto. Non è il padrone in questa casa, la Roma non si farà strozzare da nessuno») quando era ancora sotto contratto con il Torino (Dzeko - descritto come uno permalosissimo, anche se quelle frasi avrebbero fatto arrabbiare chiunque - si infuriò ma pensò bene di non rispondere).
REAZIONI DA MILANO - Conte, a cose fatte, era furibondo, per lui fu alto tradimento, visto che era un po' che lo corteggiava, ricevendone ripetuti sì e promesse di matrimonio. Il voltafaccia di Dzeko ai nerazzurri è figlio della strategia della Roma (di Petrachi, appunto) e delle pressioni di Fonseca, che ha voluto trattenerlo, lavorando ai fianchi, giorno dopo giorno, amichevole dopo amichevole, musino dopo musino. A Trigoria non poteva arrivare nessun centravanti migliore di Edin, per i costi in rapporto alla qualità: Higuain no, Icardi è stata una suggestione. Chi c'era di meglio? Dzeko. Quindi, lo sforzo andava fatto su di lui, ecco perché quel po' po' di stipendio. Del resto, la Roma aveva comunicato a Dzeko di non aver intenzione di rinnovargli il contratto, quindi di ritenersi libero di andare, portando un' offerta congrua. Ecco, lui la squadra l'aveva trovata, l'Inter, l'offerta congrua no, ma ha trovato Petrachi... Conte ha spinto fino a quando ha potuto, davanti al no di Marotta non c'è stato nulla da fare, provocando l'ira di Antonio, che sognava un duo d'attacco formato da Lukaku e Dzeko. Edin ha fatto felice Fonseca, molti tifosi della Roma, i suoi compagni di squadra e un po' anche l'Inter, che adesso si sta godendo uno straordinario Lautaro (8 gol in campionato) che, con Dzeko a Milano, avrebbe fatto tanta panchina, come lo scorso anno. Ma questo a Trigoria poco importa, tutti oggi qui si godono Dzeko (6 reti), che a 33 anni ancora corre e lotta come un ragazzino e che nel giro di poco tempo è diventato il leader, l'uomo squadra. Un trascinatore. Venerdì salirà a San Siro. All'Inter, Edin, ha segnato due reti in sette partite, due vinte e tre pareggiate. Quattro assist e due gol, entrambi all'Olimpico. Quindi al Meazza non ha mai segnato ai nerazzurri. C'è sempre una prima volta, si dice in questi casi.