Totti non vuo’ fa' l’almericano
MESSAGGERO - TRANI - «No, non torno. Nemmeno con Friedkin». Coerente e giallorosso, come sempre e da sempre. Ieri, oggi e domani, è Francesco Totti. Che azzera il sogno di chi, con il possibile cambio di proprietà, si augura di rivederlo dentro Trigoria, operativo e magari anche stimato e coccolato. Se è (e sarà ancora) a stelle&strisce, la Roma proprio gli non piace. Anzi, non la riconosce come tale. Senza togliere niente a chi c'è adesso e a chi può presto arrivare a gestirla. Niente da fare, insomma. L'ex capitano, lasciato a giugno l'incarico da dirigente (e 3 milioni di euro sul tavolo), non fa marcia indietro. Non si ingolosisce neanche quando rivolge lo sguardo al cielo cupo sopra la società che sembra improvvisamente gonfio di pioggia di milioni (di dollari) del potenziale acquirente californiano, spostatosi mercoledì a Londra, dopo il soggiorno nella capitale (con visita al Bernardini), per riunirsi con i manager del suo advisor Jp Morgan e pianificare con loro le prossime mosse per prendersi il pacchetto di maggioranza. A metà dicembre il nuovo step, cominciando dai 130 milioni (su 150) dell'aumento di capitale.
PRESA DI POSIZIONE - L'intervista fa rumore. Proprio per la chiarezza del protagonista, invitato da Radio Radio, nella trasmissione FoodSport, all'orario giusto: metà pomeriggio, alle 17. La gente, uscendo dal posto di lavoro, viene accompagnata a casa dalla simpatia di Totti. Che, e non è una novità, sa dare spettacolo anche con le parole come ha sempre fatto con le giocate. Intrattenitore, in questo caso. A lui si sovrappone la voce di chi gli ha voluto bene e davvero: Marcello Lippi che la scorsa settimana ha dato le dimissioni da ct della Cina e che nel 2006 alzò la Coppa del Mondo insieme con il numero 10. Francesco, al momento di dare la risposta più attesa, quasi mette in imbarazzo chi gli ha appena posto la domanda. Se Friedkin lo chiama... La replica è inequivocabile, anche perché è consapevole di non essere una priorità per il californiano. È come se avesse capito che non è intenzione del possibile nuovo acquirente di coinvolgerlo: «Ho un carattere abbastanza forte, permaloso, rosicone. Quando prendo una strada la porto a termine in tutto e per tutto. Se venisse qualcuno a chiedermi di tornare alla Roma mi metterebbe in difficoltà, ma direi di no. Devo rispettare la decisione che ho preso. Voglio fare una nuova esperienza. Spero che questo americano possa venire, ma ne dubito».
Zaniolo, baci e abbracci
MESSAGGERO - Nicolò Zaniolo ha stregato il mondo del calcio. I suoi gol in Nazionale e le sue ultime prestazioni con la Roma hanno fatto da richiamo a blasonati club europei pronti a fare follie pur di averlo in squadra. Dal Manchester United, che ha mandato un emissario a Palermo per vederlo giocare in Azzurro, al Psg di Leonardo che lo sta visionando molto attentamente per poi provare ad affondare il colpo in estate. Ma se da una parte c'è Francesco Totti certo di una sua futura cessione, dall'altra c'è lui, il giovane talento piombato in un attimo nel mondo dorato del calcio, che tenta di restare con i piedi per terra senza preoccuparsi troppo del futuro. Perché è esattamente il futuro a fare paura ai tifosi della Roma che vorrebbero vedere in Nicolò un simbolo per i prossimi quindici anni: «Sarebbe facile dire di sì alla Premier, ma non sarebbe da me. Dico la verità: recentemente ho baciato la maglia della Roma e voglio continuare a farlo ogni volta che segnerò», le parole del centrocampista in una recente intervista al Daily Mail. Una dichiarazione d'amore alla squadra che ha creduto in lui quando ancora era un semisconosciuto e lo ha buttato per la prima volta nella mischia in Champions niente di meno che al Bernabeu contro il Real. Un debutto da predestinato che ha segnato la sua ascesa fino a oggi in cui è diventato un titolare inamovibile della squadra di Fonseca.
UNA CERTEZZA - Domenica alle 15 contro il Brescia sarà in campo dal primo minuto per l'11ª volta consecutiva, in una stagione in cui ha collezionato 16 presenze e segnato 5 gol, uno in meno di bomber Dzeko. Nessuno nella Capitale si illude che Nicolò rimanga in giallorosso per sempre come hanno fatto Totti e De Rossi, anche perché per loro Roma significava casa. E nell'epoca del fair play finanziario e delle plusvalenze, sarà molto complicato - anche se dovesse cambiare la proprietà - dire di no a un'offerta che superi i 60 milioni di euro. Perché è questa la cifra che sarebbero disposti a pagare lo United o il Psg. E altrettanto complicato sarebbe dire no a un contratto faraonico da oltre 10 milioni l'anno. A tutto questo, però, il piccolo diamante giallorosso non pensa perché si sta concentrando sulla sua squadra e sull'Europeo del 2020: «Vorrei che i tifosi della Roma sapessero quanto li amo e quanto apprezzo quando urlano il mio nome. È una cosa che mi esalta. Il mio tempo libero? Non ho tempo di andare in giro per la città, la mia routine è allenamento, casa e partite. Sto con la mia famiglia e con la mia ragazza». Una famiglia che non lo lascia mai solo, che lo sta crescendo ed educando per non fargli perdere la via maestra grazie alla quale un giorno salirà nell'olimpo degli dei del calcio assieme a campioni come Totti. Ed è proprio Francesco che continua a dargli preziosi consigli nonostante abbia deciso di lasciare il club di Pallotta e di non tornare: «È un'icona, è difficile da spiegare quanto sia importante per la Roma e per l'intera città. Il paragone con lui è una motivazione in più per dare il massimo ogni giorno».
Spinazzola ok. Rinnovata l’intesa con Peroni
IL TEMPO - BIAFORA - Testa al Brescia senza farsi distrarre dalle varie voci extra-campo. L’input di Fonseca alla propria squadra è stato quello di scrollarsi di dosso qualsiasi tipo di distrazione, ponendo la concentrazione soltanto sulla sfida con le rondinelle. Il tecnico, che ha ritrovato Pellegrini (ha solo 20 minuti nelle gambe) e Mkhitaryan, può sorridere un’altra volta dopo aver già pienamente recuperato Mancini. Spinazzola è infatti tornato ad allenarsi con il gruppo, avendo del tutto smaltito l’affaticamento muscolare al flessore destro, un imprevisto fisico che lo aveva costretto a lasciare il campo nel corso della sfida contro il Parma. Si allarga quindi il dubbio in casa Roma su chi occuperà la casella di terzino destro, anche in vista della decisiva sfida di Europa League che si giocherà giovedì in Turchia. Fonseca non ha alcuna intenzione di rischiare Spinazzola, ma già con il Parma aveva deciso di mandarlo in campo dal primo minuto con un solo allenamento sulle gambe. Per l’esterno di Foligno sarà decisiva la rifinitura odierna: se prevalesse la cautela Santon è pronto a prenderne il posto, anche se Florenzi spera di rientrare nelle rotazioni dopo le numerose panchine. Sciolto il dubbio sulla presenza di Balotelli: l'attaccante, che ieri si è allenato in gruppo ed ha avuto un colloquio con il presidente Cellino dopo la tensione di giovedì, andrà in panchina. Nel frattempo il club giallorosso ha rinnovato la partnership con Peroni dopo il primo accordo del 2017. Lo storico marchio italiano rappresenta quindi la birra ufficiale della Roma e sarà presente per le partite casalinghe all’interno del fan village dello Stadio Olimpico e nelle aree hospitality.
Totti sta già con Friedkin
IL TEMPO - BIAFORA - Francesco Totti tifa per Dan Friedkin. In pubblico e in privato. L’ex dirigente e storica bandiera romanista ha dato il pieno appoggio all’eventuale ingresso nella Roma dell’imprenditore americano e, vuole il caso, venerdì, in compagnia della moglie Ilary, è stato avvistato all’Hotel De Russie, lo stesso albergo in cui ha alloggiato Friedkin dal 13 novembre. Chissà se è stato un evento fortuito o pianificato: c’è chi assicura però che i due abbiano pranzato insieme. Totti è pronto ad iniziare la carriera da procuratore e per il momento nella sua testa non ci sono altre strade, tra cui quella di un ritorno a Trigoria: “Io ho un carattere abbastanza forte, sono abbastanza permaloso, tenace e rosicone. Quando prendo un percorso lo porto a termine. Se in questo momento mi venissero a chiedere di ritornare alla Roma da una parte mi metterebbero in difficoltà, dall’altra direi di no perché rispetto la mia decisione. Spero - ha detto il campione del Mondo in un'intervista a Radio Radio a proposito dell’interesse di Friedkin - che quest’altro americano possa venire, ma io non dico che dubito, però quando ci metti le mani dentro capisci la realtà e cosa c’è dentro la Roma. Io ne so qualcosa. Spero che un giorno i tifosi della Roma, me compreso, possano tornare ad alti livelli, con un presidente che possa mettere tanti di quei soldi che possa vincere Champions e tutto il resto. Nulla da togliere a Pallotta, ognuno ha i suoi movimenti e i suoi pensieri”. Di certo il presidente del gruppo con base a Houston è volato da un paio di giorni a Londra, stessa città in cui è segnalato il Ceo giallorosso Fienga per una serie di riunioni. Friedkin ha serie intenzioni e ha visitato Trigoria, gli uffici della Roma all’Eur e ha tenuto diversi incontri accompagnato dalla sua numerosa delegazione allo Studio Tonucci. Proseguono poi i summit tra le parti e va avanti la due diligence della Friedkin Companies Inc su tutte le dodici società che orbitano intorno al mondo romanista e alla AS Roma Spv LLC. Totti ha poi affrontato anche il tema relativo a Zaniolo, astro nascente del calcio italiano: “Eviterei per il suo bene di fare paragoni con me, cerchiamo di farlo crescere che è ancora giovane. Spero possa rimanere a Roma il più a lungo possibile anche se credo che non sarà così. Faccio una battuta. In quella casa dove sono stato per 15 anni ci ho messo Alisson che è diventato il più forte del mondo e poi Zaniolo. Ora sarà una casualità, però….”. Proprio il numero 22 giallorosso ha fatto l’ennesima dichiarazione d’amore e di fedeltà alla Roma: “Ho baciato la maglia e voglio continuare a farlo ogni volta che segnerò. Vorrei che i tifosi sapessero quanto li amo. Totti è un’icona, il paragone con lui è uno sprone in più per dare il massimo ogni giorno”.
Balotelli a rischio, l'Olimpico pure
IL TEMPO - BIAFORA - Ad oltre tre anni e mezzo di distanza Mario Balotelli tornerà ad affrontare la Roma. O forse no. L'attaccante del Brescia ha da sempre un rapporto più che complicato con la tifoseria giallorossa e, dopo la sconfitta di maggio 2016 con il Milan, avrebbe potuto avere di nuovo la possibilità di sfidare la squadra capitolina. Ma Balotelli, confermando la fama da bad boy, ha deciso di mettere a rischio la propria convocazione per la partita.
Il classe 1990 ne ha infatti combinata un'altra delle sue abbandonando in macchina il centro sportivo mentre l’allenamento era ancora in corso. Grosso, neo-allenatore del Brescia, stava provando la formazione e Balotelli era stato inserito tra le riserve, con Torregrossa e Donnarumma tra i titolari. La scelta tecnica ha portato il numero 45 ad effettuare una seduta dai ritmi blandi e svogliati, provocando la reazione di Grosso, che ha quindi deciso di allontanarlo dal campo. Il Brescia non ha ancora preso una posizione su eventuali provvedimenti, ma si parla già di separazione a gennaio.
Rischia perciò di saltare per motivi disciplinari il ritorno a Roma di Balotelli, che nel corso delle sue esperienze all’Inter e poi al Milan - 3 gol segnati in tutto - si è sempre beccato coni giocatori giallorossi in campo e a distanza con i tifosi romanisti. L'origine della discordia risale ad un Inter-Roma del 2009 in cui Balotelli, dopo aver siglato un rigore, zittì il settore occupato dai tifosi ospiti e mostrò la linguaccia a Panucci, che non aveva per niente gradito il gesto irrispettoso. Da quel match ne sono successe poi di tutti i colori. In rapida sequenza si è passati dal primo striscione della Curva Sud «Non t'insultiamo perché sei di colore, ma perché sei ‘no str... senza onore», al calcio di Totti, proseguendo poi con la sospensione del match da parte di Rocchi durante Milan-Roma peri cori razzisti all’indirizzo di Balotelli. Un episodio che ha portato ad un duro comunicato del club giallorosso nei confronti dei propri tifosi e alla squalifica della curva dell'Olimpico. Nella stagione successiva lo zoccolo duro del tifo romanista ha esposto poi un altro striscione: «Quanto clamore per un viziato senza onore».
Dopo un periodo di quiete le strade di Balotelli e della Roma si sono incrociate di nuovo lo scorso anno sul mercato. L'attaccante aveva aperto ad un trasferimento, prendendosi la replica di parte della tifoseria: «Mezzo giocatore, uomo senza valore che si fa scudo con il suo colore. Roma non ti vuole!».
Ora, visto il comportamento in allenamento, è possibile che salti il nuovo confronto con la Curva Sud, già nell'occhio del ciclone nell’ultimo periodo (in caso di cori razzisti la squalifica del settore sarebbe pressoché certa). Ieri la Roma ha in parte vinto il ricorso curato dall'avvocato del club Antonio Conte peri cori di discriminazione territoriale effettuati contro il Napoli e la multa è stata ridotta a 20mila euro. Resta però aperto il procedimento sui cori indirizzati a Vieira ed è sempre in corso un'indagine per individuare al meglio da dove sono provenuti i cori di Roma-Napoli. Per quanto riguarda la situazione legata a Petrachi è molto probabile che la Procura richieda una proroga dei tempi essendo vicini alla scadenza dei tempi della chiusura dell'indagine, fissata per il 26 novembre.
Zaniolo: «Ho sbagliato ma non sono cattivo»
IL TEMPO - BIAFORA - «Mi piacerebbe vincere l'Europeo dopo aver vinto l'Europa League con la Roma». Vola alto Nicolò Zaniolo, un giocatore che sta vivendo un momento magico dopo la doppietta segnata con la maglia della Nazionale.
Il talento giallorosso ha ben chiari i traguardi da raggiungere al termine della stagione e non ha paura di alzare l’asticella: «L'obiettivo minimo è migliorare giorno dopo giorno. Vogliamo vincere tutte le partite per arrivare ai nostri traguardi. Il traguardo - ha detto il classe 1999 ai microfoni di Sky Sport - penso sia qualificarsi in Champions, migliorare giorno dopo giorno e magari conquistare anche qualche trofeo. La doppietta con l’Italia è un altro sogno che ho realizzato, però di certo non è un punto di arrivo, ma è un punto di partenza, spero di farne tanti altri».
Zaniolo, che ha già raggiunto quota sette gol in stagione tra l’Italia e la sua Roma, ha trovato la piena stabilità con il rinnovo di contratto di agosto ed ha voluto allontanare qualsiasi tipo di voce di mercato: «Sono felicissimo di aver prolungato, la società mi ha dato grandissima fiducia e ora devo dimostrare di meritarla. Sono molto felice di stare alla Roma, sono orgoglioso di questi tifosi. Sto benissimo qua». L'ex interista ha anche un rammarico: «Mi giocherei meglio le mie carte con l’Under 21. Devo far capire alla gente che non sono un ragazzo cattivo, ma sono uno che ha commesso un errore e vuole imparare».
Zaniolo nella sfida di domenica contro il Brescia partirà dal primo minuto nel ruolo di esterno d’attacco, probabilmente sempre con Pastore e Kluivert a completare il tridente alle spalle di Dzeko. I dubbi di Fonseca, che ritroverà tra i convocati Pellegrini e Mlkhitaryan, sono legati a Mancini, che potrebbe ritornare accanto a Smalling, e al terzino destro. Spinazzola ha proseguito il lavoro personalizzato e sarà valutato nuovamente in giornata: il portoghese, in caso di forfait, deve scegliere tra Santon e capitan Florenzi.
Il fattore Champions
IL MESSAGGERO - ANGELONI - E’ già successo, la storia si ripete e le insidie sono le stesse. 1) Con i russi della Nafta Moskva di Sulejman Kerimov, anno 2004, la Roma era ormai a un passo dalla cessione, poi il colpo di scena e la retromarcia. 2) E’ accaduto all’epoca di Vinicio Fioranelli (2009), la Roma di fatto venduta ma poi, bolla di sapone finale. 3) Lo stesso ai tempi di George Soros (2008), il magnate che doveva rivoluzionare la Roma. E pure lì, nulla di concreto. Siamo a circa dieci anni fa, quando la cordata americana capitanata da Thomas DiBenedetto si avvicendò alla famiglia Sensi. E la squadra, sempre in mezzo a tutte queste turbolenze, è spesso distratta. E così è pure stavolta? Questo il rischio. Lo scossone, il comunicato con cui il club ammette la trattativa con Dan Friedkin è piombato a Trigoria, propriomentre la squadra stava cercando di mantenersi in equilibrio sull’obiettivo, raccogliendo idee e giocatori dopo la sosta per le nazionali: la qualificazione in Champions League, soldi buoni per Pallotta o per chi lo sostituirà, se lo sostituirà.
IL FUTURO Passando da un businessman statunitense all’altro cambierà poco, assicurano. Anche se si resterà sull’autofinanziamento, pensando ai bilanci e quindi alle cessioni. Il nodo è l’aspetto tecnico:il nodo Champions e, quanto al futuro, il pezzo pregiato partirà sempre per esigenze di bilancio, come è sempre accaduto in questa quasi decennale gestione a stelle e strisce. Di certo, l’esame è per tutti e nello spogliatoio se ne parla, il timore dell’allenatore è che forse se ne parli troppo. Fonseca, dunque, si trova - dopo la lunga lista di infortunati e la crisi di gioco d’inizio stagione - in un’altra “emergenza”, questa più legata all’aspetto psicologico: dovrà gestire le teste dei suoi giocatori in questa fase delicata del campionato e della storia della Roma. Dovrà riportarli all’ordine. Giocare con una società teoricamente in vendita non sarà comunque semplice: chi vende e chi compra ha interesse che la squadra sia d’alta classifica, per quello ora c’è da spingere ancor di più. Il futuro, dunque, passa dalle prestazioni, questo il messaggio dell’allenatore - e non solo - ai giocatori. In futuro poi, si vedrà. Quelli a sentirsi più a rischio, un domani, sono i pezzi da mercato, da Zaniolo a Dzeko, fino a Under, Kluivert.
COMPETITIVITÀ La turbolenza riguarda tutti, anche i dirigenti. Esempio: se l’attuale consulente di Pallotta, ovvero Franco Baldini, non diventerà consulente di Friedkin, c’è il rischio che vengano messe in discussione pure certe scelte legate alle figure apicali. Questa, dunque, è una fase delicata e Fonseca lo sa: perdere punti significa allontanarsi drasticamente dalla zona Champions. Non solo, una distrazione prolungata può essere fatale anche in Europa League, dove la Roma si giocherà, giovedì, il passaggio ai sedicesimi, a Istanbul contro il Basaksehir. All’epoca dei russi, tanto per fare un esempio, il passaggio di proprietà veniva visto da tutti come uno sfogo liberatorio: Capello si era fatto portavoce e garante con la squadra, convincendoli che tutto sarebbe cambiato, migliorato, che sarebbero arrivati i soldi. Il crollo, poi, c’è stato quando i russi sono scappati. Non siamo oggi a quella situazione, qui si parla di continuità economico-finanziaria anche in caso di cambio di proprietà. Ma gli esami, per tutti, non finiscono mai.
Dan è attratto dal brand, ponte per l’Europa
IL MESSAGGERO - POMPETTI - Branding. Basta una sola parola per spiegare cosa solletica l’interesse di un imprenditore tanto lontano dall’Italia e dal panorama calcistico a interessarsi all’acquisto di una squadra come la Roma. Dan Friedkin dispone di enorme liquidità finanziaria e ha tutto l’interesse a sposare il suo nome a quello di un brand, di un marchio di sicura riconoscibilità mondiale. La prima tentazione per un Tycoon statunitense è di investire su uno dei quattro sport nazionali: basket Nba, football Nfl, baseball Mbl o hockey Nhl. Ma gli assetti proprietari negli Stati Uniti sono statici, le offerte di vendita sono rare, e i prezzi di conseguenza sono altissimi.
LOW COST In confronto la piazza europea, almeno sotto la soglia delle “top ten” calcistiche in Inghilterra, Francia e Spagna, è quasi un mercato delle pulci per chi ha enormi capitali da investire. E anche se la contabilità della singola squadra non quadra e i conti finiscono in rosso, allo stesso tempo l’ingresso di capitale straniero rilancia il brand fuori dai confini nazionali ed europei, verso piazze di mercato che prima si raggiungevano a stento. Il brand della Roma ad esempio è cresciuto del 40% negli ultimi due anni, e il valore di facciata del marchio è salito dal 31° al 18° posto nella classifica annuale compilata dalla società di consulenza londinese Brand Finance tra le squadre di tutte le leghe calcistiche mondiali. Quello dell’Inter è raddoppiato con l’accesso del capitale cinese del gruppo Suning. Un imprenditore che guarda a queste cifre dagli Stati Uniti capisce che il potenziale di crescita di una squadra come la Roma è enorme, almeno per quanto riguarda lo sfruttamento dell’immagine.
POTENZIALE CRESCITA E se da una parte l’ingresso nella Associazione Sportiva Roma vuol dire il coinvolgimento in un sistema complesso di cultura e di politica probabilmente alieno per un tycoon texano (californiano di nascita), sul piano della finanza nuda e cruda il linguaggio è quello ben conosciuto e scritto in dollari, di una Llc registrata nel generoso stato del Delawere.
Friedkin ha fretta: a gennaio vuole già la maggioranza della società
LEGGO - BALZANI - Dan Friedkin ha fretta. Il magnate americano ieri è tornato a Houston dopo i 5 giorni passati a Roma per l’inizio delle trattative per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza del club giallorosso. Ma nella capitale resteranno due emissari che proseguiranno le operazioni con l’intento di chiudere l’affare già per i primi di gennaio. Il piano è delineato: per prendere il pacchetto di maggioranza di As Roma SPV LLC Friedkin dovrebbe spendere una prima rata di poco superiore ai 400 milioni, anticipando i 150 di aumento di capitale appena approvato. La 2° seconda tranche di ulteriori 400 milioni sarebbe corrisposta in futuro, ma va considerato pure il debito con Goldman Sachs di 270 milioni. Per questo la prima offerta di Friedkin potrebbe aggirarsi sui 600-700 milioni totali. Pallotta potrebbe restare inizialmente con una piccola percentuale almeno fino a che non sarà messa la parola fine (in senso positivo o negativo) sulla questione stadio. La fretta di voler chiudere in pochi mesi è dovuta alla paura di eventuali rilanci “esterni”. Oltre a Friedkin, infatti, sono arrivate timide manifestazioni di interesse dal Qatar e da un altro imprenditore americano. Ieri, infine, è stato di nuovo sospeso il titolo in Borsa per eccesso di rialzo
Tor di Valle lontana e insulti dei tifosi: James si è stancato
IL MESSAGGERO - CARINA - «Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte». A fine maggio, il presidente Pallotta - con una lettera ai tifosi giallorossi - spiegava i motivi di un’annata deludente, garantendo un rilancio del club. Dalle sue parole sembrava scontato con lui alla guida. Sei mesi dopo, lo scenario è mutato. Cosa ha portato a questa virata? Da un lato c’è l’annosa questione-stadio che ormai si trascina dal 2012. Anche le ultime parole del vicesindaco Bergamo a Radio Radio sulla convenzione («Non transigiamo sulla contestualità tra opere necessarie e realizzazione dell’impianto») lasciano intendere le diverse vedute tra le parti. Qualcosa poi s’è rotto con le contestazioni nate per l’addio di De Rossi. La protesta infatti ha toccato anche i familiari del presidente, con le sorelle costrette a chiudere la pagina del loro ristorante ‘Pallotta Sisters’ a Boston, a causa dell’invasione di insulti e recensioni negative provenienti dai tifosi giallorossi. Che non potendo contestare in loco il presidente, hanno iniziato una singolare protesta. Da Sydney a Miami, da New York a Parigi passando per Amsterdam, Salonicco, Copenhagen, Rio, Rabat, Stoccolma e Mosca, sono iniziati a comparire centinaia di striscioni con la scritta «Pallotta go home». Malcontento che, con la fine del campionato e lo tsunami-Totti, è continuata negli eventi sportivi di grande risalto mediatico (giro d’Italia, Tour e gara Nba tra Charlotte e i Celtics) e via web. Presi di mira l’account dei Boston Celtics, di cui Jim è uno dei soci, dell’Nba e addirittura la pagina Facebook del Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo. Eloquente l’hashtag: #SellAsRoma.
QUANTO HA SPESO Un invito che Pallotta ha preso sul serio visto quanto accaduto negli ultimi giorni. Ma quanto guadagnerebbe l’imprenditore Usa dalla cessione del club? Per capirlo, bisogna analizzare quanto ha speso sinora. All’acquisto delle quote della Roma con successiva Opa (48,3 milioni; 32,2milioni, invece, quelli finanziati da Unicredit), sono seguite tre tranche per il primo aumento di capitale (30, 14,55 e 23,45 milioni) l’acquisto iniziale del 9% di Neep da Unicredit (14 milioni) per poi comprare il restante 31% (33,5 milioni), 70 milioni per il secondo aumento di capitale, più tre finanziamenti soci diluiti negli anni (10, 10 e 8,4 milioni). Il totale è di 262,2milioni (dati calcioefinanza.it).A questi, Pallotta aggiunge i 70 milioni già spesi nel progetto-stadio. In pratica punta a triplicare l’investimento.
Da Pallotta a Friedkin, il piano per la Roma
IL TEMPO - AUSTINI - Due ricchi imprenditori americani. Le due banche d'affari più grandi del mondo. I due studi legali romani leader nella gestione dei passaggi societari. La trattativa per la cessione delle quote della Roma è una cosa seria. Questa è già una certezza. A cosa porterà, come e quando? Resta da scoprire, ma non ci vorrà molto: tra fine dicembre e gennaio saranno già più chiare le intenzioni di Dan Friedkin, l’uomo Toyota nei cinque stati del golfo Usa, che si è messo in testa di lanciarsi nel mondo del calcio entrando in uno dei club più attraenti del pianeta.
Le riunioni dei giorni scorsi sono servite ad abbozzare una valutazione degli asset in ballo, non solo ’AsRoma, ma tutto il pacchetto facente capo alla controllante As Roma Spv Llc, che comprende ad esempio le società che si occuperanno dell'operazione stadio a Tor di Valle. Dodici diverse «scatole» ognuna a uno scopo che ora verranno studiate nella due diligence avviata dagli advisor incaricati dal gruppo Friedkin: JP Morgan per la parte finanziaria, lo studio Chiomenti come partner legale, lo stesso che si è occupato ad esempio della recente cessione della Fiorentina a Commisso e degli ultimi passaggi di consegne delle due milanesi. In tutto una ventina di persone hanno preso parte agli incontri con la controparte giallorossa rappresentata dal braccio destro di Pallotta, Bob Needham, gli avvocati dello studio Tonucci e gli uomini di Goldman Sachs, che nei mesi scorsi hanno offerto la possibilità di investire nella Roma sui mercati internazionali.
Friedkin è il soggetto che ha manifestato l'interesse più concreto e dalle parole è passato ai fatti: la serietà dell’operazione è dimostrata dal suo viaggio nella Capitale insieme a parte della famiglia, un segnale interpretato dalla parte venditrice come conferma delle serie intenzioni. Ripartito mercoledì sera per Houston, ha lasciato i suoi uomini a lavorare sulla due diligence che durerà qualche settimana. Non ci sono dubbi neppure sulla solidità del gruppo - sarebbe la Friedkin Companies Inc. a farsi carico dell’operazione - mentre sfugge ancora la reale motivazione che spinge questo signore americano a valutare un forte investimento in un mondo a lui finora sconosciuto e in un Paese così diverso dagli States. Ma in fondo, la stessa domanda si poteva fare su Pallotta nel 2011 e otto anni dopo lo ritroviamo ancora qui, disposto a trattare la cessione, ma solo a determinate condizioni.
Lo schema dell'affare è stato impostato così: Friedkin potrebbe scalare la società in diverse tappe temporali, iniziando ad esempio a sottoscrivere l’80% dell'aumento di capitale di As Roma già deliberato fino a un massimo di 150 milioni e poi, via via, allargare la sua quota fino a diventare l’azionista di maggioranza. La fase di interregno verrebbe gestita a Trigoria dagli attuali manager Fienga e Calvo, che hanno conosciuto in questi giorni Friedkin. Ma non si può escludere neppure lo scenario che vedrebbe il texano azionista di maggioranza sin dall’inizio (può sia comprare azioni della controllante As Roma Spv Llc sia creare un altro veicolo dedicato all'operazione), lasciando una quota minore a Pallotta, che fece lo stesso nel 2011 con Unicredit (60% e 40% all’inizio). Le trattative sono partite dalla valutazione globale di un miliardo di dollari fatta da Pallotta, alla quale vanno sottratti i debiti di As Roma (272 milioni di euro nell’ultima trimestrale) e la tranche di aumento di capitale che coprirebbe l’acquirente. Il prezzo finale verrebbe poi legato alla realizzazione del lo stadio, con una cifra extra («earn out» in gergo tecnico) da pagare quando il nuovo impianto sarà realtà. E questo uno dei nodi principali da sciogliere, visto che la convenzione urbanistica è in via di definizione ma poi bisognerà attendere un altro passaggio politico in Campidoglio, previsto nei primi mesi del 2020, con relative incognite. Nelle prossime settimane, chiusa anche la due diligence, Friedkin deciderà se quello che ha visto gli piace e se presentare un'offerta vincolante Gli investitori in Borsa ci credono: anche ieri titolo sospeso per eccesso di rialzo e chiusura a +3.75%.
Roma, Friedkin torna a Natale
IL MESSAGGERO - TRANI - «Ci vediamo tra un mese».Così Dan Friedkin ha salutato i suoi interlocutori privilegiati, a cominciare dal ceo Guido Fienga, fissando il nuovo viaggio in Italia con l’obiettivo di prendersi la Roma di James Pallotta. Arrivederci, dunque, e non addio come nel 2018. La negoziazione va avanti. Anzi, con il blitz dei giorni scorsi nella Capitale, è già entrata nel vivo con lo studio dei conti e la valutazione degli asset del club. La conferma dalla Borsa, dove vola il titolo: in mattinata oltre il 16%,poi stop e chiusura al 3,57% (più 20,17% in 24 ore). Il californiano ha fretta e vuole tornare prima delle feste, senza però avere la necessità di vestirsi da Babbo Natale: la sua immagine è stampata nel patrimonio personale (4,2 miliardi di dollari).
AVANTI TUTTA Friedkin, insomma, ha deciso di forzare la mano. E’ convinto, e anche entusiasta, a differenza del disamorato Pallotta. Non c’è ancora una data per il nuovo appuntamento che potrebbe anche slittare all’inizio del 2020. Il tycoon, del resto, ha la possibilità di vedere il presidente giallorosso negli States e di proseguire comunque la trattativa attraverso JP Morgan che lo affianca nell’affare Roma. Mercoledì pomeriggio, intanto, si è spostato con i suoi consulenti a Londra, dove a settembre ha aperto una nuova sede della Pursuit Aviation. Nella City ha fatto il punto della situazione con i manager del suo advisor. Anche Fienga è volato all’estero. In Europa. Business e mercato.
PIATTO RICCO Friedkin, quindi, si avvicina e Pallotta, in contemporanea, si allontana, avendo già fatto sapere che lui per ora non ha in programma nessun viaggio a Roma. Ma, a vedere il loro comportamento, è chiaro come il passaggio di testimone sia voluto fortemente da entrambi. Il presidente giallorosso è il vero regista dell’operazione, come dimostrano i luoghi frequentati dal californiano durante il soggiorno nella Capitale che sono gli stessi (albergo e ristorante) scelti di solito dal bostoniano. Ha insistito con il potenziale acquirente per spingerlo al grande passo. Lo ritiene il profilo ideale per la solidità del club. Adesso, però, c’è da convincerlo sulla cifra da investire. Che per Friedkin è al massimo di 600 milioni. Pallotta dice 1 miliardo per averne almeno 800. Trovare il punto di incontro a 700 non è così scontato, andando a vedere la carriera dei due protagonisti. Scaltri al momento di fare e creare business. Il californiano, però, ha già pianificato le sue mosse. Punta a prendere la massima quota disponibile dell’aumento di capitale da 150 milioni approvato dall’assemblea dei soci del 28 ottobre. Sono circa 130 milioni (qualcuno in meno). Glieli garantirebbe proprio il bostoniano che, come azionista di maggioranza, detiene l’86,577% dell’As Roma Spv Llc. Ma non basterebbe: Friedkin deve andare oltre, acquistando il 51% delle quote di Pallotta. La partita si gioca su quelle. Dal conteggio conclusivo, e partendo dall’offerta di 600 milioni, andranno defalcati i 272 milioni di debiti finanziari della Roma. Il nuovo stadio fa parte del pacchetto: As Roma Spv Llc possiede anche le società StadioTdv e Tdv Real Estate. Pallotta vuol rientrare di quanto speso finora: 70milioni. Il californiano li tiene strategicamente fuori dalla negoziazione. Intende procedere per conto proprio. Lo stadio gli interessa: il suo, però.