Il fattore Champions
IL MESSAGGERO - ANGELONI - E’ già successo, la storia si ripete e le insidie sono le stesse. 1) Con i russi della Nafta Moskva di Sulejman Kerimov, anno 2004, la Roma era ormai a un passo dalla cessione, poi il colpo di scena e la retromarcia. 2) E’ accaduto all’epoca di Vinicio Fioranelli (2009), la Roma di fatto venduta ma poi, bolla di sapone finale. 3) Lo stesso ai tempi di George Soros (2008), il magnate che doveva rivoluzionare la Roma. E pure lì, nulla di concreto. Siamo a circa dieci anni fa, quando la cordata americana capitanata da Thomas DiBenedetto si avvicendò alla famiglia Sensi. E la squadra, sempre in mezzo a tutte queste turbolenze, è spesso distratta. E così è pure stavolta? Questo il rischio. Lo scossone, il comunicato con cui il club ammette la trattativa con Dan Friedkin è piombato a Trigoria, propriomentre la squadra stava cercando di mantenersi in equilibrio sull’obiettivo, raccogliendo idee e giocatori dopo la sosta per le nazionali: la qualificazione in Champions League, soldi buoni per Pallotta o per chi lo sostituirà, se lo sostituirà.
IL FUTURO Passando da un businessman statunitense all’altro cambierà poco, assicurano. Anche se si resterà sull’autofinanziamento, pensando ai bilanci e quindi alle cessioni. Il nodo è l’aspetto tecnico:il nodo Champions e, quanto al futuro, il pezzo pregiato partirà sempre per esigenze di bilancio, come è sempre accaduto in questa quasi decennale gestione a stelle e strisce. Di certo, l’esame è per tutti e nello spogliatoio se ne parla, il timore dell’allenatore è che forse se ne parli troppo. Fonseca, dunque, si trova - dopo la lunga lista di infortunati e la crisi di gioco d’inizio stagione - in un’altra “emergenza”, questa più legata all’aspetto psicologico: dovrà gestire le teste dei suoi giocatori in questa fase delicata del campionato e della storia della Roma. Dovrà riportarli all’ordine. Giocare con una società teoricamente in vendita non sarà comunque semplice: chi vende e chi compra ha interesse che la squadra sia d’alta classifica, per quello ora c’è da spingere ancor di più. Il futuro, dunque, passa dalle prestazioni, questo il messaggio dell’allenatore - e non solo - ai giocatori. In futuro poi, si vedrà. Quelli a sentirsi più a rischio, un domani, sono i pezzi da mercato, da Zaniolo a Dzeko, fino a Under, Kluivert.
COMPETITIVITÀ La turbolenza riguarda tutti, anche i dirigenti. Esempio: se l’attuale consulente di Pallotta, ovvero Franco Baldini, non diventerà consulente di Friedkin, c’è il rischio che vengano messe in discussione pure certe scelte legate alle figure apicali. Questa, dunque, è una fase delicata e Fonseca lo sa: perdere punti significa allontanarsi drasticamente dalla zona Champions. Non solo, una distrazione prolungata può essere fatale anche in Europa League, dove la Roma si giocherà, giovedì, il passaggio ai sedicesimi, a Istanbul contro il Basaksehir. All’epoca dei russi, tanto per fare un esempio, il passaggio di proprietà veniva visto da tutti come uno sfogo liberatorio: Capello si era fatto portavoce e garante con la squadra, convincendoli che tutto sarebbe cambiato, migliorato, che sarebbero arrivati i soldi. Il crollo, poi, c’è stato quando i russi sono scappati. Non siamo oggi a quella situazione, qui si parla di continuità economico-finanziaria anche in caso di cambio di proprietà. Ma gli esami, per tutti, non finiscono mai.
Dan è attratto dal brand, ponte per l’Europa
IL MESSAGGERO - POMPETTI - Branding. Basta una sola parola per spiegare cosa solletica l’interesse di un imprenditore tanto lontano dall’Italia e dal panorama calcistico a interessarsi all’acquisto di una squadra come la Roma. Dan Friedkin dispone di enorme liquidità finanziaria e ha tutto l’interesse a sposare il suo nome a quello di un brand, di un marchio di sicura riconoscibilità mondiale. La prima tentazione per un Tycoon statunitense è di investire su uno dei quattro sport nazionali: basket Nba, football Nfl, baseball Mbl o hockey Nhl. Ma gli assetti proprietari negli Stati Uniti sono statici, le offerte di vendita sono rare, e i prezzi di conseguenza sono altissimi.
LOW COST In confronto la piazza europea, almeno sotto la soglia delle “top ten” calcistiche in Inghilterra, Francia e Spagna, è quasi un mercato delle pulci per chi ha enormi capitali da investire. E anche se la contabilità della singola squadra non quadra e i conti finiscono in rosso, allo stesso tempo l’ingresso di capitale straniero rilancia il brand fuori dai confini nazionali ed europei, verso piazze di mercato che prima si raggiungevano a stento. Il brand della Roma ad esempio è cresciuto del 40% negli ultimi due anni, e il valore di facciata del marchio è salito dal 31° al 18° posto nella classifica annuale compilata dalla società di consulenza londinese Brand Finance tra le squadre di tutte le leghe calcistiche mondiali. Quello dell’Inter è raddoppiato con l’accesso del capitale cinese del gruppo Suning. Un imprenditore che guarda a queste cifre dagli Stati Uniti capisce che il potenziale di crescita di una squadra come la Roma è enorme, almeno per quanto riguarda lo sfruttamento dell’immagine.
POTENZIALE CRESCITA E se da una parte l’ingresso nella Associazione Sportiva Roma vuol dire il coinvolgimento in un sistema complesso di cultura e di politica probabilmente alieno per un tycoon texano (californiano di nascita), sul piano della finanza nuda e cruda il linguaggio è quello ben conosciuto e scritto in dollari, di una Llc registrata nel generoso stato del Delawere.
Friedkin ha fretta: a gennaio vuole già la maggioranza della società
LEGGO - BALZANI - Dan Friedkin ha fretta. Il magnate americano ieri è tornato a Houston dopo i 5 giorni passati a Roma per l’inizio delle trattative per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza del club giallorosso. Ma nella capitale resteranno due emissari che proseguiranno le operazioni con l’intento di chiudere l’affare già per i primi di gennaio. Il piano è delineato: per prendere il pacchetto di maggioranza di As Roma SPV LLC Friedkin dovrebbe spendere una prima rata di poco superiore ai 400 milioni, anticipando i 150 di aumento di capitale appena approvato. La 2° seconda tranche di ulteriori 400 milioni sarebbe corrisposta in futuro, ma va considerato pure il debito con Goldman Sachs di 270 milioni. Per questo la prima offerta di Friedkin potrebbe aggirarsi sui 600-700 milioni totali. Pallotta potrebbe restare inizialmente con una piccola percentuale almeno fino a che non sarà messa la parola fine (in senso positivo o negativo) sulla questione stadio. La fretta di voler chiudere in pochi mesi è dovuta alla paura di eventuali rilanci “esterni”. Oltre a Friedkin, infatti, sono arrivate timide manifestazioni di interesse dal Qatar e da un altro imprenditore americano. Ieri, infine, è stato di nuovo sospeso il titolo in Borsa per eccesso di rialzo
Tor di Valle lontana e insulti dei tifosi: James si è stancato
IL MESSAGGERO - CARINA - «Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte». A fine maggio, il presidente Pallotta - con una lettera ai tifosi giallorossi - spiegava i motivi di un’annata deludente, garantendo un rilancio del club. Dalle sue parole sembrava scontato con lui alla guida. Sei mesi dopo, lo scenario è mutato. Cosa ha portato a questa virata? Da un lato c’è l’annosa questione-stadio che ormai si trascina dal 2012. Anche le ultime parole del vicesindaco Bergamo a Radio Radio sulla convenzione («Non transigiamo sulla contestualità tra opere necessarie e realizzazione dell’impianto») lasciano intendere le diverse vedute tra le parti. Qualcosa poi s’è rotto con le contestazioni nate per l’addio di De Rossi. La protesta infatti ha toccato anche i familiari del presidente, con le sorelle costrette a chiudere la pagina del loro ristorante ‘Pallotta Sisters’ a Boston, a causa dell’invasione di insulti e recensioni negative provenienti dai tifosi giallorossi. Che non potendo contestare in loco il presidente, hanno iniziato una singolare protesta. Da Sydney a Miami, da New York a Parigi passando per Amsterdam, Salonicco, Copenhagen, Rio, Rabat, Stoccolma e Mosca, sono iniziati a comparire centinaia di striscioni con la scritta «Pallotta go home». Malcontento che, con la fine del campionato e lo tsunami-Totti, è continuata negli eventi sportivi di grande risalto mediatico (giro d’Italia, Tour e gara Nba tra Charlotte e i Celtics) e via web. Presi di mira l’account dei Boston Celtics, di cui Jim è uno dei soci, dell’Nba e addirittura la pagina Facebook del Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo. Eloquente l’hashtag: #SellAsRoma.
QUANTO HA SPESO Un invito che Pallotta ha preso sul serio visto quanto accaduto negli ultimi giorni. Ma quanto guadagnerebbe l’imprenditore Usa dalla cessione del club? Per capirlo, bisogna analizzare quanto ha speso sinora. All’acquisto delle quote della Roma con successiva Opa (48,3 milioni; 32,2milioni, invece, quelli finanziati da Unicredit), sono seguite tre tranche per il primo aumento di capitale (30, 14,55 e 23,45 milioni) l’acquisto iniziale del 9% di Neep da Unicredit (14 milioni) per poi comprare il restante 31% (33,5 milioni), 70 milioni per il secondo aumento di capitale, più tre finanziamenti soci diluiti negli anni (10, 10 e 8,4 milioni). Il totale è di 262,2milioni (dati calcioefinanza.it).A questi, Pallotta aggiunge i 70 milioni già spesi nel progetto-stadio. In pratica punta a triplicare l’investimento.
Da Pallotta a Friedkin, il piano per la Roma
IL TEMPO - AUSTINI - Due ricchi imprenditori americani. Le due banche d'affari più grandi del mondo. I due studi legali romani leader nella gestione dei passaggi societari. La trattativa per la cessione delle quote della Roma è una cosa seria. Questa è già una certezza. A cosa porterà, come e quando? Resta da scoprire, ma non ci vorrà molto: tra fine dicembre e gennaio saranno già più chiare le intenzioni di Dan Friedkin, l’uomo Toyota nei cinque stati del golfo Usa, che si è messo in testa di lanciarsi nel mondo del calcio entrando in uno dei club più attraenti del pianeta.
Le riunioni dei giorni scorsi sono servite ad abbozzare una valutazione degli asset in ballo, non solo ’AsRoma, ma tutto il pacchetto facente capo alla controllante As Roma Spv Llc, che comprende ad esempio le società che si occuperanno dell'operazione stadio a Tor di Valle. Dodici diverse «scatole» ognuna a uno scopo che ora verranno studiate nella due diligence avviata dagli advisor incaricati dal gruppo Friedkin: JP Morgan per la parte finanziaria, lo studio Chiomenti come partner legale, lo stesso che si è occupato ad esempio della recente cessione della Fiorentina a Commisso e degli ultimi passaggi di consegne delle due milanesi. In tutto una ventina di persone hanno preso parte agli incontri con la controparte giallorossa rappresentata dal braccio destro di Pallotta, Bob Needham, gli avvocati dello studio Tonucci e gli uomini di Goldman Sachs, che nei mesi scorsi hanno offerto la possibilità di investire nella Roma sui mercati internazionali.
Friedkin è il soggetto che ha manifestato l'interesse più concreto e dalle parole è passato ai fatti: la serietà dell’operazione è dimostrata dal suo viaggio nella Capitale insieme a parte della famiglia, un segnale interpretato dalla parte venditrice come conferma delle serie intenzioni. Ripartito mercoledì sera per Houston, ha lasciato i suoi uomini a lavorare sulla due diligence che durerà qualche settimana. Non ci sono dubbi neppure sulla solidità del gruppo - sarebbe la Friedkin Companies Inc. a farsi carico dell’operazione - mentre sfugge ancora la reale motivazione che spinge questo signore americano a valutare un forte investimento in un mondo a lui finora sconosciuto e in un Paese così diverso dagli States. Ma in fondo, la stessa domanda si poteva fare su Pallotta nel 2011 e otto anni dopo lo ritroviamo ancora qui, disposto a trattare la cessione, ma solo a determinate condizioni.
Lo schema dell'affare è stato impostato così: Friedkin potrebbe scalare la società in diverse tappe temporali, iniziando ad esempio a sottoscrivere l’80% dell'aumento di capitale di As Roma già deliberato fino a un massimo di 150 milioni e poi, via via, allargare la sua quota fino a diventare l’azionista di maggioranza. La fase di interregno verrebbe gestita a Trigoria dagli attuali manager Fienga e Calvo, che hanno conosciuto in questi giorni Friedkin. Ma non si può escludere neppure lo scenario che vedrebbe il texano azionista di maggioranza sin dall’inizio (può sia comprare azioni della controllante As Roma Spv Llc sia creare un altro veicolo dedicato all'operazione), lasciando una quota minore a Pallotta, che fece lo stesso nel 2011 con Unicredit (60% e 40% all’inizio). Le trattative sono partite dalla valutazione globale di un miliardo di dollari fatta da Pallotta, alla quale vanno sottratti i debiti di As Roma (272 milioni di euro nell’ultima trimestrale) e la tranche di aumento di capitale che coprirebbe l’acquirente. Il prezzo finale verrebbe poi legato alla realizzazione del lo stadio, con una cifra extra («earn out» in gergo tecnico) da pagare quando il nuovo impianto sarà realtà. E questo uno dei nodi principali da sciogliere, visto che la convenzione urbanistica è in via di definizione ma poi bisognerà attendere un altro passaggio politico in Campidoglio, previsto nei primi mesi del 2020, con relative incognite. Nelle prossime settimane, chiusa anche la due diligence, Friedkin deciderà se quello che ha visto gli piace e se presentare un'offerta vincolante Gli investitori in Borsa ci credono: anche ieri titolo sospeso per eccesso di rialzo e chiusura a +3.75%.
Roma, Friedkin torna a Natale
IL MESSAGGERO - TRANI - «Ci vediamo tra un mese».Così Dan Friedkin ha salutato i suoi interlocutori privilegiati, a cominciare dal ceo Guido Fienga, fissando il nuovo viaggio in Italia con l’obiettivo di prendersi la Roma di James Pallotta. Arrivederci, dunque, e non addio come nel 2018. La negoziazione va avanti. Anzi, con il blitz dei giorni scorsi nella Capitale, è già entrata nel vivo con lo studio dei conti e la valutazione degli asset del club. La conferma dalla Borsa, dove vola il titolo: in mattinata oltre il 16%,poi stop e chiusura al 3,57% (più 20,17% in 24 ore). Il californiano ha fretta e vuole tornare prima delle feste, senza però avere la necessità di vestirsi da Babbo Natale: la sua immagine è stampata nel patrimonio personale (4,2 miliardi di dollari).
AVANTI TUTTA Friedkin, insomma, ha deciso di forzare la mano. E’ convinto, e anche entusiasta, a differenza del disamorato Pallotta. Non c’è ancora una data per il nuovo appuntamento che potrebbe anche slittare all’inizio del 2020. Il tycoon, del resto, ha la possibilità di vedere il presidente giallorosso negli States e di proseguire comunque la trattativa attraverso JP Morgan che lo affianca nell’affare Roma. Mercoledì pomeriggio, intanto, si è spostato con i suoi consulenti a Londra, dove a settembre ha aperto una nuova sede della Pursuit Aviation. Nella City ha fatto il punto della situazione con i manager del suo advisor. Anche Fienga è volato all’estero. In Europa. Business e mercato.
PIATTO RICCO Friedkin, quindi, si avvicina e Pallotta, in contemporanea, si allontana, avendo già fatto sapere che lui per ora non ha in programma nessun viaggio a Roma. Ma, a vedere il loro comportamento, è chiaro come il passaggio di testimone sia voluto fortemente da entrambi. Il presidente giallorosso è il vero regista dell’operazione, come dimostrano i luoghi frequentati dal californiano durante il soggiorno nella Capitale che sono gli stessi (albergo e ristorante) scelti di solito dal bostoniano. Ha insistito con il potenziale acquirente per spingerlo al grande passo. Lo ritiene il profilo ideale per la solidità del club. Adesso, però, c’è da convincerlo sulla cifra da investire. Che per Friedkin è al massimo di 600 milioni. Pallotta dice 1 miliardo per averne almeno 800. Trovare il punto di incontro a 700 non è così scontato, andando a vedere la carriera dei due protagonisti. Scaltri al momento di fare e creare business. Il californiano, però, ha già pianificato le sue mosse. Punta a prendere la massima quota disponibile dell’aumento di capitale da 150 milioni approvato dall’assemblea dei soci del 28 ottobre. Sono circa 130 milioni (qualcuno in meno). Glieli garantirebbe proprio il bostoniano che, come azionista di maggioranza, detiene l’86,577% dell’As Roma Spv Llc. Ma non basterebbe: Friedkin deve andare oltre, acquistando il 51% delle quote di Pallotta. La partita si gioca su quelle. Dal conteggio conclusivo, e partendo dall’offerta di 600 milioni, andranno defalcati i 272 milioni di debiti finanziari della Roma. Il nuovo stadio fa parte del pacchetto: As Roma Spv Llc possiede anche le società StadioTdv e Tdv Real Estate. Pallotta vuol rientrare di quanto speso finora: 70milioni. Il californiano li tiene strategicamente fuori dalla negoziazione. Intende procedere per conto proprio. Lo stadio gli interessa: il suo, però.
Io Balo da solo
LEGGO - BALZANI - Dieci anni di insulti, provocazioni e squalifiche. Quella tra Balotelli e i tifosi giallorossi è una storia poco felice che vivrà domenica all'Olimpico, in Roma-Brescia, un appuntamento ad alto tasso di pericolosità visto che la Sud è sotto diffida dopo i cori anti-Napoli (ieri scontata di 10 mila euro la multa al club) e gli ululati a Vieri a Marassi.
A patto che Grosso non decida di lasciarlo a casa dopo l'ultima balotellata di ieri che ha convinto il tecnico del Brescia a cacciare Super Mario dal campo di allenamento perché troppo svogliato. La tensione è salita a metà seduta e potrebbe portare anche a un'esclusione temporanea dalla rosa di Balotelli. Una giornata non facile quella dell'ex interista che ha saputo pure della sospensione (con supplemento di indagine) della chiusura del settore Est dello stadio di Verona, decisa dal giudice sportivo per i famigerati cori razzisti che portarono Balotelli a scagliare il pallone in curva. E se dovesse giocare domenica non sarà di certo una giornata come le altre per l'attaccante italiano.
L'ultima di SuperMario contro i giallorossi, infatti, finì con gli ululati razzisti da parte di alcuni tifosi romanisti presenti a San Siro con tanto di sospensione del match col Milan per 90 secondi. Era il 14 maggio 2016 e qualche giorno dopo il Giudice Sportivo squalificò la curva Sud e la Roma (multata di 50 mila euro) decise di non fare ricorso. Ma le diatribe tra Balotelli e la Sud hanno radici molto più profonde. Già nel 2009, infatti, alcuni atteggiamenti provocatori di Mario nel corso delle sfide scudetto con l'Inter scatenarono gli istinti più beceri di alcuni ultrà. Il 17 luglio di quell'anno l'attaccante dichiarò: «Juve-Inter? Non ci penso, adesso penso a Roma-Inter e come esultare sotto la Sud dopo il gol». Una provocazione evitabile, ma comprensibile visto che un mese prima Balotelli fu vittima di un episodio orrendo andato in scena a Ponte Milvio. Il bresciano, in compagnia di alcuni compagni dell'Under 21, fu preso di mira fuori da un gruppo di tifosi che gli lanciarono addosso due banane con tanto di ululati. Balotelli decise di non sporgere denuncia, ma la storia non finì quella sera. Il 10 maggio 2010 la Sud dedicò gli dedicò uno striscione: «Non ti insultiamo perché di colore, ma perché sei uno stronzo senza onore». Cinque giorni prima all'Olimpico, nella finale di coppa Italia, Totti venne espulso per un calcione rifilato a Balotelli dopo che quest'ultimo aveva provocato l'ex capitano per tutto il match. Altri striscioni apparvero lo scorso anno a Testaccio e Trigoria quando si vociferava di un arrivo di Balotelli alla Roma tra cui: «Mezzo giocatore e uomo senza valore che si fa scudo col suo colore. Roma non ti vuole». Domenica all'Olimpico il possibile nuovo scontro a 6 anni di distanza dall'ultima di Mario all'Olimpico. Vincerà il buon senso?
Infine, Zaniolo. Un giovane che vuole giocarsi decisamente meglio le sue carte è Nicolò che ieri a Sky ha non ha risposto alla domanda sul suo futuro: «Voglio vincere Europa League con la Roma ed Europeo con l'Italia. Under 21? Ho sbagliato, ma sono un bravo ragazzo».
Primo ciak di Friedkin sulla Roma: pronta offerta da 600 milioni
IL MESSAGGERO - TRANI - Il taxi si è mosso, nella notte umida di martedì, da Piazza dei Ricci. A bordo Dan Friedkin che, dopo cena, è rientrato in albergo in via del Babuino, alloggio scelto di solito pure da James Pallotta nelle sue brevi e rare vacanze romane. Il tycoon californiano, nella Capitale da qualche giorno per prendere conoscenza di persona del pianeta Roma, segue quindi le orme in città proprio del presidente giallorosso che già nel 2018 gli propose di entrare nel club. Stessi luoghi, compreso il ristorante dietro Campo de' Fiori dove il bostoniano invitò a cena Francesco Totti per siglare, anche con qualche scatto mediaticamente mirato, una sorta di tregua che però rallentò solo di qualche mese lo strappo con l'ex capitano.
A CIELO APERTO Friedkin, insomma, si è presentato a Roma. Senza nascondersi. Al ristorante è arrivato con prenotazione fatta dalla Roma. Non ha dunque dovuto spiegare chi fosse. Con lui, tre americani: un produttore cinematografico e gli altri due che, presentati come amici, lo hanno affiancato negli incontri avuti in queste ore con il management di Pallotta, sempre in contatto con il presidente che, disamorato e deluso (il nuovo stadio è ancora in bilico), aspetterà il 2020 per tornare nella Capitale.
SIPARIETTO CURIOSO Il blitz in Piazza de' Ricci del King dei Paparazzi ha interrotto la cena degli americani: al tavolo, su iniziativa del proprietario del ristorante, è stato accompagnato Rino Barillari. Nessun accenno, in pubblico, al calcio e Pallotta, meglio soffermarsi sulla cucina romana. E sul cinema, tra una portata e l'altra, con riferimento soprattutto al film All the Money in the World (Tutti i soldi del mondo), di cui Friedkin è stato produttore esecutivo nel 2017 con la regia di Ridley Scottche raccontò il sequestro di John Paul Getty III, il nipote del magnate del gruppo petrolifero (all'epoca l'uomo più ricco del mondo). Il sedicenne fu rapito dalla ndrangheta nel 1973 a Roma dove è stato girato il film con il set allestito in piazza Navona. Barillari seguì in prima persona la vicenda Getty e Friedkin, ancora incuriosito da quel sequestro, ha chiesto al fotografo di poter consultare il suo archivio.
ANCHE IL CT Presente, a un altro tavolo, anche Roberto Mancini, di rientro da Palermo. Il calcio, insomma, rimane al centro della serata. Friedkin, del resto, si è mosso per fare sul serio, intervenendo in prima persona appena ha ricevuto l'ufficialità dell'aumento capitale da 150 milioni (assemblea del 28 ottobre a Trigoria). Ha avuto colloqui con i legali italiani di Pallotta, è passato dallo studio Tonucci e ha visto i dirigenti giallorossi. Da tempo sta visionando i documenti contabili della Roma. L'intenzione del tycoon è di entrare nel club giallorosso. Pallotta vorrebbe restare in maggioranza, ma Friedkin, durante la visita nella Capitale, ha chiesto ufficialmente la quotazione del club. Sa che la proprietà Usa pretende 1 miliardo, puntando a incassare 800 milioni (+ 80 per il nuovo stadio). Il californiano è pronto a versarne 600 (di cui 130 su 150 per l'aumento di capitale) e non è detto che non sia già tra gli investitori che, in maggioranza americani, hanno integralmente sottoscritto il bond da 275 milioni lanciato dalla società giallorossa a fine luglio. A metà pomeriggio, dopo la chiusura della Borsa (titolo sospeso in mattinata per eccesso di rialzo: 12,87%), il comunicato di conferma della Roma: «Su richiesta di Consob, con riferimento ad alcune indiscrezioni apparse sugli organi di stampa in relazione ad una possibile acquisizione delle partecipazioni di A.S. Roma S.p.A. da parte di potenziali investitori, As Roma SPV LLC, società che detiene il controllo indiretto di A.S. Roma S.p.A. tramite la sua controllata Neep Roma Holding S.p.A, informa che sono in corso dei contatti preliminari con potenziali investitori al fine di permettere loro di valutare l'opportunità di un possibile investimento in As Roma SPV LLC. In caso di perfezionamento di accordi aventi ad oggetto il trasferimento delle partecipazioni detenute in A.S. Roma S.p.A., AS Roma SPV LLC fornirà adeguata informativa al Mercato nei termini di legge». Friedkin ha bloccato due stanze nell'hotel in via del Babuino fino a oggi. Ma ha fatto le valigie già ieri prima di cena. Avrebbe voluto vedere la partita di domenica contro il Brescia all'Olimpico, ma da viale Tolstoj gli hanno consigliato di evitare lo stadio. Meglio rimandare le riprese. Almeno per ora.
Roma bella, possibile e in vendita
IL MESSAGGERO - La Roma è bellissima, ma è sul mercato. Stavolta non sono Zaniolo, Under o Pellegrini a essere in vendita ma è il club. È questo il senso del documento di quattro pagine con cui Goldman Sachs ha cominciato nei mesi scorsi a proporre nei mercati finanziari internazionali l'investimento nella Roma. Più che un teaser quello prodotto dall'advisor di Pallotta è un menu nel quale vengono descritti e incensati la città di Roma e i traguardi raggiunti dal club dentro e soprattutto fuori dal campo. Sulla copertina campeggiano il Colosseo e un'immagine-prototipo del nuovo stadio a Tor di Valle. Poi le foto dei tifosi all'Olimpico e una della squadra in maglia da trasferta schierata prima della partita con il Bologna dello scorso 22 settembre, vinta con un gol a tempo scaduto. Goldman Sachs, poi, avrebbe messo volentieri una foto più intrigante di un trofeo, ma per permetterselo ha dovuto fare un lungo passo indietro e scomodare Totti.
TROFEO STAGIONATO In basso, infatti, c'è la Coppa Italia vinta sotto la gestione Sensi (la penultima, l'ultima arriverà l'anno successivo) alzata grazie a Spalletti nel maggio 2007 dopo la doppia finale contro l'Inter di Roberto Mancini. Di anni ne sono passati dodici e coppe non sono più state alzate, eppure dalla seconda pagina del documento viene illustrata l'opportunità unica di investire nel club. Secondo Goldman Sachs, Pallotta ha messo le basi per l'espansione futura e la continuità di successi. Vittorie, però, da smartphone e calcolatrici e non sul campo: la digitalizzazione, la creazione di una fan-base solida, l'impennata sui social media con gli oltre 15 milioni di tifosi e i nuovi accordi con gli sponsor. Il core business resta però il progetto-Stadio, uno dei più grandi complessi sportivo e di intrattenimento in Europa la cui realizzazione sbloccherà nuove potenzialità di guadagno. Brand in espansione, quindi, ma evidentemente non abbastanza da convincere Pallotta a tenere solidamente in mano il club. Forse anche a causa di quello che Goldman Sachs descrive come potenziale non sfruttato e che si riferisce alla globalizzazione del marchio verso gli Stati Uniti, l'Asia e gli stessi Emirati Arabi. Per gli obiettivi raggiunti in campo bisogna scorrere fino all'ultimo e più piccolo paragrafo: sul podio della Serie A in cinque delle ultime sei stagioni, qualificazione alla Champions in otto degli ultimi tredici anni, oltre alla semifinale del 2017. Una bacheca vuota che dovrà, però, invogliare portafogli pieni.
Dan Friedkin, un tycoon a Roma. Il club conferma: la trattativa c'è
LEGGO - BALZANI - «Ci sono dei contatti preliminari in corso con potenziali investitori». La conferma ufficiale è arrivata alle 17,30 di ieri, qualche ora dopo la notizia della presenza del magnate Dan Friedkin a Roma. Non una vacanza quella del 52enne di Houston, ma l'avvio di una trattativa che potrebbe concludersi in tempi brevi. Il club giallorosso, infatti, potrebbe passare alla fase Usa 2.0 (da Boston al Texas) e essere trasferita nei prossimi mesi dalle mani di Pallotta a quelle di Friedkin.
Uno dei veri Paperoni americani grazie soprattutto alla distribuzione in esclusiva delle vetture Toyota tra Texas, Arkansas, Louisiana, Mississippi e Oklahoma oltre che per la produzione di alcuni film. Il 504° più ricco uomo del mondo (4,5 miliardi di patrimonio secondo Forbes) dorme al De Russie di Piazza di Spagna e due sere fa ha cenato da Pierluigi a Piazza de' Ricci proprio mentre sui media italiani (in anteprima su Il Messaggero) appariva una sorta di brochure di vendita ufficiale del club redatta dalla banca Goldman Sachs in 4 pagine. Nel pacchetto pubblicizzato compare anche «la progettazione per la costruzione di uno dei più grandi complessi sportivi e di intrattenimento in Europa». E quindi: «l'opportunità unica di possedere e controllare un'iconica squadra di calcio italiana, situata in uno dei mercati più interessanti del mondo e che offra opportunità tangibili per una significativa crescita di valore».
Di fatto Friedkin è a Roma per portare avanti una due diligence e ha già incontrato alcuni dirigenti italiani allo studio Tonucci che da sempre rappresenta Pallotta in Italia. I texani vorrebbero chiudere l'affare in tempi brevi. Si ipotizza già per il mese di febbraio. Una notizia bomba che ha scatenato Piazza Affari tanto che il titolo della società giallorossa è stato addirittura sospeso per eccesso di rialzo, con una variazione teorica positiva del 12,87%.
Proprio su richiesta della Consob la Roma ha dovuto replicare con un comunicato in cui viene confermato l'interesse di un nuovo socio. «Con riferimento ad alcune indiscrezioni apparse sugli organi di stampa in relazione ad una possibile acquisizione delle partecipazioni di A.S. Roma S.p.A. da parte di potenziali investitori, AS ROMA SPV LLC informa che sono in corso dei contatti preliminari con potenziali investitori al fine di permettere loro di valutare l'opportunità di un possibile investimento. In caso di perfezionamento di accordi aventi ad oggetto il trasferimento delle partecipazioni detenute in A.S. Roma S.p.A., AS ROMA SPV LLC fornirà adeguata informativa al Mercato nei termini di legge». La notizia della messa in vendita della Roma ha acceso timidamente anche gli interessi arabi in Qatar che però non sembrano ancora pronti a investire in Italia.
Pallotta valuta il club 800 milioni con un extra legato al nuovo stadio
IL MESSAGGERO - DIMITO - James Pallotta valuta la As Roma 800 milioni che, al netto dei 270 milioni di debiti, può fruttare un prezzo di 530 milioni. Più un'aggiunta (earn out in linguaggio tecnico) legata al progetto Stadio se mai si facesse. E' questo l'ordine di grandezza sul quale Goldman Sachs e lo studio legale Chiomenti, advisor del patron del club giallorosso, stanno conducendo il processo di vendita raccogliendo manifestazioni di interesse: finora ne sono pervenute circa 20, da tutte le parti del mondo, nessuna italiana.
In parallelo a questa procedura, ecco, giorni fa, l'irruzione di Dan Friedkin, uomo d'affari californiano, importatore del marchio Toyota che attraverso due emissari da qualche giorno nella capitale, vuole aggirare la procedura di vendita e fare un'offerta al più presto bruciando la concorrenza.
AGGUERRITI Ma i competitor, almeno alcuni di essi, sono molto agguerriti. Ci sarebbe innanzitutto una vecchia conoscenza italiana del mondo del fashion: Mayhoola for Investments, della famiglia reale del Qatar che a luglio del 2012, ha acquisito per 850 milioni il controllo di Valentino, a giugno 2016 la casa di moda francese Balmain, aggiungendo un marchio favorito da Kim Kardashian e il mese dopo la griffe Pal Zileri. Ma la squadra di Nicolò Zaniolo fa gola anche altri investitori del golfo. C'è Qatar sport investments, proprietario del Paris Saint Germain ed è di proprietà della Qatar Investment Authority (Qia) che nel 2010 stava scalando UniCredit e ha messo le mani a Milano sul Progetto Porta Nuova; Mubadala Development Company, veicolo d'investimento del governo di Abu Dhabi, che anch'esso ha rapporti ancora in corso con Unicredit dove ha il 4,9%; poi c'è Adia, fondo emiratino che assieme Gic (Singapore) ha il 45% di Cellnex, la società della torri di Edizione (Benetton) e spesso è interessato in deal italiani.
A parte il mondo arabo, il dossier è sul tavolo di molti fondi di investimento internazionali che stanno valutando il da farsi. Goldman Sachs che da quattro anni è vicina alla Roma è ha i 2/3 del debito della società di calcio, punta entro Natale a raccogliere le offerte non vincolanti, sempre che nel frattempo, non ci sia un'accelerazione con Friedkin, che è assistito da JpMorgan, banca d'affari americano dove il plenipotenziario per Europa, Medio Oriente e Africa è Vittorio Grilli, ex dg del Tesoro.
LA PRESENTAZIONE Nel giro di qualche settimana dovrebbe avvenire la management presentazione che è la presentazione del top management della società ai pretendenti: è una delle tappe tradizionali di queste operazioni di vendita delle società. Consente ai pretendenti di conoscere coloro che guidano la Roma, apprendere dalla loro voce i piani di sviluppo, interrogarli sull'andamento del club al di là dei numeri ufficiali.
La As Roma, quotata in Borsa, è controllata da Pallotta tramite Raptor, una finanziaria Usa che ha il 79% della società di calcio, a sua volta posseduta attraverso Neep holding. Quest'ultima è una scatola sopravvissuta dal 2010, quando Unicredit conquistò la maggioranza nell'ambito della ristrutturazione del gruppo Sensi. A seconda di come verrà strutturata la cessione del club, potrà dipenderà lo svolgimento di un'opa. Pallotta è disponibile a cedere una minoranza e la maggioranza. Il prezzo lordo per il 100% di 800 milioni è un multiplo di circa 3,5 volte il valore dell'attivo del club pari a 220 milioni.
«Houston, abbiamo un problema»: l'ironia dei tifosi impazza sul web
LEGGO - BALZANI - Entusiasmo sì, ma non troppo. La notizia del possibile passaggio di consegne da Pallotta al texano Friedkin ha scaldato la giornata di ieri su radio e social dove il tormentone maggiore è stata la famosa frase del film Apollo 13: Houston, abbiamo un problema. L'indiscrezione non ha scosso troppo la piazza come accaduto 10 anni fa. In molti desiderano un cambio di prospettiva ma invitano a volare basso. Avrei preferito gli arabi, con gli americani non c'è andata molto bene, recita un tweet di CosimoSkossa. Rischiamo di finire dalla padella alla brace, il commento di Stefano79. Mentre MarcoCiora è scettico sull'operazione: Appena Friedkin vedrà i conti in rosso scapperà. Pensiamo alla partita di domenica col Brescia. C'è però anche chi già esulta. Va bene chiunque, pure Ferrero. Basta che va via Pallotta, il commento di Francesco Anselmi. Mentre Roberto Ruffini analizza: Friedkin sta su Forbes, è ricco davvero. Si apre una nuova era. E magari ci riporta pure Totti. Ovviamente felice Brenno Giannini, il presidente del Roma Club Houston intervenuto ieri a Centro Suono Sport: Tutti conosciamo la ricchezza Friedkin, sarebbe un gran colpo per noi romanisti. E' entusiasta anche l'ex Ministro all'Economia Padoan a Radio Radio: Do una valutazione positiva a patto che rafforzino la società. Come ci dimostrano altre squadre italiane si vince se si ha una buona struttura societaria capitalizzata che ti permette di evitare di vendere i pezzi pregiati ogni anno per risistemare i bilanci. Se c'è anche un rafforzamento finanziario ben venga. Infine una notizia di mercato: lo United vorrebbe Dzeko già a gennaio.