Florenzi, capitan opzione è in un vicolo cieco

IL MESSAGGERO - CARINA - Anche a Parma Florenzi è rimasto a guardare. Sono diventate 6 le panchine consecutive. Ieri a Nyon Fonseca è tornato sull'argomento: «Per il ct Mancini è fondamentale? Sono opinioni, differenti... Anche per me è importante, adesso però è un'opzione. Non c'è un caso». La motivazione delle esclusioni è tecnica: bocciato da terzino, in attacco il portoghese gli preferisce Kluivert, Perotti e quando tornerà Mkhitaryan. Alessandro si trova così in un vicolo cieco dal quale uscire è difficile. Per non perdere la Nazionale, deve giocare. Perché le parole del ct azzurro a fronte di continue e future esclusioni, non gli garantirebbero la kermesse a giugno.

La Roma per ora rimane alla finestra, consapevole di due fattori: 1) dopo il rinnovo di 15 mesi fa, Florenzi costa annualmente oltre 6 milioni al lordo (sino al 2023 ; 2) l'allenatore non lo considera fondamentale nel progetto tecnico. Ergo, qualora dovesse arrivare a gennaio l'offerta giusta non si metterà di traverso. Ma dove può andare il laterale di Vitinia? In Italia piace a Fiorentina, Inter, Juventus e Sampdoria. Il problema è che il club viola, ad eccezione di Ribery (4) e Chiesa (1,8) ha una linea sugli stipendi che varia da 1,1 a 1,5 milioni mentre il presidente Ferrero lo vorrebbe in prestito. Suning non avrebbe problemi, ma Conte gli ha già preferito Darmian. E Sarri, suo estimatore, ha in rosa Danilo e De Sciglio. Rimane l'estero con Garcia, ora al Lione, che lo riabbraccerebbe volentieri.

Da romano a romano, intanto Pellegrini vede la fine del tunnel. Ieri ha svolto una visita di controllo a Villa Stuart. Positivo l'esito: da giovedì si riaggregherà alla squadra. Fra 10 giorni è previsto un esame ecografico di controllo. Se non ci saranno intoppi, sarà convocato con il Brescia. Esami anche per Spinazzola: anche lui spera di rientrare dopo la sosta.


Ora la Roma scopre che capitan Florenzi forse non serve più

GAZZETTA DELLO SPORT - Alessandro Florenzi è capitano non giocatore della Roma, visto che nelle ultime 6 partite senza mai essere titolare ha messo insieme appena 27 minuti. Anche su social e radio, sembra che i tifosi stiano valutando la situazione con indifferenza. Le voci su presunti dissapori col tecnico e alcuni compagni leader fioriscono da settimane, ma da Trigoria smentiscono con decisione. Per il club, poi, una (presunta) terza scelta – dietro Spinazzola e Santon – a circa 3 milioni l’anno, è un lusso enorme.

Intanto, da Nyon, Fonseca è gelido. «Non esiste un caso Florenzi. Mancini ha detto che per lui è importante? Sono opinioni, forse differenti, ma sempre opinioni. Anche per me Florenzi è molto importante, ma è una questione di opzioni. Nessun giocatore per me, però, è un problema». A Natale sarà fatto un punto sul futuro. È il momento di guardarsi intorno, con la dirigenza che non si opporrà, visto che già in estate voleva cederlo. Lo vuole anche il Lione di Garcia, ma Alessandro preferirebbe l’Italia. I sogni sarebbero l’Inter (che sondaggi in passato ne ha fatti) o la Juve, ma il buon rapporto che ha avuto con Ranieri gli fa valutare anche l’ipotesi di un prestito alla Sampdoria.


Esami ok per Pellegrini. Col Brescia andrà in panchina

GAZZETTA DELLO SPORT - Riprenderà ad allenarsi oggi la Roma, alle 10, e per prima cosa Fonseca dovrà fare in modo che i suoi calciatori recuperino energie. In tanti, in queste settimane di sosta, alterneranno lavoro differenziato a lavoro in gruppo. Recuperare Mkhitaryan è invece l’obiettivo per averlo a disposizione alla ripresa contro il Brescia.

Ieri ecografia a Trigoria per Spinazzola, che oggi però sarà esaminato anche a Villa Stuart, mentre Pellegrini, che è stato visitato al piede dal professor Santucci, sta meglio e potrebbe andare in panchina contro il Brescia.


Da Smalling e Under fino a Kolarov: quando la sosta non è uguale per tutti

IL MESSAGGERO - ANGELONI - La sosta è uguale per tutti (nazionali e non), ma per alcuni è più (o meno) uguale. Il dibattito è aperto, ma ci sono fatti da cui non ci si può nascondere. Dzeko e Kolarov, ad esempio, giocheranno ancora con le maglie dei rispettivi paesi e questo non può essere un bene per la Roma, che li riavrà - alla ripresa - ancor più stanchi di oggi, tra viaggi e, appunto, minuti in più messi, con ogni probabilità, sulle gambe. Edin avrà la prima in Bosnia e la seconda in Liechtenstein, Aleksandar giocherà due volte in casa. Per lui sarà un en plein, visto che dalla precedente sosta le ha giocate tutte (e per intero) con la Roma. Poi c'è l'Under 21 Kluivert impegnato contro Gibilterra (fuori casa, qualificazioni) e Inghilterra (in casa, amichevole). E Justin, di solito, degli Oranje è un titolare, almeno la prima la giocherà.

I MINUTAGGI - La Nazionale è, almeno sulla carta, benefica per i romanisti dell'Italia di Mancini. Su tutti, Florenzi. Che non ha certo bisogno di riposare, anzi. Ha la necessità di ritrovarsi, di risentirsi importante, di dimostrare. Per lui è una grande opportunità, invece: più gioca e meglio sarà. Gianluca Mancini avrà la possibilità di respirare aria azzurra, senza troppe pressioni: se gioca, tanto di guadagnato e di sicuro non lo farà per centottanta minuti. Stesso dicasi per Zaniolo, che ha bisogno di ritrovare motivazioni azzurre e dimenticare le ultime delusioni romane. Ciò detto su Florenzi, vale anche per Under, che ha bisogno pure lui di ritrovarsi e questo passa da un impiego costante (la Turchia giocherà contro l'Islanda a Istanbul e ad Andorra). Giocare, per loro, può solo portare benefici. La sosta fa bene di sicuro a chi non parte e Fonseca ha già deciso che il prossimo week end sarà libero per tutti. Riposo assoluto. Nel frattempo il tecnico della Roma potrà gestire le forze dei suoi uomini svincolati da impegni nazionali.

I RIPOSI - Vedi, ad esempio, Spinazzola, che ha dovuto rinunciare alla convocazione per via dell'ennesimo infortunio. Oggi farà i controlli e poi si vedrà. Nell'elenco figurano i più stanchi, che però non si muoveranno da Roma: Pastore, Smalling, Veretout, Perotti, poi i convalescenti Pellegrini, Mkhaitaryan e Kalinic. Oltre a Cristante e Zappacosta, che ne avranno ancora per un po'.


Florenzi azzurro ma il capitano va verso l'addio

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - La nazionale per Alessandro Florenzi è ossigeno puro in un momento molto delicato per la sua carriera. Il momento probabilmente più delicato, tolto il pesante periodo del doppio infortunio al ginocchio, che l'aveva costretto lontano dai campi per quasi un anno. Roberto Mancini gli ha ribadito la sua grande fiducia ("Sara più riposato" ha detto it ct), che non sarà però a oltranza, con il reale pericolo che il ragazzo esca dalle convocazioni per l'Europeo se non troverà spazio in maniera continuativa nella Roma. La squadra giallorossa ha mostrato a Parma evidenti segnali di stanchezza, eppure Florenzi è rimasto per la sesta volta consecutiva in panchina. Paulo Fonseca non lo vede come terzino, e continua a preferirgli Spinazzola (che si è infortunato alla coscia) e Santon. E non lo considera neanche nelle rotazioni degli esterni d'attacco, visto che continua a fare altre scelte, ribadendo che ci sarà spazio per lui in futuro.

Alessandro ha ereditato la fascia di capitano da Daniele De Rossi e questo sembra essere un peso enorme agli occhi dei tifosi, nei confronti dei quali non vive un grande periodo di popolarità. La situazione è pesante per il numero 24, che non sta vivendo bene tutta la situazione, anche se ha scelto di non fare polemica e di sostenere i compagni. Ma Florenzi sta valutando la dolorosa possibilità di lasciare la capitale a gennaio. In ballo c'è la sua carriera e, nell'immediato, l'Europeo con l'Italia. Al rientro dalla nazionale il suo manager, Alessandro Lucci, incontrerà Gianluca Petrachi per capire le intenzioni del club e se con Fonseca sia possibile ricucire lo strappo oppure sia meglio separarsi. Le squadre interessate non sarebbero poche: Inter, Fiorentina, Milan, ma qualsiasi discorso è al momento prematuro.

Nel frattempo Fonseca dovrà arginare i danni fatti dalla doppia sconfitta con Borussia e Parma, sfruttando la sosta. Alcuni giocatori potranno adesso riposare - tra gli altri, Veretout, Smalling, Fazio - altri recupereranno dagli infortuni (Mkhitaryan e Pellegrini), per molti è invece tempo di nazionale (Kluivert, Kolarov, Dzeko, Pau Lopez, Florenzi, Mancini, Zaniolo, Cetin, Under, Fuzato).


Roma, un attacco più Dzeko che mai

IL MESSAGGERO - TRANI - Il rendimento dell'attacco della Roma, con 20 reti in 12 partite di campionato (le stesse della Juve capolista), non fa felice Fonseca che, solo 1 gol nei ko in Germania e in Emilia, si è ritrovato al 3° posto nel gruppo J di Europa League e al 6° in serie A. In 3 giorni, perse 5 posizioni nelle 2 competizioni: oggi non sarebbe qualificato per i sedicesimi e nemmeno per la Champions, obiettivi di oggi e di domani. Al portoghese, però, mancano, soprattutto le reti di Dzeko. Che ha fatto cilecca negli ultimi 4 match.

FINALIZZAZIONE INSUFFICIENTE - L'involuzione di Edin è tattica. In area non entra quasi mai da quando si è infortunato contro il Cagliari (6 ottobre). Non gioca per se stesso, ma per i compagni. Che a parte Zaniolo, non sfruttano però il suo lavoro. Nè riescono a favorirne le conclusioni in porta. Solo 3 nello specchio in 6 partite: gol contro il Milan, i tiri contro l'Udinese e il Borussia. Al Tardini, nervoso e fiacco, ha calciato due volte verso Sepe: a respingere, i difensori del Parma. Sulle sue prestazioni hanno sicuramente inciso la maschera, tolta solo a Moenchegldbach, e la stanchezza. E la scarsa collaborazione di chi avrebbe il compito di assisterlo: il ritorno di Mkhitaryan e di Pellegrini dovrebbe riportarlo in quota.

PARAGONE SCOMODO - Dzeko (5 gol, senza rigori) è al 9° posto nella classifica dei marcatori della serie A. Ha davanti Immobile (14), Lukaku (9), Muriel (8), Belotti e Berardi (7), Zapata, Correa e Joao Pedro (6). Centravanti e non solo. Più efficace pure qualche seconda punta o esterno offensivo. E tra chi ha realizzato le sue stesse reti, solo Lautaro e Mancosu sono sempre scesi in campo (12 presenze su 12) come Edin. Media gol migliore per Milik (6 gare), Cornelius (8), Caputo (9), Ronaldo (10) e Koaumè (11).

SENZA VICE - Il centravanti di scorta della Roma sarebbe Kalinic. Che, fermatosi a Marassi contro la Sampdoria (l'unica in cui Dzeko, in questo torneo, è partito dalla panchina), è subito uscito di scena: solo 76 minuti e 3 presenze in campionato, senza mai fare centro (nemmeno in Europa League: 1 gara da titolare e l'altra da subentrato per un totale di 106 minuti). Su 16 partite, Fonseca lo ha avuto a disposizione per 8: la metà, essendo arrivato in corsa dopo la seconda giornata. Il colpo last minute di Petrachi finora è stato a salve. La Roma ha quindi bisogno, in panchina, di un attaccante capace di farsi sentire in area di rigore. L'obiettivo del ds, nella sessione invernale del mercato, è chiaro: se Kalinic a gennaio non sarà utile, andrà scelto un altro centravanti. Magari giovane, da far crescere dietro a Dzeko. L'acquisto è stato scadenzato a giugno, ma potrebbe essere fatto in anticipo. Offerto Seferovic, 27 anni, centravanti svizzero del Benfica (in Italia ha già giocato con la Fiorentina, il Lecce e il Novara).

SOLUZIONE TAMPONE - L'unico possibile sostituto di Dzeko è al momento Zaniolo. Lo ha detto in pubblico Fonseca che non ha abituato la platea a bluff di parola. L'allenatore è stato sempre sincero quando ha dovuto spiegare le possibili mosse da fare in emergenza. Come utilizzare, dunque, alcuni giocatori della rosa giallorossa, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli. Zaniolo, quando Dzeko è stato operato per la doppia frattura allo zigomo, ha spesso fatto le esercitazioni da centravanti, alternato in allenamento proprio con Kalinic che poi è stato scelto per la gara di Genova, dove però è finito ko in meno di un tempo. Proprio dopo la partita di Marassi, si è scatenato il ventenne, 4 reti di fila prima di fermarsi contro il Borussia e il Parma, confermando di essere il più ispirato in area e anche fuori. E dando ragione al tecnico che se lo tiene stretto come centravanti. Non si sa mai.


Roma senza Florenzi anche in emergenza. Fonseca non lo vede, addio già a gennaio

LEGGO - BALZANI - Alessandro Florenzi potrebbe stabilire un (non invidiabile) record: il capitano della Roma meno longevo della storia giallorossa. Dopo solo 6 mesi dalla consegna della fascia da parte di De Rossi, infatti, l'esterno di Vitinia potrebbe salutare la capitale battendo sul tempo Balbo, Giuliano e Ghiggia che sono rimasti capitani almeno per una stagione. Nelle ultime sei gare Florenzi non è mai partito titolare collezionando appena 18 minuti. Troppa abbondanza in rosa? Macché. Nonostante l'emergenza, esplosa nel secondo tempo di Parma col crollo di alcuni titolari e un 2-0 che costa la zona Champions, Fonseca ha tenuto il capitano in panchina così come accaduto nelle ultime tre uscite preferendo secondo linee come Santon, Antonucci, Under o Perotti.

Scelta tecnica, la severa spiegazione di Fonseca che non lo considera terzino (tanto da chiederne un altro a gennaio) né centrocampista come conferma l'avanzamento di Mancini. Alla base delle esclusioni probabilmente anche qualche atteggiamento mal digerito dal tecnico e da alcuni senatori della squadra. Il vaso sarebbe traboccato all'indomani di Samp-Roma, ultima gara giocata dal 1' da Florenzi. L'amore, però, non è mai sbocciato davvero tra il portoghese e il calciatore tanto che l'unica partita giocata fino al 90' è stata quella con l'Atalanta. Poi tanta panchina, come mai prima d'ora in carriera. Appena 571 i minuti disputati come potrete notare dalla tabella qui a fianco. Meno della metà di Kluivert (1147') che è uno degli ultimi arrivati. Florenzi, per ora, non ha alimentato polemiche e da oggi lavorerà per 10 giorni con l'Italia e con Mancini, con la speranza di ritrovare fiducia, serenità e un posto in squadra. Lo agevola il nuovo ko di Spinazzola. L'azzurro, però, ragionerà in queste ore sull'immediato futuro anche per non perdere un posto all'Europeo.

Un futuro che potrebbe portarlo lontano da una città che non lo coccola più. Pure i tifosi, infatti, sembrano indifferenti alla situazione del loro capitano al contrario di situazioni similari vissute nel passato da Totti, De Rossi o Giannini. La Roma non si opporrà alla cessione che avrebbe agevolato pure la scorsa estate in caso di offerte concrete. In Italia piace molto alla Fiorentina, ma anche Inter e Milan restano alla finestra. Attenzione poi alle offerte estere degli amici Garcia ed El Shaarawy. L'ex tecnico lo vorrebbe al Lione mentre il Faraone lo ha consigliato allo Shangai Shenhua. Al ritorno dalla sosta l'agente Lucci parlerà con Petrachi per capire come risolvere la situazione. Difficilmente Fonseca cambierà idea. Anche se ieri il portoghese, nel corso di un convegno dei migliori allenatori europei, ha provato a smorzare: «In questo momento è un opzione, ma non ci sono problemi e non esiste un caso Florenzi». Anche il ct Mancini fa muro: «Non è un problema se non gioca, sarà riposato per l'Europeo». Beffa, infine, anche dal famoso gioco per consolle Fifa 2020 che gli ha già tolto la fascia da capitano per darla a Dzeko.


Pellegrini nel mirino del Tottenham per sostituire Eriksen

Nonostante attualmente non stia giocando causa infortunio, Lorenzo Pellegrini rimane oggetto del desiderio di molti club europei. Uno tra questi è il Tottenham che, come riferisce il The Sun, vorrebbe il numero sette giallorosso come protagonista sulla propria trequarti. Infatti Eriksen, che è in scadenza contrattuale, potrebbe lasciare il club londinese per una nuova avventura; liberando così spazio a Pellegrini. Ma il giallorosso, visto il suo attaccamento alla maglia, potrebbe rifiutare le avance del Tottenham.


Falcao: "La mia idea calcistica è sempre stata quella di vincere. E' presto per far emozionare i tifosi"

Paulo Roberto Falcao, ex giocatore della Roma, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport durante il Golden Foot per parlare della squadra giallorossa:

Secondo lei la Roma di Fonseca potrà far emozionare i propri tifosi?
"È ancora presto, la mia idea calcistica è sempre stata quella di vincere. La sfida di un allenatore è costruire una squadra che riesca a vincere, rimanendo nella teoria del buon gioco. Senza la prestazione non sai dove arrivi, mentre con la performance giusta sai che la vittoria arriva sicuramente". 

Lei ha ribadito più volte il concetto di bellezza...
"Non bisogna confondere l'allegria di giocare con il non fare le cose serie. Mi piace vedere squadre che vincono, giocano bene e che hanno un'idea di calcio come il Liverpool, il City di Guardiola, il Bayern o la Juventus che vincono sempre. Ci sono squadre che possono piacere, convincenti e che vincono".

Prima si parlava di pragmatismo. Cosa ne pensa dell'episodio dell'uscita dal campo di Cristiano Ronaldo?
"Quando un giocatore prende la sua posizione ed esce così dal campo c'è qualcosa che non va. Io penso che quando l'atleta esce in modo diverso del solito manca di rispetto verso i suoi compagni e le gerarchie del proprio allenatore. Mi colpisce perché è la prima volta che Cristiano Ronaldo fa questo. Noi abbiamo tre giocatori sopra la media ed è un piacere vedere questi calciatori giocare". 


Fonseca: “Eravamo lenti e poco reattivi”

IL TEMPO - BIAFORA - La stanchezza ha condannato la Roma. 17 tiri e 563 passaggi non sono bastati ai giallorossi per abbattere il muro eretto dal Parma a protezione di Sepe, aiutato anche dalla dea bendata sulla punizione di Kolarov. La sentenza di Fonseca sui motivi del ko è netta e senza possibilità di appello: “La stanchezza è un fattore importantissimo in questo momento, la squadra era chiaramente stanca. I giocatori che sono andati in campo hanno giocato tutte le partite ultimamente, non è una questione di atteggiamenti, ma di stanchezza. I giocatori sono stati più lenti, non reattivi. Non abbiamo fatto una partita per vincere. Non abbiamo la possibilità di cambiare e penso che sia chiaro che abbiamo pagato tutto questo. Siamo stati lenti a pensare e a reagire. Ben venga la pausa”. In particolare il tecnico portoghese ha voluto sottolineare la serata storta di Pastore, poco ispirato in fase di rifinitura, e ha individuato l’origine della scarsa produzione offensiva nell’aver abbandonato troppo a sé stesso Dzeko: “La fase d’attacco è stata molto complicata, non abbiamo fatto superiorità nei corridoi laterali e non c’era spazio al centro. Pastore era stanco e non è stato molto influente e lui è un fattore determinante in attacco, dove è mancata reattività. Dzeko è stato molto solo in attacco, Javier era troppo lontano da lui. Che Edin non segni è una casualità, lavora molto per la squadra. Abbiamo avuto poche occasioni per segnare contro una squadra bassa che non ha lasciato spazi, per noi così è più difficile e anche per il nostro centravanti”. Qualche bacchettata anche alla difesa: “Non abbiamo fatto buone marcature preventive. Il Parma - l'ammissione di Fonseca - ha avuto molte occasioni e ha giocato in contropiede in modo pericoloso perché noi abbiamo rischiato. Sul primo gol non ho visto bene la situazione, era lontana da me, ma è anche quella una situazione di contropiede. Non abbiamo fatto bene nella transizione difensiva, anche nel primo tempo abbiamo avuto problemi". Raggiante D’Aversa, che grazie al successo è ottavo in classifica con il suo Parma: “I ragazzi hanno interpretato benissimo la gara, che non era semplice. E’ merito di tutti per questa vittoria. Ci voleva, i ragazzi meritavano questo risultato”.


La Roma scende dal podio

IL MESSAGGERO - TRANI - La Roma si ferma in Emilia. Non c'è da stupirsi, senza benzina viaggiare è impossibile. Così, dopo i 3 successi in campionato, stop pure in serie A dopo essere caduta giovedì in Europa League. I giocatori di Fonseca entrano al Tardini con la lingua di fuori e il Parma ne approfitta: 2-0. I giallorossi, insomma, fanno cilecca e scivolano fuori dalla zona Champions, retrocedendo dal 3° al 6° posto, dietro alla Lazio terza, al Cagliari quarto e all'Atalanta quinta (stessi punti, ma avanti per lo scontro diretto). Il 2° ko di fila (3° stagionale), pesa dunque in classifica come quello in Germania (perso il primato nel gruppo J per l'attuale 3° posto).

GRUPPO SFINITO - Esausti i big, a meno di 3 giorni dalla sfida al Borussia Park: Kolarov, Pastore e Dzeko ormai camminano. Ma Fonseca chiede pure a loro, testimonial della risalita in classifica, l'ultimo sforzo prima della sosta per gli impegni delle nazionali. Fiducia, dunque, al gruppo della ricorsa. Agli interpreti su quali, dal 24 ottobre e quindi da 18 giorni, ha insistito nella full immersion di 6 partite. Appena 15 giocatori, contando anche Cetin, squalificato per la trasferta in Emilia, Perotti, schierato solo in un caso dall'inizio, Santon, unica alternativa rimasta a Spinazzola, e Under, finora usato solo in corsa. Il capitano Florenzi, invece, ormai è panchinaro. Gli 11 di Parma sono attualmente i titolari, i migliori del momento che però non ce la fanno più. Azzerato o quasi il turnover: solo un cambio, come contro il Milan, quando è iniziata la striscia vincente in campionato che si è interrotta al Tardini. Entra, dopo la gara in Germania, Spinazzola per Santon, novità che dura mezzo tempo. Fuori il primo, di nuovo dentro il secondo. Staffetta tra terzini, a destra, ovviamente non scadenzata in partenza. Ferita, in contemporanea, pure per Fazio che rimane in campo con vistosa fasciatura alla testa.

ESIBIZIONE IN ALTALENA - Spinazzola si arrende nella fase del match in cui la Roma ha cominciato a rallentare, lasciando l'iniziativa al Parma e anche qualche ripartenza all'ex Gervinho che si fa male prima dell'intervallo, lasciando il posto a Sprocati che cambierà la storia del match (l'ex biancoceleste regalerà il sorpasso alla Lazio). Rischia inizialmente poco o niente Pau Lopez, chiamato a deviare solo il tiro di Cornelius, sporcato da Fazio e Kluivert, i giallorossi più pericolosi nel 1° tempo. Girata di testa a lato del difensore, conclusione centrale dell'attaccante (unica nello specchio della porta e nel finale).

ASSALTO INUTILE - La Roma accelera nella ripresa e schiaccia il 4-3-3 di D'Aversa. Kluivert, capace di sacrificarsi nei rientri, ribalta l'azione insieme con Zaniolo e Pastore. Veretout spinge in avanti e recupera dietro. Kolarov colpisce il palo su punizione, Sepe vola sul tiro di Pastore, richiamato poi in panchina. Entra Under per il 4-2-4, con Zaniolo adesso in linea con Dzeko. La nuova distrazione di Fazio regala il vantaggio al Parma proprio quando i giallorossi sono in pieno controllo (60 per cento il possesso palla): Sprocati, libero in area, gira sul palo scoperto. Ecco Diawara per Fazio, Mancini torna dietro, accanto a Smalling. I cambi di D'Aversa sono più efficaci: Barillà per Scozzarella e Bruno Alves per Gagliolo. A fine recupero, palla persa da Kluivert e raddoppio di Cornelius. I giallorossi, invece, fanno cilecca: 3° match senza far gol, dopo quelli contro l'Atalanta e la Sampdoria (1 punto in 3 gare).


Turnover complicato e sgradito al tecnico: così Dzeko & Co. hanno pagato la fatica

IL MESSAGGERO - FERRETTI - E' sempre una pessima notizia quando perdi la partita e il tuo miglior uomo in campo è stato il portiere. In questi casi, lo suggerisce la logica, non puoi, anzi non devi accampare alcun tipo di alibi per spiegare la sconfitta. A Parma, la Roma ha infilato il secondo ko consecutivo della stagione, il terzo in totale, pagando la bravura degli avversari e, soprattutto, le proprie debolezze. Fisiche, soprattutto. I giallorossi sono apparsi stanchi, assai poco brillanti, scarsamente reattivi. Prima o poi, la fatica per i tanti impegni ravvicinati si doveva far sentire e a Parma se ne è avuta l'amara conferma. Troppi elementi, non solo quelli meno giovani, hanno infilato una prestazione insufficiente non tanto per l'impegno quanto per la (in)capacità di incidere sulla partita.

Paulo Fonseca non ama il turnover e, quindi, al Tardini ha confermato per dieci undicesimi la squadra che giovedì sera aveva perso a Moenchengladbach, con il solo Spinazzola al posto di Santon. Solo che l'ex atalantino si è presto (ri)fatto male, e così Santon è stato costretto a entrare già nel primo tempo. La stessa Roma di Germania, insomma. E pensare che il portoghese, vista la gente che aveva in panchina per ogni reparto, avrebbe potuto optare per una soluzione diversa: invece si è fidato dei soliti noti, ma non è stato ripagato. Ci si aspettava molto di più da chi era delegato a far gol, ma anche da chi avrebbe dovuto aiutare il gruppo a preparare la fase di finalizzazione. Sono mancate tante cose contro un Parma basso e abile nelle ripartenze. E soprattutto con una forza nelle gambe nettamente superiore a quella della Roma. Alla quale si chiedeva un ultimo sforzo prima della sosta, dopo il tanto giocare delle settimane precedenti, ma forse le si è chiesto troppo.

VECCHI E GIOVANI - Ovviamente nessuno sa cosa sarebbe accaduto se la Roma si fosse presentata al Tardini in una veste diversa, ma il dubbio che la squadra abbia pagato tanto (troppo...) i propri limiti di tenuta atletica resiste con forza. Dzeko, ad esempio, si è visto solo quando ha ripreso duramente questo o quel compagno, ma lui non può riposare non essendoci alternative. Kolarov è in debito di ossigeno, Pastore non è sembrato quello scintillante di una settimana fa: i meno giovani, dicevamo, hanno faticato più di altri che non possono e non devono sentirsi esenti da responsabilità. Anzi, proprio per essere più giovani avrebbero dovuto dare un contributo diverso, maggiore. Ha perso la Roma, in sintesi; non hanno perso questi o quelli. Ed è complicato nascondere la delusione.