Petrachi: ultimo pressing su Nkoulou. Cairo alza il prezzo, servono 30 milioni

IL MESSAGGERO - CARINA - Ormai più che un appello, quello di Fonseca sembra esser diventato un mantra: «È noto che stiamo cercando un centrale - ha ripetuto ieri sera dopo il 3-3 col Genoa - ma non deve essere un difensore qualsiasi bensì uno che possa aggiungere qualcosa alla squadra». A Petrachi è rimasta una settimana per accontentarlo. Ieri, a Torino, non è passata inosservata la tribuna riservata a Nkoulou. Il camerunese ha chiesto a Mazzarri di non prenderlo in considerazione per la gara col Sassuolo: «Mi ha detto che non c'era con la testa - ha spiegato l'allenatore - Ho provato a convincerlo a venire almeno in panchina ma non c'è stato nulla da fare. Se vuole restare? Chiedetelo a lui, noi stiamo facendo di tutto per convincerlo. Ma so so che la Roma ci sta provando tantissimo». Una rottura che si sposa con il pressing di Petrachi che, dopo il ko (2-3) in Europa League di giovedì della squadra di Mazzarri, ha rotto gli indugi. L'agente del difensore africano ha poi fatto il resto, chiedendo a Cairo - contestato allo stadio dai tifosi granata - di liberare il suo assistito. «Sono basito dal comportamento di Nkoulou: dovrà chiedere scusa a tutti» avverte il presidente del Torino che non intende piegarsi al volere del suo ex ds (con il quale i rapporti sono rimasti gelidi): la prima richiesta è stata di 30 milioni. La Roma è convinta che si possa limare qualcosa (scendere a 25 milioni), anche se l'età del calciatore (29 anni) induce a delle riflessioni. Nella settimana che porta al derby, l'ideale per Fonseca sarebbe avere il rinforzo il prima possibile. Difficile, però, che a breve possano esserci delle novità. I granata mercoledì partono per l'Inghilterra per giocare il ritorno contro il Wolverhampton. E ieri sera dal club granata trapelava il diktat che sino al rientro in Italia (previsto per venerdì) il mercato, sia in entrata che in uscita, è bloccato. Nkoulou è nuovamente il primo obiettivo. Rugani, per ora, rimane in stand-by. Pronto a tornare d'attualità se la trattativa per il camerunese non si dovesse sbloccare.


La Sud insulta ancora Pallotta ma fa pace con Florenzi

IL MESSAGGERO - La Curva Sud ha finalmente perdonato Alessandro Florenzi dopo le due stagioni in cui l’esterno è stato oggetto di critiche da parte del tifo organizzato. Durante l’ingresso in campo della squadra per il riscaldamento, la Sud ha esposto lo striscione firmato dal gruppo “Roma”: «Avanti con la tradizione della fascia a un romano…Al fianco di Florenzi Capitano». Un attestato di stima verso Alessandro che ha ringraziato con un applauso e in partita ha provato a trascinare, inutilmente, i compagni verso la vittoria: «Il nostro modello di gioco deve essere quello del Barcellona. Fonseca ci chiede di recuperare subito palla quando la perdiamo, dobbiamo essere degli animali. Il tecnico è vuole giocatori coraggiosi, che vengano a cercare la linea di passaggio per dare una mano al compagno», ha detto a fine partita. Florenzi ha raccolto l’eredità di De Rossi, ormai al Boca Juniors perché messo alla porta da Pallotta: «Lo striscione mi ha fatto piacere, mi sentivo come se stessi giocando la prima in Serie A».

 

CONTRO JIM - Ed è stato proprio il numero uno giallorosso ad essere per l’ennesima volta nel mirino dei tifosi con cori d’insulto. Di certo il mandato del presidente al ds Petrachi non è stato quello di fare un mercato pirotecnico e avvincente, ma questo non ha fermato il pubblico romanista che ha risposto presente all’Olimpico: 38.779 paganti (21.114 abbonati sommati a 17.665 biglietti venduti). Tra di loro anche Alex Zecca, il fedele braccio destro di Jim Pallotta, e David Pizarroaccolto come una star dalla Curva Sud: «Tengo tanto a questo Club, può essere la sorpresa del campionato». Poco prima del fischio d’inizio lo speaker ha presentato la formazione titolare in stile americano: gioco di luci all’annuncio dei nomi e durante l’inno. Fischiati Pastore e Schick, grande ovazione per Dzeko e per il neo tecnico Fonseca. A fine gara ancora fischi, ma questa volta per tutti.


Nkoulou, Rugani o Lovren: ultima settimana per scegliere

IL TEMPO - BIAFORA - La partita di ieri conferma la necessità di intervenire urgentemente sul mercato nel reparto difensivo, nonostante le parole di Petrachi, che lamenta un’eccessiva lunghezza della finestra estiva: “Così è un’agonia, non si può giocare la prima di campionato e avere ancora il mercato aperto. E’ un massacro assoluto, non è facile convivere con i ragazzi che hanno sempre in testa l’idea di rimanere o di andare via o di essere confermati. Copierei la Premier”. Il ds, che pensa anche ad un esterno e alla situazione del vice-Dzeko, ha ora la possibilità di mettere a disposizione di Fonseca un difensore che possa giocare subito titolare, visto che lo stesso tecnico ha definito Cetin una scommessa per il futuro. I nomi più caldi sulla lista sono quelli di Nkoulou, Rugani e Lovren e difficilmente si uscirà da quest’elenco. Sul fronte Nkoulou c’è da registrare la tribuna di ieri contro il Sassuolo e la presenza del suo procuratore in Piemonte. L’agente vuole accontentare il suo assistito, pronto a lasciare i granata: Cairo è disposto a cederlo soltanto in seguito ad un pagamento di 20-25 milioni, anche con formule dilazionate. I giallorossi stanno facendo un tentativo serio dopo averlo già trattato ad inizio luglio, ma eventuali accelerate potranno arrivare soltanto dopo la gara di ritorno con il Wolverhampton: l’eliminazione riaprirebbe le porte ad un addio nel reparto difensivo, che attualmente vede pure la presenza di Izzo, Lyanco, Bremer, Bonifazi e Djidji. Nessuna novità invece su Lovren, rimasto ancora una volta fuori dai convocati del Liverpool di Klopp, che non ha però voluto rispondere alle domande sul futuro del croato, offerto in tempo non sospetti a Petrachi. Impossibile mettere da parte il nome di Rugani, in forte pressing tramite il suo procuratore sulla Juventus: il classe 1994 ha ben capito che rischierebbe di non giocare per un anno intero e sta spingendo con i bianconeri affinché abbassino il prezzo chiesto alla Roma - ha già scelto la maglia 6 - per il trasferimento. La ritirata giallorossa ad un passo dalla chiusura è sembrata strategica a molti operatori di mercato: Petrachie Fienga conoscono bene la necessità di Paratici di reperire plusvalenze e di alleggerire la rosa e potrebbero tornare alla carica nelle ultime ore della sessione estiva. Oltre alla difesa si pensa all’attacco dove non c’è la totale convinzione di liberarsi di Schick per sostituirlo con Kalinic e l’infortunio di Perotti ha innescato una serie di riflessioni sulla possibilità di prendere un esterno. Nelle ultime ore è stato offerto Taison, che tornerebbe di corsa alla corte di Fonseca. A frenare l’affare ci sono le eccessive richieste dello Shakhtar Donetsk, che non scende da una valutazione di 30 milioni, ritenuta troppo alta per un giocatore di 31 anni. In uscita Coric è volato ad Almeria: le parti non hanno ancora l’accordo definitivo, ma la partenza del croato può accelerare il tutto. Ad un passo dall’addio Defrel, che si trasferirà alla Sampdoria in prestito con obbligo di riscatto, che dovrebbe scattare molto facilmente nel corso della stagione: da Genova si parla come condizione della conquista primo punto conquistato a febbraio.


La solita Rometta

IL TEMPO - AUSTINI - Bella davanti, fragilissima dietro. Una Roma a metà inizia la stagione con un pareggio poco incoraggiante in casa contro il modesto Genoa di Andreazzoli, e si conferma un cantiere a cielo aperto, con un derby che fa paura alle
porte e una settimana di mercato in cui cercare un paio di rinforzi necessari. All'Olimpico c'è un'energia diversa rispetto al finale triste della scorsa stagione. I tifosi cantano e incoraggiano con uno striscione il nuovo capitano Florenzi che eredita una fascia pesantissima, le luci si spengono durante l'annuncio delle formazioni con una presentazione modello Nba, palla al centro e la Romaparte con sette uomini sulla linea di

metà campo: è il messaggio modello zemaniano che Fonseca vuole dare innanzitutto ai suoi ma anche all'avversario. “Noi attacchiamo". E infatti il gol arriva subito, con una bellissima azione personale di Under che subito dopo manca il bis su splendido lancio di Pellegrini.

L'energia è spezzata dal gol “da polli” che la Roma concede a Pinamonti, la prima conferma di una tenuta difensiva  inesistente. Poi Dzeko, il più acclamato, “scherza” in area con Zapata & Co, e timbra il  2-1. Ma una scivolata esagerata di Juan, però, regala rigore e
pareggio al Genoa. Quattro gol in un tempo, it capisce subito che ci aspetta una stagione
da “over” fisso. E il copione non cambia nella ripresa, giallorossi di nuovo avanti con una punizione perfetta di Kolarov a cui la “goal line technology” dà il giusto premio, ma basta un'azione scolastica del Genoa di Andreazzoli per mettere a nudo, ancora una volta, i limiti di una difesa imbarazzante, poco protetta dagli altri due reparti; i centrocampisti sono tagliati fuori a piacimento dagli avversari, gli attaccanti pressano poco e male. Non è solo

una questione di singoli, perché a perdersi Kouame nell'occasione è il neo entrato Mancini. Semplicemente la serata ci mostra quanto sia facile far gol a questa Roma, che nonostante la spinta del pubblico e gli innesti di Pastore e Zappacesta (che scivola sul più bello) non riesce a trovare la zampata per dare un senso diverso all'avvio di campionato. Evidente come manchi qualcosa anche nella batteria di attaccanti, dove Perotti si è fermato prima di iniziare e Schick non è considerato da Fonseca un'arma reale. Ci sarà da soffrire. Parecchio.


La Roma nello sconforto. Fonseca: problemi in difesa

CORRIERE DELLA SERA - È iniziata con l’entusiasmo dei quasi 40 mila spettatori dell’Olimpico, è finita con i tifosi giallorossi che hanno abbandonato lo stadio delusi e sconfortati dal 3-3 di Roma-Genoa.  Si aspettavano un esordio differente, i romanisti, e per larghi tratti del match c’è stata la sensazione che la formazione giallorossa potesse portare a casa i tre punti. Soprattutto nel primo tempo è stata una Roma che ha creato molto: in vantaggio con un gran gol di Cengiz Under dopo appena 6 minuti - il turco non segnava dal 29 dicembre 2018 (a Parma)- nel finale del primo tempo è arrivato il gran gol di Edin Dzeko, il numero 88 con la maglia giallorossa in 180 partite, il numero 63 in campionato, superato Abel Balbo al settimo posto della classifica dei marcatori romanisti di tutti i tempi. In avvio di ripresa è andato a segno, su punizione, Kolarov (lo scorso anno 9 reti in stagione). Gli ingredienti per fare bene, insomma, c’erano tutti, con la formazione di Fonseca che è sempre stata avanti nel risultato, ma le clamorose amnesie difensive della coppia Fazio-Juan Jesus prima, di Mancini poi, hanno vanificato quanto di buono costruito i compagni.


Spinazzola e Perotti a rischio derby

IL TEMPO - SCHITO - Stagione nuova, malanni vecchi. Come un anno fa, all'esordio in campionato della sua Roma, è mancato un giocatore all'appello. Diego Perotti ha alzato bandiera bianca nell'allenamento di rifinitura prima della prima gara ufficiale dei giallorossi, che hanno ospitato all'Olimpico il Genoa di Aurelio Andreazzoli.

Quest'anno, almeno in casa, l'argentino non si è presentato contro la sua ex squadra per l'ennesimo guaio muscolare che lo tiene lontano dal campo di gioco. Probabilmente oggi, al massima domani, l'esterno di Fonseca si sottoporrà agli esami strumentali per valutare l'entità dell'informanio ma, dopo una stagione come quella passata, gli auspici non sono
certo positivi. Nel campionato scorso, nell'alternanza tra Eusebio Di Francesco e Claudio Ranieri, il numero 8 giallorosso ha giocato appena 663 minuti in campionato, distribuiti
su 13 presenze con 5 gol all'attivo, 3 dei quali su rigore. Un risultato misero considerando che l’anno precedente l'argentino aveva raccolto 25 presenze e 1607 minuti, nella stagione 2016/17 la bellezza di 32 presenze per un minutaggio totale di 1745" - con 8 gol segnati - e nel 2015/16 era sceso in campo 16 volte con la maglia del Genoa e altre 15 con la casacca giallorossa. Perottipensava di lasciarsi alle spalle i problemi muscolari che lo
hanno costretto a giocare a singhiozzo senza trovare praticamente mai la condizione migliore, archiviandoli insieme a un'annata tutt'altro che felice per tutta la squadra.

Tornato dalle vacanze, l'ex genoano aveva iniziato a  respirare aria nuova, con Fonseca che lo aveva eletto tra i suoi punti di riferimento: un esterno come lui, capace di accentrarsi senza difficoltà per liberare la fascia per far salire il terzino e stringere verso la punta creando differenti possibilità offensive, faceva perfettamente al caso del portoghese, testimonianza ne è stata la costante presenza dell'argentino nel tridente posto alle
spalle del centravanti nelle dieci amichevoli giocate dai giallorassi nel precampionato. La speranza per Perotti è che si tratti di un problema di facile risoluzione e che
possa tornare presto a disposizione dei mister che su di lui ha riposto così tanta fiducia, non dimenticando che domenica prossima c'è il derby e l'argentino proverà in tutte le maniere a farsi trovare pronto per una sfida così sentita dalla squadra e dalla tifoseria. Ma quella di Diego Perottinon è l'unica assenza con cui Fonseca ha dovuto fare i conti. Durante la settimana si è fermato anche Leonardo Spinazzala. Il terzino proveniente dalla Juventus
nell'ambito dell'affare che ha portato in bianconero Luca Pellegrini - ora in prestito

al Cagliari - ha accusato una distrazione del bicipite femorale sinistro che lo ha costretto a saltare la prima all'Olimpico della sua squadra. L'occasione per presentarsi al pubblico giallorosso, o almeno a parte di esso, potrebbe essere contro la Lazio: le condizioni di Spinazzola verranno valutate giorno per giorno e, nel caso in cui non dovesse rientrare
per il derby, il giocatore rimanderà il debutto a dopo la sosta delle nazionali sfruttando due settimane in più per recuperare.


Roma senza difesa. Si fa rimontare tre volte: Fonseca inizia tra i fischi

CORRIERE DELLA SERA - La Roma si candida subito a diventare il passatempo preferito dei tifosi la cui squadra ha giocato il giorno prima e dei cardiologi della Capitale. Con il gioco di Paulo Fonseca e con la difesa costruita da Petrachi ci sono due certezze. La prima: sarà sempre più facile vedere un 3-3 — come ieri sera contro il Genoa dell’ex Andreazzoli — piuttosto che uno 0-0. La seconda: i tifosi rivivranno emozioni zemaniane a rischio di infarto. [..] Il debutto contro il Genoa è stato un riassunto di quanto visto nelle amichevoli estive: la Roma costruisce e distrugge con la stessa spensieratezza. Del resto, se hai preso gol dal Trastevere ci sta che una coppia di attacco giovane e brillante come Pinamonti e Kouame ti possa mettere in difficoltà. Soprattutto se non ci sono coperture preventive di squadra e si semina la prova di errori individuali. La Roma è andata tre volte in vantaggio ed è stata recuperata per tre volte. Il debutto di Paulo Fonseca all’Olimpico, così, si è chiuso sotto i fischi del pubblico che era comunque arrivato numeroso: quasi 40mila.


Dzeko: la vera certezza nella Roma incompiuta

LA REPUBBLICA - BOCCA - Sei gol e un gran batticuore, un calcio allegro e divertente. Anche se all'Olimpico il 3-3 col Genoa non è piaciuto affatto ed è stato accolto con qualche mugugno. Il risultato è ottimo per la squadra di Andreazzoli, molto meno per quella di Fonseca, che è ancora în alto mare e continua a fare risultati poi non motto diversi da quelli che furono di Di Francesco o Ranieri. La Roma ha evidenziato grandi problemi in difesa, mentre in attacco molto più entusiasmante è la giovanissima coppia genoana Kouamé-Pinamonti che ha segnato dei gran gol.

La prima stagione senza i totem Totti e De Rossi, la Roma di una nuova era, guidata da un portoghese gentile stratega, tutto l'opposto di Mourinho, è cominciata sotto gli occhi anche del ct Mancini che è venuto a verificare le proposte azzurre della Roma. La partita contro il Genoa è stata quasi la continuazione della stagione passata. La Roma ha capito subito che oggi molte squadre possono metterla In difficoltà, semplicemente giocando con asprezza, concentrazione, annullando abbastanza facilmente i suoi talenti che spesso si spengono quando il gioco si fa duro. Lo spettacolo della Roma dunque va a sprazzi e si alterna a veri
tracolli, a ogni gol (Under, Dzeko, Kolarov) corrisponde una reazione del Genoa (Pinamonti, rigore di Criscito, Kouamé) che la squadra di Fonseca non ha saputo arginare. Andreazzoli tiene testa al più illustre collega portoghese, e il gioco di Schone, Kouamé e Pinamonti alla fine vale quello di Under, Kluivert e Dzeko.

Come si poteva prevedere, il top nella Roma lo raggiunge “il cigno di Sarajevo” come lo chiama lo speaker dell'Olimpico, con un'azione spettacolare in cui salta progressivamente quasi tutta la difesa del Genoa per far gol con un destro prepotente. La Roma ha fatto bene a non farsi scappare Dzeko, ma nemmeno lui può bastare se non ci si sbriga a dare un senso e un'anima a una squadra ancora una volta stravolta, ma rimasta anche a metà. La Roma è stata frullata sul mercato, ma la sua rivoluzione non è stata ancora completata. Fonseca ha
mandato in campo quel che restava della formazione dello scorso anno, in panchina sono finiti almeno una sessantina di milioni di acquisti (a parte Pau Lopez, Mancini e Zappa-
costa sono entrati nel secondo tempo). Il problema del difensore centrale esiste e non si può ipotizzare - come ha detto lo stesso Fonseca: di poterne addirittura fare a meno. La stessa partita col Genoa, fulminanti gol di Pinamonti e Kouamé e gli interventi scomposti di Juan Jesus, ma non solo lui, ne sono stati la dimostrazione. Chiusi i capitoli Alderweireld e Lovren perché troppo costosi e perché è dura fare braccio di fermo con Tottenham e Liverpool, restano aperte le soluzioni di Rugani e di Nkoulou, che vorrebbe lasciare il Torino. C'è una settimana di tempo per chiudere.


Le solite amnesie, Dzeko non basta. Cercasi centrale

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Finisce tra i fischi la prima della Roma di Paulo Fonseca, bloccata sul 3-3 dal Genoa dell'ex Andreazzoli. Parlano i numeri per Edin Dzeko: 88 gol in 180 presenze con la Roma, squadra con la quale ha ieri iniziato, segnando, la sua quinta stagione. Ma i numeri parlano chiaro anche per la difesa del giallorossi, che incassano tre retl all'esordio. Ovazione dell'Olimpico, per il bosniaco, pace fatta con tutti i tifosi giallorossi,
al termine di un'estate che ha visto il giocatore vicinissimo all'Inter, ma la prima stagionale termina con un solo punto, grazie ai centri di Under, Dzeko e Kolarov che nascondono solo parzialmente i continui errori difensivi di una squadra che è ancora un cantiere aperto, con tanti giocatori nuovi da inserire (Zappacosta, Mancini, Diawara e Veretout). Lo stadio alza il sipario sulla nuova stagione con giochi di luce alla lettura delle formazioni, uno show di riflettori nelle intenzioni trascinante, che ha portato fischi solamente a Schick e Pastore, quando è stato annunciato il loro nome, «Avanti con la tradizione della fascia a un romano, al fianco di Florenzi capitano», è lo striscione firmato da “Roma”, il gruppo centrale della Sud, accolto dagli applausi del resto dello stadio. Dichiarazione d'amore della curva al giocatore che raccoglie la pesante eredità lasciata da Daniele De Rossi al quale vengono dedicati tanti cori e che allontana le incomprensioni che in passato c'erano state tra il
numero 24 e gli ultras. Cori contro Pallotta, per una contestazione che viene portata avanti, mentre l’ex David Pizarro, prima del fischio d'inizio, fa un breve giro sotto la Sud per salutare i tifosi, pronti a riabbracciarlo.

Il pareggio contro il Genoa conferma la necessità di intervenire sulla difesa, troppi gli errori e le incertezze davanti alta porta, con Fazio e Juan Jesus che dimostrano di non essere una coppia solida (Gianluca Mancini, entrato al 65° deve ancora ambientarsi del tutto). Manca una settimana alla chiusura del mercato, Gianluca Petrachi si dovrà muovere per regalare a Fonseca un altro centrale. Daniele Rugani è una pista rimasta in standby, mentre torna d'attualità un nome che l'attuale ds giallorosso conosce bene: Nicolas Nkoulou. Il giocatore del Torino, che ha chiesto a Mazzarri di andare in tribuna contro il Sassuolo, si trasferirebbe molto volentieri nella capitale. Il camerunense è valutato una ventina di milioni, ma potrebbe arrivare in prestito oneruso con obbligo di riscatto: «Fortunatamente il mercato sta per finire - si sfoga Petrachi, critico con i tempi del mercato italiano - perché un periodo così lungo è un’agonia, non si può giocare la prima e avere il mercato aperto, è un massacro, non mi stancherò mai di dirlo, è difficile, perché vivere ogni giorno con ragazzi che pensano o di rimanere o di andare via, ci creano dei problemi che potremmo evitarci. In Premier il mercato era chiuso due giorni prima dell'inizio e potrebbe essere una formula importante anche per noi».


Piedi e istinto: Bove, la mezzala che vede la porta

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Si chiama Edoardo Bove, ed è un classe 2002, il primo giovane talento del vivaio romanista che viene indicato a chi chieda informazioni sugli emergenti. È una mezzala destra, che può giocare anche a sinistra, in un 4-3-3, oppure mediano o anche trequartista nel 4-2-3-1. È stato aggregato in Primavera da questa stagione, dopo essersi messo in evidenza nell'Under 17 di Piccareta. Due anni fa, Bove (nell'Under 16), è stato anche capocannoniere della sua squadra. con 11 gol tn 27 partite, mettendosi in evidenza per la facilità con la quale trova la porta. Nato a Roma, il 16 maggio
del 2002, da papà napoletano e mamma italo-tedesca, Edoardo frequentava fino alla
scorsa stagione un liceo, all'Eur, ma da quest'anno,  visto che i ragazzi di Alberto De Rossi si attenano la mattina, frequenterà un istituto privato come gli altri suoi compagni.

Da piccolissimo giocava nella Boreale Don Orione ma si è subito trasferito alla Roma. La scorsa stagione anche si è distinto perle sue capacità realizzative, riuscendo a infilare 20 reti, per una media da centravanti. È stato protagonista anche del trofeo Alkass, in Qatar,
manifestazione persa dall'Under 17 in finale in maniera immeritata, ai rigori. Viene descritto come un giocatore con i piedi ben piantati per terra, bravo nello studio e umile
nell'atteggiamento, sia in campo, sia fuori, con grande personalità e margini di crescita. E' abile nel colpo di testa, deve migliorare nella fase difensiva e deve un po' irrobustirsi fisicamente.


Fonseca conosce bene il problema: «Senza equilibrio»

GAZZETTA DELLO SPORT - Al fischio finale Paulo Fonseca va via a testa bassa. Il tecnico della Roma toppa l’appuntamento con la vittoria al suo debutto all’Olimpico in A. Alla vigilia aveva preannunciato che non gli sarebbe bastato vincere: col suo calcio vuol dominare. La sua prima in campionato è incompiuta. «Abbiamo iniziato bene, nella fase offensiva 15 minuti molto buoni – ha spiegato Fonseca -. Il problema è stato in difesa. Da un punto di vista offensivo abbiamo dominato come volevamo, abbiamo giocato sempre nella loro metà campo, il problema è stato trovare un equilibrio perché quando prendi 3 gol è difficile vincere. C’è ancora molto da migliorare».


Dzeko crea, la difesa disfa

GAZZETTA DELLO SPORT - La Roma è bella dalla cintola in su, niente da dire. Gli schemi offensivi di Fonseca sono già ben delineati. Sia in fase di manovra che, forse ancor di più, in fase di ripartenza. Velocità e scambi di prima intenzione. Ma quando viene attaccata son dolori. Juan Jesus ci ha messo del suo ma è anche vero che la difesa è poco protetta tanto la squadra è protesa in avanti. Il Genoa, sotto la regia di Schone, non si è chiuso e ha giocato tutte le sue chance sui peperini Kouame e Pinamonti, gran coppia per una squadra che si deve salvare. Alla manovra della Roma il Grifo ha opposto un gioco verticale, cercando spesso il lancio a scavalcare il centrocampo. È stato bravissimo a sfruttare ogni occasione e a reagire a tutti i gol della Roma. Roma che è partita forte, grazie al capolavoro di Under che, servito da Dzeko, si è bevuto Criscito e Zapata e con una sassata ha fatto esultare un Olimpico non pieno ma gasato. Subito dopo una stupenda azione tutta di prima ha portato ancora Under al tiro, stavolta finito a lato. Sembrava una notte di gloria, invece il pareggio di Pinamonti (gran tiro all’incrocio da dentro l’area) ha fatto capire che non sarebbe stato così facile. Dzeko ha riportato in vantaggio la Roma saltando tre giocatori prima del tiro, ma al tramonto Criscito ha realizzato quel rigore «regalato» da Juan Jesus. Se nel primo round la Roma ha vinto, diciamo, ai punti, nel secondo il Genoa ha meritato il pareggio. Perché, forse con la complicità di una Roma un po’ stanca (e i cambi son serviti a poco), ha tenuto meglio il campo e ha rischiato molto meno. In più di mezzora, ha subito solo il capolavoro di Kolarov su punizione, che ha sbattuto sulla traversa prima di varcare la linea ed è riuscito ancora una volta a pareggiare con una zuccata di Kouame con la difesa ancora in ritardo (e stavolta l’errore è di Mancini, entrato per Juan Jesus). Poi, ha rischiato solo nel finale, con Zappacosta che ha svirgolato l’occasione della vittoria.